Tag - Libri e Arte

Disertori del tempo e acrobati dell’assurdo: la letteratura di Giacopini e Bontempelli scava tra le macerie
L’Italia di oggi è un Paese che ha smarrito il senso della memoria e, con esso, quello del ritmo. Si corre per restare immobili. In questo panorama di macerie culturali e riflessi condizionati, due operazioni editoriali diverse per natura ma ugualmente necessarie ci ricordano cosa significhi davvero scrivere: non riempire spazi, ma scavare solchi. Vittorio Giacopini architetta un dispositivo narrativo, e ottico, a doppia lente. Da una parte il Seicento, il fango e la peste della Guerra dei Trent’anni; dall’altra un 2032 che più che un possibile futuro, sembra un presente ipertrofico e mutilato, asserragliato in un falansterio su viale Togliatti. In ogni altro tempo è Pace (Nutrimenti), Giacopini opera una vera e propria anatomia della Storia. La sua scrittura è colta, sagace, quasi barocca per precisione e ricchezza. Non subisce il fascino del passatismo, ma usa il linguaggio per scolpire personaggi che sono, allo stesso tempo, maschere filosofiche e uomini in carne e ossa. La Compagnia degli Impagliatori o il mercante d’armi filosofo più che comprimari in questa storia totale appaiono come frammenti di uno specchio rotto che il lettore deve ricomporre. Giacopini ci dice che la pace non è una condizione naturale, ma una breve tregua tra due respiri di un mostro che non dorme mai. La Storia non si ripete come farsa; si ripete come ineluttabile meccanica del potere e della violenza. Un libro necessario, feroce, che ci obbliga a guardare nel buio del nostro domani attraverso le ferite del nostro ieri. Giacopini intercetta i nostri timori più profondi e li trasforma in grande letteratura, ricordandoci che l’errore umano non è un incidente di percorso, ma, tragicamente, il percorso stesso. Una lettura che non dà tregua. Eccellente. Dall’altra parte abbiamo il recupero prezioso di un gigante spesso malinteso. Grazie a Utopia Editore, torna in libreria La vita operosa di Massimo Bontempelli. Pubblicato originariamente nel 1921, questo libro è un manuale di sopravvivenza al grottesco quotidiano. Bontempelli, il padre del “realismo magico” (quello vero, prima che diventasse un’etichetta da scaffale per il marketing), ci regala un’avventura urbana tra Milano e Parigi che è, in realtà, una satira feroce e raffinatissima sull’ossessione tutta moderna per il lavoro, il guadagno, l’efficienza. Il protagonista cerca di diventare un “uomo d’affari”, ma inciampa continuamente nell’assurdo. È una lettura che oggi appare profetica. In un’epoca di start-up tossiche e produttività elevata a religione, la “vita operosa” descritta da Bontempelli è lo specchio di una vacuità scintillante. La lingua è di una precisione chirurgica, ironica, intrisa di una malinconia metafisica che lascia il segno. Rileggere Bontempelli oggi non è un esercizio di antiquariato, ma un atto di igiene mentale contro la stupidità del nostro tempo. L'articolo Disertori del tempo e acrobati dell’assurdo: la letteratura di Giacopini e Bontempelli scava tra le macerie proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Libri e Arte
Letteratura
“Il dono di avere un fratellino con un cromosoma in più”: il libro di Barbara Heart per celebrare la Giornata mondiale della Sindrome di Down
Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della Sindrome di Down, giornata riconosciuta dall’Onu che si svolge in tutto il mondo il 21esimo giorno del 3° mese per indicare l’unicità della triplicazione (trisomia) del 21° cromosoma che causa la Sindrome di Down. Una giornata per sensibilizzare all’inclusione sociale chi è affetto da questa patologia. L’obiettivo dell’inclusione è quello che tutte le persone con Sindrome di Down possano partecipare, alla vita comune della propria comunità, essere accolti senza esser esclusi, perché diversi. L’accoglienza dà gli strumenti base per vivere una vita dignitosa, dando opportunità ai bambini che affrontano quotidianamente questo disturbo, evitando così la più alta forma di discriminazione. Educare all’autonomia è una delle aspettative più importanti e proprio per questo la giornata internazionale tende a portare avanti questo obiettivo tangibile e concretizzarlo in azioni pratiche, a supporto non solo di chi ne è affetto, ma anche a sostegno ai familiari. Un’istruzione di qualità, una buona assistenza sanitaria, la possibilità di lavorare ed essere autonomi economicamente e prendere decisioni sulla propria vita questi sono gli obiettivi cardini della Giornata Internazionale della Sindrome di Down. Molto ancora c’è da fare specialmente dal punto di vista di assistenza sanitaria, molto ancora si farà per accogliere positivamente un bambino affetto dalla sindrome di Down, senza che questo possa diventare un dramma, in famiglia e nella società. Un libro che parla al cuore e accoglie con gentilezza la disabilità è Quello in più, edito da Il Ciliegio e scritto da Barbara Heart. È la storia di un bambino, che accoglie con amore il suo fratellino down, analizzando con un chiave di lettura positiva ed unica, ogni caratteristica fisica e pratica che lo rendono diverso da lui, fino a definirlo il suo Eroe. Un libro che avvicina piccoli e grandi a riflettere serenamente su un tema importante come quello della Sindrome di Down. Un viaggio intervista con l’autrice Barbara Heart per approfondire meglio questo discorso: Barbara scrivi molto per l’infanzia, com’è nata l’idea di trattare la tematica della disabilità e nello specifico della Sindrome di Down? Tutto è nato da una conoscenza fatta in tarda adolescenza: l’eroe della storia si chiamava Fabio. Con lui i miei compagni del camposcuola ed io abbiamo condiviso un’estate di abbracci e tante divertenti burle, perché Fabio amava scherzare e a me piaceva quel suo modo genuino di farlo senza mai cattiveria. È stata un’esperienza trasformativa averlo accanto. Un dono che mi ha accompagnata in tutti gli anni di Università e che tuttora mi accompagna nelle relazioni con l’altro. Un insegnamento di vita. Pensi che un libro possa essere veicolo di cambiamenti, trasformazioni? Un libro può essere tutto. La letteratura ha un potere immenso. Forse il più grande che possiede l’essere umano. Per questo va accudita e protetta e deve poter arrivare a tutti. In una società in cui prevale la bellezza del contenitore sul contenuto, le parole scritte su un libro possono fare la differenza. “Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.” Scriveva Gianni Rodari. In che modo i bambini insegnano agli adulti ad approcciarsi al “diverso”? I bambini non hanno sovrastrutture. Sono creature curiose che si lasciano incantare da ciò che li circonda. Penso che la parte bambina che dimora in ogni adulto dovrebbe sempre essere ascoltata, accolta e nutrita. Per guardare all’alterità senza filtri, con stupore. Per approcciarsi al diverso con uno sguardo vergine, senza pregiudizi. Per abbattere quei muri insormontabili che ci allontanano gli uni dagli altri perché, in fondo, siamo un po’ tutti polvere di stelle. Che cos’è l’inclusione secondo te e come spiegarla ai bambini? Mi piace pensare all’inclusione come a una metamorfosi in cui le parti che si relazionano si annusano con delicatezza e rispetto e poi trasferiscono reciprocamente qualcosa in sé stessi. Negli atelier che propongo ai bambini utilizzo sempre il colore e i libri come strumenti di “trasformazione”. Ricordo con commozione uno dei primi laboratori a cui hanno partecipato piccoli “bruchi” di varie etnie. Uno di loro aveva un disturbo cromosomico. A regnare inizialmente fu il silenzio. Poi ho letto loro un albo illustrato che narrava di strane creature tutte diverse fra loro che, dopo aver fatto amicizia, si tramutavano in bellissime farfalle. È passato molto tempo da allora, ma un’immagine è vivida tuttora: quando la mia voce ha chiuso quel concerto di parole lasciando sui volti presenti il più armonioso dei sorrisi il “bruco” affetto da Sindrome di Down ha battuto le mani con enfasi e baciato tutti. Il cambiamento è avvenuto: tutti i bruchi si sono trasformati in farfalle, proprio come nella storia narrata. Perché viaggiare con “Quello in più”? Per fare una nuotata nel mare del bello, del diverso, perché Quello in più ha orecchie minuscole, ma può ascoltare fino in fondo al mare. Buona lettura! Quello in più. di Barbara Heart, illustrazioni di Angela Bressan – Editore ‏Il Ciliegio, Età di lettura: da 3 anni L'articolo “Il dono di avere un fratellino con un cromosoma in più”: il libro di Barbara Heart per celebrare la Giornata mondiale della Sindrome di Down proviene da Il Fatto Quotidiano.
Libri e Arte
Sindrome di Down
‘La ragazza di vicolo Pandolfini’, così Nando dalla Chiesa omaggia la moglie Emilia Cestelli
Spesso quando stai vivendo una tragedia, le persone a te vicine consigliano di scrivere un libro, una terapia per cercare di prendere una distanza di salvataggio da quello che ti sta accadendo. Non è questo il caso de La ragazza di vicolo Pandolfini. Infatti l’ultimo libro di Nando dalla Chiesa è soprattutto uno stupendo omaggio, un riconoscimento alla donna con la quale Nando ha condiviso una vita meravigliosa e difficile, interrotta “per decisione del destino”. Un libro che ha alle spalle anni di condivisioni, pensieri, accadimenti, lotte, storie di famiglia e dell’Italia che non ti decidi mai a scrivere e che alla fine sei costretto a rincorrere per poterlo donare alla sua protagonista prima che sia troppo tardi. Conosco Nando dai tempi dell’università, lui al Pensionato Bocconi, io che studiavo al Centro San Ferdinando nella stessa università, insieme nel Movimento Studentesco e poi nel Mls, fino al PdUP. Ma in realtà ho cominciato a conoscerlo da vicino, in amicizia, da quando la mafia ha ucciso il Generale suo padre, assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo il 3 settembre 1982 al culmine dei nevralgici “100 giorni a Palermo”. Quell’estate avevamo visto assieme Italia-Brasile ed eravamo scesi a festeggiare quella mitica vittoria in corteo fino in piazza del Duomo a Milano. Il libro avrebbe potuto essere intitolato poeticamente “A Emilia” ma non avrebbe espresso completamente la dimensione di una personalità che ha scelto di costruire, fianco a fianco, un pezzo della nostra Storia culturale e sociale, in un multi-multitasking che solo le donne sanno sviluppare, Emilia in particolare. Leggendolo mi è venuto alla mente il Cyrano di Bergerac, con la particolarità che qui lo scrittore impersona sia la figura di Cyrano che quella di Cristiano, voce narrante, suggeritore, soggetto, amato e innamorato. Scelta quasi obbligata, per poter fondere pubblico e privato, con un nodo alla gola “come colui che piange e dice” nel quinto canto dell’Inferno dantesco. E’ la straordinarietà di due vite che hanno intrecciato il loro amore in anni di luce e buio del nostro Paese, vitali ma minacciati dal dramma. Il vicolo Pandolfini a Palermo ormai non è più un vicolo, ma in quel luogo è nato qualcosa che non possiamo dimenticare e che rimane impresso nella mente di chi ha conosciuto la ragazza dagli occhi di smalto turchese, di cui Nando dalla Chiesa è stato ragazzo e marito. L'articolo ‘La ragazza di vicolo Pandolfini’, così Nando dalla Chiesa omaggia la moglie Emilia Cestelli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Libri
Blog
Libri e Arte
Nando Dalla Chiesa
‘Il regno perduto degli dei’ nel Medioevo è ancora tra di noi
Le divinità del mondo antico, una volta bandite dall’Olimpo, furono confinate negli incubi degli uomini. Così scriveva Heinrich Heine. Quando l’impero romano, sposò la religione cristiana dell’Unica Divinità non tutti si convertirono subito. Alcuni, soprattutto nelle campagne, rimasero per un lungo tempo adoratori delle antiche divinità, o, come si prese a dire in quel periodo “pagani”, ovvero “campagnoli”, per sottolineare come fossero persone arretrate. “Pagani” fu un modo per costringere in unico termine un vastissimo repertorio di culti e tradizioni dall’Irlanda al Baltico, che nel giro pochi secoli furono quasi del tutto cancellati. Inizialmente tollerate, si decise a un certo punto che queste sacche di paganesimo andassero debellate. “Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici. Costoro saranno condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità che ci viene dal Giudice Celeste” fece scrivere l’imperatore Teodosio nell’Editto di Tessalonica (380 d.C.). I pagani e gli eretici iniziarono ad essere perseguitati con molta più determinazione di quanto i cristiani fossero mai stati perseguitati quando la loro religione era minoritaria. I templi furono convertiti a chiese o dati alle fiamme. Le statue greche e romane degli dei furono distrutte o sfregiate. Asportando il naso, un orecchio o un dito si toglieva il potere alla statua, per questo oggi molti dei reperti che troviamo nei musei sono monchi. Deliberatamente sfigurati. Eppure quegli antichi rituali non scomparvero, ma impararono ad essere segreti. Ne Il regno perduto degli dei (Carocci editore), Francesco Borri, docente di storia medievale all’Università Ca Foscari di Venezia racconta il paganesimo nell’Europa medioevale. I caratteri più evidenti erano nel culto della natura e degli animali. Così la propaganda cattolica dava a queste credenze toni foschi e demoniaci. C’era l’uccello notturno dal lungo becco che beveva sangue umano, chiamato strix, da cui viene il termine strega attribuito alle donne che potevano trasformarsi in questo malefico essere grazie a pozioni e magie. E il ficti lupi, uomini che si trasformavano in animali, in particolare lupi, tradizione da cui deriverà poi l’idea del lupo mannaro. Tra i più terribili pagani c’erano ovviamente i barbari: “I Sassoni sono selvaggi, i Franchi sleali, gli Unni debosciati, i Gepidi inumani”. Scriveva Salviano da Marsiglia nel V secolo. “Schiavi di culti superstiziosi credevano che i loro dei fossero lusingati con la strage di esseri umani e dallo spargimento di sangue di loro consanguinei”. Aggiungeva Magno Felice Ennodio, parlando di sacrifici umani che questi popoli avrebbero compiuto uccidendo propri figli all’altare degli dei, con l’intento di ingraziarseli in battaglia. Sosteneva anche che chi non avesse pregato sotto la statua dei loro idoli veniva arso vivo. Queste, come avrete intuito, sono tutte fonti cristiane in cui si parla “del nemico” utilizzando quelle che oggi chiameremmo fake news. La verità è che cristiani e pagani convivevano in molte città senza grandi problemi, finché qualcuno decise politicamente che per combattere contro i barbari fosse utile creare una narrazione del nemico. La religione venne di fatto usata come arma culturale per creare un avverso contro cui combattere. Vi ricorda qualcosa? L’opera compiuta dai cristiani fu quella di portare al proprio interno i culti duri a morire, trasformando ad esempio le magie in miracoli, e divinità politeiste in santi. Mentre riti più cruenti come i sacrifici di animali o la venerazione degli idola, che non potevano essere conciliati con il dio unico cristiano, furono spazzati via. Anche con l’uso della forza. La scomparsa del paganesimo però c’è stata solo in apparenza, molti riti sono rimasti nascosti dalle pieghe del tempo e sono sopravvissuti fino a oggi, e oggi, in un occidente più laico sono tornati allo scoperto. Parlo di riti che vanno dall’Halloween celtico, per esorcizzare le divinità della morte, ai Lòm a Mêrz romagnoli, grandi fuochi per ingraziarsi le divinità a dare un buon raccolto. Gli antichi dèi sono ancora tra noi. L'articolo ‘Il regno perduto degli dei’ nel Medioevo è ancora tra di noi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Libri e Arte
Religione
Giornata mondiale della felicità, “è un diritto, ma sappiamo riconoscerla?” Cosa dicono gli esperti e i 5 libri per insegnarla ai bambini fin da piccoli
“Quando siete felici, fateci caso”, questa frase l’abbiamo sentita più e più volte ripetere da chiunque, ma la domanda sorge spontanea: che cos’è la felicità? Come facciamo a riconoscerla? Ecco che gli esperti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite si sono allineati per stabilire che il giorno 20 marzo fosse un dedicato interamente alla felicità, emettendo una sentenza atta a stabilire che “la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale per l’umanità”. “La felicità non è un’utopia per pochi: è un’esigenza legittima e un diritto di ogni essere umano. Se la felicità è un diritto, allora difenderla è un dovere”, sosteneva la Prof Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta. La felicità è un sentimento molto importante per la vita di tutti, rientra nella scala principale dei sentimenti che i bambini devono provare in primis. E’ uno stato emotivo, dettato dalla gioia, dalla soddisfazione di aver fatto oppure ottenuto una cosa, che ci fa sentire appagati. In qualunque contesto si parla di felicità, dagli scrittori, ai filosofi, ai sociologi, alle figure professionali degli psicologi con l’obiettivo di aiutare ognuno di noi a trovarla, a volte può sembrare lontana, altre volte più vicina, ma l’importante è saperla riconoscere. Gli esperti sostengono che è fondamentale, perciò, lavorare sin dalla tenera età sulle emozioni, riconoscendo i vari sentimenti, tra questi appunto la felicità, provarla sulla propria pelle e renderla unica. “Nella famiglia, tante volte la felicità si conquista come disciplina, la felicità è ricerca, è coltivare il giardino del cuore, dei pensieri, dei rapporti ogni giorno” come sosteneva la Prof.ssa Parsi. Pertanto, il compito dell’adulto è proprio quello di veicolare i bambini alla felicità, facendoli sentire amati, coccolati, protetti, ma soprattutto facendo esprimere le loro emozioni, tirarle fuori, spronarli a guardare oltre, non arrendersi, stimolarli nel gioco, nell’apprendimento, nella curiosità della scoperta, rendendoli sicuri di sé. E’ fondamentale, per un processo di crescita, alimentare la felicità anche dalle piccole delusioni o frustrazioni, evitando di avere un atteggiamento troppo morboso o accondiscendente. Perciò come spiegare ai bambini questo sentimento tanto impegnativo quanto bello? I libri possono essere un’ottima guida per i più piccoli, per cercarla durante il viaggio di conoscenza delle emozioni e viverla. Ti consiglio 5 libri per scoprire la felicità e toccarla con mano. Il barattolo dei pensieri felici di Chiara Ravizza Illustratrice Susanna Covelli Editore Sassi, Età di lettura: da 3 anni. Honey ogni volta che deve andare a scuola si rattrista, così mamma e papà, inventano un modo unico per rassicurarlo: il barattolo dei pensieri felici. Un barattolo unico e speciale, ricco di tanti pacchetti colorati, ognuno con un pensierino d’amore tutto per lui. Un libro edito da Sassi che guida i bambini a non sentirsi soli e che l’amore anche se non è presente è vivo dentro di noi, basta ricordarsi dei “pensieri felici”. Al termine del libro un piccolo suggerimento per realizzare il proprio barattolo della felicità. Il venditore di felicità di Davide Calì e Marco Somà Editore Kite, Età di lettura: da 5 anni. Davide Calì e Marco Somà hanno dato origine ad una storia profonda. C’è chi vende ortaggi, chi stoffe e chi la felicità: una cosa importante di cui tutti ne hanno bisogno. Il venditore la vende in barattoli, piccoli, grandi, formato famiglia e tutti ne vogliono un po’: una nonna, una mamma di tanti figli. Fino a che nel momento in cui stava andando via gli cadde un barattolo piccolo e la verità sul gran mistero della felicità si rivela agli occhi di tutti. La felicità è una tazza di té di Eulàlia Canal Illustratore Toni Galmés Traduttore Luigi Cojazzi Editore ‏Terre di Mezzo Età di lettura: da 5 anni. Mentre Orso ha perso gli occhiali, Tasso ha perso il sonno e Lupo è in cerca di amici, Scoiattolo ha in mente una cosa straordinaria: andare alla ricerca della felicità! Una cosa che ha sentito da tutti, ma Orso perplesso chiede “Ah, e com’è la felicità?”. Una favola che intraprende un lungo viaggio, che lo porterà a scoprire che cos’è la felicità. Scoprirà poi che la felicità è quella cosa presente nei piccoli gesti e nei momenti più belli da condividere con il cuore. Una storia romantica edita da Terre di Mezzo. I 10 segreti della felicità di Alberto Pellai Illustrazioni Sophie Fatus Editore La Coccinella, Età di lettura: da 5 anni. Alberto Pellai noto medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano ha elaborato un libro interattivo, con tantissime finestrelle, che svelano ai più piccini i segreti della felicità. Un gioco edito da La Coccinella che favorisce la scoperta delle emozioni, l’autostima, la pazienza, l’empatia, la condivisione. Alberto Pellai ha pubblicato molti libri per genitori e docenti, tradotti in molte lingue, collaborando anche come divulgatore scientifico con molte testate nazionali e nel 2004 il Ministero della Salute gli ha conferito la Medaglia d’argento al merito in Sanità Pubblica. Il piccolo libro della felicità di Geronimo Stilton Editore Piemme, Età di lettura: da 9 anni. Questo è un libro speciale: al profumo di cioccolata da annusare a volontà tra una pagina e l’altra. Un libro olfattivo che fa viaggiare il piccolo lettore insieme all’eccellenza della letteratura d’infanzia: Geronimo Stilton. Una sagra, un viaggio nel Regno della Fantasia sulle ali dorate del Drago dell’Arcobaleno per incontrare la Regina delle Fate Floridiana. Il mistero da scoprire è: qual è il segreto della felicità? Un’avventura straordinaria tra le pagine di un libro speciale. L'articolo Giornata mondiale della felicità, “è un diritto, ma sappiamo riconoscerla?” Cosa dicono gli esperti e i 5 libri per insegnarla ai bambini fin da piccoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Libri
Libri e Arte
Cultura
Festa del papà: quali libri regalare? Ecco i titoli più belli da scegliere per sorprenderlo
Una cravatta, un portaocchiali, una cintura: regali che spesso riempiono i cassetti senza essere usati o vengono dimenticati. I papà sono supereroi e meritano un regalo che li faccia volare, spaziare nel tempo e nei luoghi più impensabili. Il miglior regalo da fare è proprio un libro, con una storia che celebri l’amore tra un papà e il suo bambino. L’amore della certezza, della protezione, della responsabilità: il papà è la figura dell’esempio, di forza e coraggio, ma sfogliando le pagine dei libri scopriamo anche che i papà piangono, sono fragili e provano le stesse emozioni dei figli. Regalare un libro al proprio papà potrebbe diventare una tradizione tutta italiana, basta fare rete e dare origine al Book Father Day. ECCO 5 IDEE REGALO PER QUESTA FESTA SPECIALE, RICCHE DI EMOZIONI DA SCOPRIRE 1. ANCHE I PAPÀ PIANGONO di Chiara Ravizza e Susanna Covelli Editore: Sassi | Età di lettura: da 3 anni Tutti i papà sono i più forti del mondo agli occhi dei figli: il papà leone ruggisce forte, il papà squalo ha denti affilati, il papà riccio è pungente… ma pochi vedono l’altra medaglia: anche i papà piangono. Il cuore di ogni papà è ricco di emozioni, proprio come quello di un figlio: dietro la corazza, esistono fragilità, emozioni e dolcezza. Un libro che invita a rendere normali tutte le emozioni dell’adulto e a vivere insieme i propri sentimenti grazie all’autrice e alla casa editrice Sassi. 2. FUORI E DENTRO IL GREMBO. DIARIO DI UN PAPÀ di Francesco Nugnes | Illustratrice: Sofia Maria Ronchetti Editore: Atene del Canavese | Età di lettura: da 2 anni Un libro poetico scritto dal papà di Martina, Francesco Nugnes, che racconta, attraverso un diario, il suo viaggio verso la paternità, tra paure, ansie e nuove emozioni. Il libro si concentra sul ruolo dei neopapà, spesso marginale prima e dopo la nascita, ma con lo stesso valore emotivo del ruolo materno. Le parole chiave sono battito e attesa: battito di un cuore, attesa come accudimento. Un libro che mostra come l’amore paterno rilasci ossitocina e prolattina, gli ormoni del legame e dell’accudimento. 3. IL RE DEI PAPÀ di Kristien Aertssen | Illustratore: Tanguy Babled Editore: Babalibri | Età di lettura: da 4 anni Chi è il Re dei papà? Un piccolo principe e il suo papà partono alla ricerca di tanti Re: il Re della bicicletta, il Re del bricolage, il Re dei tuffi, il Re dei golosi, il Re dei sogni. Dopo il viaggio, portano a casa incontri straordinari e un’unica scoperta: il Re dei papà è… ogni papà. 4. LA FIERA DEI PAPÀ di Anna Cascioli | Illustratore: Morgana Lucarelli Editore: Mimebù | Età di lettura: da 5 anni Anna Cascioli dà vita a una vera e propria Fiera dei Papà: dal Papà Tuttofare al Papà Avventura, dal Papà Gourmet al Papà Giostra. Il protagonista, Flavio, cerca il suo papà tra mille figure straordinarie. Un libro delicato e magico che celebra l’amore tra padre e figlio, edito da Mimebù. 5. PAPÀ di Helène Delforge | Illustratore: Quentin Gréban | Traduttore: Gioia Sartori Editore: Terre di Mezzo | Età di lettura: da 6 anni Esistono tanti tipi di papà: giovani, anziani, forti, insicuri, teneri, scontrosi. Tutti hanno un unico obiettivo: proteggere e rendere felici i loro bambini. Helène Delforge, autrice belga, con le illustrazioni di Quentin Gréban, realizza una dichiarazione d’amore universale sui papà, immergendo il lettore in un racconto senza tempo, che celebra la dolcezza, la forza e la poesia dei padri di ogni luogo e cultura. L'articolo Festa del papà: quali libri regalare? Ecco i titoli più belli da scegliere per sorprenderlo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Libri
Libri e Arte
Festa del Papà
“La musica resta un istinto, un linguaggio che si adatta, che sopravvive a ogni formato”: Giacomo Maiolini e la storia di Time Records, la discografica che ha segnato la musica dance
“Oggi siamo dentro un’altra trasformazione: l’intelligenza artificiale è già parte del presente, anche se ancora non sappiamo fino a che punto cambierà le regole del gioco. So solo che, come sempre, Time saprà adattarsi. È questo che abbiamo fatto fin dall’inizio: leggere il futuro prima che diventi abitudine. Dal vinile ai social, dal club alla rete, Time continua a esserci. Perché il suono può mutare, ma la visione no”. Parola di Giacomo Maiolini che ha fondato e dirige da oltre quarant’anni Time Records, la casa discografica che ha segnato la storia della musica dance. Tutto il percorso artistico e umano del discografic è racchiuso nel volume “Mai avuto tempo” (Collana SEM Classic/Feltrinelli). Il 2 giugno 2025 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il titolo di Cavaliere della Repubblica per i suoi meriti professionali e l’impegno filantropico. Maiolini è l’unico discografico italiano ad aver raggiunto per quattro volte la vetta della classifica di vendita inglese. Figura chiave nella nascita e nella diffusione del genere Eurobeat. “Oggi l’industria musicale è cambiata ancora una volta. – racconta Maiolini nel libro – Abbiamo attraversato tutte le ere (il vinile, la musicassetta, il cd, poi lo streaming) e ora siamo nel tempo in cui i successi nascono e crescono dentro la viralità. Non bastano più le classifiche, servono i trend, i video, le storie condivise milioni di volte. È la musica che corre sui social, che esplode in rete prima ancora di arrivare in radio. (…) E in questo nuovo scenario, Time è ancora qui. Non come ricordo, ma come presenza viva. Continuiamo a portare la musica italiana nel mondo: nel 2023 con ‘My Addiction’ di Alex Guesta, nel 2024 con ‘Emergency 911’ di Prezioso feat. Marvin, nel 2025 con ‘I Don’t Know’ di Erika. Ogni rivoluzione tecnologica ha cambiato il modo di ascoltare, ma non il senso di ciò che facciamo. La musica resta un istinto, un linguaggio che si adatta, che sopravvive a ogni formato”. Maiolini attraversa gli ultimi decenni della musica, narrandone le trasformazioni digitali e tecnologiche che irrimediabilmente cambiano fruizione e presentazione della note. La vita professionale si intreccia con l’estero, l’ambiente radiofonico soprattutto Radio Deeay con Linus, Albertino, Molella e anche Cecchetto. Intuizioni, ascolti, fiuto per lo “sconosciuto” che può, con le giuste intuizioni, svoltare e cavalcare le classifiche mondiali. “Mi guardo intorno, nel mio ufficio, e mi sembra di riconoscere ogni parete. Sono passati anni, ma la luce dei monitor è la stessa. Sempre accesa. E forse anche io”, scrive nel lubro. Tra i racconti più intimi quello legato alla madre. “A sedici anni ho iniziato a studiare ragioneria e ben presto ho finito col sentirmi come un errore dentro a una formula. Non mi trovavo, non capivo che posto avessi nel mondo. – ha ricordato – Ogni mattina mi sembrava una salita infinita, ogni banco una gabbia. Un giorno tornai a casa con quella decisione già pronta in gola: volevo smettere”. E ancora: “Appena varco la porta della cucina, mamma mi sbircia da dietro la spalla, intenta a cucinare. Insieme al suo sguardo mi accolgono il televisore acceso senza volume, il profumo di minestrone, il ticchettio dell’orologio sopra la credenza, e io resto lì, in piedi, con lo zaino ancora sulle spalle”. “Non mi trovo bene confesso tutto d’un colpo alle sue spalle foderate dal vestito a fiori. “Non voglio più andarci a scuola. Voglio stare a casa – conclude Maiolini – Mamma non si ferma e non si volta, continua a mescolare il minestrone. Lo assaggia e solo dopo aver posato il mestolo si volta a guardarmi. Fai quello che senti’ mi dice. ‘Ma ricordati: se superi questo momento, il resto sarà una passeggiata’”. Un consiglio prezioso che poi segnerà tutta la vita del manager. L'articolo “La musica resta un istinto, un linguaggio che si adatta, che sopravvive a ogni formato”: Giacomo Maiolini e la storia di Time Records, la discografica che ha segnato la musica dance proviene da Il Fatto Quotidiano.
Libri e Arte
Musica Italiana
Musica Elettronica
La feroce tenerezza di Mirko Gualerzi, tormentato e dimenticato pittore del ‘900
Finalmente è uscito nelle librerie Gual, una feroce tenerezza, il libro di mio fratello Roberto Farina sulla figura tormentata di Mirko Gualerzi, pittore e scultore, un colosso del Novecento, un colosso dimenticato, per Milieu edizioni. Milieu edizioni segue mio fratello da molti anni, ha pubblicato e ripubblicato tutti i suoi libri; un matrimonio artistico fatto di fedeltà, amicizia, passioni condivise per gli ultimi, gli emarginati dal mercato, per i ribelli, per chi va “in direzione ostinata e contraria”. Il libro è bellissimo come oggetto tipografico, come grafica, con un corredo fotografico di alto livello, stampato con tutti i crismi, è bello tenerlo in mano e sfogliarlo. Sono circa 260 pagine di scrittura che oserei definire tridimensionale, ci si entra dentro con gli occhi e l’immaginazione. Tutto nasce quando mio fratello una domenica mattina esce di casa e vicino al muro del portone trova un quadro appoggiato: il giocatore di disco. Ne rimane folgorato. Intorno il caos di una fiera di quartiere, musica di Al Bano e Romina nell’aria, imbonitori, bambini che urlano e giocano, e il silenzio dell’arte appoggiato al muro, ma un silenzio che urla e grida vendetta: vendicami amico mio, vendicami da tutta l’indifferenza che mi circonda. E Roberto non si fa mai ripetere due volte queste richieste, queste invocazioni, soprattutto quando a farle è l’arte, in questo caso la pittura di Mirko Gualerzi. Così inizia la sua ricerca sulle orme di questo artista schivo, dal carattere difficile e ombroso, morto in un ospedale psichiatrico nel 2004 a 67 anni. Il destino nel corso di anni e anni di ricerca alla fine si compie e questo libro appena uscito è la sua consacrazione, la consacrazione di un destino, di un incontro fatale. Gualerzi ci sbatte in faccia un’umanità ferita, contorta, fasciata da bende, da colpi ricevuti, ci comunica con spaventosa e delirante lucidità la condizione dell’essere umano, sempre in bilico tra agonia e sogno, tra rabbia e tenerezza. Condizione che appare universale, panteistica, coinvolgendo nella sua corrente implacabile animali e natura, senza fare sconti a niente e nessuno, l’unico rifugio possibile è forse una macabra ironia, un ghigno liberatorio e accusatorio al tempo stesso. E nel tormento, nella necessaria nudità dell’ispirazione pura, si cela una segreta e paradossale delizia, la delizia di non mentire e di accogliere visceralmente tutte le catastrofiche verità dell’esistenza. Il libro si legge tutto d’un fiato ed è il fiato della vita. Lo ha scritto mio fratello e ne sono orgoglioso. Vi allego alla fine del pezzo una video intervista che ho fatto a Roberto, per chi avrà la curiosità di ascoltare le sue parole. E vi invito a comprare questo libro, non per fare un favore a mio fratello, ma a voi stessi. Non siete stufi delle solite cose? Ebbene, questo libro è insolito. Perché io e mio fratello crediamo ancora in una umanità che al bar ordina “l’insolito”, non il solito, il solito è tremendamente palloso, ci avete fatto caso? Il solito siete voi quando vi dimenticate lo stupore, la meraviglia e l’orrore di essere vivi. Questo libro vi ricorda che siete vivi a ogni pagina. E per soli 18 euro! Il prezzo di una pizza e una birretta e di colpo diventerete vivi! Vi pare cosa da poco? Qualcuno ha scritto: la vita non è bella né brutta, la vita è originale. L'articolo La feroce tenerezza di Mirko Gualerzi, tormentato e dimenticato pittore del ‘900 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Libri e Arte
“Il coraggio di cooperare. Come vola il calabrone”, la lezione di Ivano Barberini su economia, lavoro e giustizia sociale – L’estratto in esclusiva
Torna in libreria dal 4 marzo Ivano Barberini con “Il coraggio di cooperare. Come vola il calabrone”: un classico del pensiero cooperativo riproposto in nuova edizione aggiornata e arricchita, capace di parlare al presente. Figura chiave per la cooperazione italiana e globale, Barberini (Modena, 1939-2009) è stato il primo italiano alla guida dell’Alleanza Cooperativa Internazionale. La rilevanza di questo volume sta nella potente attualità della sua critica ai modelli puramente finanziari e nel rilancio di un’idea di impresa orientata a bisogni collettivi, democrazia economica e responsabilità pubblica. Nel libro tornano temi ricorrenti: indipendenza economica e democrazia sostanziale, conflitto capitale-lavoro, autonomia dei corpi intermedi, disuguaglianze e precarietà, concentrazione del potere, oltre al nesso tra cooperazione, giustizia sociale e antidoto alla solitudine sociale. In un contesto geopolitico instabile, questa impostazione può diventare materia per un’analisi che superi il piano economico e tocchi quello culturale e civile. Il Fatto Quotidiano pubblica la prefazione che allora firmò Rita Levi-Montalcini e un estratto del volume. Cooperazione e natura umana di Rita Levi-Montalcini L’autore del presente saggio, Ivano Barberini, paragona il volo del calabrone alle attività del movimento cooperativo. Così come il calabrone vola basso perché, secondo le leggi della fisica, la sua apertura alare non è conforme al peso corporeo, anche l’impresa cooperativa, secondo le leggi dell’economia, non potrebbe agire nel mercato in quanto non ha finalità di profitto. È insito nella natura umana, sin da quando il nostro più arcaico predecessore, l’Australopiteco, discese dagli alberi nella savana africana, unirsi in gruppi per fronteggiare i pericoli ambientali. Le cooperative hanno radici antiche, ma la prima cooperativa di successo nasce nel 1844 in Inghilterra, con la finalità di migliorare le condizioni di vita dei singoli individui. L’associazionismo delle persone in forma cooperativa sorse in diverse parti del mondo per combattere la povertà, per la creazione di un lavoro dignitoso, per il divenire di una società migliore. Il vantaggio del metodo cooperativo è dimostrato dal progressivo rigoglioso sviluppo di queste imprese. I membri beneficiano collettivamente di tali attività apportando miglioramenti comunitari e creando un patrimonio sociale locale e, allo stesso tempo, globale. La forma di impresa cooperativa si dimostra inoltre la più idonea a favorire la crescita di capitale umano e a dimostrarne la grande potenzialità per l’economia della società di appartenenza. In ogni parte del mondo, un considerevole numero di soci è impegnato nel difficile compito di farsi valere nella gestione delle imprese e nell’organizzazione economico-finanziaria. Questo eccellente saggio pone in evidenza la lunga, e quanto mai vasta, esperienza di Ivano Barberini. L’autore ripercorrendo a ritroso il cammino cooperativo internazionale, fino ai tempi odierni, afferma che questo sistema non contravviene all’etica della convivenza civile. I risultati conseguiti dal sistema cooperativo dimostrano la capacità di costruire reti di persone e organizzazioni, su basi di responsabilità e solidarietà, così come espresso dall’autore: “La vera solidarietà è condividere e diffondere la conoscenza, aiutare le persone a crescere e migliorarsi“. Le cooperative rappresentano la collaborazione tra gruppi di individui e organizzazioni per uno sviluppo economico equo e sostenibile e con esso la pace e la giustizia sociale. Il valore etico e sociale del movimento cooperativo viene posto straordinariamente in rilievo dall’autore. Gli obiettivi dell’impresa cooperativa sono volti al perseguimento del benessere individuale e collettivo, un modello questo utile per affrontare le sfide economiche e sociali all’inizio del terzo millennio. Il rigoglioso sviluppo delle cooperative, in un periodo critico, quale quello attuale, dimostra la validità della collaborazione e sinergia attuata da tale sistema. Un movimento mondiale guidato con alta competenza da Ivano Barberini. È mio privilegio essere legata a lui da viva amicizia, profondo affetto e ammirazione per la capacità di superare momenti difficili del suo splendido percorso a capo delle più importanti istituzioni riguardanti il settore del mondo cooperativo e dell’Alleanza cooperativa internazionale. Dal libro Oggi le guerre continuano a mietere vittime soprattutto tra la popolazione. Donne, vecchi e bambini ne subiscono gli effetti direttamente e indirettamente, perché i conflitti armati, le crisi umanitarie, le privazioni di diritti fondamentali sono il contesto entro il quale governi, società e poteri continuano a mettere in atto pratiche scellerate volte al depauperamento delle risorse, alla compressione dei bisogni o allo sfruttamento di intere popolazioni. Il conflitto senza fine tra Palestina e Israele, le guerre “dimenticate” in Africa e in altri continenti segnano le coscienze e innalzano barriere, tra popoli e tra etnie diverse, difficili da sormontare. Quando la ragione è affidata all’efficacia delle armi a disposizione, scompare ogni razionalità nel confronto. La drammaticità di questo scenario sollecita l’urgente ricerca di nuove strade che possano portare a una società più giusta, più equa e pacifica. È questa l’alternativa da perseguire per la costruzione di rapporti economici e sociali che salvaguardino i diritti primari di donne e uomini nel mondo. Per contribuire a realizzarla è indispensabile promuovere una nuova politica di solidarietà internazionale capace di generare pace; una nuova politica di sviluppo fondata sul “vivere e condividere insieme” e nuove pari opportunità che consentano a tutti l’accesso e la gestione delle risorse del pianeta Terra. John Maynard Keynes ha scritto a suo tempo che “la pace internazionale deve essere assicurata dalla piena occupazione”. Non si crea lavoro senza sviluppo e senza pace non si crea né l’uno né l’altro. Ragion per cui diviene evidente il fatto che tra sviluppo economico, creazione di lavoro dignitoso e mantenimento della pace vi è un nesso inscindibile. È importante che questi tre fattori siano interpretati nei loro significati pieni e attuali. Il termine “sviluppo economico” comprende tutti i cambiamenti, economici e sociali, tecnici e istituzionali che si verificano congiuntamente al miglioramento degli standard di vita. Tale definizione stabilisce una differenza tra sviluppo economico e crescita. Questa ultima è limitata all’aumento del volume di produzione per abitante. Si può perciò avere crescita senza sviluppo economico. Giorgio Ruffolo sostiene che non si può contare sulla crescita continua in un pianeta dalle risorse limitate. Tuttavia non si può neppure pensare di bloccare lo sviluppo ai livelli attuali di povertà e di ineguaglianza che affliggono il mondo. […] È un dilemma su cui si giocano scelte decisive per il futuro dell’umanità. Charles Handy, economista, già insegnante alla London Business School, paragona lo sviluppo che non produce benessere diffuso e non rispetta le persone a una scultura esposta nei giardini di Minneapolis: un impermeabile di bronzo atteggiato a figura umana, vuoto, senza corpo. È il simbolo di un paradosso e dell’assurdità di una crescita che non si traduce in sviluppo umano. Il lavoro dignitoso rappresenta un diritto fondamentale e un fattore essenziale di cittadinanza. Oltre a produrre benessere e garantire un reddito al lavoratore, il lavoro deve anche garantire il rispetto della dignità dell’individuo e lo sviluppo umano. Come si vede la pace significa molto di più che la mera assenza di conflitti armati ed è molto più complessa della guerra poiché è correlata a tutti i fattori che caratterizzano la società moderna. L'articolo “Il coraggio di cooperare. Come vola il calabrone”, la lezione di Ivano Barberini su economia, lavoro e giustizia sociale – L’estratto in esclusiva proviene da Il Fatto Quotidiano.
Libri
Libri e Arte
Mark Rothko a Firenze, ogni quadro sprigiona energia: un’esperienza sensoriale
‹ › 1 / 7 UNTITLED, 1944 ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma ‹ › 2 / 7 LONGSTEAD ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma ‹ › 3 / 7 UNTITLED ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma ‹ › 4 / 7 SELFPORTRAIT ROTHKO ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma ‹ › 5 / 7 UNTITLED 1947 ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma ‹ › 6 / 7 UNTITLED, 1968 ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma ‹ › 7 / 7 UNTITLED, 1969 ©1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma Ci sono mostre affollate da centinaia di quadri, che chiedono al visitatore uno sforzo fisico eccezionale e mettono a dura prova la capacità mentale di assorbire così tanti stimoli visivi. E ci sono mostre più selettive, meno cariche di oggetti ma ugualmente – e forse più – intense mentalmente ed emotivamente. Questo secondo è il caso della mostra di Mark Rothko, che si apre sabato 14 marzo a Palazzo Strozzi a Firenze, e resterà visitabile fino al 23 agosto. La mostra riunisce infatti una settantina di opere che impegnano però tutti i grandi spazi del piano nobile del Palazzo. Oltre a queste, altre sette opere sono disposte in due diversi spazi fiorentini, simbolici per l’avventura artistica del pittore – cioè il convento-museo di San Marco e la biblioteca Laurenziana. Rothko, lettone di nascita ma naturalizzato americano, è uno dei pittori più impegnativi, sensoriali e mentali a un tempo, del ‘900. A Parigi, tre anni fa, la Fondazione Luis Vuitton gli aveva dedicato un’altra grande mostra: lì il pubblico aveva a disposizione dei piccoli panchetti distribuiti gratuitamente per sostare davanti a ogni quadro e stabilire così un’intimità meditativa con l’artista e la sua opera. Era una soluzione pratica, ma anche un’indicazione di atteggiamento, un invito ad accostarsi a Rothko nel e con il tempo. La pittura di Rothko, non semplicemente pittura astratta, è una sorta di punto di agglutinazione di esperienze visuali, spirituali, spaziali, che occorre far decantare dentro di sé. Non si può passare come turisti affrettati davanti ai quadri. La posata maestosità di Palazzo Strozzi, del resto, è quasi connaturata a una pittura di grandi dimensioni e al tempo stesso intima, depositaria di scintille di emozioni. Christopher Rothko, figlio di Mark e co-curatore (con Elena Geuna) della mostra, scrive in catalogo che la pittura del padre è una sfida a produrre senso a partire da ciò che vediamo, passando però prima da ciò che sentiamo. In effetti ogni quadro sprigiona un’energia solo dopo qualche minuto di osservazione: i colori sembrano sgorgare dalla profondità, sospingere gli strati che li coprono, addensarsi in una sorta di stratificazione che crea una vera e propria drammaturgia cromatica in cui il tempo si sospende e si accumula. Con la pittura di Rothko, con i suoi gialli accecanti che sembrano sopraffatti dai rossi dei tardi anni Quaranta, o con i successivi quadri dai toni più scuri e freddi – blu, verdi, marroni – che invitano al silenzio e a una relazione meditativa tra opera e osservatore, sembra di entrare in un’altra dimensione. È quel tipo di relazione con l’arte che suscitano i tagli di Lucio Fontana o certi quadri di Matisse, pittore molto amato da Rothko. Una dimensione in cui il visibile si apre all’invisibile, all’ulteriorità che può essere un’esperienza dell’occhio come dello spirito. E che forse fu la lezione che Rothko assorbì dall’arte classica italiana. Rothko non amava viaggiare, eppure venne in Italia tre volte, tra gli anni Cinquanta e i Sessanta. Viaggiò nei luoghi dell’arte, Firenze, Roma, Pompei, Veneto. Soprattutto a Firenze fu colpito dalla pittura quattro-cinquecentesca, dalla ricerca di assoluto che scorgeva nel Beato Angelico, dalla densità d’arte che quella città sa restituire più di altre. Gli accostamenti eccezionali tra cinque quadri di Rothko e cinque affreschi in altrettante celle di San Marco testimoniano quanto la purezza e quasi l’astrazione della costruzione spaziale dell’Angelico si riflettano nei quadri rossi/rosa, solcati da una linea orizzontale, segno della sintesi cercata e voluta da Rothko. E la stessa ricerca di conquista totale dello spazio è nei due quadri disposti alla biblioteca Laurenziana, progettata da Michelangelo nel Cinquecento, come spazio di concentrazione assoluta, chiusura, prigione della mente che non poteva distrarsi né quindi vedere fuori. Anche la pittura di Rothko è una pittura della chiusura, dei sensi e della mente, della loro connessione che, sola, permette di volare al di fuori di se stessi. La mostra di Firenze non è un’antologica nel senso classico, non ci sono per esempio, se non con alcuni studi preparatori, i grandi progetti degli ultimi anni, quelli ora riuniti alla Tate Modern di Londra o alla Rothko Chapel di Houston. Ma proprio per questo è una mostra notevole. Perché è una mostra che nella sua asciuttezza fa pensare. E soprattutto fa sentire: la pittura, il senso dell’arte, l’assoluto. Foto in evidenza tratta dal Palazzo Strozzi Facebook. Foto della gallery fornite dall’ufficio stampa L'articolo Mark Rothko a Firenze, ogni quadro sprigiona energia: un’esperienza sensoriale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Libri e Arte
Firenze
Mostre