La contraddizione emerge ormai in maniera significativa: è meglio contrastare il
“troppo turismo” e l’immigrazione, o continuare a far entrare nelle tasche del
Paese molto denaro grazie a chi qui arriva, proveniente dal resto del mondo?
La maggioranza di governo, capeggiata dalla tanto amata quanto criticata
Takaichi Sanae, si trova a dover risolvere una notevole quantità di
interrogativi. E non solo rispetto alla gestione di turisti e turiste, ma anche
per quanto riguarda la crescente ondata di diffidenza che sfiora l’avversità
verso chi, non essendo giapponese, nel Paese vive e lavora.
Dai dati disponibili sul turismo del 2025 si scopre che, mentre il settore dei
viaggi e il governo godono dei benefici economici post-pandemia, il malcontento
tra cittadine e cittadini continua a crescere a causa del gran numero di turisti
concentrati nelle principali destinazioni.
Quest’anno si sta rivelando davvero impegnativo per il Giappone, dal punto di
vista della proverbiale accoglienza.
Gran parte dell’impennata del turismo continua ad essere alimentata in maniera
significativa dalla debolezza dello yen, e come risposta le autorità stanno
intervenendo con misure severe. Da luglio verrà triplicata e portata a 3.000 yen
la “Sayonara tax” (tassa di partenza dal Giappone), con ulteriori piani per il
2028 che prevedono l’aggiunta di spese di ispezione e un sistema di preselezione
per i viaggiatori esenti da visto.
Dal primo novembre invece entrerà in vigore la riforma di tax-free, per cui si
pagherà sempre il 10% d’imposta sugli acquisti, in una sorta di anticipo, salvo
poi venire rimborsati in aeroporto al momento della partenza, mostrando le
relative ricevute. Questo per non permettere più di abusare casualmente
dell’esenzione fiscale. Già dallo scorso anno era necessario avere con sé il
passaporto per lo shopping, così da permettere ai negozi di scannerizzarlo e
verificare l’idoneità della persona. Il sistema è ora più controllato e
trasparente, così che esportare merci esenti da imposte potrà comportare
sanzioni: da multe fino a 500.000 yen alla reclusione fino a un anno . Sarà
sempre più importante avere una documentazione digitale, e ci saranno più
controlli sull’immigrazione, anche se il governo assicura che “i turisti sono
ancora i benvenuti, e non c’è alcun divieto di ingresso”. Pure i costi di hotel
e ryokan stanno aumentando: a Kyoto, ad esempio, è stata approvata la tassa
alberghiera più alta mai applicata in precedenza, e Tokyo potrebbe presto
seguirne l’esempio, dato che il governo metropolitano sta valutando la
possibilità di rivedere la tassa alberghiera e applicare un’imposta fissa del 3%
sulle tariffe delle camere.
Nel frattempo la presenza di turisti cinesi per il mese di gennaio è
drasticamente diminuita, con un tonfo del 60% se paragonata a gennaio 2025.
Questo a seguito delle affermazioni pro Taiwan della prima ministra Takaichi, e
al conseguente avviso cinese che sconsiglia fortemente i viaggi in Giappone,
riducendo tra l’altro la frequenza dei voli verso Tokyo.
Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero il sentimento di crescente
“ostilità” verso chi non è “nihonjin”(giapponese), le ragioni potrebbero essere
da addebitare alle poche interazioni diversificate e al cadere preda della
disinformazione online, cavalcata dal partito conservatore al potere e dal nuovo
partito “Sanseito” di estrema destra. Tutti elementi che contribuiscono a creare
un contorto “melting pot”, alimentando i crescenti timori che alcuni giapponesi
nutrono nei confronti dei cittadini stranieri.
Korekawa Yu, direttore del Dipartimento di Ricerca e Cooperazione Internazionale
presso l’Istituto Nazionale di Ricerca sulla Popolazione e la Previdenza
Sociale, e specializzato in politiche della migrazione sostiene: “Molti
giapponesi sviluppano tali preoccupazioni a causa della diffusione sui social
media di post relativi a reati commessi da stranieri.”
Tronchi dei bambù rovinati dai graffiti nel bosco Arashiyama di Kyoto, rifiuti
gettati per terra lungo i bordi delle strade, foto non autorizzate, parlare ad
alta voce, parlare al telefono e ascoltare musica ad alto volume sono “maniere”
mal tollerate, seppure gli stessi giapponesi comincino a rientrare nel gruppo di
“maleducati”.
Secondo Korekawa, i notiziari e i post sui social media spesso enfatizzano tali
azioni negative e questo, unito a speculazioni e affermazioni infondate, ha
creato una spirale negativa in cui le paure si amplificano a dismisura.
Certamente la nuova e popolarissima Takaichi non si dimostra né più, né meno
conservatrice dei sui predecessori, sebbene dichiari molto decisa di voler
rafforzare la “sicurezza nazionale”, il che includerebbe non solo importanti
revisioni alla Costituzione pacifista del Giappone, ma anche più restrizioni
all’immigrazione, e a chi non giapponese vive già nell’arcipelago.
L'articolo Contro i troppi turisti il Giappone corre ai ripari: nel 2026 tasse
più alte e alberghi più cari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È quasi certo che la prima ministra giapponese Takaichi Sanae (prima donna
leader del governo nipponico) riuscirà nello scopo che si è prefissa, ovvero
ottenere la maggioranza dei consensi. Così il partito che lei guida, l’LDP e il
recente coalizzatosi Nippon Ishin, potranno decidere indisturbati, almeno nella
Camera Bassa, proprio grazie alle che si svolgeranno domenica 8 febbraio. I
media sottolineano l’enorme appoggio che Takaichi sta ricevendo da cittadine e
cittadini, specialmente per quanto riguarda la fascia under 35, e sarebbe
interessante capire le ragioni di tale successo da parte dei più giovani.
C’è sicuramente qualche aiuto al riguardo: alcuni quotidiani, come il Japan
Times, hanno pubblicato articoli in cui si sottolinea in maniera entusiastica
quanto Takaichi sia dotata di carisma, lavori senza sosta tenendo testa a tutti
gli impegni che la riguardano, e soprattutto come non sia arrivata al ruolo che
ricopre grazie all’avere alle spalle una famiglia di politici. Ed effettivamente
in un sistema politico come quello giapponese, fatto di uomini che ereditano i
seggi in Parlamento come se fossero proprietà di famiglia, lei si distingue per
essere arrivata al vertice contando sulle sue qualità più la protezione del suo
mentore, l’ex primo ministro Shinzo Abe ucciso a luglio del 2022. Che poi in
quanto donna stia dalla parte del miglioramento dei diritti delle giapponesi o
meno, sembra non importare più di tanto. Pare ci sarà tempo più avanti per
approvare l’utilizzo da parte delle donne sposate del loro cognome di origine,
aumentarne la presenza nei ruoli di dirigenza politica e professionale,
raggiungere la parità salariale, e molto altro.
Dell’indubbia capacità della prima ministra di coinvolgere media e social nelle
sue imprese abbiamo già scritto in precedenza, ricordiamo in sintesi che ha
suonato alla batteria brani K-Pop, postato immagini in stile manga della sua
persona, sorride sempre e comunque, abbraccia colleghi e colleghe di altre
nazioni in una sorta di innovativa sicurezza nella diplomazia, e non si cura
delle severe reazioni cinesi a seguito delle sue affermazioni. Takaichi propone
uno stile di leadership moderno, dal piglio spontaneo e assertivo, cosa del
tutto sorprendente all’interno della politica nipponica, e queste nuove maniere
della premier affascinano i più, facendola apparire come la persona giusta al
momento giusto.
Ma quali sono le stringenti preoccupazioni del popolo, giovani o meno che siano,
e che chi la voterà si augura vengano fugate? Prima di tutto le persone si
aspettano un miglioramento della situazione economica. A questo proposito una
leader che promette una svolta al riguardo, sostiene sgravi fiscali compreso
l’innalzamento della soglia dell’imposta sul reddito, e un aumento della
retribuzione netta, trova consensi. In particolare, per chi è giovane e al
momento vede aumentare le detrazioni mensili mentre il potere d’acquisto reale
diminuisce, le promesse di avere più soldi in tasca fatte dalla prima ministra,
attraggono.
Eppure i dubbi esistono. Come sostiene la giornalista Karin Kaneko in un recente
articolo sul Guardian: “Il finanziamento e l’attuazione delle sue promesse
elettorali, come le agevolazioni fiscali temporanee sui beni di prima necessità,
rimangono poco chiari. E l’immagine è negativa quando il partito da lei guidato
ha volontariamente riaffermato la fiducia in personaggi precedentemente
coinvolti nello scandalo dei fondi neri”. Solo tre anni fa infatti, diversi
membri del Partito Liberal Democratico sono stati indagati per non avere
dichiarato tutti i fondi raccolti e dunque evaso le tasse per ricavi pari a più
di 600 milioni di yen (circa 3 milioni e mezzo di Euro). L’allora primo ministro
Ishiba Shigeru aveva assicurato di fare “giustizia”, ma che ne è stato della
faccenda adesso, con Takaichi? E ancora, che ne sarà di altre problematiche da
affrontare, quali il crescente disagio in Giappone nei confronti
dell’immigrazione, che la prima ministra cavalca sebbene posticipi reali prese
di posizione?
Tutta questa sbandierata popolarità tra le nuove generazioni non sarà solo fumo
negli occhi da parte di una leader che in realtà cerca di far credere a ragazzi
e ragazze che sia una loro consapevole scelta tornare a valori più tradizionali
rispetto a quelli della nuova era Reiwa, iniziata nel 2019 con il nuovo
imperatore Naruhito, e il cui significato sarebbe “Ordine nell’Armonia”? Come
non capire che Takaichi fa parte integralmente della vecchia generazione su cui
rimane concentrata, e che cerca il consenso degli under 35 attraverso accurate
azioni di tendenza? Il che potrebbe anche essere un’acuta tattica politica per
ottenere ciò che vuole, tuttavia rimane da vedere quello che davvero riuscirà ad
attuare grazie al potere che sta per raggiungere.
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vincerà con l’appoggio anche dei più giovani proviene da Il Fatto Quotidiano.