Se avete viaggiato di recente, è probabile che vi sia capitato anche a voi.
Entrate in una camera d’hotel appena rinnovata, appoggiate la valigia e vi
accorgete che il bagno non è più un ambiente separato: lavabo e doccia sono a
vista, i sanitari nascosti – si fa per dire – dietro una parete di vetro
satinato o dentro uno stanzino senza una vera porta. La vasca accanto al letto
può anche sembrare scenografica, la doccia open space persino intrigante. Ma
quando anche il wc resta separato dal resto della stanza solo da un pannello
trasparente, il romanticismo tende a evaporare in fretta. Il tema non riguarda
solo le coppie. Anzi. Immaginate di dover condividere la stanza con i figli, con
un amico (nella migliore delle ipotesi) o con uno sconosciuto durante un viaggio
di gruppo. Ritrovarsi a gestire bisogni primari dietro una parete di vetro
satinato che “non ti fa vedere i dettagli, ma ti fa vedere tutto il resto”, come
ha raccontato un ospite al Wall Street Journal, è l’incubo di ogni viaggiatore.
E non è solo una questione visiva: le nuove soluzioni di design falliscono
miseramente anche nel contenere rumori e odori. “Non voglio che mi vedano usare
il bagno, anche se siamo in famiglia”, confessa un’altra viaggiatrice. “E se si
accende la luce di notte, illumina tutta la stanza svegliando il partner“. Anche
perché una parete in vetro, per quanto fumé o con tendine veneziane, lascia
comunque intuire movimenti, suoni e luci. E finisce per inibire, più che
favorire, l’intimità.
Insomma, quello che un tempo era un santuario di privacy, chiuso da una solida
porta a battente, oggi è diventato un cubo di vetro, un pannello scorrevole
stile fienile o uno spazio integrato senza soluzione di continuità. Se viaggiate
in coppia, l’intimità è sacra, ma la condivisione estrema dei momenti più
fisiologici rischia di spegnere qualsiasi alchimia. “Questa porta è progettata
per far evolvere la tua relazione o per finirla“, ha commentato caustica la
comica Becca Herries di fronte a una chiusura scorrevole decisamente precaria.
Dietro questa scelta stilistica c’è, manco a dirlo, il portafoglio. Secondo
Bjorn Hanson della New York University, intervistato dal Guardian, e le
inchieste del Wall Street Journal, eliminare le porte tradizionali è spesso una
misura di cost-cutting. “Agli occhi di un direttore finanziario, l’umile porta
può sembrare un pozzo di soldi”, spiegano gli esperti. Le porte vere richiedono
manutenzione, maniglie, cardini e spazio di manovra per l’apertura. Un pannello
di vetro o una porta scorrevole “barn style” costano meno, si installano più
facilmente e fanno guadagnare centimetri preziosi nelle planimetrie sempre più
ristrette. Inoltre, in edifici storici, permettono di “rubare” luce dalla camera
da letto per illuminare bagni altrimenti ciechi. Gli interior designer chiamati
in causa confermano, come Jon de la Cruz che ha spiegato che queste soluzioni
vengono spesso scelte per “ragioni di spazio ed efficienza”. Tutto legittimo,
sulla carta. Meno nella pratica quotidiana di chi la stanza la vive.
Così, negli ultimi mesi la questione è esplosa sui media internazionali. Il Wall
Street Journal ha parlato apertamente di una “progressiva estinzione delle vere
porte dei bagni negli hotel”, sostituite da “sliding barn doors, tende, pareti
strategiche o altre soluzioni ibride”. Una deriva che, secondo Hanson, sta
portando alcuni alberghi a “spostare lavandino e doccia nella camera da letto e
a chiudere il water in spazi tipo cubicolo o dietro vetrate”. Il Guardian ha
raccolto testimonianze simili, spesso ironiche ma tutt’altro che marginali: “Non
c’è niente di meno romantico che cercare di usare il bagno in silenzio dentro
una scatola di vetro mentre il partner accende la tv”, ha commentato una
lettrice. Un’altra intervistata dal Wall Street Journal è stata ancora più
netta: “Amo mio marito, ma non voglio vederlo usare il water”.
La frustrazione è tale che sui social è nato un vero e proprio movimento di
resistenza. Su TikTok e Reddit si moltiplicano le testimonianze di soggiorni
rovinati dall’imbarazzo: “Non voglio vedere nessuno usare il bagno e vorrei un
minimo di privacy”, scrive un utente. Un altro racconta di aver iniziato a
“telefonare agli hotel prima di prenotare per chiedere se le camere hanno ancora
una porta vera”. Da qui è nato anche un piccolo movimento organizzato. Il sito
“Bring Back Doors”, creato dalla digital marketer Sadie Lowell, raccoglie
segnalazioni di hotel con e senza porte, assegnando un vero e proprio “privacy
rating”: da “porta confermata” al temuto “zero privacy: nessuna porta, nessuna
parete o parete con finestra”. Lowell racconta di aver avuto l’idea dopo un
viaggio del 2024 in cui ha condiviso una stanza con il padre senza alcuna
separazione tra bagno e camera. “Non ero più solo lievemente infastidita –
scrive – ero arrabbiata”.
Non tutti, va detto, la vivono come un dramma. C’è chi ammette che, viaggiando
con il partner, il problema sia gestibile. Ma anche tra le coppie il consenso
non è affatto unanime. E il punto, per molti, resta uno: l’assenza di una porta
viene spesso scoperta solo al check-in, perché le foto online non chiariscono la
disposizione del bagno. Insomma, òa richiesta è chiara: non importa quanto sia
“Gen Z” o trendy il design, certe barriere devono restare. Perché va bene
condividere l’esperienza di viaggio, ma condividere proprio tutto anche no.
L'articolo “Amo mio marito, ma non voglio vederlo usare il water”: clienti
furibondi per la nuova tendenza dei bagni a vista (e senza porte) negli hotel
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Hotel
Ci sono luoghi dove lo sguardo si fa incurante della contemporaneità e rivendica
un esotismo primordiale, uno stato di natura con qualche vezzo esclusivo. Gli
eco-resort a cinque stelle trasformano anche le isole più remote in veri e
propri paradisi, distanti da tutto, ma al centro del vostro benessere.
L’orizzonte sconfinato dell’Oceano Indiano evoca la consapevolezza della
lontananza, ma allo stesso tempo, la bellezza di una geografia equatoriale dove
rallentare, concedersi del tempo, rilassarsi e rigenerarsi. Benvenuti alle
Maldive, costellazione di 26 atolli e quasi 1.200 isole che emergono da acque
limpide e turchesi, uno spettacolo che inizia già a bordo di piccoli
idrovolanti, il mezzo più utilizzato per spostarsi all’interno dell’arcipelago:
la vista da lassù è un acquerello di blu che si fa tela, dove emergono
fantasiose coreografie di isolette e lingue di sabbia corallina, parte emersa
delle tipiche morfologie circolari che creano incantevoli lagune e disegnano
paesaggi suggestivi, un tempo isole vulcaniche sprofondate per subsidenza.
Le Maldive sono una delle destinazioni più belle del pianeta, un richiamo
irresistibile per chi ama il mare. Le barriere coralline sono habitat
ricchissimi di specie da conoscere e tutelare: mante, squali, delfini e
tartarughe giganti sono tra i protagonisti più conosciuti, ma altrettanto
suggestivo è il gran via vai di pesci e molluschi che nuotano tra coralli,
spugne e giardini di gorgonie, un incantevole mondo a colori. Anche le
trasparenze dell’acqua poco profonda si fanno suggestione, tanto cangianti da
confondere lo sguardo, in un gioco cromatico che vira dal verde, al turchese,
all’azzurro, così intenso da confondersi con il cielo. E poi le isole, paradisi
terrestri che echeggiano ispirazioni letterarie alla Robinson Crusoe, dove
perdersi per ritrovarsi, o vivere un sogno da mille e una notte in veste
tropicale. Abbiamo sperimentato due proposte firmate Atmosphere Hotels &
Resorts, dove viene adottato un programma che tutela l’ecosistema locale,
priorità che sposa l’impegno di un’offerta sostenibile e allo stesso tempo
esclusiva per gli ospiti: una nell’Atollo di Raa, e l’altra nell’Atollo
Lhaviyani, angoli di mondo perfetti per concedersi una vacanza indimenticabile,
anche per una romantica fuga di San Valentino.
L'articolo Maldive a San Valentino: dormire in un eco-resort sospeso sull’acqua
tra squali e cene a km zero. Guida agli atolli più belli (e accessibili) per una
fuga romantica fuori stagione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Gli operatori che lavorano nei servizi di ristorazione del Marriott Hotel di
Roma sono stati pagati e hanno ricevuto tutti i compensi che erano loro dovuti,
tredicesima compresa. A comunicarlo è la stessa catena alberghiera – la
proprietà Russotti Gestioni Hotels – che specifica che la trentina di lavoratori
che hanno partecipato allo sciopero di venerdì sono dipendenti di un’azienda che
ha l’appalto del servizio di ristorazione, la Hotel Evolution.
La risoluzione (almeno temporanea) della vicenda è partita dall’intervento della
stessa società che gestisce il marchio del Marriott in Italia che ha fatto
espressa messa in mora nei confronti della Hotel Revolution alla quale ha
chiesto “la tempestiva regolarizzazione delle mancate spettanze economiche”. La
Russotti aveva ricevuto la comunicazione dai sindacati sulla situazione dei
compensi e ha comunicato alla ditta che si occupa di ristorazione l’urgenza
della situazione per il mantenimento degli standard lavorativi per i lavoratori
ma anche del servizio ai clienti, anche in considerazione del fatto che da
questo weekend – che introduce il periodo natalizio – la struttura di Roma
ospiterà diversi eventi.
La foto in alto è di repertorio
L'articolo Sciopero dei lavoratori della ristorazione al Marriott Hotel, la
catena di hotel interviene sulla ditta in appalto: “Pagati tutti gli stipendi”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Rilevatori di radiofrequenze tascabili, vpn, controllo modello Mission:
Impossible per telecamere nascoste e raggi infrarossi. È diventato virale nelle
scorse ore un articolo di Wired dove vengono elencati alcuni accorgimenti per
proteggere la propria privacy quando si è in hotel, in un bed and breakfast o in
un Airbnb. Nel pezzo viene ricordato che un tempo si temevano effrazioni e furti
di oggetti (non che il timore sia tramontato ndr), mentre oggi le minacce
arrivano dal fronte informatico e dalla sorveglianza illegale e nascosta.
Nelle reti wi-fi pubbliche, per evitare intromissioni non gradite per
intercettare il traffico dell’utente sdraiato nel suo letto di hotel intento a
diteggiare password e dati finanziari sensibili, viene consigliato di ricorrere
ad una virtual private network (vpn), “una soluzione software che consente di
crittografare il proprio traffico internet di qualsiasi dispositivo, rendendolo
illeggibile agli hacker e ai criminali informatici che tentano di
intercettarlo”. Se non si vuole investire in vpn allora meglio stare attenti
rispetto alle cosiddette reti “evil twin”, delle reti wi-fi identiche, ma tra le
quali una sola è quella corretta. Scrivono su Wired: “Costanti anomalie di
connessione e la ripetuta richiesta di autenticazione potrebbero essere segnali
sospetti”.
Altra nuova minaccia: possibili telecamere presenti nella stanza in cui
soggiornate. E qui inizia un salto nel tempo nei film di 007 e della Spectre:
“Le società di sicurezza consigliano (…) prima di tutto di procedere con un
controllo visivo, mettendosi alla ricerca di fori, dispositivi inconsueti o
oggetti fuori contesto. Oggi una telecamera intelligente può avere dimensioni
così piccole da poter essere posizionata agevolmente in cornici, sedi di viti,
rilevatori di fumo, lampade, orologi e persino prese elettriche”. Bisogna poi
stare attenti anche agli specchi: “quando vengono impiegati specchi
bidirezionali è sufficiente appoggiare il dito per rilevare la distanza tra il
polpastrello e il relativo riflesso: dovrebbero praticamente toccarsi e non
esservi distanza”.
Se a questa prima ispezione non trovate nulla potete passare alla seconda fase:
spegnete le luci e accedente la torcia del cellulare. “Illuminando oggetti e
superfici con angolazioni minime potrebbero manifestarsi riflessi relativi a
eventuali obbiettivi”. Altro suggerimento è l’uso della fotocamera (al buio) per
individuare eventuali led a infrarosso delle telecamere che riescono a
funzionare in modalità notturna. Infine si possono acquistare rilevatori di
radiofrequenza tascabili capaci di captare i segnali radio (da 50 MHz a 12 GHz)
emessi da telecamere, microspie e dispositivi di tracciamento per le
comunicazioni e per attivarli basta passeggiare per la stanza. Insomma se avete
questi problemi è probabile siate finiti in La conversazione di Francis Ford
Coppola e siate proprio il paranoico protagonista interpretato da Gene Hackman
che non trovando nulla dei dispositivi presunti nascosti distrugge direttamente
tutto l’appartamento.
L'articolo Attenzione alle telecamere nascoste ma non solo: i trucchi degli
esperti per accorgersi se si viene spiati in hotel o nella casa in affitto
proviene da Il Fatto Quotidiano.