I depositi chimici di Genova non si spostano. La decisione definitiva del
Consiglio di Stato è arrivata ieri. E mette fine, almeno per ora, a una
battaglia che aveva mobilitato intere delegazioni, con manifestazioni di
migliaia di persone che avevano percorso le strade cittadine. Era la grande
promessa elettorale fatta dall’allora sindaco Marco Bucci: spostare dal centro
abitato di Multedo i depositi chimici Carmagnani e Superba, come da anni
chiedevano i residenti. Il problema è che la destinazione scelta, Ponte Somalia,
avrebbe pesantemente impattato sugli abitanti di un altro quartiere molto
popoloso, Sampierdarena, preoccupati dalle possibili ripercussioni su sicurezza
e salute. A suggellare l’operazione il dirottamento di 30 milioni di euro
pubblici, stanziati originariamente per il rilancio economico dei quartieri
colpiti dal crollo del Ponte Morandi. Dopo una lunga battaglia legale, ieri il
Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso presentato da Commissario
Straordinario, Autorità Portuale e Società Superba contro la precedente
decisione – anch’essa negativa – del Tar. Si smantella così un altro pezzo del
“Modello Genova”.
A finire nel mirino dei giudici amministrativi, che hanno appunto confermato il
pronunciamento del Tar, sono proprio le vie rapide, che hanno contraddistinto
per anni questo modello, nato con la ricostruzione del viadotto che ha
sostituito il Ponte Morandi: il rischio ambientale e di sicurezza sarebbe
infatti troppo consistente per saltare le procedure previste. Non solo. I
magistrati contestano anche il collegamento dell’operazione con la finalità
originaria di quei fondi: “La rilocalizzazione dei depositi chimici della
Superba S.r.l. non risulta coerente con le finalità concernenti la ripresa e lo
sviluppo dei traffici portuali nella prospettiva della compensazione dei danni
conseguenti al crollo del Ponte Morandi”.
Esultano i comitati, intitolati allo storico leader della protesta Gianfranco
Angusti, fondatore di Officine Sampierdarenesi morto prima di vedere la vittoria
della battaglia: “È un grande risultato, frutto del lavoro di squadra di tutti
coloro che si sono battuti contro questa decisione” commenta la portavoce
Barbara Barroero. Sul caso interviene anche la sindaca di Genova, Silvia Salis:
“La sentenza del Consiglio di Stato conferma la posizione che abbiamo sempre
espresso: i depositi chimici devono essere ricollocati in area demaniale, il più
lontano possibile dalle case. L’Autorità portuale sta lavorando alla redazione
del nuovo Piano regolatore portuale e quello è lo strumento che dovrà definire
in quale area, interna al porto, dovranno trovare nuova collocazione i depositi
costieri. Non basta disegnare sulla carta un trasloco da una parte all’altra
della città, come ha fatto il centrodestra: è necessario un ragionamento di
sistema, con gli strumenti adeguati, che tenga conto delle esigenze dei
cittadini, della salute della città e dei traffici e dell’economia portuale”.
“Tramonta l’ipotesi che i cittadini sampierdarenesi, purtroppo mai ascoltati da
chi amministrava la città nei mandati precedenti, hanno più volte contestato –
commenta Michele Colnaghi (M5S), presidente di Municipio da sempre in prima
linea contro il trasferimento – Il Consiglio di Stato ha evidenziato che
trasferire i depositi a Ponte Somalia non solo avrebbe rappresentato un notevole
incremento dell’impatto ambientale, ma anche l’assenza di qualsiasi vantaggio
reale per i traffici portuali, smentendo dunque quanto sostenuto dalla
precedente amministrazione. Questa decisione fa cadere completamente la
narrazione costruita finora. È una vittoria importante per il territorio, che
dimostra come le ragioni dei cittadini fossero fondate e come sia necessario
fermare progetti calati dall’alto senza reali benefici e con impatti ambientali
significativi”. Una decisione che impone di trovare un’altra soluzione. Ma
rivela un problema di fondo: Genova ha confinato per troppo tempo le sue
attività più impattanti, e talvolta pericolose, nel Ponente cittadino.
Tirano infatti un sospiro di sollievo gli abitanti della delegazione di
Sampierdarena, una città nella città con i suoi 43mila abitanti – quanti, per
dire, Imperia – che eviteranno l’inquietudine di convivere con i depositi
chimici proprio di fronte alle case. Restano, però, altri problemi: il traffico,
soprattutto quello pesante legato al porto, che stringe d’assedio il quartiere e
provoca inquinamento; la desertificazione commerciale dovuta – altra scelta del
centrodestra – alla proliferazione della grande distribuzione. E infine la
concentrazione dell’immigrazione che nella delegazione supera il 17 per cento
sul totale della popolazione.
Ma la notizia non farà certo piacere agli abitanti di Multedo, alle porte di
Pegli, una delegazione che si trova più a Ponente. Qui i residenti, oltre ai
depositi chimici, devono fare i conti con il casello autostradale e gli
svincoli. Un groviglio di asfalto che rischia di inglobare le case e i depositi
chimici. Con pesantissime ripercussioni sul traffico e sul tessuto sociale. Con
intere strade – dove vivono migliaia di persone, dove si trovano edifici storici
e scuole che rischiano la chiusura – isolate dal resto della città.
I depositi chimici oggi occupano circa 60mila metri quadrati e ospitano le
lavorazioni di Carmagnani e Superba, nate all’inizio del Novecento, prima
specializzate anche nei prodotti petroliferi, poi esclusivamente nelle sostanze
chimiche. Sullo sfondo resta una domanda: per un grande porto come Genova è
indispensabile mantenere le lavorazioni chimiche oppure ci si deve concentrare
su altre attività più compatibili con uno scalo che convive con il tessuto
urbano? Genova, sicuramente, è una città con pochi spazi, ma il rarefarsi delle
attività industriali sta lasciando libere aree. Anche demaniali. La sentenza del
Consiglio di Stato mette fine alla recente disputa, ma, ovviamente, non indica
una vera soluzione che spetta alla politica e che la città ormai attende da
tanti anni.
L'articolo Genova: “No al trasferimento dei depositi chimici”. Il Consiglio di
Stato boccia il progetto voluto da Bucci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Al danno di un Comune commissariato dopo l’arresto di un sindaco corrotto, si
aggiunge la beffa che l’elezione di quel sindaco andava annullata. Le cronache
del “Sistema Sorrento” non smettono di stupire. L’ultimo colpo di scena arriva
dal Consiglio di Stato. Ha accolto un ricorso della famiglia Morelli, ribaltando
una precedente sentenza del Tar e stabilendo che le elezioni del settembre 2020,
quelle concluse con la vittoria del sindaco Massimo Coppola, arrestato a maggio
e poi di nuovo a luglio 2025 per numerose accuse di induzione indebita e
corruzione, non sono state regolari.
La storia non si fa coi se e coi ma, però se la giustizia amministrativa fosse
stata più celere, Sorrento forse si sarebbe risparmiata 35 appalti e affidamenti
ritenuti illegittimi, 18 milioni e mezzo di euro impegnati attraverso procedure
viziate, 16 arresti, e la vergogna di uno scioglimento dell’amministrazione
comunale per le dimissioni di un sindaco finito in carcere in flagranza di
reato, con ancora i soldi dell’ultima mazzetta addosso.
Il Cds ha infatti sentenziato che la candidatura a primo cittadino di uno dei
competitor di Coppola, Marco Fiorentino, aveva inquinato irrimediabilmente i
risultati delle elezioni. Fiorentino era incandidabile a causa di una condanna
definitiva per l’omicidio colposo di Claudia Morelli e Teresa Reale, due signore
travolte da una gru all’opera per il montaggio delle luminarie del Santo Patrono
il 1.5.2007. Le conseguenze della sua candidatura, che superò il vaglio
dell’ufficio elettorale perché la condanna non risultava ancora sul casellario,
sono riassunte in questo passaggio del provvedimento firmato dal presidente del
collegio Alessandro Maggio e dal giudice estensore Francesca Picardi: “Marco
Fiorentino ha riportato, al primo turno, un significativo numero di voti (1865,
ndr), superiore allo scarto dei voti registrato tra i due candidati più votati
(Coppola, che al primo turno raccolse 4272 voti, e Mario Gargiulo, che ne prese
3896, dunque divisi al primo turno da soli 376 voti, ndr) ed idoneo, se traslato
su uno di tali concorrenti, ad evitare il ballottaggio e potenzialmente anche a
rovesciare il risultato elettorale”.
Quindi il Tar si è sbagliato quando ha scritto che “il risultato avrebbe portato
comunque all’elezione del sindaco risultato vincente”… perché questa valutazione
“si fonda solo ed esclusivamente sui dati del ballottaggio” che videro Coppola
vincere con uno scarto di 1903 voti. Di conseguenza il ricorso dei familiari
delle vittime del 1 maggio, e di alcuni cittadini che si sono associati, va
accolto. Anche se serve solo per ottenere la compensazione delle spese legali,
che i ricorrenti in primo grado non avevano ottenuto. Coppola è a giudizio,
prima udienza del primo processo il 20 febbraio, il comune è commissariato, la
partita è finita.
Si è protratta a lungo anche perché, come ha ricordato questo sito, Coppola e
Raffaele Guida detto ‘Lello il Sensitivo’ organizzarono una colletta tra gli
imprenditori del Sistema Sorrento per pagare gli avvocati di Marco Fiorentino e
trascinare le cause civili e amministrative il più a lungo possibile,
guadagnando tempo. ‘Operazione Mini-Bot’, la chiamarono al telefono. C’era la
consapevolezza che sulla testa del sindaco pendeva una spada di Damocle. È
caduta oggi, ma è caduta su una sedia vuota.
L'articolo “Sistema Sorrento”, il Consiglio di Stato annulla le elezioni del
2020. Le vinse il sindaco arrestato per tangenti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar dell’Abruzzo che lo
scorso giugno ha annullato parzialmente l’esito delle elezioni comunali di
Pescara del 2024, vinte al primo turno col 50,95% dal sindaco uscente, Carlo
Masci di Forza Italia. In base alla decisione, il voto dovrà essere ripetuto
entro sessanta giorni in 27 delle 170 sezioni elettorali della città abruzzese
(di cui una ospedaliera). Si tratta di circa 14mila elettori, che saranno
determinanti per il futuro dell’attuale amministrazione: se l’esito della
consultazione dovesse cambiare, potrebbe doversi tenere un ballottaggio
“ritardato” tra Masci e il suo sfidante, l’indipendente di centrosinistra Carlo
Costantini (34,24% al primo turno). Nel frattempo la giunta resterà in carica.
I giudici amministrativi hanno annullato gli esiti elettorali delle sezioni con
più criticità nello spoglio, un criterio che ha richiesto una valutazione caso
per caso. Nelle 27 sezioni “incriminate”, si legge nella sentenza sono stati
riscontrati “dubbi sulla genuinità ed affidabilità del risultato elettorale” e
presenza di “errori non emendabili“. E poiché Masci aveva evitato il
ballottaggio per soli 584 voti, “non può affermarsi, con un sufficiente grado di
certezza, che l’annullamento degli atti, nei limiti della illegittimità
accertata, sarebbe inidoneo ad una modifica sostanziale del risultato”, si legge
nella sentenza.
Masci si dice amareggiato dalla sentenza, che, afferma, ha “considerato errori
formali quelli commessi dai presidenti nelle 23 sezioni dove va ripetuto il
voto”, errori “assolutamente indipendenti dalla mia persona e dalla coalizione
che mi sostiene”. Il primo cittadino è comunque fiducioso per la ripetizione
delle comunali: “I numeri che ci dividono dal candidato del centrosinistra sono
chiari e insindacabili e sono certo che i pescaresi non avranno dubbi e saranno
ancora una volta al nostro fianco”.
Fiducioso in questo senso anche il presidente del Consiglio regionale
dell’Abruzzo, l’azzurro Lorenzo Sospiri: il voto, afferma, “confermerà il
vantaggio mai superabile del sindaco legittimamente in carica Carlo Masci.
Ovviamente noi ci prepariamo alla nuova campagna elettorale, che, secondo il mio
personale punto di vista, trovo per certi aspetti discutibile e anche un po’
ingiusta, visto che costringe a uno sforzo supplementare quei consiglieri e
assessori comunali oggi legittimamente eletti, che hanno maturato dei diritti e
ora si trovano a doversi rimettere in discussione”.
L'articolo Pescara, il Consiglio di Stato annulla le elezioni comunali: voto da
ripetere in 27 sezioni. In bilico il sindaco di Forza Italia proviene da Il
Fatto Quotidiano.