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Trasferte vietate ai tifosi del’Inter fino al 23 marzo (escluso il derby): le decisioni del Viminale sul caso Audero. Attesa per il giudice sportivo
Trasferte vietate fino al 23 marzo, ma è esclusa Milan–Inter, dove – essendo un derby – non ci saranno movimenti di tifoserie. Questa la decisione del ministro dell’Interno nei confronti dell’Inter dopo il caso del petardo lanciato in campo vicino a Emil Audero, portiere della Cremonese durante il match appunto tra i nerazzurri e la formazione allenata da Davide Nicola. “A seguito dei gravi disordini che si sono verificati nel corso dell’incontro di Serie A che si è disputato a Cremona il 1 febbraio 2026, il ministro dell’Interno ha disposto il divieto di trasferta per i tifosi dell’Inter fino al 23 marzo 2026, nonché il divieto di vendita, per gli stessi incontri, dei biglietti ai residenti in Lombardia“, si legge nel provvedimento, che “è finalizzato a garantire la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e a prevenire il ripetersi di episodi che possano compromettere il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive”. Da questa misura rimane escluso però il derby dell’8 marzo tra Milan e Inter, visto che essendo entrambe le squadre milanesi, non ci saranno movimenti di tifoserie. Decisione del ministro dell’Interno da non confondere dalla giustizia sportiva. Il giudice sportivo infatti si esporrà dopo la fine della 23esima giornata di Serie A, che si concluderà questa sera con il match tra Bologna e Milan. Molto probabile l’arrivo di una pesante multa per l’Inter, più difficile pensare all’ipotesi di chiusura di settori di San Siro, anche in virtù del provvedimento del Viminale, anche se i due organi e le rispettive decisioni rimangono indipendenti. I fatti in questione riguardando quanto accaduto al 48esimo del secondo tempo, quando dal settore ospiti è arrivato un petardo, lanciato da un tifoso dell’Inter poi individuato ed espulso dal club di appartenenza. Audero è subito caduto a terra, stordito e con problemi all’orecchio e al ginocchio, come poi da lui stesso spiegato. L'articolo Trasferte vietate ai tifosi del’Inter fino al 23 marzo (escluso il derby): le decisioni del Viminale sul caso Audero. Attesa per il giudice sportivo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milan, Mateta è “quasi” un Boniface 2.0: la trattativa salta per problemi fisici. Ma dal 2019 ha avuto un solo infortunio
Arriva a luglio. Anzi no, a gennaio. Alla fine non arriverà più. La trattativa tra Jean–Philippe Mateta e il Milan è probabilmente tra le più intricate della finestra di calciomercato invernale. Alla fine l’attaccante non vestirà rossonero: né quest’anno, né nella prossima stagione. I motivi? Sembra di tornare a qualche mese fa, al caso Boniface. Mateta non ha infatti superato i test medici svolti dall’équipe rossonera, che ha manifestato non pochi dubbi sulle condizioni delle sue ginocchia. Dopo una serie di verifiche mediche effettuate tra ieri e oggi, infatti il club rossonero ha deciso di non continuare con la trattativa, ritenendo non idonee le condizioni fisiche dell’attaccante francese. Esattamente come successe con Victor Boniface negli ultimi giorni di agosto 2025: il Milan aveva raggiunto un accordo col Bayer Leverkusen sulla base di un accordo che prevedeva un pagamento immediato di 5 milioni di euro per il prestito dell’attaccante, versandone altri 24 per l’eventuale riscatto. L’operazione è però saltata dopo le visite mediche, che avevano evidenziato come i problemi fisici di Boniface non fossero del tutto risolti. L’attaccante aveva avuto infatti due gravi infortuni al ginocchio destro, più altri muscolari. Una cosa simile – ma con qualche differenza – è accaduta con Jean–Philippe Mateta, attaccante del Crystal Palace e obiettivo di mercato del Milan per l’intera finestra di gennaio. Il francese era inizialmente un obiettivo dei rossoneri per giugno, a parametro zero, poi la decisione di accelerare la trattativa per provare a portarlo a Milano già a gennaio. Quando tutto sembrava fatto, sono emersi dei problemi fisici nei controlli medici che hanno bloccato tutto. Ma con una grande differenza rispetto a Boniface: Mateta sta giocando sempre e tra l’anno scorso e i primi mesi del 2025/26 ha segnato 22 gol in Premier League (8 quest’anno). Boniface invece soltanto otto e ha saltato diverse partite per infortunio. Mateta – consultando la cronaca infortuni presente su Transfermarkt – ha avuto soltanto tre infortuni in carriera: un generico “malato” di soli due giorni, un “infortunio alla testa” di circa un mese nella passata stagione e un “lacerazione al menisco” nel 2019/20. Questo sì, grave: cinque mesi out. Ma da quando è tornato – a dicembre 2019 – quel menisco non ha mai dato problemi al francese. E infatti Mateta ha giocato 22 partite in campionato nel 2020/21 (in alcune è rimasto fuori per scelta tecnica), 23 nel 2021/22, 29 l’anno successivo e 72 totali tra l’anno scorso e quest’anno. Insomma, ha sempre avuto una certa continuità (e va in doppia cifra da due anni). Motivo per cui è possibile che – al di là dei presunti problemi fisici dopo i controlli – il Milan abbia deciso di rinunciare a Mateta – vista anche la permanenza di Cristopher Nkunku – perché non ne sente più il bisogno. Ci sono già Leao, Pulisic, Fullkrug, Nkunku, Gimenez che sta per tornare. C’è abbondanza. L'articolo Milan, Mateta è “quasi” un Boniface 2.0: la trattativa salta per problemi fisici. Ma dal 2019 ha avuto un solo infortunio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rivoluzione in zona retrocessione: il Verona esonera Zanetti, il Pisa sceglie lo svedese Hiljemark
Ultima contro ultima, scelte drastiche e aria di disperazione. In fondo alla classifica di Serie A, Hellas Verona e Pisa provano a scuotere una stagione che fin qui ha restituito più segnali negativi che speranze concrete. Entrambe appaiate a quota 14 punti, lontane quattro lunghezze dalla zona salvezza, le due squadre sembrano chiamate a un’impresa complicata anche alla luce di rose che, per qualità e profondità, appaiono poco attrezzate per una rimonta. L’ultima notizia arriva da Verona: l’Hellas ha deciso ufficialmente di cambiare rotta esonerando Paolo Zanetti dopo una serie di prestazioni giudicate allarmanti. Le sconfitte contro Udinese e Cagliari hanno mostrato una squadra smarrita e priva di reazione, spingendo la società a interrompere il rapporto con il tecnico. In attesa di un nuovo allenatore, la guida della squadra è stata affidata temporaneamente a Paolo Sammarco, tecnico della Primavera. Tra i profili valutati per la successione spicca quello di Roberto D’Aversa, allenatore esperto di lotte salvezza, mentre resta libero anche Marco Giampaolo, nome che circola sul mercato delle panchine. Scenario simile, ma con una scelta decisamente più sorprendente, a Pisa. L’esonero di Alberto Gilardino non era inizialmente nei piani ed è maturato solo dopo lunghe riflessioni, senza che ci fosse un’alternativa pronta. La prima idea dei dirigenti toscani è stata proprio Giampaolo, ma la trattativa non è andata a buon fine. Da qui la decisione di guardare oltreconfine e virare su un profilo inatteso come quello di Oscar Hiljemark. Lo svedese, ex centrocampista con un passato in Serie A tra Palermo e Genoa, è attualmente allenatore dell’Elfsborg e avrebbe già dato il proprio assenso al ritorno in Italia, in attesa di essere liberato dal club scandinavo. Hiljemark ha intrapreso giovanissimo la carriera da tecnico dopo il ritiro a soli 28 anni, imposto da continui problemi fisici. Una scommessa che racconta tutta l’urgenza del momento vissuto dal Pisa, chiamato ora a giocarsi il tutto per tutto. Il destino, intanto, mette subito di fronte le due squadre: venerdì sera al Bentegodi andrà in scena uno scontro diretto che ha il sapore dell’ultima occasione. Per Verona e Pisa, più che una partita, un esame di sopravvivenza. Con due nuovi allenatori in panchina. L'articolo Rivoluzione in zona retrocessione: il Verona esonera Zanetti, il Pisa sceglie lo svedese Hiljemark proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Aldo Grasso ha ragione: i ‘varisti’ non sanno niente di tv e, aggiungo, gli manca il sentimento umano
di Carmelo Zaccaria Il critico televisivo Aldo Grasso ha fatto notare come i “varisti”, gli addetti al Var, non capiscano niente di televisione. Ciò significa che pur avendo una buona conoscenza del calcio giocato, in quanto tutti arbitri, non hanno alcuna dimestichezza col mezzo televisivo utilizzato per ispezionare e segnalare eventuali errori o disattenzioni arbitrali. In effetti il monitor a bordo campo non fa altro che proporre sequenze di uno specifico episodio in modo accurato e minuzioso, ma con il difetto di soffermarsi su immagini statiche, parcellizzate, spezzoni di video rielaborati, mini-frame vivisezionati con dettagli riproposti da diverse angolazioni, da cui risulta alquanto discutibile una valutazione assoluta, congrua di quell’azione di gioco. Un fermo immagine sia pure ripulito e ingrandito, non riuscirà mai a restituire la pienezza, l’intensità, l’armonia che si coglie osservando in diretta una manovra di campo nella sua totale pienezza, nel suo inconfondibile contesto, nella coinvolgente interezza, con gli occhi del giudice di gara che osservano attivamente, da vicino, la modalità del gesto atletico nel corso della sua evoluzione, in modo empirico. Ma c’è di più. Una decisione “dal vivo” esalta la potenza magnetica e generativa della prestazione sportiva, tiene conto di ogni sua intrinseca sfumatura, la iscrive dentro una storia vera, palpitante, giocata sul campo, mentre in un fotogramma si mostrano atleti in pose innaturali, ritratti in movenze artefatte, simili a volteggi artistici da cartolina illustrata dove svanisce l’esattezza del giudizio; perciò la valutazione finale del Var, per quanto meticolosa e zelante, trascurando l’effettiva dinamica agonistica, risulta ambigua, incompleta e, a volte, come spesso accade, incomprensibile, poco centrata sui tempi di gioco. Nell’eccedenza dell’indagine tecnologica la partita di calcio esce sconfitta nella sua dimensione emotiva, privata della sfera dell’illusione e del sogno, della verità e della menzogna. La mano de Dios di Maradona contro l’Inghilterra sarebbe stata subito censurata dalla razionalità tecnica ed il calcio avrebbe perso un segno tangibile della sua ineffabile magnificenza, la sua più folle ed esplicita aderenza al destino umano, che si presenta a volte beffardo e spietato, a volte benevolo e giubilante. L’arbitro in campo pur nella sua incompletezza è l’unico attore che può con-vivere e con-dividere nella sua pienezza lo scorrere di un’azione seguendola fianco a fianco, valutandola dal rumore degli scarpini, dall’espressione dei volti, dalla furbata di una spinta. Un linguaggio del corpo ricco ed esaltante che ovviamente sfugge al territorio visivo del varista che deve accontentarsi di esigui frammenti di un calcio virtuale, destrutturato, senza anima, senza battiti del cuore. Con la giustizia asettica del Var scompare il rito del pallone, il suo prodigio, la sua magia, viene meno lo stupore, il brivido che inganna, che illude, che travolge gli animi, conferisce vita alla vita vera. Non c’è alcuna sintonia tra la imperscrutabile prescrizione della tecnologia che nasconde i fiatoni, ripulisce il sudore, dissolve i toni di voce, in confronto alla realtà illogica e imprevedibile che struscia sul prato verde. E’ proprio il caso di dire che una sequenza di calcio visionata sullo schermo, oltre a smentire il suo mito, toglie respiro alla manovra, perché riassume una parte di tutto, ma non il tutto; e poco importa se viene fuori che il ditino del giocatore numero 20 incrocia il polpaccio sinistro dell’avversario. Diciamolo: al Var mancano i fondamentali che appartengono al sentimento umano. E non credo sarà mai capace di trovarli. Probabilmente potrà essere utile per definire un fuori gioco, perché è bravissimo a tirare una linea, ma trova difficoltà insormontabili nel ricostruire la spontaneità, far riaffiorare l’emozione, lo sfolgorio che traluce dall’attività umana, senza cui anche una partita di calcio perde, come lo sta perdendo, il suo ineguagliabile fascino. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Aldo Grasso ha ragione: i ‘varisti’ non sanno niente di tv e, aggiungo, gli manca il sentimento umano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Audero colpito da un petardo in Cremonese-Inter, Marotta: “Gesto insulso e clamoroso”. Cosa rischia il club nerazzurro
L’Inter vince 0-2 in casa della Cremonese, mantiene la testa della classifica e vola a +8 sul Milan, che giocherà martedì sul campo del Bologna. A macchiare però una serata positiva per i nerazzurri è stato quanto accaduto nel secondo tempo della gara, al 49esimo: dal settore ospiti è infatti arrivato in campo un petardo accanto alla porta di Emil Audero, portiere della Cremonese, che è subito finito a terra stordito. Il match è stato sospeso per circa 3 minuti, poi Audero – che in un primo momento ha spiegato all’arbitro di avere problemi di udito in un orecchio – si è rialzato e tutto è ripreso normalmente. Sul caso però sono tornati nel post gara sia Giuseppe Marotta a Sky Sport che il capitano dell’Inter Lautaro Martinez a Dazn. “Condanniamo nel modo più sentito questo gesto insulso e clamoroso“, ha spiegato Marotta. “Ringraziamo Audero per la sua professionalità, grazie alla quale la partita è potuta arrivare fino alla fine. Lo sport ha valori veramente lontani da quello che abbiamo potuto vedere. Le autorità stanno facendo le indagini per un gesto isolato“, ha concluso il presidente dell’Inter. “Chiediamo scusa ad Audero e a tutti i tifosi della Cremonese. Queste cose non devono succedere“, ha ribadito invece il capitano Lautaro Martinez. COSA RISCHIA L’INTER In tanti adesso si stanno chiedendo cosa rischia l’Inter dopo il lancio del petardo dal settore ospiti. A esporsi sull’argomento per primo è stato Luca Marelli, ex arbitro e oggi commentatore degli episodi arbitrali a Dazn: “L’Inter rischia una multa molto salata. Ma rischia anche la curva in termini di limitazioni nell’affluenza. Il Giudice Sportivo dovrà valutare i referti. L’episodio è grave e quindi ci sarà una multa salata e forse sanzioni aggiuntive come limitazioni al settore. Lo stadio chiuso è ipotesi marginale se non c’è già diffida”. Tradotto: la multa arriverà senza alcun dubbio, ma c’è il rischio chiusura curva. E la prossima partita in casa è Inter-Juventus. L'articolo Audero colpito da un petardo in Cremonese-Inter, Marotta: “Gesto insulso e clamoroso”. Cosa rischia il club nerazzurro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Pisa, esonerato Gilardino: al suo posto il favorito è Giampaolo
Due sconfitte pesanti consecutive (una contro l’Inter), dodici partite senza vittoria e l’ultimo (e anche unico) successo che risale al 7 novemnbre (1-0 contro la Cremonese). Alberto Gilardino è stato esonerato dal Pisa dopo la sconfitta contro il Sassuolo per 1-3 in casa. Un esonero che era nell’aria da diverse settimane e che la società pisana ha ufficializzato nella serata di sabato 31 gennaio. Adesso il favorito per succedere a Gilardino è Marco Giampaolo, allenatore che nell’ultimo campionato è subentrato sulla panchina del Lecce e ha ottenuto la salvezza nel finale di campionato, ma non è stato poi riconfermato. In precedenza le ultime avvenure di Giampaolo non erano state positive: tre esoneri consecutivi tra Milan, Torino e Sampdoria dopo gli ottimi campionati precedenti sulla panchina ancora della Sampdoria e dell’Empoli. Gilardino paga senza dubbio i risultati negativi, ma anche una rosa sicuramente non all’altezza, che fa fatica a competere per la salvezza in Serie A. Il Pisa si trova a quattro punti dalla zona salvezza – è tutto ancora in gioco – ma solo perché le altre non corrono. La squadra ha mostrato limiti evidenti in diversi reparti, soprattutto in quello difensivo (40 gol subiti, solo il Verona ha fatto peggio) e ha vinto una sola partita in 23 disputate. Nonostante diversi acquisti nel mercato di gennaio (tra cui Durosinmi e Stojilkovic in attacco), nel 2026 sono arrivate tre sconfitte e tre pareggi. Giampaolo è il favorito, ma è stato sondato anche Roberto D’Aversa, allenatore che a ottobre 2025 ha risolto consensualmente il suo contratto con l’Empoli dopo la retrocessione in Serie B dello scorso anno. Già in giornata il Pisa dovrebbe sciogliere gli ultimi dubbi e chiudere l’accordo con il nuovo allenatore. L'articolo Pisa, esonerato Gilardino: al suo posto il favorito è Giampaolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Conte e l’Italia hanno scoperto Vergara: il talento del Napoli in gol anche contro la Fiorentina
Conduzione palla con tanti tocchi in pochi metri, ruleta a eludere l’intervento di un difensore e sinistro incrociato a prendere in controtempo Robert Sanchez. Il primo gol con il Napoli di Antonio Vergara nella sfida di Champions League contro il Chelsea non è stato per niente banale. Per il contesto, per l’avversaria, per la qualità della giocata. E il trequartista ha deciso di rifarlo contro la Fiorentina. Non uguale, ma altrettanto bello. Scatto in profondità a bruciare la difesa, poi sinistro secco a incrociare e lasciare De Gea immobile. Quasi come a dire: “Con il Chelsea non è stato un caso“. Napoli, il Napoli e in generale l’Italia intera scoprono Antonio Vergara, 23enne tutto estro e fantasia che si sta facendo spazio nell’undici di Antonio Conte, esploso anche e soprattutto per i tanti infortuni che stanno colpendo la squadra napoletana. Piede educatissimo, cresciuto calcisticamente a Frattamaggiore, brevilineo, arrivato al Napoli in adolescenza. No, non è Lorenzo Insigne, ma Vergara sogna di ripercorrerne gli anni in azzurro. Con Insigne condivide la fantasia negli ultimi 20 metri, la rapidità, i tiri a giro sul secondo palo. Ma Vergara è più strutturato fisicamente (è alto 20 cm in più) ed è mancino. Per ripercorrere la carriera di Insigne con il Napoli servirà tempo e serviranno i numeri, ma dopo la crescita nel settore giovanile e le esperienze nei campionati minori, ora Vergara è pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista anche nella formazione campione d’Italia. Anche se confermare il rendimento delle ultime quattro partite (Sassuolo, Juventus, Chelsea e Fiorentina) non sarà facile. Prima di questi ultimi 14 giorni di gennaio, Vergara aveva giocato 17 minuti totali in Serie A, 10 in Champions League, 2 in Supercoppa Italiana e 74 in Coppa Italia (con assist per il gol di Lucca). Il Napoli e Conte (che in estate aveva espresso parole d’apprezzamento nei suoi confronti) hanno deciso di inserirlo gradualmente nelle rotazioni, salvo poi accelerarne il percorso a causa dei tanti infortuni che hanno colpito il club. Ma Vergara ha anche fatto quella che comunemente viene chiamata “gavetta”, con non poche difficoltà. Nella stagione 2022–2023, a 19 anni, viene girato in prestito alla Pro Vercelli, in Serie  C, con cui gioca 34 partite in campionato, segnando 3 gol e 4 assist. Nell’estate del 2023 si trasferisce ancora in prestito, questa volta alla Reggiana, in Serie B. La sua stagione in maglia granata termina prestissimo per la rottura del legamento crociato anteriore, il 16 settembre nella partita di campionato contro la Cremonese. Nonostante ciò, l’1 febbraio 2024 viene ufficializzato il rinnovo del prestito anche per la stagione 2024–2025, in cui torna in forma e totalizza 33 presenze complessive, con 5 gol e 6 assist. Quest’anno è tornato alla base e dopo aver pazientato nei primi mesi della stagione, ha avuto la sua occasione e ha risposto presente, prima in Coppa Italia, poi in Champions League e adesso anche in campionato. Certo, è presto per trarre conclusioni. Ma una cosa è chiara: il talento non gli manca e il coraggio nemmeno. Dopo la gavetta, l’infortunio, l’attesa silenziosa e le occasioni col contagocce, si è fatto trovare pronto nel momento più complicato, quando il Napoli aveva bisogno di nuove soluzioni e di un po’ di fantasia. L'articolo Conte e l’Italia hanno scoperto Vergara: il talento del Napoli in gol anche contro la Fiorentina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ti ricordi… Can Bartu, il “gentleman del calcio turco” che rifiutò il Real Madrid per la Fiorentina
Non urlava mai. Entrava in campo come se stesse andando a una prima teatrale. Mentre il calcio imparava a diventare rumoroso, sembrava restare volutamente fuori dal tempo. Era nato il 30 gennaio 1936, Can Bartu, detto il Synior, a Istanbul. Non una città qualsiasi, ma una città che ti porta a convivere con più identità insieme. Forse anche per questo Bartu non è mai stato una cosa sola. Non solo un calciatore, non solo un attaccante, non solo un uomo di sport. Prima del pallone, o almeno insieme al pallone, c’erano basket e pallanuoto. Nazionale turca in tutte e tre le discipline. Oggi sembra fantascienza, allora era semplicemente Can Bartu. Un atleta completo, nel senso letterale del termine, quando lo sport permetteva ancora di essere curiosi prima che specializzati. Il Fenerbahçe non lo ha mai raccontato come una bandiera: lo ha sempre considerato qualcosa di più simile a un tratto distintivo. Bartu giocava negli anni Cinquanta, ma non aveva l’urgenza dell’eroe. Aveva il passo di chi sa aspettare la giocata giusta. Attaccante sì, ma senza quella frenesia da gol che spesso tradisce l’insicurezza. Guardava il campo come se lo stesse leggendo. Non litigava con gli arbitri. Non cercava il contatto. Non provocava. Da qui il soprannome, mai respinto: “il gentleman del calcio turco”. Che non era una posa, ma un’abitudine. Poi c’è l’Italia. All’inizio degli anni Sessanta Bartu arriva in Serie A, uno dei primi turchi a farlo davvero. Fiorentina, poi Venezia e Lazio. A Firenze gioca con Hamrin e De Sisti, ma non sembra mai in soggezione. La stampa lo osserva con curiosità: elegante, educato, più interessato al gioco che al gesto spettacolare. Impara l’italiano senza farne una questione identitaria. Resta turco senza mai doverlo rivendicare. In quegli anni circola una voce insistente: il Real Madrid. Quello vero, quello di Di Stéfano. L’interesse c’è, ma Bartu resta dov’è. Non per mancanza di ambizione, ma per coerenza. In Turchia quella scelta diventa racconto popolare, quasi una parabola: non tutto ciò che è più grande è anche più giusto. Si dice che non sia mai stato espulso in carriera. Nessun archivio lo certifica davvero, ma poco importa. È una di quelle verità che funzionano anche se non sono dimostrabili, perché descrivono bene il personaggio. Bartu non ha mai avuto bisogno dello scontro per esistere. Quando smette di giocare, non scompare. Diventa commentatore televisivo, una presenza costante e rassicurante. In uno studio sempre più incline al rumore, lui parla piano. Spiega. Contestualizza. A volte sembra quasi fuori posto, ed è forse per questo che resta credibile. Non cerca di vincere un dibattito, ma di capire il gioco. Quando muore, l’11 aprile 2019, il Fenerbahçe scrive: “Non abbiamo perso solo un ex calciatore, ma una parte della nostra identità”. Non è una frase di circostanza. È il riconoscimento di ciò che Bartu è stato davvero: non un’icona da museo, ma una misura. Can Bartu è stato questo: uno che ti faceva pensare che si potesse stare nel calcio senza alzare la voce. Uno che ti ricordava che il talento, se non è accompagnato da stile, resta incompleto. L'articolo Ti ricordi… Can Bartu, il “gentleman del calcio turco” che rifiutò il Real Madrid per la Fiorentina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mariani comunica alla Sala Var che non ha visto la situazione Bremer-Hojlund, questo è un calcio di rigore mancante”
L’arbitro Mariani non aveva visto il contatto tra Bremer e Hojlund in area e aveva chiesto al Var di fare un controllo. Doveri e Di Paolo però da Lissone gli hanno comunicato di far proseguire il gioco. È questo il retroscena che emerge da Open Var su Dazn riguardo all’episodio più discusso dell’ultima giornata: il calcio di rigore non fischiato al Napoli contro la Juventus. Doveri è un arbitro esperto, internazionale, che fischierà ai prossimi Mondiali. Il suo metro arbitrale è spesso all’inglese, certi contatti anche duri non vengono considerati fallosi. Dall’Aia però la vedono diversamente e Dino Tommasi, componente della Can A e B, lo ha fatto capire chiaramente: “Per il fatto che Bremer cinge il collo di Hojlund fino a portarlo a terra, l’intervento è sicuramente falloso e c’è un parametro evidente nella trattenuta”. Secondo i vertici arbitrali, era un calcio di rigore e Mariani andava chiamato all’on field review. Già era trapelata l’irritazione di Gianluca Rocchi nel lunedì post gara. Ora Tommasi a Open Var ricostruisce così il tutto: “Mariani comunica alla Sala Var, quindi a Doveri e Di Paolo, che non ha visto la situazione di Bremer su Hojlund, perché probabilmente stava guardando a destra e perde la priorità sul centro dell’area di rigore in quel momento. Premettiamo che Mariani ha arbitrato molto bene la gara”. Quindi cosa succede? “Lui non vede il primo contatto, il secondo contatto (Kalulu-Vergara) è effettivamente leggero, c’è un piccolo appoggio. Diciamo che non ci sono parametri chiari per un intervento falloso“. Sul primo, l’azione di Bremer che fa cadere a terra Hojlund, la valutazione è diversa: “Cinge il collo con tutte e due le mani, lo trattiene col braccio sinistro e lo trattiene a terra”. La conclusione di Tommasi è netta: “Mariani chiede appunto (al Var) perché non ha potuto valutare l’intervento e quindi questo è un calcio di rigore mancante e manca una Ofr per farlo rivedere a Mariani”. Secondo i vertici arbitrali, era un calcio di rigore chiaro da assegnare al Napoli. Così come c’è un errore nel’altro episodio controverso di giornata, il rosso a Skorupski in Genoa-Bologna. “Se guardiamo i parametri Dogso non si tratta di chiara occasione da gol. Ci sono tre difendenti oltre Vitinha e ce n’è uno sulla linea di porta si derubrica il giallo come fallo pericoloso. Era doveroso il giallo e non il cartellino rosso”, ha spiegato Tommasi. Bocciata quindi la scelta di Fabio Maresca, che non ha cambiato cartellino neanche dopo essere stato richiamato dal Var. Promossa invece la decisione di Andrea Colombo di assegnare il rigore alla Roma contro il Milan per il mani di Bartesaghi: “Il calciatore del Milan ha il braccio molto largo, è un rigore codificato: copre il passaggio del pallone. Giusto assegnare il penalty alla Roma”. L'articolo “Mariani comunica alla Sala Var che non ha visto la situazione Bremer-Hojlund, questo è un calcio di rigore mancante” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Il Watford? C’è stato un segno del destino, ho voluto pensare che dovesse andare così”: Bove racconta la sua scelta di tornare a giocare
“Per ora non posso giocare in Italia, ma sicuramente non volevo stare con le braccia conserte ad aspettare un cambio di regolamento“. Edoardo Bove riparte dal Watford, in Championship, a distanza di più di un anno da quel Fiorentina–Inter dell’1 dicembre 2024 in cui il 22enne si accasciò al suolo in arresto cardiaco, facendo temere il peggio per qualche attimo. E lo farà in Inghilterra perché il regolamento – visto il defibrillatore sottocutaneo – non gli consente di giocare in Italia. “In futuro non so cosa accadrà, ma tengo a specificare che il Watford non è una seconda scelta. Era già un mio obiettivo giocare in Inghilterra: mi piace il calcio inglese, il ritmo”, ha dichiarato Bove in un’intervista a Sky Sport. La legge italiana infatti non permette di svolgere attività agonistica con l’apparecchio in questione. In Inghilterra invece potrà giocare senza problemi. Ma perché? In Italia la responsabilità diretta è a carico del medico sportivo che concede l’idoneità. In Inghilterra invece Bove ha firmato una dichiarazione in cui si assume tutti i rischi e la responsabilità è soltanto sua. “Mi sento abbastanza in controllo delle mie scelte: ho avuto molto tempo per pensare e stare con me stesso. Ho coltivato anche altre passioni oltre al calcio. Ora sono felice di ripartire: mi mancava qualcosa, sono contento di riportare il calcio al centro della mia vita e poter stare di nuovo in uno spogliatoio“, spiega l’ex centrocampista di Roma e Fiorentina. Una trattativa – quella con il Watford – nata in aeroporto a Trieste, come svelato dallo stesso Bove. “Ultima giornata della scorsa stagione: con la Fiorentina giochiamo a Udine, partita pesantissima per qualificarsi in Conference League. Atterro a Trieste, ma non trovo il taxi per raggiungere la squadra a Udine – ha spiegato Bove -. Poi mi sento toccare alle spalle e un uomo in giacca e cravatta si presenta: ‘Sono Gian Luca Nani, il direttore dell’Udinese e del Watford. Se vuoi ti diamo un passaggio noi fino a Udine‘”. Un primo approccio simpatico da parte dell’attuale direttore sportivo del club inglese, che dopo qualche mese ha provato (ed è riuscito) a portare Bove in Inghilterra: “All’inizio ero incerto: non lo conoscevo, ma era vestito come un direttore quindi ho pensato: ‘Va bene, fidiamoci, al massimo conosciamo una nuova persona’. Durante il tragitto mi fa una battuta: ‘Dai, vieni a giocare con noi’“. Era però ancora presto. A maggio 2025 Bove stava ancora svolgendo diversi controlli per capire poi come e se tornare in campo. “Io in quel periodo nemmeno pensavo a tornare a giocare perché non avevo ancora finito i controlli, ma per me quello è stato un segno del destino: ho voluto pensare che dovesse andare così”. L'articolo “Il Watford? C’è stato un segno del destino, ho voluto pensare che dovesse andare così”: Bove racconta la sua scelta di tornare a giocare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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