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Guerra in Iran, l’annuncio del Qatar colpisce i mercati e il petrolio vola sopra i 90 dollari. I rischi per Ue e Italia
L’annuncio del ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha innescato una tempesta sui mercati globali, evocando il rischio di gravi ripercussioni economiche legate all’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo Doha, se la guerra dovesse proseguire, i paesi del Golfo potrebbero essere costretti a interrompere le esportazioni energetiche nel giro di poche settimane, causando un forte shock per i prezzi dell’energia, con Ue e Italia particolarmente vulnerabili, fino al potenziale “crollo dell’economia mondiale”. La reazione più immediata si è registrata sul fronte degli idrocarburi, dove i prezzi del petrolio hanno segnato rialzi verticali spinti dal timore di gravi carenze nell’offerta globale. I futures sul Brent per la scadenza di maggio hanno superato la soglia psicologica dei 90 dollari, attestandosi a 91,49 dollari al barile con un incremento del 7,07%, mentre i contratti per aprile sul West Texas Intermediate sono balzati a 89 dollari, con un rialzo vicino al 10%. Anche il gas naturale ha mostrato forti tensioni sulle piazze europee, salendo a 52,83 euro al megawattora e riflettendo l’ansia per la paralisi del complesso energetico di Ras Laffan, il più grande hub mondiale per l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL), colpito da attacchi con droni che hanno costretto il Qatar a sospendere la produzione. Nelle sale operative delle principali borse europee prevale il segno meno, con Milano, Madrid e Parigi che hanno ceduto circa l’1% a metà seduta, mentre Londra e Francoforte hanno registrato perdite dello 0,6%. Mentre i titoli legati all’energia e alla difesa come Bp, Shell, Eni, Leonardo e Dassault riescono a muoversi in controtendenza, il resto del listino soffre pesantemente. A pagare il prezzo più alto sono i produttori di semiconduttori, con cali vistosi per Stm e Infineon, e il comparto automobilistico, dove Volkswagen, Ferrari e Bmw perdono terreno sotto il peso dell’incertezza produttiva e dei costi energetici. Anche il settore bancario e le compagnie aeree mostrano segni di cedimento, mentre cresce la pressione sui titoli di stato, con lo spread tra Btp e Bund in risalita a 75,5 punti base. Oltre i prezzi, c’è la preoccupazione per la disponibilità fisica delle materie prime. Il blocco o la forte limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz — uno dei principali snodi energetici globali — significa interrompere il transito di una quota significativa del petrolio e del gas mondiale. Scenario del quale risentono anche i mercati dei metalli industriali risentono delle tensioni energetiche: l’alluminio ha registrato un balzo del 3,8% a 3.315 dollari per tonnellata, aggravato dalle difficoltà nella produzione energetica necessaria ad alimentare le fonderie. Nel frattempo Mosca ha segnalato un aumento della domanda di risorse energetiche russe da parte di diversi paesi, e il Cremlino assicura di poter garantire le forniture previste dai contratti, in particolare verso Cina e India. Per l’Europa e per l’Italia lo scenario resta particolarmente critico. L’Unione Europea dipende fortemente dal gas liquefatto per sostituire le forniture russe e il Qatar rappresenta attualmente uno dei principali fornitori di GNL per il mercato europeo. L’Italia risulta tra i paesi più vulnerabili: lo scorso anno il gas liquido ha coperto una quota significativa dei consumi nazionali. Un blocco prolungato delle esportazioni dal Golfo o della navigazione nello Stretto di Hormuz potrebbe mettere a rischio la stabilità dei mercati energetici e la competitività della manifattura europea, alimentando nuove pressioni inflazionistiche e frenando la crescita. L'articolo Guerra in Iran, l’annuncio del Qatar colpisce i mercati e il petrolio vola sopra i 90 dollari. I rischi per Ue e Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La guerra in Iran scuote le borse asiatiche: Seul crolla del 12%. l’Europa tenta un rimbalzo
Crollano le borse asiatiche mentre la paura per le conseguenze del conflitto in Medio Oriente continua a diffondersi tra gli azionisti. Per il terzo giorno di fila gli indici azionari hanno subito forti cali, con l’Msci Asia Pacific, l’indice azionario che monitora le oscillazioni dei paesi dell’area Asia-Pacifico, che cala del 4,5%. Seul crolla, registrando un -12%. Tokyo perde il 3,6%. Male anche Hong Kong (-2,6%), Shanghai (-1,08%), Shenzhen (-0,65%) e Mumbai (-1,8%). A risentire degli eventi in Medio Oriente è stata soprattutto la Corea del Sud. Seul basa la propria economia sulle aziende produttrici di microchip come Samsung e SK Hynix, primo e secondo produttore di chip al mondo, che oggi perdono rispettivamente l’11,7% e il 9,6%. La loro capacità di mandare avanti la produzione, importando la Corea quasi tutte le materie prime per generare energia, è legata a doppio filo con le importazioni di combustibili, provenienti dallo Stretto di Hormuz, lo snodo da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale, oggi bloccato dai Pasdaran iraniani come strategia contro gli Stati Uniti e i paesi del golfo schierati dalla parte dell’alleato americano. Intanto, di fronte alle tensioni in Medio Oriente, le Borse europee tentano un rimbalzo: avviano la seduta con dati positivi, dopo le performance negative degli ultimi due giorni ed in controtendenza rispetto ai listini asiatici. Aprono in rialzo Francoforte e Parigi. Resta stabile Londra. Milano, dopo il tonfo di ieri, apre la seduta in leggero rialzo. L'articolo La guerra in Iran scuote le borse asiatiche: Seul crolla del 12%. l’Europa tenta un rimbalzo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le Borse Usa e Ue sorridono dopo la bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema
La notizia della bocciatura da parte della Corte Suprema dei dazi voluti dal presidente americano Donald Trump non ha lasciato indifferenti i mercati. Negli Stati Uniti, Wall Street avanza dopo la decisione della Corte Suprema. Il Dow Jones cresce dello 0,33% a 49.559,62 punti, il Nasdaq sale dello 0,57% a 22.808,38 punti, mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,44% a 6.891,09 punti. Anche le Borse europee hanno reagito positivamente alla bocciatura: Milano sale dell’1,5%, Parigi segna +1%, Madrid e Francoforte +0,5%, Londra +0,7%. Sul fronte valutario l’euro è stabile a 1,1776 sul dollaro. Restano poco mossi i rendimenti dei titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund è stabile a 60 punti base. Il comparto azionario del lusso (+3,5%) sale con Moncler (+13%), che risente anche dell’effetto positivo dei conti, Christian Dior (+4,4%), Lvmh (+4,3%), Burberry (+4,2%). Acquisti anche per il settore dell’auto (+0,9%) dove si mettono in mostra Stellantis (+2,5%), Porsche (+2,2%), Renault (+1,8%) e Mercedes (+1,3%). Seduta in miglioramento anche per il comparto tecnologico (+1%) e per gli industriali (+0,8%). L'articolo Le Borse Usa e Ue sorridono dopo la bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Borse Ue ancora in discesa dopo le minacce di Trump. Nuovi record per oro e argento
Borse europee ancora a picco con il clima di volatilità innescato dalle nuove minacce di Donald Trump all’Ue sul fronte dei dazi per la Groenlandia. In tensione anche i titoli di Stato, con rendimenti in rialzo, mentre le quotazioni dell’oro e dell’argento toccano nuovi record, rispettivamente a 4.729 dollari l’oncia e 95,28 dollari. L’indice stoxx 600 composto dalle aziende europee a più alta capitalizzazione scende dell’1%. In calo Milano (-1,3%), Londra e Francoforte (-1,1%), Parigi (-1%), Madrid (-0,9%). I listini sono appesantiti dal comparto industriale (-1,5%), dai tecnologici (-1%) e dal lusso (-1,4%). Sul fronte valutario il dollaro continua a indebolirsi. L’euro sale a 1,1719 sul biglietto verde. Perdono terreno, a differenza di lunedì, anche i titoli della difesa. L'articolo Borse Ue ancora in discesa dopo le minacce di Trump. Nuovi record per oro e argento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nuovi dazi Usa, male le Borse Ue. Gli analisi: “Quadro geopolitico schizofrenico”. Sorridono solo gli azionisti delle aziende belliche
“Un quadro geopolitico schizofrenico” e di “imbarbarimento del clima geopolitico”. Gli analisti finanziari fotografano così la situazione che si è creata in seguito all’annuncio del presidente Trump di dazi supplementari verso otto Paesi europei, per la loro difesa della Groenlandia tanto bramata dal tycoon. Il piano della Casa Bianca è quello di imporre nuove tariffe del 10% sulle merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia a partire dal 1° febbraio, per poi salire al 25% dal 1° giugno. Gli occhi sono puntati anche sulla Corte Suprema americana che domani potrebbe pronunciarsi sull’utilizzo di Trump dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi reciproci. Lo stesso presidente ha anticipato: se i giudici dovessero imporgli limiti sarebbe “un completo disastro”. Lo stesso pensiero lo fanno in Europa, ma al contrario: il disastro avverrà se Trump non troverà ostacoli nell’imposizione dei dazi. Le prospettive non sono buone. L’andamento delle Borse è lo specchio della situazione: calano petrolio e gas, volano oro e argento. Il dollaro si indebolisce sulle principali valute. L’indice stoxx 600 cede l’1,3%. Perdono terreno Milano (-1,8%), Parigi (-1,5%), Francoforte (-1,4%), Madrid (-0,9%) e Londra (-0,6%). L’euro sale a 1,1623 sul biglietto verde. In questo panorama le azioni del settore della difesa europea sono in rialzo: Rheinmetall (Germania) è salita di circa il 3%, BAE Systems (Regno Unito) del 2%, Leonardo (Italia) del 3% Il Fondo monetario internazionale ritiene che le tensioni geopolitiche e la guerra dei dazi potrebbero incidere sulla crescita economica globale nel 2026. Si spera, dunque, che i leader mondiali riuniti a Davos (19-23 gennaio) per l’incontro annuale del World Economic Forum riusciranno ad evitare una rottura delle relazioni internazionali tra alleati occidentali. Il primo ministro inglese Keir Starmer stamattina ha dichiarato che una guerra commerciale “non interessa a nessuno. Dobbiamo trovare un modo pragmatico, sensato e duraturo per affrontare questa situazione, in modo da evitare conseguenze che saranno molto gravi per il nostro paese”. Gli esperti di Goldman Sachs hanno formulato una stima circa il potenziale impatto economico dell’ultima minaccia tariffaria arrivata da Washington: la banca d’affari ritiene che se Trump procedesse con dazi del 10%, ciò avrebbe un impatto sul Pil dello 0,1%-0,2% nei paesi interessati, compreso il Regno Unito. Paul Dales (Capital Economics) mette in guardia sul fatto che Londra rischi la recessione con una riduzione del Pil tra 0,3%-0,75%. Ma c’è chi invita a mantenere il sangue freddo. Richard Rumbelow, direttore dell’associazione dei produttori britannici Make UK, al programma Today su Bbc 4 ha affermato: “Ciò che conta è che il Regno Unito abbia una diplomazia commerciale efficace. Non credo che questo sia il momento di adottare misure di ritorsione immediate contro gli Stati Uniti”. Per gli analisti di Mps Market Strategy “il fine settimana ci ha regalato un nuovo episodio del drammatico imbarbarimento del clima geopolitico” e ora molto dipenderà da “quale sarà la risposta dell’Ue. Diverse opzioni sono sul tavolo: rispolverare la lista di beni (93 miliardi) di export Usa da sottoporre a dazi preparata dopo il Liberation Day, utilizzo dell’anti-coercion instrument, la cui attivazione richiede però un processo lungo e complicato”. Di sicuro la questione geopolitica ritorna centrale, “questa volta con le potenziali distorsioni che arrivano da un mix di politica estera ed interna”, spiega Luca Simoncelli, Investment strategist di Invesco. L’annuncio dei dazi da parte di Trump e l’Europa che valuta le contromisure segnano un “punto di svolta nelle relazioni transatlantiche, con i governi europei che si preparano a una risposta unitaria, rafforzando potenzialmente la coesione in materia di politica commerciale. Il potenziale contraccolpo sulle esportazioni determina un aumento di volatilità sui mercati, proprio alle porte di una stagione degli utili aziendali che sta iniziando in maniera convincente”. L’apertura del 2026 ci consegna un “quadro che definire schizofrenico sarebbe un eufemismo, una dissonanza cognitiva dove il frastuono dei titoli di giornale si scontra con l’assordante silenzio della volatilità sui mercati azionari”, aggiunge Gabriel Debach, market analyst di eToro. Gli operatori, che fino a ieri sembravano ossessionati dalla caccia alla bolla dell’intelligenza artificiale, hanno “bruscamente spostato l’attenzione. Il nuovo fronte non è più una disputa commerciale classica sui sussidi o sull’acciaio, ma si chiama Groenlandia. La mossa di Trump segna un salto di qualità brutale, l’uso delle tariffe come strumento di annessione territoriale su un alleato storico”. L'articolo Nuovi dazi Usa, male le Borse Ue. Gli analisi: “Quadro geopolitico schizofrenico”. Sorridono solo gli azionisti delle aziende belliche proviene da Il Fatto Quotidiano.
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