Negli ultimi giorni è tornato di prepotenza sotto ai riflettori il tema di una
possibile adesione dell’Ucraina alla Nato. Nelle stesse ore, anche in una
regione ben diversa dall’Europa dell’Est ma che comunque “gode” della grande
attenzione che le riserva Mosca, l’Alleanza Atlantica è stata causa di tensioni.
Il Kazakistan, gigante centro asiatico che condivide con la Russia il secondo
confine terrestre più lungo al mondo dopo quello tra Stati Uniti e Canada,
avrebbe infatti lanciato un progetto che prevede investimenti per un miliardo di
dollari per mettere a regime quattro fabbriche di munizioni e di artiglieria
varia conformi sia agli standard “tradizionali” sia a quelli Nato. L’orizzonte
temporale è a breve termine, considerando che il primo impianto entrerà in
funzione nel 2027.
L’obiettivo della repubblica asiatica è chiaro, ossia affrancarsi dalla
dipendenza dall’eredità sovietica e dalle forniture estere, quelle della Russia
su tutte, in campo militare. D’altronde sono state direttamente delle fonti
dell’esercito kazaco a definire a chiare lettere il quadro. Secondo quanto
riportato da alcuni media internazionali in lingua russa, alcuni ufficiali delle
forze armate di Astana avrebbero sottolineato la necessità di sviluppare un
piano di ammodernamento per garantire la sicurezza nazionale in un contesto
internazionale così mutevole. In quell’area di mondo si tratta di un riferimento
che non può che tirare in ballo il sempre più ingombrante vicino settentrionale.
Il ministero della Difesa kazaco ha negato blandamente le indiscrezioni,
sostenendo che il progetto non è pensato in contrapposizione a nessun paese.
In ogni caso la risposta di una delle voci più dure della nomenklatura moscovita
non si è fatta attendere. Alexey Zhuravlev, vicepresidente della commissione
difesa della Duma di Stato, ha tuonato contro la mossa del Kazakistan,
definendola “ostile”. Nelle sue dichiarazioni, riportate dal media russo
Gazeta.ru, il funzionario non ha mancato di ricordare i tentativi del governo
kazaco di ridurre il peso della lingua russa nella repubblica centro asiatica e
gli aiuti che Astana ha mandato dal febbraio del 2022 all’Ucraina. A suo dire,
tutte mosse che sono chiaramente contrarie al posizionamento ufficiale del
Kazakistan, di grande vicinanza al Cremlino. Zhuravlev ha menzionato anche la
situazione in cui la collaborazione con l’occidente ha, secondo lui, messo Kiev.
Se non è una chiara minaccia, poco ci manca.
Va detto che il Kazakistan collabora con la Nato fin dalla sua indipendenza
all’inizio degli anni ‘90, una cooperazione che però si è sempre limitata al
campo politico, a quello dello scambio di informazioni o a quello
dell’organizzazione di esercitazioni congiunte ma sempre su base multilaterale
con il coinvolgimento di vari paesi. Ciò non ha impedito ad Astana di
intrattenere rapporti molto approfonditi con Mosca dal punto di vista militare,
vicinanza che si concretizza sia nella relazione bilaterale sia nell’adesione
kazaca alla CSTO – Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva – il
principale organismo di sicurezza regionale guidato dalla Russia.
A stretto giro dalla diffusione della notizia relativa al Kazakistan, la Polonia
ha annunciato la possibilità di supportare l’Uzbekistan sul fronte militare.
Varsavia si sarebbe proposta di mettere a disposizione di Tashkent esperti in
grado di lavorare alla creazione di un centro di assistenza per la riparazione
delle attrezzature e la produzione di hardware militare. Considerando il
posizionamento molto duro del governo polacco rispetto al rapporto con la
Russia, sicuramente al Cremlino nemmeno questo annuncio è passato inosservato.
Le repubbliche dell’Asia Centrale si stanno sempre più rendendo protagoniste di
un gioco di equilibrio che le vede ampliare le proprie relazioni internazionali
– in queste ore i presidenti regionali sono in Giappone per un summit congiunto
con il paese nipponico – prestando allo stesso tempo molta attenzione a non
rompere con la Russia. Il fronte militare potrebbe però riservare sorprese, in
negativo, in tal senso.
L'articolo Il Kazakistan produrrà munizioni secondo gli standard Nato per
limitare la dipendenza dalla Russia. Mosca: “Mossa ostile” proviene da Il Fatto
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