“Pretendiamo solo che si faccia giustizia”. Antonio Tajani lo dice commentando
una tragedia avvenuta all’estero. È una frase che funziona sempre: breve,
solenne, apparentemente inattaccabile. Proprio per questo, se letta alla luce
della storia italiana recente, risulta profondamente stonata. Perché se davvero
questo Paese pretende giustizia, qualcuno dovrebbe spiegare come mai, da
decenni, la giustizia penale sembra incepparsi regolarmente quando le vittime
sono molte e le responsabilità riguardano apparati, grandi aziende,
infrastrutture pubbliche, catene decisionali complesse.
Basta scorrere la memoria collettiva: Ustica, il Moby Prince, Piazza Fontana,
Italicus, Viareggio, il ponte Morandi, il Mottarone, Rigopiano. Storie più o
meno lontane nel tempo e diversissime tra loro, ma unite da un copione ormai
noto. Processi interminabili, verità parziali, responsabilità che si sfilacciano
con il passare degli anni, pene ridotte o prescritte. E quasi mai carcere vero
per chi aveva il potere di decidere, prevenire, intervenire.
Questo non significa che non ci siano mai state sentenze. In alcuni casi le
condanne sono arrivate. Ma il punto politico è un altro: la pena detentiva
effettiva, quella che dovrebbe segnare un confine netto tra responsabilità e
impunità, resta un’eccezione rarissima. Spesso arriva tardi, quando non serve
più a nulla. Altre volte non arriva affatto.
Eppure, nello stesso ordinamento, il carcere non è affatto un tabù. Dipende da
chi è l’imputato e da quale tipo di conflitto si sta giudicando.
Lo dimostra, in modo quasi didattico, il trattamento riservato negli anni al
movimento No Tav. Nel dicembre del 2013, dopo un’azione notturna al cantiere di
Chiomonte che provocò danni materiali ma nessuna vittima, alcuni attivisti — tra
cui Chiara Borgogno — furono condannati a pene pesanti, nell’ordine dei tre o
quattro anni di reclusione. Quelle condanne, pur rimodulate nei successivi gradi
di giudizio, non sono rimaste sulla carta: mesi di carcere sono stati
effettivamente scontati.
Non si è trattato di un caso isolato. In altri procedimenti legati alle proteste
No Tav, la risposta penale è stata rapida e severa: custodie cautelari, lunghi
domiciliari, condanne pluriennali. In alcuni casi si è arrivati persino a
riesumare il reato di devastazione e saccheggio, una norma di origine fascista,
per fatti che non avevano prodotto né morti né feriti gravi. Anche figure
simboliche del movimento, come Nicoletta Dosio, hanno conosciuto direttamente il
carcere o misure detentive per iniziative di protesta e atti di disobbedienza
civile.
Qui sta la contraddizione che rende insopportabile la retorica istituzionale
sulla giustizia.
Per un’azione di protesta che blocca un’infrastruttura o danneggia un
macchinario, la macchina penale sa essere efficiente, determinata, persino
esemplare. Per una funivia che precipita, un ponte che crolla, un treno che
esplode in mezzo alle case, la stessa macchina si muove lentamente, si inceppa,
si arena.
Non è una questione di simpatia o antipatia per il movimento No Tav. È una
questione di asimmetria strutturale del diritto penale. La giustizia italiana
funziona bene quando deve reprimere il conflitto sociale. Diventa
improvvisamente fragile e indecisa quando dovrebbe colpire sistemi industriali,
grandi opere, responsabilità politiche e amministrative.
Per questo frasi come “pretendiamo che si faccia giustizia” suonano vuote.
Perché la giustizia, in Italia, non è assente: è selettiva. Colpisce verso il
basso, rallenta verso l’alto. E finché continueremo ad accettare questa doppia
misura — carcere per chi protesta, impunità di fatto per chi produce stragi —
ogni appello solenne resterà quello che è: una posa morale buona per i titoli,
pessima per la realtà.
L'articolo Crans Montana, Tajani “pretende giustizia” dalla Svizzera ma
dimentica i grandi casi italiani proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Antonio Tajani
Una serie di cyberattacchi ai portali delle sedi del ministero degli Esteri,
compresa quella di Washington, e ad alcuni siti delle Olimpiadi invernali, anche
agli alberghi di Cortina, è stata sventata. La mano dietro i tentativi? Il
vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non ha dubbi: “Si tratta di
azioni di matrice russa”.
Ad alcuni giorni dall’attacco informatico che ha bucato il sito dell’Università
La Sapienza di Roma, mettendo sotto scacco il funzionamento di numerosi rami
dell’ateneo, il capo della Farnesina svela che siti istituzionali sono
nuovamente finiti nel mirino di una banda di cyber-pirati in quello che, nella
narrazione di Tajani, pare un tentativo di guerra ibrida alla vigilia dei Giochi
invernali Milano-Cortina, al via venerdì 6 febbraio con la cerimonia di
inaugurazione. I cyberattacchi, ha sottolineato il ministro, sono stati sventati
“grazie anche al lavoro che ha fatto la nostra direzione generale con la riforma
del ministero degli Esteri”.
La sicurezza cibernetica “diventa fondamentale, quindi sono molto soddisfatto”,
ha proseguito specificando che “naturalmente abbiamo avvisato tutte le altre
autorità”. Non è escluso che i tentativi fatti nei confronti delle sedi del
ministero degli Esteri sia stati fatti dalla stessa mano artefice dell’attacco a
La Sapienza, il cui sito è stato bucato con un ransomware, un programma malevolo
in grado di rendere inaccessibili i dati sui computer, oscurandoli con una
chiave crittografica. Se il proprietario vuole riavere i dati, deve pagare un
riscatto, generalmente in criptovalute. Sulla vicenda la procura di Roma ha
aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di accesso abusivo ai sistemi
informatici.
L'articolo Tajani: “Sventati cyberattacchi russi ai siti di Milano-Cortina e
alle sedi all’estero della Farnesina” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo le polemiche, le preoccupazioni e le petizioni contro gli agenti dell’Ice
(Immigration and Customs Enforcement) in Italia, per le Olimpiadi di Milano
Cortina, il centrodestra prova rassicurare i timorosi. Secondo i vicepremier
Matteo Salvini e Antonio Tajani gli agenti americani saranno in ufficio per il
lavoro di intelligence, nessun compito operativo per garantire la sicurezza nei
luoghi pubblici. Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi terrà
un’informativa alla Camera mercoledì 4 febbraio alle 9,30. Sabato 31 gennaio a
Milano è prevista la protesta dell’Associazione nazionale dei partigiani e delle
sigle di centrosinistra.
CREPE NEL CENTRODESTRA, LETIZIA MORATTI: “INOPPORTUNA PRESENZA ICE”
“Credo” che sarà di “tre persone, che lavoreranno dentro il Consolato americano
a Milano, per dare poi eventuali informazioni alla Polizia italiana”, ha
dichiarato Tajani a margine del Consiglio Ue di Bruxelles. “La Polizia, i
Carabinieri e la Guardia di finanza sono quelli deputati e garantire l’ordine
pubblico in Italia – ha aggiunto il ministro degli Esteri – quindi non non c’è
da fare allarmismo”. Si tratta di “tre persone”, ha ribadito, e come Italia ne
“abbiamo mandati molti più di tre in occasione dei campionati di calcio in
Germania”. Per “eventi così grandi è ovvio che i vari Paesi mandano” funzionari
di polizia a collaborare “con le forze dell’ordine” locali, “è normale”. I
funzionari dell’Ice, ha rassicurato Tajani, “non si metteranno in tuta da
combattimento in mezzo alle strade”. Dunque le proteste sarebbero pretestuose:
“Inutile fare le manifestazioni, 3 funzionari che vanno nel Consolato non mi
sembrano un pericolo per la democrazia, o per la sicurezza e l’incolumità dei
cittadini italiani”.
Matteo Salvini conferma la linea di Tajani: “Ci saranno due tecnici civili nelle
sale operative quindi non ci saranno poliziotti americani per le strade di
Milano, di Cortina, di Bormio”, ha detto il ministro dei Trasporti a margine
della presentazione di un libro alla Camera dei deputati. Il leghista ha anche
esortato il sindaco di Milano Beppe Sala ad incrementare il numero di Taser in
dotazione alle forze dell’ordine locali: “Voi sapete quanti taser sono in
dotazione ai 3.200 agenti della polizia di Milano? Sei, quindi io invito il
sindaco Sala, che si occupa della polizia locale, a occuparsene al meglio e ad
andare avanti oltre la sperimentazione”, perché il dato ha “ampio margine di
miglioramento”. Tornando all’Ice, anche Fratelli d’Italia rassicura: “Qui in
Italia non potranno fare cose come le vediamo negli Stati Uniti”, ha dichiarato
il deputato Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo del partito della
premier. Daniela Santanché, in Campidoglio a Roma per un evento del Messaggero,
si limita a invocare sicurezza: “Non commento” la polemica sull’Ice. “voglio che
ci sia sicurezza: più sicurezza, più libertà”. A SkyTg24 Letizia Moratti incrina
il coro unanime della maggioranza: “Trovo inopportuno l’intervento dell’Ice
perché dovrebbe essere un corpo dedicato alle tematiche che riguardano
l’immigrazione, e in questo caso non vedo attinenza rispetto a quella che è
l’organizzazione internazionale”, ha dichiarato la presidente della Consulta di
Forza Italia. “Aggiungendo: “A livello di governo si cercherà di capire e
gestire al meglio questa situazione nell’ambito dei rapporti di amicizia col
governo americano”.
LE PROTESTE DEL CENTROSINISTRA E IL PRESIDIO DI PIÙEUROPA
“Un corpo che abbiamo potuto vedere all’opera nelle strade delle città americane
provocando paura, compiendo esecuzioni a freddo: una loro presenza in Italia la
trovo totalmente folle”, ha affermato Nicola Fratoianni di Avs, parlando con i
cronisti davanti a Montecitorio. “Molto grave che il governo abbia detto sì e
che non abbia avuto la schiena dritta per dire no grazie. Ma è ancora in tempo
per poterlo dire”, ha esortato Fratoianni. “Con le ricette di Matteo Salvini in
tema di sicurezza l’Ice era già in Italia”, gli ha fatto eco Filiberto Zaratti,
capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera: “Stretta
sulle manifestazioni, offerta di scudo penale per gli agenti in strada, uso dei
fenomeni criminali per reprimere i migranti, anche i ragazzini. E’ la visione di
uno Stato pericolosamente autoritario”.
Oggi pomeriggio all’ambasciata Usa a Roma si è tenuto il sit-in di PiùEuropa
contro gli agenti Ice in Italia. “Esprimiamo vicinanza e amicizia al popolo
americano che ha visto la propria democrazia sfigurata dall’azione di Trump”, ha
detto Riccardo Magi. Al presidio hanno partecipato con fischietti, cartelli e
bandiere, delegazioni di Volt Europa, Gaynet, Azione con Fabrizio Benzoni e il
Psi con Bobo Craxi.
“La sicurezza dei cittadini è stata stravolta da esecuzioni in strada e in pieno
giorno di cittadini americani. Il governo italiano non ha saputo esprimere una
condanna ferma e ha accettato anche la vergogna che ci siano agenti Ice sul
nostro territorio”, ha rincarato il segretario di PiùEuropa. “Il punto non è che
non saranno addetti a mansioni di ordine pubblico, ci mancherebbe altro. Il
punto è politico e il governo italiano – ha sottolineato Magi – si è dimostrato
ancora una volta senza dignità. Meloni, Tajani e Piantedosi hanno fatto il gioco
delle tre scimmiette: non parlo, non vedo, non sento”.
LA MANIFESTAZIONE DI SABATO
Sabato 31 gennaio a Milano è prevista la manifestazione dal titolo eloquente:
“Agenti Ice a Milano? No grazie”. Il presidio – convocato da molte sigle,
politiche e non – inizierà alle 14:30 in piazza XXV aprile, con l’invito degli
organizzatori a portare dei fischietti, simbolo della protesta di Minneapolis
contro gli agenti per l’immigrazione. Dal Pd all’Anpi, dalla Cgil ai Sentinelli,
la protesta è stata rilanciata da tutte le organizzazioni milanesi di
centrosinistra: “Invitiamo le sezioni ad essere presenti con le loro bandiere”,
è l’appello di Primo Minelli, presidente dell’Anpi Provinciale, mentre i
Sentinelli spiegano che “la presenza dei nazistoidi dell’Ice nel nostro Paese,
nella nostra città, in occasione delle Olimpiadi, ci indigna. Come l’ennesima
resa di un Governo che non osa mai tenere la schiena dritta con l’amichetto
Trump”. Il sindaco Beppe Sala non parteciperà alle proteste di piazza per via di
altri impegni. Ma aveva già espresso la se critiche al governo: “Da italiano non
mi sento tutelato da Piantedosi”, “questa è una milizia che uccide”, aveva
dichiarato il primo cittadino di Milano a Rtl 102.5. Oggi ha ribadito: “l’idea
che sul nostro territorio ci sia questa milizia non mi va”.
L'articolo Ice in Italia, Tajani rassicura: “Tre agenti in ufficio, non in tuta
da combattimento” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’annuncio è arrivato da Kaja Kallas. “La repressione non può restare senza
risposta – ha scritto sui social l’Alto rappresentante per la politica estera
dell’Ue -. I ministri degli Esteri dell’Ue hanno appena compiuto il passo
decisivo di designare la Guardia rivoluzionaria iraniana come organizzazione
terroristica. Ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando
per la propria rovina”. E’ emerso “il consenso” sulla definizione dei pasdaran
come organizzazione terroristica ma “questo non significa che non si debba
dialogare” con Teheran, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a
margine del Consiglio esteri riunito a Bruxelles. A far cambiare linea
all’Italia, ha spiegato il capo della Farnesina, sono state “le migliaia e
migliaia di morti che ci sono stati, trenta mila forse non sappiamo. Si parla di
una carneficina, se a Gaza sono ci sono stati sessanta mila morti e in Iran
trenta mila allora è una situazione paragonabile a Gaza, e davanti a tutto
questo per forza dovevamo avere un atteggiamento di condanna”.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito la decisione “un
grave errore strategico“. “Diversi Paesi stanno attualmente tentando di evitare
lo scoppio di una guerra totale nella nostra regione. Nessuno di loro è europeo.
L’Europa è invece impegnata ad alimentare il fuoco”, ha affermato il capo della
diplomazia di Teheran in un messaggio su X. “Dopo aver perseguito la strategia
dello ‘snapback’ (ovvero il ripristino delle sanzioni nucleari, ndr) su
richiesta degli Stati Uniti, sta ora commettendo un altro grave errore
strategico, definendo le nostre forze armate nazionali come una presunta
‘organizzazione terroristicà”, ha dichiarato ancora Araghchi. “Inoltre, poiché
il continente subirà sicuramente un massiccio impatto da una guerra totale nella
nostra regione, tra cui le conseguenze a catena dell’aumento dei prezzi
dell’energia, l’attuale posizione dell’Ue è profondamente dannosa per i suoi
stessi interessi”, ha aggiunto il ministro iraniano.
Una prima risposta è già arrivata. Press Tv ha reso noto che le forze navali dei
Pasdaran terranno esercitazioni militari con navi di guerra nello Stretto di
Hormuz i prossimi 1 e 2 febbraio. L’esercitazione potrebbe potenzialmente
interrompere il traffico in una rotta attraverso la quale passa il 20% di tutto
il petrolio mondiale. Lo stretto di Hormuz è infatti la rotta di esportazione
petrolifera più importante al mondo e collega i maggiori produttori di petrolio
del Golfo, come Arabia Saudita, Iran, Iraq ed Emirati Arabi Uniti, con il Golfo
di Oman e il Mar Arabico.
L'articolo Iran, Kallas: “Pasdaran inseriti nelle lista delle organizzazione
terroristiche dell’Ue”. Teheran: “Grave errore strategico” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Forse ispirati dal pensatore che regge dalla Farnesina le precarie sorti della
politica estera italiana, i vertici del Cnr hanno deciso di eliminare l’Istituto
di studi giuridici internazionali, che pure vanta quarant’anni di proficua
esistenza segnati dallo svolgimento di vari importanti ricerche sulla prassi
italiana di diritto internazionale, i diritti umani, le migrazioni, le
organizzazioni internazionali, l’ambiente e molti altri temi ancora.
Che farsene infatti di un diritto che vale, se vale, solo fino a un certo punto
(su quale sia tale punto ho azzardato una mia spiegazione)? E che senso ha
studiarlo, visto che si tratta di un oggetto scientificamente quantomai vago e
indeterminato? Tanto varrebbe dedicarsi ad approfondire il sesso degli angeli o
la natura dell’araba fenice. Visto anche e soprattutto che di soldi, almeno a
parere di lorsignori, ne porta ben pochi, a fronte dei sostanziosi investimenti
per la ricerca in materia bellica, che inondano di soldi tutti coloro che,
compresi i ricercatori – stanchi di irricevibili utopie tipo pace, Nazioni
Unite, diritti umani e simili – hanno scelto responsabilmente di occuparsi di
armamenti e della guerra che prima o poi arriverà.
A parziale discolpa degli attuali esecutori materiali del malsano progetto, può
aggiungersi che l’idea di sopprimere l’organo di ricerca dedito allo studio del
diritto internazionale non è del tutto nuova e originale. Fu lanciata dieci anni
fa circa, con la consueta motivazione di stampo burocratico di “razionalizzare”
la rete scientifica, ma l’attacco venne respinto. Oggi il nuovo assalto potrebbe
avere successo, dato che i finanziamenti alla ricerca diventano sempre più
scarsi e selettivi e lo “spirito dei tempi” è totalmente contrario a qualsiasi
diritto, specie se internazionale.
Basti pensare che alla Casa Bianca risiede, e salvo gradite sorprese pare
destinato a permanervi per almeno altri tre anni, un signore che più che a
Grozio o altri illustri giuristi ha preso a modello Al Capone, l’Olonese e altri
illustri esponenti della malavita e della pirateria internazionali, come
dimostrato dall’impresa terroristica con la quale, facendo centinaia di vittime,
ha sequestrato il presidente del Venezuela Nicolas Maduro e la sua compagna,
anch’essa dirigente politica, Cilia Flores, nel tentativo peraltro fallito di
imporre la sua volontà a detto Stato sovrano; e si sta ora probabilmente
preparando ad eliminare coloro che del presidente venezolano hanno
legittimamente preso il posto, e lo occuperanno finché permane l’impedimento –
del tutto illegittimo – determinato dall’azione illecita dei criminali a stelle
e a strisce.
Sto parlando di Donald Trump che, per governare Gaza, si è costruito una
struttura, denominata Board of peace, fatta a sua immagine e somiglianza e che
vorrebbe presiedere a vita; destinata, secondo i suoi deliranti desideri, a
prendere il posto delle Nazioni Unite, organizzazione che del resto, quantomeno
a partire da 60 anni a questa parte – e cioè da quando nell’Assemblea generale,
in virtù del processo storico di decolonizzazione, si è insediata una
maggioranza ostile – gli Stati Uniti non hanno mai amato, ma che oggi con Trump
hanno cominciato apertamente ad odiare.
Un presidente degli Stati Uniti che considera diritto internazionale, sovranità
degli Stati, diritti umani e simili solo come sgradevoli ostacoli alla sua
personale brama di potere e ricchezza spropositati, come dimostrato
dall’oltranzistico sostegno al genocidio del popolo palestinese e dalla
persecuzione sfrenata dei migranti e, fino ad ammazzarli a sangue freddo, di
chiunque sia solidale con loro.
L’Italia è sempre stata una succursale degli Stati Uniti ma, da quando ci sono
Meloni, Tajani, Crosetto & C., è diventata una sorta di filiale di Trump. Che
spazio può esserci per lo studio del diritto internazionale in un Paese del
genere, governato da una presidente del Consiglio che, unica al mondo, non si è
vergognata di giustificare il sequestro criminale di Nicolas Maduro e Cilia
Flores, blaterando in modo dissennato di “guerra ibrida” condotta col preteso
narcotraffico che, come sanno gli specialisti del ramo, non riguarda per nulla
il Venezuela, del cui governo gli Stati Uniti si vogliono sbarazzare, come del
resto dicono apertamente, per mettere le mani sulle cospicue risorse naturali,
specie petrolifere, del Paese?
Sudditanza assoluta dimostrata anche dal totale supporto a Israele, i cui
militari, dopo aver più volte bombardato le forze dell’Unifil compreso il
contingente italiano, si permettono di far inginocchiare i nostri carabinieri
puntando loro alla testa armi forse comprate in Italia o comunque in Occidente.
In effetti a un Paese con la dignità così tanto degradata il diritto
internazionale non serve.
L'articolo Il Cnr elimina l’Istituto di studi giuridici internazionali: che
farsene infatti, se il diritto vale solo fino a un certo punto? proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Prima il question time in Senato giovedì 22 gennaio, durante il quale si era
schierato a favore di “sanzioni” contro “chi ha ordinato i massacri e li ha
eseguiti”, aveva detto riferendosi alla repressione delle manifestazioni delle
scorse settimane da parte del regime in Iran. Quindi lunedì il post su X con cui
ha annunciato di voler chiedere l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle
organizzazioni riconosciute come terroristiche dall’Ue. Oggi Teheran ha risposto
al ministro degli Esteri Antonio Tajani convocando l’ambasciatore italiano.
Il governo italiano è favorevole a “un nuovo pacchetto di sanzioni incisive ed
efficaci dirette contro chi ha ordinato i massacri e li ha eseguiti” in Iran,
aveva detto giovedì il capo della Farnesina a palazzo Madama, spiegando che l’Ue
sarebbe intenzionata ad approvare le misure “già in occasione del prossimo
Consiglio affari esteri a Bruxelles la settimana prossima”. “Stiamo valutando se
inserire nella lista delle organizzazioni terroristiche nel complesso i
Pasdaran”, aveva aggiunto, spiegando che “sono due cose distinte”.
Lunedì Tajani è tornato sulla questione: “Le più recenti rivelazioni sulle
perdite subite dalla popolazione iraniana durante le proteste impongono una
risposta chiara”, ha premesso lunedì in tarda mattinata sul social network.
Quindi l’annuncio: “Giovedì al Consiglio Affari Esteri proporrò, in
coordinamento con gli altri partner, l’inclusione dei Guardiani della
Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche oltre che sanzioni
individuali contro i responsabili di questi atti efferati”.
Una prima risposta era arrivata poche ore dopo dall’Ambasciata iraniana a Roma:
“Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica è parte del sistema difensivo
e militare dell’Iran, la cui istituzione si basa sulla Costituzione e su altre
leggi. Qualsiasi azione contro questa istituzione legale è in contrasto con le
norme del diritto internazionale. Negli ultimi anni, questo organismo ha svolto
un ruolo centrale nel contrasto alle minacce terroristiche nella regione.
Riteniamo che questa decisione sbagliata da parte dell’Unione Europea contro
l’Iran non porterà ad alcun risultato se non a facilitare e rafforzare
l’approccio anti-iraniano degli Stati Uniti e a creare le condizioni per un
attacco militare contro l’Iran”.
Oggi è arrivata la presa di posizione di Teheran, che ha convocato
l’ambasciatore italiano parlando di “dichiarazioni irresponsabili del ministro
degli Esteri italiano”, riferiscono i media di Stato, ripresi da Iran
International. Secondo i media iraniani, il direttore generale del ministero
degli Esteri per l’Europa occidentale ha messo in guardia l’ambasciatrice Paola
Amadei da quelle che ha descritto come “conseguenze dannose” in caso di
inserimento delle Guardie Rivoluzionarie nella lista Ue delle organizzazioni
terroristiche e ha esortato l’Italia a rivedere quelli che ha definito “approcci
sconsiderati” nei confronti del paese mediorientale.
L'articolo Iran, Tajani: “I Pasdaran siano inclusi nella lista Ue dei gruppi
terroristici”. Teheran convoca l’ambasciatore italiano proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Stavano svolgendo un sopralluogo per preparare una missione degli ambasciatori
dell’Ue in un villaggio vicino Ramallah, in territorio dell’Autorità Nazionale
Palestinese, quando sono stati minacciati da un uomo – “presumibilmente un
colono” israeliano – che ha puntato su di loro un fucile. Protagonisti sono due
carabinieri italiani che sono stati così fermati illegalmente domenica dal
colono in Cisgiordania, “sono stati fatti inginocchiare” sotto il tiro di un
fucile mitragliatore e ”interrogati”, come riferiscono fonti del governo.
Considerata la gravità dell’episodio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani –
rende noto la Farnesina – ha chiesto di convocare l’ambasciatore di Israele in
Italia per chiedere chiarimenti e confermare la dura protesta sull’episodio.
L’ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha anche indirizzato una “nota verbale” di
protesta formale al governo israeliano. I militari – con passaporti e tesserini
diplomatici e auto con targa diplomatica – seguendo le regole di ingaggio
ricevute, hanno evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali.
Secondo quanto reso noto, l’uomo ha passato loro una persona al telefono, non
identificatasi, che ha affermato che i due si trovavano all’interno di un’area
militare e dovevano allontanarsi. Da verifica con il Cogat (il Comando militare
israeliano per il Territori palestinesi occupati) è stato confermato che non
esiste nessuna area militare in quel punto. Il personale militare dei
Carabinieri è poi rientrato incolume in Consolato e ha riportato all’Ambasciata
e alla catena di comando dell’Arma i fatti avvenuti.
L’ambasciatore italiano a Tel Aviv ha coinvolto il Ministero degli Affari
Esteri, il Cogat, lo Stato maggiore delle Idf, la polizia e lo Shin Bet (il
servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi). La
Farnesina, rende noto, che prevede di compiere nuovi passi di protesta al
massimo livello politico.
L'articolo Cisgiordania, carabinieri fatti inginocchiare da un colono sotto il
tiro di un mitragliatore: Tajani convoca l’ambasciatore israeliano proviene da
Il Fatto Quotidiano.
La visita dell’estremista di destra Tommy Robinson al ministero dei Trasporti,
dove ha posato mano nella mano con Matteo Salvini, scatena una nuova lite tutta
interna alla maggioranza. Uno scontro senza esclusione di colpi quello tra
Antonio Tajani e lo stesso leader della Lega. Perché uno come Robinson –
xenofobo, già condannato per possesso di cocaina, frode, stalking e ingresso
irregolare negli Stati Uniti – dice senza mezzi termini il segretario di Forza
Italia “è incompatibile con i miei valori”. Sulla carta – stando all’uso di
droghe e alla violazione delle frontiere americane – dovrebbe esserlo anche con
quelli di Salvini, che invece parla di “battaglie comuni” e agita la bandiera
della libertà di parola e pensiero.
TAJANI: “LUI FA IL SUO, NOI IL NOSTRO”
“Salvini vede chi vuole, io non lo incontrerò. Lui fa il suo, noi facciamo il
nostro”, ha sottolineato Tajani. Nelle orecchie dell’altro vicepremier, però,
deve essere rimasta soprattutto quella espressione (“incompatibile con i miei
valori”) perché durante la kermesse della Lega in Abruzzo non ha usato mezzi
termini: “Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver
votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa
risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare”.
SALVINI: “VEDO CHI FICO SECCO VOGLIO”
Quindi l’affondo: “Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare,
se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”, si è chiesto
retoricamente. La vicenda dell’incontro in una sede istituzionale era deflagrata
nella giornata di sabato, come ha raccontato Ilfattoquotidiano.it. Partito
Democratico e Avs avevano chiamato in causa proprio Tajani, chiedendo al
ministro degli Esteri cosa ne pensasse di quel faccia a faccia. Robinson, del
resto, ha un curriculum politico e di guai giudiziari non indifferente.
CHI È TOMMY ROBINSON, STAR DELL’ULTRADESTRA
Classe 1982, nato a Luton, registrato all’anagrafe come Stephen Christopher
Yaxley-Lennon, è la star dell’estrema destra britannica, orgogliosamente
antislamico e islamofobo, simpatizzante di Vladimir Putin e conta quasi 2
milioni di follower su X. In passato ha fondato l’English Defence League ed è
stato consigliere dell’Ukip durante la leadership di Gerard Batten. Nel 2024 è
stato accusato di aver diffuso informazioni errate sull’autore
dell’accoltellamento di Southport, un crimine efferato che vedeva coinvolto un
17enne – cittadino britannico nato in Galles figlio di rifugiati ruandesi – che
uccise 3 bambine a una festa di compleanno. Robinson sosteneva che si trattasse
di un richiedente asilo musulmano e soffiò così tanto sul fuoco da provocare una
delle rivolte più violente che il Regno Unito ricordi.
COCAINA, FRODE E STALKING: IL CURRICULUM GIUDIZIARIO
Molti anni fa era finito nei guai perché trovato in possesso di 4 grammi di
cocaina, nel 2012 ha patteggiato una pena per frode sui mutui e nel 2021 è stato
denunciato – ricevendo un’ordinanza restrittiva – per stalking nei confronti
della giornalista Lizzie Dearde, messa nel mirino per aver denunciato l’uso
improprio dei fondi arrivati a Robinson nel corso della sua detenzione. Sempre
nel 2012 entrò illegalmente negli Stati Uniti utilizzando un passaporto falso e,
pizzicato dagli agenti dell’aeroporto JFK di New York, scappò dallo scalo e il
giorno seguente rientrò nel Regno Unito utilizzando il suo passaporto: venne
condannato a 10 mesi di reclusione dopo essersi dichiarato colpevole. Ma perché
aveva mentito ai controlli? Per un precedente reato legato agli stupefacenti, di
nuovo, che gli avrebbe impedito di mettere piede negli Stati Uniti.
L'articolo L’estremista Robinson al Mit spacca FI e Lega. Tajani: “Incompatibile
con i miei valori”. Salvini: “Vedo chi voglio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“L’importante è ottenere questa straordinaria riforma della giustizia. Sarà il
miglior regalo a Silvio Berlusconi, onoreremo la sua memoria in maniera
concreta”. Parola del vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani.
L’omaggio al fondatore del partito arriva sabato durante un evento per il Sì al
referendum all’Ergife di Roma. La faccia di Berlusconi occhieggia da molti
video, ma la presenza più ingombrante nella sala gremita di militanti e truppe
cammellate, riferisce Repubblica, è quella del sodale e cofondatore di FI
Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Mai
citato tra i ringraziamenti, annota il quotidiano romano, “ascolta, non
applaude, poi sparisce”.
Dal palco Tajani rivendica l’impianto della riforma di Carlo Nordio che anche
Cesare Previti – condannato in via definitiva nel 2006 al processo Imi-Sir – ha
accolto con soddisfazione. Ma aggiunge che “non basta la separazione delle
carriere, non basta la riforma del Csm. Serve completare. Penso alla
responsabilità civile“, rilancia, “penso anche ad aprire un dibattito se è
giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità
dei magistrati. Discutiamone, parliamone”. È un progetto a cui da tempo lavora
Nordio. Il pm non potrebbe più disporre della pg per le sue indagini e
coordinarla, in netto contrasto con l’articolo 109 della Costituzione secondo
cui “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”. “È
un altro tema che dobbiamo affrontare”, per Tajani. Che prosegue ringraziando
“tutto il nostro il dipartimento Giustizia per aver presentato una pdl per la
riforma della giustizia civile“.
Concetto, quello sulla polizia giudiziaria, ribadito a margine, qui sotto.
Tre nuovi obiettivi, insomma. Poi largo spazio alle storie di errori giudiziari
– al videoricordo di Enzo Tortora seguono le parole della sua storica compagna
Francesca Scopelliti, presidente del comitato ‘Cittadini per il sì – e attacchi
all’Anm e ai comitati del no. Il vicepresidente Giorgio Mulè invita a “onorare
il patto di lealtà con Berlusconi”. E, portando sul podio il burattino di
Pinocchio, lo presenta: “è il presidente onorario dell’Associazione nazionale
magistrati che diffonde balle spaziali”. Il riferimento è ai manifesti del
comitato per il no. Su cui anche il presidente del Comitato Sì Separa, Gian
Domenico Caiazza, insiste: “falsità”. “Prepariamoci a uno scontro durissimo”,
aggiunge. E il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto invita alla
“crociata per il referendum”, anche se è il segretario Tajani è già convinto
della vittoria.
Poi, nel giorno in cui il Pd lancia la sua battaglia “per smontare una riforma
che mina l’equilibrio costituzionale e la separazione dei poteri”, il
vicepremier lancia un nuovo motto: “Noi siamo il partito dei magistrati“.
Perché, sostiene, “con questa riforma puntiamo a salvaguardare la sacralità
della toga. Crediamo in questa sacralità e vogliamo toglierla dal fango dove
l’hanno buttata alcuni. Chi dice di essere dalla parte dei magistrati è contro
la sacralità del magistrati”.
L'articolo Tajani all’evento per il Sì con Dell’Utri in platea: “Ora dibattito
sull’ipotesi di togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
“Possiamo comprendere l’indignazione, ma in Svizzera abbiamo procedure diverse
da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti”. Così il
presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, in un video pubblicato
sul sito del quotidiano Blick. “Dobbiamo rispettare la separazione dei poteri e
la politica non deve interferire. La giustizia deve svolgere le sue indagini in
modo trasparente e pagare eventuali errori. La stessa cosa vale sul piano
politico”, ha aggiunto Parmelin, rispondendo all’Italia che, attraverso un
comunicato di Palazzo Chigi, ha espresso “indignazione” per la scarcerazione di
Jacques Moretti, proprietario del bar Le Constellation di Crans-Montana.
Il video è citato online anche da RSI – Radiotelevisione svizzera di lingua
italiana – che ricorda che Parmelin ha incontrato ieri a Crans-Montana i
familiari delle vittime italiane del rogo. Ha ascoltato le loro richieste e ha
delineato il percorso che la Svizzera intende seguire. “Le famiglie chiedono
trasparenza completa per poter capire cosa è successo”, ha dichiarato in
un’intervista alla RTS dopo l’incontro. Il loro obiettivo è “fare esperienza
della giustizia e assicurare che le procedure vengano condotte correttamente”.
Un percorso, ha ammesso, che “ha bisogno di un accompagnamento che durerà molto
a lungo“.
L'articolo Crans Montana, il presidente della Svizzera risponde a Meloni: “La
politica non deve interferire con la giustizia” proviene da Il Fatto Quotidiano.