Boyan Chowdhury, ex chitarrista degli Zutons e originario del Bangladesh. ha
denunciato di essere stato vittima di un attacco razzista che gli ha causato una
enorme ferita alla testa. L’aggressione, stando a quanto raccontato dal
musicista, è avvenuta nella zona di Wavertree, a Liverpool.
“Sono stato vittima di un attacco razzista da parte di una banda di ragazzi. –
ha spiegato – Mi hanno chiamato PAKI, SABBIA NEGRA e SPORCO ARABO. Poi uno mi è
corso addosso di lato con un pezzo di legno lungo due piedi. Se non mi fossi
girato credo che in questo momento sarei stato colpito alla nuca e morto”.
Poi ha rivelato: “Mi ha fatto passare davanti e come potete vedere mi ha
spaccato la testa fino al cranio. Si sono avvicinati volontariamente con questo
pezzo di legno. Questa città è fottutamente una merda. Pieno di sporchi orribili
ratti razzisti. E peggiora ogni giorno”.
La polizia del Merseyside ha confermato che l’aggressione subita dal 46enne è
“motivata dall’odio”.
L'articolo “Hanno urlato ‘paki, sabbia negra e sporco arabo’. Mi hanno colpito
in pieno e aperto la testa fino al cranio”: Boyan Chowdhury, ex chitarrista
degli Zutons, si sfoga proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Che Sayf sia l’idolo dei giovanissimi è cosa nota, la sua “Tu mi piaci tanto”
arrivato al secondo posto al Festival di Sanremo 2026 ha conquistato tantissimi
adolescenti. Ma che il cantante si trasformasse per pochi secondi in un
rappresentante di classe, nessuno se lo aspettava. Eppure è successo. La classe
del Liceo Classico di Modica, la IV B ha deciso di scrivere al cantante affinché
facesse un appello alla professoressa per evitare l’interrogazione del lunedì,
dopo un weekend di meritato riposo.
Ed ecco che arriva il video registrato da Sayf a bordo della sua macchina:
“Buonasera professoressa Teresa, io le mando questo messaggio in soccorso alla
IV B di Modica che le chiede per favore in ginocchio di non interrogarli lunedì
perché sono tutti esauriti. Quindi per favore abbia pietà se vuole concedere
questa grazia ai ragazzi di interrogarli la settimana prossima, due settimane
dopo o di dare una sufficienza così. sulla fiducia, grazie buona giornata”. Il
video è diventato virale.
Pronta la risposta della professoressa che, come riferisce La Sicilia, ha
dichiarato: “Sono entrata facendo finta di essere arrabbiata, ma era solo un
gioco. Devo dire che ho apprezzato il loro spirito d’iniziativa: parlano sempre
di problem solving, di competenze… E loro una soluzione l’hanno trovata eccome.
Certo, potevano chiedermelo direttamente e avrei detto di sì: non ho nessuna
voglia di vedere alunni ‘esauriti’, come si sono definiti. Preferisco sempre il
dialogo, il confronto. Non possiamo pensare che i ragazzi debbano comportarsi
come eravamo noi: dobbiamo anche andare incontro alle loro modalità”.
E ancora: “Hanno scelto Sayf perché in lui hanno visto il portavoce perfetto
delle loro richieste. E devo ammettere che mi hanno fatto ridere, tanto. Ancora
oggi rido”.
(Video TiTok @garden_nico)
L'articolo “Buongiorno professoressa, glielo chiedo in ginocchio non interroghi
gli alunni perché sono tutti esauriti”: l’appello di Sayf diventa virale – IL
VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
S’infittiscono sempre di più, a distanza di 32 anni, i misteri sulla morte di
Kurt Cobain. Nelle scorse settimane, lo specialista forense Brian Burnett aveva
contestato, sull’International Journal of Forensic Science, la versione
ufficiale del decesso dell’artista dei Nirvana. Sulla scena del (presunto?)
suicidio di Cobain, per la collaboratrice di Burnett e ricercatrice
indipendente, Michelle Wilkins, erano presenti diversi dettagli che potrebbero
ricondurre ad un omicidio ai danni del chitarrista. “A me sembra che qualcuno
abbia messo in scena un film e volesse che apparisse assolutamente che si
trattasse di un suicidio. La ricevuta della pistola è nella sua tasca. I
proiettili sono allineati ai suoi piedi”, aveva dichiarato Wilkins, come
riportato dal Daily Mail.
Il nuovo rapporto forense ha portato alla luce dei particolari insoliti per un
suicidio che, come ha ricordato Wilkins, molto spesso “sono un caos”. Mentre,
quella di Cobain, “era una scena molto pulita”, tanto che le maniche di Kurt
erano arrotolate e il kit per l’eroina è stato trovato a diversi metri di
distanza. Al suo interno ci sarà stato disordine? No, perché le siringhe erano
tappate mentre, i cotton fioc ed i pezzi di eroina nera erano di dimensioni più
o meno uguali. Tutto, apparentemente, troppo “ordinato” per un suicidio.
Nel luogo del tragico ritrovamento di Cobain c’è un ulteriore dettaglio che poco
convince Wilkins e la sua squadra privata di ricercatori. Il riferimento è al
bigliettino d’addio che l’artista avrebbe scritto, con una penna rossa, prima di
(presumibilmente) togliersi la vita. Sarebbe stata proprio la lettera uno dei
principali elementi di prova citati dalla polizia di Seattle per giungere alla
conclusione che Cobain si fosse tolto la vita. Il gruppo forense di Wilkins,
però, ha una lettura diametralmente opposta. L’equipe, infatti, ha affermato che
le ultime righe del biglietto, in cui Cobain sembra dare l’addio alla moglie e
alla figlia, potrebbero essere state scritte da qualcun altro. “Se si guarda
attentamente, la grafia nelle ultime quattro righe è diversa, più grande e più
disordinata”. In definitiva “Non crediamo che Kurt abbia scritto quelle righe”,
ha dichiarato l’investigatrice al Daily Mail.
Le “righe” finite sotto la lente d’ingrandimento di Wilkins recitano: “Per
favore, continua Courtney”. Questa parte del messaggio, indirizzata alla moglie
di Cobain, avrebbe avuto l’intento a spronarla ad andare avanti per il bene
della figlia “Frances”, “per la sua vita che sarà molto più felice”, “senza di
me”, seguite da un doppio “Ti amo”. La parte iniziale del biglietto di Kurt è
indirizzata al suo amico d’infanzia immaginario, “Boddah”. Le parole, secondo
quanto sostenuto dalla squadra di Wilkins, suonerebbero più come un addio al
mondo della musica che come un messaggio personale alla sua famiglia: “Ho
provato di tutto… Ho cercato di ottenere ciò che volevo dalla vita, ma non ha
funzionato”, aveva scritto Cobain, rivolgendosi a “Boddah”.
Mozelle Martin, analista della grafia, ha affermato che le quattro ultime righe,
quelle rivolte alla famiglia, sarebbero state scritte da qualcun altro.
L’esperta fa riferimento a presunti cambiamenti nella formazione delle lettere e
nel ritmo della scrittura, anche se le sue conclusioni non sono (ancora) state
sottoposte a revisione paritaria. Non convince nemmeno la firma dell’artista dei
Nirvana. In calce al biglietto il cantautore aveva scritto “Kurt Cobain”, ma gli
esperti fanno notare che usare nome e cognome completo, anziché un saluto più
personale come “Kurt” o “Ti amo”, è insolito per un addio al coniuge e a un
figlio.
L’esame condotto da Martin è stato eseguito usufruendo di strumenti forensi sia
digitali che manuali. L’esperta ha analizzato ogni aspetto: dalla posizione del
puntino sulla “i”, dalla forma delle vocali, alla pressione dei tratti e alle
proporzioni delle lettere. I risultati delle sue analisi hanno confermato che il
corpo principale del biglietto di suicidio si allineava alla scrittura di Kurt.
Così, tuttavia, non è stato per le ultime quattro righe che, come spiegato da
Martin al Daily Mail, “presentavano anomalie significative”. Su una scala di
valutazione a cinque punti, la probabilità che Cobain abbia scritto le ultime
righe è stata valutata a 4,75. Il che suggerirebbe che l’artista quasi
sicuramente non c’entri nulla con le ultime frasi del bigliettino d’addio. Ma
“sebbene i dati supportino fortemente l’ipotesi che le righe finali non siano
state scritte” da Cobain, “non posso dire con certezza (…) che Cobain non le
abbia scritte (…)”, ha aggiunto Martin, specificando poi che “L’esame forense
etico si basa sulla probabilità, non sulla certezza assoluta”.
Martin non è stata la sola a condurre esami per provare a comprendere
l’effettiva veridicità della lettera del cantante dei Nirvana. A lei si è
aggiunto James Green, esperto certificato in analisi calligrafica, che ha
confrontato il corpo principale del biglietto con le ultime quattro righe
utilizzando metodi forensi standard, tra cui il processo ACE (Analisi, Confronto
e Valutazione), in conformità con le linee guida dell’Academy Standards Board. I
risultati di Green offrono un quadro non del tutto identico: sebbene l’esperto
non abbia identificato in modo definitivo un secondo autore, ha comunque
rilevato diverse differenze “significative”.
Le ultime righe, infatti, sono più grandi del resto della nota, il che
suggerisce che potrebbero essere state aggiunte successivamente. In alternativa,
sempre secondo Green, è plausibile che ultimi versi siano stati aggiunti da
qualcun altro.
Inoltre, la lettera di Cobain, era stata trovata appuntata a una tovaglietta e
conficcata nel terreno di una pianta in vaso. E, per i ricercatori privati, non
fa altro che rappresentare un ulteriore dettaglio che avvalorerebbe (sempre in
via teorica) la loro tesi sulla poca spontaneità e sull’insolito ordine che era
stato trovato nel corso delle indagini svolte per comprendere la natura della
morte di Cobain, avvenuta il 5 aprile del 1994.
Ad oggi sia il dipartimento di polizia di Seattle che il medico legale hanno
rifiutato di riaprire il caso. Un portavoce dell’ufficio del medico legale ha
dichiarato al Daily Mail: “L’ufficio del medico legale della contea di King ha
collaborato con le forze dell’ordine locali, ha condotto un’autopsia completa e
ha seguito tutte le procedure per giungere alla conclusione che la morte fosse
un suicidio. Il nostro ufficio è sempre aperto a rivedere le proprie conclusioni
qualora venissero alla luce nuove prove, ma finora non abbiamo riscontrato nulla
che giustifichi la riapertura di questo caso e la nostra precedente
determinazione di morte”.
L'articolo “La grafia nelle ultime righe è diversa: non crediamo le abbia
scritte Kurt Cobain”: scoperte “anomalie significative” nella lettera d’addio
della star dei Nirvana proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Chappell Roan, senza i tuoi fan non saresti nulla. E voi fan, non merita il
vostro amore”. Il calciatore brasiliano Jorginho scrive queste parole in
maiuscolo – per sincerarsi che il concetto sia chiaro – al termine di una lunga
Instagram story in cui racconta lo spiacevole episodio che vede protagoniste sua
figlia e la cantautrice statunitense, rea secondo lui di aver fatto piangere la
piccola Ada, non certo per un gesto tenero e commovente. Il centrocampista del
Flamengo rende pubblico quanto avvenuto nelle scorse ore in un hotel di San
Paolo, dove l’undicenne Ada, figlia in realtà di sua moglie Catherine Harding e
dell’ex compagno Jude Law, ha casualmente incontrato la sua cantante preferita,
in città per prendere parte al Festival Lollapalooza. Un vis-à-vis fortunato
sulla carta, ma che nei fatti avrebbe profondamente scosso la ragazzina. Secondo
quanto riferito dall’atleta, infatti, la popstar Chappell Roan avrebbe incolpato
la piccola di molestie.
LA VERSIONE DEI FATTI DI JORGINHO
“Oggi ho vissuto una situazione molto spiacevole con la mia famiglia” scrive
Jorginho, riferendo come la moglie e la bambina fossero a San Paolo proprio per
assistere alla performance di Chappell Roan. “Stamattina mia figlia si è
svegliata incredibilmente emozionata. Ha persino fatto un cartellone perché era
felicissima di vedere un’artista che ammira molto, o che ammirava un tempo”. Il
caso ha voluto che alloggiassero nello stesso hotel della star, e a colazione si
sarebbe consumato il ‘fattaccio’. “Durante la colazione, l’artista è passata
davanti al loro tavolo” continua il centrocampista. “Mia figlia, come qualsiasi
bambina, l’ha riconosciuta, si è emozionata e voleva solo accertarsi che fosse
davvero lei. E la cosa peggiore è che non si è nemmeno avvicinata. È
semplicemente passata davanti al tavolo della cantante, si è guardata intorno
per accertarsi che fosse lei, ha sorriso ed è tornata a sedersi con sua madre.
Non ha detto nulla, non ha chiesto nulla”.
Ciononostante, l’intervento della security al seguito di Chappell sarebbe stato
“inappropriato”. “Un corpulento addetto alla sicurezza si è avvicinato al loro
tavolo mentre stavano ancora facendo colazione” si legge nella story di Jorginho
“e ha iniziato a parlare in modo estremamente aggressivo sia a mia moglie che a
mia figlia, dicendo che non avrebbe dovuto permettere a mia figlia di ‘mancare
di rispetto’ o ‘molestare’ altre persone”. Non solo: “Ha persino detto che
avrebbe sporto denuncia contro di loro all’hotel, mentre mia figlia di 11 anni
era seduta lì in lacrime”. Una reazione che avrebbe profondamente scosso la
ragazzina al punto da scatenarle un irrefrenabile pianto.
LO SFOGO: “LA BIMBA NON HA FATTO NULLA”
Quindi la riflessione del calciatore a proposito di un tema che dice di
conoscere bene: il rispetto e i limiti che i fan devono osservare quando hanno a
che fare con i propri beniamini. Limiti che, ribadisce, in questo caso non
sarebbero stati affatto oltrepassati. “Ho vissuto con l’esposizione mediatica e
con persone famose per molti anni, e so benissimo cosa significano rispetto e
limiti. Quello che è successo lì non rientrava in questa categoria. Era solo una
bambina che ammirava qualcuno”, puntualizza sui social, prima di tirare una
frecciatina alla popstar: “È triste vedere questo tipo di trattamento da parte
di chi dovrebbe comprendere l’importanza dei fan. In fin dei conti, sono loro
che costruiscono tutto questo”. E conclude: “Spero sinceramente che questo serva
da momento di riflessione. Nessuno dovrebbe vivere un’esperienza simile,
soprattutto non un bambino”. Al momento l’artista di “Good Luck, Babe!” non ha
rilasciato dichiarazioni sull’accaduto. O almeno, non in maniera ufficiale.
Durante lo show al Lollapalooza, però, ha ringraziato, tra gli altri, anche il
suo team e la security come mostra un video che circola online. Semplice
casualità o un modo per rivendicare l’azione dei propri uomini nell’hotel?
CHAPPELL ROAN E IL RAPPORTO PROBLEMATICO CON LA FAMA
Non è la prima volta che si parla di come Chappell Roan mal digerisca le
ingerenze, vere o presunte, dei propri ammiratori. Nel 2024 si era trovata a
dichiarare: “Non sono d’accordo con l’idea che io debba uno scambio reciproco di
energia, tempo o attenzione a persone che non conosco, di cui non mi fido o che
mi fanno venire i brividi, solo perché esprimono ammirazione”. Più volte ha
fronteggiato i paparazzi redarguendoli. L’ultimo episodio risale a pochi giorni
fa, quando alla Paris Fashion Week li ha ripresi con il proprio smartphone
mentre la fotografavano, chiedendo loro di lasciarla in pace. E in rete si
riapre puntuale il dibattito tra chi applaude la cantautrice per il piglio con
cui difende la propria privacy e chi, invece, ritiene che quando si sceglie di
fare un lavoro come il suo si debba accettare il ‘pacchetto completo’, paparazzi
e fan esagitati compresi. Anche se, nel caso di un semplice sorriso da parte di
una piccola fan, non sembra un sacrificio così intollerabile.
L'articolo “Chappell Roan ha fatto piangere mia figlia di 11 anni, l’ha accusata
di molestie. Senza i tuoi fan non saresti nulla”: lo sfogo del calciatore
Jorginho proviene da Il Fatto Quotidiano.
NDG non insegue più i numeri, l’hype e i riflettori. E no, non desidera più
“vivere in funzione degli altri”. Dopo aver partecipato all’edizione 2022 di
“Amici di Maria De Filippi“, si è sentito chiedere più volte se si dedicasse
ancora alla musica. Terminato il talent si è preso una lunga pausa: “Non credevo
più in me stesso, pensavo di non avere niente da dire”, confessa a FqMagazine.
Oggi Nicolò Di Girolamo (questo il suo vero nome), romano classe 2000, si è
ritrovato. E non vuole addosso l’etichetta della meteora discografica dalla
singola hit. Nel 2019 il successo gli era scoppiato in mano con il singolo
“Panamera”, andato virale e certificato platino, ma “ritengo che il percorso sia
più importante del singolo risultato”. Adesso, dopo quasi due anni senza musica
è tornato con “Scomparso”, un brano sarcastico per denunciare le logiche
dell’esposizione social e rispondere a chi riteneva finita la sua carriera
musicale.
Da dove nasce l’esigenza di scrivere questa canzone?
Dopo tanto tempo che non mi facevo sentire e vedere sui social, sono andati
virali dei trend con una mia canzone in cui mi si dava dello scomparso. In giro
mi chiedevano se volessi continuare a fare musica. Sono passato da un periodo di
grande visibilità a uno senza riflettori addosso. E lì è nata l’idea del pezzo.
Oggi, se non ti fai vedere sul web, è come se scomparissi. La scatola che ho in
testa nel videoclip che uscirà, formata da volantini e mie foto segnaletiche,
simboleggia questa etichetta che mi è stata affibbiata.
Nel singolo canti “fiero di essere un fallito”. È una risposta a chi ti
criticava di esserti allontanato dai riflettori?
Per molti bisognerebbe sempre navigare sulla cresta dell’onda e macinare numeri
sui social e in streaming. Se non farlo significa essere bollato come un
fallito, allora sono fiero di esserlo. È un ragionamento che non ha senso perché
ognuno ha il proprio percorso.
“Scomparso” ha anche dei riferimenti al business musicale. Lo streaming sta
fagocitando l’industria?
Non penso sia fatto con cattiveria, ma viviamo in un mondo in cui ci arrivano
molte informazioni ed è tutto accessibile e veloce. Se una canzone va virale
diventa un fenomeno gigante, ma poi siamo investiti da altre notizie, altra
musica e altri personaggi e a scomparire ci vuole un attimo. Nei momenti
positivi vieni idolatrato, altrimenti sei facilmente sostituibile. Degli artisti
si tende a osservare sempre il successo, ma non il percorso.
Il successo del singolo “Panamera” e la partecipazione ad Amici ti hanno
sovraesposto?
Ad Amici ero un po’ più pronto perché con “Panamera” avevo vissuto le montagne
russe del successo e i loro contraccolpi. Sapevo che il mio è un lavoro in cui
gli alti possono essere altissimi e i bassi bassissimi. Sono soddisfatto di
alcune cover che ho realizzato durante la trasmissione, meno degli inediti. Non
avevo una direzione artistica chiara e inseguivo l’hype. Dopo il talent ho
sentito il bisogno di prendermi una pausa.
Perché?
Avevo perso un po’ il senso di fare musica. Non mi sentivo all’altezza e non
credevo di avere qualcosa da dire. È stato un momento di vuoto causato da
delusioni personali e divergenze con alcune persone con cui collaboravo. Ho
smesso di credere in me stesso e questo stato emotivo si è riflettuto sulla mia
scrittura.
Come ti sei ritrovato?
Vivendo. Ripartendo da me, dai miei amici, dalle persone che mi vogliono bene.
Leggendo, studiando, ascoltando tanta musica. In questo modo ho ritrovato la
voce, la necessità e il bisogno di dire qualcosa, l’esigenza di esprimermi.
“Cento mozziconi a terra, sono i miei dubbi”. Con quali incertezze convivi?
Erano tante e tali rimangono. Essere artista è il lavoro che mi piace ma è anche
uno dei più precari al mondo. Mi porto dietro il dubbio del famoso piano B, la
paura di non farcela, le ansie. Per vivere facendo musica bisogna ottenere
risultati. E poi mi interrogo su me stesso, sul futuro. Tutte queste
preoccupazioni sono racchiuse nei mozziconi di sigaretta che magari fumo in
casa.
Che consapevolezze, invece, hai raggiunto?
Sono ripartito quasi dalle fondamenta, con il timore di mettermi in gioco,
sbagliare e fallire. Ma è una fase che sto superando, non dobbiamo farci frenare
dalle paure perché si finisce per non muoversi. Sono molto riflessivo, ma al
contempo mi sono reso conto che non devo spaventarmi di cominciare nuovi
progetti.
Cosa ti piace della popolarità e quali aspetti invece ti danno fastidio?
Mi piace avere dei fan veri e affezionati alle canzoni, alle parole che scrivo e
canto. Riuscire a diventare voce per qualcuno e sentire l’affetto del pubblico
mi riempie di gioia. Mi disturba invece chi mi associa solo a un volto di un
talent in tv e viene a chiedermi “Mi ricordi chi sei?”. E poi chi si prende
troppa confidenza. Una volta una ragazza mi ha chiesto perché non “avessi
spaccato come quella precedente” e mi ha detto: “Eri bravo”. Ci sono ancora, non
sono esistito solo dentro Amici.
È una situazione che ti ferisce?
No, ma mi dà fastidio. Conosco i meccanismi di un programma musicale in
televisione, ma c’è anche chi prima mi chiede una foto e poi mi domanda chi io
sia. Come se dovesse collezionare una figurina. Se incontrassi in giro uno dei
miei idoli come Francesco Totti, lo ringrazierei per le emozioni che mi ha fatto
provare. Poi magari con lui una foto… (ride, ndr). Preferisco comunque scattare
un ricordo con chi conosce davvero le mie canzoni.
“Sono due mesi che non posto e voi pensate che sia morto”. Che rapporto hai con
i social?
Ho staccato per quasi due anni. Adesso voglio tornare attivo, farmi sentire da
chi mi segue. Ci sono aspetti del mio lavoro che amo di meno, come la vetrina
social, ma ora l’obiettivo è esserci senza esagerare. Non voglio che questo
pensiero diventi un’ansia, ma neanche tornare ogni volta con il racconto di
“Scomparso”. Essere presente è parte del mio mestiere e ho molto da raccontare.
Dopo due anni di stop, chi sono oggi NDG e Nicolò?
Non c’è molta differenza perché credo di essere un ragazzo della gente. NDG tira
fuori ciò che Nicolò rischia di tenere dentro. È la maschera del me bambino che
già da piccolo ha avuto bisogno di esprimersi scrivendo pensieri, con la danza e
poi con il canto. Il mio nuovo progetto non parla solo d’amore, ma della mia
storia e del mondo che mi circonda. Voglio che sia uno specchio per la mia
generazione, per chi si è perso e ha voglia di sentirsi vivo.
E tu, ti senti vivo?
Ci sto lavorando. Sono andato anche in terapia, che per me è importantissima,
proprio per recuperare la libertà che mi mancava. Quando vivi il successo, pensi
di contare qualcosa solo con quello. Prima, credevo Nicolò valesse solo in
relazione alla fama di NDG. Pian piano mi sto liberando da questa catena. Ora mi
sento più vivo.
L'articolo “Io fallito? Fiero di esserlo se significa stare alle logiche dei
numeri. Dopo Amici avevo perso il senso di fare musica, l’ho ritrovato vivendo”:
parla NDG proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tutti pazzi a Seul per i BTS , dove almeno 260mila nel centro storico hanno
assistito al ritorno della band di maggior successo degli ultimi anni, dopo una
pausa lunga 4 anni per il servizio militare obbligatorio. RM, Jin, Suga, J-Hope,
Jimin, V e Jung Kook sono apparsi in gran forma. Con lo sfondo di un arco del
XIV secolo che conduce al palazzo reale, il set di un’ora della band aveva in
scaletta i brani tratti dal loro nuovo album “Arirang”, pubblicato ieri 20
marzo, che ha strappato il record di quasi 4 milioni di copie vendute nel primo
giorno.
Il prossimo tour li vedrà impegnati in 82 date in 23 Paesi, da Singapore e Tokyo
fino a Monaco e Los Angeles. Si inizia a Goyang, in Corea del Sud, il 9 aprile
per concludere nelle Filippine 11 mesi dopo. Le immagini del concerto, andato in
streaming su Netflix alle ore 12 di oggi, saranno incluse nel documentario “BTS:
Il ritorno”, disponibile sempre sulla piattaforma dal 27 marzo.
Il concerto si è aperto con i membri dei BTS che si dirigevano verso il palco
percorrendo la storica “Via del Re”, un sentiero cerimoniale all’interno del
Palazzo Gyeongbokgung tradizionalmente riservato ai re durante la dinastia
Joseon. Ogni membro ha optato per un look monocromatico in bianco e nero
composto da top fluidi, capispalla strutturati e pantaloni larghi, disegnati da
Songzio, uno dei primi marchi di moda indipendenti della Corea del Sud.
Il concerto è iniziato con “Body to Body”, il primo brano del nuovo album del
gruppo, con i BTS affiancati sul palco da ballerini in abiti tradizionali
coreani. Il gruppo ha anche cantato i successi del passato come “Butter” e
“Dynamite”, con RM seduto per alcune parti dell’esibizione a causa di un
infortunio alla caviglia subito prima dello spettacolo.
La scenografia, realizzata da Guy Carrington e Florian Wieder, si ispira al
concetto di cornice: “Una struttura che ancora lo spettacolo all’energia moderna
dei BTS e allo stesso tempo onora il significato storico e culturale del luogo.
Non volevamo costruire qualcosa che stonasse con la location e semplicemente
improvvisare un concerto nel bel mezzo di uno degli spazi più sacri di Seoul”.
> ????✨
>
> <BTS 컴백 라이브: ARIRANG> 지금 바로 넷플릭스에서.
>
> ????https://t.co/1oB8raKE6K#BTSLiveonNetflix #BTS_ARIRANG
> pic.twitter.com/rYYi03w3BQ
>
> — Netflix Korea|넷플릭스 코리아 (@NetflixKR) March 21, 2026
Ingenti le misure di sicurezza da parte della polizia e le autorità cittadine
con le misure di controllo della folla, strade, vie e musei nelle vicinanze
chiusi, sospesi i servizi di metropolitana e autobus e sono state isolate decine
di edifici circostanti. Le auto sono interdette dalla strada principale tra
Gwanghwamun e il Municipio di Seoul per oltre 30 ore fino a domenica mattina. Il
governo ha intensificato il monitoraggio antiterrorismo, citando le tensioni
globali e le grandi folle di fan internazionali, mentre la polizia ha schierato
veicoli di sorveglianza e apparecchiature di disturbo per bloccare i droni non
autorizzati. Le restrizioni hanno costretto i negozi vicini a chiudere e le
consegne a fermarsi.
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IL GRUPPO K-POP BTS IN CONCERTO ‘BTS THE COMEBACK LIVE ARIRANG’ A SEUL
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IL GRUPPO K-POP BTS IN CONCERTO ‘BTS THE COMEBACK LIVE ARIRANG’ A SEUL
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IL GRUPPO K-POP BTS IN CONCERTO ‘BTS THE COMEBACK LIVE ARIRANG’ A SEUL
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IL GRUPPO K-POP BTS IN CONCERTO ‘BTS THE COMEBACK LIVE ARIRANG’ A SEUL
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RITORNO DEL GRUPPO K-POP BTS IN SUD COREA
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IL GRUPPO K-POP BTS IN CONCERTO ‘BTS THE COMEBACK LIVE ARIRANG’ A SEUL
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IL GRUPPO K-POP BTS IN CONCERTO BTS THE COMEBACK LIVE ARIRANG A SEUL
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RITORNO DEL GRUPPO K-POP BTS IN SUD COREA
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RITORNO DEL GRUPPO K-POP BTS IN SUD COREA
L'articolo BTS osannati da 260mila fan in Corea del Sud: ecco il primo concerto
dopo il servizio militare di 4 ann proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un lungo servizio militare li ha tenuti lontano dai palchi per circa 20 mesi
ciascuno (dal 2022 al 2025) ed ora il grande ritorno per i BTS. C’è grande
fermento a Seul, dove centinaia di migliaia di fan stanno affluendo nel centro
storico per il ritorno della band di maggior successo degli ultimi anni in Corea
del Sud.
Si prevede che circa 260.000 persone si raduneranno oggi, 21 marzo, in piazza
Gwanghwamun, scrive la BBC, dove le star del K-pop (RM, Jin, Suga, J-Hope,
Jimin, V e Jung Kook) si esibiranno insieme per la prima volta dall’ottobre 2022
anche per presentare il nuovo album “Arirang”, pubblicato ieri 20 marzo, che ha
strappato il record di quasi 4 milioni di copie vendute solo con il pre-order.
Si tratta del primo disco della band, trainato dal singolo “SWIM”, ad uscire da
3 anni e 9 mesi.
Con lo sfondo di un arco del XIV secolo che conduce al Palazzo Reale, il set di
un’ora della band includerà brani tratti da “Arirang”. I BTS hanno annunciato
anche il loro tour mondiale negli stadi a partire da aprile 2026: la band
partirà dal Goyang Stadium il 9 aprile 2026 per poi fare tappa in Giappone,
negli Stati Uniti, in Europa, nell’America del Sud, in Australia e in altri
Paesi. Il tour potrebbe addirittura superare quello della statunitense Taylor
Swift, il cui “Eras Tour” di 21 mesi avrebbe generato circa 2 miliardi di
dollari solo dalla vendita dei biglietti. L’evento si potrà vedere in streaming
su Netflix il 21 marzo.
Il singolo “SWIM” è prodotto da Tyler Spry e Leclair ed è incentrato sulla
determinazione dei BTS ad andare avanti nonostante le sfide della vita. Il
videoclip del singolo è diretto da Tanu Muino, che ha lavorato con Jungkook al
videoclip della sua hit del 2023, “Standing Next to You”. All’album hanno
lavorato produttori come Diplo, Ryan Tedder, El Guincho e il fedele
collaboratore del gruppo, Pdogg.
L'articolo Il ritorno dei BTS dopo il servizio militare: 260mila fan per la
prima esibizione live, l’album “Arirang” in un giorno ha venduto 4 milioni di
copie, e arriva il docu-film Netflix proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alexia si sta preparando per un evento live al Fabrique di Milano il prossimo 26
marzo, una festa in stile anni 90 e in scaletta non mancheranno le sue hit
storiche come “Uh La La La”, che quando è uscita nel 1997 è arrivata al primo
posto in 9 Paesi. “Incontravo agli eventi colleghi come Kylie Minogue, Simple
Minds, Paul Young – ha ricordato l’artista a Il Corriere della Sera – e mi
tremavano le gambe come fossi una delle loro fan. E invece era perché avevo
paura che non mi riconoscessero. Al Festival di Acapulco mi si avvicinarono le
Spice Girls chiedendomi, stupite, se cantassi dal vivo mentre ballavo“.
Poi i ricordi: “A Ibiza in camerino passava di tutto… Era tutto un “Vuoi?”, “No
grazie”. A un certo punto passa uno con pitone giallo al collo… “Vuoi?”, “No
grazie”. La droga? A me non fregava niente, non mi serviva. Nemmeno la marijuana
per rilassarmi. Da ragazza ero terrorizzata: ho perso amici per overdose... Nei
backstage ne ho vista tanta ma a volte il mondo della dance è stato
strumentalizzato: ricordo i servizi dei tg sulle stragi del sabato sera con
Alexia in sottofondo”.
Un cornicino esile ma una grande voce, ma l’altezza è stata un complesso.
“Purtroppo sì. Essere 1 metro e 50 ti costringe a fare attenzione al peso perché
la tv ti ingrassa, e a indossare scarpe alte, che sono scomodissime, per far
“leggere” meglio i vestiti. Adesso la statura è un fastidio: al cinema spero di
non avere nella fila davanti quello alto, sennò chiamo la maschera e chiedo il
seggiolino per i bambini”.
Alexia è la moglie di Andrea Camerana, nipote di Giorgio Armani e membro del cda
del gruppo: “La più grande eredità che Giorgio mi ha lasciato le ho imparate
osservandolo nei momenti più familiari. Era un uomo inarrivabile, la sua
grandezza era tale che lo esprimeva in ogni ragionamento anche nei momenti più
semplici condivisi con la famiglia”.
L'articolo “Essere alta 1.50 ti costringe a fare attenzione al peso perché la tv
ti ingrassa. Al cinema se ho davanti quello alto, chiedo il seggiolino per i
bambini”: lo rivela Alexia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Paolo Vallesi è ospite a “Ciao Maschio”, ospite di Nunzia De Girolamo, nella
puntata in onda sabato alle 17.05 su Rai 1. Il cantautore ha ripercorso uno dei
momenti più significativi della sua carriera: la vittoria tra le Nuove Proposte
al Festival di Sanremo del 1991 con “La forza della vita”. Un successo arrivato
quando era molto giovane e non del tutto preparato a gestirlo: “Andai da solo in
macchina, con una camera prenotata per due notti perché la casa discografica era
convinta che sarei uscito subito. Mi ero esercitato per un mese a casa con una
scopa in mano, registrando e cercando di capire. Avevo il terrore di salire sul
palco e dimenticarmi il testo”.
E ancora: “Caterina Caselli mi aveva scoperto e trattava gli artisti con grande
rispetto. Quando sono passato a una struttura più grande sono diventato un
ingranaggio e quello è stato un errore: ho abbandonato le radici che mi avevano
portato al successo. Dopo dieci anni ci siamo riscritti, ci siamo chiariti e
riabbracciati. Oggi mi ricorda ancora quando parla dei suoi artisti e questo mi
fa molto piacere”.
Vallesi ha una canzone nel cassetto per il Festival di Sanremo di Amadeus: “Mi
dissero di tenerla perché forse l’anno dopo sarei stato preso. L’ho tenuta, poi
ancora un anno, poi un altro… Alla fine, dopo quattro anni, qualcuno mi disse:
“Ma come, l’hai pubblicata?”. Quanto può durare nel freezer una canzone? Nel mio
caso quattro anni”.
L'articolo “Ho fatto l’errore di lasciare Caterina Caselli che mi aveva scoperto
e trattava gli artisti con rispetto. Dopo 10 anni ci siamo riabbracciati”: lo
rivela Paolo Vallesi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Vita di Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo. L’artista, reduce dall’ultimo
Festival di Sanremo 2026 con il brano “Opera”, si è raccontata a “L’Espresso”,
raccontando molti aneddoti della sua lunga vita artistica e privata. Forse non
tutti sanno che Patty Pravo ha conosciuto bene Franco Battiato, negli anni in
cui viveva e componeva a Milano.
“Con Franco eravamo molto amici fin da ragazzi. – ha ricordato – Ci siamo
conosciuti quando stavo a Milano, frequentavo anche sua madre. Ero lì con il
mio gruppo inglese-americano, stavamo spesso nella sua terrazza. Una volta venne
a trovarmi (nel 1967 Patty Pravo apriva i concerti del tour in Italia dei The
Who, ndr), ero una ragazzetta con un vestitino trasparente, cortissimo, che
arrivava giusto sotto gli slip. Lui è impazzito. Arrivavo dopo “Ragazzo
triste”, ero lì davanti a lui con le gambe scoperte e la mano dove immagini tu.
Tutta la gente che era lì per gli Who, lui pensava che la folla mi avrebbe
accoppato. E invece no. Me lo raccontava ogni volta che ci vedevamo (ride,
ndr)”.
Non poteva mancare l’affettuoso omaggio a Ornella Vanoni: “Mi è sembrato il
minimo omaggiarla a Sanremo. Io la chiamavo sempre Ornel-lik così e per lei ero
Nico-Pat. Con lei abbiamo perso una grande donna, intelligentissima, coltissima,
con un senso dell’umorismo pazzesco, una grande artista. Ci siamo conosciute una
vita fa, quando abitava a Roma ed era sposata. Abbiamo lavorato molto insieme”.
“Negli anni Ottanta – ha ricordato – c’era una trasmissione televisiva dal vivo,
in cui cantavamo poesia. Ero al pianoforte, lei in piedi vicino a me. Tutto
bene, tranne il fatto che le telecamere inquadravano me al pianoforte mentre
cantava Ornella. Invece, mentre cantava Ornella, inquadravano me. Questa storia
ci ha sempre fatto ridere tantissimo”.
Il nuovo album “Opera” verrà presentato nei musei. Un’iniziativa che si
inserisce all’interno delle celebrazioni per i 60 anni di carriera.
L’interprete racconterà, in dialogo con Giovanni Caccamo, la nascita di “Opera”
e i brani che lo compongono, seguita da un firmacopie dell’album. Questo il
calendario: 25 marzo Milano (Gallerie d’Italia – Piazza della Scala, 6); 27
marzo Firenze (Palazzo Medici Riccardi – Via Camillo Cavour, 3); 29 marzo Roma
(Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea – Viale delle Belle Arti,
131); 31 marzo Napoli (Gallerie d’Italia – Via Toledo, 177).
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scoperte e la mano dove immagini tu. La gente era lì per gli Who, lui pensava
che la folla mi avrebbe accoppato”: lo rivela Patty Pravo proviene da Il Fatto
Quotidiano.