Una targa non è solo un numero. È un segno del tempo, un dettaglio che racconta
la storia di un’automobile o di un motociclo prima ancora della carrozzeria o
del rombo del motore. Ed è proprio da qui che passa una delle novità più
significative degli ultimi anni per il motorismo storico italiano: il via libera
alla riproduzione fedele delle targhe originali dei veicoli immatricolati a
partire dal 1931.
Una svolta attesa e finalmente operativa grazie alla circolare n. 33941 del 20
novembre 2025, presentata ufficialmente l’11 febbraio 2026 a Roma presso
l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il risultato di un lavoro corale che
ha visto coinvolti il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la
Direzione Generale della Motorizzazione, l’Automobile Club d’Italia, il
Poligrafico dello Stato e tutti i principali enti certificatori del settore:
Automotoclub Storico Italiano, Federazione Motociclistica Italiana, Registro
Fiat Italiano, Registro Storico Lancia e Registro Italiano Alfa Romeo.
Fino a ieri, la possibilità di ottenere targhe riprodotte secondo i criteri
originali era limitata ai veicoli immatricolati dopo il 1952. Oggi il perimetro
si amplia in modo decisivo, includendo le targhe ante ’52 e, soprattutto,
consentendo di presentare la domanda di immatricolazione dopo l’effettiva
realizzazione della targa. Un passaggio tutt’altro che formale: significa che
l’auto può continuare a circolare regolarmente fino alla consegna del duplicato,
evitando lungaggini e inutili fermi amministrativi.
Come ha sottolineato il Gen. C.A. cong. Tullio Del Sette, Commissario
Straordinario ACI, la misura dimostra come “la collaborazione tra istituzioni
possa tradursi in soluzioni concrete, capaci di valorizzare il patrimonio
storico italiano nel segno della correttezza amministrativa”.
Dietro questo risultato c’è anche un iter lungo. L’On. Giovanni Battista
Tombolato, Sub Commissario ACI e Presidente ACI Storico, u firmatario del primo
ordine del giorno sul tema nel 2020. Un concetto ribadito anche dal Presidente
ACI, Avv. Geronimo La Russa, che ha spiegato come il riconoscimento della targa
sia parte integrante dell’identità del veicolo, non un semplice accessorio
burocratico, ma un elemento che racconta la storia tecnica, industriale e
sociale del Paese. Un dettaglio che, nel mondo dell’auto storica, fa spesso la
differenza tra una ricostruzione corretta e una stonatura evidente.
Non è un caso che la presentazione si sia svolta proprio al Poligrafico dello
Stato, luogo simbolo della qualità manifatturiera e della fedeltà storica. Le
nuove targhe potranno essere riprodotte con materiali, caratteri e design
coerenti con quelli originali dell’epoca, restituendo alle vetture d’anteguerra
e del primo dopoguerra un tassello fondamentale della loro autenticità.
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dal 1931 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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I mal di pancia e le tensioni tra Fratelli d’Italia e la Lega hanno un nuovo
fronte di battaglia: la Tirrenica, l’opera più incompiuta d’Italia. La Sat, la
società che doveva costruirla è stata istituita nel 1968, ma dei 242 km da
Livorno a Civitavecchia ne sono stati realizzati solo 40. Protagonisti dello
scontro viario nel centrodestra sono due parlamentari toscani, il leghista
Manfredi Potenti, 49 anni, senatore di Cecina, molto vicino a Matteo Salvini, e
il parlamentare grossetano Fabrizio Rossi, 50 anni, ex coordinatore regionale
dei meloniani toscani.
Tutto è nato dal fatto che nella legge di bilancio il governo non ha stanziato
un euro per la Tirrenica suscitando le ire del presidente della Regione Toscana
Eugenio Giani che, a fine novembre 2025, aveva avuto – dice lui – impegni chiari
da parte di Elisabetta Pellegrini, responsabile della struttura tecnica del Mit
di Matteo Salvini, riguardo alla realizzazione dei lotti 5A e 5B da Fonteblanda
a Pescia Fiorentina, nel tratto della vecchia Aurelia da Grosseto al confine con
il Lazio. Si era concordato, nell’incontro tra Giani e il ministero di Salvini,
uno stanziamento di 300 milioni. Ma a sorpresa dalla manovra di Palazzo Chigi
non è stato previsto neppure un euro per la Tirrenica: sorpresa, amara per i
toscani tantopiù perché invece il governo i soldi per il collegamento da Latina
all’Autosole li ha trovati.
Da qui l’ira di Giani e le giustificazioni del salviniano Potenti che ha chiesto
l’azzeramento del progetto: “Meglio ripartire da capo, occorre un nuovo progetto
da parte dell’Anas perché quello vecchio è in scadenza e comunque riguardava
un’opera nel frattempo ripensata”. Giani si è affrettato ad organizzare una
conferenza stampa per attaccare la posizione di Potenti-Salvini: “Inaccettabile.
La Toscana non sarà complice di rimpalli ed equivoci tesi alla non realizzazione
di un’opera che ritiene strategica. Occorre invece finanziare ed iniziare i
lavori per la realizzazione dei due lotti finali, che portano da Fonteblanda al
confine con il Lazio. Per questo chiederò un incontro chiarificatore urgente al
ministro Salvini. E’ il momento di uscire dalla commedia degli equivoci”. Per
ora Salvini non ha risposto, ma a sorpresa è uscito in appoggio indiretto a
Giani il meloniano Rossi che ha detto no a qualsiasi azzeramento, a tentativi
che possono apparire delle proprie e vere perdite di tempo, ribadendo che per
Fratelli d’Italia la Tirrenica è “un’opera cruciale”.
D’altra parte Rossi appartiene ad un’area politica, la destra di matrice ex
missina, che ha avuto nell’ex ministro Altero Matteoli un sostenitore convinto
della Tirrenica, quasi una bandiera politica da sventolare soprattutto contro la
sinistra riottosa alla realizzazione dell’autostrada. Nel 2011 Matteoli – morto
nel 2017 per le conseguenze di un incidente sull’Aurelia, a Capalbio – da
ministro, annunciò che nel 2016 la Tirrenica sarebbe stata realizzata. Dieci
anni dopo non solo l’autostrada non è stata inaugurata, ma è stata addirittura
declassata a superstrada, denominata “Corridoio tirrenico”, gestito non più da
Sat ma dall’Anas. Costi ridotti all’osso (da quattro a poco più di un miliardo)
e niente pedaggio per gli utenti. Nonostante questo, il governo non riesce a
realizzare i lotti 5 A e 5B per mettere in sicurezza il tratto più pericoloso e
incidentato della vecchia Aurelia. “Un tratto ormai diventato un cimitero”,
denuncia il sindaco di Capalbio Gianni Chelini.
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Salvini mette 0 euro. E (oltre a Giani) si arrabbia anche Fdi proviene da Il
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