Un nuovo elemento emerge nell’inchiesta sulla morte di Liliana Resinovich, la
63enne scomparsa a Trieste la mattina del 14 dicembre 2021 e ritrovata senza
vita il 5 gennaio successivo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico
provinciale. Secondo quanto emerso dalle analisi tecniche, sulle scarpe della
donna sarebbe stata individuata una traccia di zirconio, una sostanza abrasiva
particolarmente resistente utilizzata in vari processi industriali e anche nelle
operazioni di affilatura delle lame. Un dettaglio che, secondo il genetista
forense Paolo Fattorini, risulta “meritevole di approfondimento”. Proprio per
consentire ulteriori verifiche, la giudice per le indagini preliminari del
tribunale di Trieste Flavia Mangiante ha concesso una proroga di trenta giorni
per il deposito della perizia affidata al pool di esperti composto, oltre che da
Fattorini, da Chiara Turchi ed Eva Sacchi.
Gli specialisti sono stati incaricati di individuare eventuali tracce di Dna o
altri elementi utili sulle corde trovate sul corpo della donna: il cordino
stretto attorno al collo che teneva chiusi i due sacchi di plastica in cui era
infilata la testa e quello utilizzato per legare le chiavi. Si tratta della
seconda proroga concessa agli esperti, dopo una precedente estensione di due
mesi. L’udienza per l’esame degli esiti tecnici, inizialmente prevista a fine
mese, è stata quindi rinviata al 26 giugno.
Il ritrovamento della sostanza sulle scarpe potrebbe assumere un rilievo
investigativo anche per via delle attività lavorative del marito della donna,
Sebastiano Visintin, che al momento è l’unico indagato nell’inchiesta. Tra i
suoi lavori, Visintin svolge infatti anche quello di arrotino per alcuni
esercizi commerciali del centro di Trieste, tra cui una pescheria. Ogni martedì
si occupava di ritirare i coltelli utilizzati nei negozi per affilarli e
restituirli successivamente. Sarebbe stata proprio questa l’attività che stava
svolgendo la mattina della scomparsa della moglie.
Nel corso delle indagini, nell’aprile 2025, la polizia ha sequestrato circa 700
tra coltelli e forbici riconducibili a Visintin. Su questi oggetti sono in corso
accertamenti e comparazioni tecniche. Nel frattempo, sul piano scientifico, si
sta cercando di chiarire anche uno dei punti più controversi dell’intera
vicenda: il momento della morte. Negli Stati Uniti un gruppo di ricercatori
provenienti dal Michigan State University e da istituti di ricerca del Colorado
sta conducendo un esperimento su quattro cadaveri per confrontare le
trasformazioni di un corpo congelato con quelle di un corpo esposto a condizioni
ambientali simili a quelle del luogo in cui fu trovato il cadavere di
Resinovich.
L’esperimento è stato promosso dalla difesa di Visintin, dopo che le due
principali perizie medico-legali svolte finora hanno fornito conclusioni
opposte. La prima, firmata dal medico legale Fulvio Costantinides e dal
radiologo forense Fabio Cavalli, indicava che la morte sarebbe avvenuta circa 48
ore prima del ritrovamento del corpo. La seconda, condotta dal team di
consulenti della Procura guidato dall’antropologa forense Cristina Cattaneo,
sosteneva invece che la donna fosse morta la stessa mattina della scomparsa.
L'articolo Traccia di Zirconio sulle scarpe di Liliana Resinovich, cosa
significa per le nuove indagini per omicidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Liliana Resinovich
Un dolore che non conosce tregua e una sola volontà: sapere la verità sulla
morte di Liliana Resinovich. Silvia Radin, cugina della donna scomparsa il 14
dicembre 2021 e trovata morta il 5 gennaio 2022, è ospite a Verissimo nella
puntata in onda il 21 febbraio.
PARLA LA CUGINA DI LILIANA RESINOVICH
“Vogliamo sapere chi l’ha picchiata, chi l’ha soffocata, e chi l’ha confezionata
in quel modo e portata nel boschetto perché lì da sola non ci è arrivata di
sicuro” spiega Radin a Silvia Toffanin. “Per noi non è stato un suicidio, la
conoscevamo, sapevamo come ragionava, che cosa era per lei la vita”. A proposito
delle indagini fa sapere: “Dalla sera del ritrovamento sono stati fatti molti
sbagli, hanno inquinato molte prove, hanno impacchettato Liliana con tutte le
prove […] l’hanno spostata da dove è stata trovata”.
IL RICORDO DI CLAUDIO STERPIN
La cugina di Liliana dedica un pensiero a Claudio Sterpin, l'”amico speciale” di
Resinovich morto lo scorso 14 febbraio: “Claudio ha trascurato la sua salute per
combattere per Liliana. Lui non era solo l’amico speciale di Liliana, era anche
un atleta, un cavaliere della Repubblica, donatore di sangue premiato tante
volte. Non era solo l’amico speciale, era un bersagliere. Io non sapevo della
loro storia d’amore”.
IL MATRIMONIO DI LILIANA CON SEBASTIANO VISINTIN
Di altro tenore invece le parole che riserva al matrimonio di Liliana con
Sebastiano Visintin: “Lei era sempre un po’ triste. Nell’ultima vacanza che ha
fatto con il marito non c’era quell’entusiasmo. Non era felice con il marito.
Era assuefatta. Quando stavano per agitarsi, lei mi diceva: ‘Lascialo perdere,
che è matto‘. Se rispondevo a Sebastiano, poi avevo paura che non avrei rivisto
più mia cugina. Lei aveva paura che davanti alla famiglia lui facesse vedere chi
era veramente”. Silvia Radin aggiunge: “Noi sappiamo che Sebastiano ha detto
bugie e incongruenze. Noi abbiamo dato spunti agli inquirenti, ma non possiamo
sostituirci a loro. Sebastiano dice che andava tutto bene nel matrimonio? Forse
perché è indagato… ha qualcosa da nascondere? Non lo so. So solo che dal primo
giorno della scomparsa, quando gli ho chiesto ‘cosa pensi sia successo?’, lui ha
detto: ‘È salita in auto con qualcuno’. Gli ho chiesto se pensasse ad un amante
e mi ha risposto ‘Può essere’, poi Claudio si è palesato e gli ho chiesto se lo
conosceva. Lui mi ha detto: ‘Ma sì, è uno dove Liliana andava a stirare le
camicie’. Ma allora lo conosceva. Lui aveva detto che non lo conosceva”.
IL DOLORE DI SILVIA RADIN
Infine, Radin si lascia andare a una straziante riflessione: “Non l’abbiamo
vista dentro la bara, non ce l’hanno fatta vedere. Perché hanno lasciato che
venisse sepolta in una bara di cartone? Non era quella che abbiamo scelto.
Perché l’hanno lasciata nel sacco salma invece di essere vestita o avvolta in un
lenzuolo come tutti i cristiani quando finiscono la loro vita? Nella spazzatura
è stata trovata e nella spazzatura è stata sepolta. E adesso perché non ce la
ridanno, perché non ce la fanno riportare a casa?”. E chiosa: “Abbiamo un buco
nel cimitero, a chi portiamo i fiori? Al buco vuoto? Porteremo i fiori a
Claudio. Non è giusto, sono quattro anni che la aspettiamo. È un dolore che
continua giorno dopo giorno. Vogliamo a casa quel che è rimasto di lei“.
L'articolo “Al cimitero c’è un buco vuoto, a chi portiamo i fiori? Da 4 anni
aspettiamo la salma. Non si è suicidata, vogliamo la verità”: la cugina di
Liliana Resinovich in lacrime proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Venerdì sarò ai funerali di Claudio ma non ci andrò da solo”. È la
dichiarazione di Sebastiano Visintin durante il programma “Dentro la notizia“,
condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5. Secondo quanto riporta l’Ansa, la
dichiarazione dell’86enne si riferisce alle esequie di Claudio Sterpin, l’amico
di sua moglie Liliana Resinovich, morto lo scorso 14 febbraio. La donna,
scomparsa nel dicembre del 2021, è stata ritrovata senza vita in un bosco di
Trieste il 5 gennaio 2022.
I due uomini non hanno avuto rapporti sereni. Sterpin, 86 anni, sosteneva che
Liliana volesse lasciare il marito Sebastiano per iniziare una nuova vita con
lui. Nella serata di ieri, 17 febbraio, durante la puntata di “Dentro la
notizia“, Visintin ha dichiarato: “Ci sono tantissime cose che sa solo lui
(Serpin ndr) e purtroppo ora non c’è più e si è portato con lui questi segreti“.
Ha aggiunto: “Gli ho chiesto spiegazioni su alcune cose ma non me le ha mai
date. Penso però che lui non c’entri con la scomparsa di Liliana”.
Secondo quanto riportato da Fanpage, Claudio Sterpin portava avanti una
battaglia dal 2021 per la verità sulla morte di Liliana. L’85enne sosteneva che
Resinovich fosse stata uccisa. Nel registro degli indagati c’era anche il nome
del marito della vittima, Claudio Visintin. Secondo Sterpin, il vedovo avrebbe
avuto informazioni mai condivise con gli inquirenti. I due hanno discusso in
diverse trasmissioni televisive, accusandosi a vicenda. Lo scorso 14 febbraio,
la famiglia di Sterpin ha comunicato la morte dell’86enne, ricoverato
all’Ospedale Cattinara di Trieste. Il fratello di Liliana, Sergio Resinovich, lo
ha ricordato con affetto. In un’intervista telefonica a Fanpage ha detto: “La
vicenda di Lilly (Liliana ndr) ci aveva avvicinati, sono molto addolorato. Mi
spiace che non vedrà l’epilogo di questa brutta vicenda giudiziaria e che non
potrà assistere al momento in cui Lilly avrà giustizia“.
“AVREI VOLUTO SAPERE I SEGRETI CHE CONSERVAVA”
Claudio Sterpin e Sebastiano Visintin si conoscevano da molto tempo. “L’amico
speciale” ha sempre accusato il marito della donna poiché quest’ultimo
concordava con gli inquirenti sull’ipotesi del suicidio di Liliana. A poche ore
dalla morte di Serpin, Visintin ha rilasciato un’intervista a Il Piccolo di
Trieste parlando della loro diatriba. L’uomoha dichiarato: “Sono dispiaciuto del
fatto che non siamo riusciti a parlare senza le telecamere puntate addosso, a
vederci anche da soli per cercare di capire cosa possa essere successo a
Liliana”. E ancora: “Avrei voluto sapere i segreti che magari lui conservava
dentro di sé, che ora si è portato dietro”.
L'articolo “Claudio Sterpin si è portato nella tomba tanti segreti. Sarò ai suoi
funerali ma non ci andrò da solo”: caso Liliana Resinovich, parla Sebastiano
Visintin proviene da Il Fatto Quotidiano.
È morto a 86 anni, a Trieste, Claudio Sterpin, l’uomo che negli ultimi quattro
anni è stato una delle figure più esposte nel caso di Liliana Resinovich, la
donna scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio 2022 nel
boschetto dell’ex Opp. La notizia della sua scomparsa è stata resa nota nella
serata di ieri dalla trasmissione Quarto Grado e si è diffusa rapidamente in
città, rimbalzando sui social tra amici, conoscenti e protagonisti della lunga
vicenda giudiziaria. Sterpin, ex maratoneta molto noto nell’ambiente sportivo
triestino, è stato l’ultimo a sentire Liliana al telefono la mattina della sua
scomparsa. Da allora aveva sempre sostenuto pubblicamente che tra loro esistesse
un legame affettivo profondo, destinato – secondo la sua versione – a
trasformarsi in una convivenza. Una ricostruzione costantemente smentita dal
marito della donna, Sebastiano Visintin, che non ha mai creduto a una relazione
tra i due ed è indagato dall’aprile del 2025 per omicidio. È noto tuttavia che
Liliana e Sterpin avessero avuto una liaison in gioventù.
Quella di Sterpin è stata una battaglia mediatica e giudiziaria iniziata subito
dopo la scomparsa di Liliana. Interviste televisive, dichiarazioni alla stampa,
appelli pubblici: per anni ha ribadito la propria versione dei fatti, parlando
di un sentimento autentico che li univa. Negli ultimi tempi le tensioni tra lui
e Visintin si erano trasformate in scontri sempre più accesi, con accuse
reciproche e strascichi legali. Solo poche settimane fa Sterpin aveva
dichiarato: “Sono in ebollizione da anni. Non credo che l’artefice sia stato
Sebastiano, ma lui sa benissimo chi è stato”. Parole ripetute anche in
tribunale, a Trieste, durante il recente incidente probatorio disposto dalla pm
Ilaria Iozzi per cristallizzare la sua testimonianza. All’uscita dall’aula aveva
spiegato ai giornalisti di aver ribadito “sempre la stessa versione, perché la
versione è una”. Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura sono attesi
nelle prossime settimane, in un’indagine che resta ancora aperta. Tra le sue
ultime apparizioni pubbliche, un sit-in davanti al Tribunale di Trieste lo
scorso dicembre, insieme ad amici e parenti di Liliana: tra le mani una grande
foto della donna e l’appello a “arrivare presto alla verità”.
“Mi ha sempre detto: devi cercare la verità”, ha ricordato il suo avvocato,
Giuseppe Squitieri. “È quello a cui ora tengo in modo particolare, in memoria
delle sue intenzioni”. Il legale ha spiegato che l’ultima volta si erano sentiti
pochi giorni fa, prima del ricovero in ospedale e del rapido peggioramento delle
condizioni di salute. “Con lui si era instaurato un rapporto, di cui ero grato”,
ha aggiunto, assicurando la volontà di non abbandonare il percorso intrapreso,
qualora la famiglia lo desideri. Anche Nicodemo Gentile, presidente
dell’associazione Penelope e legale del fratello di Liliana, ha affidato ai
social un messaggio di cordoglio: “Ciao, uomo coraggioso. Uomo profondamente
onesto, che ha avuto fin dall’inizio l’audacia di non piegarsi all’opinione
dominante”. Tra i tanti messaggi comparsi in queste ore, qualcuno ha
sottolineato la coincidenza simbolica della data: “Nel giorno di San Valentino
si è ricongiunto con la sua Lilly”.
L'articolo Caso Liliana Resinovich, è morto Claudio Sterpin. Il legale: “Mi ha
sempre detto: devi cercare la verità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È “inammissibile” il ricorso presentato dalla difesa di Sebastiano Visintin,
marito di Liliana Resinovich, che chiedeva di disporre un incidente probatorio
per una nuova perizia medico-legale sulla morte della donna. La prima sezione
penale della Cassazione, presieduta da Giacomo Rocchi, nelle motivazioni della
sentenza depositata e relative alla decisione assunta il 18 novembre 2025, ha
condannato Visintin al pagamento delle spese processuali e, “valutati i profili
di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dal
ricorso”, anche al versamento di 3mila euro alla Cassa delle Ammende. Le
motivazioni confermano così le indiscrezioni che già nelle settimane scorse
avevano anticipato l’orientamento della Corte suprema.
Secondo la Cassazione, la doglianza sollevata dalla difesa è “manifestamente
infondata”. I giudici escludono in particolare che l’ordinanza del gip di
Trieste possa essere considerata “abnorme” o “posta al di fuori del sistema”.
L’atto contestato, firmato il 30 giugno 2025 dalla giudice per le indagini
preliminari Flavia Mangiante, aveva accolto la richiesta della Procura
disponendo un incidente probatorio limitato ad accertamenti genetici,
merceologici e dattiloscopici, rigettando invece l’istanza della difesa di
procedere anche a una nuova perizia medico-legale.
Nel ricorso, l’avvocato Paolo Bevilacqua sosteneva che la decisione del gip
fosse illegittima perché non teneva conto delle profonde divergenze tra le
consulenze medico-legali già acquisite nel corso delle indagini preliminari.
Secondo la difesa, proprio l’esistenza di esiti scientifici opposti avrebbe
imposto di anticipare il confronto tra periti attraverso l’incidente probatorio,
al fine di chiarire cause, modalità, data della morte e il periodo di permanenza
del corpo di Liliana Resinovich. Una tesi che la Suprema Corte ha però respinto,
ritenendo che la scelta del gip rientrasse pienamente nei poteri discrezionali
del giudice e non presentasse profili di anomalia tali da giustificare
l’intervento della Cassazione.
La decisione arriva al termine di un percorso giudiziario complesso e ancora
segnato da forti contrapposizioni scientifiche. La prima perizia medico-legale,
firmata da Fulvio Costantinides e Fabio Cavalli, aveva concluso per una morte
asfittica da “spazio confinato”, una cosiddetta plastic bag suffocation, senza
chiari segni di intervento di terzi. Di segno opposto la seconda consulenza,
coordinata da Cristina Cattaneo, secondo cui Liliana Resinovich sarebbe stata
uccisa e soffocata. Consulenza che aveva portato al totale ripensamento
dell’inchiesta per cui all’inizio la procura di Trieste aveva chiesto
l’archiviazione.
Proprio su queste “evidenti discrasie scientifiche”, come le aveva definite la
difesa, si era concentrata la richiesta di una nuova perizia collegiale.
“Abbiamo due consulenze completamente opposte, ecco perché serve un nuovo
esame”, aveva dichiarato Visintin nei giorni precedenti alla pronuncia della
Cassazione. “Sono passati quasi quattro anni e ancora oggi non sappiamo se Lilly
si è suicidata o è stata uccisa”, aveva aggiunto, sostenendo che, in caso di
rigetto, la difesa avrebbe cercato “altre forme” per ottenere un approfondimento
medico-legale.
Liliana Resinovich era stata trovata morta il 5 gennaio 2022 nel boschetto
dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. Nel gennaio del 2024 era stata decisa
la riesumazione del cadavere e dall’ipotesi di suicidio si è passati a quella di
omicidio volontario.
L'articolo Liliana Resinovich, ecco perché la Cassazione ha respinto il ricorso
del marito indagato per l’omicidio proviene da Il Fatto Quotidiano.