Tag - Corte dei Conti

Materie prime critiche, gli Usa si fanno una riserva strategica mentre l’Ue arranca. La Corte dei Conti: “Sicurezza delle forniture non garantita”
Da un lato Washington che tratta le materie prime critiche come una priorità di sicurezza nazionale e si prepara a investire quasi 12 miliardi di dollari per crearne una riserva strategica e ridurre la dipendenza dalla Cina. Dall’altro Bruxelles che arranca. E, secondo la Corte dei Conti europea, è ad alto rischio di mancare l’obiettivo di un accesso sicuro ai materiali indispensabili per la transizione energetica e digitale entro il 2030. La relazione speciale ad hoc dei magistrati contabili pubblicata lunedì, proprio mentre la Casa Bianca confermava l’avvio del “Progetto Vault” per proteggere settori industriali chiave come automotive, elettronica, difesa ed energie rinnovabili da interruzioni delle catene di rifornimento globali, ha un titolo quasi irridente che non piacerà a Ursula von der Leyen, promotrice tre anni fa di un piano che avrebbe dovuto garantire la sicurezza degli approvvigionamenti: “Una politica non certo solida come una roccia“. Secondo dati citati dalla Corte presieduta da Tony Murphy, almeno 10 delle 26 materie prime classificate come critiche dall’Ue – perché sono alla base di batterie, turbine eoliche, pannelli solari, semiconduttori e tecnologie digitali avanzate – vengono interamente importate da Paesi terzi. La concentrazione delle forniture è un ulteriore fattore di rischio. Dalla Cina arrivano il 71% del gallio, il 97% del magnesio, il 40% della grafite naturale e il 45% del germanio importati dall’Ue. Per il boro, la dipendenza dalla Turchia raggiunge il 99%. La vulnerabilità è nota da tempo e per affrontarla nel 2024 Bruxelles ha adottato un Regolamento sulle materie prime critiche, fissando tre obiettivi al 2030: coprire con estrazione interna almeno il 10% del fabbisogno europeo, trasformare nell’Ue il 40% dei materiali consumati e garantire che almeno il 25% del consumo provenga da fonti riciclate. Peccato che, come rileva la Corte dei conti, si tratti di target non vincolanti, limitati a 14 materie prime strategiche e privi di una spiegazione chiara sui criteri usati per definirli. E comunque, anche dandoli per buoni, raggiungerli in pochi anni appare poco realistico senza un deciso cambio di passo. La strategia di diversificazione delle importazioni, per prima cosa, mostra crepe. Negli ultimi cinque anni l’Ue ha firmato 14 partenariati strategici sulle materie prime, sette dei quali con Paesi caratterizzati da bassi livelli di governance. Ma solo sei tabelle di marcia scritte sulla base di quegli accordi esplicitano dei termini di attuazione. Alcune iniziative sono rimaste bloccate – come i negoziati con gli Stati Uniti, sospesi nel 2024 – mentre altre devono ancora produrre effetti, come l’accordo Ue-Mercosur, che coinvolge Paesi ricchi di risorse minerarie. Quanto alle intese con altri Paesi che hanno riserve di materie prime o capacità di trasformazione notevoli, come Cile, Messico, Nuova Zelanda e Regno Unito, “la Commissione non è in grado di dimostrare al momento che abbiano contribuito ad aumentare l’approvvigionamento di materie prime critiche nell’Ue”. Poi c’è il tasto dolente della Cina, che lo scorso aprile ha imposto restrizioni all’esportazione di sette terre rare e magneti strategici per le energie rinnovabili e altri settori industriali, rendendole soggette a licenze. Risultato: allo scorso settembre “le autorità cinesi avevano approvato solo 19 domande di licenza su 141, mentre 121 domande classificate come urgenti erano ancora pendenti”. Reazione di Bruxelles? Non pervenuta: “Al dicembre 2025 la Commissione non aveva presentato reclami all’Organizzazione mondiale del commercio”. Anche il riciclo, indicato come uno dei pilastri della strategia europea, è al palo. Dei 26 materiali necessari per la transizione energetica, sette hanno un tasso di riutilizzo compreso tra l’1 e il 5% e dieci (compresi litio, gallio e silicio metallico) non sono affatto riciclati. Gli obiettivi europei, non differenziati per singola materia prima, non incentivano il recupero dei materiali più complessi come le terre rare contenute nei motori elettrici o il palladio nell’elettronica, né l’utilizzo di materiali riciclati nei processi industriali. A pesare sono anche gli alti costi di trattamento, che rendono impossibile competere con Pechino che ha dalla sua vantaggi di scala e basso costo del lavoro. Sul fronte dell’estrazione interna, infine, la Corte evidenzia un problema strutturale di tempi e costi. Le attività di esplorazione sono poco sviluppate. Anche quando vengono individuati nuovi giacimenti, passano fino a 20 anni perché un progetto minerario entri in funzione. Un orizzonte incompatibile con la scadenza del 2030. Nel frattempo, diversi impianti di trasformazione stanno chiudendo, anche a causa degli alti costi energetici. Il che aggrava il rischio di un circolo vizioso: senza approvvigionamenti sicuri non partono nuovi investimenti industriali e senza una filiera industriale solida diventa più difficile garantire l’accesso alle materie prime. Non sorprende che le conclusioni siano tranchant: “Sebbene il regolamento sulle materie prime critiche stabilisca un percorso strategico, i valori-obiettivo perseguiti non sono giustificati e i dati sottostanti non sono solidi. Gli sforzi di diversificazione delle importazioni devono ancora produrre risultati tangibili e le strozzature ostacolano i progressi nella produzione e nel riciclaggio a livello nazionale. Sebbene i progetti strategici possano beneficiare di autorizzazioni più rapide e di una maggiore visibilità, molti di essi avranno difficoltà a conseguire l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue entro il 2030″. Il tutto mentre gli Usa di Donald Trump si preparano a mettere sul piatto 12 miliardi per far scorta di terre rare ed essere meno esposti agli umori di Xi Jinping. Una mossa che si inserisce in una strategia più ampia di ri-nazionalizzazione delle forniture critiche: molti osservatori hanno collegato anche le recenti pressioni di Trump sulla Groenlandia alla disponibilità nella regione artica di ricchi giacimenti di materie prime critiche, per quanto difficili da sfruttare visto che il vero collo di bottiglia è la raffinazione. E in quel campo a dominare è la solita Cina. L'articolo Materie prime critiche, gli Usa si fanno una riserva strategica mentre l’Ue arranca. La Corte dei Conti: “Sicurezza delle forniture non garantita” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
Corte dei Conti
“Tav Torino-Lione: costi raddoppiati, pronta non prima del 2033”: il report Corte dei Conti UE
Costi più che raddoppiati (+127%) rispetto alla proiezione iniziale e lievitati del 23% negli ultimi sei anni sotto il peso della pandemia, dell’invasione russa dell’Ucraina ed alcuni problemi tecnici. La Corte dei conti europea bolla il collegamento ferroviario Torino-Lione come il maggiore responsabile dell’aumento dei costi per il completamento delle infrastrutture-faro della rete transeuropea dei trasporti (Ten-T) insieme alla Rail Baltica, “regina” indiscussa dei rincari con costi iniziali quadruplicati e un aumento del 160% dal 2020. Non solo: la relazione sottolinea che il completamento delle opere entro il termine del 2030 non è più “improbabile”, come messo nero su bianco nell’anno dell’inizio della pandemia, ma è semplicemente “impossibile” a causa di crisi impreviste, aumenti dei costi e ulteriori ritardi nell’attuazione dei progetti. In ritardo medio di 11 anni rispetto ai piani iniziali, ora arriva a 17 anni per i cinque megaprogetti di cui sono disponibili informazioni. Sul versante italiano l’inaugurazione del collegamento Torino-Lione è adesso prevista per il 2033, contrariamente alla scadenza del 2015 fissata inizialmente o a quella del 2030 indicata nel calendario del 2020: un ritardo di 18 anni rispetto alle stime iniziali. Inoltre, la data più ottimistica per l’apertura della galleria di base del Brennero, i cui costi sono lievitati del 40% rispetto alle stime iniziali, è ora il 2032, anziché il 2016 o il 2028 come previsto in precedenza: un ritardo di 16 anni, sottolineano gli auditor. Pur riconoscendo che dal 2020 gli otto megaprogetti in questione – oltre al miliardo di euro di valore – abbiano dovuto affrontare nuove sfide economiche e geopolitiche, gli auditor della Corte sottolineano che l’aumento del costo reale oggi ammonta a un +82% contro al +47% registrato nel 2020. “Le conclusioni sono inequivocabili: l’obiettivo di completare la rete centrale Ten-T dell’Ue entro il 2030 non sarà sicuramente raggiunto”, scrivono gli autori del rapporto. Oltre alla Tav Torino-Lione, infatti, anche la linea Y basca, che avrebbe dovuto essere operativa entro il 2010 stando al calendario iniziale ed entro il 2023 secondo l’aggiornamento del 2020, dovrebbe ora essere pronta entro il 2030 secondo le stime più ottimistiche, anche se i promotori del progetto considerano il 2035 un termine più realistico, rileva la Corte dei conti europea. Il canale Senna-Nord Europa, i cui costi sono complessivamente triplicati dall’inizio dei lavori, avrebbe dovuto essere operativo nel 2010, data poi posticipata al 2028 e successivamente al 2032, che è ora considerata la più plausibile. Gli otto megaprogetti analizzati dal rapporto di aggiornamento hanno ricevuto nel complesso ulteriori sovvenzioni Ue pari a 7,9 miliardi di euro rispetto al 2020, portando l’importo totale dei finanziamenti Ue a 15,3 miliardi di euro. E nonostante tutte queste problematiche, la Commissione europea si è avvalsa solo una volta, “e per nessuno degli otto megaprogetti esaminati, del principale (seppur limitato) strumento giuridico a sua disposizione per ottenere spiegazioni a proposito dei ritardi (ovvero l’articolo 56 del regolamento Ten-T del 2013)”, rilevano. La Corte dei conti spiega di attendersi che la recente modifica del regolamento possa rafforzare il ruolo dell’esecutivo Ue e accrescerne i poteri in termini di controllo sul completamento della rete, fermo restando che queste misure interesseranno principalmente i megaprogetti futuri. Infine, gli auditor segnalano come l’impatto che questa modifica avrà sui prossimi progetti infrastrutturali “dipenderà in ultima istanza dall’attuazione e dal rispetto effettivi degli strumenti giuridici da parte dei Paesi dell’Ue”. L'articolo “Tav Torino-Lione: costi raddoppiati, pronta non prima del 2033”: il report Corte dei Conti UE proviene da Il Fatto Quotidiano.
Zonaeuro
Unione Europea
Corte dei Conti
Tav
Anche la ‘Corte dei conti’ spagnola è spesso sotto il fuoco della politica
La riforma della Corte dei conti è in Gazzetta Ufficiale. Una delle disposizioni più illiberali, al pari della depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, entra nel suo pieno vigore. Interventi legislativi sostenuti e sospinti da una stessa logica: la “paura della firma” di chi ha potere e responsabilità. Eppure tale logica, seppure assurta a ‘ragione’ prima delle riforme, non ha rispondenza con la realtà: più volte il Procuratore Nicola Gratteri ha pubblicamente sciorinato numeri che smentiscono il preteso attacco della magistratura alla politica con la clava dell’incriminazione per abuso di ufficio. Anche in tema di giustizia contabile i numeri hanno un peso, i dati tratti dalle banche dati della Corte dei conti, resi pubblici in occasione delle inaugurazioni degli anni giudiziari, dicono molto. Nell’anno 2022, tutte le procure regionali della Corte dei conti, rispetto ad oltre 10.000 istruttorie, hanno avviato solo 1051 giudizi di responsabilità (fonte: Corte dei conti – Memoria del Procuratore Generale per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2023), molti dei quali conclusi con sentenze di rigetto. Evocando una parafrasi di Nanni Moretti, possiamo dire che i numeri sono importanti, quanto le parole. E rilievo hanno anche i numeri in percentuale richiamati nella legge, la prescrizione più controversa riguarda proprio la limitazione della condanna ad una quota massima del 30% del danno accertato, salvo i casi di illecito arricchimento. Qui sembra che il legislatore alla “paura della firma” aggiunga la “fatica dell’amministrare”. È così che, riducendosi il risarcimento ad una modesta quota del danno concreto e attuale, la maggior parte del pregiudizio erariale ricadrà sulla collettività. Senza dimenticare che una percentuale così bassa può dar vita ad un ‘liberi tutti’, un sistema affievolito di responsabilità amministrativa perde anche la forza deterrente nei confronti di condotte dolose o gravemente colpose. Il rapporto tra politica e organi di controllo è spesso appeso a un filo sottilissimo, pronto a spezzarsi da un momento all’altro, succede anche in Spagna. Il “Tribunal de Cuentas”, organo costituzionale, è spesso sotto il fuoco della politica spagnola. Nel 2021 piacque poco alla sinistra di governo il provvedimento che imponeva una sanzione di oltre 5 milioni di euro ad un gruppo di 40 cariche della Catalogna, ex dirigenti e alti ranghi politici della Generalitat, che utilizzarono fondi pubblici per l’organizzazione del referendum sull’indipendenza, dichiarato illegittimo dal Tribunal Constitucional di Madrid. Leader indipendentisti e vertici delle formazioni radicali di sinistra che sostenevano, e sostengono, la coalizione di Pedro Sánchez mossero critiche feroci ai giudici contabili accusandoli di essere parte di una istituzione repressiva che interferiva nei rapporti tra i partiti, gli indipendentisti sono ‘stampella’ decisiva per l’esecutivo in carica. Puntuali polemiche si innescano ogni qual volta che il Tribunal de Cuentas è chiamato ad occuparsi del patrimonio dei partiti politici, funzione di controllo conferita dall’articolo 136 della Costituzione. Se una indagine penale travolge il Partido Popular saranno le forze progressiste ad esigere un pronto intervento anche della magistratura contabile, se l’inchiesta coinvolge membri di partiti di governo sono i conservatori a pretendere rigore contabile. Un gioco vizioso delle parti che talvolta mina alle fondamenta l’autorità di un’istituzione decisiva per le casse pubbliche e per lo stesso equilibrio dei poteri. In Spagna spesso si pone l’accento sull’opportunità di riforma dell’organismo di controllo contabile, sul potenziamento della funzione giurisdizionale, sulla diminuzione dei membri di nomina politica, sulla riduzione del mandato di 9 anni, sull’esigenza di profili più qualificati per la designazione a giudice. Mai, però, si è messa in discussione l’effettività di un provvedimento che afferma la responsabilità contabile di un amministratore, e mai si è pensato di toccare l’abuso d’ufficio, caposaldo della cultura liberale. A questo punto fa bene rileggere un passaggio (a pagina 34) della citata relazione presentata nel 2023 dal Procuratore Generale: “Come già sottolineato nella Relazione di apertura dell’Anno giudiziario 2021, le questioni attinenti alla ‘paura della firma’ sono prospettate, sempre, senza fornire dati o evidenze riferite a situazioni specifiche nelle quali la semplice violazione di una norma di legge o di regolamento abbia comportato una condanna a titolo di responsabilità amministrativa. Al contrario, i dati qui riportati, relativi ai numeri ed alle tipologie dei procedimenti avviati dalle Procure della Corte dei conti, evidenziano che la responsabilità amministrativa viene azionata, prevalentemente, nei confronti di soggetti pubblici o privati che si rendano responsabili di condotte di illecito utilizzo delle risorse pubbliche”. L'articolo Anche la ‘Corte dei conti’ spagnola è spesso sotto il fuoco della politica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Blog
Spagna
Corte dei Conti
I magistrati della Corte dei Conti: “La riforma del governo è una pagina buia. Indebolita la responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini”
“Oggi si scrive una pagina buia per tutti i cittadini“. Dopo averla criticata pubblicamente e aver avvertito dei rischi, l’Associazione Magistrati della Corte dei Conti reagisce così all’approvazione definitiva da parte del Senato della riforma che indebolisce il controllo della magistratura contabile. Che è “chiamata dalla Costituzione a garantire che le risorse pubbliche siano destinate ai servizi alla collettività e non siano sprecate, per imperizia o corruzione“, ricorda in una nota. La riforma “segna un passo indietro nella tutela dei bilanci pubblici e inaugura una fase in cui il principio di responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini risulta sensibilmente indebolito“. “Da oggi – prosegue l’Associazione – in presenza di grave colpa, il danno arrecato alle finanze pubbliche sarà risarcibile solo entro il limite massimo del 30% del pregiudizio accertato. La parte restante non verrà recuperata e resterà a carico della collettività“. “Ulteriori forti preoccupazioni – proseguono i magistrati – suscitano l’introduzione di meccanismi di esonero automatico dalla responsabilità, legati al silenzio della Corte dei conti in sede di controllo di legittimità o di parere. In questo modo, l’assenza di una pronuncia esplicita della Magistratura contabile rischia di trasformarsi in una giustificazione automatica, piegando tali funzioni a logiche di esclusione della responsabilità piuttosto che di miglioramento dei servizi. La riforma incide negativamente sui principi di legalità, responsabilità e buon andamento dell’amministrazione, sanciti dalla Costituzione, e solleva un tema centrale di equità: le risorse pubbliche appartengono a tutti e la loro tutela richiede forme di responsabilità effettive e credibili”. “Una maggiore efficienza dell’amministrazione non si ottiene riducendo il ruolo della Magistratura contabile, ma valorizzando il presidio indipendente e imparziale a garanzia del corretto utilizzo del denaro pubblico”, conclude l’Associazione. L'articolo I magistrati della Corte dei Conti: “La riforma del governo è una pagina buia. Indebolita la responsabilità nella gestione del denaro dei cittadini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
Corte dei Conti
Corte dei Conti, Salvini al Senato vota per limitare i poteri dei giudici (che hanno bocciato il Ponte sullo Stretto)
Un passaggio rapido. Per salutare i suoi senatori, poi i colleghi di governo – tra cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – e infine votare. Per far passare la riforma che limita i poteri della Corte dei Conti, proprio l’ente costituzionale che a fine ottobre ha stoppato la delibera del Cipess sul Ponte sullo Stretto di Messina. Il leader della Lega Matteo Salvini sabato mattina, poco dopo l’ora di pranzo, si è presentato nell’aula del Senato per votare “sì” al disegno di legge che porta la firma del collega di governo Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) che limita i poteri di controllo e successivi dei giudici contabili e riduce lo scudo erariale al 30% per gli amministratori pubblici, oltre a presumere la loro “buona fede”. La decisione del governo di approvare il 27 dicembre la riforma è legata al fatto che il 31 scade lo scudo erariale per gli amministratori, ma punta anche a dare un segnale ai giudici in vista della riforma sulla separazione delle carriere. Lo aveva già spiegato la premier Giorgia Meloni il 29 ottobre quando la Corte dei Conti aveva bocciato il progetto del Ponte sullo Stretto: “L’ennesima invasione di campo dei giudici: non ci fermeranno”, aveva detto la presidente del Consiglio. Anche Salvini dopo quella decisione era andato all’attacco: “La decisione della Corte dei Conti è un grave danno per il Paese e appare una scelta politica più che un sereno giudizio tecnico. In attesa delle motivazioni, chiarisco subito che non mi sono fermato quando dovevo difendere i confini e non mi fermerò ora”. Sabato mattina così si è presentato in aula per votare, nonostante la sua presenza a Palazzo Madama sia piuttosto inusuale anche in caso di votazioni importanti. Insieme a lui c’erano altri colleghi di governo: i ministri Anna Maria Bernini, Paolo Zangrillo, Nello Musumeci e Roberto Calderoli, oltre ai sottosegretari Claudio Durigon, Francesco Paolo Sisto e Patrizio La Pietra. Il testo è passato con 93 sì, 51 no e 5 astenuti. Al termine del voto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mantovano, uno degli ispiratori del disegno di legge, si è presentato di fronte alle telecamere e ha detto che il voto sulla Corte dei Conti non è una “vendetta per la delibera sul Ponte: il disegno di legge è stato presentato due anni fa, è arrivato al Senato a marzo ed è stato approvato oggi. Mi sembra una forzatura”. L'articolo Corte dei Conti, Salvini al Senato vota per limitare i poteri dei giudici (che hanno bocciato il Ponte sullo Stretto) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Governo Meloni
Matteo Salvini
Corte dei Conti
Corte dei Conti, ok definitivo del Senato alla riforma che riduce il risarcimento per danno erariale. Opposizioni: “Via libera all’illegalità, pagheranno i cittadini”
Via libera del Senato al disegno di legge Foti, la discussa riforma della Corte dei conti approvata in prima lettura dalla Camera lo scorso aprile. I magistrati contabili la contestano duramente perché espande in maniera abnorme l’ambito del controllo preventivo degli atti e fornisce agli amministratori uno “scudo” di fatto per quel che accade dopo. Non solo: il risarcimento erariale, quello dovuto da funzionari e amministratori che causano un danno economico allo Stato, viene limitato senza eccezioni al 30% del danno accertato o due annualità di stipendio. Insomma, “viene trasformato in una sanzione limitata” e il resto lo pagheranno “i cittadini con le tasse“, ribadisce in un’intervista a La Stampa Donato Centrone, presidente dell’Associazione magistrati della Corte dei Conti, che parla di provvedimento “frettoloso” e paventa anche il rischio di ingolfamento nel caso i Comuni decidano di inviare alla Corte gli atti attuativi del Pnrr chiedendo il visto preventivo. Respinta con 99 voti contrari, 49 favorevoli e un astenuto la proposta di questione pregiudiziale al ddl presentata dalle opposizioni, secondo cui il provvedimento vuol limitare i controlli sugli sprechi e le scorrettezze degli amministratori pubblici ed è una “rivalsa” contro la Corte per la recente bocciatura del procedimento governativo sul Ponte sullo Stretto. “Si impone al Parlamento di votare in tutta fretta questa riforma perché il 31 dicembre scade lo scudo erariale”, ha ricordato il senatore dem Walter Verini nel suo intervento in Aula. “Il sospetto è che Governo e maggioranza vogliano soltanto esercitare qualche forma di vendetta e di sottomissione verso una magistratura che – compiendo il suo dovere – ha segnalato pesanti irregolarità sul Ponte sullo Stretto di Messina e sul Centro per migranti in Albania, emblemi dei tanti flop di questo Governo”. COSA PREVEDE LA RIFORMA La prima parte della riforma, che entrerà subito in vigore, modifica le funzioni della Corte introducendo il doppio tetto al risarcimento per responsabilità amministrativa. In sostanza, l’ammontare del risarcimento per l’amministratore condannato per danno erariale calcolato dal giudice contabile dovrà essere risarcito nella misura massima del 30% del pregiudizio accertato e comunque non oltre due annualità di stipendio lordo. Viene poi ampliato il controllo preventivo sugli atti, introducendo un controllo preventivo “a chiamata” su quelli individuati dalle amministrazioni. Insomma: il dirigente avrà tre opzioni. Potrà chiedere un parere alla sezione di controllo della Corte, che avrà 30 giorni di tempo per rispondere pena lo scattare di una sorta di silenzio assenso: il parere si intenderà favorevole e il richiedente sarà esente da qualsiasi responsabilità. In alternativa il dirigente potrà decidere di sottoporre l’atto al controllo preventivo della magistratura contabile. Anche in questo caso, se la risposta non arriva entro trenta giorni, il richiedente viene esentato da ogni responsabilità. Infine, se il dirigente non interloquisce con la Corte e adotta un atto illegittimo, viene indagato e condannato per danno erariale. La seconda parte della riforma andrà invece attuata con decreti delegati e inciderà sull’organizzazione della Corte e sui poteri del procuratore generale. Sul fronte organizzativo, verranno accorpate le sezioni centrali regionali, i cui magistrati dovranno svolgere sia funzioni di controllo che giurisdizionali e consultive. Infine si introdurrà anche per la magistratura contabile la separazione per funzioni di magistrati requirenti e giudicanti e si aumenteranno i poteri del procuratore generale, anche quelli sui procuratori regionali. LA MAGGIORANZA: “METTE GLI AMMINISTRATORI AL RIPARO DALLA PAURA”. Secondo il governo le nuove norme puntano a contrastare la cosiddetta “paura della firma” da parte degli amministratori pubblici. Per Fratelli d’Italia si tratta di una “una riforma necessaria“, che “introduce il principio che il controllo sia doveroso, ma debba basarsi su fatti e non su mere presunzioni”. La Lega dal canto suo sostiene che “fornisce chiarezza a chi opera nella pubblica amministrazione, rendendo prevedibili gli eventuali effetti dannosi collegati all’esercizio di un potere amministrativo”. PD E M5S: “PERICOLOSA DERESPONSABILIZZAZIONE” L’opposizione protesta: per il Partito democratico, il provvedimento “nei fatti afferma una sostanziale irresponsabilità della pubblica amministrazione” e “scardina il principio della responsabilità dei pubblici amministratori in relazione agli atti che arrecano un danno erariale”. L’effetto? “Una pericolosa deresponsabilizzazione dei pubblici amministratori, in un Paese in cui la qualità della burocrazia non rappresenta un volano per lo sviluppo”. Per il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, intervenuto in aula durante il dibattito, la riforma “rende più difficile perseguire gli illeciti erariali. Riduce drasticamente la responsabilità per colpa grave, introduce veri e propri salvacondotti preventivi e limita persino il risarcimento del danno. Il messaggio è chiaro: meno controlli, meno responsabilità. Non è una riforma per tutelare le risorse pubbliche, è una riforma per proteggere chi governa dalle conseguenze delle proprie scelte”. Il problema della cosiddetta paura della firma c’è, dice il dem, “ma qui viene usata come foglia di fico. Questa legge non aiuta i funzionari onesti: deresponsabilizza soprattutto gli organi politici, la cui buona fede viene addirittura presunta per legge. Se un atto è vistato, o se scatta il silenzio-assenso, la responsabilità praticamente scompare. Questa legge fa esattamente il contrario di ciò che chiede l’Europa. L’UE pretende controlli rigorosi, progressivi, responsabilità chiare. Qui invece si introduce il silenzio-assenso sul controllo di legittimità e lo si trasforma in uno scudo contro la colpa grave. È un corto circuito pericoloso, soprattutto su Pnrr e grandi opere: meno controllo oggi significa più danni e più contenziosi domani”. La limitazione della responsabilità erariale anche per i casi di colpa grave, unita al fatto che la prescrizione inizierà a decorrere, anche nel caso di occultamento doloso del fatto, nel momento della commissione del fatto e non nel momento della scoperta, per i dem “manifesta la palese irragionevolezza di queste norme, che certamente non supereranno il vaglio di costituzionalità“. Secondo il Pd è come se “si incentivasse il colpevole ad occultare il fatto causa di danno erariale, da un lato, mentre la previsione di una riduzione della responsabilità contabile per il singolo al 30% del pregiudizio accertato si sostanzia in una enorme deresponsabilizzazione dei pubblici amministratori che scaricano sulla collettività il restante danno erariale“. Contrario anche il M5s, secondo il quale il “si introduce una riforma che contraddice pienamente un principio cardine dello Stato di diritto, per cui la legge è uguale per tutti”. Per il partito guidato da Giuseppe Conte, “l’introduzione della possibilità di richiedere un parere preventivo alla Corte dei conti, unito all’introduzione di un meccanismo di silenzio-assenso, nei fatti rappresenta un via libera per tutte le illegalità“. “Il provvedimento – evidenziano quindi i pentastellati – non aggiunge risorse economiche per incrementare l’organico della Corte, che pertanto sarà ingolfata da richieste di pareri preventivi che non riuscirà ad evadere, con ciò alimentando il meccanismo del silenzio-assenso”. Infine viene sottolineato dal M5s che “la disparità di trattamento sotto il profilo della responsabilità introdotta dal provvedimento rappresenta un grave vulnus al principio di uguaglianza. La paura della firma, infatti, è propria di tutti i professionisti, si pensi ai medici o agli avvocati: i cittadini cioè rispondono sempre e comunque delle proprie azioni, mentre, con il disegno di legge, si afferma nuovamente il principio che gli uomini di potere non rispondono pienamente dei danni causati, secondo un fil rouge che lega tutti i provvedimenti di questo Governo, a partire dall’abolizione del reato di abuso di ufficio“. Italia viva si asterrà. “Ancora una volta governo privilegia la strada dello scontro, del non ascolto delle opposizioni, della chiusura oltranzista a qualsiasi miglioramento del testo”, ha detto in aula Dafne Musolino (Iv). “E alla fine produce un testo che presenta molti aspetti critici su cui credo che il vaglio di costituzionalità non sarà favorevole come voi prospettate”. L'articolo Corte dei Conti, ok definitivo del Senato alla riforma che riduce il risarcimento per danno erariale. Opposizioni: “Via libera all’illegalità, pagheranno i cittadini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Economia
Corte dei Conti
Danno Erariale
“Riforma Corte dei Conti? Date via libera a qualsiasi forma di illegalità”: l’intervento del senatore M5s contro il governo
“Volete l’impunità di chi abusa del proprio potere. Date il via libera a qualsiasi forma di illegalità, gli italiani devono saperlo”. È uno dei passaggi dell’intervento di Roberto Cataldi, senatore del Movimento 5 stelle, che ha preso la parola nel corso della discussione sulla riforma della Corte dei Conti voluta dal governo. “Agli sprechi e alla corruzione ora aggiungete il danno erariale – ha continuato – e saranno i cittadini a pagarne le conseguenze. Ma la verità è che questa legge è incostituzionale, perché vìola l’articolo 100 della Carta, che vuole la Corte dei Conti indipendente”. L'articolo “Riforma Corte dei Conti? Date via libera a qualsiasi forma di illegalità”: l’intervento del senatore M5s contro il governo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Movimento 5 Stelle
Corte dei Conti
“Danno erariale con colpa grave? Il responsabile risarcirà solo il 30%”: i magistrati della Corte dei conti contro la riforma del governo Meloni
Non solo manovra. Dopo Natale e prima di Capodanno, il Senato sarà chiamato a votare il ddl “Funzioni della Corte dei Conti” già approvato dalla Camera. La riforma della Corte dei Conti diverrà legge, col favore delle festività. Oggi l’Associazione Nazionale Magistrati della Corte dei Conti ha svolto una conferenza stampa per sollevare le criticità del testo ed auspicare che le modifiche proposta, finora ignorate, vengano prese in considerazione. “Noi non parliamo di politica”, dicono durante la conferenza stampa i magistrati contabili, evitando di commentare quanto disse il presidente del Consiglio lo scorso ottobre, quando scrisse di ‘intollerabile invadenza’. L'articolo “Danno erariale con colpa grave? Il responsabile risarcirà solo il 30%”: i magistrati della Corte dei conti contro la riforma del governo Meloni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Governo Meloni
Magistrati
Corte dei Conti
Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti: “Il nuovo contratto viola le norme Ue, rischio di aumento dei costi oltre il 50%”
Il decreto del ministero dei Trasporti che ha aggiornato la convenzione con la società Stretto di Messina per la realizzazione del Ponte è incompatibile con le regole europee sulla modifica dei contratti in corso di validità. Lo si legge nelle motivazioni, depositate martedì, della sentenza con cui lo scorso 17 novembre la Corte dei conti aveva bocciato il provvedimento. Per poter “evitare lo svolgimento di una nuova gara e far rivivere un contratto risalente a diversi anni prima”, nello specifico al 2005, il ministero guidato da Matteo Salvini avrebbe dovuto fornire “prova certa e rigorosa del contenimento dell’aumento di prezzo entro il limite del 50% del valore del contratto iniziale”: invece, scrivono i giudici contabili, la valutazione dei costi aggiuntivi in misura pari a 787.300.000 euro è “frutto di un’attività di mera stima” e “rende possibile il rischio di ulteriori variazioni incrementali, incidenti sul superamento della soglia”. Peraltro, poiché le parti “già oggi conoscono quali sono le modifiche progettuali necessarie, il rimandare il relativo computo ad un momento futuro (…) appare un comportamento non conforme” alla norma europea, “perché ne comporterebbe l’aggiramento“, sottolinea la sentenza. Lo stop alla convenzione è la diretta conseguenza di quello, arrivato poche settimane prima, alla delibera con cui il Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo) aveva approvato il progetto definitivo dell’opera. “Non può non tenersi conto, in questa sede, dell’inefficacia del Piano economico e finanziario in ragione della sua mancata registrazione e delle ricadute che ciò comporta sulla validità dell’atto aggiuntivo che ne assorbe i contenuti, modificando in coerenza la convenzione originaria”, si legge nel provvedimento. “Poiché il decreto in esame assentisce un accordo i cui contenuti sono conformati a un Piano che, sebbene approvato, è inefficace non avendo superato il preventivo vaglio di legittimità di questa Sezione, deve concludersi per la non conformità a legge anche del decreto medesimo e disporsene la non ammissione al visto e alla conseguente registrazione”, argomentano i giudici. A “modificare sostanzialmente la natura del contratto”, si legge ancora, è anche il fatto che l’opera al momento “sia completamente finanziata con fondi pubblici“: infatti, “la possibilità riconosciuta alla concessionaria dall’ordinamento (…) di reperire ulteriori finanziamenti sia sul mercato interno che sui mercati internazionali, appare allo stato assolutamente ipotetica. La raccolta sul mercato di ulteriori risorse che, essendo l’opera interamente finanziata, non risulterebbero necessarie alla realizzazione della medesima, appare oggi una mera ipotesi priva non solo di necessità ma, altresì, di qualsiasi legittimazione”. L'articolo Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti: “Il nuovo contratto viola le norme Ue, rischio di aumento dei costi oltre il 50%” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Politica
Matteo Salvini
Ponte sullo Stretto
Corte dei Conti
“Sistema Sorrento”, il pm scrive alla corte dei Conti: “Valutare anche danni erariali”
L’ex sindaco di Sorrento Massimo Coppola rischia di rispondere adesso anche davanti dalla Corte dei conti. La procura di Torre Annunziata ha comunicato, con una lettera di poche righe, l’esito delle prime indagini sul “Sistema Sorrento” al procuratore regionale della Corte dei conti Antonio Giuseppone e al presidente dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia. Secondo il codice di procedura penale, infatti, il pubblico ministero dell’inchiesta penale ha l’obbligo di informare la procura contabile quando esercita l’azione penale – ovvero quando chiede il rinvio a giudizio – per un reato che ha causato un danno all’erario. Questa disposizione crea un collegamento tra il processo penale e quello contabile, segnalando alla Corte dei conti l’esistenza di un potenziale danno erariale, per poter avviare le proprie autonome procedure. La richiesta di giudizio immediato di Coppola e dello “staffista” Francesco Di Maio (quest’ultimo non oggetto della comunicazione alla corte dei Conti), accusati di induzione indebita per le presunte tangenti intascate dall’imprenditore delle mense Michele De Angelis – primo filone di una più ampia indagine della Finanza su molte ipotesi di corruzione intorno agli appalti pubblici – porta la data dell’11 novembre. Il Gip l’ha accolta dopo pochi giorni, fissando la prima udienza al 20 febbraio 2026. Coppola (difeso dagli avvocati Bruno Larosa e Gianni Pane) ora è agli arresti domiciliari in un convento nel Lazio, mentre Di Maio (difeso dall’avvocato Alessandro Orsi) nei giorni scorsi ha ottenuto il ritorno a casa, a Vico Equense, dove proseguirà la detenzione domiciliare dopo un lungo periodo trascorso in una struttura religiosa in provincia di Arezzo. Il rinvio a giudizio non indica parti offese e quindi non verrà notificato al Comune di Sorrento, retto da un commissario prefettizio, la dottoressa Rosalba Scialla. Questo non impedisce a Scialla di valutare se e come chiedere di far costituire l’Ente parte civile nel processo. L'articolo “Sistema Sorrento”, il pm scrive alla corte dei Conti: “Valutare anche danni erariali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Corruzione
Sorrento
Corte dei Conti
Tangenti