Le Olimpiadi che dovevano essere sostenibili, a costo zero per i contribuenti e
supportate da infrastrutture moderne stanno per iniziare. La realtà è l’esatto
contrario. Le opere di accesso sono incomplete, i costi sono esplosi e un nodo
decisivo — quello dei trasporti — si sta rivelando uno dei punti più critici
dell’intero progetto olimpico.
Durante il periodo dei Giochi, dal 6 al 22 febbraio, la mobilità sarà dominata
dall’assalto degli autobus nelle valli alpine. Per far fronte all’afflusso di
spettatori e visitatori, il Comitato Olimpico punta su un massiccio
potenziamento dei servizi su gomma e sull’istituzione di centinaia di nuove
corse automobilistiche. È così che le cosiddette “Olimpiadi diffuse” verranno
tenute in piedi: dagli autobus.
Il problema è che il settore del trasporto pubblico su gomma versa in condizioni
critiche. L’età media del parco autobus è pari a 10,3 anni (dato 2024), ben
superiore alla media europea di 7,5–8 anni. Mezzi vecchi, aziende sotto organico
e un sistema già oggi incapace di garantire un servizio affidabile nei territori
extraurbani — e spesso anche in quelli urbani. In questo contesto, sotto la
regia del Comitato Olimpico dovrebbe garantire il corretto funzionamento delle
centinaia di autobus che invaderanno le strade delle valli.
Un primo segnale allarmante arriva dalla cronaca: un ragazzo di undici anni è
stato costretto a scendere dal bus della linea 30 Calalzo–Cortina perché
sprovvisto del nuovo biglietto “olimpico”, ed è rientrato a casa a piedi per
chilometri, nella neve. Biglietto che è stato aumentato del 300% non tenendo
separato il trasporto locale con l’utenza olimpica. Grazie a questo episodio la
provincia di Belluno è tornata sui suoi passi rimettendo in vigore la vecchia
tariffa. Quelle corse non sono gestite direttamente da Dolomiti Bus, l’azienda
bellunese titolare dell’appalto, ma affidate in subappalto alla società
veneziana Linea Bus.
Il sub affido è ormai una prassi strutturale nel trasporto pubblico locale. Le
aziende più grandi ottengono affidamenti diretti, spesso senza gara, e
subappaltano i servizi per comprimere i costi e aumentare i margini. Il
risultato è sotto gli occhi di tutti: turni che superano i limiti contrattuali,
autisti che non conoscono i percorsi, ritardi cronici, sovraffollamento,
tensioni a bordo e condizioni di lavoro al limite. È in questo contesto che i
conducenti sono chiamati a operare.
Negli ultimi anni il ricorso al subappalto è ulteriormente aumentato per due
ragioni principali: la carenza strutturale di mezzi e personale e l’esplosione
dei cantieri ferroviari del Pnrr. Ferrovie dello Stato, con centinaia di
interventi aperti sull’intera rete nazionale, sostituisce sistematicamente i
treni soppressi con autobus. In molte linee, inoltre, il servizio su gomma non è
più emergenziale, ma permanente.
Le località interessate dai collegamenti olimpici saranno Cortina, Bormio,
Livigno, Predazzo, Tesero e Anterselva. I principali nodi di accesso saranno
Milano e Tirano per la Lombardia, mentre Verona, Padova, Mestre, Belluno e Ora
(TN) serviranno Veneto e Trentino. Trenitalia propone soluzioni “integrate”:
Frecciarossa dalle principali città italiane fino a Venezia Mestre, e da lì
autobus FrecciaLink verso Cortina. Da Padova e Venezia si raggiunge Ponte nelle
Alpi in treno regionale, per poi proseguire su gomma con il servizio Cortina
2026 Link. Per la Val di Fiemme, il Frecciarossa arriva a Ora–Auer, con
prosecuzione in autobus.
Belluno viene indicata come porta d’accesso alle Dolomiti, con decine di
collegamenti regionali giornalieri da Venezia e Padova. Ma anche qui, la
ferrovia si interrompe e il viaggio prosegue su strada.
In Lombardia, il collegamento Milano–Valtellina prevede un treno ogni 30 minuti,
dalle 4 del mattino alle 3 di notte, con prosecuzione in autobus verso Bormio e
Livigno. Durante il periodo olimpico, le linee R12 Sondrio–Tirano e R13
Lecco–Colico–Sondrio saranno sostituite da autobus “per ridurre i tempi di
percorrenza”. Anche studenti e pendolari tra Morbegno e Colico verranno
trasferiti su gomma.
Altro che Olimpiadi invernali sostenibili, si rischiano olimpiadi infernali
perché i Giochi si reggeranno su un sistema fragile, fatto di cantieri aperti,
autobus sostitutivi, subappalti e servizi precari. Un modello che scarica sui
territori, sui lavoratori e sugli utenti il peso di un evento presentato come
moderno, verde e senza costi.
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piedi: dagli autobus proviene da Il Fatto Quotidiano.