In uno dei più grandi allevamenti intensivi di galline ovaiole d’Italia, nella
provincia di Verona, l’aviaria colpisce per il quarto anno di seguito e, ancora
una volta, si rendono necessarie le operazioni di abbattimento. Chi paga? Per
risarcire la struttura, si ricorrerà nuovamente ai contributi pubblici. Il team
di Food for Profit pubblica nuova inchiesta che racconta dei nuovi abbattimenti
in una struttura della ditta Monaldi, legata al gigante della produzione delle
uova Eurovo e ricorda che, solo lo scorso anno, nello stesso allevamento erano
state abbattute 800mila galline. “Oggi gli animali da abbattere superano il
milione” racconta la giornalista Giulia Innocenzi in un video. E incanta: “A
pagarne le spese siamo tutte e tutti con i nostri soldi. Chi pensate che
risarcisca gli allevamenti come questo?”. Una vicenda, quella raccontata, che
anticipa una maxi inchiesta su aviaria e abbattimenti che andrà in onda
domenica, 1 febbraio, nella prossima puntata della trasmissione Report.
DALLA REGIONE 700MILA EURO DI RIMBORSI SOLO NEL 2022
Le immagini esclusive diffuse dal team di Food for Profit mostrano uno degli
stamping out, cioè l’abbattimento con l’uso del gas di tutti gli animali,
relativo ai precedenti anni. Per scoprire a quanto ammontano le cifre spese
finora, Food For Profit ha chiesto un accesso agli atti. “Sfogliando i documenti
a cui abbiamo avuto accesso e che pubblichiamo in esclusiva, scopriamo che solo
nel 2022 la Regione Veneto ha erogato agli allevatori più di 700mila euro di
rimborsi per gli animali abbattuti” spiega Giulia Innocenzi a
ilfattoquotidiano.it. Per gestire l’emergenza, sempre nel 2022, è stato
coinvolto persino l’Esercito, a cui la Regione ha versato oltre 200mila euro.
“Questi sono soldi pubblici usati per sostenere un sistema – commenta – che
mette a rischio la salute pubblica e che resta in piedi solo grazie a scelte
politiche che non privilegiano il bene comune”. Inoltre, il Veneto ha attivato
un Accordo Quadro preventivo per quattro anni del valore complessivo stimato di
oltre 115 milioni di euro con alcune ditte private che si occupano di
abbattimento, trasporto e smaltimento delle carcasse.
INNOCENZI: “PERCHÉ A PAGARE DOBBIAMO ESSERE NOI?”
Il Veneto, tra l’altro, è la Regione che in Italia ha la più alta densità di
allevamenti intensivi di polli e galline. Da anni questo territorio affronta le
conseguenze delle epidemie di aviaria. “Il copione è sempre lo stesso – aggiunge
Giulia Innocenzi – con focolai che scoppiano negli allevamenti nonostante le
misure di biosicurezza”. Quanto scoperto da Food For Profit con l’accesso agli
atti, però, apre anche un’altra questione: “Perché a pagare dobbiamo essere
tutti noi? Se gli allevatori e il comparto zootecnico non devono mettere mano al
portafoglio, neanche tramite un’assicurazione obbligatoria per fronteggiare le
epidemie, saranno davvero incentivati a mantenere gli standard di biosicurezza
al massimo per evitare che i virus entrino nei capannoni?”.
COME CORRE L’INFLUENZA AVIARIA
Come confermato in questi giorni dal direttore generale della Salute animale al
ministero della Salute, Giovanni Filippini, a partire dalla prossima primavera
partiranno le prime vaccinazioni contro l’influenza aviaria negli allevamenti di
galline ovaiole e tacchini localizzati nelle aree a rischio, ovvero
principalmente nelle regioni settentrionali. “Tali aree – ha spiegato Filippini
– saranno verificate dal Centro di referenza nazionale e si tratta in prevalenza
di aree in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna”. Nel frattempo, però,
l’influenza aviaria sta raggiungendo numeri record: solo nel 2025 ha colpito
circa 700 allevamenti in tutta Europa, 64 di questi in Italia. Il prezzo delle
uova nel nostro paese negli ultimi sei mesi è salito del 20% e alcuni
supermercati si sono ritrovati a corto di prodotti. Tra gli ultimi focolai
individuati, anche quelli in due allevamenti di tacchini di Argenta, in
provincia di Ferrara, dove sono stati abbattuti circa 60mila animali.
Fotocredits: Food For Profit
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700mila euro solo per i rimborsi del 2022 proviene da Il Fatto Quotidiano.