La furia dei Fratelli d’Italia contro la mafia non conosce cedimenti: sarà
punibile con tre (3!) anni di carcere chi parlerà bene della mafia, parola del
senatore Raoul Russo primo firmatario della proposta di legge n. 1655 che ha
cominciato il suo iter in Senato. Il compianto Silvio Berlusconi dall’aldilà
pare che abbia tirato un sospiro di sollievo per il pericolo scampato, seppure a
caro prezzo.
Letteralmente:
Dopo l’articolo 416-bis.1 del codice penale è inserito il seguente:
« Art. 416-bis.2. – (Apologia e istigazione relative al fenomeno della
criminalità organizzata o mafiosa) – Salvo che il fatto costituisca più grave
reato, chiunque pubblicamente esalta princìpi, fatti o metodi propri della
criminalità organizzata di tipo mafioso o persone condannate per i reati di cui
all’articolo 416-bis o ne ripropone atti o comportamenti, con inequivocabile
intento apologetico, allo scopo di determinare un concreto pericolo di
commettere reati simili, è punito con la pena della reclusione da sei mesi a tre
anni e la multa da euro 1.000 a euro 10.000.
La pena di cui al primo comma è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è
commesso a mezzo della stampa o attraverso strumenti telematici o informatici”
Nella relazione che accompagna la proposta si trovano parole forti:
“Da anni si susseguono sotto varie forme episodi di vera e propria apologia
della criminalità organizzata. Si pensi agli ‘inchini’ dinnanzi alle residenze
di personaggi legati alla malavita nel corso di processioni religiose, ai
funerali in pompa magna di ‘boss’ locali, alla costruzione di altarini e
monumenti in memoria di persone legate alla malavita organizzata o mafiosa, alla
pubblicazione di messaggi sulle piattaforme digitali. Non meno significativi
sono i testi delle canzoni, che contengono messaggi espliciti di esaltazione
della malavita e della criminalità organizzata, attraverso la glorificazione di
figure o episodi ad esse collegate. Si pensi, ancora, alla sempre più frequente
diffusione, soprattutto tramite social, di messaggi di esaltazione ed apologia
all’atteggiamento mafioso, trasfuso in stili di vita da emulare”.
Come non concordare sulla gravità di tutte queste condotte? Rappresentano
infatti nella loro pervasiva diffusione un segnale inquietante che prova antiche
fascinazioni per un certo modo di stare al mondo, più precisamente per un certo
modo di esercitare il potere, un segnale che avverte al contempo della fragilità
della cultura democratica ossequiosa di regole poste a baluardo delle ragioni
del vulnerabile contro le pretese del forte per natura e che misura, di
generazione in generazione, la distanza tra un esibito contrasto alle mafie e
l’effettivo sovvertimento dei paradigmi di riferimento. Insomma: la mafia resta
“sexy”!
Ma tralasciando riflessioni generali relative alla opportunità di adoperare la
leva penale per stigmatizzare il disvalore sociale dell’espressione del
pensiero, questione questa che continua a tormentare quel che resta delle nostra
Costituzioni repubblicana tra nostalgie fasciste, sospese tra sterili
commemorazioni e concrete proiezioni politiche, discorsi d’odio che fomentano
prevaricazioni d’ogni tipo, confini incerti tra anti-semitismo e critica
legittima al Governo di Israele e tralasciando pure la riflessione sul pericolo
che una norma del genere diventi un ulteriore strumento di compressione della
libertà di espressione artistica (si pensi alle cicliche critiche contro Gomorra
o Mare fuori), bisogna almeno che ci si soffermi sul corto circuito in cui casca
la destra nazionalista degli “eredi-al-quadrato” (del Duce e di Berlusconi) che
governa l’Italia da oltre tre anni.
Chi può dimenticare infatti le parole di Berlusconi su Vittorio Mangano,
pregiudicato per mafia, definito pubblicamente un “eroe”? Chi può dimenticare
l’apporto costitutivo di Marcello Dell’Utri, condannato per mafia, non soltanto
nella fondazione di Forza Italia, ma dell’intero “centro-destra”, attraverso il
ruolo cardinale ricoperto, ieri come oggi (si pensi alla campagna referendaria),
dalle reti del Biscione, autentiche “piazze” mediatiche permanenti dalle quali
comiziare h24?
E se merita tre anni di carcere l’improvvido mercante che promuova il “Messina
Denaro style” con tanto di evocativi occhiali a goccia e di montone resistente
alla pioggia, quanti ne merita chi, in modo inequivocabile, “l’inchino” lo fa
continuando a considerare riferimenti autorevoli dei condannati per mafia come
Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, con i quali discutere del futuro di
Palermo, della Sicilia e del Paese tutto? Infine, onorevole Russo, quanto
carcere meriterebbe chi in Sicilia scegliesse proprio il 19 Luglio per
organizzare una scoppiettante festa di nozze, invitando accuratamente tutto il
giro che conta e che sconta? A volte un confetto, vale più di mille “baciamo le
mani”.
L'articolo Fratelli d’Italia vuole punire l’apologia di mafia. Come non
concordare? Ma c’è un corto circuito proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“L’importante è ottenere questa straordinaria riforma della giustizia. Sarà il
miglior regalo a Silvio Berlusconi, onoreremo la sua memoria in maniera
concreta”. Parola del vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani.
L’omaggio al fondatore del partito arriva sabato durante un evento per il Sì al
referendum all’Ergife di Roma. La faccia di Berlusconi occhieggia da molti
video, ma la presenza più ingombrante nella sala gremita di militanti e truppe
cammellate, riferisce Repubblica, è quella del sodale e cofondatore di FI
Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Mai
citato tra i ringraziamenti, annota il quotidiano romano, “ascolta, non
applaude, poi sparisce”.
Dal palco Tajani rivendica l’impianto della riforma di Carlo Nordio che anche
Cesare Previti – condannato in via definitiva nel 2006 al processo Imi-Sir – ha
accolto con soddisfazione. Ma aggiunge che “non basta la separazione delle
carriere, non basta la riforma del Csm. Serve completare. Penso alla
responsabilità civile“, rilancia, “penso anche ad aprire un dibattito se è
giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità
dei magistrati. Discutiamone, parliamone”. È un progetto a cui da tempo lavora
Nordio. Il pm non potrebbe più disporre della pg per le sue indagini e
coordinarla, in netto contrasto con l’articolo 109 della Costituzione secondo
cui “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. “È
un altro tema che dobbiamo affrontare”, per Tajani. Che prosegue ringraziando
“tutto il nostro il dipartimento Giustizia per aver presentato una pdl per la
riforma della giustizia civile“.
Concetto, quello sulla polizia giudiziaria, ribadito a margine, qui sotto.
Tre nuovi obiettivi, insomma. Poi largo spazio alle storie di errori giudiziari
– al videoricordo di Enzo Tortora seguono le parole della sua storica compagna
Francesca Scopelliti, presidente del comitato ‘Cittadini per il sì – e attacchi
all’Anm e ai comitati del no. Il vicepresidente Giorgio Mulè invita a “onorare
il patto di lealtà con Berlusconi”. E, portando sul podio il burattino di
Pinocchio, lo presenta: “è il presidente onorario dell’Associazione nazionale
magistrati che diffonde balle spaziali”. Il riferimento è ai manifesti del
comitato per il no. Su cui anche il presidente del Comitato Sì Separa, Gian
Domenico Caiazza, insiste: “falsità”. “Prepariamoci a uno scontro durissimo”,
aggiunge. E il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto invita alla
“crociata per il referendum”, anche se è il segretario Tajani è già convinto
della vittoria.
Poi, nel giorno in cui il Pd lancia la sua battaglia “per smontare una riforma
che mina l’equilibrio costituzionale e la separazione dei poteri”, il
vicepremier lancia un nuovo motto: “Noi siamo il partito dei magistrati“.
Perché, sostiene, “con questa riforma puntiamo a salvaguardare la sacralità
della toga. Crediamo in questa sacralità e vogliamo toglierla dal fango dove
l’hanno buttata alcuni. Chi dice di essere dalla parte dei magistrati è contro
la sacralità del magistrati”.
L'articolo Tajani all’evento per il Sì con Dell’Utri in platea: “Ora dibattito
sull’ipotesi di togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria” proviene
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