“C’è un dannato bisogno di ricostruire democrazia”. Con queste poche parole
Fabrizio Barca sintetizza al Fatto lo spunto che ha dato vita a “Democrazia alla
prova”, una tre giorni di confronto e studio curati dal Forum Disuguaglianze e
Diversità e dal Palazzo Ducale di Genova, che ospita l’iniziativa che terminerà
domenica 25 gennaio. La cornice è internazionale: interventi su Stati Uniti,
India, Cina e Italia e cinque sessioni in tre giorni, con ospiti tra cui Nadia
Urbinati, Lucio Caracciolo, Evgeny Morozov, Jayati Ghosh e Susan Stokes, e uno
spazio dedicato alle nuove generazioni. Barca lega la tenuta democratica a un
punto concreto: “Non puoi vendere democrazia se c’è disuguaglianza”, dice, “se
non dai alle persone libertà dal dominio e se non gli dai la sensazione che la
loro voce venga ascoltata”. La ricostruzione, insiste, non passa solo da
principi astratti ma da “spazi di confronto”, e la “rivitalizzazione dei
parlamenti”, da politiche pubbliche che “domani mattina possono fermare gli
oligarchi tecnologici e gli oligarchi farmaceutici”.
È qui che, secondo Barca, l’autoritarismo prova a vendersi come scorciatoia:
“Non ti offro granché, ma ti proteggo”. E avverte: “Gli autoritarismi nella
storia sono sempre arrivati al potere quasi sempre attraverso le elezioni ed è
quello che sta avvenendo anche adesso”. La domanda, quindi, è di appetibilità:
“Tu vai da Cesare, cerchi Cesare, non perché ti piace essere comandato”. Ci vai,
dice, quando ti convincono che “non esiste più un’alternativa”. Una storia
raccontata “dal neoliberismo per 30 anni”. Luca Borzani, già presidente della
Fondazione per la cultura di Palazzo Ducale e direttore della rivista “la
Città”, sposta l’obiettivo sul lungo periodo: “La crisi democratica non è di
oggi, procede da oltre un trentennio”, tra neoliberismo, disuguaglianze e
“trasformazioni dello Stato in funzione del mercato”. In questo vuoto, aggiunge,
le componenti neoautoritarie “riescono a organizzare rabbia e rancori” e a
coagulare non solo i “poverissimi” ma anche fasce di ceto medio “sempre più
disorientate”. Per Borzani, pensare di difendere la democrazia senza cambiarla è
un errore di metodo: “Dare forza alla democrazia senza rinnovarla, senza
cambiarne anche dei suoi strumenti, rischia di trasformare una sorta di
nostalgia in strategia”.
All’apertura dei lavori si vedono insieme la sindaca Silvia Salis e la
segretaria del Pd Elly Schlein, fianco a fianco (senza commenti a margine) anche
per raffreddare le ricostruzioni che vorrebbero Salis come possibile alternativa
alla leadership del partito nel perimetro del campo largo. Nel merito, la tre
giorni mette sul tavolo domande circostanziate: che cosa significa oggi
“sovranità del popolo”, come si difendono divisione e bilanciamento dei poteri,
partecipazione e confronto “acceso, informato” quando si concentra ricchezza e
potere. E ancora: come cambiano le decisioni pubbliche nell’era di Big Data,
piattaforme e AI; perché il “non ci sono alternative” ha eroso credibilità;
quali strumenti servono per evitare che l’incertezza venga appaltata alla
scorciatoia autoritaria. Il finale guarda all’Italia: “crisi della
rappresentanza, assenteismo elettorale, indebolimento del Parlamento e dei
livelli elettivi locali, e il nodo di partiti, lavoro e cittadinanza organizzata
nel contendere il senso comune”.
L'articolo “Non ci può essere democrazia se ci sono disuguaglianze”: Barca apre
il convegno a Genova. In platea anche Salis e Schlein proviene da Il Fatto
Quotidiano.