Dopo il recente accordo di libero scambio tra Unione europea e India (definito
il più ampio e ambizioso mai firmato dalle due parti), il primo ministro indiano
Narendra Modi ha siglato un accordo commerciale con gli Stati Uniti. Ad
annunciarlo è stato il presidente Donald Trump sottolineando che l’India ha
promesso di non acquistare più petrolio russo, e in cambio gli Usa ridurranno i
dazi.
“È stato un onore parlare con il premier Modi ed è uno dei miei più grandi
amici. Ha accettato di smettere di acquistare petrolio russo e di acquistarne
molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela. Questo aiuterà
a porre fine alla guerra in Ucraina“, ha scritto Trump sul suo social Truth.
“Con effetto immediato”, rende noto il tycoon, gli Usa applicheranno una tariffa
reciproca ridotta, abbassandola dal 25% al 18%. L’India, di contro, “si
impegnerà a ridurre a zero le proprie tariffe e le barriere non tariffarie nei
confronti degli Stati Uniti”. Modi “si è anche impegnato ad acquistare prodotti
americani in misura molto maggiore, per un valore di oltre 500 miliardi di
dollari, in energia, tecnologia, prodotti agricoli, carbone e molti altri
prodotti statunitensi”, ha messo in evidenza Trump. “Il nostro straordinario
rapporto con l’India si rafforzerà ulteriormente in futuro. Io e Modi siamo due
persone che portano a termine i progetti, qualcosa che non si può dire della
maggior parte delle persone”, ha concluso al termine del colloquio telefonica
con il premier indiano.
Poco dopo è lo stesso Modi a ringraziare il presidente Usa. “È stato fantastico
parlare oggi con il mio caro amico, il presidente Trump. Sono lieto che i
prodotti ‘Made in India’ avranno dazi ridotti al 18%. Un grande grazie al
presidente Trump, a nome degli 1,4 miliardi di persone dell’India, per questo
splendido annuncio”. Ha commentato il premier indiano. “Quando due grandi
economie e le più grandi democrazie del mondo lavorano insieme, questo va a
beneficio dei nostri popoli e apre immense opportunità di cooperazione
reciprocamente vantaggiosa”, ha scritto Mosi su X, aggiungendo che “la
leadership del presidente Trump è fondamentale per la pace, la stabilità e la
prosperità globali. L’India sostiene pienamente i suoi sforzi per la pace. Non
vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con lui per portare la nostra
partnership a livelli senza precedenti”, ha concluso.
L'articolo Trump annuncia accordo commerciale con l’India: “Modi non acquisterà
più petrolio russo. Da oggi dazi al 18%” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Guerra dei Dazi
Dazi al 100% se il Canada stringerà un accordo commerciale con la Cina. Nel
mondo del presidente Trump, questo tipo di “messaggi” trovano spesso spazio sul
suo social Truth. Così il leader repubblicano rivolgendosi al primo ministro
canadese Carney, scrive: “Pensa di voler trasformare il Canada in un ‘porto di
consegna’ per la Cina, da cui inviare merci e prodotti negli Stati Uniti, ma si
sbaglia di grosso. Se il Canada stringesse un accordo con la Cina, verrebbe
immediatamente colpito da una tariffa del 100% su tutti i beni e prodotti
canadesi che entrano negli Stati Uniti”. Particolare curioso e che ricorre
spesso nelle dinamiche del tycoon: inizialmente il presidente americano aveva
affermato che l’intesa con la Cina era ciò che Carney avrebbe dovuto fare.
Evidentemente ha cambiato idea, e potrebbe farlo di nuovo.
Il tycoon e il Canada hanno mantenuto due atteggiamenti opposti riguardo ai
rapporti con Pechino; se la Casa Bianca nel 2025 ha condotto un braccio di ferro
basato sui dazi, Ottawa ha negoziato: si parla di 49.000 veicoli elettrici a una
tariffa ridotta del 6,1%, in cambio della riduzione dei dazi sulla colza
canadese. Non è questo l’unico motivo di frizione. In passato Trump ha avuto
toni poco riguardosi per il vicino, affermando che avrebbe potuto essere
acquisito da Washington e divenire il 51° Stato americano; e la scorsa settimana
a Davos ha affermato che “il Canada vive grazie agli Stati Uniti”.
Carney non è rimasto in silenzio ed ha rilanciato: la sua nazione può essere un
esempio per altri Paesi sulle possibilità di non piegarsi a tendenze
autocratiche. Al World Economic Forum Carney ha affermato che “l’egemonia
americana” e le “grandi potenze” stanno usando le pressioni economiche come
“armi”. “Il vecchio ordine non tornerà ma non dovremmo piangerlo. La nostalgia
non è una strategia. Dalla frattura possiamo costruire qualcosa di migliore, più
forte e più giusto”.
Trump, ancora su Truth, ha scritto che l’invito al Canada di unirsi al Board of
Peace era revocato; ha poi ripreso il tema di un Canada come Stato americano,
pubblicando una mappa degli Stati Uniti che include Canada, Venezuela,
Groenlandia e Cuba come parte del suo territorio e rivolgendosi al primo
ministro con l’appellativo di “governatore Carney”; come se stesse parlando,
insomma, con il governatore di uno Stato Usa.
Il dialogo Ottawa-Pechino è dunque solo l’ultimo episodio di un rapporto teso
tra i due vicini. The Donald ritiene che “la Cina mangerà vivo il Canada, lo
divorerà completamente, distruggendo anche le sue attività commerciali, il suo
tessuto sociale e il suo stile di vita in generale”.
L'articolo Trump minaccia il Canada: “Dazi al 100% se stringerà accordi
commerciali con la Cina” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Parlamento europeo ha deciso di congelare la ratifica dell’accordo
commerciale siglato la scorsa estate con gli Stati Uniti, rinviando il suo via
libera. Il presidente della commissione commercio internazionale
dell’Eurocamera, Bernd Lange, ha ufficializzato la decisione preannunciata
martedì dal presidente del gruppo del Ppe, Manfred Weber, in accordo con
Socialisti e Liberali. Con le nuove minacce di dazi – ritirate mercoledì sera
dopo aver ottenuto dal segretario generale della Nato Mark Rutte l’ok a un
accordo quadro sulla Groenlandia – “Donald Trump ha rotto” il patto firmato a
luglio in Scozia, ha sottolineato Lange. Trump “sta usando i dazi per esercitare
una pressione politica su di noi affinché vendiamo la Groenlandia. Per questo
siamo stati molto chiari: la procedura resterà sospesa finché non ci sarà
chiarezza sulla Groenlandia e su queste minacce”, ha evidenziato il socialista
tedesco. La minaccia di Washington, ha aggiunto, rappresenta “un vero e proprio
attacco alla sovranità economica e alla sovranità territoriale e all’integrità
dell’Ue”.
A titolo personale, Lange ha indicato inoltre di ritenere necessari “ulteriori
passi” come l’applicazione dei dazi sulle liste di prodotti Usa congelati a
seguito dell’accordo di luglio, nonché “l’attuazione dello strumento
anti-coercizione“, il bazooka Ue creato per rispondere a un Paese terzo quando
utilizza dazi o investimenti come strumenti di pressione politica. Il Parlamento
europeo ne discuterà lunedì prossimo. Lo strumento prevede una procedura
graduale che parte da un’indagine e da una fase di dialogo, prima di arrivare –
se necessario – a un paniere di contromisure come dazi, restrizioni commerciali,
esclusioni delle aziende dagli appalti pubblici o dal mercato europeo. Da vedere
cosa deciderà l’Eurocamera ora che la Casa Bianca ha ritirato la minaccia di
dazi aggiuntivi per i Paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia.
L'articolo Il Parlamento Ue sospende la ratifica dell’accordo sui dazi firmato
con gli Usa la scorsa estate proviene da Il Fatto Quotidiano.
Restano sul tavolo ancora alcuni nodi, ma è tutto pronto per la firma del
trattato di libero scambio tra India ed Unione Europea. Dopo l’inasprimento dei
dazi Usa, Bruxelles è alle prese con una nuova geopolitica del commercio e gli
effetti dei nuovi accordi potrebbero essere non solo compensativi ma offrire
perfino un valore complessivo superiore.
“LA MADRE DI TUTTI GLI ACCORDI”
Dopo quasi venti anni dall’inizio delle trattative, l’accordo di libero scambio
tra Unione Europea e India è prossimo a diventare realtà. Con 20 capitoli su 24
già definiti secondo Rajesh Agrawal, segretario al Commercio indiano, le parti
puntano a raggiungere l’intesa completa in vista della visita nel subcontinente
dei vertici europei – il presidente del Consiglio Ue António Costa e la
presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – già prevista tra il 25 e il
27 gennaio, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della Repubblica
Indiana. Per Nuova Delhi, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India
rappresenterà il più vasto trattato commerciale mai sottoscritto, e secondo
Piyush Goyal, ministro per l’industria e il commercio indiano sarà “la madre di
tutti gli accordi”.
Per l’Unione Europea, invece, si apriranno le porte di un mercato di quasi 1
miliardo e mezzo di persone. Insieme al vecchio continente, l’accordo
coinvolgerà complessivamente quasi un quarto della popolazione mondiale e un Pil
congiunto che sfiora i 25mila miliardi di dollari. Le due parti intrattengono
già solide relazioni commerciali bilaterali. Gli ultimi dati disponibili
raccontano di una UE che rappresenta il principale partner commerciale
dell’India, con scambi di merci per 124 miliardi di euro nel 2023, pari al 12,2%
del commercio indiano complessivo. L’India invece è il nono partner commerciale
dell’Unione Europea, con il 2,2% degli scambi di merci dell’Ue.
I NODI SUL TAVOLO
Secondo le analisi dell’ICE su dati OMC, dopo gli Stati Uniti, l’India è l’area
al mondo con il maggior numero di misure anti-dumping e anti-sovvenzioni. Nel
settore automobilistico, ad esempio, i dazi e le addizionali sui veicoli finiti
possono arrivare a raddoppiare il valore del mezzo. E questo è uno dei
principali nodi ancora da sciogliere: Bruxelles spinge per ridurre drasticamente
i dazi all’importazione delle auto europee. Al contrario, la parte indiana
chiede agevolazioni sul Carbon Border Adjustment Mechanism, la misura Ue sulle
importazioni di merci e prodotti a maggior intensità di carbonio provenienti da
paesi extra Ue, entrato nella sua fase di applicazione completa dall’inizio del
2026 e con rilevanti impatti per le esportazioni indiane di acciaio e alluminio.
Con ogni probabilità resteranno fuori dall’accordo alcuni prodotti agricoli e
lattiero-caseari.
L’agricoltura rimane un argomento delicato per Nuova Delhi, con il 44% della
forza lavoro impiegata nel settore. Ma anche la Francia, in una nota del
Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare dello scorso settembre,
evidenziava i rischi dell’accesso di alcuni prodotti indiani in Ue: “L’elevata
capacità produttiva, sia strutturale che ciclica, – si legge nella nota – e la
competitività dei settori indiani della carne bovina e dello zucchero, unite ai
sussidi governativi all’esportazione, pongono dei rischi per gli stessi settori
europei”, suggerendo che “appare prudente mantenere misure protettive a livello
UE per limitare l’accesso di determinati prodotti nel mercato europeo”.
LE AREE DI OPPORTUNITÀ
Dovrebbe invece esserci più elasticità sui vini, che oggi subiscono da parte
indiana una tariffa del 150%. Altri settori chiave sono quelli del sistema moda,
dove tra dazi e tasse, il carico su calzature e abbigliamento arriva a superare
il 30% per cento, mentre il comparto dell’arredamento deve affrontare non solo
tariffe elevate, ma anche gravose certificazioni tecniche obbligatorie.
L’abbattimento delle barriere per il settore tessile è importante anche per
l’India, che oggi vede le sue esportazioni soggette a dazi che raggiungono il
16%, e che li pongono in una posizione di svantaggio rispetto a concorrenti come
Bangladesh e Vietnam, che godono di un accesso preferenziale in Europa. I
servizi rappresentano un’altra area importante. Da una parte telecomunicazioni e
informatica sono settori che potranno vedere una crescita delle esportazioni
indiane in Europa, con una maggiore integrazione di aziende e professionisti
indiani nelle catene del valore europee. Dall’altra, con la progressiva
semplificazione delle procedure doganali e un reciproco riconoscimento di
standard e certificazioni, l’accordo potrebbe rappresentare una importante
opportunità non solo per l’export ma anche per gli investimenti in India da
parte delle aziende del vecchio continente, che oggi si trova alle prese con una
nuova geopolitica del commercio.
LA CONTROFFENSIVA SUI DAZI USA
Interessante a questo riguardo un’analisi dell’IFO – Institute for Economic
Research – che di fronte al crescente protezionismo della seconda
amministrazione Trump ha esaminato le prospettive economiche di una “offensiva”
europea sul libero scambio. La domanda che si è posto l’istituto tedesco è
stata: i nuovi accordi commerciali dell’Ue con alcuni nuovi Paesi, ovvero gli
Stati del Mercosur, India, Malesia, Indonesia, Thailandia, Australia ed Emirati
Arabi Uniti, possono attutire il colpo dell’inasprimento dei dazi statunitensi?
La risposta è sì, anzi i nuovi accordi commerciali non solo potranno compensare
l’impatto negativo dei dazi Usa, ma potrebbero persino superare tale
compensazione. Almeno per quanto riguarda Berlino. A seconda di quanto saranno
incisivi gli accordi, l’Ifo vede il Pil tedesco crescere fino dello 0,5%, mentre
le esportazioni aumenterebbero dall’1,7% al 4,1 per cento. Per l’industria
teutonica si tratterebbe di un aumento del valore aggiunto della produzione
dell’1,8%, con effetti positivi soprattutto per l’ingegneria meccanica (+2,7%),
la chimica (+3,1%) e l’automotive (+3,2%).
L'articolo Accordo di libero scambio Ue-India verso la firma: le opportunità per
vini, moda, arredamento e servizi e i nodi ancora sul tavolo proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Donald Trump dichiara che i leader europei non opporranno “molta resistenza” sul
controllo della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. E se lo faranno,
inviando soldati sull’isola artica, allora da Washington sono già pronti dazi
aggiuntivi. L’ultima minaccia sulle tariffe è poi indirizzata alla Francia, in
particolare su vini e champagne francesi, perché Macron ha rifiutato l’invito –
dal costo di un miliardo di dollari – per entrare nel Board of Peace di Gaza. Ma
la vendetta economica della Casa Bianca rimbalza a Bruxelles, dove l’Eurocamera
“ha deciso, insieme ai tre grandi gruppi, di sospendere l’accordo commerciale”
con gli Usa. Ad annunciarlo è stato il presidente del gruppo del Ppe Manfred
Weber spiegando la decisione di rinviare l’ok dell’Eurocamera all’intesa sui
dazi firmata in Scozia.
Le tariffe minacciate dal presidente Usa contro i Paesi che hanno inviato
soldati in Groenlandia sono “inaccettabili”, e la decisione di fermare la
ratifica dell’accordo commerciale Ue-Usa raggiunto lo scorsa estate costituisce
uno “strumento potente” in mano ai tre gruppo principali della maggioranza al
Parlamento europeo. “Si tratta di guardare all’affidabilità di questo accordo
commerciale”, sottolinea il leader del Ppe, ricordando che fermare l’intesa “che
non ci sarà un accesso a dazi zero al mercato unico (europeo) per gli Usa“.
Questo è solo un primo passo, prosegue: “raccomanderei a tutti di rimanere
tranquilli in questi negoziati commerciali per evitare escalation, per evitare
proprio lo stile trumpiano. Scegliamo invece lo stile europeo“. Questa “è una
settimana di trattative”, prosegue Weber, ricordando i contatti in corso tra
Ursula von der Leyen, Friedrich Merz, Giorgia Meloni e il lato statunitense:
“una settimana di colloqui per chiarire la posizione dell’Ue e ciò che l’Ue
difende”. La Groenlandia “è una parte integrante della Danimarca, quindi chi
gioca con la Groenlandia gioca la Nato: c’è molto in gioco”, conclude.
La strategia dell’Europa – Una pistola è già sul tavolo. Vale 93 miliardi e sono
i controdazi messi in freezer l’estate scorsa e che, senza un nuovo intervento
dell’Ue, scatterebbero automaticamente dal 7 febbraio. È su questa arma, per
ora, che l’Europa ha intenzione di basare la sua risposta a Trump. L’impressione
è che, rispetto al recente passato, sul dossier Groenlandia ci sia una maggiore
unità dei 27, trainati da un’irritazione in costante crescita nei confronti
dell’alleato americano. Parlare di rottura, tuttavia, resta un tabù. A Bruxelles
nessuno (o quasi) ritiene che convenga andare allo scontro totale con
Washington. Da qui a giovedì sera una girandola di contatti e incontri servirà a
delineare l’entità della risposta europea. Decisivi, di certo, saranno gli
incontri che il presidente americano avrà a Davos. Nel quartier generale
comunitario si aspettano uno ‘one man show’ in pieno stile Trump ma per
Bruxelles conterà soprattutto quanto emergerà dagli incontri lontano dai
riflettori. Non a caso il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha
scelto di convocare il summit straordinario dei 27 giovedì a partire dalle 19,
di modo che diversi leader – inclusa Ursula von der Leyen – possano sedersi al
tavolo dopo aver tastato in prima persona le intenzioni della Casa Bianca. A
quel punto sarà il vertice Ue a pronunciarsi sull’opportunità o meno di far
scattare i controdazi da 93 miliardi. Con un’appendice: da un punto di vista
tecnico, per gli Usa applicare il 10% aggiuntivo di dazi solo a otto Paesi
europei è complesso. Dovrebbero chiedere un dettagliato certificato d’origine
dei prodotti colpiti. L’Ue potrebbe anche fornirlo, ma i tempi di spedizione si
allungherebbero. I costi, viene spiegato, sarebbero significativi soprattutto in
casa statunitense.
Anche per questo dai vertici Ue si predica fermezza ma anche calma. E non ci si
sbilancia sullo strumento anti-coercizione, l’opzione nucleare che Bruxelles ha
istituito contro azioni economiche coercitive di Paesi terzi. Si tratta, però,
di uno strumento concepito con finalità di deterrenza, per la cui attivazione
servono mesi. E, soprattutto, sul quale manca una maggioranza qualificata dei 27
a favore, nonostante il pressing di Parigi. Emmanuel Macron, proprio come in
estate, ha preso le redini del gruppo dei falchi. Ha convocato il consiglio
nazionale di difesa e sicurezza sulla Groenlandia e ha respinto l’invito di
Trump ad entrare nel Board di Gaza. Ma non tutti la pensano come lui. Il
britannico Keir Starmer ha ribadito che Londra è dalla parte dei groenlandesi e
dei danesi ma ha avvertito che “una guerra commerciale con gli Usa non è
nell’interesse di nessuno”. “Bisogna evitare una escalation”, ha rimarcato il
cancelliere tedesco Friedrich Merz, che a Davos cercherà di avere un faccia a
faccia con Trump. Una posizione, quella di Berlino, alla quale si è unito con
nettezza anche il vicepremier Antonio Tajani, arrivato a Strasburgo per
incontrare il Ppe, gli eurodeputati italiani e la presidente dell’Eurocamera
Roberta Metsola. Anche in questi casi a dominare è stato il dossier Groenlandia.
L'articolo Weber: “Il Parlamento Ue sospenderà l’intesa sui dazi con gli Usa.
Chi gioca con la Groenlandia gioca la Nato” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Un quadro geopolitico schizofrenico” e di “imbarbarimento del clima
geopolitico”. Gli analisti finanziari fotografano così la situazione che si è
creata in seguito all’annuncio del presidente Trump di dazi supplementari verso
otto Paesi europei, per la loro difesa della Groenlandia tanto bramata dal
tycoon. Il piano della Casa Bianca è quello di imporre nuove tariffe del 10%
sulle merci provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno
Unito, Paesi Bassi e Finlandia a partire dal 1° febbraio, per poi salire al 25%
dal 1° giugno. Gli occhi sono puntati anche sulla Corte Suprema americana che
domani potrebbe pronunciarsi sull’utilizzo di Trump dell’International Emergency
Economic Powers Act (IEEPA) per imporre dazi reciproci. Lo stesso presidente ha
anticipato: se i giudici dovessero imporgli limiti sarebbe “un completo
disastro”.
Lo stesso pensiero lo fanno in Europa, ma al contrario: il disastro avverrà se
Trump non troverà ostacoli nell’imposizione dei dazi. Le prospettive non sono
buone. L’andamento delle Borse è lo specchio della situazione: calano petrolio e
gas, volano oro e argento. Il dollaro si indebolisce sulle principali valute.
L’indice stoxx 600 cede l’1,3%. Perdono terreno Milano (-1,8%), Parigi (-1,5%),
Francoforte (-1,4%), Madrid (-0,9%) e Londra (-0,6%). L’euro sale a 1,1623 sul
biglietto verde.
In questo panorama le azioni del settore della difesa europea sono in rialzo:
Rheinmetall (Germania) è salita di circa il 3%, BAE Systems (Regno Unito) del
2%, Leonardo (Italia) del 3% Il Fondo monetario internazionale ritiene che le
tensioni geopolitiche e la guerra dei dazi potrebbero incidere sulla crescita
economica globale nel 2026. Si spera, dunque, che i leader mondiali riuniti a
Davos (19-23 gennaio) per l’incontro annuale del World Economic Forum
riusciranno ad evitare una rottura delle relazioni internazionali tra alleati
occidentali. Il primo ministro inglese Keir Starmer stamattina ha dichiarato che
una guerra commerciale “non interessa a nessuno. Dobbiamo trovare un modo
pragmatico, sensato e duraturo per affrontare questa situazione, in modo da
evitare conseguenze che saranno molto gravi per il nostro paese”.
Gli esperti di Goldman Sachs hanno formulato una stima circa il potenziale
impatto economico dell’ultima minaccia tariffaria arrivata da Washington: la
banca d’affari ritiene che se Trump procedesse con dazi del 10%, ciò avrebbe un
impatto sul Pil dello 0,1%-0,2% nei paesi interessati, compreso il Regno Unito.
Paul Dales (Capital Economics) mette in guardia sul fatto che Londra rischi la
recessione con una riduzione del Pil tra 0,3%-0,75%. Ma c’è chi invita a
mantenere il sangue freddo. Richard Rumbelow, direttore dell’associazione dei
produttori britannici Make UK, al programma Today su Bbc 4 ha affermato: “Ciò
che conta è che il Regno Unito abbia una diplomazia commerciale efficace. Non
credo che questo sia il momento di adottare misure di ritorsione immediate
contro gli Stati Uniti”.
Per gli analisti di Mps Market Strategy “il fine settimana ci ha regalato un
nuovo episodio del drammatico imbarbarimento del clima geopolitico” e ora molto
dipenderà da “quale sarà la risposta dell’Ue. Diverse opzioni sono sul tavolo:
rispolverare la lista di beni (93 miliardi) di export Usa da sottoporre a dazi
preparata dopo il Liberation Day, utilizzo dell’anti-coercion instrument, la cui
attivazione richiede però un processo lungo e complicato”. Di sicuro la
questione geopolitica ritorna centrale, “questa volta con le potenziali
distorsioni che arrivano da un mix di politica estera ed interna”, spiega Luca
Simoncelli, Investment strategist di Invesco. L’annuncio dei dazi da parte di
Trump e l’Europa che valuta le contromisure segnano un “punto di svolta nelle
relazioni transatlantiche, con i governi europei che si preparano a una risposta
unitaria, rafforzando potenzialmente la coesione in materia di politica
commerciale. Il potenziale contraccolpo sulle esportazioni determina un aumento
di volatilità sui mercati, proprio alle porte di una stagione degli utili
aziendali che sta iniziando in maniera convincente”.
L’apertura del 2026 ci consegna un “quadro che definire schizofrenico sarebbe un
eufemismo, una dissonanza cognitiva dove il frastuono dei titoli di giornale si
scontra con l’assordante silenzio della volatilità sui mercati azionari”,
aggiunge Gabriel Debach, market analyst di eToro. Gli operatori, che fino a ieri
sembravano ossessionati dalla caccia alla bolla dell’intelligenza artificiale,
hanno “bruscamente spostato l’attenzione. Il nuovo fronte non è più una disputa
commerciale classica sui sussidi o sull’acciaio, ma si chiama Groenlandia. La
mossa di Trump segna un salto di qualità brutale, l’uso delle tariffe come
strumento di annessione territoriale su un alleato storico”.
L'articolo Nuovi dazi Usa, male le Borse Ue. Gli analisi: “Quadro geopolitico
schizofrenico”. Sorridono solo gli azionisti delle aziende belliche proviene da
Il Fatto Quotidiano.
L'articolo Groenlandia, la nota di 8 Paesi europei: “Dazi minano le relazioni
transatlantiche”. Bild: “I militari tedeschi hanno lasciato l’isola” | La
diretta proviene da Il Fatto Quotidiano.
E un’opzione mai sperimentata ed è sta ribattezzata, nei corridoi di Bruxelles,
il “bazooka” delle misure commerciali. Il suo obiettivo primario è la
deterrenza, prevenendo l’uso stesso dello strumento: ecco perché spesso viene
definita come “l’opzione nucleare” dell’Ue. Lo Strumento anti-coercizione (Aci)
torna oggi ad essere rievocato dal presidente francese Emmanuel Macron, dopo
l’annuncio da parte di Donald Trump di imporre dazi al 10% dal primo febbraio
agli 8 Paesi europei che hanno inviato militari in Groenlandia. “Dal primo
giugno 2026 queste tariffe saliranno al 25%“, ha minacciato il presidente Usa
sottolineando che riguarderanno tutte le merci spedite negli Stati Uniti e
saranno in vigore fino a quando “non sarà raggiunto un accordo per l’acquisto
completo e totale della Groenlandia“.
Macron aveva evocato l’utilizzo dello strumento già lo scorso luglio in piena
guerra dei dazi da parte degli Usa. Arma disinnescata poco dopo, quando l’Ue ha
raggiunto l’intesa con Trump. Adesso però l’opzione torna sul tavolo. Macron,
che sarà “in contatto con i suoi omologhi europei per tutto il giorno”, chiederà
“l’attivazione dello strumento anti-coercizione Ue” se le minacce di dazi per la
Groenlandia brandite da Donald Trump saranno attuate, fanno sapere fonti
dell’entourage del presidente francese. Inoltre, aggiungono le fonti, le minacce
commerciali americane “sollevano la questione della validità dell’accordo” sui
dazi doganali raggiunto lo scorso luglio tra Stati Uniti e Unione Europea.
L’Anti-Coercion Instrument – la cui attuazione richiede una maggioranza
qualificata dei Paesi della Ue – consiste in una risposta dell’Unione europea
alla coercizione economica da parte di Paesi terzi, ovvero ad interferenze
indebite tramite misure o minacce che colpiscono il commercio o gli investimenti
per condizionare scelte politiche. È stato approvato dalle istituzioni europee
nel 2023 come arma di deterrenza nei confronti della Cina che aveva “punito” con
restrizioni commerciali la Lituania colpevole di aver rafforzato i legami con
Taiwan.
Le contromisure economiche sono considerate solo come ultima risorsa, soggette a
condizioni di necessità e proporzionalità. Sono progettate per essere mirate,
temporanee e con impatto minimo sull’economia dell’Ue. La gamma di opzioni è
ampia. Una volta attivato, quello strumento pensato per “scoraggiare
l’intimidazione economica” consentirebbe di adottare misure che vanno ben oltre
i contro-dazi. Per esempio si potrebbe limitare l’accesso dei gruppi Usa ai
mercati finanziari europei, escluderli da appalti pubblici, revocare loro
licenze di importazione e persino introdurre restrizioni sui diritti di
proprietà intellettuale. Bruxelles potrebbe – potenzialmente – arrivare a
vietare ai gruppi statunitensi di monetizzare in Europa servizi digitali come le
piattaforme di streaming o l’utilizzo di software. Divieti e limiti possono
colpire un intero Paese ma anche singoli individui o aziende.
La fase di determinazione di un atto di coercizione spetta al Consiglio, che
agisce su proposta della Commissione. La successiva adozione di misure di
risposta è di competenza della Commissione, assistita da un comitato di Stati
membri. In specifici casi (per esempio norme di origine) si utilizzano atti
delegati, coinvolgendo anche il Parlamento Europeo. Il processo prevede il
coinvolgimento delle parti interessate per valutare l’impatto delle misure e un
obbligo di informazione costante del Parlamento e del Consiglio.
Le possibili misure da mettere in campo sono pertanto tante e molto potenti, per
questo l’Aci è considerata un’opzione estrema. E bisogna considerare i rischi.
Oltre alle eventuali reazioni del Paese terzo (in questo caso gli Usa) c’è il
timore che a pagare siano i consumatori e le imprese Ue. In primis con una
riduzione dei servizi, considerato che quasi tutti i gruppi che li offrono sono
statunitensi, o un aumento dei costi. C’è poi l’aspetto politico. Per attivarlo
su proposta della Commissione – che deve attestare l’esistenza di un tentativo
di “coercizione economica” – serve un voto a maggioranza qualificata in
Consiglio: devono esprimersi a favore 15 Paesi su 27, che rappresentino almeno
il 65% della popolazione dell’Unione. Quindi serve la convergenza tra le
principali capitali europee, cosa ovviamente non scontata.
L'articolo Macron torna a minacciare l’uso dello “Strumento anti-coercizione”
contro i dazi di Trump: che cos’è proviene da Il Fatto Quotidiano.
Prima la minaccia, adesso arriva l’annuncio. Donald Trump conferma che dal primo
febbraio gli Stati Uniti imporranno dazi del 10% a Danimarca, Norvegia, Svezia,
Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Finlandia per tutte le merci spedite
negli Usa. “Potrei imporre dazi doganali ai paesi ostili” al piano americano
sulla Groenlandia, aveva anticipato ieri Trump. E oggi passa ai fatti. “Si sono
recati” sull’isola “per scopi ignoti“, scrive su Truth social il presidente Usa
facendo riferimento all’invio di personale militare da parte di diversi parsi
europei: “Stanno giocando a questo gioco molto pericoloso. Hanno messo in gioco
un livello di rischio che non è sostenibile“, avverte. Tra i Paesi europei
citati da Trump non c’è l’Italia che non ha inviato nessun militare: opzione non
esclusa ma solo se prevista in ambito Nato, ha sottolineato la premier Giorgia
Meloni.
“Dal primo giugno 2026 queste tariffe saliranno al 25%“, rimarca Trump
sottolineando che i dazi “saranno dovuti e pagabili fino al momento in cui sarà
raggiunto un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia“. “Gli
Stati Uniti cercano di concludere questa transazione da oltre 150 anni“,
continua il tycoon: “Molti presidenti ci hanno provato, e per buoni motivi, ma
la Danimarca ha sempre rifiutato. Ora, a causa della Cupola Dorata e dei moderni
sistemi d’arma, sia offensivi che difensivi, la necessità di acquisirla è
particolarmente importante”.
Il presidente Usa si rivolge direttamente alle autorità di Copenaghen, dove oggi
sono scesi in piazza contro Trump migliaia di cittadini (così come nella stessa
Groenlandia): “Abbiamo sovvenzionato la Danimarca, e tutti i Paesi dell’Unione
Europea e altri ancora, per molti anni, non applicando dazi o altre forme di
remunerazione. Ora, dopo secoli, è tempo che la Danimarca ricambi il favore: è
in gioco la pace mondiale“. Secondo Trump, “Cina e Russia vogliono la
Groenlandia e non c’è nulla che la Danimarca possa fare al riguardo”. Il
presidente Usa ha ribadito inoltre che l’isola dispone attualmente di “due
slitte trainate da cani come protezione, una delle quali è stata aggiunta di
recente”. “Solo gli Stati Uniti d’America, sotto la guida del presidente Donald
J. Trump, possono partecipare a questo gioco, e con grande successo”, ha
proseguito il capo della Casa Bianca, aggiungendo che “nessuno toccherà questo
sacro pezzo di terra“, soprattutto perché “è in gioco la sicurezza nazionale
degli Stati Uniti e del mondo intero”.
L'articolo Trump annuncia dazi al 10% per i Paesi europei che hanno inviato
militari in Groenlandia: “Da loro gioco pericoloso” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dazi americani contro i Paesi ostili a Trump sulla Groenlandia, da tempo nel
mirino del tycoon e del mondo Maga. E’ la minaccia del presidente americano per
indurre i riottosi a piegarsi alla linea della Casa Bianca. “Potrei imporre dazi
doganali ai paesi” ostili al controllo americano della Groenlandia, di cui
“abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale”, ha dichiarato Trump. Prima di
affrontare il nodo artico, Trump stava discutendo della leva tariffaria come
strumento di pressione diplomatica. Tra gli esempi, le minacce di dazi al 25% a
Francia e Germania, se non avessero aumentato i prezzi dei farmaci da
prescrizione. “Ho chiamato Macron, che mi piace molto, e gli ho detto che
dovevano aumentare i prezzi dei farmaci. All’inizio mi ha detto no”, ha
raccontato il presidente, riferendo di aver usato la minaccia tariffaria per
indurre i leader a più miti consigli. Definendosi il ‘tariff king’, il re delle
tariffe, Trump ha aggiunto che se l’amministrazione non vincesse alla Corte
Suprema sui dazi sarebbe una “vergogna” per il Paese.
Intanto, sull’isola sono già sbarcati 15 soldati francesi e si attende l’arrivo
dei reparti tedeschi, svedesi e norvegesi. Mentre Mosca accusa gli Usa di voler
militarizzare l’articolo con l’alibi delle minacce russe e cinesi.
L'articolo Groenlandia, Trump: “Potrei imporre dazi ai Paesi ostili al Piano
Usa” proviene da Il Fatto Quotidiano.