“Preside pesciara, via dall’Agraria”. È scontro tra i tifosi dell’Ascoli Calcio
e la preside dell’Istituto Tecnico Agrario “Celso Ulpiani” della città, Rossana
Moretti. A dividere la scuola ci ha pensato il calcio. Da una parte i ragazzi
che stanno con “la Regina delle Marche”. Dall’altra parte la preside che in un
post pubblicato sullo stato WhatsApp, al termine del derby calcistico tra
Sambenedettese e Ascoli, ha scritto: “Ridicoli bianconeri… esultare dinanzi a
una curva vuota! Tipico dell’ascolano!”.
Nei giorni scorsi al termine dell’incontro disputato al ‘Riviera delle Palme’,
infatti, i calciatori di Francesco Tomei, per rendere tributo ai propri tifosi
che non hanno potuto assistere alla partita a causa delle restrizioni per motivi
di ordine pubblico, hanno deciso di ripetere il consueto rituale della corsa
sotto la curva. Un gesto che la preside ha voluto commentare tra amici. Un post
– rimosso subito dopo – ma rintracciato dagli ultras dell’Ascoli che non hanno
perdonato Moretti.
Venerdì mattina, infatti, sul cancello della scuola è apparso lo striscione:
“Preside pesciara, via dall’Agraria”. Per chi non lo sapesse la parola
dialettale “pesciara” è un riferimento alla costa e a chi si occupa di pesca. Un
conflitto, quello tra Moretti e i tifosi dell’AC Ascoli 1898 che ha sollevato
una serie di polemiche. Qualche papà, sui social, si è schierato contro la
preside definendola “inadatta a ricoprire il ruolo di educatore” mentre altri
hanno preso le sue difese spiegando che la situazione è degenerata. Sul sito
“PicenoNews24” è apparso un articolo molto critico definendo la mossa della
dirigente “un passo falso clamoroso, senza precedenti, che continua a generare
sdegno e indignazione nei confronti della città offesa dal suddetto post, così
come tra gli stessi professori dell’Agraria e i genitori dei ragazzi che temono
per l’incolumità dei propri figli”.
Un caso sul quale Moretti – contattata dal nostro giornale – risponde con una
lunga lista di autoelogi in terza persona: “Sono nata a San Benedetto del Tronto
ma ho girato l’Italia per lavorare nel privato prima di insegnare e poi fare la
preside. Nel 2019 ho vissuto il periodo del Covid già ad Ascoli Piceno dove mi
sono trasferita all’“Ulpiani” che era in declino. Non ho mai commentato nulla,
non ho un solo social. Posto ogni tanto qualcosa sullo stato di WhatsApp. Ho
sempre avuto un basso profilo perché mi sento servitrice dello Stato. Ho
lavorato 24 ore al giorno. Al posto di risponderle su quello striscione io
vorrei chiedere: cosa ne pensano i ragazzi di me? La preside Moretti è a capo di
una nave che funziona benissimo. Ora l’“Ulpiani” grazie a me è rifiorito, l’ho
ristrutturato completamente; durante la mia gestione ho captato fondi per i
vigneti; ho consolidato e triplicato il fatturato. Sono stata persino
all’ospedale per stress. Ho preso il patentino trattori e cingolati. Ho
investito un paio di milioni di euro. Ho trovato altri 350milioni di euro per
riconvertire il campo da pallacanestro. Dietro a ogni percorso c’è la preside
Moretti che lavora 15-18 ore al giorno. Il sindaco di Ascoli mi stima. Abbiamo
vinto il premio sulla comunicazione e marketing. Sfido chiunque a dire la
pesciara deve andare via”.
In merito al clamore suscitato dalla sua dichiarazione, invece ci dice: “Ho
ricevuto un messaggio di solidarietà della direttrice dell’Usr Donatella
D’Amico. Alcuni giornalisti hanno ucciso la figura professionale e etica della
preside Moretti, ma ho ricevuto appoggio e vicinanza da tanta gente. Non posso
leggere il marcio che si può buttare contro me. Non sono tifosa di alcuna
squadra. Lo può attestare il fatto che si è trattato di una battuta ironica
fatta con gli amici ascolani. Nessuno voleva togliere il merito alla squadra. È
tutto assurdo. Sono state scritte solo frasi offensive contro di me. Fossi stata
una tifosa della Sambenedettese quel club avrebbe reagito. Il mio è stato un
atto di ingenuità, sono rimasta incastrata da ingranaggi tra tifoserie. A chi
realmente conosce la preside Moretti chiedo se me ne devo andare per una
leggerezza ironica scritta sullo “stato” visibile a poche persone. Lo striscione
non l’ho visto perché ero a Fermo con alcune classi ma mi chiedo: ora cosa mi
posso aspettare?”.
L'articolo Bufera sul post di una preside dopo il derby Samb-Ascoli, a scuola
spunta uno striscione: “Pesciara, via dall’Agraria”. Lei si difende: “È tutto
assurdo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un maremmano decapitato e legato, come fosse incaprettato, e almeno altri 26
cani e un gatto (in tutto 28 animali), i cui resti erano chiusi in buste di
plastica. È il ritrovamento horror fatto nel finesettimana nelle Marche, tra
Loreto, in provincia di Ancona, e Scossicci, zona di Porto Recanati, nel
Maceratese. Un vero e proprio “cimitero” clandestino su cui ora indaga la
procura di Macerata con la pubblico ministero, Stefania Ciccioli, che ha aperto
un fascicolo d’indagine per uccisione di animali.
La scoperta è avvenuta sabato 7 febbraio, attorno alle 13,45, grazie a Fonzie,
un cucciolotto di un anno del canile di Osimo, Lilly e i vagabondi, che si
trovava in passeggiata, in una zona poco frequentata d’inverno, lungo uno
stradone che da Villa Musone, frazione di Loreto, conduce al mare, per un
possibile pre-affido insieme a un’educatrice e alla sua ipotetica futura
“mamma”. Un momento per permettere ai futuri padroni di conoscere il cane e
vedere come si comporta in un momento di quotidianità che però si è trasformato
in un’esperienza scioccante. “Fonzie mentre erano in passeggiata ha cominciato
ad abbaiare e tirare verso il guardrail – racconta al Fatto Quotidiano Manuela
Pallotta, dell’associazione Amici Animali Odv di Osimo che si occupa, tra gli
altri, anche del canile cittadino – Tirava e non si capiva il perché. A un certo
punto la volontaria si è affacciata e ha visto il primo cane, il maremmano. Era
legato, incaprettato con nastro adesivo e busta di plastica. Sembrava
decapitato”.
L’associazione a quel punto chiama i carabinieri forestali, di cui hanno i
contatti per segnalare casi di maltrattamenti. Insieme a loro arrivano anche le
guardie zoofile e altre associazioni della zona. “Hanno cercato la testa del
cane e hanno cominciato a trovare altri resti di cani dentro buste di plastica,
quelle per il mangime o per il terriccio. Inizialmente ne hanno trovati solo
tre, perché poi si è fatto buio. Domenica mattina altri 15 e lunedì altri
ancora”, ci racconta ancora Pallotta. In tutto 28 animali. Il cane trovato da
Fonzie è il più “recente”, lì, secondo le prime analisi, “da circa tre giorni”.
“Gli altri erano in diversi stadi di decomposizione – spiega ancora – Un altro
cane, un esemplare da caccia, aveva ancora il teschio, i denti e un po’ di pelo.
Aveva un paio d’anni”. Simbolo, ci spiega la volontaria, che non si trattava
solo di cani “vecchi”, ma anche di animali giovani.
Tutte le ipotesi sono ancora al vaglio: i resti sono stati consegnati
all’Istituto zooprofilattico di Tolentino che ora li dovrà analizzare insieme
alla carcassa, integra di tessuti, del pastore maremmano trovato da Fonzie.
Intanto proseguono le indagini dei carabinieri forestali di Recanati e della
sezione Conero di Ancona, insieme alla Scientifica dei carabinieri, per cercare
di individuare chi abbia potuto abbandonare i resti e in che modo gli animali
siano morti.
La zona in cui sono stai ritrovati i resti, abbastanza nascosta, incolta e poco
frequentata soprattutto in inverno, e la modalità di “smaltimento”, chiusi in
sacchi, secondo la volontaria dell’associazione fanno pensare “a una stessa
mano“, probabilmente di qualcuno “del posto che conosce la zona e sa che non ci
passa nessuno”. Vicino ai resti, precisa, “sono state trovate anche buste con
pallottole da caccia, accetta e mazze“. Secondo Pallotta potrebbe trattarsi
anche di qualcuno “senza scrupoli” che fa questo “per altri”. Le ipotesi della
volontaria, che da anni frequenta i canili della zona, sono molteplici, da cani
morti che i proprietari non vogliono smaltire in discarica “per non spendere
soldi”, ad animali giovani, come il maremmano, magari “non buoni per la caccia o
per la pastorizia”.
L’appello dell’associazione è a farsi avanti, anche in forma anonima,
comunicando qualsiasi notizia utile ai canali dell’associazione che poi
informerà le autorità competenti. In generale, spiega infine Pallotta, se ci si
imbatte in situazioni ambigue che riguardano gli animali, per segnalazioni è
possibile contattare “le guardie zoofile o la polizia municipale in caso di
problemi amministrativi, come per esempio cani che vivono in box troppo
piccoli”, o i carabinieri forestali “in casi peggiori, come i maltrattamenti”.
Ora il pensiero va anche a Fonzie che, in ogni caso, ha subìto un momento di
stress. “Nei prossimi giorni faremo un’altra prova in passeggiata per il
pre-affido”, rassicura ancora la volontaria, sperando che l’adozione del
cucciolotto coraggioso vada a buon fine.
Nella foto il maremmano trovato legato e decapitato e Fonzie, il cane che ha
scoperto i resti
L'articolo Cani decapitati e chiusi in sacchi, scoperto “cimitero” clandestino
nel Maceratese. Il ritrovamento grazie a un cucciolone del canile proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Una violenta mareggiata da sud, praticamente in assenza di vento o piogge
particolari, l’esondazione del fiume Musone a causa del mare che non riceve, e
conseguenti allagamenti e danni a strutture balneari su tutti i 9 chilometri di
lungomare di Porto Recanati, in provincia di Macerata, in particolare a
Scossicci ma anche nella zona sud del centro. La strada provinciale è stata
chiusa a causa dei detriti lasciati dal mare. L’emergenza, iniziata nella tarda
serata di ieri con gli allagamenti e i disagi per gli chalet, è poi proseguita e
si è aggravata nella notte con l’uscita del fiume Musone che ha provocato altri
danni anche alla strada lungo la costa. Ieri sera la furia del mare ha divelto
anche la protezione con grandi sacchi di sabbia posti come barriera per alcuni
stabilimenti balneari, con l’acqua che è penetrata in alcuni chalet e altre
strutture. “Diciotto anni di lavoro ed è tutto finito” ha detto Giuseppe
Frisari, titolare di uno chale sul lungomare.
L'articolo Mareggiata nelle Marche, distrutti chilometri di costa a Porto
Recanati. Sindaco: “Erosione che va avanti da decenni” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Ha dovuto attendere per oltre 8 ore per avere una barella, tanto da doversi
sdraiare per terra, nonostante un grave tumore che gli causa un dolore che gli
impedisce di stare seduto a lungo. Quanto accaduto a un paziente di 60 anni,
Franco, nel pronto soccorso di Senigallia – e documentato dalla moglie, Cecilia,
in una foto – sta provocando un terremoto interno all’Azienda sanitaria
territoriale di Ancona, sotto la quale ricade la struttura, e nel mondo politico
non solo marchigiano.
La direzione dell’Ast ha “immediatamente disposto verifiche interne” per
approfondire il caso di quel giaciglio di fortuna approntato dal paziente e la
direzione assicura che verranno analizzate “tutte le circostanze che hanno
indotto il paziente a dover optare per questa soluzione, cosa che appare di
straordinaria gravità”, poiché – secondo l’Azienda sanitaria – una situazione
simile “non si è mai verificata” nell’ospedale Principe di Piemonte.
Inevitabilmente, il caso è diventato immediatamente politico nella Regione
guidata da Francesco Acquaroli, esponente di Fratelli d’Italia molto vicino alla
presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Non è una semplice brutta storia. È il ritratto crudele di una sanità regionale
che ha smarrito la sua missione fondamentale: prendersi cura delle persone,
soprattutto delle più fragili”, tuonano le deputate del Pd Irene Manzi e Ilenia
Malavasi. “Il problema è strutturale e politico. È il risultato di scelte
precise: tagli, depotenziamento degli ospedali pubblici, pronto soccorso
lasciati senza personale e senza posti letto, territori abbandonati a sé stessi.
La foto scattata da Cecilia non è una provocazione – attaccano – È una denuncia.
È lo specchio di una Regione che chiede sacrifici ai cittadini ma non garantisce
nemmeno l’essenziale a chi soffre”.
“Sembra piuttosto evidente che qualcuno ha erratamente sottovalutato una
situazione delicata”, ha detto l’assessore marchigiano alla Sanità Paolo
Calcinaro sostenendo però che nessuno debba semplificare “la nostra sanità con
quell’episodio perché sarebbe ingeneroso verso tanti professionisti e lavoratori
del settore”. Tuttavia, ha amesso, “al lavoro, perché ovvio ce n’è tanto da
fare”. Per il M5s quelle immagini “sono semplicemente disumane”. Per i
parlamentari pentastellati delle Commissioni Affari sociali di Camera e Senato,
si tratta di “una situazione indegna di un Paese civile” che segna “un punto di
non ritorno di fronte al quale non possiamo più accettare che il Governo
continui a prendere in giro gli italiani con false promesse, una vergognosa
propaganda e la collezione di tagli e fallimenti che siamo costretti a
sopportare”.
L'articolo Malato di tumore a terra in pronto soccorso a Senigallia: “Otto ore
senza barella”. Pd-M5s: “Disumano e indegno” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’agenzia è chiusa, il telefono squilla a vuoto e la titolare sembra svanita nel
nulla. A Fano cresce l’angoscia intorno alla scomparsa di Antonella Ago, 63
anni, storica titolare dell’agenzia “Il vicolo dei viaggi”, nel pieno centro
cittadino. Da giorni la donna risulta irreperibile, tanto che familiari e
clienti si sono rivolti ai carabinieri per chiedere chiarimenti e avviare le
ricerche. La notizia è riportata da Il Messaggero.
Tutto è iniziato subito dopo l’Epifania: la figlia di Ago, non riuscendo più a
contattarla telefonicamente e non trovandola nemmeno a casa, ha presentato
denuncia. Un gesto definito dagli stessi conoscenti come inevitabile, vista
l’assoluta anomalia della situazione: Antonella Ago lavora da oltre trent’anni
nel settore turistico ed è sempre stata descritta come una professionista
presente, reperibile e scrupolosa.
Nel frattempo, anche diversi clienti si sono rivolti ai carabinieri della
compagnia di Fano: alcuni avevano viaggi imminenti già pagati, altri si erano
recati fisicamente in agenzia per ritirare documenti e biglietti, trovando però
la saracinesca abbassata e le luci spente. Inizialmente si era pensato a un
disguido tecnico o a un ritardo nella riapertura dopo le festività, ma con il
passare delle ore la preoccupazione è aumentata. A rendere il quadro ancora più
enigmatico è un post comparso mercoledì sulla pagina Facebook dell’agenzia, che
pubblicizzava un viaggio in Giappone. Secondo esperti di comunicazione digitale,
il contenuto potrebbe essere stato programmato giorni prima, ma per molti
clienti è stato un segnale fuorviante che ha ritardato l’allarme.
Tra le testimonianze raccolte dal quotidiano romano c’è quella di Loredana,
residente in Romagna, che racconta di aver versato circa 6mila euro per un
viaggio di gruppo in Vietnam. “Ad ottobre l’agenzia aveva pubblicizzato un
viaggio dall’11 al 26 gennaio 2026. Io e mio marito avevamo già saldato tutto e
saremmo dovuti partire da Milano domenica prossima“, spiega. “Non ricevendo più
risposta e trovando l’agenzia chiusa mi sono rivolta ai carabinieri. Mi hanno
detto che non ero la prima a segnalare il problema. Non mi era mai successo
nulla di simile”.
I militari dell’Arma hanno avviato accertamenti e parlano, al momento, di un
possibile allontanamento volontario, ma precisano che nessuna ipotesi è esclusa:
le indagini sono in corso e puntano a chiarire sia le ragioni della scomparsa
sia la posizione dei clienti che rischiano di perdere le somme già versate.
L'articolo “Ho pagato 6mila euro e ora non parto”: sparisce la titolare
dell’agenzia viaggi, clienti su tutte le furie ma è giallo su che fine abbia
fatto Antonella Ago proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giorni di precipitazioni nevose sull’Appennino umbro-marchigiano, a partire da
ieri, 4 gennaio, e fino a domani, giorno dell’Epifania. Coinvolte Fabriano
(Ancona) e Serravalle di Chienti (Macerata), a ridosso del valico di Colfiorito.
Neve anche alle quote più alte dell’Appennino, a partire da Frontignano
(Macerata) e sulle cime montuose dell’entroterra, con accumuli variabili in base
all’altitudine e all’intensità delle precipitazioni. Insieme alla neve, anche i
primi disagi: nella zona di Fabriano sono decine gli interventi dei vigili del
fuoco a causa di alberi caduti sulla sede stradale per le precipitazioni nevose,
per rimuovere le piante e ripristinare la viabilità.
L'articolo Nevica sull’Appennino umbro-marchigiano, i vigili del fuoco
intervengono per liberare la strada dagli alberi caduti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Non siamo a “uno stramilione di biliardoni”, e neppure a “un ottone di
millantoni”, numeri inventati da Gianni Rodari nel suo Favole al telefono, ma
poco ci manca. Per i comprensori sciistici marchigiani non si bada a spese,
attingendo risorse dove possibile, ma soprattutto ai fondi per il sisma. Degli
oltre 99 milioni destinati nel settembre 2021 dal Contratto istituzionale di
sviluppo aree sisma, quasi 34,5 milioni di euro sono finiti a piste e impianti
di risalita. Dei cento milioni stanziati dal Fondo complementare Pnrr sisma
2009-2016, oltre 28,8 milioni. “Opere come queste hanno un valore che va oltre
la funzione tecnica: rappresentano un tassello del rilancio turistico e
ambientale dell’Alto Nera, una delle aree più duramente colpite dal sisma del
2016”, ha spiegato a novembre scorso il Commissario straordinario Guido Castelli
a proposito dell’intervento sul garage per i mezzi battipista sul Monte Prata, a
Castelsantangelo sul Nera.
Ci sono poi i “Contributi regionali ai beneficiari pubblici e privati per
l’innovazione degli impianti a fune e per la valorizzazione dei comprensori
sciistici”: quasi 1,6 milioni di euro nel 2022, altri 319.995 nel 2023, 804mila
nel 2025 (questi ultimi ancora da ripartire tra i beneficiari). Non di rado
intervengono direttamente i comuni: la cabinovia Frontignano-Cornaccione è stata
finanziata in parte dal Comune di Ussita con quasi 500mila euro. Non è finita,
perché c’è anche il fondo nazionale da 230 milioni di euro del ministero del
Turismo “per la realizzazione di interventi di ristrutturazione, ammodernamento
e manutenzione degli impianti di risalita a fune e di innevamento artificiale”:
in graduatoria ci sono la Sassotetto srl che gestisce gli impianti di Sassotetto
di Sarnano (Macerata), con quasi 9,5 milioni di euro, e la Monte Catria Impianti
Scarl, nel Pesarese, con 9,05 milioni di euro.
Insomma, Regione, comuni e governo nazionale – a prescindere dagli schieramenti
politici – continuano a essere convinti che il rilancio delle località montane
marchigiane passi per i comprensori sciistici. Nonostante di neve, naturale, ne
cada sempre meno, come mostrano i progetti di bacini artificiali per
l’innevamento programmato, nonché i cosiddetti “ristori regionali” per la
mancanza di precipitazioni nevose: 650mila euro nel 2024, aumentati a 750mila
nel 2025. Per farsi un’idea, a Monte Prata (Maceratese) sono stati stanziati due
milioni di euro per le opere di accesso al comprensorio ed è in programma una
nuova seggiovia da 5,6 milioni. A Frontignano di Ussita, ancora nel Maceratese,
la nuova cabinovia per Cornaccione ha impegnato 17 milioni di euro. “Solo” 3,5
milioni di euro per il Monte Catria, in provincia di Pesaro e Urbino.
“L’economia della neve continua a essere al centro degli investimenti,
nonostante i dati relativi all’ambiente e al clima dovrebbero suggerire altro.
Ritenendo che, attraverso la realizzazione di nuovi impianti di risalita, si
possano riqualificare territori in sofferenza”, dice a ilfattoquotidiano.it
Marco Ciarulli, Presidente di Legambiente Marche. Una miriade di progetti, non
di rado nel bel mezzo di aree naturali tutelate, come denunciato in diverse
circostanze dalle associazioni ambientaliste. “Molte zone erano già instabili.
Ora il rischio per i paesi a valle, come Frontone, è aumentato. Tagliare gli
alberi accelera il dissesto”, denuncia il geologo Andrea Dignani. Quando ci si
renderà conto che è diventato necessario adeguarsi al cambiamento climatico?
L'articolo Marche, i fondi per il sisma finiscono allo sci: stanziati oltre 60
milioni per piste e impianti dove non nevica più proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Due persone sono morte vicino all’aeroporto di Fano durante un volo con il
paracadute. I due – un uomo e una donna – si sarebbero lanciati insieme a
un’altra coppia e, stando a una prima ricostruzione, i loro paracaduti si
sarebbero intrecciati non permettendo di atterrare in sicurezza: sarebbero
precipitati da circa 50 metri di altezza.
La coppia si sarebbe attorcigliata in volo precipitando poi a terra, si apprende
da stesse fonti che hanno visto la scena e sentito il forte rumore della caduta
a terra. L’uomo era un istruttore, originario proprio della città marchigiana
dove è avvenuta la tragedia, mentre la donna era di Rimini.
Entrambi avevano circa 50 anni ed erano paracadutisti esperti. L’incidente è
avvenuto attorno alle 11.30 in un’area privata. Sul posto sono intervenuti i
sanitari del 118, che hanno potuto solo constatare il decesso, e i carabinieri
che sono stati delegati a ricostruire la vicenda.
L'articolo Si intrecciano i paracadute durante il volo: due morti a Fano
proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stata presentata come il grande rilancio per la regione: il 4 agosto, dalla
Mole Vanvitelliana di Ancona, la premier Giorgia Meloni annunciava l’estensione
della Zona Economica Speciale (Zes) anche a Marche e Umbria. Un intervento
subito trasformato in cavallo di battaglia elettorale dal candidato, suo
fedelissimo, Francesco Acquaroli (Fdi) che, per settimane, ne ha rivendicato la
“grande opportunità” per l’intero territorio. Ma a urne chiuse, con la vittoria
acquisita, e soprattutto con la mappa dei benefici in mano, è esplosa la
polemica. Da misura pensata per tutti, la Zes concentra il suo principale
vantaggio economico – il credito d’imposta sugli investimenti – quasi
esclusivamente sulle aree del Sud della regione, lasciando fuori proprio quei
territori decisivi per la rielezione di Acquaroli. Le opposizioni non hanno
dubbi e vanno all’attacco: “Favoriti solo i feudi del centrodestra“.
Facciamo ordine. La Zes è un meccanismo pensato per ridurre i divari
territoriali e stimolare lo sviluppo economico strettamente collegato alle
regole dell’Ue sugli aiuti di Stato. Si basa su tre strumenti: lo snellimento
burocratico, le agevolazioni fiscali e il credito d’imposta per le imprese.
Mentre i primi due valgono per tutto il territorio, il credito d’imposta – cioè
il rimborso di una parte delle spese sostenute per nuovi macchinari, ampliamenti
o strutture – è riservato solo ai comuni inseriti in una specifica lista
regionale. Ed è qui che nasce lo scontro politico.
La Zes diventa legge il 19 novembre ma già nel 2021 la giunta Acquaroli aveva
predisposto un elenco di 122 comuni, poi saliti a 124. Dati alla mano, però, la
copertura è altissima nel Sud della regione: 87% per la provincia di Macerata,
77% per Fermo e 91% per Ascoli Piceno. Molto più bassa nelle aree
settentrionali: 28% in provincia di Ancona e appena il 4% in quella di Pesaro e
Urbino. Uno squilibrio subito denunciato dalle opposizioni: “Si vanno a premiare
i feudi tradizionali del centrodestra, lasciando indietro i territori
storicamente più vicini al centrosinistra”. Non solo: “La lista della Zes è
sbilanciata e rischia di creare un Sud che corre e un Nord che resta fermo –
dice a ilfattoquotidiano.it la consigliera regionale dem Micaela Vitri -. Nel
Pesarese, che pure ha distretti industriali competitivi, i comuni inclusi sono
solo due (Frontone e Serra Sant’Abbondio): è una penalizzazione politica
evidente”.
Nel frattempo, a Urbino, uno dei tanti comuni esclusi dal credito d’imposta e
amministrato dal centrodestra, il sindaco Maurizio Gambini preferisce non alzare
i toni, dicendosi preoccupato ma non allarmato: “Le aree sono state definite in
base a classificazioni precedenti e la Zes non è solo credito d’imposta: altro
punto molto importante è la semplificazione delle procedura – spiega a
ilfattoquotidiano.it -. Certo speriamo che la nostra area venga inserita ma la
polemica politica non regge: si parlava di questa lista già prima delle
elezioni”.
Da Bruxelles interviene anche Matteo Ricci, eurodeputato, ex sindaco di Pesaro e
grande sconfitto alle ultime regionali: “La mappatura va rivista con la
Commissione europea che stabilisce i criteri per l’accesso agli aiuti di Stato –
sottolinea -. Ho parlato con il commissario Raffaele Fitto: lasciare fuori metà
regione è sbagliato e discriminatorio”.
Intanto il centrodestra difende a spada tratta l’impianto della misura. Lo
testimonia anche il grande evento organizzato, mercoledì scorso, all’Università
Politecnica delle Marche, ad Ancona, dove Acquaroli ha presentato
(ufficialmente) la Zes rilanciando ancora una volta la “grande opportunità”. Per
poi insistere sul fatto che “l’impatto maggiore non è dato dal credito d’imposta
ma dalla sburocratizzazione”. Mentre sul divario tra Nord e Sud ha provato a
frenare: “La possibilità di rivedere le aree che ricevono aiuti di Stato esiste
e nel 2026 faremo richiesta all’Unione per garantire maggiore equità all’intero
territorio”. Le opposizioni però rilanciano: “Acquaroli scarica la
responsabilità sull’Europa”, attacca Vitri: “La giunta può intervenire subito,
insieme al governo, per rimodulare la lista e non lasciare indietro un pezzo di
regione”.
L'articolo “Favoriti solo i feudi del centrodestra”: polemiche per la Zona
Economica Speciale nelle Marche proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sono stati proclamati il 28 novembre, in diretta sul profilo Instagram di
Fondazione Diversity, i vincitori e le vincitrici della decima edizione dei
Diversity Media Awards, i riconoscimenti che premiano i personaggi e i contenuti
mediali che si sono distinti nel corso dell’anno precedente per una
rappresentazione valorizzante ed inclusiva delle persone e dei temi per Genere,
Età, Etnia, Disabilità, LGBT+, Aspetto Fisico. Tra i premiati anche Eleonora
Cirant, giornalista collaboratrice de ilfattoquotidiano.it, vincitrice nella
categoria miglior articolo stampa web con un’inchiesta sugli ostacoli all’aborto
nelle Marche.
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> Un post condiviso da Fondazione Diversity ~ Diversity Media Awards
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Ascoltando il sentimento del tempo e delle comunità, il momento storico che
stiamo vivendo richiede di mettere da parte red carpet e teatri per ripartire
dall’essenziale. Per questo i Diversity Media Awards hanno inaugurato un nuovo
evento digitale che ha portato i premi laddove l’inclusione ha trovato negli
anni una “casa” naturale e una straordinaria cassa di risonanza per istanze
spesso totalmente escluse dall’informazione tradizionale, i social. Un viaggio
nella ricchezza della diversità, raccontato sui social da 13 contenuti video nei
quali Aurora, Guglielmo e Pierluca hanno celebrato tutte le nominate e i
nominati delle varie categorie e annunciato i vincitori e le vincitrici di
questa edizione.
Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani nei territori
palestinesi, è eletta Personaggio dell’Anno, perché “ha mantenuto un impegno
instancabile nel denunciare il genocidio in corso. La sua voce rigorosa e la sua
presenza internazionale rendono inevitabile il confronto con le responsabilità
politiche e morali che il tema impone”, come si legge nelle motivazioni del
premio.
Il Premio al Miglior Programma Tv l’ha vinto “La perfezione non esiste” (Prime
Video) perché “propone uno sguardo originale sulla chirurgia estetica,
arricchito dal contributo di psicologhe/i e anestesiste/i. Attraverso i racconti
dei pazienti, il programma mette al centro il rapporto con il proprio corpo e le
pressioni dei modelli di bellezza diffusi online, mantenendo una prospettiva
rispettosa e inclusiva, valorizzando anche corpi lontani dagli standard
tradizionali”.
Il Premio come Miglior Film Italiano se l’è aggiudicato “Il ragazzo dai
pantaloni rosa” di Margherita Ferri, in quanto “è interessante come inviti alla
riflessione chiamando in causa responsabilità diffuse – scuola, comunità,
piattaforme digitali – per ribadire l’urgenza di contrastare
l’omolesbobitransfobia quotidiana che ancora attraversa la nostra società”.
Per quanto riguarda il mondo delle serie tv, il riconoscimento alla Miglior
Serie TV Italiana è stato vinto da “L’arte della gioia” di Valeria Golino (Sky e
NOW) perché “la miniserie attraversa desiderio, classe, autodeterminazione e
tabù, senza addomesticarne la complessità. Un racconto di formazione femminile
che provoca e interroga l’ordine morale. Al centro, una protagonista svincolata
dagli stereotipi di genere e una rappresentazione della disabilità matura e
coerente, sostenuta dalla presenza in scena di interpreti con disabilità, scelta
ancora rara nel panorama audiovisivo italiano”, mentre la vittoria per la
Miglior Serie Tv Straniera se l’è aggiudicata “Hacks” (Netflix) per “aver creato
una straordinaria storia di donne, raccontando una protagonista fortissima nei
suoi settant’anni e l’incredibile crescita di un legame tra due generazioni
differenti. L’alta qualità di questa serie rende giustizia alla rappresentazione
del femminile nel suo invecchiamento, visto non come un declino valoriale, ma
trattato con rispetto, seppur sempre con ironia”. Infine, il Premio per la
Miglior Serie Tv Young è andato a “Hearstopper 3” (Netflix) dato che con la
terza stagione “conferma l’impegno nel mostrare l’universo LGBT+ young, facendo
attenzione anche a rappresentare diversità di corpi e a mettere al centro i temi
della salute mentale”.
“5 in condotta” (Rai Radio 2) condotto da Serena Bortone ha vinto il
riconoscimento come Miglior Programma Radio perché “si propone come spazio
libero di confronto sull’attualità e la società. Con leggerezza e autoironia,
affronta temi complessi dando spazio a idee e prospettive diverse. La conduzione
di Serena Bortone, da sempre attenta ai diritti civili, contribuisce a rendere
il programma un presidio di pluralismo e inclusione, in grado di portare nel
servizio pubblico un dialogo accessibile e non superficiale”.
Il Premio per il Miglior Podcast se l’è aggiudicato “Sigmund” (Il Post),
condotto da Daniela Collu che “con rigore e chiarezza affronta temi complessi
legati alla salute mentale, dalla psicoterapia al trauma, fino all’impatto dei
social sulla psiche. Ogni puntata, arricchita dal dialogo con professionisti e
professioniste, contribuisce a sfatare tabù e disinformazione, offrendo
strumenti di comprensione accessibili e normalizzando la cura psicologica come
pratica di consapevolezza e benessere”.
A ricevere il riconoscimento come Creator dell’anno è Sofia Fabiani
(@cucinare_stanca) che “con ironia e linguaggio diretto ha trasformato la cucina
in uno spazio di riflessione sociale, smontando stereotipi di genere,
orientamento sessuale e affettivo, pregiudizi sul corpo, rendendo l’inclusione
un ingrediente quotidiano, accessibile e potente”, mentre il premio come Miglior
Prodotto Digital è stato vinto da Aurora Leone dei The Jackal per il contenuto
“La festa dei Nonni” in quanto “The Jackal e Aurora Leone hanno raccontato il
valore delle relazioni intergenerazionali celebrando affetto, diversità e legami
familiari con ironia e autenticità capaci di parlare a pubblici trasversali”.
Durante l’evento sono stati attribuiti anche i riconoscimenti all’informazione:
Miglior servizio TG al Tg La7 (per il servizio “Data Room di Milena Gabanelli:
il centro per migranti di Mineo e il bisogno di manodopera in Italia” di Milena
Gabanelli), Miglior Articolo Stampa Quotidiani a Il Messaggero (per l’articolo
“Il miraggio parità nel lavoro” di Franca Giansoldati e Gabriele Rosana),
Miglior Articolo Stampa Periodici a Il Venerdì – La Repubblica (per l’articolo
“Il primo pride non si scorda mai” di Claudia Arletti) e Miglior Articolo Stampa
Web a Ilfattoquotidiano.it (per l’articolo “Marche, obiezione quasi al 100% e
ostacoli all’aborto farmacologico: le storie delle donne costrette a spostarsi.
E la Regione non si adegua alle linee ministeriali” di Eleonora Cirant).
I Diversity Media Awards sono un osservatorio costante dello stato
dell’inclusività dei media d’informazione e d’intrattenimento: le segnalazioni
per l’edizione 2026 riapriranno subito dopo il 28 novembre.
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articolo web con un’inchiesta sugli ostacoli all’aborto nelle Marche proviene da
Il Fatto Quotidiano.