Con Memorie di un rivoluzionario, pubblicato da Elèuthera nel novembre 2025,
torna in libreria una delle opere autobiografiche più importanti del pensiero
politico moderno. Non si tratta soltanto del racconto di una vita fuori del
comune, ma di un documento storico e umano che attraversa l’Ottocento europeo e
russo, illuminando dall’interno la nascita dell’anarchismo e le contraddizioni
di un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali.
Pëtr Alekseevič Kropotkin, principe russo (moscovita) diventato scienziato,
geografo, esule rivoluzionario e teorico dell’anarchismo, affida a queste pagine
una narrazione che unisce memoria personale e riflessione politica, affresco
storico e manifesto etico. Lontano dalla retorica del militante, Memorie di un
rivoluzionario colpisce per il tono sobrio e analitico: Kropotkin osserva sé
stesso e il mondo con lo sguardo curioso dello studioso, prima ancora che con la
passione dell’attivista.
Il libro ripercorre l’infanzia aristocratica alla corte dello zar, l’esperienza
nell’esercito nel Corpo dei cosacchi, le spedizioni scientifiche in Siberia, da
cui ha inizio la sua stretta collaborazione con la Società geografica russa, la
rocambolesca fuga dalla Russia nel 1876 (evadendo dal carcere di San
Pietroburgo), l’esilio in Europa occidentale (Svizzera, Francia e soprattutto
Inghilterra), il ritorno nel 1917 in Russia (dove muore povero, per scelta, nel
1921), dopo lo scoppio della rivoluzione e la presa del potere da parte dei
bolscevichi (che nelle parole di Kropotkin sarà la “tomba della rivoluzione”).
Kropotkin racconta come la realtà osservata sul campo, fatta di miseria delle
masse contadine e operaie da un lato, di corruzione e burocrazia del potere
imperiale dall’altro, abbia incrinato la fede nello Stato e nell’autorità,
spingendolo verso una critica radicale delle istituzioni e verso l’idea di una
società fondata sull’aiuto reciproco, sul mutuo appoggio.
La nuova edizione di Elèuthera si inserisce coerentemente nel catalogo della
casa editrice milanese, da sempre attenta ai classici del pensiero anarchico e
libertario e alle loro ricadute contemporanee. Ripubblicare oggi Memorie di un
rivoluzionario significa offrire ai lettori non solo un testo storico e un
saggio politico, ma anche uno strumento per interrogare il presente. Le pagine
dedicate alle carceri zariste, all’esilio e alla repressione politica parlano
ancora a un mondo in cui il dissenso continua a essere criminalizzato, seppur in
forme diverse.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è la capacità di Kropotkin di
intrecciare la grande storia con l’esperienza quotidiana. Gli incontri con
contadini, operai, intellettuali e militanti rivoluzionari restituiscono un
mosaico vivido delle lotte sociali dell’epoca. Non c’è mitizzazione dell’eroe
solitario: al contrario, emerge l’idea di un cambiamento che nasce da relazioni,
reti di solidarietà, esperimenti collettivi.
Dal punto di vista stilistico Memorie di un rivoluzionario conserva una
sorprendente freschezza. La prosa è chiara, spesso narrativa, attraversata da
descrizioni con precisione quasi etnografica e da una sottile ironia.
A più di un secolo dalla sua prima pubblicazione nel 1899, il libro continua a
porre domande cruciali, radicali. In un’epoca segnata da crisi ambientali,
disuguaglianze crescenti e sfiducia nelle istituzioni, queste pagine risuonano
come domande ancora aperte: è possibile immaginare forme di convivenza non
fondate sulla coercizione? Quale rapporto esiste tra scienza e politica? È
possibile conciliare libertà individuale e organizzazione sociale? Che cosa
significa davvero “rivoluzione” al di là degli slogan? La forza dell’opera sta
proprio nel non offrire risposte definitive, ma nel mostrare come esse nascano
dall’esperienza concreta e dal confronto con la realtà. Rileggere Kropotkin
significa confrontarsi con un’idea di cambiamento profondo che passa attraverso
l’educazione, l’organizzazione dal basso e la responsabilità individuale. Non
c’è scorciatoia insurrezionale né culto della violenza: c’è, piuttosto, la
paziente costruzione di alternative, dentro e contro le strutture esistenti.
Con questa edizione Elèuthera riafferma l’attualità di un classico che non
appartiene solo alla storia dell’anarchismo, ma al patrimonio del pensiero
politico moderno. Un’opera che si conferma così una lettura preziosa, capace di
parlare tanto agli studiosi quanto a chi, oggi, cerca nelle pagine del passato
strumenti per comprendere il presente.
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anarchico Kropotkin proviene da Il Fatto Quotidiano.