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Derubato di due tavole da snowboard mentre riceve l’oro vinto: disavventura per il campione paralimpico Perathoner
Disavventura per Emanuel Perathoner, campione paralimpico nello snowboard cross e nel banked slalom a Milano Cortina 2026, che su Instagram ha denunciato il furto di due tavole. “Venerdì 13 marzo, durante la premiazione della gara di Banked Slalom alle Paralimpiadi a Cortina, nell’impianto Socrepes, qualcuno ha rubato due delle mie tavole Apex (colore grigio e nero) con attacchi Union modello Atlas FC – scrive – Le tavole sono riconoscibili perché hanno un numero di serie, mentre gli attacchi sono pezzi molto rari: uno grigio e viola (edizione limitata) e l’altro giallo e nero (uno di soli due esemplari esistenti al mondo). Se qualcuno le ha viste o ha qualsiasi informazione, vi prego di contattarmi”. Si tratta di snowboard particolarmente sofisticati e costosi che montano attacchi rari. Doppio oro e doppio furto per Perathoner, che alle Paralimpiadi era stato il primo a conquistare un oro per l’Italia, poi ne aveva vinto un altro nella giornata dei record azzurri. L'articolo Derubato di due tavole da snowboard mentre riceve l’oro vinto: disavventura per il campione paralimpico Perathoner proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro durante i Giochi: spuntano nuove voci di spesa
La pista da bob di Cortina d’Ampezzo ingoia altri due milioni di spesa, oltre all’appalto per costruirla vinto da Impresa Pizzarotti (82 milioni di euro) e le altre voci che completano il piano finanziario arrivato a oltre 120 milioni di euro. Proprio Pizzarotti si è visto assegnare, non con una gara aperta, ma con una procedura negoziata, l’incarico di manutenzione e di conduzione dell’impianto. La determina risale ancora alla fine di novembre, ma solo da pochi giorni è stata pubblicata sul portale del Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di un incarico per un importo di un milione e 617mila euro che Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), ha deciso di conferire senza pubblicazione di un bando di gara. Il periodo dei servizi prestati da Pizzarotti è iniziato il 24 novembre 2025 e si è concluso il 27 febbraio 2026, ovvero nell’arco di tempo in cui la pista è passata sotto il controllo di Fondazione Milano Cortina 2026 per l’effettuazione delle gare di bob, skeleton e slittino alle Olimpiadi invernali. Infatti, la conclusione è fissata cinque giorni dopo la fine dei Giochi. Il commissario si è avvalso di due motivazioni contenute nell’articolo 76 del Codice degli appalti. La prima è prevista “quando i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico” per “assenza di concorrenza per motivi tecnici”. La seconda è dovuta a “ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili dalla stazione appaltante” quando non possono essere rispettati i termini per le procedure aperte o competitive con negoziazione. Durante le Olimpiadi, Simico ha anche assegnato un incarico speciale alla società Its Engineering di Pieve di Soligo, che ha come amministratore delegato l’ingegnere Michele Titton, che è anche direttore dei lavori nello stesso cantiere della pista da bob. È lui che, progettando 31 varianti in corso d’opera e trovando le soluzioni più adatte per il cemento, è riuscito a ridurre i tempi di lavorazione, consentendo di completare il budello di ghiaccio in tempo per la pre omologazione avvenuta nel marzo 2025. Il 5 febbraio 2026, il giorno prima della cerimonia di apertura dei Giochi, la società di Titton ha ottenuto un affidamento diretto per 204.600 euro (l’importo a base di gara era di 220mila euro) con il compito di assicurare “la manutenzione, la sorveglianza e il pronto intervento ai fini di garanzia di perfetta funzionalità del nuovo impianto sportivo”. Praticamente è diventato il controllore di Simico durante le gare, quando la responsabilità era in carico a Fondazione Milano Cortina 2026. Grazie a quell’incarico, Titton ha potuto (assieme alla società di ingegneria ambientale Energytech di Bolzano) redigere un dossier di 45 pagine, corredato da 112 fotografie, che hanno documentato i danni arrecati all’impianto durante il periodo degli allenamenti e delle competizioni. Il documento ha suscitato l’allarme del Comune di Cortina d’Ampezzo che ha dato l’incarico a uno studio legale di Padova di occuparsi di un pre-contenzioso legato alla riconsegna della pista da parte di Fondazione e di seguire le procedure di conferimento finale (da parte di Simico) nel momento in cui sarà ultimato. Con l’incarico assegnato a Its, la spesa aggiuntiva per lo Sliding Centre è così arrivata a sfiorare i due milioni di euro. L’ingegner Titton è anche il direttore dei lavori della nuova cabinovia di Socrepes, che avrebbe dovuto essere pronta per le gare di sci alpino femminile. Problemi tecnici, la ristrettezza dei tempi e gli accorgimenti da adottare perché i piloni insistono su una frana, hanno impedito di rispettare i termini. Infatti solo in questi giorni i tecnici dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) hanno cominciato a far girare alcune cabine, per testare affidabilità e sicurezza dell’impianto. Soltanto il 6 marzo è stato pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’esito della procedura negoziata, senza pubblicazione di un bando, che risale in realtà al 28 ottobre 2025, quando il cantiere di Socrepes era già stato aperto da un paio di mesi. Si tratta dell’affidamento della direzione lavori a Its per un importo di 484mila euro. È stato Titton a redigere il 5 marzo il verbale di fine lavori, a seguito del collaudo statico. “L’infrastruttura funziona a uso privato per consentire le attività propedeutiche alle prove (da parte di Ansfisa, ndr), nonché al trasferimento di materiali da monte a valle e viceversa”, ha annunciato Simico. L'articolo La pista da bob di Cortina ha ingoiato altri due milioni di euro durante i Giochi: spuntano nuove voci di spesa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi, arrivano le indagini e la prima conta dei danni: ecco ciò che ci aspetta nei prossimi anni
Sarebbe semplice, adesso, scrivere che l’avevamo detto e previsto. Dopo i fasti delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, dopo le medaglie, gli inni, gli elogi autocelebrativi dell’inventiva e creatività italiana, arrivano le indagini e la prima conta dei danni. Si tratta ancora di avvisaglie, ma indicative di ciò che ci attende nei prossimi anni. Non si spendono 7 miliardi di euro (due per l’organizzazione e cinque per le opere infrastrutturali connesse) pensando che tutto fili liscio. Infatti, fin dalla fase di preparazione erano emerse tali e tante criticità che avrebbero dovuto rendere più cauti e meno trionfalistici i responsabili del grande spettacolo di neve e sport. Prendiamo la nuova pista da bob costruita a Cortina, con una spesa totale di 133,5 milioni di euro. Sarà un impianto costosissimo per quanto riguarda la sola manutenzione, prima ancora di considerare le spese di gestione. Quanto fosse fondata questa preoccupazione lo si capisce scorrendo le 112 fotografie che sono state scattate il 25 febbraio scorso, tre giorni dopo la chiusura dei Giochi. L’ingegnere Michele Titton, direttore dei lavori per conto di Simico, ha passato metro per metro l’impianto documentando i danni, i malfunzionamenti, le rotture che si sono verificate dopo soltanto una dozzina di giorni di gare. L’entità non è stata quantificata, ma i tecnici ci stanno lavorando. Simico ha smentito che si tratti di un milione di euro, come scritto da alcuni giornali, ma sicuramente non basteranno poche migliaia di euro per rimettere tutto in ordine. Il tema è cruciale perché il comitato organizzatore Fondazione Milano Cortina 2026 deve riconsegnare la pista al Comune di Cortina, il quale a sua volta la riconsegnerà a Simico che dovrà ultimare i lavori, che si preannunciano ancora lunghi, considerando che tutt’attorno all’impianto c’è ancora un cantiere. Il Comune vuole la certezza di ricevere lo Sliding Center integro, così come era stato consegnato a dicembre. Quindi Fondazione dovrà riparare i danni, poi Simico completerà il progetto prima di conferire definitivamente la pista al Comune. In municipio hanno cominciato a comprendere quale sarà il futuro di Cortina, con il rischio che la pista diventi un peso economico insostenibile. Una società specializzata ha quantificato dal 2027 in poi spese di gestione annue crescenti a partire da un milione 111 mila euro (1.165 euro nel 2032). I ricavi sono fissati a 526 mila euro. Quindi il passivo di gestione è di circa 600 mila euro all’anno, che spalmati nell’arco dei vent’anni di vita prevista per l’impianto arriva alla stratosferica cifra di 12 milioni di euro. A fronte dei danni documentati per una sola sessione di gare, seppur impegnativa come le Olimpiadi, la cifra prevista di 94 mila euro all’anno per la manutenzione ordinaria appare irrisoria. La pista è infatti completata da quattro edifici, garage e magazzini, oltre che dalla centrale di refrigerazione. Auguri al Comune di Cortina e al suo sindaco Gianluca Lorenzi, anche se si può dire che se la sono andata a cercare. Sarà il Comune a restare con il cerino in mano quando Fondazione Milano Cortina 2026 avrà sbaraccato (dicembre 2026) e Infrastrutture Milano Cortina (Simico) comincerà a dedicarsi alle incompiute per 3 miliardi di euro che sono in lista d’attesa. Per quante tasse possano pagare i ricchi proprietari di seconde case, la spesa per il bilancio della comunità cortinese diventerà insostenibile. Questo è solo il primo segno dei travagli del dopo-Olimpiadi. Ma già altri segnali si colgono all’orizzonte. Basti pensare che la Procura della Repubblica di Belluno ha avviato un’indagine (finora senza indagati) sulla costruzione della cabinovia di Socrepes, che non si è conclusa – come era stato promesso – in tempo per i Giochi. I magistrati hanno messo nel mirino la pervicacia con cui si è voluto dar corso al progetto, anche l’impianto insiste su una frana e si sono già determinati alcuni smottamenti. Una particolare attenzione riguarda inoltre la consistenza economica dell’appalto, che è arrivato a 35 milioni di euro. A Milano restano aperte le indagini sugli appalti di Fondazione Mico (in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale) e sui progetti urbanistici del Villaggio Olimpico allo Scalo Romana e dell’Arena Santa Giulia a Rogoredo. Oltre alla giustizia penale c’è anche quella amministrativa. Segnali di fumo sono arrivati dall’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 della Corte dei Conti del Veneto (non in Lombardia, né a Trento, né a Bolzano, le altre realtà interessate alle opere olimpiche). Il presidente della sezione di controllo, Francesco Uccello, ha detto nella relazione: “Con riferimento alle opere infrastrutturali strettamente collegate all’impiantistica sportiva dei Giochi Olimpici, alcuni interventi non risultavano ancora portati a compimento. Alla chiusura dell’esercizio 2024, la Fondazione Milano Cortina esponeva un deficit patrimoniale cumulato di circa 150,3 milioni. Stante l’accentuato deficit patrimoniale della Fondazione, la Sezione ha rappresentato la necessità di assicurare un costante monitoraggio dei costi di gestione, diretti e indiretti, al fine di scongiurare aggravi per il bilancio regionale”. Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Paolo Crea, ha aggiunto: “L’attenzione della Procura sarà rivolta anche quest’anno verso le grandi opere e le rilevanti procedure di appalto. In questo contesto sarà necessario, chiusi i Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, approfondire le inevitabili segnalazioni di danno, già pervenute, che operazioni complesse come le Olimpiadi portano con sé”. Rispondendo ai giornalisti ha aggiunto: “Non abbiamo voluto turbare la manifestazione e volevamo evitare che qualcuno strumentalizzasse la nostra azione. Ora però le opere sul territorio dei Giochi Olimpici di Milano Cortina andranno verificate, in ipotesi sono previsti indennizzi per i ritardi nella realizzazione. Valuteremo se applicarli”. L'articolo Olimpiadi, arrivano le indagini e la prima conta dei danni: ecco ciò che ci aspetta nei prossimi anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Immenso Bertagnolli: vince il suo secondo oro nello slalom ipovedenti. “È un miracolo”
Straordinario Giacomo Bertagnolli. L’atleta italiano, con la guida Andrea Ravelli, ha conquistato la medaglia d’oro nello slalom paralimpico di Cortina d’Ampezzo. Per l’azzurro è il quinto podio in cinque gare in queste Paralimpiadi di Milano–Cortina 2026, ma è soprattutto il secondo oro vinto. Sale a 13 il conto delle sue medaglie paralimpiche in carriera. Per l’Italia è il 16esimo podio: gli azzurri continuano a migliorarsi. “Cinque su cinque: è un miracolo. Questa è la più bella, la più combattuta e quella a cui tenevamo di più”. Così – emozionatissimo – Giacomo Bertagnolli commenta la vittoria nella medaglia d’oro nello slalom ipovedenti. “Per me è un nuovo record, sono a 13 medaglie su 15 gare totali ai Giochi Paralimpici. Con 6 ori ho battuto un altro record, sono contento e non posso dire nient’altro”, ha aggiunto l’atleta azzurro. Soddisfatto anche la guida Andrea Ravelli: “Questa è stata la medaglia più consapevole, nella seconda manche l’ho vista diverso. Non ha mai fatto una prova mentalmente così come oggi in questa seconda manche”. L'articolo Immenso Bertagnolli: vince il suo secondo oro nello slalom ipovedenti. “È un miracolo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paralimpiadi, Luchini e Perathoner da sballo: doppio oro nello snowboard e nuovo record per l’Italia
Jacopo Luchini ha vinto la medaglia d’oro nella gara di snowboard banked slalom SB-UL alle Paralimpiadi di Milano Cortina. Per l’Italia è il quarto oro a questa edizione delle Paralimpiadi invernali, nuovo record assoluto per i colori azzurri. . Il totale delle medaglie italiane a Milano Cortina sale così a quota 11. Luchini, 35enne di Montemurlo, ha trionfato battendo i due cinesi Pengyao Wang e Zihao Jiang, grazie soprattutto a una grande prima manche, che gli ha permesso di guadagnare il vantaggio cronometrico poi difeso nella seconda discesa. Dopo le 8 medaglie iridate (tra cui due ori), alla terza partecipazione ai Giochi è arrivata anche la prima medaglia paralimpica, subito del metallo più prezioso. Luchini, nato senza la mano sinistra a causa di un’aplasia, ha alle spalle già un decennio di carriera e di successi sulla tavola. Non solo in ambito competitivo. Nel 2021 è diventato ufficialmente allenatore nazionale di primo livello nello snowboard, primo italiano con disabilità a riuscirci. Nella sua stessa gara, ha chiuso invece al nono posto l’altro italiano, Paolo Priolo. L'articolo Paralimpiadi, Luchini e Perathoner da sballo: doppio oro nello snowboard e nuovo record per l’Italia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ecco le foto dei danni alla pista da bob di Cortina: 112 segnalazioni nel dossier dopo le Olimpiadi
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Si tratta di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), di Fondazione Milano Cortina 2026 (comitato organizzatore) e del Comune di Cortina. Il 25 febbraio, tre giorni dopo la conclusione delle Olimpiadi, un sopralluogo è stato effettuato dall’ingegnere Michele Titton (società ITS Engineering) responsabile dei lavori per conto di Simico e dai tecnici della società Energytech di Bolzano. IL DOSSIER FOTOGRAFICO Il risultato è contenuto in un “verbale di sopralluogo di controllo” redatto il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui il Comune ha incaricato uno studio legale di occuparsi del pre-contenzioso, in vista dell’acquisizione definitiva dell’impianto, quando i lavori saranno finiti. “In generale si denota una condizione del sito in stato quasi di abbandono. – c’è scritto – Al di là di poche lavorazioni in essere, relative allo smontaggio di alcune delle opere temporanee (ad esempio, gli schermi per gli spettatori), gli spazi sono stati lasciati in assenza di qualsiasi pulizia, riordino o sistemazione del caso. Non da poco è anche il fatto che tutti gli spazi degli edifici sono stati lasciati aperti, anche locali tecnici come la ‘control room’ dell’edificio di arrivo, la quale contiene strumentazioni del valore di centinaia di migliaia di euro”. Segue un’analisi settore per settore. NESSUNA ZONA RISPARMIATA La descrizione è analitica e interessa tutto l’impianto: il locale giuria, la partenza bob e slittino, gli spogliatoi, l’area Warm Up, i locali elettrici, i magazzini, l’edificio per la refrigerazione, la control room, i vani ascensore, le passerelle, la zona uffici, la torre di evaporazione, i bagni e la zona esterna. Sulla pista i rilievi interessano la curva Striess, la partenza donne, curva Sento, partenza junior, partenza turistica, l’ingresso e la curva Labirinti, curva Bandion, rettifilo Lino K2, curva Antelao, curva Tofana, curva e rettifilo d’arrivo. All’esterno c’è anche la zona stoccaggio dei bob, oltre ad ampi settori della viabilità di servizio. “PORTE E MANIGLIE ROTTE, CAVI SCOPERTI, BARRIERE DIVELTE…” I danni rilevati sono molto diversi. La pulizia è assente un po’ dappertutto. Ovunque si trovano cavi scoperti, staccati o perfino ammucchiati. Reti parapetto sono rovinate o piegate. Danni risultano alle intonacature, segnate o lesionate, ma in qualche caso perfino staccate. Si dovrà accertare se le cause sono stati gli urti o il cedimento degli intonaci. Sono state fotografate porte e uscite di sicurezza danneggiate, compresi il portone di un garage e alcuni maniglioni. Alcuni locali sono stati utilizzati impropriamente come deposito di materiale. Diversi oggetti ingombranti sono stati fotografati vicino alle vie di fuga. In qualche punto degli edifici sono stai tagliati divisori o pannelli in cartongesso. Un danneggiamento grave è stato individuato nei pannelli in legno di sicurezza, sopra la pista ad esempio alla curva Labirinti 1. Qua e là tende rotte o tagliate. Un paio di manometri risultano non funzionanti. Individuato anche il rischio di foratura dei tubi di raffreddamento. Scatole di alimentazione sono state staccate. Qua e là sono caduti pezzi di controsoffitti. Si aggiunge, all’esterno, “il distacco di gran parte dei dispositivi ferma-neve su entrambe le falde dell’edificio A delle partenze. Si sottolinea che l’attribuzione di responsabilità circa il danno appena riportato è in fase di accertamento”. Nelle stradine è stato stoccato materiale, come in una discarica. Ci sono cumuli di neve non rimossi. Lungo tutta la pista rinvenute scatole schiacciate e canale elettriche piegate, ma sono danneggiati anche dispositivi di sicurezza Safety system. Fotografate buche profonde nella viabilità di passaggio dove lo stato di abbandono è testimoniato anche dal cippato non smaltito. “SERVE UNA COMMISSIONE COMUNALE” “Stanno emergendo dettagli inquietanti sullo stato dell’impianto”, ha dichiarato la consigliera di minoranza Roberta De Zanna, che ha presentato un’interrogazione al sindaco di Cortina. “La gravità della situazione è confermata nei fatti: l’inagibilità della pista ha già costretto gli organizzatori alla cancellazione dei Campionati Italiani di Bob, che avrebbero dovuto svolgersi nei giorni immediatamente successivi ai Giochi. Certo fa dubitare che un’opera costata 120 milioni di euro, realizzata in tutta fretta, possa ridursi così dopo un normale svolgimento delle competizioni”. La consigliera è preoccupata perché il Comune potrebbe dover pagare anche fragilità strutturali e danni. “Se l’Amministrazione accetta l’impianto senza le dovute garanzie, i costi di riparazione e i vizi occulti ricadranno interamente sulle tasche degli ampezzani. Chiediamo al Sindaco di nominare una commissione di tecnici terzi per una perizia che verifichi non solo i danni superficiali, ma anche l’integrità strutturale e l’efficienza degli impianti”. SIMICO: “NON CI SONO DANNI MILIONARI” Il 9 marzo, dopo una riunione tra Fondazione, Comune di Cortina e Simico, quest’ultima aveva rilasciato una dichiarazione. “In merito alle notizie circolate sul futuro dello Sliding Centre di Cortina, si precisa che è priva di fondamento l’affermazione secondo cui il nuovo impianto sarebbe ‘fuori uso’”. Il comunicato proseguiva: “La pista, realizzata in tempi record, ha già ricevuto, durante i Giochi, apprezzamenti e riconoscimenti a livello internazionale con oltre 22mila discese. Nelle prossime settimane saranno completate le ultime attività di cantiere. Si sottolinea, peraltro, che le cifre circolate sulla stampa di eventuali ‘danni milionari’ all’impianto non corrispondono alla realtà dei fatti e non sono certificate da nessun documento tecnico da parte di questa Società”. L'articolo Ecco le foto dei danni alla pista da bob di Cortina: 112 segnalazioni nel dossier dopo le Olimpiadi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Andare avanti senza fermarsi”: chi è Chiara Mazzel, l’azzurra delle 4 medaglie alle Paralimpiadi di Milano-Cortina
Chiara Mazzel è una delle grandi protagoniste delle Paralimpiadi di Milano–Cortina. L’azzurra dello sci alpino ha conquistato quattro medaglie nella rassegna paralimpica: oro nel SuperG femminile vision impaired, argento nella discesa libera, argento nella combinata e argento nel gigante. L’ultimo podio è arrivato oggi proprio nel gigante femminile vision impaired, dove ha chiuso seconda alle spalle dell’austriaca Veronika Aigner, regalando all’Italia la decima medaglia alle Paralimpiadi 2026. Mazzel, insomma, sta realizzando un’impresa. Il successo nel SuperG, ottenuto lunedì 9 marzo, ha riportato l’Italia sul gradino più alto del podio nello sci alpino femminile paralimpico dopo vent’anni: l’ultima volta era accaduto a Torino 2006 con Silvia Parente. LA DIAGNOSI E GLI ANNI DI ISOLAMENTO La storia sportiva di Mazzel parte da un episodio avvenuto nel 2014, quando aveva 17 anni. Un giorno, mentre era in motorino, si accorse di non vedere più bene e di essere sul punto di investire dei pedoni. Nel giro di pochi mesi la situazione peggiorò rapidamente: le venne diagnosticato un glaucoma fulminante che le tolse completamente la vista dall’occhio sinistro e la rese quasi cieca dal destro. La malattia era presente da tempo ma non era stata riconosciuta, anche a causa della giovane età. Dopo la diagnosi Mazzel si chiuse in casa per due anni, bloccata dalla paura e dal cambiamento improvviso della sua condizione. L’INCONTRO CON LO SCI PARALIMPICO La svolta arrivò con le Paralimpiadi di Pyeongchang 2018. Seguendo le gare e ascoltando le imprese di Giacomo Bertagnolli, Mazzel capì che era possibile tornare a sciare anche con una disabilità visiva, grazie alla presenza di una guida. Da quel momento lo sci è diventato il centro della sua attività sportiva, soprattutto una forma di libertà. La consapevolezza di poter competere a livello internazionale è arrivata quando ha accettato la propria disabilità, passaggio che ha segnato l’inizio della sua crescita agonistica. I MONDIALI E L’INFORTUNIO DEL 2023 Nel percorso di Mazzel non sono mancati però nuovi ostacoli. Dopo tre medaglie d’oro conquistate ai Mondiali di Espot nel 2023, un grave infortunio ha interrotto la sua stagione: la rottura del crociato e dei menischi del ginocchio sinistro. La 29enne di Cavalese ha pensato anche di smettere, ma poi ha scelto di continuare a gareggiare. Il recupero è stato lungo e impegnativo, fino al ritorno in pista che l’ha portata ai Giochi di Milano–Cortina, dove è stata anche scelta come portabandiera della delegazione azzurra. SPORT E INTERESSI FUORI DALLE PISTE Accanto allo sci, Mazzel coltiva diversi interessi. Tra gli hobby ci sono la musica – suona il corno francese – la lettura, la scrittura e la pittura. Pratica anche il running e ha affrontato il trekking fino al campo base dell’Everest. Gli anni trascorsi chiusa in casa sono lontani, ora l motto che ripete spesso riassume il percorso compiuto: “Andare avanti senza fermarsi”. Ai Giochi di Milano-Cortina lo ha fatto con quattro medaglie, risultato che la colloca tra le atlete italiane più vincenti di sempre alle Paralimpiadi. L'articolo “Andare avanti senza fermarsi”: chi è Chiara Mazzel, l’azzurra delle 4 medaglie alle Paralimpiadi di Milano-Cortina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paralimpiadi, Arena di Verona “accessibile” solo per una sera: spariti rampe e tappeti, i veri lavori sono in ritardo e inadeguati. “Ci eravamo illusi”
Si smontano le opere installate per la cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi all’Arena di Verona e mentre la città torna alla viabilità ordinaria si possono fare i conti con la decantata “accessibilità” che ha accompagnato l’evento. L’ex governatore del Veneto, Luca Zaia, ha declamato il lascito delle Olimpiadi: “Un monumento simbolo, grazie a un investimento di oltre 20 milioni di euro è stato reso pienamente accessibile con interventi mirati di abbattimento delle barriere architettoniche”. L’amministratore leghista si riferisce, evidentemente, alle intenzioni virtuose di un progetto che non è stato ancora portato a termine, nonostante le Olimpiadi e le Paralimpiadi Milano Cortina 2026 si siano rispettivamente chiuse e presentate al mondo proprio nell’anfiteatro romano. L’Arena riflette le contraddizioni dei Giochi e le promesse non mantenute in tempo per le cerimonie. “Sono state installate rampe dedicate, adeguati i servizi igienici, predisposti spazi per la sosta e la movimentazione degli atleti, riorganizzati posti a sedere per il pubblico con ridotta mobilità”, ha aggiunto Zaia. Ma basta seguire i lavori in svolgimento per verificare come la maggior parte degli interventi siano già stati rimossi, visto che interessavano solo la cerimonia di apertura, senza essere destinati a diventare definitivi. Si tratta, ad esempio, dei passaggi per superare il dislivello del “vallo” che conduce in Arena o dei tappeti speciali stesi tutt’attorno al monumento, per coprire la pavimentazione sconnessa. In realtà l’appalto da oltre 20 milioni di euro in buona parte non è concluso. Sono stati realizzati i nuovi servizi igienici interni, con una spesa di 1,6 milioni di euro, mentre circa un milione e settecento mila euro è servito per i percorsi pedonali per arrivare in Piazza Bra. La parte maggiore è stata rimandata a dopo le Olimpiadi. Si tratta della sistemazione interna e della costruzione di un ascensore che consenta di salire a un punto panoramico, all’Arcovolo 65, finora proibito per chi si muove con una carrozzina o ha problemi di deambulazione. Sul tema ha insistito l’architetto Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario della società pubblica Infrastrutture Milano Cortina (Simico): “L’accessibilità che stiamo realizzando non è temporanea, né legata all’evento sportivo: è un investimento strutturale sul territorio e sulla qualità della vita delle comunità che lo abitano”. Simico ha spiegato: “Sono stati rinnovati oltre 2 km di percorsi di accesso, con marciapiedi riqualificati, piste ciclabili separate, pendenze controllate, nuove banchine bus… all’interno del monumento sono state installate rampe modulari con pendenze comprese tra il 4% e l’8%, dimensionate per consentire il passaggio affiancato di due sedie a rotelle…”. A fare da contraltare a questo racconto è l‘attivista Antonino Russo, ex presidente di Fish Veneto, la Federazione Italiana Superamento Handicap che alcuni mesi fa ha già raccontato al fattoquotidiano.it le lacune più vistose. “Le Olimpiadi sono un’occasione tremendamente mancata, non è stato fatto nulla per rendere la città veramente accessibile. Noi ci eravamo illusi quando nel 2019 arrivò la notizia che l‘Arena avrebbe subito interventi strutturali. E pensare che il tempo per agire anche su tutto il contorno cittadino ci sarebbe stato. Molte associazioni avevano chiesto al sindaco di aprire dei tavoli per discutere gli aspetti della programmazione”. Che cosa non funziona? “Finita l’inaugurazione per l’accesso in carrozzina in Arena c’è solo una rampa posta sul retro dell’anfiteatro, mentre quelle sul davanti erano provvisorie, come è accaduto anche al Palazzo della Gran Guardia. La stessa considerazione vale per i tappeti stesi attorno alla struttura per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi. Ma anche la parziale accessibilità consentita dall’adozione di un ascensore è discutibile perché la salita all’ultimo anello è affidata, come si legge nella delibera di giunta n° 91 del 6 febbraio scorso, ad un servo scala che, come è noto a tutti coloro che hanno dimestichezza con le questioni di accessibilità, sono lenti e soggetti a frequenti malfunzionamenti specie se esposti all’azione degli agenti atmosferici. In occasione di una manifestazione fieristica a Vicenza trascorsi più di un’ora intrappolato in uno dei servoscala a servizio dei diversi saliscendi per effetto di un microswitch di sicurezza che aveva bloccato la macchina. Immaginiamo quale potrà essere l’affidabilità di una macchina sottoposta alle intemperie e a carichi massivi quotidiani”. Oltre ai ritardi, il dato più critico riguarda i percorsi per arrivare dalla stazione ferroviaria a Piazza Bra. Lungo il larghissimo Corso di Porta Nuova sono state realizzate isole di transito per facilitare l’accesso ai parcheggi auto e alle fermate del trasporto pubblico locale, con una pista ciclabile da una parte e il traffico delle auto dall’altra. Le banchine non sono continue, ma vengono interrotte per una trentina di volte (con gradini) a causa degli accessi ai passi carrai per le auto. Inoltre tengono i fruitori lontani dal largo marciapiede del viale e quindi dai negozi. “Questo modo di realizzare l’accessibilità porta ad un altro isolamento”, sostiene Antonino Russo. “Le associazioni non sono state coinvolte e credo che verrà richiesta una profonda revisione di quanto è stato fatto ai marciapiedi, anche perché il percorso è mal collegato con la stazione ferroviaria e con l‘accesso all’Arena. Inoltre la segnaletica orizzontale e verticale non è stata adeguata ai criteri della progettazione universale e mancano del tutto le mappe tattili”. Carlo Piazza, presidente dell’Osservatorio di Comunità per i diritti sociali di Verona, a fine gennaio aveva scritto all’ingegnere Giuseppe Fasiol, commissario straordinario per le Paralimpiadi: “Al fine di migliorare l’accessibilità di Corso Porta Nuova sono stati realizzati interventi la cui efficacia è discutibile, ma avendo appreso la sua disponibilità ‘ad affinare gli interventi’ avanziamo alcune proposte”. Riguardano, ad esempio, l’altezza delle banchine “non adeguata per una facile fruizione dei servizi di trasporto pubblico”. Le associazioni avevano suggerito, in attesa di una radicale rivisitazione, “di non spendere più un euro” per quello che definiscono un “non percorso”, salvo “gli interventi per mettere in sicurezza le persone, rallentando le biciclette con dissuasori di velocità posti sulle nuove ciclabili in prossimità delle rampe di accesso alle banchine”. La lettera si concludeva: “Dopo i Giochi sarà opportuno ridefinire il layout dell’intervento in considerazione degli interessi, ma soprattutto dei diritti dei cittadini”. Una giustificazione dei lavori incompleti è venuta dal commissario Fasiol, che è entrato nella gestione dell’evento paralimpico solo lo scorso agosto, quando tutto era già programmato. “Sistemare la platea dell’Arena per i Giochi non era possibile perché doveva essere occupata dal palco degli show. Un’eredità delle Olimpiadi è costituita comunque anche dall’applicazione delle linee guida della Regione Veneto che seguono l‘Universal Design che tiene conto delle esigenze delle persone con disabilità”. L'articolo Paralimpiadi, Arena di Verona “accessibile” solo per una sera: spariti rampe e tappeti, i veri lavori sono in ritardo e inadeguati. “Ci eravamo illusi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paralimpiadi, l’Ucraina accusa: “Rimossa nostra bandiera”. La replica: “Solo spostata nella loro area residenziale”
È ancora polemica tra il Comitato paralimpico dell’Ucraina e il Comitato Paralimpico Internazionale in occasione dei Giochi Paralimpici di Milano Cortina. Dopo le proteste per l’ammissione degli atleti di Russia e Bielorussia con tanto di inno e bandiera, che ha portato a disertare la Cerimonia inaugurale, ora arriva l’accusa secondo cui sarebbero state rimosse le bandiere ucraine dal Villaggio. “Intorno al Villaggio ci sono molte bandiere, ma è importante che vengano esposte in luoghi dove sia possibile. Se ci si guarda intorno è evidente che le bandiere sono ammesse, quindi vogliamo solo cercare di capire perché queste sarebbero state rimosse”, ha risposto in conferenza stampa Craig Spence IPC Chief Brand and Communications Officer. Sulle presunte pressioni accusate sempre dalla delegazione ucraina, il rappresentante dell’Ipc ha aggiunto: “Siamo sorpresi perché non abbiamo ricevuto alcun feedback da loro durante le riunioni dei capi missione, che si tengono ogni mattina”. “Non abbiamo ricevuto alcuna informazione da loro tramite le linee formali o informali esistenti nel Villaggio. C’è molto personale di Milano-Cortina lì e molto personale dell’Ipc, ma l’unica volta che ne siamo venuti a conoscenza è stato tramite i media“, ha detto Spence. “Posso rispondere solo sull’orecchino oggi. Per quanto riguarda gli orecchini, ci siamo resi conto che (l’atleta Oleksandra Kononova) stava salendo sul podio indossando orecchini con la scritta ‘Stop War‘. Un membro dello staff ha notato questi orecchini e ha capito che molto probabilmente avrebbero violato il nostro regolamento, le regole che sono in linea con quelle ricevute dall’IPC per questi Giochi“, ha spiegato. “La situazione è stata riconosciuta e, per noi, la questione si è chiusa lì”, ha concluso Spence. In un lunghissimo comunicato sul proprio sito internet, il Comitato Paralimpico Nazionale dell’Ucraina e la squadra paralimpica nazionale ucraina hanno infatti lamentato “che, fin dall’inizio dei XIV Giochi Paralimpici Invernali, la squadra paralimpica nazionale ucraina, i suoi atleti e allenatori sono stati sottoposti a pressioni sistematiche da parte dei rappresentanti del Comitato Paralimpico Internazionale e del Comitato Organizzatore dei Giochi. La dirigenza della squadra e i suoi membri hanno cercato di evitare una reazione radicale alle manifestazioni di tale pressione, sperando che fossero di natura casuale e non avessero un orientamento di parte nei confronti della squadra ucraina. Tuttavia, i recenti eventi hanno dimostrato che queste manifestazioni hanno un carattere sistematico e acquisiscono un carattere critico e vergognoso sia nei confronti della squadra che dei suoi membri”. Tra le presunte ‘ritorsioni‘, il comitato ucraino ricorda appunto la “rimozione” della bandiera “dall’edificio in cui risiede la squadra” e che “Per più di due giorni, i rappresentanti dell’IPC ci hanno ripetuto più volte che stavano riflettendo su dove la squadra ucraina avrebbe potuto appendere la bandiera sull’edificio in cui risiede. Alla fine, la bandiera ucraina è stata autorizzata a essere posizionata in un punto meno visibile“. Inoltre “Durante la cerimonia di premiazione della nostra campionessa Oleksandra Kononova, un rappresentante del Comitato Paralimpico Internazionale ha cercato di toglierle con violenza dei piccoli orecchini con la bandiera ucraina e la scritta ‘Stop alla guerra‘. La nostra campionessa è stata costretta a togliersi gli orecchini senza spiegare quale fosse il pericolo di un accessorio femminile per la cerimonia di premiazione della campionessa dei Giochi Paralimpici”. Successivamente è arrivata anche la risposta del comitato di Milano-Cortina 2026. “Noi impegnati a garantire un ambiente rispettoso e accogliente per tutti gli stakeholder, compresi atleti e spettatori. Le regole e le procedure in vigore durante i Giochi sono concepite per supportare tale ambiente e si applicano equamente a tutte le delegazioni”, si legge in una nota del Comitato organizzatore delle Paralimpiadi di Milano Cortina dopo aver “esaminato le questioni sollevate dal Comitato Paralimpico Nazionale (CPN) dell’Ucraina”. Entrando nel dettaglio delle questioni sollevate dal Comitato Ucraino, Milano-Cortina spiega che “al Villaggio Paralimpico, il Comitato paralimpico ucraino ha scelto di esporre una bandiera nazionale all’esterno di uno spazio comune ed è stato invitato da Milano Cortina 2026 a spostarla in conformità con il regolamento del Villaggio, che prevede che i Comitati possano esporre bandiere nazionali solo nelle aree residenziali da loro occupate. La bandiera è stata successivamente spostata nell’area residenziale utilizzata dalla delegazione ucraina”. Inoltre “i Comitati possono prenotare sale dedicate all’interno del Villaggio per ospitare riunioni, garantendo che le aree comuni rimangano disponibili per tutte le delegazioni. Milano Cortina 2026 collabora a stretto contatto con tutte le squadre per gestire riunioni di diverse dimensioni”. Viene poi precisato che “l’8 marzo, allo Stadio del Fondo di Tesero, cinque spettatori hanno tentato di entrare nell’impianto indossando sciarpe con i colori della bandiera ucraina e scritte. Poiché la sicurezza del luogo non ha potuto verificare il significato del testo, che potrebbe contenere messaggi politici, non consentiti dal regolamento dei Giochi, agli spettatori è stato chiesto di entrare nell’impianto senza le sciarpe. Le sciarpe sono state loro restituite all’uscita”. L'articolo Paralimpiadi, l’Ucraina accusa: “Rimossa nostra bandiera”. La replica: “Solo spostata nella loro area residenziale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Grazie ChatGpt”: l’atleta ucraino Murashkovskyi dedica la medaglia alle Paralimpiadi all’intelligenza artificiale
Una medaglia d’argento vinta da Chatgpt. Quello del biatleta ucraino ipovedente Maksym Murashkovskyi a Tesero potrebbe essere il primo esempio di medaglia vinta dall’intelligenza artificiale. “Negli ultimi sei mesi mi sono allenato con ChatGpt“, ha dichiarato l’atleta dopo essere salito sul podio nella gara individuale maschile in cui è arrivato al secondo posto. Analisi tattiche, tecniche: Murashkovskyi ha attribuito diversi meriti all’intelligenza artificiale, spiegando anche che ha stilato “circa la metà del piano di allenamento” e lo avrebbe anche motivato quando ne aveva bisogno. “Ha rappresentato quindi una gran parte della mia preparazione“, ha spiegato Murashkovskyi. “L’ho usato come psicologo, allenatore e a volte persino come medico“, ha aggiunto l’atleta ucraino che ha poi precisato di non pensare di poter sostituire un allenatore fisico con uno virtuale a 360 gradi, ma che “in parte accadrà sicuramente”, ha aggiunto. In carriera Murashkovskyi aveva già conquistato una medaglia di bronzo ai Mondiali nel 2023, poi ha deciso di prepararsi ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina con un assistente “particolare“. Ecco perché ha poi dedicato il metallo alle Olimpiadi all'”allenatore virtuale“: “Non sostituirà i coach umani completamente per cinque o dieci anni. Ma in parte sì, sicuramente. È una tecnologia rivoluzionaria, ci credo, posso attribuirgli gran parte dell’importanza”. L'articolo “Grazie ChatGpt”: l’atleta ucraino Murashkovskyi dedica la medaglia alle Paralimpiadi all’intelligenza artificiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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