Migliaia di persone sono scese in piazza a Bratislava ed in altre otto città
della Slovacchia per difendere lo stato di diritto e contestare alcuni
provvedimenti legislativi voluti dall’esecutivo guidato dal premier Robert Fico.
Il governo ha infatti deciso di smantellare l’agenzia che si occupa della
protezione di chi denuncia irregolarità sul luogo di lavoro sostituendola con un
organismo nominato dall’esecutivo e di cambiare le modalità di approccio nei
confronti dei testimoni chiave nei procedimenti giudiziari. Michail Simecka,
leader del partito di opposizione Slovacchia Progressista, ha dichiarato durante
un comizio, come riportato da Al Jazeera, che “loro (il governo) hanno
utilizzato una motosega contro lo Stato di diritto” e che “la Slovacchia è
l’unico Paese in cui l’esecutivo vara leggi per rendere la vita più facile ai
criminali e alla mafia”. La Corte Costituzionale, interpellata da 63
parlamentari, ha momentaneamente sospeso la validità della legge che smantella
l’agenzia in attesa di esprimersi sul merito del provvedimento. Le
organizzazioni non governative slovacche avevano definito la legge come un
tentativo di mettere la museruola a chi critica la corruzione presente nel
Paese. La Corte Costituzionale ha inoltre cassato un provvedimento, varato lo
scorso aprile e definito dai critici come un tentativo di avvicinare la
Slovacchia alla sfera d’influenza della Russia, che costringeva la ONG a
rivelare chi sono i propri donatori e l’identità dei propri membri.
Il governo slovacco è oggetto di contestazioni sin dalla sua elezione
nell’ottobre 2023 e la contrapposizione con la società civile ed i partiti di
opposizione è sempre più forte. L’esecutivo è formato dal partito
Direzione-Socialdemocrazia, populista e con a capo il premier Fico, da
Voce-Socialdemocrazia, progressista e dal Partito Nazionale Slovacco,
espressione della destra radicale. Il timore di alcuni è che il premier punti a
replicare in Slovacchia il modello della democrazia illiberale voluto da Viktor
Orbàn nella vicina Ungheria. Fico, che ha già ricoperto per quattro volte il
ruolo di premier, è entrato rotta di collisione con le istituzioni dell’Unione
Europea a causa delle posizioni neutraliste assunte nell’ambito del conflitto in
Ucraina, del riavvicinamento alla Russia di Vladimir Putin e
dell’implementazione di una norma che dà preminenza alle leggi slovacche
rispetto ad alcuni provvedimenti comunitari. In sede decisionale, a Bruxelles,
Slovacchia ed Ungheria tendono ad assumere posizioni comuni in materia di lotta
all’immigrazione, politica estera e più in generale contestano l’operato delle
istituzioni comunitarie. La linea di politica estera assunta da Fico è molto
diversa da quella del precedente esecutivo slovacco, conservatore ed europeista,
che a più riprese si era schierato per l’invio di aiuti militari all’Ucraina ed
aveva condannato l’invasione russa. Le opposizioni e la società civile chiedono
una maggiore vicinanza alle posizioni di Bruxelles e non intendono cedere sul
tema dell’integrazione europea.
La linea d’azione del governo nei confronti della stampa è stata oggetto di
contestazioni significative ed ha suscitato preoccupazioni nel Paese.
Nell’aprile 2024 l’esecutivo ha assunto il controllo dell’emittente pubblica
radiotelevisiva slovacca in quella che, ad oggi, è probabilmente la riforma più
controversa intrapresa negli ultimi due anni. La piattaforma radio-televisiva
era nota per le inchieste giornalistiche, era molto stimata dalla popolazione ed
aveva reso noti alcuni scandali che coinvolgevano lo stesso Fico e lo legavano
ad alcuni oligarchi e criminali. Il premier aveva definito l’emittente come un
nemico pubblico, una traditrice degli interessi del popolo ed al servizio delle
élite. Le massicce dimostrazioni popolari in difesa della libertà di stampa,
unite alla contrarietà al provvedimento manifestata dalle opposizioni e dal
Presidente della Repubblica, non hanno impedito alla riforma di entrare in
vigore. Nel 2024 i giornalisti dell’importante tv privata Markìza hanno espresso
preoccupazione perché i nuovi vertici del canale hanno scoraggiato la
pubblicazione di servizi politici e le critiche nei confronti del governo Fico.
I limiti imposti alla stampa ed ai media hanno spinto l’International Press
Institute, un network globale che riunisce direttori e giornalisti, a lanciare
un grido d’allarme per evidenziare la costante erosione della libertà di stampa
ed a chiedere all’Unione Europea di intraprendere azioni urgenti contro
Bratislava.
L'articolo Slovacchia in piazza per difendere lo stato di diritto dalle leggi
del premier Fico, che vuole fare come Orban in Ungheria proviene da Il Fatto
Quotidiano.