Negli anni ’90 le due principali banche svizzere avevano pagato oltre un
miliardo di dollari di risarcimenti alle vittime dell’Olocausto per chiudere la
vertenza sui fondi in giacenza di superstiti o di discendenti delle vittime. Ma
un’inchiesta condotta da una commissione del Senato degli Stati Uniti ha
rivelato che Credit Suisse avrebbe nascosto informazioni rilevanti durante le
precedenti indagini su conti appartenuti a nazisti o a collaboratori del Terzo
Reich. Decine di migliaia di documenti recentemente scoperti forniscono nuove
prove di titolari di conti fino ad oggi sconosciuti o solo parzialmente
identificati, inclusi elementi centrali dell’apparato economico agli ordini di
Adolf Hitler. Sono quasi 900.
Tra i documenti più significativi figura una cosiddetta “lista nera americana”,
un archivio di clienti contrassegnati come finanziatori o commercianti con i
nazisti. La commissione ha sottolineato che Credit Suisse non aveva rivelato
l’esistenza di questi conti durante le verifiche degli anni ’90, quelle che
portarono all’accordo miliardario con i sopravvissuti. Al centro del caso c’è
Neil Barofsky, ex procuratore americano nominato mediatore presso Credit Suisse
nel 2021. Barofsky era stato rimosso nel 2022 dopo che la banca, secondo quanto
ricostruito dalla commissione, avrebbe fatto pressione affinché limitasse la sua
indagine. Reintegrato nel 2023 dopo l’acquisizione di Credit Suisse da parte di
UBS, Barofsky e il suo team hanno identificato archivi che hanno permesso di
ricostruire altri conti legati ai nazisti, tra cui un conto intestato a
ufficiali di alto rango delle SS e un intermediario svizzero usato per
movimentare beni saccheggiati.
Secondo quanto riportato i dal Wall Street Journal, Barofsky ha dichiarato che
Credit Suisse “non ha sempre condiviso le informazioni in suo possesso”, ma ha
anche sottolineato che il suo team ha lavorato a stretto contatto con la banca
per assicurarsi che tutti i documenti rilevanti venissero inclusi nell’indagine.
UBS, dal canto suo, ha espresso profondo rammarico per questo capitolo oscuro
della storia bancaria svizzera e si è detta impegnata a fornire piena
collaborazione per chiarire le responsabilità e ricostruire la rete dei conti
legati al nazismo.
I numeri emersi parlano chiaro: 890 conti finora sconosciuti sono stati
identificati presso Credit Suisse, collegati a strutture centrali dello Stato
nazista, all’apparato economico delle SS e ad aziende impegnate nella produzione
di armamenti. Non si tratta quindi di singoli funzionari minori, ma di nodi
finanziari strategici che hanno accompagnato direttamente l’economia del Terzo
Reich. Alcuni documenti indicano persino connessioni con le ratlines, i canali
utilizzati dai gerarchi nazisti per fuggire in Sud America dopo la guerra,
intrecciando logistica, documenti e finanza in un sistema mai del tutto
esplorato.
Queste nuove rivelazioni sollevano interrogativi sulla completezza dell’accordo
miliardario del 1998, che all’epoca fu presentato come una chiusura definitiva
delle rivendicazioni. I documenti recentemente emersi mostrano infatti che una
parte dei conti non era mai stata comunicata alle commissioni d’inchiesta,
lasciando aperta la possibilità di ulteriori responsabilità e insabbiamenti. Le
audizioni in Senato hanno messo in luce anche i nodi istituzionali della
vicenda. Il repubblicano Chuck Grassley ha guidato la discussione sui conti
sconosciuti, evidenziando come il denaro sottratto alle famiglie ebree sia stato
riorientato verso soggetti legati al regime nazista. Non si tratta dunque di un
passato lontano e marginale, ma di una rete finanziaria attiva e strutturata,
che ha funzionato negli anni della guerra e nel dopoguerra immediato.
L'articolo Credit Suisse e gli 890 conti nazisti “sconosciuti”, la commissione
del Senato Usa: “Era denaro sottratto agli ebrei” proviene da Il Fatto
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