Costi più che raddoppiati (+127%) rispetto alla proiezione iniziale e lievitati
del 23% negli ultimi sei anni sotto il peso della pandemia, dell’invasione russa
dell’Ucraina ed alcuni problemi tecnici. La Corte dei conti europea bolla il
collegamento ferroviario Torino-Lione come il maggiore responsabile dell’aumento
dei costi per il completamento delle infrastrutture-faro della rete transeuropea
dei trasporti (Ten-T) insieme alla Rail Baltica, “regina” indiscussa dei rincari
con costi iniziali quadruplicati e un aumento del 160% dal 2020.
Non solo: la relazione sottolinea che il completamento delle opere entro il
termine del 2030 non è più “improbabile”, come messo nero su bianco nell’anno
dell’inizio della pandemia, ma è semplicemente “impossibile” a causa di crisi
impreviste, aumenti dei costi e ulteriori ritardi nell’attuazione dei progetti.
In ritardo medio di 11 anni rispetto ai piani iniziali, ora arriva a 17 anni per
i cinque megaprogetti di cui sono disponibili informazioni.
Sul versante italiano l’inaugurazione del collegamento Torino-Lione è adesso
prevista per il 2033, contrariamente alla scadenza del 2015 fissata inizialmente
o a quella del 2030 indicata nel calendario del 2020: un ritardo di 18 anni
rispetto alle stime iniziali. Inoltre, la data più ottimistica per l’apertura
della galleria di base del Brennero, i cui costi sono lievitati del 40% rispetto
alle stime iniziali, è ora il 2032, anziché il 2016 o il 2028 come previsto in
precedenza: un ritardo di 16 anni, sottolineano gli auditor.
Pur riconoscendo che dal 2020 gli otto megaprogetti in questione – oltre al
miliardo di euro di valore – abbiano dovuto affrontare nuove sfide economiche e
geopolitiche, gli auditor della Corte sottolineano che l’aumento del costo reale
oggi ammonta a un +82% contro al +47% registrato nel 2020. “Le conclusioni sono
inequivocabili: l’obiettivo di completare la rete centrale Ten-T dell’Ue entro
il 2030 non sarà sicuramente raggiunto”, scrivono gli autori del rapporto.
Oltre alla Tav Torino-Lione, infatti, anche la linea Y basca, che avrebbe dovuto
essere operativa entro il 2010 stando al calendario iniziale ed entro il 2023
secondo l’aggiornamento del 2020, dovrebbe ora essere pronta entro il 2030
secondo le stime più ottimistiche, anche se i promotori del progetto considerano
il 2035 un termine più realistico, rileva la Corte dei conti europea. Il canale
Senna-Nord Europa, i cui costi sono complessivamente triplicati dall’inizio dei
lavori, avrebbe dovuto essere operativo nel 2010, data poi posticipata al 2028 e
successivamente al 2032, che è ora considerata la più plausibile.
Gli otto megaprogetti analizzati dal rapporto di aggiornamento hanno ricevuto
nel complesso ulteriori sovvenzioni Ue pari a 7,9 miliardi di euro rispetto al
2020, portando l’importo totale dei finanziamenti Ue a 15,3 miliardi di euro. E
nonostante tutte queste problematiche, la Commissione europea si è avvalsa solo
una volta, “e per nessuno degli otto megaprogetti esaminati, del principale
(seppur limitato) strumento giuridico a sua disposizione per ottenere
spiegazioni a proposito dei ritardi (ovvero l’articolo 56 del regolamento Ten-T
del 2013)”, rilevano.
La Corte dei conti spiega di attendersi che la recente modifica del regolamento
possa rafforzare il ruolo dell’esecutivo Ue e accrescerne i poteri in termini di
controllo sul completamento della rete, fermo restando che queste misure
interesseranno principalmente i megaprogetti futuri. Infine, gli auditor
segnalano come l’impatto che questa modifica avrà sui prossimi progetti
infrastrutturali “dipenderà in ultima istanza dall’attuazione e dal rispetto
effettivi degli strumenti giuridici da parte dei Paesi dell’Ue”.
L'articolo “Tav Torino-Lione: costi raddoppiati, pronta non prima del 2033”: il
report Corte dei Conti UE proviene da Il Fatto Quotidiano.