Ogni quattro elettori di Forza Italia ce n’è uno che non ha approvato la riforma
della giustizia, il sacro graal berlusconiano. Un sostenitore su due di Azione
ha disatteso l’indicazione di Carlo Calenda. E non c’è stata grande sintonia
anche tra leader e base di Più Europa e Italia Viva. Mentre, all’interno del
mondo Pd, è stato un flop l’indicazione controcorrente per il Sì dell’ala
guidata da Pina Picierno. A conti fatti, anche tenendo conto dell’alta
affluenza, il terzopolismo – che fa dell’alterità sulla giustizia uno dei suoi
punti di forza – non se la passa benissimo.
Almeno stando allo studio di Youtrend, che ha condotto un instant poll sulle
intenzione di voto per SkyTg24. I risultati sono sorprendenti per quanto
riguarda partiti e correnti alfieri dell’approvazione della riforma Nordio. Il
dato più eclatante è quello che riguarda Forza Italia, il partito che ha voluto
più di tutti la separazione delle carriere parlando esplicitamente della
realizzazione del sogno di Silvio Berlusconi.
E invece, sostiene l’istituto di sondaggi, il 16% degli elettori di FI e Noi
Moderati ha votato No al referendum e il 12 per cento si è astenuto. Poco più di
uno su quattro, insomma, ha fatto mancare il proprio sostegno alla riforma
bandiera del partito. Il sondaggista Lorenzo Pregliasco ha spiegato che per
Forza Italia c’è stato “un tasso di caduta non banale” che si spiega con la
tipologia della base forzista: “Un elettorato moderato, civico, urbanizzato” che
pur non essendo in via di principio ostile alla separazione delle carriere, in
parte “ha voluto inviare un segnale di freno al rischio di concentrazione dei
poteri, un segnale di moderazione al governo”.
In Azione, partito che Calenda ha schierato per il Sì, ha votato contro il
parere del leader ben il 32% della base e un altro 20 per cento si è astenuto.
Per quanto riguarda gli elettori di Più Europa e Iv ben il 60% hanno rigettato
la riforma, il 18 per cento astenendosi. Non è andata benissimo anche alla Lega:
il 14% degli elettori ha votato No e il 4% si è astenuto.
Più allineate le intenzioni di voto di Fratelli d’Italia: il 5% ha votato No e
il 10% si è astenuta. Nel centrosinistra schierato per il No è il M5s a
registrare più defezioni (il 10% dei Sì con il 9% di astensione), seguito da Avs
(6% di Sì e 9% di astenuti). Mentre il partito che mediaticamente era più
spaccato, cioè il Pd, è quello che ha fatto registrare il voto più allineato in
termini assoluti. Solo il 10% degli elettori dem si è astenuto e appena il 2% ha
votato Sì sposando la linea Picierno, la vicepresidente dell’Europarlamento che
ha sostenuto l’approvazione della riforma e, alla fine, si è spesa attivamente
nella campagna referendaria. Percentuali sorprendenti alla luce del “peso”
mediatico che hanno avuto i distinguo rispetto alla linea del partito.
L'articolo Referendum, da FI ad Azione: così la base ha votato contro il Sì. E
la “corrente Picierno” vale solo il 2% nel Pd proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Si era spesa in prima persona in questa campagna elettorale per il referendum.
La riforma della giustizia è “un’occasione che non possiamo farci sfuggire”,
aveva detto domenica uscendo dal seggio. Nelle settimane precedenti Marina
Berlusconi eri intervenuta più volte – con dichiarazioni, interviste e lettere
ai quotidiani – per sostenere la riforma del ministro Carlo Nordio (“necessaria
per spezzare un giogo che soffoca tutti“, diceva). A urne chiuse, però, si è
trincerata nel silenzio: nessun commento ufficiale.
Non sono mancate però le telefonate. La primogenita di Silvio Berlusconi si è
sfogata con i dirigenti di partito: ha espresso la sua delusione e amarezza per
il fallimento di quella riforma che era un cavallo di battaglia del padre.
Secondo quanto trapela avrebbe attribuito la sconfitta a fattori esterni, come
il sostegno incondizionato del governo al presidente degli Stati Uniti Donald
Trump, ma anche alla cerchia di persone più vicine a Giorgia Meloni, a partire
dal sottosegretario Delmastro. Ci sarebbe stato anche un contatto con la stessa
premier, per condividere il dispiacere per il trionfo del No.
Oltre al danno della bocciatura della riforma bandiera degli azzurri, arriva
anche la beffa: secondo l’analisi di Opinio per la Rai, quasi un elettore du
cinque di Forza Italia ha votato No, il dato peggiore di dissidenza rispetto
alla linea ufficiale tra i partiti di maggioranza. A questo si aggiunge il fatto
che la presidente di Fininvest e figlia del fondatore del partito, è da mesi è
scontenta della gestione di Fi e nei prossimi giorni potrebbe voler imporre
qualche cambio. Fonti parlamentari, però, tengono però a sottolineare che non ci
sarà un avviso di fratto per Antonio Tajani: “Ha fatto quello che poteva”,
avrebbe fatto presente la famiglia Berlusconi. L’auspicio, riferiscono gli
ambienti parlamentari del centrodestra, è che la battaglia per una giustizia
giusta non si fermi qui e vada avanti. Tajani nella sua nota di analisi del voto
ha puntualizzato: ”La riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non
rinunceremo mai ad occuparcene”.
La famiglia Berlusconi però potrebbe insistere per richiedere un rinnovamento
dei vertici di Forza Italia, anche lasciando il vicepremier al suo posto.
L’amarezza è tanta per la bocciatura di una riforma tanto importante per Silvio
Berlusconi. E non sono riusciti a convincere neppure gli elettori della
roccaforte azzurra dei tempi d’oro del berlusconismo: anche ad Arcore prevale il
No, anche se solo per 47 voti di vantaggio.
L'articolo Referendum, la delusione di Marina Berlusconi: l’amarezza e gli
sfoghi per il tramonto della separazione delle carriere proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Non mi aspettavo una sconfitta così. Ma vedendo Gasparri che faceva sì sì sì
veniva voglia di votare no”. Così l’ex compagna di Silvio Berlusconi, Francesca
Pascale, che nelle ultime settimane si è spesa per il Sì al referendum sulla
giustizia, ha commentato a caldo i risultati e la vittoria del No. “Mi dispiace
che Forza Italia non rappresenti più gli elettori di Forza Italia”.
L'articolo Francesca Pascale: “Non mi aspettavo sconfitta così, anche se la
campagna elettorale di Gasparri faceva venir voglia di votare No” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Oltre quattro ore. Tanto è durato l’interrogatorio di Andrea Maellare, l’ex
assistente dell’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello coinvolto
dalla Procura federale del Belgio nel cosiddetto scandalo Huaweigate. Nei giorni
scorsi, Maellare ha ricevuto un avviso di garanzia e un invito a farsi
interrogare perché è indagato nell’ambito dell’inchiesta “5G” per associazione a
delinquere, corruzione pubblica, falsificazione di atti, utilizzo di documenti
falsificati e riciclaggio di denaro. Contattato al termine dell’interrogatorio
da Ilfattoquotidiano.it, l’avvocato Sabrina Rondinelli ha spiegato che “il mio
assistito ha risposto a tutte le domande della polizia in relazione al fascicolo
5G”.
“Il dottore Andrea Maellare – ha aggiunto – si è dichiarato estraneo ai fatti
con prove a sua difesa che abbiamo depositato oggi e posso dire che lui è
vittima di questa vicenda. Faccio presente che è un ragazzo che si è fatto da
solo, con la passione per la politica e si trova nel suo lavoro solo per
meritocrazia. Sto valutando azioni a tutela della sua immagine”.
Sul contenuto dell’interrogatorio non trapela nulla, ma è chiaro che l’interesse
degli investigatori della polizia federale belga è tutto sul rapporto tra l’ex
assistente e Martusciello il cui nome è apparso, sin da subito, al centro
dell’inchiesta esplosa l’anno scorso. Ed è probabilmente su questo punto che
ruotano le prove depositate dall’avvocato Rondinelli a difesa di Maellare.
Intanto, alcune fonti da Bruxelles interne ai palazzi del Parlamento europeo
confermano che, dopo i rinvii delle scorse settimane, la Commissione Giuridica
(Juri) ha ricalendarizzato l’audizione dell’europarlamentare di Forza Italia in
merito alla richiesta di revoca dell’immunità presentata nei suoi confronti
dall’autorità giudiziaria belga. Martusciello dovrebbe comparire il 24 marzo,
quando si difenderà dalle accuse presentate dalla Procura federale e discuterà
la sua memoria difensiva che è già agli atti della Commissione giuridica.
Lo scandalo Huaweigate è diventato di dominio pubblico dopo i 21 blitz eseguiti
l’anno scorso dagli agenti belgi, portoghesi e francesi su mandato della Procura
federale belga. Il presunto giro di mazzette partite da Huawei per finire nelle
tasche di europarlamentari sarebbe collegato alla corsa dei colossi delle tlc ad
accaparrarsi bandi per lo sviluppo della rete 5G in Europa. Da parte degli Stati
Uniti e di anime della politica europea si chiedeva l’esclusione delle società
cinesi per motivi di sicurezza interna. Cosa che poi è avvenuta. Per evitarla, è
la tesi della Procura, i lobbisti di Huawei spingevano alcuni europarlamentari,
dietro ricompensa, a fare pressione sulle istituzioni affinché non escludessero
le aziende di Pechino, arrivando a parlare di “razzismo tecnologico”. Tesi,
questa della Procura federale, che sarebbe supportata da una lettera datata
gennaio 2021 nella quale il primo firmatario, Martusciello appunto, e altri
eurodeputati si appellavano direttamente alla Commissione. L’accordo sarebbe
consistito in 15 mila euro di compenso all’autore delle lettere e 1.500 euro ai
restanti europarlamentari cofirmatari. Agli atti dell’inchiesta sarebbero finiti
anche diversi messaggi e mail, ma anche alcuni bonifici con i quali gli
investigatori hanno tracciato i movimenti di denaro che sarebbe stato versato da
Huawei. Dopo essere transitati sui conti di due società, una belga e una
inglese, infatti, questi soldi rappresenterebbero le famose “mazzette” su cui
indaga la Procura federale. Mazzette che, una volta arrivate sui conti correnti
di alcuni assistenti parlamentari, avrebbero così chiuso il cerchio del presunto
“patto corruttivo”.
L'articolo Huaweigate, interrogato per oltre quattro ore Andrea Maellare: è l’ex
assistente dell’europarlamentare Martusciello proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Procura federale del Belgio scrive un altro capitolo nel cosiddetto scandalo
Huaweigate. E rischia di farlo a pochi giorni dall’audizione
dell’europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello davanti alla
Commissione Juri in merito alla richiesta di revoca dell’immunità presentata nei
suoi confronti dall’autorità giudiziaria belga. Quest’ultima sospetta il
coinvolgimento del politico italiano nel presunto giro di mazzette che da Huawei
passavano nelle mani di lobbisti e assistenti parlamentari per poi finire nelle
tasche anche di europarlamentari. Nell’inchiesta, però, c’è un nuovo indagato al
quale, nei giorni scorsi, la polizia ha notificato un invito a essere
interrogato. Si tratta di Andrea Maellare, 30 anni, di Soverato (Catanzaro),
cresciuto tra le fila di Forza Italia Giovani sino a diventare coordinatore
regionale e vice delegato nazionale. Ruoli che, nel tempo, lo hanno messo in
contatto con i big del partito: dal defunto presidente Silvio Berlusconi
all’attuale segretario nazionale e ministro degli Esteri Antonio Tajani,
passando dai vertici calabresi di Forza Italia. Ma anche con l’europarlamentare
campano Fulvio Martusciello del quale, nel 2019, era diventato stagista.
Maellare, insomma, è stato un enfant prodige della politica azzurra e, nel 2020,
dopo uno stage di 7 mesi, a soli 24 anni è diventato il più giovane assistente
parlamentare in Europa. Ovviamente di Martusciello.
Oggi di anni ne ha 30 e ha ricevuto un avviso di garanzia in seguito al quale
martedì “sarà interrogato, – si legge nell’atto – in qualità di sospettato”, per
reati gravissimi e punibili “con la reclusione”. Andrea Maellare, infatti,
rischia il carcere per associazione a delinquere, corruzione pubblica,
falsificazione di atti, utilizzo di documenti falsificati e riciclaggio di
denaro. Oltre all’elenco dei reati contestati, nell’avviso di citazione c’è
scritto che sebbene l’indagato “non sia privato della libertà”, la sua posizione
potrebbe cambiare dopo l’interrogatorio. Testualmente, infatti, si legge:
“Tuttavia tenete presente che il pubblico ministero, a seconda delle
circostanze, può disporre l’arresto nell’ambito delle indagini”. Ed è per questo
motivo che l’autorità giudiziaria belga consiglia a Maellare di presentarsi,
accompagnato da un avvocato, martedì alle 9 negli uffici della polizia federale
dove potrà decidere se “fare una dichiarazione, rispondere alle domande poste
oppure rimanere in silenzio”.
Lo scandalo Huaweigate è diventato di dominio pubblico l’anno scorso dopo i 21
blitz compiuti dagli agenti belgi, portoghesi e francesi su mandato della
Procura federale belga. Il presunto giro di mazzette partite da Huawei per
finire nelle tasche di europarlamentari sarebbe collegato alla corsa dei colossi
delle tlc ad accaparrarsi bandi per lo sviluppo della rete 5G in Europa. Da
parte degli Stati Uniti e di anime della politica europea si chiedeva
l’esclusione delle società cinesi per motivi di sicurezza interna. Cosa che poi
è avvenuta. Per evitarla, è la tesi della Procura, i lobbisti di Huawei
spingevano alcuni europarlamentari, dietro ricompensa, a fare pressione sulle
istituzioni affinché non escludessero le aziende di Pechino, arrivando a parlare
di “razzismo tecnologico”. Tesi, questa della Procura federale, che sarebbe
supportata da una lettera datata gennaio 2021 nella quale il primo firmatario,
Martusciello, e altri eurodeputati si appellavano direttamente alla Commissione.
L’accordo sarebbe consistito in 15mila euro di compenso all’autore delle lettere
e 1.500 euro ai restanti europarlamentari cofirmatari. Agli atti dell’inchiesta
sarebbero finiti anche numerosi messaggi e, soprattutto, i bonifici a riscontro
delle somme di denaro versate da Huawei. Dopo essere transitati sui conti di due
società, una belga e una inglese, questi soldi rappresenterebbero le famose
“mazzette” su cui indaga la Procura federale. Mazzette che, una volta arrivate
sui conti correnti di alcuni assistenti parlamentari, avrebbero così chiuso il
cerchio del presunto “patto corruttivo”.
Ritornando all’interrogatorio di martedì, il calabrese Andrea Maellare non è il
primo assistente parlamentare di Martusciello coinvolto nell’inchiesta. Nel
marzo 2025, infatti, era stato il turno di Lucia Luciana Simeone destinataria di
un mandato di arresto europeo per i reati di associazione per delinquere,
corruzione e riciclaggio. Travolta dallo scandalo Huaweigate, dopo qualche
giorno di carcere a Secondigliano, Simeone era tornata a casa ai domiciliari
concessi dalla Corte di Appello di Napoli. A un mese dall’incarcerazione, il suo
mandato di arresto europeo è stato revocato perché il giudice istruttore belga
ha “preso atto – avevano spiegato i legali della Simeone – della volontà
dell’assistente parlamentare di fornire ogni chiarimento sulla sua posizione”.
Un po’ quello che, adesso, sta succedendo ad Andrea Maellare. Nei cui confronti,
però, ancora c’è solo un avviso di garanzia e quello che, dalle parti di
Bruxelles, chiamano un “invitation a etre entendu”.
L'articolo “Huaweigate”, indagato Andrea Maellare: è un altro assistente
parlamentare del forzista Martusciello. Martedì l’interrogatorio proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Claudio Lotito: solo qui sei benvenuto… coi piedi davanti“. Così recita la
scritta apparsa su un muro della parrocchia di San Frumenzio ai Prati Fiscali di
via Cavriglia, nel quartiere di Montesacro a Roma, per Claudio Lotito, senatore
di Forza Italia e presidente della Lazio. La scritta, dipinta con vernice spray
azzurra, fa riferimento alle esequie religiose che si fanno in chiesa. Sul posto
sono intervenuti gli agenti del commissariato Vescovio, a cui sono affidate le
indagini.
“Esprimo solidarietà, anche a nome di tutta Forza Italia, al senatore Claudio
Lotito per le gravi e minacciose scritte, a lui rivolte, comparse sul muro di
una chiesa a Montesacro. Il dissenso non deve mai trasformarsi in odio e
violenza, anche verbale”. Così in una nota il Segretario nazionale di Forza
Italia, Antonio Tajani, in riferimento a quanto accaduto al biancoceleste.
Continua il momento difficile di Lotito a Roma, in particolare per quanto
riguarda la situazione che riguarda la Lazio. I tifosi lo contestano ormai da
anni, criticandone la gestione societaria, finanziaria, operativa sul
calciomercato. Il risultato? Uno stadio semivuoto nella sfida contro il Sassuolo
del 9 marzo. Una sfida giocata in un clima surreale, con pochissimi paganti e un
silenzio tipico di quando si gioca a porte chiuse.
L'articolo “Solo qui sei benvenuto coi piedi davanti”: scritta choc contro
Lotito su un muro di una chiesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Le Frecce per il sì di Forza Italia sono arrivate questa mattina alla stazione
centrale di Milano per il rush finale della campagna per il Sì. Per il ministro
Alberto Zangrillo, partito con il treno da Torino, si tratta di “una riunione di
popolo”. Ma con lui sono partiti solo in 80. E così anche da Venezia e da
Bologna. I tre convogli, almeno, arrivano puntuali. “Se vincerà il Sì, i treni
saranno sempre in orario” scherza uno dei bolognesi. Ad attenderli nella sala
convegni all’interno della stazione c’è anche il ministro Pichetto Fratin oltre
ad alcuni parlamentari di Forza Italia. Ma a prendersi la scena è il portavoce
del comitato Sì riforma, il giornalista Alessandro Sallusti: “Ho una notizia
fresca di stampa: vinceremo il referendum sicuramente perché questa volta
abbiamo un santo in paradiso pazzesco: il presidente Berlusconi che già da
settimana tratta con il Padre Eterno”.
L'articolo Referendum, la previsione di Sallusti per il Sì: “Vinceremo
sicuramente perché abbiamo un santo in paradiso: Berlusconi” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dal Movimento 5 Stelle a Forza Italia, passando dal movimento scissionista di
Luigi Di Maio e al Partito democratico. E’ la parabola politica di Daniela
Rondinelli, approdata oggi nel partito guidato da Antonio Tajani. L’annuncio è
stato dato nel corso di una conferenza stampa della sezione romana del partito
azzurro, affrontando “i ritardi sullo stato dei lavori giubilari e le mancanze
nella manutenzione del verde pubblico della Capitale”.
Nel 2019 l’ex pentastellata è stata eletta al Parlamento europeo nelle fila del
Movimento, dove è stata componente della Commissione Occupazione e Affari
speciali e Agricoltura. Nel 2022 ha aderito al neonato movimento di Luigi Di
Maio, al tempo ministro degli Esteri del governo Draghi, in rotta con il M5s.
Tanto che il 23 giugno 2022 Rondinelli scriveva sulla piattaforma X: “Il
progetto politico, con Luigi Di Maio, è un percorso in divenire, in cui ho
fiducia”. Impegno civico, la sigla dell’attuale professore del King’s college di
Londra, alle urne del 2022 non raggiunse l’un per cento. Nel 2024 si è
Rondinelli si è ricandidata a Strasburgo con il Partito Democratico, ma non è
stata eletta malgrado 10mila preferenze. Ora l’avventura con Forza Italia, i
rivali di un tempo. “Oggi per me è una giornata bellissima, sono molto
orgogliosa di poter continuare un impegno politico in Forza Italia, che è una
grande famiglia politica, non soltanto in Italia, ma anche in Europa con il
Partito Popolare Europeo, che è la più grande forza politica europea. Sono molto
orgogliosa e contenta di poter dare il mio contributo per la crescita di Forza
Italia su Roma e Lazio” ha commentato Rondinelli.
L'articolo L’ex M5s Daniela Rondinelli entra in Forza Italia: “Giornata
bellissima, orgogliosa di dare il mio contributo” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Niente simbolo di Forza Italia, va tolto da quel manifesto. L’ordine perentorio
arriva dal commissario regionale degli azzurri in Puglia Mauro D’Attis.
L’oggetto è una locandina di un evento per il Sì al referendum che si terrà il
27 febbraio alle 18.30 a Presicce–Acquarica, piccolo comune del Salento. Ciò che
non va giù al partito è che a quell’incontro interverrà, oltre ai deputati
azzurri Tommaso Calderone e Annarita Patriarca, anche Francesca Pascale, l’ex
compagna di Silvio Berlusconi, che oggi è portavoce di “Chi accusa non giudica”,
associazione a sostegno della riforma di Nordio.
La presenza del simbolo di Forza Italia insieme al nome di Pascale va evitato.
Secondo il retroscena de Il Foglio, un serie di telefonate si sussegue tra Roma,
Puglia e Arcore, dove vive Marta Fascina, l’ultima compagna di Berlusconi. Tra
le due non correrebbe buon sangue. Così la decisione è semplice ed estrema: il
simbolo sparisce dalla locandina. Dal partito locale minimizzano affermando,
riporta il Corriere, che si è trattato di un intervento istituzionale, perché
non sarebbe stata richiesta l’autorizzazione preventiva per utilizzare il
simbolo.
Dopo dopo i video con gli insulti ai pro Pal a Viareggio (con frasi come:
“Lavatevi, fate schifo”) e le accuse a Francesca Albanese, Pascale torna a far
discutere provocando qualche malumore tra i berlusconiani. E gli scontri in
passato non sono mancati, come lo scambio di battute con Licia Ronzulli sui
funerali di Berlusconi. Quello dell’evento in Puglia è solo l’ultimo dei casi.
L'articolo C’è Francesca Pascale e Forza Italia fa rimuovere il simbolo dal
manifesto dell’evento per il Sì al referendum proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il deputato regionale siciliano di Forza Italia Michele Mancuso è stato
arrestato nell’ambito dell’inchiesta su presunte irregolarità nell’assegnazione
di fondi pubblici destinati a spettacoli in provincia di Caltanissetta. I
magistrati guidati dal procuratore Salvatore De Luca hanno chiesto e ottenuto
oggi l’arresto ai domiciliari nell’indagine per corruzione che coinvolge altre
cinque persone: l’ordinanza è stata eseguita dalla Squadra mobile di
Caltanissetta e dallo Sco di Roma. Secondo l’accusa, Mancuso avrebbe ricevuto 12
mila euro in tre tranche, fino al 5 maggio 2025, per favorire un’associazione
sportiva nell’ottenimento di fondi pubblici pari a 98 mila euro, stanziati con
una legge regionale del 12 agosto 2024 per la realizzazione di spettacoli nel
Nisseno.
La misura cautelare, eseguita dalla squadra mobile, riguarda anche il suo
braccio destro Lorenzo Tricoli. Il provvedimento dispone inoltre una misura
interdittiva di dodici mesi nei confronti dei rappresentanti dell’associazione
sportiva dilettantistica Genteemergente: Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e
Carlo Rizzoli. Per loro è previsto il divieto di esercitare attività d’impresa
nel settore dell’intrattenimento e dell’organizzazione di feste e cerimonie,
nonché di ricoprire incarichi direttivi.
A loro viene anche contestata un’ipotesi di truffa aggravata per presunte
rendicontazioni di costi fittizi per 49 mila euro a danno della Regione
siciliana. In un primo momento la Procura aveva ipotizzato la “corruzione per un
atto contrario ai doveri d’ufficio”, ma il giudice per le indagini preliminari
ha riqualificato l’accusa nell’articolo 318 (corruzione per l’esercizio della
funzione), che riguarda il pubblico ufficiale che riceve indebitamente denaro o
altra utilità per l’esercizio delle sue funzioni.
Prima della decisione sulle misure cautelari, il gip ha interrogato gli indagati
il 22 gennaio scorso. Le loro dichiarazioni non sono state ritenute idonee a
superare i gravi indizi emersi nel corso delle indagini. Il 3 febbraio il
Tribunale del Riesame aveva disposto la restituzione delle somme sequestrate,
motivando la decisione con l’assenza del pericolo di dispersione del denaro e
non con la mancanza di indizi, ritenuti invece sussistenti.
L'articolo Arresti domiciliari per il deputato regionale siciliano Michele
Mancuso (Forza Italia): è accusato di corruzione proviene da Il Fatto
Quotidiano.