“Quando ero più giovane, non sapevo come gestire la situazione. Ci sono stati
momenti in cui ero davvero triste e chiedevo a mia madre se non avrei più potuto
giocare a calcio”. Alisha Lehmann si sfoga e lo fa alla Bbc Sport nel corso di
una lunga intervista. L’atleta svizzera – ex di Douglas Luiz – è una calciatrice
ma anche influencer, visto che vanta quasi 16 milioni di follower su Instagram e
altri 11,8 milioni su TikTok. Motivo per cui a volte la sua carriera da
calciatrice – spiega Lehmann – viene quasi “fraintesa”.
“Il calcio è la cosa che amo di più e a cui ho dedicato più tempo. Mi riposo
benissimo, dormo tutti i pomeriggi e non farei mai nulla prima di un allenamento
o di una partita che possa influenzare la mia prestazione. Ci tengo tantissimo“,
spiega Lehmann che poi precisa: “La gente non ha idea di quanto impegno ci metta
quando dice ‘Oh, lei non è una calciatrice’. A volte è frustrante”, ha
dichiarato a BBC Sport. “La gente non vede tutto l’impegno che ci metto. Pensano
che mi alleni e poi torni a casa a fare video su TikTok, ma non è vero”.
Alisha Lehmann ha giocato in Italia prima con la Juventus – proprio quando il
suo ex fidanzato Douglas Luiz è stato acquistato dalla Juventus – e poi con il
Como l’anno successivo. Oggi gioca con il Leicester: “Sono molto professionale.
Do sempre il massimo in campo e voglio essere il migliore. Se, controllando i
dati dopo l’allenamento, non ho dato il massimo, faccio degli allenamenti extra
per cercare di migliorare. La gente può pensare quello che vuole, ma tutto ciò
che faccio è finalizzato a diventare il miglior giocatore possibile“. In
conclusione un pensiero sulla sua ultima esperienza al Como, in Italia: “Ho
firmato un contratto a lungo termine a Como, ma dopo un mese ho capito che non
mi piaceva e volevo tornare in Inghilterra”, spiega. “Mi trovo benissimo qui, il
calcio è migliore e l’Inghilterra mi sembra casa”, ha concluso la calciatrice
svizzera.
L'articolo “Quando ero più giovane, non sapevo come gestire la situazione.
Chiedevo a mia madre se avrei ancora potuto giocare a calcio”: lo sfogo di
Alisha Lehmann proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Svizzera
Tornano a far discutere in questi giorni le criptiche quartine del profeta del
XVI secolo, Nostradamus. In particolare quelle che predicono “una guerra di
sette mesi, una celebrità colpita da un fulmine, uno sciame di api mortali e la
Svizzera intrisa di sangue”. L’oracolo del XVI secolo ha previsto numerosi
eventi agghiaccianti che si sarebbero poi verificati. Nostradamus ha scritto
tutte le sue predizioni in misteriose quartine, che contenevano il destino di
monti eventi mondiali. Molte di queste sono presenti nel suo classico del 1555
“Le Profezie”, che contiene ben 942 quartine, secondo il Times of India.
La quartina specifica sulla guerra recita: “Sette mesi di grande guerra, gente
morta per il male / Rouen, il re Evreux non fallirà”, riporta il Mirror. È
facile collegare questo verso alla guerra in corso tra Russia e Ucraina. Alcuni
sostengono che Nostradamus avesse predetto la guerra in precedenza, con il verso
“Entro due città, ci saranno flagelli come non se ne sono mai visti”. Si presume
che questa frase preannunciasse le armi nucleari che gli Stati Uniti scatenarono
sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki alla fine della Seconda Guerra
Mondiale.
Sul grande sciame d’api, tra le predizioni più bizzarre di Nostradamus, questo
passo afferma “Un grande sciame d’api si leverà in un’imboscata notturna”.
Alcuni ritengono che ciò potrebbe accadere l’anno prossimo, poiché il passo
corrisponde al numero 26. Rimane un mistero cosa possano rappresentare le api.
Secondo il 26esimo verso del Secolo I, Nostradamus proclama “un grande uomo sarà
colpito in pieno giorno da un fulmine”. Questa figura di spicco potrebbe
simboleggiare chiunque, da un membro della famiglia reale a un leader mondiale o
una celebrità.
Infine sulla Svizzera che “sarà intrisa di sangue”. Questa previsione è
agghiacciante e può essere collegata a una specifica località attuale. Il suo
sinistro verso dichiara: “A causa del favore che la città mostrerà… il Ticino
traboccherà di sangue...”. Il sangue potrebbe simboleggiare un incidente con
numerose vittime, una pestilenza che si abbatte sulla zona o qualche tipo di
disastro naturale.
L'articolo “Guerra di sette mesi, una celebrità colpita da un fulmine, uno
sciame di api mortali e la Svizzera bagnata di sangue”: dibattito sulle
previsioni di Nostradamus proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sembrava un traguardo lontanissimo e invece piano piano i ragazzi feriti durante
il devastante incendio del Constellation di Crans-Montana stanno tornando a
casa. È stato dimesso dal Policlinico Gemelli il sedicenne romano a lungo
ricoverato all’Ospedale Niguarda di Milano, prima di essere trasferito nella
capitale lo scorso 8 marzo per proseguire le cure. A dare la notizia è stato il
padre, spiegando che il figlio ha lasciato l’ospedale ed è potuto finalmente
rientrare a casa dopo settimane di ricovero e trattamenti.
Intanto arrivano segnali incoraggianti anche per gli altri feriti ricoverati al
Niguarda. “Stanno migliorando. Sono in cinque, sono lo zoccolo duro delle
situazioni più critiche. Un paio nell’arco di una settimana o due probabilmente
dovrebbero andare a casa. Gli altri hanno ancora un percorso un po’ complicato”,
ha spiegato Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia.
Bertolaso ha parlato a margine di un evento all’Istituto Neurologico Carlo
Besta, dedicato alla presentazione del sistema MRgFUS Exablate Prime, una
tecnologia innovativa per il trattamento di diverse patologie neurologiche. “Un
paio di loro non li vedevo da cinque giorni: erano quasi irriconoscibili, erano
aumentati di peso, stavano molto meglio ed erano molto più svegli. Insomma,
anche lì stanno facendo un piccolo miracolo”, ha aggiunto.
Sul fronte delle indagini, proseguono gli accertamenti per chiarire le cause del
rogo. La Camera penale del Tribunale cantonale del Canton Vallese ha respinto il
ricorso del Comune di Crans-Montana per il riconoscimento di parte civile
nell’inchiesta, confermando l’ordinanza della procura di Sion che si era già
opposta all’istanza. Nell’indagine risultano coinvolti, oltre ai proprietari del
locale, anche il sindaco Nicolas Féraud, alcuni assessori ed ex amministratori
locali e funzionari responsabili della sicurezz
L'articolo “Quasi irriconoscibili, un piccolo miracolo”, migliorano i ragazzi di
Crans-Montana ricoverati al Niguarda. Un 16enne dimesso dal Policlinico di Roma
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una cabinovia è precipitata questa mattina nel comprensorio sciistico di
Engelberg, nel centro della Svizzera: c’è almeno un morto, riporta il sito “20
Minutes”. Le cause dell’incidente non sono ancora chiarite, ma nella zona si
registravano forti raffiche di vento. Secondo le prime ricostruzioni e i video
diffusi da testimoni, la cabina si sarebbe staccata e avrebbe iniziato a
rotolare lungo un pendio innevato, ribaltandosi più volte. Come riporta Blick,
in alcune immagini si vedono persone correre verso il luogo dell’incidente,
mentre una foto mostra il trasporto di almeno un ferito da parte dei
soccorritori. Un testimone ha riferito che i soccorsi hanno tentato di rianimare
una persona per circa 30 minuti, parlando di una scena “scioccante”.
L’uomo ha raccontato che poco prima dell’incidente il vento era molto forte e
che “a un certo punto c’è stato uno strappo, il cavo si è mosso e la cabina è
precipitata“. La società che gestisce le funivie della zona ha confermato
l’incidente senza fornire dettagli su eventuali passeggeri a bordo. Anche la
polizia del Canton Nidvaldo ha confermato l’accaduto, precisando che l’area è
difficile da raggiungere e che sono in corso verifiche. Sul posto è stato
inviato un elicottero per supportare le operazioni di soccorso. L’incidente ha
coinvolto la linea Xpress Trübsee-Stand, attualmente chiusa. Nel comprensorio
del Titlis risultano sospesi quasi tutti gli impianti. Secondo i dati di
MeteoSvizzera, nella regione si registravano raffiche di vento fino a oltre 80
km/h, con punte fino a 130 km/h nelle zone più esposte, un elemento che potrebbe
aver contribuito all’incidente.
L'articolo Svizzera, cabinovia precipita a Engelberg per il forte vento: c’è
almeno un morto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un autobus postale, un pullman adibito a servizio di linea, si è incendiato in
Svizzera. Nel rogo diversi passeggeri sono morti mentre altri sono rimasti
feriti, secondo quanto conferma la polizia cantonale. L’incidente è avvenuto nel
tardo pomeriggio di martedì, intorno alle 18.25, nel centro di Kerzers, nel
canton Friburgo.
Un portavoce delle forze dell’ordine ha dichiarato all’agenzia Keystone-Ats che
è ancora troppo presto per determinare la dinamica dell’incendio e che ulteriori
informazioni saranno diffuse non appena la polizia ne saprà di più. Tra i
feriti, una persona è stata trasportata in elicottero del soccorso svizzero
Rega. Il luogo dell’incidente è stato transennato e la polizia ha chiesto alla
popolazione di non recarsi sul posto.
L'articolo Svizzera, autobus a fuoco nel centro di Kerzers: “Ci sono diversi
morti e feriti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La tv pubblica svizzera Ssr è salva, almeno per ora. Ieri il referendum popolare
ha bocciato l’iniziativa “Duecento franchi bastano!”, lo slogan che chiedeva di
abbassare del 40% – da 335 a 200 franchi svizzeri (220,2 euro al cambio attuale)
– il canone annuale della tv. Ha votato il 55,8% degli aventi diritto, con il sì
che ha raggiunto il 38,05%, ottenendo 1.188.289 voti, mentre il no ha raggiunto
il 61,95% con 1.934.369 voti. La decurtazione del canone avrebbe significato
ridurre di 800 milioni di franchi (poco meno di un miliardo di euro) gli incassi
della radiotv pubblica decretando di fatto la fine della Rsi, la
Radiotelevisione della Svizzera Italiana che trasmette nella nostra lingua da
Lugano. Ma proprio nel Canton Ticino il “no” ha ottenuto un risicato 53,29%:
nonostante il rischio di perdere la radiotv pubblica in italiano quasi un
ticinese su due ha votato a favore del taglio.
L’iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa Ssr)” è stata lanciata
da un comitato che includeva esponenti dell’Udc (Unione Democratica di Centro),
tra cui il consigliere nazionale Thomas Matter. Si tratta di un partito di
estrema destra nazionalista e ultraconservatore che nelle elezioni federali del
2019 è risultato il più rappresentato al Consiglio nazionale, dove occupa oltre
un quarto dei seggi. Per dare un’idea dell’orientamento, che dal 1999 ha sempre
ottenuto ottimi risultati elettorali federali, c’è la proposta depositata da
poco alla cancelleria federale di Berna, con 114.600 firme raccolte in nove
mesi, di una legge per limitare la popolazione a 10 milioni, di fatto bloccando
l’ingresso di nuovi immigrati. Il comitato dell’iniziativa “200 franchi
bastano!” sosteneva che la somma fosse sufficiente per un’offerta radio-tv
pubblica di base, criticando la Ssr per l’attuale costo ritenuto troppo elevato.
Il canone radiotelevisivo in Svizzera dal 2021 costa 335 franchi l’anno (prima
erano 365) per ogni famiglia, indipendentemente dal numero di apparecchi
posseduti. La fattura viene inviata annualmente o trimestralmente. E’ esentato
solo chi riceve prestazioni di assistenza pubblica complementare, quelle che
sostengono finanziariamente pensionati o invalidi il cui reddito non copre il
fabbisogno vitale minimo. Dal primo gennaio 2027 è già previsto comunque che il
canone scenderà a 312 franchi l’anno ed entro il 2029 a 300. Per i convitti o le
case di riposo il canone è di 670 franchi all’anno. Le imprese pagano di più.
È la seconda volta che gli svizzeri bocciano in modo chiaro “un’iniziativa che
intendeva attaccare il servizio pubblico radiotelevisivo“, ha spiegato al
Corriere del Ticino l’Associazione ticinese dei giornalisti (Atg), ma “c’è ora
da sperare che il fronte” di chi ha lanciato il referendum “abbia capito la
portata di questa doppia lezione del cittadino sovrano e che la voglia
accettare”. Con la riduzione del canone tv a 300 franchi a partire dal 2029, la
Rsi dovrà comunque tagliare circa 100 posti di lavoro. Il referendum, ha
spiegato in una nota l’Atg, “ha confermato che un certo ‘trumpismo mediatico’
esiste anche in Svizzera e in Ticino. Una corrente che non perde occasione per
schierarsi contro l’informazione indipendente e contro il sistema mediatico”
svizzero, “non se la prende solo con il servizio pubblico, ma anche con le
testate giornalistiche private. Non va dimenticato che chi ha lottato contro la
Ssr nel 2022 aveva promosso un referendum contro un pacchetto di aiuti ai media
privati locali. Referendum purtroppo riuscito”.
Di segno totalmente opposto la reazione dell’Udc. “Era abbastanza nell’aria”, ha
spiegato a TicinOnline l’esponente politico ticinese dell’Udc Piero Marchesi.
“La mobilitazione a favore del servizio pubblico è stata importante.
Associazioni sportive, culturali e molte altre realtà si sono schierate contro
l’iniziativa. Malgrado gli scenari apocalittici disegnati dai contrari (perdite
milionarie, meno posti di lavoro, coesione nazionale a rischio) e il tentativo
di spaventare la popolazione, un ticinese su due ha votato a sostegno dei ‘200
franchi bastano’. Questa è la conferma che esiste una certa insofferenza verso
la Rsi. Il Ticino era infatti il cantone che, oggettivamente, avrebbe perso più
di altri”. L'”insofferenza” secondo Marchesi dipende da “un livello di organico
e di risorse sproporzionato, soprattutto nel confronto con altre realtà locali.
Poi, non da ultimo, ed è l’aspetto che pesa di più, c’è il sentimento, che ormai
non è più solo una percezione, che l’informazione della Rsi sia sbilanciata a
sinistra. Credo che molti ticinesi lo abbiano notato più volte e che questa
percezione di mancata imparzialità dia fastidio. Immagino quindi che una parte
dei sì sia arrivata anche per questo motivo”.
L'articolo Tagliare il canone della tv pubblica? In Svizzera il referendum
boccia la proposta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il tribunale giudiziario di Grasse, in Francia, ha respinto la richiesta di
rogatoria internazionale avanzata dalla procura generale del Canton Vallese per
il sequestro di beni immobili e finanziari riconducibili ai coniugi Jacques e
Jessica Moretti, tra gli indagati per il rogo del bar Constellation a
Crans-Montana, dove la notte di Capodanno sono morte 41 persone. E per cui è
stato anche iscritto il sindaco Nicolas Féraud. La richiesta degli inquirenti
svizzeri, presentata il 14 gennaio, riguardava in particolare un appartamento a
Cannes, l’abitazione di famiglia a Sari-Solenzara, in Corsica, oltre ad alcuni
conti bancari e a una polizza di assicurazione sulla vita. Secondo quanto
stabilito dal tribunale francese le condizioni giuridiche per procedere non
sussistono. “Le domande di rogatoria internazionale riguardanti beni che non
hanno un legame diretto o indiretto con il reato – si legge nell’ordinanza
contenuta negli atti dell’inchiesta – non sono, in ogni caso, possibili in
Francia su richiesta di autorità straniere esterne all’Unione Europea, in
assenza di una convenzione internazionale che lo preveda specificamente, e
devono essere respinte”.
Nel frattempo prosegue la difficile cooperazione tra le autorità giudiziarie
svizzere e italiane sull’inchiesta relativa alla tragedia. Tra il 23 e il 27
marzo è infatti prevista la prima missione dei magistrati della procura di Roma
a Sion per consultare il fascicolo dell’indagine elvetica sull’incendio.
L’incontro è stato organizzato dalle procure del Vallese e di Roma dopo
l’accordo per una “cooperazione rafforzata” definito il 19 febbraio a Berna tra
il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del
Vallese Béatrice Pilloud.
Nell’indagine svizzera risultano indagati per omicidio colposo, lesioni colpose
e incendio colposo i coniugi Moretti, proprietari del discobar teatro della
tragedia, insieme a Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del
Comune di Crans-Montana, e al suo predecessore Ken Jacquemoud e il sindaco. A
Roma, invece, il fascicolo aperto dalla procura procede al momento contro ignoti
per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni.
L’autorità giudiziaria del Vallese ha acconsentito, in risposta alla richiesta
di assistenza giudiziaria italiana, a mettere a disposizione dei magistrati
romani il materiale probatorio raccolto finora nel corso delle indagini. I pm
italiani potranno visionare gli atti e selezionare quelli ritenuti utili ai fini
della successiva trasmissione formale all’Italia. Alla riunione prenderanno
parte anche le polizie giudiziarie dei due Paesi. Resta invece sospesa la
questione della costituzione di una squadra investigativa comune, richiesta dal
governo italiano e per cui a fine febbraio l’Italia ha protestato. In questo
contesto diplomatico ancora incerto, l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian
Lorenzo Cornado, richiamato a Roma il 24 gennaio, non è ancora rientrato a
Berna. Una possibile rivalutazione della posizione del governo italiano potrebbe
dipendere proprio dall’esito dell’incontro previsto a Sion alla fine del mese.
L'articolo La Francia nega la rogatoria per il sequestro dei beni dei Moretti ai
pm che indagano sul rogo di Crans-Montana proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, è stato iscritto nel registro degli
indagati dalla procura del Vallese nel corso delle indagini sull’incendio
avvenuto nella notte di Capodanno al locale ‘Le Constellation‘, costato la vita
a 41 persone, tra cui 6 ragazzi italiani, e 115 feriti. Féraud è ora indagato
per molteplici reati assieme ad altre quattro persone.
A riportare la notizia sono i giornali del gruppo svizzero Tamedia, che
raccontano che l’estensione dell’inchiesta penale sarebbe partita dalla Procura
del Vallese lo scorso 5 marzo. Il sindaco di Crans-Montana è ora indagato per
incendio doloso colposo, omicidio colposo, lesioni personali gravi colpose e
violazioni delle responsabilità e degli obblighi imposti dalla legge sui comuni
in relazione alla protezione contro gli incendi e gli eventi naturali.
A fine gennaio era stata presentata una denuncia penale contro il primo
cittadino della località vallese da parte di due avvocati che rappresentano una
vittima gravemente ustionata e i suoi genitori. Oltre a Féraud sono quattro le
persone coinvolte nell’estensione dell’inchiesta: i nuovi indagati, tutti con
ruoli di spicco nell’amministrazione del comune vallese, sono Kévin Barras,
consigliere in giunta con incarichi sulla sicurezza, oggi deputato supplente nel
Parlamento vallese, Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter,
tutti con passate o attuali deleghe sui controlli tra Crans e Chermignon,
municipio poi annesso al primo.
L'articolo Strage di Crans-Montana, indagato il sindaco per l’incendio di
Capodanno costato la vita a 41 persone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Tribunale penale di Parigi ha deciso oggi di processare in contumacia
l’accademico svizzero specializzato in studi islamici Tariq Ramadan, accusato di
violenze sessuali in Francia e già condannato in via definitiva in Svizzera per
lo stesso reato. I giudici hanno inoltre emesso un mandato d’arresto
internazionale nei confronti del docente, dopo aver stabilito che le sue
condizioni di salute gli consentirebbero di comparire in tribunale. Ramadan era
professore di studi islamici contemporanei a Oxford e ha insegnato presso
università in Qatar, Marocco e Svizzera. È stato costretto a prendere un congedo
nel 2017 quando sono emerse accuse di stupro in Francia al culmine del movimento
MeToo. Ramadan è accusato di aver stuprato tre donne in Francia tra il 2009 e il
2016
Il processo si era aperto lunedì scorso davanti alla Cour criminelle
départementale de Paris, ma in assenza del principale imputato. Ramadan, 63
anni, non si era presentato alla prima udienza, suscitando immediatamente la
reazione della corte. Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi da uno dei
suoi avvocati, Marie Burguburu, l’islamologo è affetto da sclerosi a placche e
sarebbe stato ricoverato da sabato scorso a Ginevra per l’aggravarsi della
malattia. La difesa aveva quindi giustificato la mancata presenza in aula con le
condizioni di salute dell’imputato.
Di fronte all’assenza di Ramadan, un personaggio molto controverso anche per le
sue “prediche” di ispirazione radicale, i giudici avevano deciso di disporre una
perizia medica per verificare se lo stato di salute dell’accademico fosse
effettivamente incompatibile con la sua partecipazione al processo. L’esame era
stato affidato a due neurologi e basato sui referti medici disponibili. In
attesa dei risultati, la corte aveva rinviato la decisione sul possibile rinvio
del processo e fissato la ripresa dell’udienza per mercoledì pomeriggio. I
magistrati si erano riservati di valutare gli esiti degli accertamenti prima di
decidere se sospendere il procedimento o proseguire.
La perizia medica resa nota venerdì ha concluso che Tariq Ramadan sarebbe nelle
condizioni di potersi recare in tribunale a Parigi. Alla luce di questo
risultato, la corte ha deciso di dichiararlo contumace e di proseguire il
processo in sua assenza, emettendo allo stesso tempo un mandato di arresto
internazionale nei suoi confronti. All’annuncio della decisione dei giudici, gli
avvocati della difesa hanno abbandonato l’aula del tribunale. Il docente
svizzero di origini egiziane ha sempre respinto con fermezza le accuse.
L'articolo Tariq Ramadan processato per stupro, il Tribunale di Parigi lo
dichiara contumace e spicca un mandato d’arresto proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Duecento franchi bastano!”. È questo lo slogan del referendum al quale i
cittadini della Svizzera saranno chiamati a rispondere domenica 8 marzo. I 200
franchi svizzeri (220,2 euro al cambio attuale) sono quelli del canone annuale
della tv pubblica Ssr: la proposta è di tagliare di oltre il 40% l’esborso
pagato dalle famiglie svizzere, attualmente di 335 franchi (meno di 370 euro)
l’anno. Problema: una simile decurtazione del canone significa ridurre di 800
milioni di franchi (poco meno di un miliardo di euro) gli incassi della tv
pubblica svizzera, e secondo i sindacati comporta di fatto la fine della Rsi, la
Radiotelevisione della Svizzera Italiana che trasmette nella nostra lingua da
Lugano. Con pesantissime ricadute occupazionali, sia dirette che nell’indotto.
Gli ultimi sondaggi danno in vantaggio il “no” di chi respinge la proposta, ma
il margine è risicatissimo e molto dipenderà dagli indecisi.
L’iniziativa popolare “200 franchi bastano! (Iniziativa Ssr)” è una proposta
lanciata da un comitato che include esponenti dell’Udc (Unione Democratica di
Centro), tra cui il consigliere nazionale Thomas Matter. L’Unione Democratica di
Centro Svp-Udc è un partito di destra ed estrema destra nazionalista e
ultraconservatore che nelle elezioni federali del 2019 è risultato il più
rappresentato al Consiglio nazionale, dove occupa oltre un quarto dei seggi. Per
dare un’idea dell’orientamento di Svp-Udc, che dal 1999 ha sempre ottenuto
ottimi risultati elettorali federali, c’è la proposta depositata da poco alla
Cancelleria federale di Berna, con 114.600 firme raccolte in nove mesi, di una
legge per limitare la popolazione a 10 milioni, di fatto bloccando l’ingresso di
nuovi immigrati. Il comitato dell’iniziativa “200 franchi bastano!” sostiene che
la somma sia sufficiente per un’offerta radio-tv pubblica di base, criticando la
Ssr per l’attuale costo ritenuto troppo elevato e per la concorrenza che la Ssr
con i media privati.
Dietro la proposta, secondi i critici, c’è invece un attacco sotterraneo al
lavoro di scavo di molti giornalisti della Ssr i quali hanno più volte
evidenziato con reportage e inchieste scandali politici, vicende di criminalità
organizzata e crimini dei colletti bianchi. Inchieste che danno fastidio in un
Paese dove la privacy è assoluta, i processi non sono pubblici e le sentenze
sono difficilmente reperibili e sempre senza i nomi degli indagati, imputati e
condannati (che per legge non possono apparire sui giornali). Il Parlamento
svizzero e il Consiglio federale hanno comunque raccomandato ai cittadini della
Confederazione di respingere l’iniziativa, ritenendo che ridurrebbe troppo
drasticamente le risorse della Ssr, dimezzandole, e danneggerebbe l’offerta
mediatica, in particolare nelle regioni linguistiche.
Il canone radiotelevisivo in Svizzera dal 2021 costa attualmente 335 franchi
l’anno (prima erano 365) per ogni famiglia, indipendentemente dal numero di
apparecchi posseduti. La fattura viene inviata annualmente o trimestralmente. è
esentato solo chi riceve prestazioni di assistenza pubblica complementare,
quelle che sostengono finanziariamente pensionati o invalidi il cui reddito non
copre il fabbisogno vitale minimo. Dal primo gennaio 2027 è già previsto
comunque che il canone scenderà a 312 franchi l’anno ed entro il 2029 a 300. Per
i convitti o le case di riposo il canone è di 670 franchi all’anno. Le imprese
pagano di più.
La progressiva riduzione del canone ha già portato la radio-tv pubblica elvetica
Ssr a decidere importanti tagli. Ma a preoccupare maggiormente i sindacati del
settore dei media è l’eventuale vittoria al referendum dell’iniziativa, che
causerebbe un durissimo colpo alle sedi linguistiche della Ssr, in particolare
alla Rsi che da Lugano trasmette per la Svizzera italiana. Lo slogan dei
sindacati del Canton Ticino è di “Non lasciar segare a metà la nostra Rsi”.
Secondi i sindacati ticinesi, con un taglio del 40% del canone la
Radiotelevisione della Svizzera italiana rischia di non poterò più coprire il
territorio del Cantone con le sue produzioni, ha spiegato nei giorni scorsi alla
Rsi Riccardo Mattei, segretario regionale Sindacato svizzero dei media (Ssm).
Secondo Mattei la vittoria del taglio comporterebbe licenziamenti importanti e
il trasferimento delle produzioni radiotv nella sede centrale della Ssr a
Zurigo, ma in ogni caso il budget sta già venendo compresso: “Ci sarà quasi un
20% di budget in meno per la Ssr. E anche per la Svizzera italiana si sta
traducendo e si tradurrà in centinaia di posti di lavoro soppressi”. Secondo
quanto dichiarato alla Rsi da Giangiorgio Gargantini, segretario regionale
dell’Unia, la maggiore unione interprofessionale dei lavoratori della
Confederazione, “sono un migliaio di posti di lavoro di qualità che il Ticino
rischia di perdere. È anche un indotto di più di 200 milioni all’anno portato
sul territorio. Per un franco di canone che va a Berna, quattro ritornano in
Ticino. Tramite questo indotto, per ogni due posti di lavoro in Rsi ce n’è uno
all’esterno. Sono più di 700 le aziende ticinesi che sono legate con il loro
lavoro giornaliero”. Tra i sostenitori dell’iniziativa “200 franchi bastano!”,
c’è invece l’Unione svizzera delle arti e dei mestieri (Usam), la maggior
organizzazione delle piccole e medie imprese elvetiche che si è battuta
soprattutto contro la doppia imposizione per le aziende. Il suo presidente,
Fabio Regazzi, ha detto alla Rsi che “la doppia imposizione a cui sono
sottoposte le aziende è ingiusta e iniqua ed è stata anche dichiarata
anticostituzionale dal Tribunale federale. L’unica possibilità che ci resta per
superare o eliminare questa iniquità è quella di sostenere l’iniziativa, anche
se comporterà chiaramente dei sacrifici”.
Un taglio di 135 franchi l’anno, circa 150 euro, in Italia può sembrare una
cifra considerevole. Ma in Svizzera nel 2024 il reddito disponibile medio delle
famiglie era di circa 7.186 franchi al mese: oltre 7.900 euro. Una cifra
altissima per l’Italia, ma molto meno elevata nella Confederazione dove la vita
è carissima per gli standard italiani. Risparmiare 11 franchi al mese non cambia
assolutamente nulla, insomma, per le famiglie.
Comunque vada, il referendum svizzero è un segnale per tutti i giornalisti e
soprattutto per le radiotelevisioni pubbliche del Vecchio Continente: quando si
dà fastidio alla politica, il rischio di essere colpiti – anche tramite
iniziative populiste – esiste e non è affatto marginale. Anche in Italia i
giornalisti di inchiesta della Rai, come quelli di Report, ne sanno qualcosa.
L'articolo La Svizzera vota per dimezzare il canone: così sono a rischio la tv
pubblica e la ticinese Rsi proviene da Il Fatto Quotidiano.