Tra i canali di Venezia è sbarcato un nuovo “alieno”. Una delle 100 specie
invasive più dannose al mondo, lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi detto anche “Noce
di mare”, rischia di mettere in pericolo l’ecosistema marino e l’economia ittica
della laguna di Venezia con la sua diffusione. Tra le cause di questo fenomeno
ci sono gli effetti sulle acque del cambiamento climatico, circostanza che
favorisce la proliferazione delle Noci a discapito di altri organismi
dell’habitat.
L’avvertimento viene da una ricerca realizzata dall’Università di Padova e
dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale e pubblicata
su Estuarine, Coastal and Shelf Science, rivista accademica internazionale che
si occupa di scienze oceanografiche e costiere, con il titolo ‘An invader
chronicles: local ecological niche of Mnemiopsis leidyi in the Venice Lagoon‘.
La noce di mare è un organismo marino trasparente e gelatinoso che raggiunge
solitamente una lunghezza compresa tra 7 e 12 centimetri. E rappresenta un
pericolo per le lagune mediterranee perché, come ha spiegato il ricercatore di
UniPd Filippo Piccardi, il contesto è “caratterizzate da una forte variabilità
spaziale e stagionale delle condizioni ambientali” e ancora non si conosce
l’impatto delle noci su di esso.
Il primo autore dello studio ha spiegato che lui e i suoi colleghi hanno
“adottato un approccio interdisciplinare e monitorato per due anni la
distribuzione spaziale della specie con esperimenti controllati per definire le
principali soglie ambientali di sopravvivenza”. I risultati hanno evidenziato
“un andamento stagionale [della specie ndr], con bloom (eventi di riproduzione
massiva) in tarda primavera e tra fine estate e inizio autunno”, dei periodi che
sono correlati alla temperature e alla salinità dell’acqua durante l’anno.
Questo ctenoforo è una specie resistente: riesce a sopravvivere tra i 10 e i 32
°C e un grado di salinità compreso tra i 10 e i 34 grammi di sale per litro
d’acqua. Un concetto che è stato ribadito anche da Valentina Tirelli,
ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica
Sperimentale: “I nostri risultati suggeriscono che i cambiamenti climatici in
atto potrebbero favorire condizioni ambientali sempre più idonee a questo
ctenoforo, incrementandone la presenza in grandi aggregati e, di conseguenza,
aumentando il rischio di severe ripercussioni sul funzionamento dell’intero
ecosistema lagunare”. La coautrice dello studio si è detta soddisfatta perché il
lavoro svolto “fornisce nuove informazioni sulla nicchia ecologica di questa
specie nella laguna di Venezia”.
Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, ha dichiarato che la noce di
mare rappresenta “una nuova calamità, peggiore del granchio blu” perché oltre al
plancton “divora lo stadio larvale di pesci, molluschi e crostacei”. Uno
scenario che si è già verificato: “Soltanto nell’alto Adriatico, negli ultimi
mesi, la pesca alle vongole ha registrato un crollo del fatturato da 120 a 13
milioni, con la cessazione di 700 partite iva”. Per questo, l’eurodeputata ha
chiesto alla Commissione europea di adottare “delle azioni urgenti, con misure
di compensazione dedicate”.
L'articolo Una nuova specie invasiva nella laguna di Venezia: le Noci di mare
mettono in pericolo ecosistema e pesca proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha rotto per la prima volta il
silenzio sulla mobilitazione dell’Orchestra e del Coro del Teatro La Fenice di
Venezia, che dal 22 settembre scorso protestano contro la sua nomina a
direttrice musicale stabile a partire dal prossimo mese di ottobre perché non
avrebbe un curriculum all’altezza del prestigio dell’istituzione veneziana.
L’occasione è stata la conferenza a Pisa per presentare “Carmen” di Georges
Bizet, terzo titolo della stagione lirica 2025/26 firmata dal direttore
artistico Marco Tutino, opera che dirigerà venerdì 23 e domenica 25 gennaio al
Teatro Verdi. “Dico soltanto che sono così raccomandata che lavoro praticamente,
esclusivamente all’estero e che di questa vicenda parlerò a tempo debito.
Chiuderei al momento con una battuta calcistica che faceva spesso l’allenatore
di calcio Vujadin Boskov: ‘la partita è chiusa solo quando l’arbitro fischia’”,
ha detto la Venezi.
“Ero impegnata per lavoro dall’altra parte del mondo e non ho seguito molto le
polemiche – ha aggiunto -. Avrei potuto intervenire commentando l’immagine che
il Teatro La Fenice ha dato di sé a livello internazionale con questa vicenda,
perché nella narrazione manca ciò che se ne dice all’estero: ci si chiede
infatti come sia possibile che un teatro o una fondazione finanziata con fondi
pubblici dello Stato sia di fatto gestita dai sindacati, in un contesto che
appare totalmente anarchico. In alternativa, avrei potuto limitarmi a commentare
le spillette della protesta: personalmente le avrei fatte un po’ più stilizzate,
magari anche con uno Swarovski”.
Al termine della conferenza stampa, ai giornalisti che le hanno chiesto un
parere sui presunti fraintendimenti con gli orchestrali della Fenice, Venezi ha
risposto: “Quali fraintendimenti? Io non ho ancora messo piede a Venezia. Questa
direzione a Pisa è un piacevole ritorno per me in Italia e sarà una breve
parentesi insieme alle prossime due settimane a Trieste, con ‘Ascesa e caduta
della città di Mahagonny’, poi tornerò all’estero prima a Montevideo per una
‘Carmen’ e poi al Teatro Colon di Buenos Aires per l’inaugurazione della
stagione con ‘Cavalleria e Pagliacci’. Per impegni e per scelte non ho parlato
fino a questo momento della vicenda della Fenice e sto aspettando il momento
giusto. Ci sono tanti elementi di cui parlare che ancora non sono entrati nella
narrazione di questa vicenda”.
L'articolo “Com’è possibile che un teatro finanziato con fondi dello Stato sia
gestita dai sindacati?”: Beatrice Venezi risponde alle proteste della Fenice
contro la sua nomina proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è un nuovo nome nel registro degli indagati per il caso del barista ucciso. Un
38enne, residente a Spinea, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo
Investigativo del Comando Provinciale di Venezia, perché ritenuto coinvolto
nell’omicidio di Sergiu Tarna, il 25enne freddato con un colpo di pistola alla
tempia lo scorso 31 dicembre in un campo agricolo di Malcontenta di Mira
(Venezia), e che ha visto già finir in manette il presunto omicida, Riccardo
Salvagno, 40 anni, agente della polizia locale. Il 398enne, con precedenti di
polizia, è ritenuto responsabile, in concorso con altra persona già arrestata il
6 gennaio, dell’omicidio del giovane moldavo.
Il provvedimento è stato emesso dal gip di Venezia su richiesta della Procura
che ha coordinato l’indagine dei militari del Nucleo Investigativo che hanno
consentito di “delineare un solido e grave quadro indiziario” nei confronti
della persona arrestata. Gli investigatori sono riusciti ad accertare la
partecipazione dell’indagato al sequestro del 25enne moldavo, avvenuto nella
notte del 31 dicembre a Venezia-Chirignago dove la vittima, all’uscita di un
bar, era stato costretto a salire a bordo di una vettura con la forza e sotto la
minaccia di una pistola. Ed inoltre l’indagato avrebbe partecipato
all’esecuzione materiale del delitto commesso poco dopo in un’area di aperta
campagna. Sarebbe stato verificato che sia il vigile che il 28enne avrebbero
effettuato anche un “sopralluogo” nella zona rurale in cui è stato ritrovato il
cadavere del giovane moldavo proprio per individuare il posto dove avrebbero
dovuto condurre il povero ragazzo.
Il 38enne è stato portato nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia, a
disposizione dell’autorità giudiziaria. La misura cautelare della custodia in
carcere è stata disposta ritenendo sussistenti le esigenze cautelari ed in
particolare il pericolo di reiterazione del reato della medesima tipologia in
relazione alla “personalità priva di freni inibitori dell’indagato”.
L'articolo Barista ucciso a Venezia, arrestato anche il presunto complice del
vigile accusato di omicidio proviene da Il Fatto Quotidiano.
“È stato straziante vedere mia figlia di 8 anni dover salutare la nostra gatta
Molly” ha raccontato Hosna Chouik, padrona della gattina che il primo giorno
dell’anno è stata rapita e torturata a Camponogara, in provincia di Venezia. La
49enne, operatrice sanitaria, ha ricostruito gli eventi in un’intervista ai
media locali. “Verso le 17 sono uscita di casa, Molly era sul terrazzo, come
sempre. Quando sono tornata lei non c’era ancora, questo mi ha allarmata” ha
raccontato Hosna. Come riportato da Il Messaggero, la donna ha aspettato la
gatta per tutta la notte, ma l’animale non è rincasato. Poi, su Facebook, la
triste scoperta: “Ho visto un post sulla nostra gattina”. Sull’annuncio c’era
scritto che l’animale era stato ritrovato a Fossò. Il micio era in pessime
condizioni: “Trascinava le zampe anteriori, era conciata male. Un passante l’ha
vista e l’ha soccorsa”.
Hosna Chouik e la figlia si sono recate immediatamente nella clinica veterinaria
del paese, dove hanno rivisto la gatta. “Le hanno rotto la colonna vertebrale in
due punti, fratturato il bacino, spappolato una zampina e spezzato una zampa
posteriore“, ha raccontato la 49enne. La signora ha aggiunto un dettaglio: la
rasatura sulla schiena. Secondo il veterinario, la gattina sarebbe stata
investita da un’auto. La donna non concorda: “Io non ci credo. La nostra Molly è
stata rasata, per me è evidente”. A rafforzare i sospetti di Hosna è il
ritrovamento del pelo di animale vicino a casa sua.
“È STATO STRAZIANTE. HO SPORTO DENUNCIA PER MALTRATTAMENTI”
Lo scorso 3 gennaio, la signora Chouik ha comunicato alla figlia di dover
sopprimere la loro gattina. “È stato straziante, mia figlia si è avvicinata a
Molly che alzava la testa per guardarci, poi l’ha salutata per l’ultima volta”.
A causa delle ferite gravi, al gatto è stata effettuata l’eutanasia. Hosna ha
dichiarato di aver sporto denuncia per maltrattamenti. “Capisco che per qualcuno
può trattarsi ‘solamente’ di un gatto, ma per noi è inconcepibile ridurre un
animale indifeso in quelle condizioni” ha detto. La signora ha contattato la
vicesindaca di Camponogara, affinché vengano visionate le immagini delle
videocamere della zona. “Voglio la verità, voglio capire chi ha agito con così
tanta cattiveria contro Molly“.
L'articolo “La mia gatta Molly rapita e torturata, voglio la verità. È stato
straziante vedere mia figlia salutarla un’ultima volta prima dell’eutanasia”: la
denuncia di Hosna Chouik proviene da Il Fatto Quotidiano.
Salgono a 5 le persone indagate per la morte di Alex Marangon, il 26enne di
Marcon (Venezia) ritrovato senza vita il 2 luglio 2024 sul greto del fiume
Piave, a Vidor, nel Trevigiano. Quattro delle cinque persone coinvolte
nell’inchiesta della procura di Treviso erano già note: sono Andrea Zuin e la
compagna Tatiana Marchetto, organizzatori dell’evento al quale Alex partecipò
prima di scomparire, la notte tra il 29 ed il 30 giugno di due anni fa, quindi
due cittadini colombiani Sebastian Castillo e Jhonny Benavides, oggi
irreperibili e qualificati come “curanderos”.
COME MORÌ ALEX MARANGON
Con loro, si apprende da il Gazzettino Veneto e la Tribuna di Treviso, è
indagata Alexandra Da Sacco, moglie del proprietario dell’abbazia in cui si
tenne l’incontro, nei suoi confronti aveva sporto querela la famiglia del
giovane veneziano. Castillo e Benavides – stando all’ipotesi dei magistrati –
avrebbero gestito il rito sciamanico compreso nell’evento al quale Marangon si
era iscritto. Il 26enne, secondo la ricostruzione ipotizzata dalla magistratura,
sarebbe precipitato sul letto ghiaioso del fiume da un terrapieno alto una
decina di metri, probabilmente colto da una perdita di lucidità collegata
all’assunzione di stupefacenti distribuiti nel corso del rito al quale
partecipava una ventina di altre persone.
LE ACCUSE AGLI INDAGATI PER LA MORTE DEL GIOVANE
Gli indagati sono dunque accusati di cessione di sostanze vietate, tra cui
cocaina, e morte come conseguenza di altro reato. I traumi riscontrati,
inizialmente attribuiti ad un pestaggio, in seguito furono ritenuti dai
consulenti compatibili con la caduta sul letto del fiume, in quel punto roccioso
e poco profondo. Lo scorso luglio erano stati resi noti gli esiti degli esami
tossicologici che avevano evidenziato la presenza di cocaina e ayahuasca nel
sangue.
L'articolo Alex Marangon, gli indagati salgono a 5 per la morte durante il rito
sciamanico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Potrebbe esserci la storia di un ricatto legata a un video a sfondo sessuale,
dietro all’omicidio del barman moldavo Sergiu Tarna, ucciso dal vigile urbano
Riccardo Salvagno nell’entroterra veneziano la notte tra il 30 e il 31 dicembre.
Lo scrive Repubblica, aggiungendo che il complice dell’assassino sarebbe già
stato identificato in un cittadino albanese, nel frattempo fuggito in patria.
L’attenzione degli investigatori, spiega il quotidiano, “si sta focalizzando sui
locali notturni che il vigile era solito frequentare a Mestre e dove avrebbe
conosciuto il barman e una sua connazionale, titolare di un altro bar, di cui
Salvagno si sarebbe invaghito tanto da spiarla con le telecamere di sorveglianza
del comando dei vigili”.
Salvagno era un frequentatore abituale di un locale di lap dance, il Cocò di
Tessera, che potrebbe essere stato il set del video. Tarna, dal canto suo, aveva
come movente il bisogno di soldi che sembra avesse per la necessità di saldare
dei debiti.
Vittima e assassino, come emerge dalle chat trovate sul telefono di Tarna, da
giorni litigavano e la sera di Santo Stefano sono stati visti discutere in
strada alla presenza della barista moldava. Poi ancora messaggi e telefonate,
fino all’incontro del 30 dicembre concluso con l’omicidio del barman.
L'articolo C’è la pista del video sexy con ricatto dietro all’omicidio del
barman moldavo a Venezia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un arresto è stato eseguito dai carabinieri nell’ambito delle indagini
sull’omicidio di Sergiu Tarna, cittadino moldavo di 25 anni, trovato senza vita
la mattina del 31 dicembre scorso in aperta campagna a Malcontenta di Mira, nel
Veneziano. Il giovane presentava una ferita da arma da fuoco alla tempia
sinistra. Secondo quanto anticipato da quotidiani locali – tra cui Il
Gazzettino, La Nuova Venezia e il Corriere del Veneto – la persona arrestata
sarebbe un agente della Polizia locale di Venezia.
Il corpo di Tarna era stato rinvenuto in un terreno agricolo al confine tra i
comuni di Mira e Marghera, vicino a un canale di navigazione. Fin dai primi
rilievi, gli inquirenti avevano escluso l’ipotesi di una morte accidentale,
orientando le indagini verso l’omicidio. L’identificazione della vittima è stata
possibile grazie al recupero dei documenti e di alcuni effetti personali
rinvenuti sul luogo del ritrovamento. Sergiu Tarna risultava residente nel
Veneziano e lavorava come barman. I familiari del giovane sono stati
rintracciati e informati dell’accaduto. Gli investigatori sono ora in attesa
degli esiti degli accertamenti medico-legali, che dovranno chiarire con
precisione le cause del decesso.
Sui social network il caso ha suscitato un’ondata di cordoglio, concentrata in
particolare attorno al profilo Facebook della madre di Sergiu Tarna, Anastasia
Burghelea, che ha condiviso un messaggio dedicato al figlio, accompagnato
dall’immagine di un nastro nero e di una candela. Il post ha raccolto in poche
ore centinaia di commenti di vicinanza e solidarietà, soprattutto da parte della
comunità moldava. Accanto alle espressioni di dolore, sui social sono comparsi
anche appelli per sostenere la famiglia nelle spese legate alle esequie e agli
aspetti legali, mentre continua la richiesta di chiarezza su quanto accaduto.
L'articolo Arrestato il presunto killer del giovane barista ucciso in provincia
di Venezia: “È un agente della polizia locale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La colonna vertebrale rotta e una rasatura sulla schiena. Come riporta La Voce
di Rovigo, a Camponogara, in provincia di Venezia, una gatta è stata ritrovata
in condizioni disperate lo scorso 2 gennaio. Secondo quanto raccontato dalla
padrona dell’animale, Hosna Chouik, nel pomeriggio di Capodanno la gatta si
trovava sul terrazzo della sua abitazione.
Quando la signora è rincasata ha perso le tracce del micio. La donna ha scoperto
il triste destino della sua gatta sui social network. Un utente, infatti, ha
segnalato il ritrovamento di una gatta ferita a Fossò, non lontano da
Camponogara. La gatta camminava a fatica per strada e un passante, viste le sue
condizioni, l’ha portata dal veterinario. La signora Chouik, 49 anni, e la
figlia si sono recate nella clinica veterinaria, dove hanno potuto vedere
l’animale.
Il dottore avrebbe riscontrato fratture alla colonna vertebrale, al bacino e
agli arti. La gatta presentava anche una rasatura sulla schiena. Il veterinario
ha ipotizzato che le ferite potessero essere state provocate da un investimento
stradale, ma la padrona dell’animale non ha creduto a questa versione.
A rafforzare i sospetti è stato il ritrovamento del pelo di animale nei pressi
di un parco vicino all’abitazione, segnalato da una vicina. Date le gravi
condizioni, la gatta è stata soppressa. Hosna Chouik ha sporto denuncia per
maltrattamenti ai Carabinieri, che stanno visionando le telecamere di
videosorveglianza della zona per identificare il colpevole.
L'articolo La colonna vertebrale lesionata e parte del pelo rasato: una gatta
viene rapita e torturata, poi muore. Scatta la denuncia per maltrattamenti
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Epifania, tutte le Feste porta via”. La notte del 5 gennaio chiude in bellezza
il periodo natalizio con tanti dolci, qualche regalo e un po’di carbone, ma
soprattutto tradizioni bellissime. Il giorno dell’Epifania è un almanacco di usi
e costumi, e ogni luogo racchiude le proprie usanze, a Roma per esempio, Piazza
Navona si trasforma in un vero e proprio paese dei balocchi tra mele candite,
zucchero filato e le tipiche ciambelle romane, dolci tentazioni che
allieterebbero anche l’eterna diatriba tra Bernini e Borromini, suggellata nelle
pietre di questo luogo unico nel cuore della Capitale. L’Epifania italiana
omaggia l’amatissima vecchierella, figura che ha origine nell’antica Roma per il
culto di Diana, dea della caccia e della luna che sorvolava i raccolti dodici
notti dopo il 25 dicembre, celebrazione del Sol Invictus.
Durante il Cristianesimo la divina si trasformò in un’anziana strega buona,
inseparabile dalla sua scopa, simbolo di purificazione che spazza ciò che è
vecchio per far posto al nuovo, e secondo la leggenda, i tre Magi le chiesero la
via per la grotta di Gesù, ma lei stessa non riuscì a ritrovarla lasciando così
i suoi doni ai bambini lungo il cammino.
Sono tante le curiosità che raccontano il mito della Befana, tutt’oggi
attesissima da grandi e piccini, e sono numerosi gli eventi che la festeggiano e
si fanno spettacolo, nelle piazze ma anche sull’acqua, come la divertentissima
regata delle Befane a Venezia, o l’arrivo delle Varvuole nella località friulana
di Grado, rievocazione di un’antichissima leggenda locale. Molto suggestivo
anche il rituale dei falò che illuminano le innevate valli alpine, così l’arrivo
dei Re Magi, tradizione immancabile in Italia e ancora più sentita in Spagna,
dove viene celebrata la “Cabalgada de los Reyes Magos”, la cavalcata dei Re
Magi, cortei cittadini molto amati dai bambini, dove non mancano mai generose
manciate di caramelle. Sveliamo qualche meta bellissima per trascorrere
un’Epifania indimenticabile.
L'articolo “Epifania, tutte le feste porta via”: alla scoperta delle tradizioni
originali e gli appuntamenti da non perdere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarà la bacchetta di Michele Mariotti, al suo debutto al Teatro La Fenice di
Venezia e fra i direttori d’orchestra più acclamati della scena contemporanea, a
dirigere i Concerti di Capodanno 2025-2026 nel tempio veneziano della lirica e
sinfonica.
Con lui, direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma, altri protagonisti
d’eccezione: la soprano Rosa Feola e il tenore Jonathan Tetelman (anche lui al
suo debutto a Venezia), senza dimenticare il Coro diretto da Alfonso Caiani e i
musicisti dell’Orchestra del Teatro La Fenice, coesi e uniti nell’affrontare un
repertorio che celebra in gran parte la nostra tradizione.
Nel momento inaugurale del nuovo anno, lontani dalle tensioni che ne hanno
accompagnato la protesta contro la nomina di Beatrice Venezi alla direzione
musicale del Teatro, le professoresse e i professori d’orchestra con tutti i
lavoratori del teatro indosseranno una spilla con una chiave di violino e un
cuore che sarà donata al pubblico in sala. Un gesto che, alla conferenza stampa
dell’evento il 29 dicembre, è stato presentato come un segno di unità e
determinazione nel difendere la dignità del lavoro e il futuro del Teatro.
Un’espressione silente ma significativa del clima di coesione che regna a
livello delle masse artistiche.
Ma torniamo al programma. Il concerto, che prevede l’esecuzione di sinfonie,
arie e brani di opera lirica, è diviso in due parti: una prima sezione che
presenta brani sinfonici o comunque musiche interpretate solo dall’orchestra, e
una seconda sezione che invece è incentrata su brani d’opera lirica. Dove sono
presenti, oltre all’orchestra, il coro del teatro e cantanti solisti.
Tradizionalmente il concerto si conclude con due brani fissi: il coro del Va,
pensiero dal Nabucco di Giuseppe Verdi e il celebre brindisi Libiamo ne’ lieti
calici tratto dalla Traviata di Verdi.
La danza, come sempre, è un elemento degno di grande considerazione all’interno
della kermesse veneziana. In questo passaggio d’anno sarà Eleonora Abbagnato,
étoile internazionale e direttrice del Ballo a Roma, con Friedemann Vogel
(étoile del Balletto di Stoccarda) e il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di
Roma, a danzare le coreografie di Diego Tortelli, Firma i costumi Laura
Biagiotti.
DOVE VEDERE E ASCOLTARE IL CONCERTO DI CAPODANNO DI VENEZIA
Il programma musicale, operistico e le coreografie, registrate al Museo di
Palazzo Grimani e negli spazi della Biennale Architettura, saranno trasmesse
nella diretta televisiva di Rai1 giovedì 1 gennaio a partire dalle ore 11.15,
saranno riproposti in differita su Rai5 alle ore 21.20 e poi su Rai5 mercoledì 3
gennaio 2026 alle ore 8.00.
Mentre il concerto di giovedì 1 gennaio 2026 sarà trasmesso in versione
integrale su Rai Radio3 giovedì 1 gennaio 2026 alle ore 20.30.
IL PROGRAMMA NEL DETTAGLIO
Nella prima parte Michele Mariotti dirigerà l’Orchestra del Teatro La Fenice
nell’esecuzione di sinfonie e intermezzi orchestrali tratti dal repertorio
lirico, pagine di sicura presa sul pubblico: dalla sinfonia della Semiramide di
Gioachino Rossini a quella dalla Norma di Bellini; dall’intermezzo del Sogno di
Ratcliff dal Guglielmo Ratcliff di Pietro Mascagni all’impetuosa Tregenda dalla
prima opera pucciniana, Le Villi; dalla sinfonia del Don Pasquale di Gaetano
Donizetti alla Sinfonia dai Vespri siciliani di Giuseppe Verdi.
La seconda parte vedrà impegnati anche i solisti, il soprano Rosa Feola e il
tenore Jonathan Tetelman, insieme con il Coro del Teatro La Fenice istruito da
Alfonso Caiani. Si aprirà con l’interpretazione del coro “Feste! Pane! Feste!”
dalla Gioconda di Amilcare Ponchielli, con Emanuele Pedrini interprete di
Barnaba; mentre dopo la Barcarola dal Silvano di Mascagni, i solisti si
esibiranno in due emozionanti brani di bravura: Rosa Feola eseguirà “Sombre
forêt”, l’aria di Matilde dal secondo atto del Guglielmo Tell di Rossini.
Jonathan Tetelman canterà invece “Cielo e mar”, l’aria di Enzo Grimaldo sempre
dalla Gioconda di Ponchielli.
Seguiranno due numeri tratti dal catalogo di Giacomo Puccini: dalla Butterfly il
suggestivo ‘coro a bocca chiusa’, dalla Bohème il ‘romantico’ duetto di Mimì e
Rodolfo “O soave fanciulla”. L’intermezzo di Cavalleria rusticana di Mascagni
introdurrà al gran finale del programma con brani che non hanno forse bisogno di
alcuna presentazione: “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini; e poi “Va,
pensiero, sull’ali dorate” dal Nabucco di Verdi.
Infine il brindisi “Libiam ne’ lieti calici” dalla Traviata di Verdi. Per
brindare al 2026 sotto il segno di un’arte universale, che unisce, emoziona
invita alla condivisione.
L'articolo Dove vedere e ascoltare il Concerto di Capodanno di Venezia: il
programma nel dettaglio proviene da Il Fatto Quotidiano.