Borse europee ancora a picco con il clima di volatilità innescato dalle nuove
minacce di Donald Trump all’Ue sul fronte dei dazi per la Groenlandia. In
tensione anche i titoli di Stato, con rendimenti in rialzo, mentre le quotazioni
dell’oro e dell’argento toccano nuovi record, rispettivamente a 4.729 dollari
l’oncia e 95,28 dollari.
L’indice stoxx 600 composto dalle aziende europee a più alta capitalizzazione
scende dell’1%. In calo Milano (-1,3%), Londra e Francoforte (-1,1%), Parigi
(-1%), Madrid (-0,9%). I listini sono appesantiti dal comparto industriale
(-1,5%), dai tecnologici (-1%) e dal lusso (-1,4%). Sul fronte valutario il
dollaro continua a indebolirsi. L’euro sale a 1,1719 sul biglietto verde.
Perdono terreno, a differenza di lunedì, anche i titoli della difesa.
L'articolo Borse Ue ancora in discesa dopo le minacce di Trump. Nuovi record per
oro e argento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Un quadro geopolitico schizofrenico” e di “imbarbarimento del clima
geopolitico”. Gli analisti finanziari fotografano così la situazione che si è
creata in seguito all’annuncio del presidente Trump di dazi supplementari verso
otto Paesi europei, per la loro difesa della Groenlandia tanto bramata dal
tycoon. Il piano della Casa Bianca è quello di imporre nuove tariffe del 10%
sulle merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno
Unito, Paesi Bassi e Finlandia a partire dal 1° febbraio, per poi salire al 25%
dal 1° giugno. Gli occhi sono puntati anche sulla Corte Suprema americana che
domani potrebbe pronunciarsi sull’utilizzo di Trump dell’International Emergency
Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi reciproci. Lo stesso presidente ha
anticipato: se i giudici dovessero imporgli limiti sarebbe “un completo
disastro”.
Lo stesso pensiero lo fanno in Europa, ma al contrario: il disastro avverrà se
Trump non troverà ostacoli nell’imposizione dei dazi. Le prospettive non sono
buone. L’andamento delle Borse è lo specchio della situazione: calano petrolio e
gas, volano oro e argento. Il dollaro si indebolisce sulle principali valute.
L’indice stoxx 600 cede l’1,3%. Perdono terreno Milano (-1,8%), Parigi (-1,5%),
Francoforte (-1,4%), Madrid (-0,9%) e Londra (-0,6%). L’euro sale a 1,1623 sul
biglietto verde.
In questo panorama le azioni del settore della difesa europea sono in rialzo:
Rheinmetall (Germania) è salita di circa il 3%, BAE Systems (Regno Unito) del
2%, Leonardo (Italia) del 3% Il Fondo monetario internazionale ritiene che le
tensioni geopolitiche e la guerra dei dazi potrebbero incidere sulla crescita
economica globale nel 2026. Si spera, dunque, che i leader mondiali riuniti a
Davos (19-23 gennaio) per l’incontro annuale del World Economic Forum
riusciranno ad evitare una rottura delle relazioni internazionali tra alleati
occidentali. Il primo ministro inglese Keir Starmer stamattina ha dichiarato che
una guerra commerciale “non interessa a nessuno. Dobbiamo trovare un modo
pragmatico, sensato e duraturo per affrontare questa situazione, in modo da
evitare conseguenze che saranno molto gravi per il nostro paese”.
Gli esperti di Goldman Sachs hanno formulato una stima circa il potenziale
impatto economico dell’ultima minaccia tariffaria arrivata da Washington: la
banca d’affari ritiene che se Trump procedesse con dazi del 10%, ciò avrebbe un
impatto sul Pil dello 0,1%-0,2% nei paesi interessati, compreso il Regno Unito.
Paul Dales (Capital Economics) mette in guardia sul fatto che Londra rischi la
recessione con una riduzione del Pil tra 0,3%-0,75%. Ma c’è chi invita a
mantenere il sangue freddo. Richard Rumbelow, direttore dell’associazione dei
produttori britannici Make UK, al programma Today su Bbc 4 ha affermato: “Ciò
che conta è che il Regno Unito abbia una diplomazia commerciale efficace. Non
credo che questo sia il momento di adottare misure di ritorsione immediate
contro gli Stati Uniti”.
Per gli analisti di Mps Market Strategy “il fine settimana ci ha regalato un
nuovo episodio del drammatico imbarbarimento del clima geopolitico” e ora molto
dipenderà da “quale sarà la risposta dell’Ue. Diverse opzioni sono sul tavolo:
rispolverare la lista di beni (93 miliardi) di export Usa da sottoporre a dazi
preparata dopo il Liberation Day, utilizzo dell’anti-coercion instrument, la cui
attivazione richiede però un processo lungo e complicato”. Di sicuro la
questione geopolitica ritorna centrale, “questa volta con le potenziali
distorsioni che arrivano da un mix di politica estera ed interna”, spiega Luca
Simoncelli, Investment strategist di Invesco. L’annuncio dei dazi da parte di
Trump e l’Europa che valuta le contromisure segnano un “punto di svolta nelle
relazioni transatlantiche, con i governi europei che si preparano a una risposta
unitaria, rafforzando potenzialmente la coesione in materia di politica
commerciale. Il potenziale contraccolpo sulle esportazioni determina un aumento
di volatilità sui mercati, proprio alle porte di una stagione degli utili
aziendali che sta iniziando in maniera convincente”.
L’apertura del 2026 ci consegna un “quadro che definire schizofrenico sarebbe un
eufemismo, una dissonanza cognitiva dove il frastuono dei titoli di giornale si
scontra con l’assordante silenzio della volatilità sui mercati azionari”,
aggiunge Gabriel Debach, market analyst di eToro. Gli operatori, che fino a ieri
sembravano ossessionati dalla caccia alla bolla dell’intelligenza artificiale,
hanno “bruscamente spostato l’attenzione. Il nuovo fronte non è più una disputa
commerciale classica sui sussidi o sull’acciaio, ma si chiama Groenlandia. La
mossa di Trump segna un salto di qualità brutale, l’uso delle tariffe come
strumento di annessione territoriale su un alleato storico”.
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schizofrenico”. Sorridono solo gli azionisti delle aziende belliche proviene da
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