Secondo l’ultimo studio condotto da carVertical, società leader nell’analisi dei
dati automobilistici, il mercato dell’usato nel Bel Paese presenta zone d’ombra
allarmanti: il 7,8% dei veicoli danneggiati che circolano sulle nostre strade ha
subito in passato sinistri gravi, con danni pari o superiori al 50% del loro
valore di mercato.
Il problema non è solo l’entità del danno, ma la gestione successiva al
sinistro. Se per la maggior parte dei veicoli (77,2%) si parla di piccoli
interventi estetici, per quel quasi 8% di casi critici la riparazione risulta
spesso economicamente svantaggiosa.
È qui che si innesca un meccanismo pericoloso: venditori poco scrupolosi
acquistano “relitti”, effettuano riparazioni low cost con ricambi di bassa
qualità e rimettono il mezzo sul mercato, omettendo informazioni vitali.
“Riparare un’auto gravemente danneggiata spesso non conviene,” spiega Matas
Buzelis, esperto di carVertical: “Questo spinge a interventi superficiali che
nascondono difetti strutturali agli ignari acquirenti”.
Di norma, le assicurazioni gettano la spugna quando i costi di ripristino
toccano il 70-75% del valore dell’auto. Questi veicoli, teoricamente destinati
alla rottamazione, finiscono spesso in una “zona grigia”: vengono riparati al
risparmio e spediti all’estero, dove la tracciabilità è più complessa. Ogni
anno, circa 3,5 milioni di auto “scompaiono” dai registri dell’Unione Europea:
molte di queste continuano a circolare in altri Paesi o vengono smantellate
illegalmente per alimentare il mercato dei ricambi usati di dubbia provenienza.
Lo studio di carVertical, inoltre, sfata anche un mito consolidato: quello della
superiorità dell’usato d’importazione. La Germania registra una percentuale di
danni gravi (7,7%) quasi identica a quella italiana, seguita da Svezia (5,8%) e
Spagna (4,5%). Fidarsi ciecamente della reputazione dei mercati nordeuropei può
essere un errore costoso, poiché proprio da questi Paesi parte il flusso
principale di esportazioni verso il resto del continente.
Per evitare di trovarsi tra le mani un’auto che non sarebbe nemmeno idonea alla
circolazione, gli esperti consigliano una “verifica dello storico” dell’auto,
utilizzare report basati sul numero di telaio per tracciare incidenti e passaggi
di proprietà transfrontalieri. Importante anche un’ispezione professionale,
ovvero non limitarsi a un esame visivo, ma portare il veicolo in un’officina
autorizzata. E, infine, l’immancabile test drive, utile per verificare il
comportamento dinamico dell’auto su strada prima di qualsiasi acquisto.
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gravi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dopo quasi quattro anni di dominio incontrastato sul mercato delle auto usate in
Italia, nel 2025 la Fiat 500 ha perso il suo scettro di vettura più desiderata
dai consumatori, spodestata dalla Volkswagen Golf. Il sorpasso della compatta
tedesca, che ha conquistato il 3,9% delle preferenze totali, riflette che gli
automobilisti italiani cercano auto più comode e spaziose, a costo di rinunciare
all’agilità tipica di una city-car.
Questo spostamento verso i marchi teutonici è confermato dall’intero podio delle
ricerche, dove l’Audi A3 si è stabilizzata al secondo posto con il 3,1% delle
preferenze, seguita dalla Mercedes-Benz Classe A. Nonostante la perdita del
primato nel singolo modello, il marchio Fiat riesce comunque a mantenere la
leadership complessiva come brand più presente nel mercato dell’usato, forte di
una gamma che vede nella Panda e nella 500X, due pilastri fondamentali per chi
cerca praticità e costi di manutenzione contenuti.
Rimane desiderato anche il brand Alfa Romeo, che grazie alla Stelvio e alla
sempre verde Giulietta continua ad attrarre una vasta schiera di appassionati (e
non). È quanto emerge dalla classifica delle vetture di seconda mano redatta da
Autohero, il grande rivenditore indipendente europeo di auto usate.
I prezzi medi dell’usato? Hanno iniziato a scendere, facendo registrare un calo
del 3,4%, seppur in maniera non uniforme: mentre le auto con molti anni sulle
spalle diventano più accessibili, le vetture immatricolate tra il 2020 e il 2023
mantengono quotazioni elevate a causa della scarsa disponibilità di esemplari
prodotti in quel triennio.
Nonostante le crescenti restrizioni alla circolazione nei centri urbani, il
motore diesel si conferma ancora una volta il preferito nel mercato dell’usato,
rappresentando la scelta d’elezione per chi percorre molti chilometri.
Parallelamente, si assiste a una crescita costante ma lenta delle alimentazioni
alternative: se le auto ibride hanno ormai consolidato una quota superiore al
10%, l’elettrico puro resta ancora una scelta di nicchia, confinata a poco più
dell’1% delle transazioni e trainata quasi esclusivamente dalla Tesla Model 3.
La crescente richiesta di modelli premium tedeschi e SUV di lusso ha portato con
sé un aumento dei tentativi di truffa legati alla manomissione dei chilometri,
con modelli come l’Alfa Romeo Stelvio e diverse vetture Range Rover che
risultano statisticamente più esposte a discrepanze chilometriche nei dati
storici del veicolo.
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italiani proviene da Il Fatto Quotidiano.