MIKA non torna solo al suo adorato pianoforte per il nuovo album “Hyperlove”, ma
si rituffa nelle atmosfere squisitamente pop che hanno segnato anche gli inizi
della sua carriera. Il disco è il più intimo dell’artista e fotografa il suo
stato d’animo oggi tra sesso, riflessioni sul presente, l’approccio con la
tecnologia, la sfiducia verso il tempo che stiamo vivendo fino alla
consapevolezza sull’amore. In “Excuses for love” MIKA si interroga: “Perché
dobbiamo trovare scuse per l’amore? Continuiamo a nasconderci come se non
fossimo abbastanza bravi”. Attesa per “Spinning Out Tour”, al via il 6 febbraio
allo Zenith di Amiens in Francia. Le tappe italiane sono due: il 2 marzo
all’Unipol Arena di Bologna e il 4 marzo all’OGR di Torino. “Ne vale la pena
venirlo a vedere – ci dice sussurando – anche perché è costato un bel po’ (ride,
ndr)”.
“Questo sesso è come le campane (…) Afferrami il collo, impediscimi di
respirare. Non smettere di fare quello che fai”. Come mai questa svolta erotica
in “Bells”?
Ma è il sesso che ci piace, no? Non è che stai accarezzando un gatto (ride, ndr)
Cioè è il sesso come deve essere. Perché si può trattare la sessualità,
l’erotismo, in una maniera poetica, giocando con le parole, con il ritmo, con i
colori… È un esercizio delizioso. Parlo degli amori, dell’identità, di anima, in
canzoni come “Bels” o “Nicotine”, per mostrare il lato un po’ più intimo, un po’
più, diciamo, meno pudico. Credo sia fondamentalmente importante.
Anche che tu hai un aspetto un po’ da bravo ragazzo, magari non è difficile
collegare tutto ad un aspetto erotico?
Sono bravo ragazzo. Molto bravo, in quel contesto io sono molto buono (ride;
ndr)
In questo album ci sono anche degli interludi. Uno di questi dice “La società è
drag, quindi perché non ostentarla?”. È importante lanciare messaggi ancora nel
2026?
Ancora di più e di più. Siamo vivendo un momento di iper-comunicazione e non al
servizio della liberazione.
Siamo iper-manipolabili, siamo iper-omologati, anche in questo momento di
iper-comparazione. Tu prendi il tuo telefono, ti stai paragonando con delle cose
imparagonabili.
Perché accade?
L’idea di comunità è così frammentata che non sai neanche dove si trova. È tempo
di riprendere l’autonomia di spirito, una autonomia dell’anima anche con un
esercizio così semplice come il vestirsi come si pare, senza pensare alle
conseguenze. Tutto questo piano pino consente al proprio corpo e anche al
linguaggio di gettare luce attorno a te e sul mondo. In un momento di
destabilizzazione possiamo tutti gettare più luce invece che sparire e
chiudersi.
Infatti in “Dreams” dici “i sogni diventano il tuo incubo, quando le tue paure
non vengono mai condivise””. È un invito a non chiudersi?
Sì. Ammetto che l’apertura dell’anima è anche una cosa che mi spaventa
tantissimo, perché ti lascia nudo. La stessa motivazione che ti ho dato nella
prima domanda sul sesso e sull’affrontare questo tema. Ho paura di un sacco di
cose,
avevo paura della morte, adesso la capisco un po’ di più. Ho riflettuto sulla
morte delle persone e degli animali intorno a me e mi sto un po’ confrontando
quella paura. In fondo siamo ‘programmati’ per non parlare delle nostre paure,
che possono diventare mostruose se le teniamo dentro.
Di cosa hai avuto paura?
Quando ero piccolo, dall’età di 6 anni fino ai 14, facevo degli incubi molto
forti. Erano per me ‘terrori di notte’, che mi portavano anche a fare delle cose
molto estreme. Uscivo dal mio letto, da casa e camminavo per la strada, urlando…
Ci voleva del tempo per farmi riprendere da questi incubi.
Ma cosa accadeva quando uscivi da casa?
Venivo preso al volo dai signori che abitavano nella zona del nostro
appartamento a Parigi e venivo riconsegnato ai miei. È successo anche che io sia
stato recuperato dai poliziotti e riportato a casa.
Come hai superato tutto questo?
Più lavoravo, più facevo musica più i terrori notturni scomparivano. Con la
pubertà cambia anche il tuo corpo…
Hai fatto salti indietro con la memoria con questo disco?
Mentre lo scrivevo sì. Ho fatto anche dei salti nel vuoto, come si vede anche
dalla copertina. Ho rivissuto alcune sensazioni come la fragilità, la paura, il
desiderio, i sogni che facevo da bambino.
Quali sono stati i tuoi incubi peggiori ieri e oggi?
La guerra. Non è cambiato niente. La fine del mondo, la fine del mio mondo,
delle persone che amo, di te, dei miei amici, di questa cosa qua. Come possiamo
rimuovere la paura quando ci sono persone che la stanno vivendo veramente? Siamo
illuminati o siamo idioti? È difficile rispondere a questa domanda? Soprattutto
in un mondo dove i muri si alzano di nuovo, i conflitti aumentano probabilmente
è ancora di più. In tutto questo siamo distratti, non ci accorgiamo quasi del
momento che stiamo vivendo.
Tu come stai vivendo questo momento?
Faccio un resoconto di chi sono…Qualsiasi cosa accade o accadrà nella mia vita
non perderò il senso della mia identità e della mia anima.
L'articolo “Ero terrorizzato dai miei incubi ed ero sonnambulo. A 14 anni la
polizia mi ha trovato per strada e riportato a casa. La musica mi ha aiutato
tanto. Canto il sesso e l’erotismo anche per mettermi più a nudo”: così MIKA
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Mika
Mika si è raccontato a Paolo Giordano sul Corriere della Sera, e lo ha fatto
dalla sua casa di Hastings, nell’East Sussex. Il cantautore torna con un disco
in inglese, Hyperlove, a distanza di 7 anni dall’ultimo nella stessa lingua e di
uno in francese uscito nel 2023: “L’idea di scrivere ogni tot anni in un modo
prevedibile, nella lingua più commerciale, non fa parte del mio ragionamento.
Tutto quello che faccio segue soltanto l’istinto. È così dall’inizio della mia
vita di musicista e cantautore. Anche andare all’università e poi lasciarla in
un giorno per entrare in conservatorio: istinto. Negli ultimi dieci anni ho
fatto tanta tv, tanta televisione. Ho fatto una colonna sonora, molti tour. Mi
sono riconnesso con il francese chiudendo una parte della mia vita in una
maniera cosciente e poetica. L’ho quasi bruciata quella parte. Bruciare serve a
tornare all’essenziale. Poi mi sono rimesso al pianoforte, alla ricerca della
sensazione con cui ho cominciato a fare musica. L’euforia. Creando paesaggi
musicali”.
A proposito della cover dell’album, dove il volto di Mika è per metà quello che
conosciamo e per l’altra metà una evoluzione di linee, il cantautore spiega:
“C’è un’artista femminile della stessa scena di Hockney, si chiama Maggi
Hambling. Ha dipinto il quadro di una ragazza con i capelli rossi, che era la
sua fidanzata. Molto classico, come un Manet o un Renoir. Ma quando guardi giù,
in fondo al quadro, i piedi sono grotesque. Sembrano delle rocce. E lì c’è una
carica sensuale bruciante, disturbante. Interessante. Anche se la ragazza è
nuda, i piedi sono la sua parte più intima“. E Giordano gli chiede quindi di
parlare dei suoi, di piedi: “Ho dei piedi che fanno molto male. Infatti per
l’intervista ero cinque minuti in ritardo perché stavo mettendo la crema. Sono
piedi da ballerino, che si aprono. Sono stati il mio punto di tensione fin dal
primo tour. Se vuoi capire una persona, guarda le mani e i piedi”.
Mika parla del rapporto con la solitudine (“C’è tanto tempo da solo. Tantissimo.
Ma è quasi necessario. Sono sempre stato così. Però quando scrivo non mi sento
da solo”), dei tour che sono caratterizzati da una “disciplina solitaria”, e
descrive della popolarità: “Quando sono in aeroporto, quando sono per strada,
quando faccio la spesa, io sono invisibile. Per una decisione. Impensabile di
essere la stessa persona che sei sul palco. Impensabile anche di essere la
stessa persona quando stai scrivendo e quando stai vivendo la vita normale”.
“L’eccellenza” è quello che lo fa muovere artisticamente e la certezza è quella
di non “accettare condizionamenti da nessuno. Dall’industria discografica, dalla
stampa, dai colleghi, nemmeno dalla famiglia. La famiglia che ti dice no, non
fare anche questo, preservati, sei stanco, non spostare un’altra volta
quell’intervento medico…”. Sono molte le domande sul disco e non manca quella
sul fatto che Hyperlove non è ‘hyper-prodotto’: “Ho coprodotto questo album con
Nick Littlemore di Empire of the Sun. Nick ha deciso che tutto doveva venire da
strumenti analogici, nemmeno un suono dai plug-in del computer. Un giorno ho
scoperto quanto aveva speso sull’affitto di strumenti vintage. Erano così tanti
soldi che ero pronto a urlare. Poi ho visto che mi aveva addebitato solo la metà
del costo. Il resto l’aveva pagato lui”, le parole di Mika.
L'articolo “Quando sono in aeroporto, quando sono per strada, quando faccio la
spesa, io sono invisibile. Condizionamenti? Non ne accetto da nessuno.
Discografiche, stampa, colleghi…”: parla Mika proviene da Il Fatto Quotidiano.