Tag - Mare

Quand’ero piccolo la mia spiaggia era senza cemento e io vincevo sempre la gara di corsa e tuffi: ora perdiamo tutti
di Angelo Bianco Quando ero piccolo io, la mia spiaggia era senza cemento a contornarla, il mare era il suo migliore amico, non ne aveva paura. C’era da quando c’erano miei nonni e ancora prima, e io la ricordo così dai loro racconti. Era distesa dalla strada fino al cielo, la sabbia era fine, dorata e, un po’ più in là della riva, c’era un pontile. Era lungo, di legno nero e verde, consumato dalle onde, che univa la riva al mare aperto, trasparente, azzurro, di schiuma allegra. L’estate da noi iniziava quando noi iniziavamo la gara: a Paola, giù al sud in Calabria, non c’era mai l’inverno. La regola era una sola, vinceva chi correva più veloce sulla pista dorata e calda, si toglieva via i jeans, io avevo i levi’s 501, le scarpe consumate di tennis, e arrivava a nuoto per primo sul pontile e poi, senza fermarsi, si tuffava “a bomba”. Capitava che alla premiazione ci fosse anche la musica, era il suono del treno del “sole”, che correva lungo la ferrovia, che era sopra la piccola collina, noi gli facevamo “ciao” con le mani. Il fischio arrivava fino a Torino, a bussare ai cancelli della Mirafiori, la Fiat. Io vincevo, quasi sempre, ma anche Francesco era veloce. Lui era alto e magrolino, era il secchione della scuola con i suoi occhiali piccoli di metallo. Voleva fare il medico, un giorno mi curò una ferita, mi ero graffiato la mano sul pontile. E poi c’era Antonio, lui era bravo in matematica e Giuseppe, lui non aveva proprio voglia di studiare, andava già in officina dal suo papà, “u’ mastruCiccio.” Ogni anno correvamo un po’ sempre di meno, la spiaggia era sempre un po’ più corta e il pontile era, sempre, un po’ più lontano ma io vincevo sempre, Francesco restava a studiare, con gli altri non c’era davvero gara. Era bello il mio mare ma era diventato sempre più grande, a volte ruggiva come un leone in gabbia, la sabbia era la sua preda anche perché non ce n’era rimasta molta, il cemento l’aveva inghiottita. Adesso c’erano le case costruite contro natura, sul condono della follia, gli stabilimenti, gli ombrelloni allineati, stretti da far sudare le ascelle, ogni anno una fila e un mattone di più, sempre uno di più. Io sono rimasto al mio paese, non volevo andare via, io amo il mio paese anche se non c’è rimasto nessuno, gli amici sono andati via, anche se l’officina di mastrucicciu è chiusa. Ho fatto mille lavori, tutti quelli che mi offrivano, a me bastava così e, appena finivo, io correvo sempre al mio mare. Francesco adesso è un anestesista, lavora al nord, è sempre magro. Antonio, invece, lui è un precario della scuola, insegna matematica, non ha una dimora fissa. Giuseppe ha preso quel treno, le macchine adesso le costruisce in una catena di montaggio, ha tre figli e ha messo su un po’ di pancia. Quest’estate ci siamo ritrovati tutti insieme, ancora una volta, stesso mare, stesso posto ma era tutto cambiato. La sabbia era solo una lingua sottile e io non ce l’ho fatta a raggiungere il pontile, era troppo lontano, abbiamo acceso un piccolo falò e riscaldati i ricordi. L’inverno a Paola, quest’anno, è iniziato subito, sono giorni che piove, non smette più, tutti hanno paura di uscire. Le onde del mare sono alte da oscurare il cielo, il vento piega gli alberi della passeggiata. Esco, la spiaggia non c’è più, sento il ruggito ma io non ho paura, è il mio mare. Sono solo, i miei jeans si bagnano sempre un po’ di più, ho gli stivaloni, le macchine galleggiano come avevo visto alla tv, il colore dell’acqua non è più azzurro. All’improvviso non vedo più niente, sto correndo veloce nell’acqua, sempre più veloce, come quando ero bambino, Francesco non sarebbe capace di raggiungermi ma vorrei che fosse qui, a tenermi ancora la mano. C’è qualcosa che urto contro l’anima, è fatto di legno, sì, ci sono arrivato, è il pontile ma questa volta non ce l’ho fatta a salire, le onda mi hanno portato via, non sono più allegre. Questa volta ho perso, questa volta ha vinto il mare e la natura, questa volta abbiamo perso tutti. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Quand’ero piccolo la mia spiaggia era senza cemento e io vincevo sempre la gara di corsa e tuffi: ora perdiamo tutti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Blog
Ambiente
Cambiamenti Climatici
Calabria
Mare
Una nuova specie invasiva nella laguna di Venezia: le Noci di mare mettono in pericolo ecosistema e pesca
Tra i canali di Venezia è sbarcato un nuovo “alieno”. Una delle 100 specie invasive più dannose al mondo, lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi detto anche “Noce di mare”, rischia di mettere in pericolo l’ecosistema marino e l’economia ittica della laguna di Venezia con la sua diffusione. Tra le cause di questo fenomeno ci sono gli effetti sulle acque del cambiamento climatico, circostanza che favorisce la proliferazione delle Noci a discapito di altri organismi dell’habitat. L’avvertimento viene da una ricerca realizzata dall’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale e pubblicata su Estuarine, Coastal and Shelf Science, rivista accademica internazionale che si occupa di scienze oceanografiche e costiere, con il titolo ‘An invader chronicles: local ecological niche of Mnemiopsis leidyi in the Venice Lagoon‘. La noce di mare è un organismo marino trasparente e gelatinoso che raggiunge solitamente una lunghezza compresa tra 7 e 12 centimetri. E rappresenta un pericolo per le lagune mediterranee perché, come ha spiegato il ricercatore di UniPd Filippo Piccardi, il contesto è “caratterizzate da una forte variabilità spaziale e stagionale delle condizioni ambientali” e ancora non si conosce l’impatto delle noci su di esso. Il primo autore dello studio ha spiegato che lui e i suoi colleghi hanno “adottato un approccio interdisciplinare e monitorato per due anni la distribuzione spaziale della specie con esperimenti controllati per definire le principali soglie ambientali di sopravvivenza”. I risultati hanno evidenziato “un andamento stagionale [della specie ndr], con bloom (eventi di riproduzione massiva) in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno”, dei periodi che sono correlati alla temperature e alla salinità dell’acqua durante l’anno. Questo ctenoforo è una specie resistente: riesce a sopravvivere tra i 10 e i 32 °C e un grado di salinità compreso tra i 10 e i 34 grammi di sale per litro d’acqua. Un concetto che è stato ribadito anche da Valentina Tirelli, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale: “I nostri risultati suggeriscono che i cambiamenti climatici in atto potrebbero favorire condizioni ambientali sempre più idonee a questo ctenoforo, incrementandone la presenza in grandi aggregati e, di conseguenza, aumentando il rischio di severe ripercussioni sul funzionamento dell’intero ecosistema lagunare”. La coautrice dello studio si è detta soddisfatta perché il lavoro svolto “fornisce nuove informazioni sulla nicchia ecologica di questa specie nella laguna di Venezia”. Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, ha dichiarato che la noce di mare rappresenta “una nuova calamità, peggiore del granchio blu” perché oltre al plancton “divora lo stadio larvale di pesci, molluschi e crostacei”. Uno scenario che si è già verificato: “Soltanto nell’alto Adriatico, negli ultimi mesi, la pesca alle vongole ha registrato un crollo del fatturato da 120 a 13 milioni, con la cessazione di 700 partite iva”. Per questo, l’eurodeputata ha chiesto alla Commissione europea di adottare “delle azioni urgenti, con misure di compensazione dedicate”. L'articolo Una nuova specie invasiva nella laguna di Venezia: le Noci di mare mettono in pericolo ecosistema e pesca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ricerca Scientifica
Venezia
Scienza
Granchio Blu
Mare