Secondo Gennaro Nunziante “la differenza la fanno gli spettatori. Gli incassi
rendono tutto più freddo e materiale, ciò che conta è il rapporto che il
pubblico ha avuto con il film, che ha svelato un lato inedito di Luca ed è stato
apprezzato”: ‘Luca’ è Luca Medici, alias Checco Zalone e lui è il regista che lo
affianca da anni. Insieme con Buen Camino hanno battuto ogni record. Su
Repubblica, il 62enne racconta com’è stato crescere in una famiglia che non
aveva soldi e come ha cambiato la sua vita la ricchezza: “Ero felice. A casa mia
si rideva, si scherzava. Ricordo un periodo in cui ero così contento che papà
stava sempre con noi e mia sorella mi disse ‘deficiente, non hai capito che papà
è disoccupato?’. Mia madre invece diceva: è meglio fare invidia che pietà. I
soldi non hanno determinato il mio percorso di vita, ho un totale distacco dal
possesso delle cose, mi ingombrano l’esistenza. I soldi però rappresentano anche
il rispetto per il tuo lavoro quindi vanno oltre il bene materiale, sono segno
di riconoscenza. Economicamente va tutto bene, ci mancherebbe. Ma non è quello
il campo: non è il cambio economico. Quanto al successo, ti toglie cose invece
che aggiungerle, ma ti permette di gestire bene il tuo tempo, cosa non da poco”.
Il racconto va subito su Zalone con il quale, precisa Nunziante, “non abbiamo
mai litigato (…) Abbiamo vissuto ogni film in grande libertà, dandoci una specie
di nuovo appuntamento, senza vincoli” e a proposito di Tolo Tolo che l’attore ha
diretto da solo, va dritto: “È stato un atto di coraggio uscire dai binari di
Quo vado?. Luca va apprezzato per il coraggio artistico e perché a proposito di
soldi non si è mai prestato a fare pubblicità per alcun prodotto. Dal 2009 al
2026 ha lasciato fuori dalla porta decine di milioni di euro che gli offrivano.
Questo racconta il suo rispetto verso il pubblico. Altri avrebbero preso. Lui ha
un rapporto rigoroso: sparisce, lascia sedimentare, poi torna. Questo è bello,
nella maschera di Checco”.
È impeccabile, Nunziante, quando parla dlel cinismo che oggi sembra dominare
ogni cosa: “Il cinismo è la lingua del potere. Non dà risposte, specula. Non
aiuta a risolvere nulla. La vita continua peggio di prima. L’ironia è diventata
cinismo, preso come modalità di tutti i linguaggi, gli intellettuali si sono
prostituiti all’ironia, al dileggio, l’approfondire richiede sacrificio mentre
con una battuta si va dritti all’incasso. Non è un caso che la tv utilizzi rozzi
opinionisti invece che uomini di raffinata sapienza, perché la conoscenza è
stata sostituita dall’opinione e l’educazione dalla teatralità pacchiana. Ci
sono fette della società che vivono e fatturano attraverso il cinismo.
Attraverso il vomito sugli altri si assicurano il proprio pasto. È molto triste.
Questa non è la stagione del cinismo, ma della relazione, dell’amore. Chi crede
di combattere il cinismo di questa società usando il cinismo come arma
pedagogica o è stolto o in malafede. Ecco perché sono importanti i finali dei
film: se il cinismo di partenza lascia spazio all’attenzione verso l’altro o se
invece specula per profitto personale”.
Dal primo incontro a Telenorba, al “piacere di ridere delle stesse cose”, quella
con Checco Zalone è storia che va avanti da anni e anche se Nunziante ha
lavorato con Rovazzi, Pio e Amedeo, Angelo Duro, Luca Medici ha qualcosa di
diverso: “Una sintonia che parte dalle nostre origini, anche geografiche. E poi
c’è un elemento connotativo di Luca: è uno che porta tante cose sulla tavola, la
musica, la comicità, il pensiero, il personaggio. È una condivisione ormai
ventennale, e questo è un grandissimo vantaggio reciproco: ci si conosce, ci si
relaziona a quello che si deve costruire già sapendo i gusti. Poi, parliamoci
chiaro: abbiamo cominciato nel 2009, sono passati sedici anni. Noi partiamo da
un’idea che poi si evolve con il lavoro. Partiamo sempre da chi è Checco oggi,
la storia viene poi assoggettata a questo”. E sulla domanda se Buen Camino sia
un film politico, nessun dubbio: “Assolutamente sì. Ma tutto è politico, non
conosco nulla che non lo sia, ma nulla può o deve essere propagandistico. Sono
cresciuto con persone che gridavano ‘padroni di niente, schiavi di nessuno'”.
L'articolo “Zalone? Va apprezzato per il coraggio artistico. E a proposito di
soldi, non ha mai fatto pubblicità, lasciando fuori dalla porta decine di
milioni di euro. È rispetto verso il pubblico”: parla Nunziante proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Checco Zalone
Christian De Sica ha presentato, ieri 28 gennaio, a Roma il suo ultimo film
“Agata Christian – Delitto sulle nevi”, nelle sale dal 5 febbraio, diretto da
Eros Puglielli con protagonisti tra gli altri Lillo Petrolo, Maccio Capatonda,
Chiara Francini e Paolo Calabresi. È presente anche Tony Effe con un cameo. “È
un dramedy e credo che in Italia sia il primo del genere”, ha anticipato a Best
Movie.
L’attore e regista ha commentato il grande successo di “Buen Camino” di Checco
Zalone, che ha superato anche “Avatar”: “Lui è come noi con i cinepanettoni – ha
detto -. Non è altro che quello che eravamo noi con i cinepanettoni. Ha avuti
detrattori pure lui. Se ora si è guadagnato un posto al sole è anche perché,
dobbiamo essere sinceri, il suo cinema ha una marcia in più rispetto al nostro,
ha una profondità che la nostra farsa non aveva. Noi giocavamo sul turpiloquio,
la sua comicità è più colta”.
Poi una battuta sui numeri degli incassi di “Buen Camino”: “Speriamo che dopo
Zalone abbiano ancora qualche soldo per venire a vedere il nostro film!”.
Il discorso poi si sposta sui piani narrativi cinematografici che oggi sono
radicalmente cambiati, specie nei film per il grande pubblico: “Il politicamente
scorretto si può fare, purché sia intelligente. Oggi è più difficile far ridere.
Se facessi le battute dei film di De Laurentiis mi metterebbero in carcere.
Forse oggi non li farei più, ho un’altra età. Prima ero più incosciente”
LA TRAMA DI “AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI”
Christian Agata, celebre criminologo dal sarcasmo pungente e dal talento
investigativo infallibile, si ritrova suo malgrado coinvolto in un weekend
all’insegna del mistero. Invitato dalla famiglia Gulmar, magnati dell’industria
ludica, a fare da testimonial per il rilancio del loro storico gioco da tavolo
‘Crime Castle’, accetta di trascorrere qualche giorno nella loro proprietà in
Valle d’Aosta. Ma ciò che si preannunciava come una tranquilla operazione
commerciale si trasforma presto in un vero caso da risolvere.
L'articolo “Noi giocavamo sul turpiloquio, la comicità di Checco Zalone è più
colta. Se oggi facessi le battute dei cinepanettoni mi metterebbero in carcere”:
così Christian De Sica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Proseguono i festeggiamenti del trentennale di “Zelig“. Lunedì 26 gennaio, in
prima serata su Canale 5, nuovo appuntamento con “Zelig 30”, condotto da Claudio
Bisio e Vanessa Incontrada, firmato da Gino & Michele e Giancarlo Bozzo. Ospiti
speciali del terzo appuntamento: Teresa Mannino e il duo Katia e Valeria,
accompagnate da Roy Paci e gli Aretuska.
Gino e Michele a Sette de Il Corriere della Sera hanno dichiarato che c’è un
grande assente in questi festeggiamenti ed è Checco Zalone, che al cinema con
“Buen Camino” ha infranto tutti i record di incassi italiani, superando anche
“Avatar”.
“Sono 10 anni che gli chiediamo di venire a Zelig e per noi è un dispiacere che
non sia più venuto”. Michele ha poi aggiunto: “Sicuramente il successo è da
gestire. Con la grande popolarità non è semplice tornare indietro e riproporre
le vecchie gag. Zalone ha la mia comprensione, ma comunque mi aspettavo che per
il trentennale venisse”.
“Un passaggio in tv poteva essere importante per lui, con il film in sala. – ha
aggiunto Gino – Ma che gli vuoi dire a uno che ha fatto un incasso pazzesco?
Comunque se guardi i 10 film italiani con i migliori incassi, 8 sono legati a
Zelig: Checco Zalone, Claudio Bisio, Aldo Giovanni e Giacomo, Paola Cortellesi.
Sommando tutti questi film possiamo dire che Zelig ha contribuito all’incasso di
360 milioni”.
Gino e Michele hanno ricordato anche il momento esatto il cui “Zelig” è esploso
a livello nazionale passando da locale di cabaret a vero e proprio programma tv:
“Lo facemmo per problemi economici. Il locale non stava in piedi: non ce la
facevamo a pagare artisti, lavoratori, camerieri, l’affitto del locale. Le
produzioni tv ci garantiscono oggi come allora, di tenere aperto il locale”.
Dunque nell’appuntamento di lunedì 25 su Canale 5 saliranno sul palco saliranno
anche Federico Basso, Gianni Cinelli, Mago Elias, Giancarlo Kalabrugovich, Paolo
Labati, La Ricotta, Leonardo Manera, Oblivion, Antonio Ornano, Davide Paniate,
Andrea Pucci, Gigi Rock. Confermata la presenza di Rocco Tanica, che firma per
Bisio e Incontrada alcuni mini-musical di tre minuti, veri e propri momenti cult
di questa edizione speciale di Zelig.
L'articolo “Sono 10 anni che chiediamo a Checco Zalone di venire a Zelig e per
noi è un dispiacere che non sia più venuto. Con la grande popolarità non è
semplice tornare indietro e riproporre le vecchie gag”: così Gino e Michele
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Buen camino è il film che ha incassato di più nella storia del cinema italiano
(ma non è quello più visto, anzi). L’ultimo balzo per la ditta Zalone/Nunziante
è stato quello di sabato 17 gennaio 2026 con un altro milione e 325mila e rotti
euro messi in cassa. Cifretta mica da ridere, a quasi un mese dall’uscita del
film, che ha permesso a Buen Camino di raggiungere 68milioni 823mila 069 euro e
superare definitivamente Avatar (2009). Il film evento mondiale in 3D di James
Cameron con i suoi 68milioni 675mila 722 euro è rimasto imbattuto di fronte a
più attacchi zaloniani per quasi vent’anni: Quo Vado? (2016) che ha incassato
65.365.722 euro; Sole a catinelle (2013) con 51.936.318 euro; e il povero Tolo
Tolo (2020) il film più “complesso” e riuscito di Zalone che si fermò
addirittura a 46milioni208mila 356 euro.
Saranno contenti i produttori di Indiana Production (Marco Cohen, Benedetto
Habib, Fabrizio Convito, Daniel Capos Pavoncelli) che hanno raccolto il
testimone della Taodue di Pietro Valsecchi, colui che ha inventato e puntato
sulla comicità zaloniana al cinema per poi scansarsi proprio in quest’ultima
trionfale tornata nelle sale, recuperando Luca Medici da quello che sembrava il
binario morto di Tolo Tolo. Vanno comunque rimarcati un paio di dati, come del
resto stiamo facendo da quasi un mese, ovvero fin dai giorni di Natale quando
Buen Camino è uscito. Per un evidente aumento del prezzo del biglietto del
cinema, spesso ad hoc – in alcune sale vedere Buen Camino costa anche 15 euro –
quest’ultimo titolo di Zalone non è il film più visto della storia del cinema
italiano.
Ad ora, battuto il record d’incassi assoluto, Buen Camino veleggia sugli 8
milioni e mezzo di spettatori. Numero che supera gli 8 milioni e duecentomila di
Avatar (con gli occhialini 3D all’epoca il prezzo del biglietto era maggiorato
rispetto alla media ndr) ma ancora lontano dai quasi 10 milioni di Quo Vado? e
da oltre altri 60 titoli (da Trinità con Bud Spencer e Terence Hill al Decameron
di Pasolini, dai film di Leone a quelli di Bertolucci) che nella classifica SIAE
sopravanzano Buen Camino di parecchi milioni di spettatori. Se anche solo, vista
la media ancora robusta di spettatori dopo un mese di programmazione, Buen
Camino registrasse, stando larghissimi, altri due milioni di paganti si
posizionerebbe al 30esimo posto sui 10 milioni e mezzo di spettatori tra ET di
Spielberg (1982) e Serafino (1968) di Germi con Adriano Celentano. Nelle ore del
trionfo di Buen Camino va anche registrato, in proporzione, il notevole
risultato di La Grazia di Paolo Sorrentino che raccoglie quasi un milione e
900mila euro per quasi 230mila spettatori, piazzandosi al secondo posto nella
classifica di sabato 17 gennaio davanti ad Avatar 3.
L'articolo “Buen camino” di Zalone è il film che ha incassato di più nella
storia del cinema italiano ma non è quello più visto, anzi: ecco come stanno
davvero i numeri al box office proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il cinema in Italia nel 2025? Ha vivacchiato ancora. Alcuni giorni fa sono
usciti i dati Cinetel relativi a incassi e spettatori nell’ultimo anno di
visioni in sala e i risultati sono pressoché simili al 2024 e al 2023. Insomma,
gli spettatori nel 2025 non aumentano ma nemmeno diminuiscono molto. Andiamo a
vedere i dati. Nell’anno 2025 al box office italiano si sono incassati
496.552.723 euro per 68.361.056 di biglietti venduti. Rispetto al 2024 c’è un
minuscolo +0,5% negli incassi (fenomeno Zalone? ne parliamo tra poco) e -2% di
presenze. Rispetto al 2023 siamo a +0,2% negli incassi e -3,2% nelle presenze.
Insomma, il mero dato oggettivo vede una piccolissima fuga di spettatori
tamponata dal solito dato leggermente fuorviante (se usato come pietra di
paragone verso i dati del passato recente e ancora più dell’epoca in cui c’erano
le lire) degli incassi. In parole povere: i biglietti costano immensamente di
più anche solo rispetto al periodo pre Covid. Durante le ultime feste natalizie,
ad esempio, in molte multisale un posto centralissimo per Buen Camino è costato
anche più di 12 euro.
Per capire ancora meglio cosa significhi l’aumento del prezzo del biglietto nel
giro di un decennio basta incrociare i parametri incassi/spettatore dello stesso
Zalone che con Quo Vado? (2016) ha incassato 65.365.767 euro per quasi 10
milioni di spettatori (secondo maggiore incasso nella storia del cinema in
Italia; però “solo” 43esimo come numero di spettatori), mentre Buen Camino, che
nelle prossime ore lo supererà per puntare dritto ai 68 milioni e rotti di
Avatar, ha incassato 65.292.956 euro ma registrato un numero molto minore di
spettatori: 8.104.189 (quasi due milioni in meno rispetto a Quo Vado?).
E su come Buen Camino abbia spinto molto negli ultimi sei giorni del 2025
ricordiamo che ha incassato 36 milioni di euro (4 milioni e 400 mila presenze),
diventando campione d’incassi del 2025 (lo sarà ovviamente anche del 2026) con
una sola settimana di programmazione. Insomma, difficile è capire se il fenomeno
Zalone abbia la funzione di un principio moltiplicatore esponenziale per
spostare masse al cinema (ci crediamo poco) o faccia come sempre campionato a sé
ad ogni uscita cadenzata come si attendesse l’apparizione taumaturgica di un
sant(iag)o.
Buen Camino spinge verso l’alto anche la quota di produzioni italiane viste nel
2025: 32,7% degli incassi e 33,3% delle presenze (162,4 milioni di euro
d’incasso e 22,7 milioni di biglietti venduti). Qui va detto però che prima di
Buen Camino le produzioni italiane rappresentavano già un 29% del totale. Si
tratta, comunque, del migliore risultato dal 2016 sia in valore assoluto che
percentuale, che vede anche un forte calo della quota hollywoodiana sia come
incassi (-24,7%) che come spettatori (-25,9%).
Dietro Zalone, tra gli italiani, hanno fatto bottino: Follemente di Paolo
Genovese (17,9 milioni di euro; 2,4 milioni di presenze); Diamanti di Ferzan
Ozpetek (9,8 mln; 1,3 mln); Io sono la fine del mondo di Angelo Duro (9,7 mln;
1,2 mln) e Oi vita mia con Pio e Amedeo (8,5 mln; 1,1 mln).
Infine, il cinema in Italia nel 2025 è andato molto bene nel primo trimestre e
ancora meglio nei primi cinque mesi, con un maggio da record poi vanificato dal
trimestre giugno-luglio-agosto, come sempre ai minimi termini, ma ancor di più
da una flessione copiosa di ottobre e novembre rispetto agli stessi mesi del
2024, con rispettivamente -22,4% e -25,5%.
L'articolo Stessi incassi e meno spettatori nel 2025: il paradosso dei biglietti
al cinema che sono sempre più cari proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un film comico che diventa, quasi senza volerlo, un potente motore di curiosità
culturale e di viaggio. “Buen Camino“, l’ultimo successo di Checco Zalone, non
solo sta dominando il botteghino italiano, ma ha innescato un vero e proprio
boom di interesse per il Cammino di Santiago, uno dei percorsi di pellegrinaggio
più famosi al mondo. La pellicola, uscita il 25 dicembre, ha già superato i 60
milioni di euro di incassi e ha totalizzato quasi 7,5 milioni di presenze in
appena quindici giorni. Al centro della storia c’è Checco, erede viziato di un
impero familiare legato alla produzione di divani, abituato a una vita fatta di
party esclusivi e vacanze in yacht. La sua quotidianità viene però stravolta
quando è costretto ad affrontare il Cammino di Santiago per ritrovare la figlia
adolescente, intraprendendo un percorso fisico e personale completamente opposto
al suo mondo.
Il contrasto tra il protagonista e la fatica del cammino, raccontato in chiave
tragicomica, ha acceso la curiosità del pubblico italiano. I numeri arrivano da
Google Trends e parlano chiaro: il giorno stesso dell’uscita del film, il 25
dicembre, le ricerche sul Cammino di Santiago sono aumentate di oltre il 200%
rispetto alla media annuale. Il picco massimo è stato registrato il 28 dicembre,
con un incremento vicino al 600%. Nella prima settimana di gennaio, l’interesse
si è mantenuto stabilmente alto, con un aumento medio superiore al 400%. Si
tratta del livello di attenzione più alto registrato in Italia dal 2004 a oggi,
con una sola eccezione: il luglio del 2013, quando le ricerche furono trainate
dalla cronaca in seguito al grave incidente ferroviario avvenuto nei pressi di
Santiago de Compostela. In quell’occasione, il volume di ricerche superò di
circa il 20% quello attuale, che appare invece direttamente legato all’effetto
Zalone.
Il successo di “Buen Caminò” sembra aver riportato al centro dell’immaginario
collettivo un’esperienza che ogni anno attira centinaia di migliaia di persone
da tutto il mondo. Il Cammino di Santiago non è solo un itinerario religioso, ma
un percorso scelto per motivi spirituali, personali, sportivi o di turismo
lento. Un viaggio che, come mostra il film, mette alla prova il corpo e
costringe a confrontarsi con se stessi, spesso lontano dalle comodità
quotidiane.
COS’È IL CAMMINO DI SANTIAGO E COME FUNZIONA
Il Cammino di Santiago è una rete di itinerari che attraversano gran parte
dell’Europa e convergono nella città spagnola di Santiago de Compostela, dove si
trova la cattedrale che custodisce, secondo la tradizione, le reliquie
dell’apostolo Giacomo. Il percorso più noto è il Cammino Francese, che parte da
Saint-Jean-Pied-de-Port, ai piedi dei Pirenei, e attraversa il nord della Spagna
per circa 780 chilometri. Esistono però molte altre varianti, come il Cammino
del Nord lungo la costa, il Cammino Portoghese o il Cammino Primitivo. Chi
decide di intraprenderlo può farlo a piedi, in bicicletta o a cavallo. Non
esiste un obbligo di partenza né di durata: c’è chi percorre solo gli ultimi 100
chilometri, il minimo richiesto per ottenere la “Compostela”, l’attestato
ufficiale rilasciato dall’ufficio del pellegrino a Santiago, e chi invece
affronta l’intero tragitto. Lungo il percorso si trovano ostelli, detti
“albergue”, strutture semplici e a basso costo pensate per i pellegrini, oltre a
pensioni e hotel per chi preferisce maggiore comfort. Per partire è necessario
munirsi della “credencial“, una sorta di passaporto del pellegrino che viene
timbrato a ogni tappa e che consente di accedere agli alloggi dedicati. Il
viaggio può essere organizzato in autonomia, pianificando tappe e pernottamenti,
oppure affidandosi a tour operator specializzati che offrono supporto logistico,
trasporto bagagli e assistenza lungo il cammino.
L'articolo Dopo il film di Checco Zalone boom di ricerche per il Cammino di
Santiago: +600% nei giorni successivi all’uscita di Buen Camino proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Per rimpolpare il genere fertile “Giappone magico e affascinante”, che ha
dilagato con ipnotica raffinatezza nel cinema e nella letteratura recente, dal
primo gennaio 2026 esce in sala il film d’animazione La piccola Amélie dei
registi francesi Mailys Vallade e Liane Cho-Han.
Lo sappiamo, state correndo a vedere Buen Camino e, se è tutto pieno, forse,
Avatar 3, ma sarebbe bello osservare un po’ di fila e di biglietti strappati per
questo bildungsroman, con protagonista un’imbronciata bimba di tre anni,
ambientato nel Giappone del 1968. Quelli che stanno correndo da Zalone dopo la
rapidissima sinossi avranno già subito un infarto, ma La piccola Amélie è un
racconto talmente semplice e diretto che non richiede alcuna sofisticata
elaborazione intellettuale.
Siamo dalle parti di un soffio magico miyazakiano contaminato da un garbato e
ordinato sguardo europeo (il film è tratto dal romanzo biografico di Amélie
Nothomb, Metafisica dei tubi), fuso attorno al concetto che la protagonista
duenne – verso il compimento dei tre – Amélie esprime con innocente infantile
realismo a fondo film coronando la sua costante graziosa presenza di voce
narrante: “A tre anni si nota tutto e non si capisce niente”.
Non c’è soggettiva formale, ma Vallade e Liane-Cho Han entrano con accurato e
giocoso rispetto nella vita e nella traiettoria di sguardo di questa bimba
“legume”, terza figlia di una coppia di belgi che vive nella tipica minka, tutta
verande, porte scorrevoli e legno a ridosso di un’area naturale. Bimba che
inizia a parlare – come vuole lei – soltanto verso i tre anni grazie a una
tavoletta di cioccolata bianca belga offerta dalla nonna.
Nell’apparente semplificazione di un’animazione 2D, con fondali impressionisti e
variopinti, e dove ai bimbi si calca a dismisura l’allargata forma degli occhi,
il mondo (pardon) di Amélie pare deformato nei colori e nelle sagome, la materia
naturale si trasforma di continuo e talvolta persino si mostrifica. Centenarie
carpe quasi parlottano, così come le gocce di pioggia sembrano animarsi come
piccoli esserini voraci nel cadere velocemente a terra.
Alla piccola Amélie glielo spiega la sua tata Nishio-san, dolce complice dei
suoi primi passi, parole e scoperte umane e non (la paura animalesca
dell’aspirapolvere, ad esempio): Amé in caratteri giapponesi significa
“pioggia”. E di pioggia nel film ce n’è tanta, anche quando l’allegra
combriccola familiare, babbo e mamma delicati e persino fragili, fratellino
dispettoso e sorella leziosa, si trovano tra le rocce al mare a prendere il sole
e Amélie scivola in acqua in un apparente climax che si fa invece anticlimax
immerso nella fabula sospesa dei fondali marittimi.
Tutto materialmente sembra andarsene, ma tutto magicamente nel ricordo
continuerà ad esistere. Mettiamoci pure qualche sfuggente anima di morti cari e
antenati locali, ma il racconto di formazione rifulge intonso, affascinante,
commovente, come se si rivolgesse per 71 risucchianti minuti a un puer
(eternamente) aeternus. Distribuisce LuckyRed.
L'articolo Lo sappiamo state correndo a vedere Buen Camino di Zalone, ma La
piccola Amélie è un soffio di Giappone magico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sorpresa per gli spettatori del Cinema Galleria di Bari, dove Checco Zalone e il
regista Gennaro Nunziante sono comparsi a sorpresa durante una proiezione del
film “Buen camino“. ultimo film del comico. L’arrivo inatteso dei due ha acceso
l‘entusiasmo della sala. In sala era presente anche il presidente della Regione
Puglia, Antonio Decaro, che ha assistito alla proiezione insieme agli altri
spettatori. “In sala sono tutti amici – ha ironizzato Zalone – quindi non hanno
nemmeno pagato. Sono loro che dovrebbero ringraziare me…”
L'articolo Checco Zalone fa incursione in un cinema di Bari : “In sala tutti
amici, non hanno pagato…sono loro che dovrebbero ringraziare me” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Record? Non record? Successo? Flop? Appena esce un nuovo film di Checco Zalone,
tempo 24 ore e si scatenano le scommesse su quanto il film incasserà. Intanto
partiamo da un dato interpretativo un po’ forzato quello del record al box
office per il primo giorno di Buen Camino. I quasi 5 milioni e 600mila euro
incassati il 25 dicembre 2025 dal film diretto da Gennaro Nunziante e
interpretato da Checco Zalone non risultano record di alcunché, perché è proprio
lo stesso Zalone con il suo precedente film, Tolo Tolo, uscito il primo gennaio
del 2020, a stabilire l’imbattuto record di 8 milioni 900mila euro. Insomma, non
proprio la stessa cifra, anzi parecchio più bassa.
Se prendiamo il primo giorno in sala di Quo Vado uscito il 1 gennaio del 2016
vediamo che viaggia ben più in alto di Buen Ritiro con 7milioni e 360mila euro.
Insomma i 5 milioni e rotti di Buen Ritiro non sono record di nulla, pur
rilevando che sono un fiume impressionante di denari che il cinema italiano in
un giorno solo e per un film solo non ha registrato e non registrerà
probabilmente mai nella sua storia commerciale. Secondo giorno in sala e altro
afflusso di dati altissimi. Buen Camino raccoglie nel giorno di Santo Stefano 7
milioni e 900mila euro per un totale su due giorni festivi e natalizi di
13milioni 766mila euro. Cifra mostruosa ancora una volta (il più alto incasso
per un film nel giorno di Santo Stefano, il precedente era di Natale a Beverly
Hills con 3 milioni e 712mila euro), ma che confrontata con i dati degli altri
due precedenti film del comico pugliese non sembra proprio viaggiare parallela.
Tolo Tolo tra giovedì due gennaio e domenica 5 raccolse 21 milioni e 364mila
euro; mentre Quo Vado che poi è diventato davvero il film dei record guadagnò,
invece, in tre giorni (1-2-3 gennaio 2016) 22milioni e 792euro per poi spiccare
il volo che lo portò a 65milioni e rotti di euro, superando i 51,9 milioni del
precedente Sole a Catinelle.
Tolo Tolo, invece, prese una china discendente abbastanza velocemente
raccogliendo “solo” 5 milioni nel secondo weekend e 2 milioni nel terzo, e
finendo la sua corsa a 46 milioni dopo un mese e mezzo, cifra come sempre
incredibile ma molto più bassa rispetto a Quo Vado. Insomma Buen Camino sembra
essere partito bene, ma non benissimo, mentre per il salto verso il secondo
weekend bisognerà aspettare lunedì 29 dicembre e capire se sarà riuscito ad aver
incassato più di Tolo Tolo ed essersi avvicinato a Quo Vado. Una piccola
notazione sul box office italiano: Avatar 3 non sta andando affatto bene
(12milioni e 100mila euro in una settimana di programmazione), mentre continua
imperturbabile al terzo posto Norimberga, il film interpretato da Russell Crowe,
cinema hollywoodiano d’altri tempi, ma molto solido e affascinante, che in una
settimana ha raccolto 2milioni e mezzo di euro, di cui solo 500mila il giorno di
Santo Stefano.
L'articolo Altro che record, “Buon Camino” di Zalone non sta conquistando alcun
primato d’incassi al cinema: ecco perché proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un Checco Zalone familiar-spirituale e un tantino moscio. Che gli vuoi dire al
re del box office di nuovo insieme al suo sodale Gennaro Nunziante? L’età passa,
il furore iconoclasta pure, i figli crescono e diventano cuore di papà.
Zalone/Nunziante ripetono lo stesso film da quasi vent’anni e con Buen Camino
tornano ovviamente sui loro passi. Cammina cammina e la stessa minestra se
riscaldata all’infinito perde sapore. Trama esilissima, gag di Zalone a raffica,
luce in faccia ai protagonisti per non creare intoppi visivi, brani musicali
comici “tematici” (qui c’è la prostata infiammata, un po’ caduta dal cielo, e un
altro su genetica familiare e dna) a manetta, Buen Camino inizia con un medico
spagnolo che infila un dito nell’ano di Checco per controllare l’organo,
appunto, infiammato. Voce fuori campo della nemmeno 18enne Cristal (Letizia
Arnò) sul papà ricco sfondato e stolto, spaccone e kitsch, dal quale fugge per
affrontare in silenzio, sloggata dai social, il cammino per Santiago di
Compostela.
Ovviamente il miliardario Checco, sperperatore alle spalle del padre moribondo
su un lettino, in nemmeno cinque minuti di film racconta una quantità di cazzate
sesquipedali all’intervistatrice americana, giunta nella sua mega villa da
sultano in Sardegna, da tramortire un elefante. Piramidi e sfarzo per il
compleanno dei suoi 50 anni, bolidi, carte di credito, domestici ossequiosi
ovunque, tutto esageratamente zaloniano sopra le righe come tradizione vuole.
Della scomparsa di Cristal se ne accorge per prima la ex moglie (una deliziosa
Martina Colombari) che ha abbandonato la moda per il teatro di ricerca (la
situazione/battuta anti bobos sinistrati più divertente del film) e che sta con
un professorino arabo verso cui Zalone strafottente regala una gioco di parole
su Gaza indimenticabile. Checco il miliardario, parrucca riccia bionda, prima
scopre dove è finita la figlia torchiando l’obesa amica borgatara lasciata
perire affamata davanti a un ravanello da stella Michelin, poi prende la Ferrari
(una delle sei) e zompa addosso a Cristal appena partita dal confine francese
zaino in spalla assieme ad altri strambi viandanti: il giovane assatanato di
sesso con una vecchia, il non vedente (Gianfranco Berardi, attore teatrale di
grandissimo pregio) che accompagna l’amico dal cuore infranto, il barbone
puzzolente con cane e una delicata signora (Beatriz Arjona)che dice di aver
litigato con un misterioso uomo.
Per 800 chilometri il riccastro ossessionerà la figlia bisognosa di pace e
nessun agio con smargiassate esagerate di comfort e lusso puntualmente
rifiutate. Tra vesciche sotto i piedi per le quali viene chiamato un primario
del San Raffaele, una cena povera organizzata con uno chef stellato travestito
da contadino e pure l’infortunio alla caviglia di Cristal (che permette a Zalone
di sfotticchiare anche il reparto disabili&miracoli), Checco ritroverà l’amore
della figlia incompresa, la spiritualità di un cammino in solitaria e la
prostata infiammata, rinunciando francescanamente agli agi. Buen Camino è forse
il film più buonista dell’intera epopea zaloniana, con un’impronta spirituale
vagamente ciellina (la battuta sul tau francescano è quasi sottovoce) e una
necessità comica distruttiva totalizzante che si arena un po’ molle e fiacca tra
i tornanti asturiani.
Il gioco dell’accumulo radicale nei contrasti di senso, nei paradossi
dell’ignoranza crassa, nella spontaneità del politicamente scorretto (la battuta
su Schindler’s list nella camerata dell’ostello e relative docce che non
spruzzano gas probabile farà discutere), che ha fatto sfondare Zalone&Nunziante,
attirando a sé conservatori e, obtorto collo, molti progressisti, non manca di
certo, ma essendo un cinema tagliato ad hoc sull’eruzione ed erezione di Zalone,
senza scarti dinamici estetici di regia pare sempre di vedere un episodio di Don
Matteo con l’incursione di un protagonista su di giri. Infine, i tentativi
nobili e alti (Totò e Peppino con la lettera da preparare) sono sempre
apprezzabili e buffi, ma l’atmosfera in Buen Camino è quella del party sfarzoso,
resti della torta sui piatti, commensali già satolli che escono alla
chetichella. Al cinema dal 25 dicembre 2025 in attesa dell’incasso totale (30-35
milioni? di più? di meno?).
L'articolo Buen Camino, Checco Zalone moscio verso Santiago. Battute su lager e
Gaza, ma la minestra è riscaldata proviene da Il Fatto Quotidiano.