La Corte d’Appello di Milano, nel processo sul caso chiamato Mensa dei Poveri,
ha deciso di ridurre in modo significativo la condanna inflitta in primo grado
all’ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi. La pena è passata da 4 anni e
2 mesi a 1 anno con sospensione della pena e una multa di 500 euro. La decisione
è arrivata dopo l’assoluzione di Comi dall’accusa di corruzione e da uno degli
episodi di truffa contestati. Dopo la lettura del dispositivo, Comi è scoppiata
in lacrime: “Le mie, dopo 7 anni, sono lacrime di gioia, perché è stato
stabilito oggi che ‘il fatto non sussistè. Ho sempre dimostrato fin dal primo
giorno di essere innocente e continuerò anche in Cassazione (per l’unico capo
d’imputazione rimasto, ndr) a dimostrare l’innocenza per quest’ultimo
pezzettino. Non ho mai preso un euro, ho servito il mio Paese di cui sono
orgogliosa ed è stato dimostrato che non c’è mai stata corruzione”.
Decisiva per l’assoluzione dall’accusa di corruzione è la sopraggiunta
inutilizzabilità delle chat WhatsApp utilizzate in primo grado. Si trattava di
messaggi scambiati nel dicembre 2018 tra Comi e l’avvocata Maria Teresa
Bergamaschi, sua collaboratrice, estratti dal telefono di quest’ultima con il
suo consenso mentre veniva ascoltata come testimone. Messaggi considerati
documenti e quindi utili a ricostruire, secondo l’accusa, un presunto accordo
corruttivo per l’assegnazione di consulenze da parte di Afol Metropolitana
(Agenzia per la Formazione, Orientamento e Lavoro), allora diretta da Giuseppe
Zingale, in un contesto di rapporti politici che coinvolgevano anche Nino
Caianiello, l’allora ras di Forza Italia a Varese e in Lombardia. Nel 2023,
però, questo tipo di messaggi sono stati classificati come “corrispondenza
privata” dalla Corte Costituzionale (caso Open-Renzi). Significa che per i
parlamentari serve l’autorizzazione dell’assemblea di appartenenza. E siccome
nel caso di Comi l’autorizzazione dell’Europarlamento non era stata richiesta,
la Corte d’Appello ha dichiarato le chat inutilizzabili e decaduta l’accusa di
corruzione.
La Corte ha escluso la responsabilità di Lara Comi per la presunta truffa ai
danni del Parlamento europeo relativa all’incarico affidato al giornalista
Daniele Aliverti. I giudici hanno inoltre riconosciuto all’ex parlamentare una
circostanza attenuante, cioè un elemento che riduce la pena legato al
risarcimento economico effettuato da Comi al Parlamento europeo (500 mila euro),
considerato equivalente alle aggravanti. La sentenza ha comportato anche
l’annullamento delle confische disposte in primo grado, cioè il sequestro di
somme o beni, che riguardavano Comi, Aliverti e Carmine Gorrasi, ex segretario
provinciale di Forza Italia. È stata invece confermata la responsabilità per un
altro contratto stipulato con un diverso collaboratore nel periodo tra il 2016 e
il 2017. Gli avvocati di Comi, Antonio Bana e Gianluca Varraso, hanno commentato
che la sentenza ha di fatto cancellato quasi tutte le condanne di primo grado,
ridimensionando ulteriormente un’indagine che sarebbe già stata in parte ridotta
dal Tribunale. I legali hanno anche sottolineato che la Corte d’Appello ha
respinto tutti i ricorsi presentati dalla Procura contro le assoluzioni
pronunciate due anni e mezzo fa.
Il verdetto ha riguardato in tutto 14 imputati. Confermata l’assoluzione dell’ex
vice coordinatore lombardo di Forza Italia, Pietro Tatarella ed è stato assolto
l’ex parlamentare Diego Sozzani. Sono state confermate anche le assoluzioni di
Paolo Orrigoni, patron del gruppo Tigros, e di Mauro De Cillis, ex responsabile
di Amsa. In secondo grado è stata assolta anche l’avvocata Bergamaschi, che in
primo grado era stata condannata a 6 mesi. Ridotte le condanne di alcuni
imputati: l’imprenditore Daniele D’Alfonso ha visto la pena scendere da 6 anni e
mezzo a 5 anni e 2 mesi, mentre per Zingale, ex direttore generale di Afol, la
condanna è passata da 2 anni a 1 anno e 6 mesi. È stato infine assolto anche
Gorrasi che in primo grado era stato condannato a 2 anni. In una nota congiunta,
il vicesegretario nazionale di FI Stefano Benigni e il segretario regionale
Alessandro Sorte hanno espresso soddisfazione per le assoluzioni di Tatarella e
Sozzani. “Rimane l’amarezza per una vicenda che ha causato in questi anni una
sofferenza profonda sul piano umano e personale alle persone coinvolte e alle
loro famiglie: oggi hanno avuto finalmente giustizia”. Ancora: “Siamo fiduciosi
che anche Lara Comi, in Cassazione, potrà dimostrare la sua innocenza,
considerando il sostanzioso ridimensionamento dell’impianto accusatorio che
esclude la corruzione”.
L'articolo Lara Comi, chat inutilizzabili: niente corruzione e condanna ridotta.
“Lacrime di gioia, ho servito il mio Paese” proviene da Il Fatto Quotidiano.