Sospeso per sei mesi dal servizio e dallo stipendio per aver rilasciato
un’intervista in cui denunciava le difficili condizioni di lavoro in carcere. È
quanto accaduto a un agente di polizia penitenziaria in servizio nel carcere
Lorusso e Cutugno di Torino: lo si apprende dall’ordinanza con cui il Tar ha
sospeso l’efficacia della sanzione disciplinare, accogliendo il suo ricorso
cautelare in attesa del giudizio di merito. Per i giudici potrebbe trattarsi di
un caso di whistleblowing, perché l’agente ha segnalato “violazioni di
disposizioni normative nazionali o dell’Unione europea che ledono l’interesse
pubblico o l’integrità dell’amministrazione pubblica”.
La vicenda parte ad agosto 2024, quando l’agente scelto rilascia al TG5
un’intervista con il volto oscurato (per garantirsi l’anonimato), in cui
ripercorre i disordini avvenuti in carcere dall’inizio dell’anno, denunciando la
cronica carenza di unità nel personale penitenziario e il sovraffollamento
dell’istituto. Sono i giorni immediatamente successivi alle rivolte scoppiate in
simultanea nel carcere delle Vallette e nel penitenziario minorile Ferrante
Aporti, quest’ultimo messo a ferro e fuoco da una decina di detenuti, poi
condannati a pene fino a 4 anni e 8 mesi per devastazione, saccheggio, violenza
e resistenza a pubblico ufficiale.
Alla fine ci sono sei poliziotti feriti, arredi danneggiati e interi padiglioni
dichiarati inagibili. Il servizio va in onda il 7 agosto e di lì a poco il Dap
avvia un procedimento disciplinare nei confronti dell’intervistato, dopo averlo
identificato. Come? “L’Amministrazione – si legge nel provvedimento – è stata
messa in condizione di riconoscere il dipendente a seguito dell’invio, da parte
dell’emittente televisiva, del video in forma integrale (senza alterazione della
voce), nel corso del quale il ricorrente, seppur per un breve istante, mostra il
volto”.
Nella missiva inviata alla redazione per chiedere il filmato, il Dap accampa
“esigenze di rito”. Al termine dell’iter, al poliziotto viene inflitta la
sospensione nel massimo previsto (il range va da 1 a 6 mesi), nonostante fosse
alla prima contestazione in diversi anni di carriera. Inoltre, secondo il suo
avvocato, Maria Immacolata Amoroso, l’Amministrazione non avrebbe nemmeno tenuto
conto delle condizioni di salute dell’agente, che al momento delle rivolte e
dell’intervista era da poco tornato in servizio dopo un lungo periodo di
malattia per problemi cardiaci da stress lavoro-correlato.
Ora la decisione del Dap è andata incontro a una prima censura, sebbene
prudenziale. Esulta l’Osapp, sindacato che da tempo denuncia il
sovraffollamento, la carenza di organico, i rischi per l’incolumità e le mancate
manutenzioni nelle carceri. “La pronuncia costituisce un passaggio significativo
nel rafforzamento delle tutele per i lavoratori pubblici che, nell’interesse
collettivo, scelgono di segnalare disfunzioni e situazioni di rischio
all’interno dell’amministrazione, anche mediante forme di divulgazione pubblica,
in assenza di riscontri adeguati dai canali istituzionali”, si legge in una
nota. L’avvocato dell’agente (che assiste anche l’Osapp), dal canto suo, ha
espresso “soddisfazione per il provvedimento adottato, che rappresenta
un’importante affermazione del principio di legalità, trasparenza e
responsabilità nel pubblico impiego, nonché una garanzia fondamentale per la
libertà e la dignità dei dipendenti pubblici”. Interpellata da
ilfattoquotidiano.it, aggiunge: “Il Dap ha agito anche in malafede, acquisendo
un video che non avrebbe mai potuto acquisire senza un provvedimento
dell’autorità giudiziaria. È inammissibile”. Nel 2025 al Lorusso e Cutugno di
Torino si sono verificati quattro suicidi, il tasso di sovraffollamento è
attestato intorno al 130% e l’ultimo bilancio parla di una quarantina di agenti
feriti a seguito di aggressioni o disordini.
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agente sospeso per sei mesi. Ma il Tar sospende il provvedimento proviene da Il
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