Angelo Pisani è in giro per l’Italia con “Slip&Strip”, il nuovo quiz teatrale
condotto da Angelo Pisani che mescola comicità, danza e divulgazione, partito lo
scorso 20 febbraio approderà – tra gli altri – il 28 marzo al Teatro Giuditta
Pasta di Saronno e a Milano il 18 aprile, al teatro Della Quattordicesima.
L’attore e comico però ha ripercorso anche i momenti più difficili della sua
carriera in una intervista a Il Corriere della Sera.
“Dopo il boom di Zelig ho vissuto momenti di buio profondo a cui è seguito un
silenzio lunghissimo, durato anni. – ha ammesso – Finire così giovane sotto quei
riflettori mi ha fatto pagare un grande scotto: la gente vedeva in me solo la
maschera che indossavo con i Pali e Dispari. Non ero strutturato per questo e
sono caduto in un buco nero: non uscivo più di casa. Sapevo di non essere solo
quello, ma la gente si aspettava quello da me e io mi sentivo in costante
prestazione. Lì ho iniziato un percorso di cura di me stesso che prosegue fino
ad ora. Di quegli anni per paradosso non ricordo niente, ma so che oggi gestirei
tutto diversamente”.
Poi la lunga relazione di 23 anni e il divorzio con la collega Katia Follesa:
“Insieme a mia figlia, resta il grande amore della mia vita. Solo che, dopo
tanti anni, ci siamo guardati in faccia e abbiamo ammesso che il nostro amore
era cambiato. Lei per me resta famiglia, abbiamo un bell’equilibrio, ma cambiare
vita a quasi 50 anni non è stato semplice. Inoltre, abbiamo maturato questa
scelta qualche anno fa, mentre eravamo in tour insieme, il che aveva reso tutto
ancora più strano, se vogliamo. Sono stati anni impegnativi, ma ora stiamo
bene”.
L'articolo “La fine della relazione con Katia Follesa? Cambiare vita a quasi 50
anni non è stato semplice. Dopo il boom di Zelig sono caduto in un buco nero”:
lo rivela Angelo Pisani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Zelig
Gli esordi, le serate no e i momenti in cui si è rialzato fino a incontrare il
grande successo. Fabio De Luigi si racconta a Gianluca Gazzoli nel podcast BSMT.
Al cinema con Un bel giorno, film da lui diretto e in cui recita al fianco di
Virginia Raffaele, De Luigi ripercorre gli inizi allo Zelig grazie a Gino e
Michele: “Avevo 23 anni, andò bene e mi chiesero un pezzo da 40 minuti: divenne
immediatamente lavoro”, fa sapere, come riporta il Corriere.
A UN PASSO DAL MOLLARE TUTTO
Qualche è volta è stato sul punto di mollare: “A me è successo un paio di volte
di dire smetto, ho fatto 10 anni di postacci e teatrini: è umiliante, sulla
prosa puoi barare ma sulla comicità è più difficile. Sei autorizzato a tutto per
poter far ridere, se non ci riesci però ti senti un cretino e quella cosa fa
male”. Per sua fortuna, ammette, ci sono state le occasioni belle che gli hanno
dato nuovo slancio per ripartire.
IL SUCCESSO CON LA GIALAPPA’S
La svolta arriva grazie alla tv, agli anni di “Mai dire gol” con la Gialappa’s:
“Io in realtà fui preso per evitare che andassi nel programma della Dandini, me
lo dissero chiaramente” racconta De Luigi. Alcuni dei suoi cavalli di battaglia
hanno dovuto aspettare il momento giusto per sbocciare: “Io credevo tanto al
personaggio di Lucarelli, ci ho messo un anno a convincere la Gialappa’s”
ricorda. E ancora, a proposito del ‘cantante’ Olmo: “Lo portavo già in giro nei
miei spettacoli, dopo un minuto e mezzo però Gherarducci me lo bocciò. Cercavamo
un nome di un cantante degli anni Sessanta, il mio parrucchiere mi propose Olmo
e mi piacque: ho duettato persino con Giorgia, Jovanotti, i Negrita”. Un
successo che divenne anche discografico. Conclude infatti De Luigi: “Al
terzo-quarto pezzo facemmo un disco, vendette 250 mila copie: una cosa
esagerata, in un’ora ne vendettero 15 mila e di corsa fecero stampare altre
copie perché erano finite”.
L'articolo “Ho pensato di smettere dopo anni di postacci e teatrini. Se non fai
ridere ti senti un cretino, è umiliante”: così Fabio De Luigi proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Insieme dal 1994, Ale e Franz venerdì 27 febbraio saliranno sul palco del
Festival di Sanremo come ospiti di J-Ax nella serata delle cover. Il rapper ha
voluto i due comici ma anche Cochi Ponzoni, Paolo Rossi e Paolo Jannacci per una
formazione inedita ribattezzata “Ligera Country Farm” con cui si esiirà sulle
note di “E la vita, la vita” di Enzo Jannacci e Renato Pozzetto: “L’idea è di
J-Ax. Ligera è il termine usato negli anni 40 e 50 per definire la mala
milanese. E di atmosfera della vecchia Milano ce ne sarà molta a Sanremo: ci
pensiamo noi. Olè” spiega Franz in un’intervista al Corriere della Sera.
IL CASO PUCCI
Inevitabile chiedergli un commento, da comico quale è, alla vicenda che vede
protagonista Andrea Pucci: “Un gran polverone di una tristezza assoluta. Anche
per quanto si è visto fare tra colleghi”.
Per la serata del 27 febbraio, Franz non ha gesti scaramantici che replicherà.
Si definisce invece uomo di fede: “Una preghiera la dico sempre e la dirò anche
quella sera. Il Signore guarda giù”.
DAL ‘FLOP’ DELL’ESORDIO AL GRANDE SUCCESSO
Ripercorrendo gli esordi con Ale, non nasconde anche i momenti più complicati,
quando durante la loro prima serata “con, in teoria, un cachet” finirono per non
essere pagati dal proprietario del locale perché non erano riusciti a
coinvolgere il pubblico. Il resto invece è storia, con una carriera decollata
anche grazie a “Zelig” e che ha consentito al duo di restare su piazza, ad oggi,
per più di 30 anni.
L'articolo “Pucci? Vicenda di una tristezza assoluta, anche per quanto si è
visto fare tra colleghi. Prima di salire sul palco di Sanremo dirò una
preghiera”: così Franz del duo Ale e Franz proviene da Il Fatto Quotidiano.
Mentre si festeggia il trentennale della storia di “Zelig” con lo speciale su
Canale 5, condotto da Claudio Bisio e Vanessa Incontrada, firmato da Gino &
Michele e Giancarlo Bozzo, c’è anche chi si lamenta per la sua assenza. È il
caso di Pino Campagna che ha fatto parte nel cast nei primi anni 2000.
“Ci entrai nel 2003 – ha ricordato a Fanpage -. Il mio primissimo personaggio fu
proprio il ‘papi ultrà’ che prese ben presto il volo. Mi ispirai ai miei figli,
che mi parlavano veramente in quel modo. Sentendo questo linguaggio strano mi
venne l’idea e costruii gli sketch grazie a due autori validi come Paolo Uzzi e
Marco Del Conte. Scrivemmo più di cento pezzi, subito sposati da Gino e Michele
(…) Ringrazierò sempre per quei sette anni meravigliosi. Oltre al ‘papi ultrà’
mi inventai altre cose, come il monologo dei dialetti pugliesi che ti consentono
di imparare tante lingue europee. Su Youtube toccò il milione di visualizzazioni
ed è tutt’oggi un cult”.
Un grande successo popolare in tv e non solo: “Eravamo la Champions dei
programmi comici (…) Quando portavo gli spettacoli in piazza e a teatro radunavo
migliaia di persone, manco fossi Robbie Williams”.
Poi l’amarezza di non essere stato chiamato per “Zelig 30″Continuo a
domandarmelo. ‘Zelig’ purtroppo fa figli e figliastri. Alcuni comici sono stati
coinvolti, altri come me, Cornacchione, Cacioppo e Braida no. Perché? Vorrei
ricevere una spiegazione. Io appartengo alla squadra di ‘Zelig’ e ho questo
brand tatuato nell’anima. Avrei potuto accogliere le richieste di ‘Colorado’ o
‘Made in sud’, ma ho sempre rifiutato. Sarebbe stato come vedere Del Piero
togliersi la maglia della Juventus per passare al Torino. Senza contare che per
me avrebbe significato fare un passo in serie B”.
Nel 2011 Campagna aveva dichiarato: “Zelig ti fa diventare famoso, ti trita e ti
spreme fino a quando servi alla loro causa. Poi ti abbandona”, oggi l’attore
afferma: “Infatti da allora non mi hanno più cercato. Non sono stati eleganti e
non sono stati equi nelle loro scelte. Ovviamente parlo a titolo personale, non
so cosa pensano i miei colleghi”.
L'articolo “Zelig fa figli e figliastri. È come se mi avessero messo al mondo e
poi abbandonato in autostrada. Non mi hanno più chiamato”: Pino Campagna si
sfoga proviene da Il Fatto Quotidiano.
Proseguono i festeggiamenti del trentennale di “Zelig“. Lunedì 26 gennaio, in
prima serata su Canale 5, nuovo appuntamento con “Zelig 30”, condotto da Claudio
Bisio e Vanessa Incontrada, firmato da Gino & Michele e Giancarlo Bozzo. Ospiti
speciali del terzo appuntamento: Teresa Mannino e il duo Katia e Valeria,
accompagnate da Roy Paci e gli Aretuska.
Gino e Michele a Sette de Il Corriere della Sera hanno dichiarato che c’è un
grande assente in questi festeggiamenti ed è Checco Zalone, che al cinema con
“Buen Camino” ha infranto tutti i record di incassi italiani, superando anche
“Avatar”.
“Sono 10 anni che gli chiediamo di venire a Zelig e per noi è un dispiacere che
non sia più venuto”. Michele ha poi aggiunto: “Sicuramente il successo è da
gestire. Con la grande popolarità non è semplice tornare indietro e riproporre
le vecchie gag. Zalone ha la mia comprensione, ma comunque mi aspettavo che per
il trentennale venisse”.
“Un passaggio in tv poteva essere importante per lui, con il film in sala. – ha
aggiunto Gino – Ma che gli vuoi dire a uno che ha fatto un incasso pazzesco?
Comunque se guardi i 10 film italiani con i migliori incassi, 8 sono legati a
Zelig: Checco Zalone, Claudio Bisio, Aldo Giovanni e Giacomo, Paola Cortellesi.
Sommando tutti questi film possiamo dire che Zelig ha contribuito all’incasso di
360 milioni”.
Gino e Michele hanno ricordato anche il momento esatto il cui “Zelig” è esploso
a livello nazionale passando da locale di cabaret a vero e proprio programma tv:
“Lo facemmo per problemi economici. Il locale non stava in piedi: non ce la
facevamo a pagare artisti, lavoratori, camerieri, l’affitto del locale. Le
produzioni tv ci garantiscono oggi come allora, di tenere aperto il locale”.
Dunque nell’appuntamento di lunedì 25 su Canale 5 saliranno sul palco saliranno
anche Federico Basso, Gianni Cinelli, Mago Elias, Giancarlo Kalabrugovich, Paolo
Labati, La Ricotta, Leonardo Manera, Oblivion, Antonio Ornano, Davide Paniate,
Andrea Pucci, Gigi Rock. Confermata la presenza di Rocco Tanica, che firma per
Bisio e Incontrada alcuni mini-musical di tre minuti, veri e propri momenti cult
di questa edizione speciale di Zelig.
L'articolo “Sono 10 anni che chiediamo a Checco Zalone di venire a Zelig e per
noi è un dispiacere che non sia più venuto. Con la grande popolarità non è
semplice tornare indietro e riproporre le vecchie gag”: così Gino e Michele
proviene da Il Fatto Quotidiano.