Fresco di divorzio dalla Lega, Roberto Vannacci sceglie un evento a Modena sulla
remigrazione come prima uscita pubblica per lanciare il suo nuovo partito Futuro
Nazionale. Ed è a Matteo Salvini che il generale dedica le sue prime parole,
tutt’altro che concilianti: “Io sleale? È lui che ha tradito le promesse“,
incalza Vannacci in un colloquio con Repubblica prima della conferenza. “È stato
Matteo Salvini, o meglio il suo partito, che continua a promuovere determinate
idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in
un’altra direzione“.
Così elenca i temi da lui contestati: “Non solo sulle armi all’Ucraina, ma anche
sulla legge Fornero. Salvini è quello che per anni ha detto che andava demolita
invece poi china il capo, si mette in posizione prona in una coalizione che
invece la promuove e la conferma”. Arrivato a Modena, l’europarlamentare spiega
i motivi della sua decisione di dire addio alla Lega che lo ha candidato nel
2024 e del quale era stato nominato meno di un anno fa anche vicesegretario:
“Lealtà non vuol dire obbedienza cieca e assoluta, onore non vuol dire
immobilismo, disciplina non significa rifiutarsi di pensare. Io sono rimasto
fedele: sono stato eletto non perché ero un politico, ma perché avevo scritto un
libro” su certi valori. Il riferimento evidente è alle parole di ieri di
Salvini: “Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà
abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa”, aveva
scritto in un posto il vicepremier che lo ha definito un “ingrato“.
“La Lega mi aveva portato come persona che portava principi, valori e ideali.
Nel momento in cui non vengono rispettati non rimango in un contenitore che
tradisce la mia identità“, spiega l’ex paracadutista in conferenza stampa. “Io
non ho preso nessun taxi. Evidentemente il taxi ha cambiato direzione, a me
interessa arrivare alla meta. Sono sceso da questo taxi, procedo a piedi con lo
zaino, bussola e cartina”, ha aggiunto. Così lancia il suo Futuro Nazionale: “Un
partito come quello che mi approccio a fondare – precisa – è interlocutore
naturale della destra. Presenta principi valori e ideali portati avanti. Forse
qualcuno se n’è dimenticato, che predica qualcosa e poi vota altro”. Così dice
che con il suo nuovo partito vuole fungere “da sveglia, adunata del mattino” per
il centrodestra. Forse con gli squilli di tromba “qualcuno si sveglia e dice
‘abbiamo preso una direzione sbagliata meglio tornare sui passi che avevamo
promesso agli elettori'”, ha aggiunto. Cita anche le stime del primo sondaggio
di YouTrend per SkyTg24: “Presentava qualcosa che ancora non esiste al 4,2%,
mica male come rampa di lancio. Significa che c’è qualcuno che apprezza i valori
del mio partito che ho specificato nel mio manifesto”, commenta.
L'articolo Vannacci attacca Salvini: “È lui il traditore. Su armi a Kiev e legge
Fornero si mette in posizione prona” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non penso che possa rientrare nel ‘decreto Sicurezza’ per il carattere di
necessità ed urgenza”. Matteo Salvini, di colpo, si rifugia nel tecnicismo
insito nella natura stessa del decreto. Fino a ieri, invece, la Lega insisteva
affinché la cauzione per organizzare manifestazioni in Italia venisse inserito
nelle norme che il governo dovrebbe varare nella giornata di domani. “Puntiamo
all’approvazione entro la fine della legislatura” afferma oggi Salvini, nel
corso di una conferenza stampa alla camera dei Deputati.
L'articolo Cauzioni per manifestare, la resa di Salvini: “Non nel prossimo
decreto Sicurezza ma obiettivo di legislatura” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Per me il capitolo è chiuso. Ho la tessera della Lega dal 1991 e quindi ne ho
visti tanti, anche alcuni che non hanno mantenuto la parola e gli impegni,
ingrati”. Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa sul referendum
della giustizia alla Camera risponde a quattro domande concesse dallo staff. Due
riguardano, ovviamente il caso del giorno. “Quelli di Vannacci sono 500mila voti
della Lega, non porta via niente. Dispiace umanamente, ma non preoccupa”. Ma il
leader della Lega, alla domanda su una sua eventuale autocritica per aver
portato Vannacci nella Lega, rilancia. “Gli abbiamo spalancato le porte di casa
quando tutti lo attaccavano. Il ringraziamento è stato ‘mi tengo il posto,
arrivederci’. Finito, capitolo chiuso. La Lega è la Lega. C’era prima, c’è più
forte oggi. Non porto rancore, ognuno fa le sue scelte, io mi tengo ben stretta
la mia comunità”, ha concluso il ministro delle Infrastrutture e trasporti e
vicepresidente del Consiglio.
L'articolo Salvini: “L’addio di Vannacci? Oggi la Lega è più forte. Ho visto
tanti ingrati passare da qui” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sempre arrabbiati, sempre decisi a farla finita “col genero di Denis Verdini” e
sempre sul punto di organizzare una sarabanda contro il segretario, specialmente
adesso che ha fatto frullare il partito da Roberto Vannacci, l’incursore del Col
Moschin che si è prodotto nella specialità del reggimento d’élite di stanza a
Livorno: farsi paracadutare tra i leghisti, shakerarli in gruppo, mettersene in
tasca quanti più possibile e poi sparire.
La Lega annovera dei cuor di leone di antico lignaggio. Una partito dentro il
partito: milizia bossiana che nel tempo è andata scolorendosi giungendo, per
dire, all’attracco ideologico di Giancarlo Giorgetti, quello del Sole delle Alpi
disegnato sulla parete della sua villetta sul lago di Varese. È ormai un’altra
persona, di studi bocconiani, è trasfigurato nel nipotino di Ugo La Malfa,
principe dei rigoristi nel secolo scorso, il politico che sui conti pubblici ha
dato la vita e ha avuto la gloria dei liberali del mondo. “Piace molto
l’amatriciana” ha detto Attilio Fontana, presidente della Lombardia, e
Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli, scontento e deluso, “non siamo più
il partito del 34 per cento”. Non parliamo di Luca Zaia, il più fantasmagorico
oppositore di Salvini. Il più bravo ad annunciare le barricate e poi darsi alla
fuga.
Volevano Zaia leader del nord ventuno dirigenti che due anni fa firmarono la
prima lettera di diffida al segretario. L’ex capodella Lega bergamasca, i
compagni bresciani, l’ex segretario della Lega Lombarda Paolo Grimaldi. “La Lega
è residuale”, dissero in coro. E Salvini? Non percepì, non ascoltò, non replicò.
È andato avanti col Ponte dello Stretto, la sua esclusiva battaglia politica,
mentre Massimiliano Romeo, il capogruppo al Senato gli ricordava: “Il nord sta
soffrendo, il nord è fondamentale”. Oggi che Vannacci non c’è più, resta Salvini
e con lui gli Angelucci, editori di riferimento, e naturalmente Denis Verdini,
papà di Francesca, l’amore della vita. Forse ha ragione Fontana: alla Lega piace
troppo l’amatriciana.
L'articolo Leghisti imperfetti: i cuor di leone, odiatori di Salvini | il
commento proviene da Il Fatto Quotidiano.
La delusione espressa pubblicamente da Matteo Salvini per lo schiaffo ricevuto
da Roberto Vannacci con l’uscita dalla Lega verso un futuro xenofobo e fascista
è penosa e mostra tutta la sua debolezza.
Il capo del Carroccio se avesse un po’ di coraggio dovrebbe rimettere il suo
mandato e fare autocritica per un’operazione che si può qualificare soltanto con
un termine: un fallimento. Da ascrivere soltanto al gran capitano leghista. Si
dice che il generale di estrema destra avrebbe detto a Salvini: “Ti voglio bene
ma le nostre strade sono diverse”. Poche parole chiare per spiegare che il
nostalgico Generale della X Mas ha intenzione di creare un nuovo partito,
“Futuro Nazionale”, che si vorrebbe collocare alla destra di Fratelli d’Italia e
della Lega.
Non vogliamo neppure immaginare quale mostruosità storica e politica verrà
partorita da questo salto indietro agli anni bui del ‘900, a questa farsa
intrisa di fascismo, razzismo, xenofobia. Ma se il Generale se la ride davanti
ai cronisti che vogliono sapere che cosa farà nel prossimo futuro, i colonnelli
veneti e lombardi hanno poco da brindare. Si racconta che dalle parti di Luca
Zaia si stappa lo champagne. Era prevedibile. Ma per il partito fondato da
Umberto Bossi e guidato dallo spericolato Salvini è un colpo durissimo.
Altro che brindare! Se fossi in Matteo Salvini comincerei a guardarmi allo
specchio con un po’ di commiserazione, sarei assai preoccupato per l’ennesima
debacle politica: nonostante il fidanzamento con il Generale, il tentativo
disperato di superare a destra Fratelli d’Italia con incursioni verso gli
immigrati e l’Europa, la Lega resta inchiodata nei sondaggi elettorali tra il 7
e l’8 per cento e non c’è verso di muoverla da lì. Un disastro clamoroso che il
leader del Carroccio si è creato con le sue mani, dando credito al teorico del
Mondo al Contrario, tanto da promuoverlo a vicesegretario.
Tutto ciò nella speranza di prendere voti a Fratelli d’Italia e tornare ai fasti
del 30% di qualche anno fa. Se quelli che hanno votato la Lega posseggono ancora
un po’ di lucidità e di memoria, dovrebbero ricordarsi e ricordare al loro
leader che lui si è speso tantissimo per Vannacci, illudendosi di tenerlo dentro
la Lega con svolte a destra come la remigrazione, l’adorazione di Putin, le
cannonate verso Bruxelles e altre pillole velenose di destra.
Ma le preoccupazioni non finiscono qui per il riottoso alleato del centrodestra:
che fine farà quel mezzo milione di voti che il Generale ha portato alla Lega e
che ora cercherà di riprendersi con il simbolo del Futuro Nazionale?
La speranza di tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e la repubblica
antifascista è che il Generale fallisca con i suoi insidiosi progetti, ma se non
andrà così i primi a pagarne le spese in termini elettorali saranno i leghisti.
Non a caso un esponente di spicco del Carroccio, Claudio Durigon, ha detto al
Corsera: “Conto che resti nella Lega, senza se e senza ma, perché tutte le
opzioni alternative sono un regalo alla sinistra e quindi un danno per
l’Italia”. Evidentemente il Generale non ha accolto quel messaggio accorato.
Vedremo come reagirà Giorgia Meloni. Se con la fuoriuscita di Vannacci la
presidente del Consiglio potrà sancire il fallimento del tentativo di Salvini di
superare Fratelli d’Italia a destra, il capo del governo vedrà indebolirsi lo
schieramento di centrodestra a meno che voglia imbarcare nel governo anche il
neo partito del Generale. Speriamo di non assistere a un simile horror.
L'articolo Vannacci lascia la Lega: se fossi in Salvini mi guarderei allo
specchio con commiserazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Chiediamo oggi un’informativa urgente al ministro dei Trasporti, Matteo
Salvini. Non per i ritardi dei treni né per le procedure opache sul Ponte sullo
Stretto, ma per un fatto che lo riguarda come segretario di un importante
partito di maggioranza. Il nome di Salvini ricorre per ben 96 volte negli
Epstein files. Questi messaggi si concentrano nel periodo in cui la Lega, non a
caso, raggiunge il suo massimo storico di consenso elettorale anche grazie alla
cosiddetta Bestia’, un sistema pervasivo e altamente efficace di comunicazione
sui social network”. Lo afferma Elisabetta Piccolotti di Avs intervenendo
nell’Aula di Montecitorio. “Chiediamo dunque – prosegue la deputata rossoverde –
che il ministro Salvini venga a spiegare in Parlamento se abbia mai avuto Steve
Bannon come consulente politico; se risponde al vero che Bannon abbia svolto
attività di fundraising e ricerca di finanziatori, diretti o indiretti, anche
sotto forma di servizi digitali, a favore della Lega; se sia mai venuto a
conoscenza di iniziative promosse da Bannon per condizionare l’opinione pubblica
italiana o europea anche dopo l’esplosione dello scandalo di Cambridge
Analytica; se gli incontri citati nelle mail si siano realmente svolti e se
Salvini fosse a conoscenza dei legami tra Steve Bannon e Jeffrey Epstein. Queste
domande non sono un attacco personale. Riguardano la sovranità democratica, la
trasparenza del finanziamento della politica e il rischio di interferenze
occulte nei processi elettorali nazionali ed europei. Questioni cruciali –
conclude Piccolotti – per la qualità della nostra democrazia”
L'articolo Piccolotti (Avs) contro Salvini: “Citato 96 volte negli Epstein
files. Venga in Aula a riferire sul suo rapporto con Steve Bannon” – Video
proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ufficializzazione della rottura sarebbe solo questione di ore. Roberto
Vannacci è pronto a lasciare la Lega, trapela da fonti vicine
all’europarlamentare. L’annuncio potrebbe arrivare dopo il consiglio federale
del Carroccio, convocato per oggi pomeriggio alle 16 in via Bellerio. Lunedì
sera Vannacci, che oggi è anche vicesegretario della Lega, ha incontrato il
leader del partito Matteo Salvini: un faccia a faccia molto atteso dopo le
tensioni provocate dal deposito del simbolo di Futuro Nazionale. Il confronto
però non sarebbe stato utile a risolvere la questione: la strappo sarebbe ormai
definitivo.
L’avvenire di Vannacci, salvo riconciliazione durante il consiglio federale,
sembrerebbe abbastanza chiaro: Futuro Nazionale da logo diventerebbe il suo
nuovo partito. Un simbolo che nelle scorse ore ha provocato anche la reazione di
Nazione Futura di Francesco Giubilei che lo presentato un’opposizione formale
all’ufficio europeo dei brevetti, per bloccare il marchio: è ritenuto troppo
simile al loro e quindi a rischio confusione.
Nei giorni scorsi, tra l’altro, il Corriere della Sera aveva pubblicato un
retroscena politico: Vannacci avrebbe incontrato almeno due volte in maniera
riservata Matteo Renzi, per elaborare una strategia anti-Meloni. Una notizia che
ha scatenato la durissima reazione del leader di Italia Viva: “Mai incontrato,
tutto inventato“, ha detto Renzi. Poi però è arrivata la contro-replica del
Corriere, firmata dallo stesso autore dell’articolo: “Due fonti autorevoli e
degne di fede confermano che l’onorevole Renzi e l’onorevole Vannacci si sono
visti. Abbiamo anche riscontri sulla sede dell’ultimo incontro, avvenuto circa
due settimane fa“, ha scritto.
Il sottosegretario leghista Claudio Durigon in un’intervista a Il Giornale oggi
in edicola aveva lanciato un appello a Vannacci: “Conto” che “resti nella Lega,
senza se e senza ma, perché tutte le opzioni alternative sono un regalo alla
sinistra e quindi un danno per l’Italia”.
L'articolo “Il generale Roberto Vannacci pronto a lasciare la Lega”: atteso a
ore l’annuncio dell’europarlamentare proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È un momento delicato perché le scene di ieri di Torino non sono normali e
conto che a chi è stato arrestato per l’aggressione al poliziotto gli si
contesti almeno il tentato omicidio”. Così Matteo Salvini a margine della
raccolta firme a Roma sul referendum sulla giustizia. “Spero non ci sia qualche
giudice buonista che inizia a cercare di capire se c’è del disagio – aggiunge -.
È sempre più urgente approvare questo decreto sicurezza, noi puntiamo a tutelare
e dare più strumenti alle forze dell’ordine e poi occorrono giudici che si
rendano conto che questi sono pericolosi e che vanno tenuti in carcere. Speriamo
poi che nel decreto ci siano tutte le norme che servono, compreso lo sgombero di
tutte le occupazioni (non solo della prima casa) e quella che taglia i
ricongiungimenti familiari. Conto che ci sia anche quella norma che tagli
l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per le forze dell’ordine”.
L'articolo Scontri Askatasuna, Salvini: “Mancata prevenzione? Non si pensava a
quella violenza bestiale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Accelerare sul nuovo decreto Sicurezza per mostrare una reazione alle violenze
di Torino. La bozza del pacchetto varato dal ministero dell’Interno – un altro
compendio di norme-spot ultrasecuritarie, tra cui lo scudo penale alle forze
dell’ordine – potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri già mercoledì,
sull’onda degli scontri al corteo di sabato contro lo sgombero del centro
sociale Askatasuna nel capoluogo piemontese. A spingere è soprattutto la Lega,
principale sponsor del provvedimento: “Noi siamo pronti e speriamo, non per la
cronaca delle ultime ore, speriamo perché è giusto, che ci siano dentro tutte le
norme che servono”, ha detto il vicepremier e segretario del Carroccio Matteo
Salvini a margine di un’iniziativa sulla sicurezza delle forze dell’ordine.
Domenica, pubblicizzando sui social la visita ai due poliziotti feriti, la
premier Giorgia Meloni ha annunciato di aver convocato una riunione per lunedì
mattina a palazzo Chigi “per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi
giorni e per valutare le nuove norme del decreto Sicurezza. Faremo quello che
serve per ripristinare le regole in questa Nazione“, assicura. Oltre a Meloni e
Salvini, al vertice ci saranno l’altro vicepremier, Antonio Tajani, il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e il
ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Oltre all’annunciato “scudo” per gli
appartenenti alle forze dell’ordine – che non verranno iscritti nel registro
degli indagati in presenza di un ipotetico caso di legittima difesa – il
provvedimento dovrebbe contenere anche restrizioni alla vendita di coltelli,
come reazione all’omicidio di un giovane studente a La Spezia.
L'articolo Scontri a Torino, il governo accelera sul nuovo decreto Sicurezza:
l’ok forse già mercoledì. Lunedì riunione a Chigi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Una “cauzione” che gli organizzatori di una manifestazione di piazza dovrebbero
versare in anticipo nel caso in cui l’evento degeneri in violenza creando danni
e rischi per cittadini e beni pubblici. La Lega è tornata a proporre l’idea dopo
le violenze scoppiate sabato a Torino durante il corteo a sostegno del centro
sociale Askatasuna. “I gravissimi scontri di Torino impongono alcune scelte:
nessuna tolleranza con i violenti, subito il nuovo pacchetto sicurezza che
prevede più tutele alle Forze dell’Ordine, e soprattutto l’obbligo di una
cauzione per chi scende in piazza come proposto dalla Lega. Manifestare è
legittimo, sfasciare le città e picchiare poliziotti no!”, ha chiesto sui social
il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini.
“I danni di Torino con vetrine distrutte, cassonetti divelti, auto bruciate chi
li pagherà? – domanda il sottosegretario della Lega al ministero dell’Interno
Nicola Molteni -. La Lega ha una sua proposta di legge che prevede una garanzia
finanziaria (una cauzione, una fideiussione) a carico di chi organizza una
manifestazione di piazza che degenera in violenza, danni e pericoli per i
cittadini. Chi promuove paga i danni. Su questo chiederemo un impegno serio alla
maggioranza di governo”.
La misura viene bocciata dalla Cgil. L’idea è “assolutamente impropria e
incostituzionale. Che si fa? A chi non ha le possibilità economiche si toglie il
diritto di manifestare?”, domanda la segretaria confederale Lara Ghiglione. “La
solita Lega usa strumentalmente quello che accade per cercare di limitare il
dissenso e il diritto di manifestare. Ieri c’erano decise di migliaia di persone
pacifiche a fronte di un gruppo di violenti”, sottolinea. Far pagare chiunque
vada in piazza per manifestare “è come dire che siccome qualche parlamentare
della Lega ha rubato qualche milione, allora chiudiamo la Lega”, incalza
provocatoriamente Ghiglione, promettendo che, se la norma dovesse arrivare in
Parlamento, la Cgil la contesterà in tutte le sedi.
L'articolo Scontri per Askatasuna, Lega: “Chi vuole manifestare paghi una
cauzione”. Cgil: “E’ incostituzionale” proviene da Il Fatto Quotidiano.