Non siamo a “uno stramilione di biliardoni”, e neppure a “un ottone di
millantoni”, numeri inventati da Gianni Rodari nel suo Favole al telefono, ma
poco ci manca. Per i comprensori sciistici marchigiani non si bada a spese,
attingendo risorse dove possibile, ma soprattutto ai fondi per il sisma. Degli
oltre 99 milioni destinati nel settembre 2021 dal Contratto istituzionale di
sviluppo aree sisma, quasi 34,5 milioni di euro sono finiti a piste e impianti
di risalita. Dei cento milioni stanziati dal Fondo complementare Pnrr sisma
2009-2016, oltre 28,8 milioni. “Opere come queste hanno un valore che va oltre
la funzione tecnica: rappresentano un tassello del rilancio turistico e
ambientale dell’Alto Nera, una delle aree più duramente colpite dal sisma del
2016”, ha spiegato a novembre scorso il Commissario straordinario Guido Castelli
a proposito dell’intervento sul garage per i mezzi battipista sul Monte Prata, a
Castelsantangelo sul Nera.
Ci sono poi i “Contributi regionali ai beneficiari pubblici e privati per
l’innovazione degli impianti a fune e per la valorizzazione dei comprensori
sciistici”: quasi 1,6 milioni di euro nel 2022, altri 319.995 nel 2023, 804mila
nel 2025 (questi ultimi ancora da ripartire tra i beneficiari). Non di rado
intervengono direttamente i comuni: la cabinovia Frontignano-Cornaccione è stata
finanziata in parte dal Comune di Ussita con quasi 500mila euro. Non è finita,
perché c’è anche il fondo nazionale da 230 milioni di euro del ministero del
Turismo “per la realizzazione di interventi di ristrutturazione, ammodernamento
e manutenzione degli impianti di risalita a fune e di innevamento artificiale”:
in graduatoria ci sono la Sassotetto srl che gestisce gli impianti di Sassotetto
di Sarnano (Macerata), con quasi 9,5 milioni di euro, e la Monte Catria Impianti
Scarl, nel Pesarese, con 9,05 milioni di euro.
Insomma, Regione, comuni e governo nazionale – a prescindere dagli schieramenti
politici – continuano a essere convinti che il rilancio delle località montane
marchigiane passi per i comprensori sciistici. Nonostante di neve, naturale, ne
cada sempre meno, come mostrano i progetti di bacini artificiali per
l’innevamento programmato, nonché i cosiddetti “ristori regionali” per la
mancanza di precipitazioni nevose: 650mila euro nel 2024, aumentati a 750mila
nel 2025. Per farsi un’idea, a Monte Prata (Maceratese) sono stati stanziati due
milioni di euro per le opere di accesso al comprensorio ed è in programma una
nuova seggiovia da 5,6 milioni. A Frontignano di Ussita, ancora nel Maceratese,
la nuova cabinovia per Cornaccione ha impegnato 17 milioni di euro. “Solo” 3,5
milioni di euro per il Monte Catria, in provincia di Pesaro e Urbino.
“L’economia della neve continua a essere al centro degli investimenti,
nonostante i dati relativi all’ambiente e al clima dovrebbero suggerire altro.
Ritenendo che, attraverso la realizzazione di nuovi impianti di risalita, si
possano riqualificare territori in sofferenza”, dice a ilfattoquotidiano.it
Marco Ciarulli, Presidente di Legambiente Marche. Una miriade di progetti, non
di rado nel bel mezzo di aree naturali tutelate, come denunciato in diverse
circostanze dalle associazioni ambientaliste. “Molte zone erano già instabili.
Ora il rischio per i paesi a valle, come Frontone, è aumentato. Tagliare gli
alberi accelera il dissesto”, denuncia il geologo Andrea Dignani. Quando ci si
renderà conto che è diventato necessario adeguarsi al cambiamento climatico?
L'articolo Marche, i fondi per il sisma finiscono allo sci: stanziati oltre 60
milioni per piste e impianti dove non nevica più proviene da Il Fatto
Quotidiano.