Tag - Nato

La Nato non difende più l’Europa, finita l’alleanza con gli Usa: è ora di cominciare a emanciparsi
La Nato a guida americana ci difende o ci mette in pericolo? Che cosa aspettano gli europei a rivedere i rapporti con la Nato? A causa dell’articolo 5 della Nato invocato dal presidente americano George W. Bush i nostri soldati sono (malauguratamente) andati in guerra in Afghanistan per combattere contro il terrorismo. Tuttavia oggi l’Afghanistan è in mano ai talebani e l’attuale presidente americano Donald Trump ha addirittura deriso e insultato le truppe europee che valorosamente si sono battute nella guerra voluta dagli Stati Uniti: i morti italiani sono stati 52 e 700 i feriti. Tutto questo per soccorrere gli americani in una guerra inutile – perché il terrorismo certamente non si sconfigge con la guerra – che è stata persa. Mark Rutte, il capo della Nato, chiama Trump “paparino” ma Trump vuole conquistare la Groenlandia, territorio danese e quindi europeo: è chiaro che non soccorrerà mai l’Europa in caso di attacco. L’alleanza tra Europa e Usa è già finita. La Nato ormai serve agli americani soprattutto per vendere armi. Per colpa dell’espansione a est della Nato e del tentativo della Nato di mettere le sue basi militari anche in Ucraina, dove è nata la Russia e dove si parla russo, l’Europa e l’Italia soffrono una gravissima crisi economica ed energetica. La Russia prima del febbraio 2022 era un preziosissimo partner commerciale dell’Unione Europea: oggi invece l’Ue, assecondando le pretese della Nato di installare le sue basi militari alla frontiera della Federazione Russa, ha trasformato la Russia, la prima potenza atomica mondiale, da amica a nemica. La Ue si è sparata sui piedi. Gli europei hanno servito l’America bombardando illegalmente la Serbia, intervenendo militarmente in Afghanistan e in Iraq, e poi per difendere l’Ucraina con armi e soldi. L’Europa ha finanziato Kiev per 200 miliardi e i contribuenti europei ne sborseranno altri 90 nei prossimi due anni: ma il presidente ucraino Zelensky – il tiranno che ha trascinato il popolo ucraino alla rovina solo per aprire le porte del suo paese alla Nato, che ha nominato un governo di ministri corrotti, che ha messo fuori legge tutti i partiti di opposizione, e che già prima della guerra aveva portato i suoi capitali nel paradiso (fiscale) di Panama – al Forum di Davos ha avuto la sfrontatezza di dare la colpa agli europei perché sta perdendo la guerra. Gli stupidi politici dell’Unione Europea non solo perdono le guerre seguendo la Nato ma vengono anche sbeffeggiati. Immaginiamoci che cosa accadrà a quello che resta della democrazia europea se e quando l’Ucraina – che non ha mai conosciuto la democrazia – entrerà nella Ue, come vuole il genio della politica europea Ursula von der Leyen. Ursula è sempre andata dietro al tiranno Zelensky. La guerra è persa ma la Ue vuole continuare ad armarsi contro la Russia, la quale però non ha alcuna intenzione di attaccare l’Europa, mentre Trump al contrario vuole conquistare la Groenlandia. L’Ue ha sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare in Ucraina, e sbaglia ancora, sia verso la Russia che verso la Nato e l’America. Gli europei dovrebbero cominciare a riconoscere che la Nato non ha difeso la democrazia ma gli interessi imperiali americani, prima contro il comunismo e dopo contro la Russia. L’America ha sempre avuto il timore di un’Europa forte grazie al rapporto con la Russia: la sua prima preoccupazione era di rompere questa relazione pericolosa grazie all’espansione della Nato a est. La Nato ha sostenuto il Portogallo del dittatore Salazar, ha preparato il colpo di Stato dei Colonnelli in Grecia, ha come socio forte la Turchia di Erdogan, ha alimentato la strategia della tensione in Italia con la creazione della P2 di Lucio Gelli. E’ ora che gli europei riflettano sulle cattive amicizie. La National Security Strategy di Trump spiega che la Nato non deve più espandersi e continuare a minacciare la Russia. Ma le teste d’uovo Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Emmanuel Macron, per non parlare dell’impresentabile Kaja Kallas – la ministra degli esteri dell’Ue che voleva addirittura spazzare via la Russia e tramutarla in tante piccole regioni – invece di prendere al volo l’opportunità della svolta di Trump e correre a fare la pace con la Russia, vogliono trasformare l’Ucraina in un “porcospino armato” e continuare la guerra con Mosca come l’ultimo dei giapponesi. La sinistra europea e italiana ha sempre abbracciato le cause perse della Nato e della Ue ed è dunque complice delle loro politiche belliciste e fallimentari. Speriamo che prima o poi, oltre ai 5 Stelle, qualcuno a sinistra si accorga che occorre rivedere tutta la politica internazionale. Le basi militari nel territorio italiano ci difendono o ci trasformano in un potenziale bersaglio? E’ ora di cominciare a emanciparsi dalla Nato americana. L'articolo La Nato non difende più l’Europa, finita l’alleanza con gli Usa: è ora di cominciare a emanciparsi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Usa
Zonaeuro
Guerra Russia Ucraina
Nato
Groenlandia, nuovo record di piaggeria di Rutte: “Caro Donald, non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark”. E Trump pubblica il messaggio
“Signor Presidente, caro Donald – ciò che hai realizzato oggi in Siria è incredibile. Userò i miei contatti con i media a Davos per mettere in luce il tuo lavoro lì, a Gaza, e in Ucraina. Mi impegno a trovare una soluzione per la Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark“. Il Donald in questione e Donald Trump e il “Mark” che firma con una compiacenza che tracima nell’adulazione è Mark Rutte, segretario generale della Nato. Il testo è un messaggio privato inviato da Rutte a Trump, che quest’ultimo ha divulgato nelle scorse ore sul suo social Truth. L’sms va contestualizzato. Mentre gli appetiti del presidente degli Stati Uniti sul territorio autonomo della Danimarca crea un profonda fattura tra Washington e la Nato, dal Dopoguerra a oggi (ma chissà ancora per quanto) il pilastro fondamentale della difesa europea e del mondo occidentale, il segretario generale dell’Alleanza lo elogia derubricando la questione a un generico impegno personale a “trovare una soluzione”. Quasi la questione della Groenlandia fosse un incidente di percorso e su di essa non si giocassero i futuri equilibri dell’Occidente e la sopravvivenza stessa del Patto atlantico. Un livello di piaggeria che supera il record fatto registrare a giugno, quando Trump aveva divulgato un altro messaggio privato di Rutte, il quale dopo aver ringraziato “per la tua azione decisiva in Iran, che è stata davvero straordinaria” (il bombardamento del 22 giugno contro i siti nucleari di Teheran), magnifica il potente interlocutore per essere riuscito a convincere gli Stati Ue “a firmare per il 5 percento!” del Pil in spese militari. “Otterrai qualcosa che NESSUN presidente americano ha potuto realizzare in decenni. L’Europa pagherà in GRANDE, come dovrebbe, e sarà la tua vittoria“. “È una questione di gusti“, aveva risposto Rutte il giorno dopo a un giornalista che gli chiedeva se adulare il capo della Casa Bianca fosse la strategia giusta. I gusti evidentemente cambiano, e anche in fretta. Quando Rutte era ancora primo ministro in Olanda e Trump aveva appena perso le elezioni per il secondo mandato, i toni del leader della Nato erano diversi. “Immagini orribili da Washington Dc. Caro Donald Trump riconosci Joe Biden come prossimo presidente oggi”, twittava perentorio Rutte il 6 gennaio 2021, mentre il popolo MAGA assaltava Capitol Hill. Tre anni dopo, arrivato al vertice dell’Alleanza, Rutte rassicurava: “Davvero, smettete di preoccuparvi di una presidenza Trump”, diceva durante una visita a Londra il 10 ottobre 2024, poche settimane prima delle presidenziali Usa, perché “lo conosco bene e lavorerò con lui”. Ora abbiamo capito come, ma bisogna capire quali saranno i risultati. “Ho avuto un’ottima telefonata con Mark Rutte riguardo alla Groenlandia. Ho concordato un incontro tra le varie parti a Davos, in Svizzera”, ha scritto Trump su Truth nella notte italiana. L’isola, ha ribadito, “è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro. Su questo, tutti sono d’accordo!”. Ed è proprio su quel “Non si può tornare indietro” enunciato dal tycoon che si misurerà la bontà del “metodo Rutte”. Intanto tra le mire degli Usa e alcuni Paesi membri della Nato che inviano sull’isola qualche decina di soldati per segnalare – per quanto simbolicamente – la propria contrarietà ai progetti di Washington, la solidità dell’Alleanza atlantica rischia di riportare delle serie incrinature. L'articolo Groenlandia, nuovo record di piaggeria di Rutte: “Caro Donald, non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark”. E Trump pubblica il messaggio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
Mondo
Nato
Mark Rutte
Groenlandia, Rutte (Nato) elogia Trump: “Sta facendo bene, la Danimarca ha già aumentato le spese per la difesa”
Donald Trump “sta facendo ciò che è giusto per la Nato“. L’ultimo squillo di tromba innalzato al cielo in onore del presidente degli Stati Uniti porta la firma del segretario generale della Nato, Mark Rutte, tra i più entusiasti ammiratori del tycoon. Trump sta “incoraggiando tutti noi a spendere di più, pareggiando quanto speso dagli Stati Uniti, risultato che sarebbe stato impossibile senza di lui”, ha detto l’ex premier olandese parlando in conferenza stampa da Zagabria, in Croazia, nell’ambito della sua tournée nei Paesi membri dell’Alleanza focalizzata in particolare sull’industria della difesa. Washington ha messo in chiaro di voler ottenere il controllo della Groenlandia a costo di entrare in contrasto con la Danimarca, paese membro del Patto al quale l’isola artica appartiene, ma per Rutte “non c’è assolutamente” una crisi all’interno dell’organizzazione. “Stiamo davvero lavorando insieme – argomenta il segretario generale -. E la mia unica preoccupazione è come possiamo rimanere al sicuro, dai russi, da qualsiasi altro avversario”. Alcuni paesi europei della Nato, guidati da Regno Unito e Germania, stanno pensando a una presenza militare nell’ex colonia danese, oggi territorio autonomo. “Già l’anno scorso abbiamo avuto alcuni dibattiti conclusi con grande successo su come, come alleanza, insieme ai nostri sette alleati artici, dobbiamo lavorare insieme per garantire la sicurezza dell’Artico, e attualmente stiamo discutendo il passo successivo, come garantire un seguito pratico a tali discussioni per garantire che, come alleanza, facciamo tutto collettivamente e attraverso i nostri singoli alleati per garantire la sicurezza dell’Artico”. “Come sapete – ha proseguito il segretario generale – , ci sono otto paesi artici, sette dei quali sono all’interno della Nato, inclusi Stati Uniti e Canada, e cinque paesi in Europa, tra cui Danimarca, Inghilterra, Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia. E c’è un paese artico al di fuori della Nato, ed è la Russia. Ma si potrebbe anche sostenere che ormai la Cina sia quasi diventata una sorta di paese artico, e non geograficamente, ma almeno per la quantità delle sue attività e dei suoi interessi nella regione”. “Si tratta di una parte vitale del territorio della Nato, ed è esattamente il motivo per cui, mentre in passato la Nato non era così coinvolta nella questione dell’Artico, dal 2025, su richiesta dei sette alleati dell’estremo nord che confinano con l’Artico, l’Alleanza è diventata più coinvolta”. “A proposito – ha aggiunto Rutte -, vediamo che la Danimarca sta già accelerando i suoi investimenti in difesa, non solo in generale, ma anche per quanto riguarda capacità uniche per difendere territori come la Groenlandia. Quindi stanno acquistando più di 35 velivoli e stanno lavorando su di essi per il rifornimento in volo”. L'articolo Groenlandia, Rutte (Nato) elogia Trump: “Sta facendo bene, la Danimarca ha già aumentato le spese per la difesa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mondo
Nato
Groenlandia
Mark Rutte
La Groenlandia? Per Starmer-Macron-Merz il pericolo viene dall’est: “La Nato si rafforzi in Artico per scoraggiare la Russia”
“La Nato deve rafforzare la propria presenza nella regione” dell’Artico “per scoraggiare avversari come la Russia“. E’ la proposta avanzata del premier britannico Keir Starmer nel corso del colloquio telefonico avuto con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante il quale si è parlato di sicurezza nella regione senza che fosse citata esplicitamente la Groenlandia, secondo quanto ha riferito Downing Street. Per i tre leader i pericoli maggiori continuano a provenire da est: “Gli attacchi in corso da parte della Russia in Ucraina, compreso l’uso di un missile balistico a medio raggio Oreshnik nell’Ucraina occidentale questa mattina, costituiscono un’escalation inaccettabile“, hanno concordato Starmer, Macron e Merz nel corso della telefonata che ha avuto luogo a seguito della riunione della coalizione dei volenterosi del 6 gennaio a Parigi. “I leader hanno iniziato riflettendo sulla forte unità a sostegno dell’Ucraina emersa durante la riunione di martedì e sui buoni progressi compiuti in merito alle prossime mosse – si legge in una nota diffusa da Downing Street – E hanno accolto con favore la stretta collaborazione in corso con gli Stati Uniti per garantire una pace giusta e duratura all’Ucraina”. Dal canto suo, Starmer ha affermato che “è chiaro che la Russia sta utilizzando accuse inventate per giustificare l’attacco”. Intanto, secondo il quotidiano danese Nos, l’Alleanza atlantica starebbe valutando una missione speciale congiunta in Groenlandia allo scopo di placare Donald Trump. Nella riunione settimanale dei 32 ambasciatori dell’Alleanza è emerso che tutti i Paesi auspicano un ruolo più incisivo per l’Alleanza nell’Artico. Diversi membri hanno proposto una nuova missione nella zona sotto le insegne dell’Alleanza. Ciò rafforzerebbe significativamente la difesa dell’Artico. E soprattutto, si tratterebbe di uno sforzo congiunto, che includerebbe anche gli Stati Uniti, l’alleato più importante, e che secondo il quotidiano, allevierebbe almeno temporaneamente la tensione più acuta. L'articolo La Groenlandia? Per Starmer-Macron-Merz il pericolo viene dall’est: “La Nato si rafforzi in Artico per scoraggiare la Russia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mondo
Nato
Groenlandia
Artico
Giorgetti: “Fondi per armi non da spesa sociale”. Patuanelli: “Dove li prenderete? Ipotecate risorse del Paese”
Il governo Meloni esclude tagli alla spesa sociale e attende i dati Istat di marzo per confermare l’aumento dello 0,5% del Pil destinato al capitolo sicurezza. “L’incremento delle risorse destinate alla Difesa e alla sicurezza nazionale non graverà sui settori del welfare e delle politiche sociali, grazie all’attivazione di specifiche deroghe europee e clausole di flessibilità”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante il Question Time al Senato rispondendo a un’interrogazione di Stefano Patuanelli, capogruppo dei senatori del Movimento 5 Stelle, sulle coperture finanziarie necessarie per sostenere gli impegni assunti dall’Italia. Per gestire l’aumento degli investimenti in armamenti e sicurezza senza intaccare i servizi essenziali, il governo punta sulla clausola di salvaguardia nazionale. Accanto alla clausola nazionale si colloca il programma Safe (Security Action For Europe). L’Italia ha già presentato un piano per una quota massima di 14,9 miliardi di euro, attualmente sotto esame a Bruxelles insieme alle proposte degli altri partner UE. Il governo Meloni prevede un incremento graduale della spesa per la Difesa che potrebbe toccare un’incidenza sul Pil superiore di circa 0,5 punti percentuali entro la chiusura del triennio coperto dalla legge di bilancio. “Oggi in Aula ho fatto una domanda semplice al ministro Giorgetti: dove prenderete i soldi per aumentare di oltre 23 miliardi le spese militari nei prossimi tre anni?” ha scritto Patuanelli. “La risposta è stata un esercizio di fumo istituzionale. Si rinvia tutto a marzo, alle stime Istat, all’uscita (forse) dalla procedura di infrazione, alle clausole europee, al Safe, alle flessibilità. Ma intanto una cosa è chiarissima: l’impegno a spendere quei soldi c’è ed è nero su bianco nei documenti ufficiali del Governo”. L'articolo Giorgetti: “Fondi per armi non da spesa sociale”. Patuanelli: “Dove li prenderete? Ipotecate risorse del Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Governo Meloni
Nato
Movimento 5 Stelle
Spese Militari
Sull’Ucraina Putin aveva avvertito Bush e l’Occidente, che ha tirato dritto: nessuno stupore per quel che avviene ora
di Francesco Valendino E’ sempre antipatico dire “ve l’avevamo detto”. Specie se nessuno ha ascoltato. Eppure… Era il 6 aprile 2008, Sochi. Vladimir Putin riceve George W. Bush e gli dice, testualmente: “L’adesione della Nato di un paese come l’Ucraina creerà per voi e per noi un campo di conflitto a lungo termine”. Chiaro? Limpido? Troppo. Motivo per cui i “nostri” strateghi, quelli che ci hanno regalato Iraq, Afghanistan e Libia, hanno pensato bene di fregarsene. Due giorni prima, al vertice Nato di Bucarest, era stato partorito un capolavoro: Ucraina e Georgia “diventeranno membri”. Quando? Mah. Come? Boh. Il genio stava tutto lì: promettere abbastanza da far incazzare Mosca, ma non abbastanza da proteggere davvero Kiev. Cosa poteva andare storto? Putin, con la pazienza di chi spiega l’alfabeto a un bambino tardo, illustra punto per punto: “L’Ucraina è artificiale, si dividerà, ci sono 17 milioni di russi, mobiliterò forze anti-Nato, sarà un disastro“. Bush ascolta, annuisce, e tira dritto. Perché per i “nostri” il mondo funziona così: noi decidiamo, voi eseguite. Quattro mesi dopo la Russia invade la Georgia. Ops. Ma i “nostri” minimizzano: episodio isolato, passerà. L’importante è continuare l’espansione, perché la Nato è “difensiva” e deve allargarsi verso est per “difendersi”. Da cosa non è mai chiarissimo. Le trascrizioni declassificate rivelano che Putin aveva descritto con sedici anni di anticipo esattamente quello che viviamo oggi: conflitti congelati e scongelati a piacimento, mobilitazione anti-Nato, divisione del paese. Ma per i neocon tutto questo era irrilevante. Victoria Nuland e compagnia hanno continuato: Euromaidan 2014, cambio di regime, addestramento militare ucraino. E quando Putin nel 2022 ha fatto quello che aveva promesso nel 2008, tutti a strabuzzare gli occhi: “L’aggressione! Hitler!”. Il problema dei “nostri” è sempre lo stesso: credono che le loro intenzioni nobili cancellino le conseguenze delle loro azioni. Espandiamo la Nato per la “democrazia”? Allora va bene, e se i russi si sentono accerchiati sono loro i paranoici. Il fatto che Putin avesse avvertito è considerato prova della sua malvagità, non delle scelte scellerate occidentali. E adesso i “nostri” vorrebbero “congelare” il conflitto. Peccato che Putin aveva già spiegato nel 2008 come funziona: si congela quando serve a Mosca, si scongela quando serve a Mosca. Ma i neocon continuano: non si tratta con gli aggressori, resistere resistere. Facile, quando a resistere sono gli ucraini e a pagare siamo noi. Sapete la cosa più comica? Che tutto era evitabile. Bastava ascoltare. Bastava chiedersi se espandere la Nato ai confini russi fosse così vitale da giustificare il rischio di una guerra. Bastava un minimo di realismo geopolitico. Invece no. Meglio l’arroganza di chi crede che il mondo si piegherà sempre ai nostri voleri. Risultato: 500mila morti, un paese distrutto, l’Europa impoverita, il rischio nucleare mai così alto, e la Russia rafforzata. Chapeau, strateghi. Le trascrizioni sono lì, nero su bianco. Putin aveva avvertito. È successo quello che doveva succedere. Ma tranquilli: la colpa è tutta sua. I “nostri” sono immacolati. Del resto, ammettere gli errori richiede intelligenza. Perseverare richiede solo ideologia. E di quella ne abbiamo da vendere. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Sull’Ucraina Putin aveva avvertito Bush e l’Occidente, che ha tirato dritto: nessuno stupore per quel che avviene ora proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Mondo
Guerra Russia Ucraina
Vladimir Putin
Nato
Attacco sul fronte orientale: carri armati, colpi di mortaio, cecchini. L’esercitazione Nato in Bulgaria (con 740 soldati italiani)
Attacco sul fronte orientale, il lato Est della Nato. Nessuna guerra ibrida: un conflitto vero con carri armati, colpi di mortaio, tiratori scelti. E’ l’esercitazione – di cui racconta l’agenzia Ansa – alla quale stanno partecipando gli eserciti di sette Paesi della Nato, Italia compresa, anzi Italia “socio di maggioranza” con le truppe più numerose (740 soldati). Il teatro è la base dell’Alleanza Atlantica a Novo Selo, in Bulgaria. “Siamo pronti a ogni evenienza”, dice il colonnello Mattia Scirocco, comandante del ‘multinational battlegroup’ della base bulgara, un gruppo tattico formato dai militari di Macedonia, Romania, Bulgaria, Grecia, Albania e Turchia oltre al nostro Paese. “L’addestramento è la più solida garanzia per affrontare l’imprevedibilità del combattimento” è il ragionamento. E’ qui che il ministro della Difesa Guido Crosetto porterà i suoi auguri di Natale al contingente italiano. ‹ › 1 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 2 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 3 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 4 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 5 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 6 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 7 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 8 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 9 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 10 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 11 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 12 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 13 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 14 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 15 / 20 53670965 Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 16 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 17 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 18 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 19 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) ‹ › 20 / 20 ATTIVITÀ ADDESTRATIVE DEL CONTINGENTE ITALIANO NELLA BASE NATO DI NOVO SELO IN BULGARIA Il contingente militare italiano durante le attività addestrative nella base NATO Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Lunedì 22 Dicembre 2025 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian military contingent during the training activities at the NATO base Novo Selo Training Area, Novo Selo, Bulgaria, Monday, December 22, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse) Come racconta l’Ansa quotidianamente i soldati, con duecento mezzi in tutto, si muovono nel poligono tra le colline e negli sterrati aperti, corrono nei boschi, sparano e si riparano tra i ruderi, avanzando con i cingolati. Sui computer gli operatori seguono l’andamento della battaglia, controllano le linee di fuoco, testano le tattiche di spostamento, i soccorsi dei possibili feriti fino agli eventuali prigionieri di guerra e le attività nei centri urbani simulati. Alle manovre partecipano il carro armato Ariete, la blindo armata Centauro 2, il veicolo dal combattimento Dardo, blindati, obici semoventi e il resto della fanteria che difenderebbe quella linea rossa da scongiurare: i proiettili esplodono davvero e finiscono nel vuoto, immaginando un nemico di fronte, racconta ancora l’agenzia Ansa. “Facciamo attività convenzionale”, spiega il comandante Scirocco. Ci si addestra così dal 2022, da quando la situazione in Ucraina ha condizionato l’impegno dell’Italia e del resto del mondo contro la minaccia di un’espansione del conflitto: in questo momento sono oltre 2.323 i militari del nostro Paese impiegati per attività di deterrenza e addestramento nel cosiddetto fianco Est. Quello in Bulgaria è solo uno degli otto battlegroup europei i cui donne e uomini si alternano a cadenza semestrale e sono impiegati nell’ambito della missione Nato della Forward Land Forces, l’ex Enhanced Vigilance Activities, la presenza avanzata dell’Alleanza nata inizialmente nel 2014, a seguito della invasione russa della Crimea. Adesso le simulazioni di battaglie da trincea sono invece all’ordine del giorno, intervallate da grandi attività internazionali che hanno sempre lo stesso scopo. L’ultima grande esercitazione si era svolta il 7 novembre, con tutti gli assetti a disposizione e i soldati di varie nazioni che avevano ancora una volta combattuto in team nel poligono di Novo Selo. L'articolo Attacco sul fronte orientale: carri armati, colpi di mortaio, cecchini. L’esercitazione Nato in Bulgaria (con 740 soldati italiani) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mondo
Ucraina
Guerra Russia Ucraina
Esercito
Nato
Il Kazakistan produrrà munizioni secondo gli standard Nato per limitare la dipendenza dalla Russia. Mosca: “Mossa ostile”
Negli ultimi giorni è tornato di prepotenza sotto ai riflettori il tema di una possibile adesione dell’Ucraina alla Nato. Nelle stesse ore, anche in una regione ben diversa dall’Europa dell’Est ma che comunque “gode” della grande attenzione che le riserva Mosca, l’Alleanza Atlantica è stata causa di tensioni. Il Kazakistan, gigante centro asiatico che condivide con la Russia il secondo confine terrestre più lungo al mondo dopo quello tra Stati Uniti e Canada, avrebbe infatti lanciato un progetto che prevede investimenti per un miliardo di dollari per mettere a regime quattro fabbriche di munizioni e di artiglieria varia conformi sia agli standard “tradizionali” sia a quelli Nato. L’orizzonte temporale è a breve termine, considerando che il primo impianto entrerà in funzione nel 2027. L’obiettivo della repubblica asiatica è chiaro, ossia affrancarsi dalla dipendenza dall’eredità sovietica e dalle forniture estere, quelle della Russia su tutte, in campo militare. D’altronde sono state direttamente delle fonti dell’esercito kazaco a definire a chiare lettere il quadro. Secondo quanto riportato da alcuni media internazionali in lingua russa, alcuni ufficiali delle forze armate di Astana avrebbero sottolineato la necessità di sviluppare un piano di ammodernamento per garantire la sicurezza nazionale in un contesto internazionale così mutevole. In quell’area di mondo si tratta di un riferimento che non può che tirare in ballo il sempre più ingombrante vicino settentrionale. Il ministero della Difesa kazaco ha negato blandamente le indiscrezioni, sostenendo che il progetto non è pensato in contrapposizione a nessun paese. In ogni caso la risposta di una delle voci più dure della nomenklatura moscovita non si è fatta attendere. Alexey Zhuravlev, vicepresidente della commissione difesa della Duma di Stato, ha tuonato contro la mossa del Kazakistan, definendola “ostile”. Nelle sue dichiarazioni, riportate dal media russo Gazeta.ru, il funzionario non ha mancato di ricordare i tentativi del governo kazaco di ridurre il peso della lingua russa nella repubblica centro asiatica e gli aiuti che Astana ha mandato dal febbraio del 2022 all’Ucraina. A suo dire, tutte mosse che sono chiaramente contrarie al posizionamento ufficiale del Kazakistan, di grande vicinanza al Cremlino. Zhuravlev ha menzionato anche la situazione in cui la collaborazione con l’occidente ha, secondo lui, messo Kiev. Se non è una chiara minaccia, poco ci manca. Va detto che il Kazakistan collabora con la Nato fin dalla sua indipendenza all’inizio degli anni ‘90, una cooperazione che però si è sempre limitata al campo politico, a quello dello scambio di informazioni o a quello dell’organizzazione di esercitazioni congiunte ma sempre su base multilaterale con il coinvolgimento di vari paesi. Ciò non ha impedito ad Astana di intrattenere rapporti molto approfonditi con Mosca dal punto di vista militare, vicinanza che si concretizza sia nella relazione bilaterale sia nell’adesione kazaca alla CSTO – Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva – il principale organismo di sicurezza regionale guidato dalla Russia. A stretto giro dalla diffusione della notizia relativa al Kazakistan, la Polonia ha annunciato la possibilità di supportare l’Uzbekistan sul fronte militare. Varsavia si sarebbe proposta di mettere a disposizione di Tashkent esperti in grado di lavorare alla creazione di un centro di assistenza per la riparazione delle attrezzature e la produzione di hardware militare. Considerando il posizionamento molto duro del governo polacco rispetto al rapporto con la Russia, sicuramente al Cremlino nemmeno questo annuncio è passato inosservato. Le repubbliche dell’Asia Centrale si stanno sempre più rendendo protagoniste di un gioco di equilibrio che le vede ampliare le proprie relazioni internazionali – in queste ore i presidenti regionali sono in Giappone per un summit congiunto con il paese nipponico – prestando allo stesso tempo molta attenzione a non rompere con la Russia. Il fronte militare potrebbe però riservare sorprese, in negativo, in tal senso. L'articolo Il Kazakistan produrrà munizioni secondo gli standard Nato per limitare la dipendenza dalla Russia. Mosca: “Mossa ostile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mondo
Russia
Nato
Kazakistan
Nato e Gran Bretagna parlano di guerra imminente con la Russia. L’Alleanza spende in armi 10 volte più di Mosca (e l’Ue più del doppio)
Mentre Washington, Mosca e Kiev manifestano soddisfazione per gli ultimi colloqui di pace sull’Ucraina, in Europa si continua a parlare di guerra. Non di quella che da quasi quattro anni sta martoriando la popolazione civile ucraina, ma quella che verrà. Almeno secondo loro. L’11 dicembre è stato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a dichiarare che “noi siamo il prossimo obiettivo della Russia e siamo già in pericolo“. L’ex primo ministro olandese si è contraddistinto, da quando è salito alla guida dell’Alleanza, per le dichiarazioni roboanti e, in alcuni casi, allarmiste. “La pace è finita“, ha poi ribadito Ursula von der Leyen. Lo pensa anche il capo di Stato maggiore della Difesa britannico, Richard Knighton, che rivolgendosi direttamente alla popolazione ha detto: “Le famiglie devono essere pronte a mandare i loro figli e le loro figlie in guerra contro la Russia”. Una guerra che, aggiunge sempre Rutte, potrebbe scoppiare entro i prossimi cinque anni, nonostante Mosca ribadisca ad ogni occasione di non avere mire espansionistiche in territorio Nato. Il disimpegno americano, però, spaventa gli alleati ed è per questo che gli Stati membri si sono impegnati non solo a raggiungere la quota del 2% del Pil in spese nella Difesa nel 2025, ma ad alzare questa percentuale al 5% (il 3,5% destinato alle spese militari tradizionali, mentre l’1,5% in sicurezza allargata che include cybersicurezza, infrastrutture e mobilità militare) entro il 2035. Per capire quanto, ad oggi, la Russia e i suoi alleati rappresentino una minaccia per l’Europa non resta quindi che quantificare le spese militari dei due blocchi. IL FRONTE OCCIDENTALE Il grosso della spesa del blocco Nato riguarda naturalmente gli Stati Uniti. Il 17 dicembre il Senato ha approvato in via definitiva, in attesa della firma finale del presidente Donald Trump, il National Defense Authorization Act (NDAA), la legge federale americana che stabilisce la spesa futura per la Difesa. Per il 2026 quella degli States si conferma in linea col 2025, con 900 miliardi di dollari contro gli 895 dell’anno precedente, circa 765 miliardi di euro. Anche l’Unione europea fa segnare un trend in salita: nel 2025 la spesa per la Difesa è aumentata dell’11%, con 381 miliardi di euro che superano i 344 del 2024. Una tendenza che non conoscerà un’inversione nei prossimi anni, visto che la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha lanciato il suo piano di riarmo, che adesso si chiama Preserving Peace, che nel 2035 potrebbe aver raggiunto un costo totale effettivo di 6.800 miliardi di euro. E alcuni Paesi si sono già adeguati: la Germania, ad esempio, ha stanziato 850 miliardi per il suo piano di riarmo. Già sommando le spese 2025 di Stati Uniti e Unione europea, la cifra totale raggiunge quota 1.141 miliardi. Se si vuol allargare lo sguardo alla Nato, ecco che devono essere tenuti in considerazione almeno gli altri tre attori principali all’interno dell’Alleanza: Regno Unito, Turchia e Canada. Londra vanta una spesa militare decisamente alta per gli standard europei, dato che nel 2025 ha deciso di investire 68 miliardi di euro nel comparto della Difesa. Istanbul, che, va detto, non sembra prendere nemmeno in considerazione l’ipotesi di uno scontro armato con la Russia, partner importante per il Paese del presidente Recep Tayyip Erdoğan, nel 2025 ha speso 33,4 miliardi e prevede un aumento del 33% per il 2026, per un totale di oltre 43 miliardi. Ottawa, infine, ha contribuito con 21 miliardi. Solo con questi tre Paesi in più, il totale sale a 1.263 miliardi di euro. IL FRONTE ORIENTALE La cifra investita dal blocco Nato è quasi 10 volte superiore a quella della Russia. Mosca nel 2025 ha investito 142 miliardi di euro nell’industria della Difesa e secondo il Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino questa cifra sembra addirittura destinata a calare nel 2026, non si sa se per una previsione di fine conflitto o altro. Con una sproporzione del genere, pensare a un attacco russo su suolo Nato appare molto difficile. Anche ipotizzando un disimpegno totale di Stati Uniti e Turchia dallo scontro con Mosca, i Paesi rimanenti varrebbero comunque 465 miliardi di investimenti all’anno in Difesa, più del triplo della Federazione. Certo, stiamo parlando di Stati che non conoscono una guerra sul loro suolo da decenni, ma allo stesso tempo la Russia viene da quasi quattro anni di conflitto nel quale ha sacrificato un enorme quantità di mezzi, energie (anche economiche) e perso centinaia di migliaia di soldati. È possibile ipotizzare che Vladimir Putin, o chi per lui, possa godere addirittura dell’appoggio militare della Cina, il più grande esercito al mondo? La storia della Repubblica Popolare, più aggressiva in campo economico che militare, dice il contrario. Anche tenendo conto che l’unico dossier che potrebbe portarla a impugnare le armi sembra quello di Taiwan. Ma se, per assurdo, questa alleanza militare dovesse nascere, stiamo parlando di una potenza che nel 2024 ha speso 230 miliardi di euro nella Difesa e ha annunciato, per il 2025, un aumento del 7% che porterebbe il totale a 246 miliardi totali. Alcuni osservatori sostengono, però, che la spesa reale potrebbe far registrare un balzo in avanti del 40%, fino a 322 miliardi. Ecco, solo unendo questa cifra a quella della Russia si può raggiungere quella di una Nato privata di Stati Uniti e Turchia, con la Russia che godrebbe di una netta superiorità nel campo degli ordigni nucleari. Resta da capire se questa ipotesi rientri nel campo della realtà o della fantasia. X: @GianniRosini L'articolo Nato e Gran Bretagna parlano di guerra imminente con la Russia. L’Alleanza spende in armi 10 volte più di Mosca (e l’Ue più del doppio) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mondo
Russia
Unione Europea
Nato
Perché il possibile accordo tra Kiev e Mosca di cui si parla ora avrebbe potuto evitare anni di guerra
di Stefano Briganti In queste settimane c’è un turbinio di incontri e di viaggi transoceanici. Incontri a Miami, Mosca, Londra, Parigi, Roma, Berlino. I rappresentanti ucraini che volano da una capitale europea all’altra passando per Miami e Washington. Zelensky in tour nelle capitali europee. Da una costa all’altra dell’Atlantico viaggiano documenti che contengono una volta 28 punti che poi diventano 19, poi tornano ad essere 22 e ora sembra siano 20 che comunque sono il doppio dei famosi “10 punti per una pace giusta non negoziabili” di Zelensky 2024. Una prima interlocuzione con Mosca sulla versione a “19 punti” è stata negativa perché non risolveva i problemi che, come afferma Mosca, essendo alla radice delle cause della guerra debbono essere risolti una volta per tutte. In primis la non adesione ucraina alla Nato e poi il livello di armamento ucraino e le cessioni territoriali. E’ perciò ripartito un nuovo giro di valzer in formato E3 (Francia, Germania, Inghilterra) con Zelensky, Rutte e la delegazione Usa. In tutto questo lavorio, Mosca attende e continua a martellare e a conquistare terreno in Ucraina. Dalle indiscrezioni lasciate trapelare, si prevede che Kiev rinuncerà definitivamente all’adesione dell’Ucraina nella Nato, i territori del Donbass controllati dai russi passeranno alla Federazione Russa mentre si tratta sulle porzioni che sono ancora sotto il controllo di Kiev, le forze armate ucraine saranno non superiori a quelle attuali (muore così il “porcospino d’acciaio”). Soprattutto, e giustamente, si stanno stabilendo delle forti e solide garanzie di sicurezza che gli “alleati”, Europa in testa, dovranno garantire all’Ucraina. Con questa conclusione e il possibile accordo tra Kiev e Mosca come si può non tornare indietro di quattro anni? Alla bozza di accordo, il “Treaty on Neutral Permanent Status and Security Guarantees for Ukraine”, che stavano negoziando i russi e gli ucraini nei primi tre mesi di conflitto; alla dichiarazione di Zelensky del 28 febbraio 2022 che apriva alla neutralità ucraina; all’intervista a Davide Arakhamia, allora capo delegazione ucraino, che spiega cosa preoccupava gli ucraini e infine alla visita di Johnson a Kiev che lo stesso Arakhamia ben descrive. Come si può non paragonare quella bozza stracciata da Zelensky, che aveva gli stessi contenuti che ora Kiev sta accettando con in più l’aggravante delle cessioni territoriali che non erano contemplate in quei negoziati? Oggi le trattative per un accordo vedono un impegno forte degli “alleati” al fianco di Kiev; nel 2022 purtroppo le cose non andarono così perche gli “alleati di Kiev”, di cui Johnson si fece portavoce, avevano obiettivi diversi da quello di far terminare la guerra. Infine come si può ignorare che la strategia bellicista degli “alleati” di Kiev, e in primis dell’Europa, non ha cambiato le sorti del conflitto sul campo, non ha devastato l’economia russa e non ne ha bloccato la macchina bellica? La colpa della Russia è quella di aver invaso un paese sovrano e la colpa dell’Europa/Nato è quella di non aver impedito l’invasione e di non aver impedito che la guerra continuasse lasciando che venissero devastate l’economia, la società, le infrastrutture e la demografia di un intero paese. Ma soprattutto non si dovrebbe mai dimenticare che non fermarla prima, potendolo fare, è costato centinaia di migliaia di morti, una generazione spazzata via e centinaia di miliardi bruciati in armi; sangue ucraino e soldi sacrificati per niente. E’ verosimile che la guerra finirà con accordi che sostanzialmente soddisferanno Mosca (che vince sul campo di battaglia) e che decreteranno il fallimento della strategia di Kiev e dei suoi alleati. Questi ultimi cercheranno di costruire una forma di “vittoria” nella sconfitta, ma più di tutto proveranno a nascondere il fallimento dietro un paravento nuovo fiammante e ben illustrato dall’ultima dichiarazione di Rutte: “Il prossimo obiettivo della Russia è la Nato. Dobbiamo prepararci velocemente per questa guerra”. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Perché il possibile accordo tra Kiev e Mosca di cui si parla ora avrebbe potuto evitare anni di guerra proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Mondo
Guerra Russia Ucraina
Nato