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Canarini e cardellini accecati per farli cantare meglio, denunciato un 38enne nel Casertano
Tra le mura di un appartamento tra Caserta e San Nicola la Strada, la Polizia Provinciale, insieme agli esperti della Lipu di Napoli, ha scoperto diciannove uccelli tra cardellini, canarini e altre specie protette, tenuti in condizioni igienico-sanitarie pessime. Alcuni di loro erano stati vittime di una pratica atroce: gli animali ritenuti incapaci di cantare venivano accecati con un ago infuocato, nel tentativo di “migliorarne” la voce, secondo credenze diffuse in ambienti criminali. Quando gli agenti hanno bussato alla porta, il 38enne residente ha cercato di liberarsi di uno degli uccelli, lanciandolo dal balcone. Fortunatamente, l’animale è stato recuperato da un poliziotto posizionato all’esterno. Tutti i cardellini e gli altri volatili sequestrati sono stati affidati al Cras di Napoli (Centro di Recupero Animali Selvatici) per ricevere le cure necessarie e tornare un giorno liberi in natura. Secondo le indagini, l’uomo, già noto alle forze dell’ordine, catturava gli uccelli e li vendeva illegalmente a prezzi elevati: sul mercato nero un cardellino può arrivare a costare da 100 fino a 8.000 euro. Il comandante della Polizia Provinciale, Biagio Chiariello, ha sottolineato come la specie sia protetta dalle direttive europee e quanto il traffico illecito rappresenti un pericolo costante per la fauna selvatica. L'articolo Canarini e cardellini accecati per farli cantare meglio, denunciato un 38enne nel Casertano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Riforma della caccia, lo studio della Lipu: “Cambiano i tempi delle migrazioni, i calendari del governo sono insensati”
Oltre 4 milioni di dati esaminati, 23 specie cacciabili analizzate. E un risultato scientifico chiarissimo: sono sedici le specie di uccelli che avviano la cosiddetta migrazione pre-riproduttiva entro la prima o la seconda decade di gennaio. Tra questi merlo, cesena, pavoncella, allodola, mestolone, fischione, moriglione, codone, folaga, tordo sassello. Altre, invece, come il tordo bottaccio, iniziano addirittura nella terza decade di dicembre. Tempi diversi, insomma, anche rispetto all’attuale documento tecnico di riferimento dell’Unione Europea che stabilisce i periodi di inizio della migrazione prenuziale per le specie cacciabili. È il risultato di un imponente studio della Lipu e dell’Università di Milano, pubblicato sull’autorevole rivista scientifica “Wildlife Biology”, con il coordinamento di Roberto Ambrosini e la collaborazione di importanti ornitologi europei, tra cui Franz Bairlein. E che dimostra che la riforma della caccia voluta dal ministro Francesco Lollobrigida è insostenibile e che i calendari venatori vanno decisamente rivisti. Dallo studio, emergono due aspetti: da un lato un’ulteriore anticipazione rispetto alle date ufficiali della migrazione pre-riproduttiva (previste dal cosiddetto Documento Key Concepts della Commissione europea) per numerose specie, che partono per i luoghi della nidificazione con i primi contingenti rilevanti, almeno il 5% degli individui. E dall’altro una serie di rilevanti variazioni per 19 specie (pari all’83% delle specie cacciabili). “La Direttiva Uccelli, la cornice normativa che governa la protezione degli uccelli in Europa e regolamenta la caccia – vieta la caccia in due momenti”, spiega Danilo Selvaggi, Direttore Generale Lipu. “Quello della riproduzione e nidificazione, in primavera-estate, e quando gli uccelli partono verso i luoghi della riproduzione, cioè la cosiddetta migrazione pre-riproduttiva”. La migrazione pre-riproduttiva è una fase biologica particolarmente delicata per la conservazione delle specie e per questo la Direttiva vieta rigorosamente la caccia in questo periodo. I contingenti che partono per primi sono costituiti da individui con una migliore capacità riproduttiva e dunque cruciali per la conservazione delle popolazioni all’interno delle specie: “Il 5% non è dunque un capriccio scientifico, ma indica i migliori riproduttori: sparare a questi contingenti significa dunque fare un danno doppio”, nota Selvaggi. Che aggiunge: “In Italia esiste la legge 157 che oggi mette un limite massimo al 31 gennaio, oltre il quale non si può andare. I cacciatori hanno sempre contestato queste date, avrebbero voluto cacciare fino a marzo. Oggi questo studio dimostra che la caccia dovrebbe chiudersi prima del 31 gennaio per molte specie e addirittura a dicembre per alcune. Tra l’altro lo studio conferma e rilancia gli studi di Ispra, contestati spesso in maniera brutale dagli stessi cacciatori”. Ma perché gli uccelli partono prima? Con tutta probabilità a giocare un ruolo è il cambiamento climatico. “Non è escluso che si parta prima anche perché fa più caldo. Un problema che potrebbe amplificarsi ulteriormente, con il peggiorare della crisi climatica”. I dati dello studio verranno trasmessi alla Commissione Europea, a Ispra, al ministero dell’Ambiente, ma soprattutto a tutto le regioni che stabiliscono i calendari venatori. “Il paradosso è che di calendari si occupano gli Uffici Caccia degli assessorati all’Agricoltura, popolati di cacciatori, e non gli uffici ambientali”, continua Selvaggi. “Ogni anno noi di Lipu e delle associazioni ambientaliste impugniamo i calendari scorretti e quasi sempre vinciamo. Dopo questo studio la situazione, speriamo, cambierà ancora, ci sarà sempre meno tempo per sparare. E soprattutto si mina alla base la riforma Lollobrigida, che intende affidare alle regioni la possibilità di stabilire le date di migrazione, con il paradosso di avere date diverse a seconda appunto delle regioni”. “Le conseguenze dello studio”, spiega a sua volta e conclude Claudio Celada, direttore Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia, “sono importanti in molti aspetti scientifici e di conservazione, a cominciare dalla necessità di correggere i calendari venatori regionali per molte specie, tra cui turdidi e anatidi, anticipando la chiusura della caccia. Lo studio evidenzia altresì l’insostenibilità e l’inopportunità della proposta di riforma della caccia, voluta dal ministro Lollobrigida e in discussione al Senato, con il disegno di legge 1552, che vede nell’allungamento dei tempi di caccia uno dei suoi obiettivi principali. Una riforma che va abbandonata, per far posto finalmente a politiche di tutela serie e ben applicate”. L'articolo Riforma della caccia, lo studio della Lipu: “Cambiano i tempi delle migrazioni, i calendari del governo sono insensati” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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