Il settore automobilistico mondiale affronta il 2026 in un contesto meno critico
sul fronte dei dazi rispetto a quanto si temeva a inizio 2025, ma con
prospettive che restano improntate alla prudenza. È quanto emerge dall’Industry
Credit Outlook 2026 di S&P Global Ratings, che analizza l’evoluzione del settore
dal punto di vista del credito.
Le pressioni tariffarie si sono attenuate soprattutto per gli OEM (Original
Equipment Manufacturer, ovvero i costruttori di veicoli) con una presenza
produttiva rilevante negli Stati Uniti. Tuttavia, le strategie messe in campo
per compensare i maggiori costi (come la riallocazione della produzione o la
rinegoziazione dei contratti di fornitura) richiederanno tempo prima di produrre
benefici concreti sui risultati finanziari e sulla qualità creditizia.
A pesare maggiormente sullo scenario è il rallentamento della domanda globale.
Europa, Cina e Stati Uniti mostrano una perdita di slancio delle vendite, che
aumenta la pressione competitiva sia per i costruttori tradizionali sia per
quelli cinesi, oltre che per i fornitori della filiera. In questo contesto, la
concorrenza si gioca sempre più su prezzi, volumi e contenuto tecnologico dei
veicoli.
Sul piano regolamentare, l’Unione Europea ha ammorbidito il divieto di vendita
di auto con motori a combustione interna previsto per il 2035. Tuttavia, i
vincoli intermedi restano stringenti: entro il 2030 i costruttori dovranno
comunque raggiungere una riduzione del 55% delle emissioni medie di CO₂ per
chilometro dell’intera flotta venduta. Questo obiettivo continua a spingerli
verso l’elettrificazione, limitando i margini di flessibilità strategica nel
breve periodo.
Le previsioni per il 2026 indicano il persistere di venti contrari legati alla
domanda e all’accessibilità economica. In Cina si sta esaurendo la domanda
arretrata accumulata negli anni precedenti, mentre negli Stati Uniti viene meno
l’effetto degli acquisti anticipati. A ciò si sommano inflazione ancora elevata,
aumento della disoccupazione e maggiori difficoltà per i consumatori nel
sostenere il costo complessivo di un’auto nuova.
La pressione sui prezzi resterà quindi elevata: molto intensa in Cina, in
aumento in Europa e altamente incerta negli Stati Uniti. Parallelamente cresce
la pressione sul mix di prodotto, cioè sulla composizione delle vendite: la
spinta ai volumi tramite modelli a contenuto più basso rischia di comprimere i
margini di profitto, penalizzando la redditività dei vari marchi e, a cascata,
dei loro fornitori.
Tra i principali rischi rispetto allo scenario di base figurano una prolungata
instabilità geopolitica e il processo di deglobalizzazione, che potrebbero
generare volatilità nei risultati e nei flussi di cassa. Le rinegoziazioni
commerciali, incluso l’accordo USMCA (United States–Mexico–Canada Agreement),
rappresentano un ulteriore elemento di incertezza. Infine, restano rilevanti le
pressioni sui costi della supply chain, legate all’ottimizzazione del footprint
produttivo, ai colli di bottiglia nei componenti e alla dipendenza da materiali
critici come le terre rare.
Nel complesso, secondo S&P, il 2026 si profila dunque come un anno di
transizione difficile: meno shock improvvisi rispetto al passato, ma tante sfide
strutturali ancora aperte.
L'articolo Auto globale, meno tensioni sui dazi. Ma il 2026 sarà un anno
complicato proviene da Il Fatto Quotidiano.