Una serie di cyberattacchi ai portali delle sedi del ministero degli Esteri,
compresa quella di Washington, e ad alcuni siti delle Olimpiadi invernali, anche
agli alberghi di Cortina, è stata sventata. La mano dietro i tentativi? Il
vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non ha dubbi: “Si tratta di
azioni di matrice russa”.
Ad alcuni giorni dall’attacco informatico che ha bucato il sito dell’Università
La Sapienza di Roma, mettendo sotto scacco il funzionamento di numerosi rami
dell’ateneo, il capo della Farnesina svela che siti istituzionali sono
nuovamente finiti nel mirino di una banda di cyber-pirati in quello che, nella
narrazione di Tajani, pare un tentativo di guerra ibrida alla vigilia dei Giochi
invernali Milano-Cortina, al via venerdì 6 febbraio con la cerimonia di
inaugurazione. I cyberattacchi, ha sottolineato il ministro, sono stati sventati
“grazie anche al lavoro che ha fatto la nostra direzione generale con la riforma
del ministero degli Esteri”.
La sicurezza cibernetica “diventa fondamentale, quindi sono molto soddisfatto”,
ha proseguito specificando che “naturalmente abbiamo avvisato tutte le altre
autorità”. Non è escluso che i tentativi fatti nei confronti delle sedi del
ministero degli Esteri sia stati fatti dalla stessa mano artefice dell’attacco a
La Sapienza, il cui sito è stato bucato con un ransomware, un programma malevolo
in grado di rendere inaccessibili i dati sui computer, oscurandoli con una
chiave crittografica. Se il proprietario vuole riavere i dati, deve pagare un
riscatto, generalmente in criptovalute. Sulla vicenda la procura di Roma ha
aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di accesso abusivo ai sistemi
informatici.
L'articolo Tajani: “Sventati cyberattacchi russi ai siti di Milano-Cortina e
alle sedi all’estero della Farnesina” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Russia
Ad Abu Dhabi, negli Emirati arabi, è iniziato il nuovo round di negoziati tra
Ucraina, Russia e Usa. Ne ha dato notizia su X Rustem Umerov, segretario del
Consiglio di Sicurezza nazionale e Difesa di Kiev, precisando che “il processo
negoziale è iniziato in formato trilaterale“, ovvero con i rappresentanti delle
tre delegazioni riuniti nella stessa stanza. “Poi – ha aggiunto – il lavoro in
gruppi separati” su temi specifici.
Le questioni principali sul tavolo restano due: i territori che Mosca ha
conquistato quasi per intero sul campo di battaglia e che vorrebbe fossero
riconosciuti come suoi nella loro totalità e la presenza di truppe occidentali
in territorio ucraino dopo la firma di un eventuale cessate il fuoco, cosa che
Mosca non accetta. “Fin quando il regime di Kiev non avrà preso le decisioni
appropriate, proseguirà l’operazione militare speciale”, ha detto il portavoce
del Cremlino, Dmitri Peskov.
Kiev cercherà di comprendere le “vere intenzioni” di Mosca e Washington, ha
detto il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi,
sottolineando che i colloqui nella capitale degli Emirati si concentreranno
principalmente su questioni militari e politico-militari. Secondo il portavoce,
i massicci attacchi della Russia contro le infrastrutture energetiche
dell’Ucraina ostacolano il buon esito dei negoziati.
Lunedì Zelensky aveva incontrato il team dei negoziatori del quale oltre a
Umerov fanno parte Kyrylo Budanov, Sergiy Kyslytsya, Andrii Hnatov e Oleksandr
Bevz. Se quel giorno il presidente aveva detto che “l’Ucraina è pronta a
compiere passi concreti”, parole interpretate da molti come un’apertura verso
possibili concessioni, dopo i bombardamenti russi sembra aver arroccato la
propria posizione. I russi, ha detto martedì, “hanno infranto la promessa” fatta
a Donald Trump “di astenersi dagli attacchi contro l’energia e le infrastrutture
durante le riunioni dei nostri team negoziali”. I russi, ha aggiunto,
“continuano a scommettere sulla guerra e sulla distruzione dell’Ucraina, e non
prendono sul serio la diplomazia. Il lavoro del nostro team negoziale verrà
adattato di conseguenza“.
Nel frattempo i bombardamenti non si fermano. Nel mirino dei russi è tornata
Odessa, nuovamente attaccata da raid che hanno causato danni alle infrastrutture
civili e industriali. Missili russi hanno colpito per la seconda notte
consecutiva anche Kharkiv e due persone sono state uccise in un attacco di droni
nella regione di Dnipropetrovsk.
L'articolo Ucraina, iniziato ad Abu Dhabi il nuovo round di negoziati con Russia
e Usa. Mosca: “Attaccheremo finché Kiev non prenderà le decisioni giuste”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
La guerra ibrida in corso da anni tra Mosca e l’Occidente si sposta nello
spazio. Due veicoli orbitali russi avrebbero intercettato per anni le
comunicazioni di almeno una dozzina di satelliti chiave nel continente. Lo hanno
riferito alcuni funzionari della sicurezza europea al Financial Times,
segnalando che le probabili intercettazioni, mai segnalate in precedenza,
rischino non solo di compromettere informazioni sensibili trasmesse dai
satelliti, ma potrebbero anche consentire a Mosca di manipolarne le traiettorie
o addirittura di farli schiantare.
Secondo il quotidiano londinese, le manovre dei satelliti russi si inseriscono
in un quadro più ampio di intensificazione della cosiddetta guerra ibrida di
Mosca contro l’Occidente. Il timore è ora che il Cremlino stia estendendo tali
attività anche allo spazio. La Russia disporrebbe tra l’altro di uno dei sistemi
di spionaggio spaziale più avanzati e avrebbe mostrato una maggiore propensione
a utilizzarlo in modo aggressivo.
“Le reti satellitari sono il tallone d’Achille delle società moderne. Chiunque
le attacchi può paralizzare intere nazioni”, ha dichiarato al Financial Times il
ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, sottolineando che “le attività
russe rappresentano una minaccia fondamentale per tutti noi, soprattutto nello
spazio”. I satelliti europei avvicinati dai veicoli russi sospettati, Luch-1 e
Luch-2, sono utilizzati principalmente per scopi civili, come le comunicazioni
televisive, ma trasportano anche dati governativi sensibili e alcune
comunicazioni militari.
Secondo il capo del comando spaziale dell’esercito tedesco, Michael Traut, i
satelliti russi avrebbero intercettato tra l’altro il “collegamento di comando“,
ossia il canale che consente ai controllori di terra di inviare istruzioni ai
satelliti per le correzioni orbitali. Gli analisti ritengono che, con dati di
questo tipo, un attore ostile potrebbe tentare di imitare gli operatori
terrestri, inviando comandi falsi per alterare le traiettorie o disallineare i
satelliti, fino a renderli inutilizzabili.
Il Financial Times sottolinea inoltre che molti satelliti europei più datati non
dispongono di sistemi di crittografia avanzati. Secondo i dati di società
specializzate nel tracciamento orbitale, Luch-2 avrebbe avvicinato almeno 17
satelliti geostazionari europei dal suo lancio nel 2023, concentrandosi su
operatori con sede in Paesi della Nato. Parallelamente, Mosca avrebbe lanciato
nuovi satelliti di ricognizione con capacità simili, mentre Luch-1 potrebbe non
essere più operativo dopo un’anomalia osservata a fine gennaio, con possibile
“frammentazione” del veicolo.
L'articolo Financial Times: “Due veicoli spaziali russi hanno spiato le
comunicazioni di una dozzina di satelliti Ue” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel 2025 hanno ripreso quota le vendite degli armamenti prodotti in Russia. Lo
ha detto Vladimir Putin il 30 gennaio alla riunione della Commissione per la
cooperazione tecnico-militare a Mosca: “Lo scorso anno, i prodotti militari
russi sono stati forniti a oltre 30 paesi, mentre i ricavi in valuta estera
hanno superato i 15 miliardi di dollari“, ha detto il presidente della
Federazione russa. Un risultato raggiunto “in condizioni difficili. La pressione
dei paesi occidentali sui nostri partner, volta a ostacolare e bloccare i loro
rapporti commerciali con la Russia, non solo è continuata, ma si è
intensificata”, ha proseguito il capo del Cremlino riferendosi alle sanzioni
imposte a Mosca dai paesi dell’Occidente per via della guerra in Ucraina.
“Tuttavia, nonostante questi tentativi, i nostri contratti di esportazione sono
stati, nel complesso, rispettati in modo affidabile”.
“Se i nuovi dati fossero esatti – è il commento di Defense News -,
rappresenterebbero un notevole ritorno ai livelli prebellici delle esportazioni
militari russe”. Il dubbio, riferisce il sito specializzato in analisi su
tematiche militari, nasce dal fatto che Mosca ha smesso di divulgare
informazioni dettagliate sui contratti di esportazione di armi dopo l’inizio
dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, “cessando anche di fornire
informazioni alle organizzazioni competenti delle Nazioni Unite“.
Le analisi del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), che
monitora il commercio mondiale di armamenti, riferiscono che le esportazioni
russe hanno fatto registrare una diminuzione del 47% tra il 2022 e il 2024,
mentre su un periodo più ampio il calo sarebbe stato del 64% confrontando il
quinquennio 2015-19 con quello 2020-24, sebbene fosse iniziato prima della
guerra in Ucraina. Nel 2024 Mosca è scesa al 3° posto a livello mondiale dietro
a Usa e Francia, a causa del calo della sua influenza nel mercato globale.
Secondo un’analisi della Jamestown Foundation, think tank con sede a Washington
fondato nel 1984 per sostenere i disertori sovietici, le esportazioni di armi
russe sono crollate tra il 2021 e il 2023 e potrebbero essere scese da 14,6
miliardi di dollari a circa 3 miliardi di dollari. D’altra parte il Sipri
riferisce che i colossi russi Rostec e United Shipbuilding Corporation hanno
aumentato i loro ricavi del 23% nel 2025, ma questa crescita è derivata dalla
domanda interna, che i ricercatori notano “ha più che compensato i ricavi persi
a causa del calo delle esportazioni”.
Ora è arrivato l’annuncio di Putin: “Il sistema di cooperazione tecnico-militare
russo non ha solo dimostrato la sua efficacia e l’elevato grado di resilienza.
Altrettanto importante, è stata gettata una solida base che consente di ampliare
significativamente sia la portata che la geografia delle forniture di prodotti
militari”. “Rosoboronexport sta espandendo le sue attività in Africa. La
cooperazione tecnico-militare con i paesi del continente ha raggiunto il livello
che aveva durante l’era sovietica e lo ha superato per certi aspetti”, ha detto
lo stesso 30 gennaio Alexander Mikheyev, amministratore delegato del gigante
statale russo per l’esportazione di armi che gestisce oltre l’85% delle
esportazioni militari del Paese.
“Se i numeri riportati fossero corretti”, è l’analisi di Defense News, “la
capacità della Russia di mantenere le esportazioni di armi a questi livelli
solleverebbe dubbi sull’efficacia delle sanzioni occidentali”.
L'articolo Putin: “Nel 2025 la Russia ha esportato armamenti per 15 miliardi di
dollari” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Russia è tornata a colpire Kiev e le infrastrutture energetiche dell’Ucraina,
dopo la “tregua” annunciata venerdì da Donald Trump. Nella notte una serie di
potenti esplosioni ha scosso la capitale, inizialmente colpita da diversi sciami
di droni ai quali poi si sono aggiunti missili balistici provenienti dalla
regione di Bryansk. “Il risultato di questi attacchi è che più di 1.100 edifici
residenziali sono rimasti senza riscaldamento” con temperature che sfiorano i
-20 °C, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Oleksiy Kuleba sul social
network X, accusando la Russia di attaccare “le abitazioni, il riscaldamento e
le condizioni di vita di base dei civili” in tutto il Paese.
Attacchi con missili e droni sono stati segnalati anche a Kharkiv, nel nord-est
del paese,. Il governatore della regione di Dnipropetrovsk ha riferito che anche
quest’area è sotto attacco, con la difesa aerea in azione nella vicina regione
di Zaporizhzhia. All’alba, la città è stata ripetutamente colpita da missili
balistici. Le esplosioni dei razzi sono continuate per diverse ore. “Il
bombardamento di Kharkiv continua da più di tre ore”, ha detto il sindaco Igor
Terekhov, secondo il quale i russi stanno colpendo in modo mirato le
infrastrutture energetiche per causare il massimo danno possibile e lasciare la
città senza riscaldamento in pieno inverno. Al momento i bombardamenti hanno
costretto a svuotare le tubature, lasciando 820 case senza riscaldamento.
Anche Mosca denuncia i raid del nemico. Nell’ultima settimana 12 civili russi,
tra cui un bambino di sei anni, sono stati uccisi e oltre 60 sono rimasti feriti
in seguito ad attacchi attribuiti alle Forze armate ucraine, ha dichiarato
all’agenzia Tass Rodion Miroshnik, ambasciatore del ministero degli Esteri russo
incaricato per i crimini di Kiev.
Allo stesso tempo le autorità russe annunciano avanzamenti lungo il fronte. I
militari ucraini starebbero abbandonando in modo precipitoso le loro posizioni
nel distretto di Krasnopolsky, nell’oblast di Sumy. “Le difese delle Forze
armate ucraine stanno letteralmente cedendo, il personale fugge abbandonando le
proprie armi”, ha dichiarato una fonte delle forze di sicurezza all’agenzia
Tass. Nella zona opera il gruppo russo “Nord”. Secondo il ministero della Difesa
russo, nelle ultime 24 ore le forze ucraine avrebbero subito perdite fino a 250
soldati.
L'articolo Ucraina, “tregua” finita: raid su Kiev e infrastrutture energetiche.
“Oltre 1.100 edifici senza riscaldamento con -20 gradi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Un drone russo ha colpito un pullman a Pavlograd, nella regione centro-orientale
ucraina di Dnipropetrovsk, causando la morte di almeno 15 persone e il ferimento
di altre sette. A renderlo noto è stato il governatore locale, Oleksandr Ganzha.
L’attacco ha preso di mira un autobus che trasportava minatori della Dtek che
tornavano a casa dopo il turno di lavoro. Lo ha confermato l’azienda in un post
su Telegram.
Non è stato l’unico raid delle ultime ore. Nella notte tra sabato e domenica, la
Russia ha lanciato 90 droni, 14 dei quali hanno colpito 9 località, secondo
quanto riferito dall’aeronautica militare di Kiev. Una donna e un uomo sono
rimasti uccisi a Dnipro. Tre donne sono state ferite da droni che hanno colpito
il reparto maternità di un ospedale a Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina. Il
raid ha anche provocato un incendio nella reception del reparto di ginecologia,
poi domato. Le forze armate russe hanno colpito anche il centro di Kherson, nel
sud del paese, ferendo gravemente una donna di 59 anni, secondo
l’amministrazione militare municipale.
L’attacco al bus è avvenuto nel giorno in cui è scaduta la tregua temporanea dei
bombardamenti sulle infrastrutture energetiche, una pausa fragile e controversa
che aveva acceso, per pochi giorni, le speranze di un allentamento della
pressione militare russa. Nei giorni scorsi Donald Trump aveva dichiarato di
aver chiesto personalmente a Vladimir Putin di fermare i bombardamenti su Kiev e
su altre città ucraine a causa di un’ondata di freddo estremo che stava mettendo
in ginocchio la popolazione civile. Una richiesta definita da Trump come un
tentativo diretto e fuori dai canali tradizionali, che molti dei suoi
consiglieri ritenevano destinato a fallire. A sorpresa, però, dal Cremlino era
arrivata una risposta positiva. Il portavoce Dmitry Peskov aveva confermato il
30 gennaio che Vladimir Putin aveva ricevuto la richiesta e aveva accettato di
sospendere gli attacchi su Kiev e sulle infrastrutture energetiche fino al 1°
febbraio . Mosca aveva spiegato l’adesione alla tregua non solo con motivazioni
umanitarie legate alle temperature record, ma soprattutto con la volontà di
creare un clima più favorevole ai negoziati di pace in programma ad Abu Dhabi.
Da parte ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky aveva riconosciuto un
effettivo calo dei bombardamenti contro le infrastrutture energetiche della
capitale, confermando che se Mosca avesse mantenuto la parola Kiev avrebbe
ricambiato la tregua evitando di colpire obiettivi energetici russi nello stesso
arco di tempo. Un’apertura prudente, accompagnata però dall’avvertimento che lo
stop non equivaleva a un cessate il fuoco generale e che le operazioni militari
russe non si erano mai fermate del tutto.
I fatti sul terreno hanno confermato questi timori. Durante i giorni della
tregua, la Russia ha ridotto gli attacchi diretti alla rete elettrica di Kiev,
ma ha continuato a colpire altri obiettivi strategici. Zelensky ha denunciato
uno “spostamento del tiro” verso la logistica e i nodi ferroviari, con attacchi
segnalati, tra l’altro, nella regione di Dnipropetrovsk contro vagoni speciali
utilizzati per la generazione di energia elettrica. Almeno un bombardamento ha
interessato infrastrutture del gas nel Donetsk, mentre raid con droni e missili
hanno continuato a colpire aree civili in città come Kharkiv, Nikopol, Kherson e
Zaporizhzhia.
A Kiev, intanto, la situazione rimane critica anche sul fronte energetico: il 31
gennaio circa 400 edifici residenziali risultavano ancora senza riscaldamento, a
causa dei danni accumulati nei raid precedenti. La fine della tregua apre ora
una fase di profonda incertezza. Resta da capire se lo stop ai bombardamenti
verrà esteso o se i combattimenti riprenderanno a pieno regime mentre si attende
la ripresa delle trattative. “Sono state fissate le date per i prossimi incontri
trilaterali: il 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi – ha annunciato oggi Zelensky -.
L’Ucraina è pronta per una discussione sostanziale e siamo interessati a
garantire che l’esito ci avvicini a una fine reale e dignitosa della guerra”.
(Foto del Servizio di emergenza statale dell’Ucraina)
L'articolo Ucraina, drone russo colpisce un bus: “15 minatori uccisi”. Zelensky:
“Nuovi colloqui il 4 e 5 febbraio ad Abu Dhabi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un vasto blackout dovuto a un guasto nel sistema elettrico sta lasciando senza
corrente elettrica in una vasta area dell’Ucraina, dopo i disagi patiti dalla
popolazione per via degli attacchi russi delle ultime settimane, ora messi in
pausa fino a domani in seguito a un contatto fra Donald Trump e Vladimir Putin,
contro le infrastrutture energetiche del Paese.
Il ministro dell’Energia, Denys Shmyhal, ha confermato su Telegram che “si è
verificata un’interruzione tecnologica con la chiusura simultanea della linea a
400 kV tra i sistemi elettrici di Romania e Moldavia e della linea a 750 kV tra
la parte occidentale e centrale del Paese”. “Questo – ha aggiunto – ha causato
un’interruzione a cascata della rete elettrica ucraina e l’attivazione delle
protezioni automatiche presso le sottostazioni“. “Attualmente, nelle regioni di
Kiev, Zhytomyr e Kharkiv sono attivi programma di spegnimento di emergenza. I
tecnici di Ukrenergo stanno lavorando per ripristinare l’alimentazione
elettrica”. Anche la metropolitana di Kiev è rimasta ferma per alcune ore.
L'articolo Ucraina, pesante blackout in gran parte del paese: “Guasto tecnico”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Quest’anno cade il centenario della morte del poeta russo Sergej Aleksandrovic
Esenin. Il poeta contadino, l’“usignolo russo”, la cui popolarità in patria è
paragonabile soltanto al mito di Aleksandr Pushkin, ebbe una vita breve e
tormentata. Era nato nel 1895 nel villaggio di Kostantinovo, nei pressi di
Riazan e venne trovato impiccato in una stanza dell’hotel d’Angleterre di
Leningrado il 28 dicembre 1925. Il suicidio (o l’omicidio – la questione è
ancora dibattuta) si portò via un grande poeta, al quale toccò vivere in uno dei
momenti tra i più sconcertanti del secolo scorso: la rivoluzione russa.
Ed è interessante leggere la poesia di Esenin accostandola proprio alla
rivoluzione d’ottobre. Quest’ultima ebbe un carattere fortemente proletario e
urbano e ciò aveva comportato per il Paese un brusco cambiamento, col passaggio,
avvenuto in pochi anni, dal mondo tradizionale contadino a un altro basato sullo
sviluppo industriale e sulla modernizzazione forzata. Eppure questi mutamenti,
per quanto profondi, non hanno mai cancellato lo spirito rurale e “animistico”
della Russia. Ed è l’amore per la Russia contadina l’elemento principale della
poesia di Esenin. Egli amava la patria “dal basso”, partendo dall’amore per gli
animali e per la natura. E la nostalgia di quel mondo che stava scomparendo con
la rivoluzione lo portò sempre più a rifugiarsi in un intimistico rimpianto per
il passato.
La sua poesia, dai toni a volte biblici a volte blasfemi, si basa sull’uso
straordinariamente lirico delle immagini, che egli preleva dalla tradizione
cristiana e contadina. E tali immagini vivono davvero nei suoi versi, hanno
un’anima e un’identità che può essere intercambiabile. Così, la bianca betulla
diviene, al tempo stesso, la bella ragazza che attende il poeta sulle rive dello
stagno; la mucca è la Russia che ha figliato la Rivoluzione (non quella urbana,
ma quella contadina e “cristiana” che voleva Esenin) ed è la Madre di Dio
generatrice del vitello-Cristo Salvatore, che le hanno appena ammazzato e la cui
pelle oscilla al vento su una pertica.
C. F.
Traduzioni tratte dalla raccolta antologica Sergej Esenin. Poesie, edizioni
L’Arca di Noé
S’è intessuta sul lago la scarlatta luce dell’alba.
I galli cedroni piangon trillando sulla boscaglia.
Piange chissà dove un rigogolo, riparandosi nella tana.
Soltanto io non piango, che ho luminosità nell’anima.
Lo so, da oltre l’anello stradale, verrai all’imbrunire,
E sederemo sulla fresca paglia di un vicino fienile.
Lì ti bacerò fino all’ebbrezza, fino a gualcirti qual fiore.
Che maldicenze non vi sono per chi s’é inebriato d’amore.
Tra le carezze tu stessa getterai il velo di trine,
E ti condurrò ubriaca tra i cespugli fino al mattino.
Lascia che trillino i galli cedroni, lascia che piangan.
Che c’è una allegra tristezza nel rossore dell’alba.
(1910)
***
Non dormo. La notte è scura,
Sul praticello al fiume voglio andare.
Nei flussi schiumosi s’è tolto la cintura
Un lontano lampeggiare.
La betulla-candela sta sulla cima,
Nell’argento delle piume lunari.
Usciamo insieme, mia fragolina,
Ad ascoltare i canti dei gusljari!
Nell’incanto andrò ammirando
La tua bellezza di fanciulla.
E, in quella musica danzando,
Ti strapperò il vel di tulle.
E sull’erba serica, lungo il pendio,
Nel cupo térem della boscaglia,
Andremo insieme, tu ed io,
Fino al papavero dell’alba.
(1911)
***
AUTUNNO
A R.V. Ivanov
Il folto del ginepro nel dirupo è taciturno.
Si striglia il crine la cavalla saura dell’autunno.
Lungo le sponde s’ode sul tappeto fluviale
L’azzurro clangore del suo scalpitare.
A passi attenti il vento, asceta severo,
Accartoccia le foglie ai bordi del sentiero
E al sorbo bacia tra i rami dell’arbusto
Le rosse piaghe a un invisibile Cristo.
(1914)
***
LA VACCA
Decrepita, coi denti caduti,
Sulle corna l’età che le avanza.
Un rozzo mandriano la colpisce
Lungo i campi di transumanza.
Il suo cuore non sente rumore,
Mentre raschiano i topi in un canto.
Essa è presa dal triste pensiero
Di quel vitello dal piede bianco.
Alla madre il figlio hanno tolto,
Che la gioia prima non l’ebbe.
A un palo al di sotto d’un pioppo
Alla brezza ondeggiava la pelle.
Presto, tra le distese di miglio,
Una corda le porranno sul collo
E, con lo stesso destino del figlio,
Condurranno pure lei al macello.
Fra lamenti, nausea e tristezza
A terra si pianteranno le corna…
Ma lei vede un bianco boschetto
E di erbosi pascoli sogna.
(1915)
***
A L. I. Kashina
Coi tuoi capelli verdi,
Col tuo seno di fanciulla,
Nello stagno cosa osservi,
O mia esile betulla?
Odi il vento che risponde
E la sabbia riecheggiare?
Nelle trecce delle fronde
Vuoi tu il pettine lunare?
Svelami, svelami il segreto
Dei tuoi legnosi pensieri.
Quel triste brusio ho amato
Che ha l’autunno in fieri.
Mi rispose la betulla:
«O mio curioso amico,
Da me, a pianger tra le stelle,
Un pastore qui è venuto.
Chiara luna nella notte,
La verzura scintillava,
Sulle nude mie ginocchia
C’era lui che m’abbracciava.
E al rumore d’una fronda,
Profondamente sospirando,
Disse: Addio, o mia colomba,
Alle gru del nuovo anno».
(1918)
***
IL FIGLIO DELLA MIA CAGNA
Escono gli anni dall’offuscamento,
Facendo, come prati di camomilla, rumore.
Mi è tornata quella cagna alla mente
Che alla gioventù fu l’amica fedele.
Ma la gioventù è svanita nel nulla,
Come l’acero marcito al finestrino,
Mi rammento della bianca fanciulla,
Era per lei quella cagna il postino.
Non tutti han vicino gli affetti,
Lei era un’ode per me da cantare,
Ma non prendeva però quei biglietti
Che alla cagna mettevo al collare.
La mia scrittura lei la ignorava,
Nessun messaggio aveva mai letto,
Ma a qualcosa lungamente sognava
Al viburno oltre il giallo laghetto.
Io soffrivo… Una risposta volevo…
Non ricevendola, lontan sono andato…
Ecco, anni dopo, poeta famoso,
Sull’uscio paterno mi son ritrovato.
Quella cagna è crepata da tanto,
Ma, pazzamente, con selvaggio latrato,
Col blu uguale riflesso nel manto,
Il suo cucciolo incontro è arrivato.
Madre Santa! Come son simili loro!
Ancora emerge un dolore dal petto.
Mi ringiovanisce questo martoro,
Che voglio scrivere un nuovo biglietto.
Vecchie canzoni mi piace ascoltare,
Ma non latrare! Non latrar con furore!
Se vuoi ti bacio, o mio tenero cane,
Che m’hai risvegliato maggio nel cuore.
Ti bacerò, ti stringerò a me accanto
E ti porterò in casa come un amico…
Sì, mi piacque la fanciulla in bianco,
Ma ora l’amo in azzurro vestito.
(1924)
***
Ah, che bufera! Il demonio mi porti con se!
Con bianchi chiodi mi va sigillando il tetto.
Ma io non ho paura, nella mia sorte è detto
Che lo sviato cuore mi sigillasse a te.
(1925)
L'articolo Sergej Aleksandrovic Esenin, l’usignolo russo (traduzione di Corrado
Facchinetti) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Prima solida esterna, diritto lungolinea ad aprirsi il campo e diritto
incrociato dal centro a chiudere il match. Poi un’espressione sospetta quasi a
favor di telecamera che sembra proprio un “f*ck you”. Così la tennista
bielorussa Aryna Sabalenka ha chiuso la sua semifinale contro la collega ucraina
Elina Svitolina agli Australian Open (6-2, 6-3 in un’ora e 17 minuti di gioco) e
sfiderà adesso Elena Rybakina in finale. Una vittoria netta, ma – come
preventivabile alla vigilia della sfida – a prendersi la scena è quanto accaduto
prima e dopo la partita: le due non avevano fatto la foto insieme e non si sono
strette di nuovo la mano. Questa volta a fine match è stata Sabalenka a evitare
l’incrocio con l’avversaria, andando diretta a stringerla al giudice di sedia.
Nel corso del match, sul maxischermo della Rod Laver Arena era apparso un
annuncio: “Al termine dell’incontro, non ci sarà alcuna stretta di mano tra le
giocatrici. Apprezziamo il vostro rispetto per entrambe durante e dopo il
match”. Svitolina era stata protagonista di un episodio simile già agli ottavi
di finale del torneo, dopo aver battuto la russa Mirra Andreeva. Con Sabalenka,
invece, c’è già un precedente: le due non si erano strette la mano ai quarti del
Roland Garros 2023, quando la bielorussa aveva atteso a rete l’avversaria, che
aveva rifiutato il saluto.
Questa volta però Sabalenka si è lasciata andare anche a un’espressione colorita
nei confronti dell’avversaria. Dopo aver chiuso il match e mentre si dirigeva
verso il giudice di sedia, la bielorussa – pescata in primo piano dalle
telecamere – ha esclamato un “f*ck you” piuttosto chiaro dal labiale. Svitolina
fin dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina si è schierata apertamente a
difesa del suo popolo con una serie di iniziative umanitarie. Motivo per cui ha
spesso protestato in modo simile nel corso dei match contro avversarie russe o
bielorusse che ormai da diverso tempo giocano da atleti neutrali, senza
bandiera.
> Huge congrats to @SabalenkaA she is through to the AO final after a
> masterclass against Elina Svitolina.
>
> This was a high level performance by Sabalenka and cruises into the final
> without losing a set!
>
> Ukraines Svitolina refused to shake Sabalenkas hand.pic.twitter.com/YKxHy4LaAM
>
> — Pavvy G (@pavyg) January 29, 2026
L'articolo Sabalenka-Svitolina, gelo tra la bielorussa e l’ucraina agli
Australian Open: né foto né stretta di mano. E un labiale sospetto proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Nella Strategia di Difesa Nazionale (NDS) del 2026 di 34 pagine pubblicata dal
Pentagono, la prima dal 2022, sotto l’allora presidente Joe Biden, gli Usa
esortano gli alleati a prendere il controllo della propria sicurezza e
riaffermano l’attenzione dell’amministrazione di Donald Trump sul predominio
nell’emisfero occidentale, America Latina in testa, rispetto all’obiettivo di
contrastare la Cina. “Ci impegneremo in buona fede con i nostri vicini, dal
Canada ai nostri partner in America centrale e meridionale, ma ci assicureremo
che rispettino e facciano la loro parte per difendere i nostri interessi
comuni”, si legge nel documento, “e laddove non lo facessero, saremo pronti a
intraprendere azioni mirate e decisive che promuovano concretamente gli
interessi degli Stati Uniti”. “Per troppo tempo, il governo degli Stati Uniti ha
trascurato, anzi rifiutato, di mettere al primo posto gli americani e i loro
interessi concreti”, sottolinea il Pentagono.
Supporto “più limitato”, dunque, agli alleati in Europa e altrove. “Mentre le
forze statunitensi si concentrano sulla difesa del territorio nazionale e
dell’Indo-Pacifico, i nostri alleati e partner si assumeranno la responsabilità
primaria della propria difesa, con un supporto fondamentale ma più limitato da
parte delle forze americane”, si legge nel documento. La NDS 2026 segna un
significativo allontanamento dalla passata politica del Pentagono, sia per
l’enfasi posta sugli alleati, chiamati ad assumersi maggiori oneri con un minore
sostegno da parte di Washington, sia per il tono più morbido nei confronti dei
tradizionali nemici. La precedente strategia di difesa nazionale, pubblicata
sotto il democratico Biden, descriveva la Cina come la sfida più significativa
per Washington e affermava che la Russia rappresentava una “grave minaccia“.
Al contrario, il nuovo documento sollecita “relazioni rispettose” con Pechino:
“Il presidente Trump cerca una pace stabile, un commercio equo e relazioni
rispettose con la Cina”, l’obiettivo “non è dominare la Cina, né strangolarla o
umiliarla”, “questo non richiede un cambio di regime o qualche altra lotta
esistenziale”. E non menziona Taiwan, che la Cina rivendica come proprio
territorio ed è un alleato degli Stati Uniti, obbligati dalle proprie leggi a
supportare militarmente. Quanto alla minaccia russa, il nuovo documento la
definisce “persistente ma gestibile“. Il Pentagono “darà priorità agli sforzi
per chiudere i nostri confini, respingere qualsiasi forma di invasione ed
espellere gli immigrati clandestini”, afferma il documento del 2026.
Oltre a Cina e Russia, “sfide più pericolose per la sicurezza nazionale” di
qualsiasi minaccia terroristica, la Strategia di Biden menzionava i pericoli
associati al cambiamento climatico: “minaccia emergente”, che sono invece
spariti dal nuovo documento del Pentagono. Analogamente a quanto fatto con la
“Strategia per la Sicurezza Nazionale” pubblicata dalla Casa Bianca all’inizio
di dicembre, il Pentagono pone l’America Latina in cima alle sue priorità. Il
Pentagono “ripristinerà il predominio militare americano nell’emisfero
occidentale. Lo useremo per proteggere la nostra Patria e il nostro accesso a
territori chiave in tutta la regione”, si legge nel documento, che parla di
“Corollario Trump alla Dottrina Monroe”.
L'articolo Trump, pubblicata la Strategia di Difesa: alleati più soli e la
Russia diventa “gestibile”. Ecco cosa dice il Pentagono proviene da Il Fatto
Quotidiano.