di Carmelo Zaccaria
Il critico televisivo Aldo Grasso ha fatto notare come i “varisti”, gli addetti
al Var, non capiscano niente di televisione. Ciò significa che pur avendo una
buona conoscenza del calcio giocato, in quanto tutti arbitri, non hanno alcuna
dimestichezza col mezzo televisivo utilizzato per ispezionare e segnalare
eventuali errori o disattenzioni arbitrali. In effetti il monitor a bordo campo
non fa altro che proporre sequenze di uno specifico episodio in modo accurato e
minuzioso, ma con il difetto di soffermarsi su immagini statiche, parcellizzate,
spezzoni di video rielaborati, mini-frame vivisezionati con dettagli riproposti
da diverse angolazioni, da cui risulta alquanto discutibile una valutazione
assoluta, congrua di quell’azione di gioco.
Un fermo immagine sia pure ripulito e ingrandito, non riuscirà mai a restituire
la pienezza, l’intensità, l’armonia che si coglie osservando in diretta una
manovra di campo nella sua totale pienezza, nel suo inconfondibile contesto,
nella coinvolgente interezza, con gli occhi del giudice di gara che osservano
attivamente, da vicino, la modalità del gesto atletico nel corso della sua
evoluzione, in modo empirico. Ma c’è di più.
Una decisione “dal vivo” esalta la potenza magnetica e generativa della
prestazione sportiva, tiene conto di ogni sua intrinseca sfumatura, la iscrive
dentro una storia vera, palpitante, giocata sul campo, mentre in un fotogramma
si mostrano atleti in pose innaturali, ritratti in movenze artefatte, simili a
volteggi artistici da cartolina illustrata dove svanisce l’esattezza del
giudizio; perciò la valutazione finale del Var, per quanto meticolosa e zelante,
trascurando l’effettiva dinamica agonistica, risulta ambigua, incompleta e, a
volte, come spesso accade, incomprensibile, poco centrata sui tempi di gioco.
Nell’eccedenza dell’indagine tecnologica la partita di calcio esce sconfitta
nella sua dimensione emotiva, privata della sfera dell’illusione e del sogno,
della verità e della menzogna. La mano de Dios di Maradona contro l’Inghilterra
sarebbe stata subito censurata dalla razionalità tecnica ed il calcio avrebbe
perso un segno tangibile della sua ineffabile magnificenza, la sua più folle ed
esplicita aderenza al destino umano, che si presenta a volte beffardo e
spietato, a volte benevolo e giubilante.
L’arbitro in campo pur nella sua incompletezza è l’unico attore che può
con-vivere e con-dividere nella sua pienezza lo scorrere di un’azione seguendola
fianco a fianco, valutandola dal rumore degli scarpini, dall’espressione dei
volti, dalla furbata di una spinta. Un linguaggio del corpo ricco ed esaltante
che ovviamente sfugge al territorio visivo del varista che deve accontentarsi di
esigui frammenti di un calcio virtuale, destrutturato, senza anima, senza
battiti del cuore.
Con la giustizia asettica del Var scompare il rito del pallone, il suo prodigio,
la sua magia, viene meno lo stupore, il brivido che inganna, che illude, che
travolge gli animi, conferisce vita alla vita vera. Non c’è alcuna sintonia tra
la imperscrutabile prescrizione della tecnologia che nasconde i fiatoni,
ripulisce il sudore, dissolve i toni di voce, in confronto alla realtà illogica
e imprevedibile che struscia sul prato verde. E’ proprio il caso di dire che una
sequenza di calcio visionata sullo schermo, oltre a smentire il suo mito, toglie
respiro alla manovra, perché riassume una parte di tutto, ma non il tutto; e
poco importa se viene fuori che il ditino del giocatore numero 20 incrocia il
polpaccio sinistro dell’avversario.
Diciamolo: al Var mancano i fondamentali che appartengono al sentimento umano. E
non credo sarà mai capace di trovarli. Probabilmente potrà essere utile per
definire un fuori gioco, perché è bravissimo a tirare una linea, ma trova
difficoltà insormontabili nel ricostruire la spontaneità, far riaffiorare
l’emozione, lo sfolgorio che traluce dall’attività umana, senza cui anche una
partita di calcio perde, come lo sta perdendo, il suo ineguagliabile fascino.
IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI
CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA
SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST
INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ
INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL
VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA
FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN
RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA”
POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ –
MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM
RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE.
L'articolo Aldo Grasso ha ragione: i ‘varisti’ non sanno niente di tv e,
aggiungo, gli manca il sentimento umano proviene da Il Fatto Quotidiano.