Disavventura per Emanuel Perathoner, campione paralimpico nello snowboard cross
e nel banked slalom a Milano Cortina 2026, che su Instagram ha denunciato il
furto di due tavole. “Venerdì 13 marzo, durante la premiazione della gara di
Banked Slalom alle Paralimpiadi a Cortina, nell’impianto Socrepes, qualcuno ha
rubato due delle mie tavole Apex (colore grigio e nero) con attacchi Union
modello Atlas FC – scrive – Le tavole sono riconoscibili perché hanno un numero
di serie, mentre gli attacchi sono pezzi molto rari: uno grigio e viola
(edizione limitata) e l’altro giallo e nero (uno di soli due esemplari esistenti
al mondo). Se qualcuno le ha viste o ha qualsiasi informazione, vi prego di
contattarmi”.
Si tratta di snowboard particolarmente sofisticati e costosi che montano
attacchi rari. Doppio oro e doppio furto per Perathoner, che alle Paralimpiadi
era stato il primo a conquistare un oro per l’Italia, poi ne aveva vinto un
altro nella giornata dei record azzurri.
L'articolo Derubato di due tavole da snowboard mentre riceve l’oro vinto:
disavventura per il campione paralimpico Perathoner proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Olimpiadi Milano-Cortina 2026
La pista da bob di Cortina d’Ampezzo ingoia altri due milioni di spesa, oltre
all’appalto per costruirla vinto da Impresa Pizzarotti (82 milioni di euro) e le
altre voci che completano il piano finanziario arrivato a oltre 120 milioni di
euro. Proprio Pizzarotti si è visto assegnare, non con una gara aperta, ma con
una procedura negoziata, l’incarico di manutenzione e di conduzione
dell’impianto. La determina risale ancora alla fine di novembre, ma solo da
pochi giorni è stata pubblicata sul portale del Ministero delle Infrastrutture.
Si tratta di un incarico per un importo di un milione e 617mila euro che Fabio
Massimo Saldini, commissario straordinario di Società Infrastrutture Milano
Cortina (Simico), ha deciso di conferire senza pubblicazione di un bando di
gara. Il periodo dei servizi prestati da Pizzarotti è iniziato il 24 novembre
2025 e si è concluso il 27 febbraio 2026, ovvero nell’arco di tempo in cui la
pista è passata sotto il controllo di Fondazione Milano Cortina 2026 per
l’effettuazione delle gare di bob, skeleton e slittino alle Olimpiadi invernali.
Infatti, la conclusione è fissata cinque giorni dopo la fine dei Giochi.
Il commissario si è avvalso di due motivazioni contenute nell’articolo 76 del
Codice degli appalti. La prima è prevista “quando i lavori, le forniture o i
servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico”
per “assenza di concorrenza per motivi tecnici”. La seconda è dovuta a “ragioni
di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante”
quando non possono essere rispettati i termini per le procedure aperte o
competitive con negoziazione.
Durante le Olimpiadi, Simico ha anche assegnato un incarico speciale alla
società Its Engineering di Pieve di Soligo, che ha come amministratore delegato
l’ingegnere Michele Titton, che è anche direttore dei lavori nello stesso
cantiere della pista da bob. È lui che, progettando 31 varianti in corso d’opera
e trovando le soluzioni più adatte per il cemento, è riuscito a ridurre i tempi
di lavorazione, consentendo di completare il budello di ghiaccio in tempo per la
pre omologazione avvenuta nel marzo 2025. Il 5 febbraio 2026, il giorno prima
della cerimonia di apertura dei Giochi, la società di Titton ha ottenuto un
affidamento diretto per 204.600 euro (l’importo a base di gara era di 220mila
euro) con il compito di assicurare “la manutenzione, la sorveglianza e il pronto
intervento ai fini di garanzia di perfetta funzionalità del nuovo impianto
sportivo”. Praticamente è diventato il controllore di Simico durante le gare,
quando la responsabilità era in carico a Fondazione Milano Cortina 2026.
Grazie a quell’incarico, Titton ha potuto (assieme alla società di ingegneria
ambientale Energytech di Bolzano) redigere un dossier di 45 pagine, corredato da
112 fotografie, che hanno documentato i danni arrecati all’impianto durante il
periodo degli allenamenti e delle competizioni. Il documento ha suscitato
l’allarme del Comune di Cortina d’Ampezzo che ha dato l’incarico a uno studio
legale di Padova di occuparsi di un pre-contenzioso legato alla riconsegna della
pista da parte di Fondazione e di seguire le procedure di conferimento finale
(da parte di Simico) nel momento in cui sarà ultimato. Con l’incarico assegnato
a Its, la spesa aggiuntiva per lo Sliding Centre è così arrivata a sfiorare i
due milioni di euro.
L’ingegner Titton è anche il direttore dei lavori della nuova cabinovia di
Socrepes, che avrebbe dovuto essere pronta per le gare di sci alpino femminile.
Problemi tecnici, la ristrettezza dei tempi e gli accorgimenti da adottare
perché i piloni insistono su una frana, hanno impedito di rispettare i termini.
Infatti solo in questi giorni i tecnici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza
delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) hanno
cominciato a far girare alcune cabine, per testare affidabilità e sicurezza
dell’impianto.
Soltanto il 6 marzo è stato pubblicato sul sito del Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti l’esito della procedura negoziata, senza
pubblicazione di un bando, che risale in realtà al 28 ottobre 2025, quando il
cantiere di Socrepes era già stato aperto da un paio di mesi. Si tratta
dell’affidamento della direzione lavori a Its per un importo di 484mila euro. È
stato Titton a redigere il 5 marzo il verbale di fine lavori, a seguito del
collaudo statico. “L’infrastruttura funziona a uso privato per consentire le
attività propedeutiche alle prove (da parte di Ansfisa, ndr), nonché al
trasferimento di materiali da monte a valle e viceversa”, ha annunciato Simico.
L'articolo La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro
durante i Giochi: spuntano nuove voci di spesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sarebbe semplice, adesso, scrivere che l’avevamo detto e previsto. Dopo i fasti
delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, dopo le medaglie, gli inni, gli elogi
autocelebrativi dell’inventiva e creatività italiana, arrivano le indagini e la
prima conta dei danni. Si tratta ancora di avvisaglie, ma indicative di ciò che
ci attende nei prossimi anni. Non si spendono 7 miliardi di euro (due per
l’organizzazione e cinque per le opere infrastrutturali connesse) pensando che
tutto fili liscio. Infatti, fin dalla fase di preparazione erano emerse tali e
tante criticità che avrebbero dovuto rendere più cauti e meno trionfalistici i
responsabili del grande spettacolo di neve e sport.
Prendiamo la nuova pista da bob costruita a Cortina, con una spesa totale di
133,5 milioni di euro. Sarà un impianto costosissimo per quanto riguarda la sola
manutenzione, prima ancora di considerare le spese di gestione. Quanto fosse
fondata questa preoccupazione lo si capisce scorrendo le 112 fotografie che sono
state scattate il 25 febbraio scorso, tre giorni dopo la chiusura dei Giochi.
L’ingegnere Michele Titton, direttore dei lavori per conto di Simico, ha passato
metro per metro l’impianto documentando i danni, i malfunzionamenti, le rotture
che si sono verificate dopo soltanto una dozzina di giorni di gare. L’entità non
è stata quantificata, ma i tecnici ci stanno lavorando. Simico ha smentito che
si tratti di un milione di euro, come scritto da alcuni giornali, ma sicuramente
non basteranno poche migliaia di euro per rimettere tutto in ordine.
Il tema è cruciale perché il comitato organizzatore Fondazione Milano Cortina
2026 deve riconsegnare la pista al Comune di Cortina, il quale a sua volta la
riconsegnerà a Simico che dovrà ultimare i lavori, che si preannunciano ancora
lunghi, considerando che tutt’attorno all’impianto c’è ancora un cantiere. Il
Comune vuole la certezza di ricevere lo Sliding Center integro, così come era
stato consegnato a dicembre. Quindi Fondazione dovrà riparare i danni, poi
Simico completerà il progetto prima di conferire definitivamente la pista al
Comune.
In municipio hanno cominciato a comprendere quale sarà il futuro di Cortina, con
il rischio che la pista diventi un peso economico insostenibile. Una società
specializzata ha quantificato dal 2027 in poi spese di gestione annue crescenti
a partire da un milione 111 mila euro (1.165 euro nel 2032). I ricavi sono
fissati a 526 mila euro. Quindi il passivo di gestione è di circa 600 mila euro
all’anno, che spalmati nell’arco dei vent’anni di vita prevista per l’impianto
arriva alla stratosferica cifra di 12 milioni di euro. A fronte dei danni
documentati per una sola sessione di gare, seppur impegnativa come le Olimpiadi,
la cifra prevista di 94 mila euro all’anno per la manutenzione ordinaria appare
irrisoria. La pista è infatti completata da quattro edifici, garage e magazzini,
oltre che dalla centrale di refrigerazione.
Auguri al Comune di Cortina e al suo sindaco Gianluca Lorenzi, anche se si può
dire che se la sono andata a cercare. Sarà il Comune a restare con il cerino in
mano quando Fondazione Milano Cortina 2026 avrà sbaraccato (dicembre 2026) e
Infrastrutture Milano Cortina (Simico) comincerà a dedicarsi alle incompiute per
3 miliardi di euro che sono in lista d’attesa. Per quante tasse possano pagare i
ricchi proprietari di seconde case, la spesa per il bilancio della comunità
cortinese diventerà insostenibile.
Questo è solo il primo segno dei travagli del dopo-Olimpiadi. Ma già altri
segnali si colgono all’orizzonte. Basti pensare che la Procura della Repubblica
di Belluno ha avviato un’indagine (finora senza indagati) sulla costruzione
della cabinovia di Socrepes, che non si è conclusa – come era stato promesso –
in tempo per i Giochi. I magistrati hanno messo nel mirino la pervicacia con cui
si è voluto dar corso al progetto, anche l’impianto insiste su una frana e si
sono già determinati alcuni smottamenti. Una particolare attenzione riguarda
inoltre la consistenza economica dell’appalto, che è arrivato a 35 milioni di
euro. A Milano restano aperte le indagini sugli appalti di Fondazione Mico (in
attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale) e sui progetti urbanistici
del Villaggio Olimpico allo Scalo Romana e dell’Arena Santa Giulia a Rogoredo.
Oltre alla giustizia penale c’è anche quella amministrativa. Segnali di fumo
sono arrivati dall’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte dei
Conti del Veneto (non in Lombardia, né a Trento, né a Bolzano, le altre realtà
interessate alle opere olimpiche). Il presidente della sezione di controllo,
Francesco Uccello, ha detto nella relazione: “Con riferimento alle opere
infrastrutturali strettamente collegate all’impiantistica sportiva dei Giochi
Olimpici, alcuni interventi non risultavano ancora portati a compimento. Alla
chiusura dell’esercizio 2024, la Fondazione Milano Cortina esponeva un deficit
patrimoniale cumulato di circa 150,3 milioni. Stante l’accentuato deficit
patrimoniale della Fondazione, la Sezione ha rappresentato la necessità di
assicurare un costante monitoraggio dei costi di gestione, diretti e indiretti,
al fine di scongiurare aggravi per il bilancio regionale”.
Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Paolo Crea, ha aggiunto:
“L’attenzione della Procura sarà rivolta anche quest’anno verso le grandi opere
e le rilevanti procedure di appalto. In questo contesto sarà necessario, chiusi
i Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, approfondire le inevitabili segnalazioni
di danno, già pervenute, che operazioni complesse come le Olimpiadi portano con
sé”. Rispondendo ai giornalisti ha aggiunto: “Non abbiamo voluto turbare la
manifestazione e volevamo evitare che qualcuno strumentalizzasse la nostra
azione. Ora però le opere sul territorio dei Giochi Olimpici di Milano Cortina
andranno verificate, in ipotesi sono previsti indennizzi per i ritardi nella
realizzazione. Valuteremo se applicarli”.
L'articolo Olimpiadi, arrivano le indagini e la prima conta dei danni: ecco ciò
che ci aspetta nei prossimi anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Straordinario Giacomo Bertagnolli. L’atleta italiano, con la guida Andrea
Ravelli, ha conquistato la medaglia d’oro nello slalom paralimpico di Cortina
d’Ampezzo. Per l’azzurro è il quinto podio in cinque gare in queste Paralimpiadi
di Milano–Cortina 2026, ma è soprattutto il secondo oro vinto. Sale a 13 il
conto delle sue medaglie paralimpiche in carriera. Per l’Italia è il 16esimo
podio: gli azzurri continuano a migliorarsi.
“Cinque su cinque: è un miracolo. Questa è la più bella, la più combattuta e
quella a cui tenevamo di più”. Così – emozionatissimo – Giacomo Bertagnolli
commenta la vittoria nella medaglia d’oro nello slalom ipovedenti. “Per me è un
nuovo record, sono a 13 medaglie su 15 gare totali ai Giochi Paralimpici. Con 6
ori ho battuto un altro record, sono contento e non posso dire nient’altro”, ha
aggiunto l’atleta azzurro. Soddisfatto anche la guida Andrea Ravelli: “Questa è
stata la medaglia più consapevole, nella seconda manche l’ho vista diverso. Non
ha mai fatto una prova mentalmente così come oggi in questa seconda manche”.
L'articolo Immenso Bertagnolli: vince il suo secondo oro nello slalom
ipovedenti. “È un miracolo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Jacopo Luchini ha vinto la medaglia d’oro nella gara di snowboard banked slalom
SB-UL alle Paralimpiadi di Milano Cortina. Per l’Italia è il quarto oro a questa
edizione delle Paralimpiadi invernali, nuovo record assoluto per i colori
azzurri. . Il totale delle medaglie italiane a Milano Cortina sale così a quota
11.
Luchini, 35enne di Montemurlo, ha trionfato battendo i due cinesi Pengyao Wang e
Zihao Jiang, grazie soprattutto a una grande prima manche, che gli ha permesso
di guadagnare il vantaggio cronometrico poi difeso nella seconda discesa. Dopo
le 8 medaglie iridate (tra cui due ori), alla terza partecipazione ai Giochi è
arrivata anche la prima medaglia paralimpica, subito del metallo più prezioso.
Luchini, nato senza la mano sinistra a causa di un’aplasia, ha alle spalle già
un decennio di carriera e di successi sulla tavola. Non solo in ambito
competitivo. Nel 2021 è diventato ufficialmente allenatore nazionale di primo
livello nello snowboard, primo italiano con disabilità a riuscirci. Nella sua
stessa gara, ha chiuso invece al nono posto l’altro italiano, Paolo Priolo.
L'articolo Paralimpiadi, Luchini e Perathoner da sballo: doppio oro nello
snowboard e nuovo record per l’Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La quantificazione dei danni ancora non c’è, ma bastano le 112 fotografie
scattate dal direttore dei lavori per mostrare lo stato precario e di abbandono
in cui è stata lasciata la nuovissima pista da bob di Cortina dopo le gare
olimpiche. Trova così conferma l’esistenza di un contenzioso tra i soggetti che
si sono occupati di costruire e utilizzare l’impianto “Eugenio Monti”, a causa
degli interventi di ripristino necessari dopo 22mila discese di bob, skeleton e
slittino. Si tratta di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), di
Fondazione Milano Cortina 2026 (comitato organizzatore) e del Comune di Cortina.
Il 25 febbraio, tre giorni dopo la conclusione delle Olimpiadi, un sopralluogo è
stato effettuato dall’ingegnere Michele Titton (società ITS Engineering)
responsabile dei lavori per conto di Simico e dai tecnici della società
Energytech di Bolzano.
IL DOSSIER FOTOGRAFICO
Il risultato è contenuto in un “verbale di sopralluogo di controllo” redatto il
25 febbraio, lo stesso giorno in cui il Comune ha incaricato uno studio legale
di occuparsi del pre-contenzioso, in vista dell’acquisizione definitiva
dell’impianto, quando i lavori saranno finiti. “In generale si denota una
condizione del sito in stato quasi di abbandono. – c’è scritto – Al di là di
poche lavorazioni in essere, relative allo smontaggio di alcune delle opere
temporanee (ad esempio, gli schermi per gli spettatori), gli spazi sono stati
lasciati in assenza di qualsiasi pulizia, riordino o sistemazione del caso. Non
da poco è anche il fatto che tutti gli spazi degli edifici sono stati lasciati
aperti, anche locali tecnici come la ‘control room’ dell’edificio di arrivo, la
quale contiene strumentazioni del valore di centinaia di migliaia di euro”.
Segue un’analisi settore per settore.
NESSUNA ZONA RISPARMIATA
La descrizione è analitica e interessa tutto l’impianto: il locale giuria, la
partenza bob e slittino, gli spogliatoi, l’area Warm Up, i locali elettrici, i
magazzini, l’edificio per la refrigerazione, la control room, i vani ascensore,
le passerelle, la zona uffici, la torre di evaporazione, i bagni e la zona
esterna. Sulla pista i rilievi interessano la curva Striess, la partenza donne,
curva Sento, partenza junior, partenza turistica, l’ingresso e la curva
Labirinti, curva Bandion, rettifilo Lino K2, curva Antelao, curva Tofana, curva
e rettifilo d’arrivo. All’esterno c’è anche la zona stoccaggio dei bob, oltre ad
ampi settori della viabilità di servizio.
“PORTE E MANIGLIE ROTTE, CAVI SCOPERTI, BARRIERE DIVELTE…”
I danni rilevati sono molto diversi. La pulizia è assente un po’ dappertutto.
Ovunque si trovano cavi scoperti, staccati o perfino ammucchiati. Reti parapetto
sono rovinate o piegate. Danni risultano alle intonacature, segnate o lesionate,
ma in qualche caso perfino staccate. Si dovrà accertare se le cause sono stati
gli urti o il cedimento degli intonaci. Sono state fotografate porte e uscite di
sicurezza danneggiate, compresi il portone di un garage e alcuni maniglioni.
Alcuni locali sono stati utilizzati impropriamente come deposito di materiale.
Diversi oggetti ingombranti sono stati fotografati vicino alle vie di fuga. In
qualche punto degli edifici sono stai tagliati divisori o pannelli in
cartongesso. Un danneggiamento grave è stato individuato nei pannelli in legno
di sicurezza, sopra la pista ad esempio alla curva Labirinti 1. Qua e là tende
rotte o tagliate. Un paio di manometri risultano non funzionanti. Individuato
anche il rischio di foratura dei tubi di raffreddamento. Scatole di
alimentazione sono state staccate. Qua e là sono caduti pezzi di controsoffitti.
Si aggiunge, all’esterno, “il distacco di gran parte dei dispositivi ferma-neve
su entrambe le falde dell’edificio A delle partenze. Si sottolinea che
l’attribuzione di responsabilità circa il danno appena riportato è in fase di
accertamento”. Nelle stradine è stato stoccato materiale, come in una discarica.
Ci sono cumuli di neve non rimossi. Lungo tutta la pista rinvenute scatole
schiacciate e canale elettriche piegate, ma sono danneggiati anche dispositivi
di sicurezza Safety system. Fotografate buche profonde nella viabilità di
passaggio dove lo stato di abbandono è testimoniato anche dal cippato non
smaltito.
“SERVE UNA COMMISSIONE COMUNALE”
“Stanno emergendo dettagli inquietanti sullo stato dell’impianto”, ha dichiarato
la consigliera di minoranza Roberta De Zanna, che ha presentato
un’interrogazione al sindaco di Cortina. “La gravità della situazione è
confermata nei fatti: l’inagibilità della pista ha già costretto gli
organizzatori alla cancellazione dei Campionati Italiani di Bob, che avrebbero
dovuto svolgersi nei giorni immediatamente successivi ai Giochi. Certo fa
dubitare che un’opera costata 120 milioni di euro, realizzata in tutta fretta,
possa ridursi così dopo un normale svolgimento delle competizioni”. La
consigliera è preoccupata perché il Comune potrebbe dover pagare anche fragilità
strutturali e danni. “Se l’Amministrazione accetta l’impianto senza le dovute
garanzie, i costi di riparazione e i vizi occulti ricadranno interamente sulle
tasche degli ampezzani. Chiediamo al Sindaco di nominare una commissione di
tecnici terzi per una perizia che verifichi non solo i danni superficiali, ma
anche l’integrità strutturale e l’efficienza degli impianti”.
SIMICO: “NON CI SONO DANNI MILIONARI”
Il 9 marzo, dopo una riunione tra Fondazione, Comune di Cortina e Simico,
quest’ultima aveva rilasciato una dichiarazione. “In merito alle notizie
circolate sul futuro dello Sliding Centre di Cortina, si precisa che è priva di
fondamento l’affermazione secondo cui il nuovo impianto sarebbe ‘fuori uso’”. Il
comunicato proseguiva: “La pista, realizzata in tempi record, ha già ricevuto,
durante i Giochi, apprezzamenti e riconoscimenti a livello internazionale con
oltre 22mila discese. Nelle prossime settimane saranno completate le ultime
attività di cantiere. Si sottolinea, peraltro, che le cifre circolate sulla
stampa di eventuali ‘danni milionari’ all’impianto non corrispondono alla realtà
dei fatti e non sono certificate da nessun documento tecnico da parte di questa
Società”.
L'articolo Ecco le foto dei danni alla pista da bob di Cortina: 112 segnalazioni
nel dossier dopo le Olimpiadi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ci sono le cabinovie, i bacini artificiali, i cannoni sparaneve. E poi le reti
viabilistiche (tante ancora da portare a termine). E, dato che si parla delle
Olimpiadi di Milano-Cortina – ancora in corso, con le paralimpiadi – il budello
della località ampezzana (pista da bob, in senso improprio, o sliding centre,
quando vogliamo sentirci meno provinciali). Sono le infrastrutture che appaiono
in tv, quelle subito visibili, o che finiscono sui giornali. Eppure c’è
un’infrastruttura di cui nessuno parla mai e la cui definizione le calza
perfettamente: l’acqua.
Sì, perché senza l’acqua, in tempi in cui l’innevamento artificiale è sempre più
necessario, non ci sarebbero i Giochi. Come sottolineato da Vanda Bonardo,
responsabile Alpi di Legambiente, nel report Nevediversa 2026, non basta nemmeno
un anno particolarmente favorevole dal punto di vista delle precipitazioni
nevose. Perché “per garantire che le gare possano svolgersi viene costruita con
largo anticipo una base stabile e resistente. Preparare una pista non significa
semplicemente batterla, ma realizzare un sistema tecnico complesso che integra
fisica della neve, ingegneria del terreno, climatologia, sicurezza e regolamenti
sportivi, garantendo prestazioni estreme, ripetibilità e sicurezza”. Così “le
fondamenta delle piste sono realizzate quasi esclusivamente con neve
artificiale, più densa e compatta di quella naturale” e “quando nevica, la neve
fresca rappresenta un problema tecnico“. Ecco, dunque, che l’acqua diventa
garanzia dell’evento. In ultima analisi, infrastruttura. Coi suoi bacini di
accumulo, tubazioni, pompe per spingerla in quota e così via.
Seconda la stima degli organizzatori, per le Olimpiadi sono necessari 948mila mc
di acqua. Che divisi per i 27 giorni di gare significa 35 milioni di litri al
giorno. Più del fabbisogno giornaliero di città come Trento, Sassari, Cagliari o
Ferrara (se si considera il consumo medio pro capite pari a 237). “In montagna,
oggi, questa infrastruttura lavora proprio nei mesi critici, quando i corsi
d’acqua hanno portate più fragili, gli ecosistemi sono più vulnerabili e la
competizione tra uso potabile, agricolo, turistico, ambientale si fa più dura”
ragiona Fabio Tullio di Legambiente. Per non tacere le criticità ormai note che
l’innevamento tecnico porta con sé: erosione del terreno in primavera,
alterazione di suolo (anossico) e flora (a detrimento della biodiversità),
impoverimento di fiumi e torrenti, alto consumo energetico, emissioni
climalteranti.
Secondo gli organizzatori, il fabbisogno dell’impianto di Cortina d’Ampezzo (il
budello per le gare di bob, slittino e skeleton) è pari 21.890 mc/anno, cioè
circa 60mila litri al giorno. Il problema, secondo l’associazione ambientalista,
è che circa 20mila mc non hanno un riferimento chiaro, al netto dell’acqua
necessaria per la prima ghiacciatura e per il mantenimento nei giorni
successivi.
Il risultato è di una “montagna sempre più artificializzata, con bacini in
crescita” dice Bonardo. “Siamo arrivati a 169 sulla nostra Penisola. E il futuro
non è roseo, dal momento che a quote più basse non serviranno più e ci troveremo
con grandi vasche da bagno, lontanissime dagli ecosistemi lacustri. Il problema
è che il 90% delle risorse pubbliche viene speso per sostenere il sistema
sci-centrico, mentre ai modelli che funzionano restano solo le briciole. La
politica non ha un’idea, non ha un progetto su cui lavorare con lungimiranza, si
limita soltanto a mettere toppe”.
Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
Instagram
L'articolo L’infrastruttura “scomparsa” che tiene in piedi le Olimpiadi, 35
milioni di litri d’acqua al giorno: “Serve un altro modello per la montagna”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chiara Mazzel è una delle grandi protagoniste delle Paralimpiadi di
Milano–Cortina. L’azzurra dello sci alpino ha conquistato quattro medaglie nella
rassegna paralimpica: oro nel SuperG femminile vision impaired, argento nella
discesa libera, argento nella combinata e argento nel gigante. L’ultimo podio è
arrivato oggi proprio nel gigante femminile vision impaired, dove ha chiuso
seconda alle spalle dell’austriaca Veronika Aigner, regalando all’Italia la
decima medaglia alle Paralimpiadi 2026. Mazzel, insomma, sta realizzando
un’impresa. Il successo nel SuperG, ottenuto lunedì 9 marzo, ha riportato
l’Italia sul gradino più alto del podio nello sci alpino femminile paralimpico
dopo vent’anni: l’ultima volta era accaduto a Torino 2006 con Silvia Parente.
LA DIAGNOSI E GLI ANNI DI ISOLAMENTO
La storia sportiva di Mazzel parte da un episodio avvenuto nel 2014, quando
aveva 17 anni. Un giorno, mentre era in motorino, si accorse di non vedere più
bene e di essere sul punto di investire dei pedoni. Nel giro di pochi mesi la
situazione peggiorò rapidamente: le venne diagnosticato un glaucoma fulminante
che le tolse completamente la vista dall’occhio sinistro e la rese quasi cieca
dal destro. La malattia era presente da tempo ma non era stata riconosciuta,
anche a causa della giovane età. Dopo la diagnosi Mazzel si chiuse in casa per
due anni, bloccata dalla paura e dal cambiamento improvviso della sua
condizione.
L’INCONTRO CON LO SCI PARALIMPICO
La svolta arrivò con le Paralimpiadi di Pyeongchang 2018. Seguendo le gare e
ascoltando le imprese di Giacomo Bertagnolli, Mazzel capì che era possibile
tornare a sciare anche con una disabilità visiva, grazie alla presenza di una
guida. Da quel momento lo sci è diventato il centro della sua attività sportiva,
soprattutto una forma di libertà. La consapevolezza di poter competere a livello
internazionale è arrivata quando ha accettato la propria disabilità, passaggio
che ha segnato l’inizio della sua crescita agonistica.
I MONDIALI E L’INFORTUNIO DEL 2023
Nel percorso di Mazzel non sono mancati però nuovi ostacoli. Dopo tre medaglie
d’oro conquistate ai Mondiali di Espot nel 2023, un grave infortunio ha
interrotto la sua stagione: la rottura del crociato e dei menischi del ginocchio
sinistro. La 29enne di Cavalese ha pensato anche di smettere, ma poi ha scelto
di continuare a gareggiare. Il recupero è stato lungo e impegnativo, fino al
ritorno in pista che l’ha portata ai Giochi di Milano–Cortina, dove è stata
anche scelta come portabandiera della delegazione azzurra.
SPORT E INTERESSI FUORI DALLE PISTE
Accanto allo sci, Mazzel coltiva diversi interessi. Tra gli hobby ci sono la
musica – suona il corno francese – la lettura, la scrittura e la pittura.
Pratica anche il running e ha affrontato il trekking fino al campo base
dell’Everest. Gli anni trascorsi chiusa in casa sono lontani, ora l motto che
ripete spesso riassume il percorso compiuto: “Andare avanti senza fermarsi”. Ai
Giochi di Milano-Cortina lo ha fatto con quattro medaglie, risultato che la
colloca tra le atlete italiane più vincenti di sempre alle Paralimpiadi.
L'articolo “Andare avanti senza fermarsi”: chi è Chiara Mazzel, l’azzurra delle
4 medaglie alle Paralimpiadi di Milano-Cortina proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si smontano le opere installate per la cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi
all’Arena di Verona e mentre la città torna alla viabilità ordinaria si possono
fare i conti con la decantata “accessibilità” che ha accompagnato l’evento. L’ex
governatore del Veneto, Luca Zaia, ha declamato il lascito delle Olimpiadi: “Un
monumento simbolo, grazie a un investimento di oltre 20 milioni di euro è stato
reso pienamente accessibile con interventi mirati di abbattimento delle barriere
architettoniche”. L’amministratore leghista si riferisce, evidentemente, alle
intenzioni virtuose di un progetto che non è stato ancora portato a termine,
nonostante le Olimpiadi e le Paralimpiadi Milano Cortina 2026 si siano
rispettivamente chiuse e presentate al mondo proprio nell’anfiteatro romano.
L’Arena riflette le contraddizioni dei Giochi e le promesse non mantenute in
tempo per le cerimonie. “Sono state installate rampe dedicate, adeguati i
servizi igienici, predisposti spazi per la sosta e la movimentazione degli
atleti, riorganizzati posti a sedere per il pubblico con ridotta mobilità”, ha
aggiunto Zaia. Ma basta seguire i lavori in svolgimento per verificare come la
maggior parte degli interventi siano già stati rimossi, visto che interessavano
solo la cerimonia di apertura, senza essere destinati a diventare definitivi. Si
tratta, ad esempio, dei passaggi per superare il dislivello del “vallo” che
conduce in Arena o dei tappeti speciali stesi tutt’attorno al monumento, per
coprire la pavimentazione sconnessa.
In realtà l’appalto da oltre 20 milioni di euro in buona parte non è concluso.
Sono stati realizzati i nuovi servizi igienici interni, con una spesa di 1,6
milioni di euro, mentre circa un milione e settecento mila euro è servito per i
percorsi pedonali per arrivare in Piazza Bra. La parte maggiore è stata
rimandata a dopo le Olimpiadi. Si tratta della sistemazione interna e della
costruzione di un ascensore che consenta di salire a un punto panoramico,
all’Arcovolo 65, finora proibito per chi si muove con una carrozzina o ha
problemi di deambulazione. Sul tema ha insistito l’architetto Fabio Massimo
Saldini, commissario straordinario della società pubblica Infrastrutture Milano
Cortina (Simico): “L’accessibilità che stiamo realizzando non è temporanea, né
legata all’evento sportivo: è un investimento strutturale sul territorio e sulla
qualità della vita delle comunità che lo abitano”. Simico ha spiegato: “Sono
stati rinnovati oltre 2 km di percorsi di accesso, con marciapiedi
riqualificati, piste ciclabili separate, pendenze controllate, nuove banchine
bus… all’interno del monumento sono state installate rampe modulari con pendenze
comprese tra il 4% e l’8%, dimensionate per consentire il passaggio affiancato
di due sedie a rotelle…”.
A fare da contraltare a questo racconto è l‘attivista Antonino Russo, ex
presidente di Fish Veneto, la Federazione Italiana Superamento Handicap che
alcuni mesi fa ha già raccontato al fattoquotidiano.it le lacune più vistose.
“Le Olimpiadi sono un’occasione tremendamente mancata, non è stato fatto nulla
per rendere la città veramente accessibile. Noi ci eravamo illusi quando nel
2019 arrivò la notizia che l‘Arena avrebbe subito interventi strutturali. E
pensare che il tempo per agire anche su tutto il contorno cittadino ci sarebbe
stato. Molte associazioni avevano chiesto al sindaco di aprire dei tavoli per
discutere gli aspetti della programmazione”. Che cosa non funziona? “Finita
l’inaugurazione per l’accesso in carrozzina in Arena c’è solo una rampa posta
sul retro dell’anfiteatro, mentre quelle sul davanti erano provvisorie, come è
accaduto anche al Palazzo della Gran Guardia. La stessa considerazione vale per
i tappeti stesi attorno alla struttura per la cerimonia di apertura delle
Paralimpiadi. Ma anche la parziale accessibilità consentita dall’adozione di un
ascensore è discutibile perché la salita all’ultimo anello è affidata, come si
legge nella delibera di giunta n° 91 del 6 febbraio scorso, ad un servo scala
che, come è noto a tutti coloro che hanno dimestichezza con le questioni di
accessibilità, sono lenti e soggetti a frequenti malfunzionamenti specie se
esposti all’azione degli agenti atmosferici. In occasione di una manifestazione
fieristica a Vicenza trascorsi più di un’ora intrappolato in uno dei servoscala
a servizio dei diversi saliscendi per effetto di un microswitch di sicurezza che
aveva bloccato la macchina. Immaginiamo quale potrà essere l’affidabilità di una
macchina sottoposta alle intemperie e a carichi massivi quotidiani”.
Oltre ai ritardi, il dato più critico riguarda i percorsi per arrivare dalla
stazione ferroviaria a Piazza Bra. Lungo il larghissimo Corso di Porta Nuova
sono state realizzate isole di transito per facilitare l’accesso ai parcheggi
auto e alle fermate del trasporto pubblico locale, con una pista ciclabile da
una parte e il traffico delle auto dall’altra. Le banchine non sono continue, ma
vengono interrotte per una trentina di volte (con gradini) a causa degli accessi
ai passi carrai per le auto. Inoltre tengono i fruitori lontani dal largo
marciapiede del viale e quindi dai negozi. “Questo modo di realizzare
l’accessibilità porta ad un altro isolamento”, sostiene Antonino Russo. “Le
associazioni non sono state coinvolte e credo che verrà richiesta una profonda
revisione di quanto è stato fatto ai marciapiedi, anche perché il percorso è mal
collegato con la stazione ferroviaria e con l‘accesso all’Arena. Inoltre la
segnaletica orizzontale e verticale non è stata adeguata ai criteri della
progettazione universale e mancano del tutto le mappe tattili”.
Carlo Piazza, presidente dell’Osservatorio di Comunità per i diritti sociali di
Verona, a fine gennaio aveva scritto all’ingegnere Giuseppe Fasiol, commissario
straordinario per le Paralimpiadi: “Al fine di migliorare l’accessibilità di
Corso Porta Nuova sono stati realizzati interventi la cui efficacia è
discutibile, ma avendo appreso la sua disponibilità ‘ad affinare gli interventi’
avanziamo alcune proposte”. Riguardano, ad esempio, l’altezza delle banchine
“non adeguata per una facile fruizione dei servizi di trasporto pubblico”. Le
associazioni avevano suggerito, in attesa di una radicale rivisitazione, “di non
spendere più un euro” per quello che definiscono un “non percorso”, salvo “gli
interventi per mettere in sicurezza le persone, rallentando le biciclette con
dissuasori di velocità posti sulle nuove ciclabili in prossimità delle rampe di
accesso alle banchine”. La lettera si concludeva: “Dopo i Giochi sarà opportuno
ridefinire il layout dell’intervento in considerazione degli interessi, ma
soprattutto dei diritti dei cittadini”.
Una giustificazione dei lavori incompleti è venuta dal commissario Fasiol, che è
entrato nella gestione dell’evento paralimpico solo lo scorso agosto, quando
tutto era già programmato. “Sistemare la platea dell’Arena per i Giochi non era
possibile perché doveva essere occupata dal palco degli show. Un’eredità delle
Olimpiadi è costituita comunque anche dall’applicazione delle linee guida della
Regione Veneto che seguono l‘Universal Design che tiene conto delle esigenze
delle persone con disabilità”.
L'articolo Paralimpiadi, Arena di Verona “accessibile” solo per una sera:
spariti rampe e tappeti, i veri lavori sono in ritardo e inadeguati. “Ci eravamo
illusi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
È ancora polemica tra il Comitato paralimpico dell’Ucraina e il Comitato
Paralimpico Internazionale in occasione dei Giochi Paralimpici di Milano
Cortina. Dopo le proteste per l’ammissione degli atleti di Russia e Bielorussia
con tanto di inno e bandiera, che ha portato a disertare la Cerimonia
inaugurale, ora arriva l’accusa secondo cui sarebbero state rimosse le bandiere
ucraine dal Villaggio. “Intorno al Villaggio ci sono molte bandiere, ma è
importante che vengano esposte in luoghi dove sia possibile. Se ci si guarda
intorno è evidente che le bandiere sono ammesse, quindi vogliamo solo cercare di
capire perché queste sarebbero state rimosse”, ha risposto in conferenza stampa
Craig Spence IPC Chief Brand and Communications Officer. Sulle presunte
pressioni accusate sempre dalla delegazione ucraina, il rappresentante dell’Ipc
ha aggiunto: “Siamo sorpresi perché non abbiamo ricevuto alcun feedback da loro
durante le riunioni dei capi missione, che si tengono ogni mattina”.
“Non abbiamo ricevuto alcuna informazione da loro tramite le linee formali o
informali esistenti nel Villaggio. C’è molto personale di Milano-Cortina lì e
molto personale dell’Ipc, ma l’unica volta che ne siamo venuti a conoscenza è
stato tramite i media“, ha detto Spence. “Posso rispondere solo sull’orecchino
oggi. Per quanto riguarda gli orecchini, ci siamo resi conto che (l’atleta
Oleksandra Kononova) stava salendo sul podio indossando orecchini con la scritta
‘Stop War‘. Un membro dello staff ha notato questi orecchini e ha capito che
molto probabilmente avrebbero violato il nostro regolamento, le regole che sono
in linea con quelle ricevute dall’IPC per questi Giochi“, ha spiegato. “La
situazione è stata riconosciuta e, per noi, la questione si è chiusa lì”, ha
concluso Spence.
In un lunghissimo comunicato sul proprio sito internet, il Comitato Paralimpico
Nazionale dell’Ucraina e la squadra paralimpica nazionale ucraina hanno infatti
lamentato “che, fin dall’inizio dei XIV Giochi Paralimpici Invernali, la squadra
paralimpica nazionale ucraina, i suoi atleti e allenatori sono stati sottoposti
a pressioni sistematiche da parte dei rappresentanti del Comitato Paralimpico
Internazionale e del Comitato Organizzatore dei Giochi. La dirigenza della
squadra e i suoi membri hanno cercato di evitare una reazione radicale alle
manifestazioni di tale pressione, sperando che fossero di natura casuale e non
avessero un orientamento di parte nei confronti della squadra ucraina. Tuttavia,
i recenti eventi hanno dimostrato che queste manifestazioni hanno un carattere
sistematico e acquisiscono un carattere critico e vergognoso sia nei confronti
della squadra che dei suoi membri”.
Tra le presunte ‘ritorsioni‘, il comitato ucraino ricorda appunto la “rimozione”
della bandiera “dall’edificio in cui risiede la squadra” e che “Per più di due
giorni, i rappresentanti dell’IPC ci hanno ripetuto più volte che stavano
riflettendo su dove la squadra ucraina avrebbe potuto appendere la bandiera
sull’edificio in cui risiede. Alla fine, la bandiera ucraina è stata autorizzata
a essere posizionata in un punto meno visibile“. Inoltre “Durante la cerimonia
di premiazione della nostra campionessa Oleksandra Kononova, un rappresentante
del Comitato Paralimpico Internazionale ha cercato di toglierle con violenza dei
piccoli orecchini con la bandiera ucraina e la scritta ‘Stop alla guerra‘. La
nostra campionessa è stata costretta a togliersi gli orecchini senza spiegare
quale fosse il pericolo di un accessorio femminile per la cerimonia di
premiazione della campionessa dei Giochi Paralimpici”.
Successivamente è arrivata anche la risposta del comitato di Milano-Cortina
2026. “Noi impegnati a garantire un ambiente rispettoso e accogliente per tutti
gli stakeholder, compresi atleti e spettatori. Le regole e le procedure in
vigore durante i Giochi sono concepite per supportare tale ambiente e si
applicano equamente a tutte le delegazioni”, si legge in una nota del Comitato
organizzatore delle Paralimpiadi di Milano Cortina dopo aver “esaminato le
questioni sollevate dal Comitato Paralimpico Nazionale (CPN) dell’Ucraina”.
Entrando nel dettaglio delle questioni sollevate dal Comitato Ucraino,
Milano-Cortina spiega che “al Villaggio Paralimpico, il Comitato paralimpico
ucraino ha scelto di esporre una bandiera nazionale all’esterno di uno spazio
comune ed è stato invitato da Milano Cortina 2026 a spostarla in conformità con
il regolamento del Villaggio, che prevede che i Comitati possano esporre
bandiere nazionali solo nelle aree residenziali da loro occupate. La bandiera è
stata successivamente spostata nell’area residenziale utilizzata dalla
delegazione ucraina”.
Inoltre “i Comitati possono prenotare sale dedicate all’interno del Villaggio
per ospitare riunioni, garantendo che le aree comuni rimangano disponibili per
tutte le delegazioni. Milano Cortina 2026 collabora a stretto contatto con tutte
le squadre per gestire riunioni di diverse dimensioni”. Viene poi precisato che
“l’8 marzo, allo Stadio del Fondo di Tesero, cinque spettatori hanno tentato di
entrare nell’impianto indossando sciarpe con i colori della bandiera ucraina e
scritte. Poiché la sicurezza del luogo non ha potuto verificare il significato
del testo, che potrebbe contenere messaggi politici, non consentiti dal
regolamento dei Giochi, agli spettatori è stato chiesto di entrare nell’impianto
senza le sciarpe. Le sciarpe sono state loro restituite all’uscita”.
L'articolo Paralimpiadi, l’Ucraina accusa: “Rimossa nostra bandiera”. La
replica: “Solo spostata nella loro area residenziale” proviene da Il Fatto
Quotidiano.