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Turista 25enne scivola sugli scogli e muore sul colpo a Riomaggiore (La Spezia)
Una turista polacca 25enne è morta ieri dopo essere scivolata sugli scogli e aver battuto la testa. La tragedia è avvenuta a Riomaggiore, in provincia della Spezia. L’allarme è stato lanciato da alcuni giovani del borgo che hanno cercato di soccorrere la giovane donna. Sul posto sono intervenuti il soccorso alpino, i vigili del fuoco, la capitaneria di porto, i carabinieri, la pubblica assistenza locale e il 118, ma non c’è stato nulla da fare. Le operazioni di recupero sono state complesse con il corpo che è poi stato trasferito alla Spezia con un gommone dei vigili del fuoco. L'articolo Turista 25enne scivola sugli scogli e muore sul colpo a Riomaggiore (La Spezia) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La lista di Paesi resi off limits dalla crisi (allargata) in Medio Oriente. Turisti nell’incertezza: dalla sicurezza alla logistica
Non solo Iran, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Libano. La lista di Paesi dove si sconsiglia di avventurarsi per ragioni di sicurezza o logistiche si fa sempre più lunga e comprende nazioni sempre più vicine, come la Turchia, nonché tradizionalmente mete di viaggi, come le Maldive o l’Egitto. E il rischio che il conflitto in corso in Medio Oriente si allarghi ancora di più rispetto a quanto non sia già accaduto è concreto. Da Dubai in poi, d’altronde, è stato chiaro che nulla sarà come prima, almeno per un po’. Che non si può più sognare di visitare un luogo, fare i biglietti, preparare la valigia e andare quasi ovunque, anche per pochi giorni. Come sottolineato da Astoi, l’associazione dei tour operetor italiani aderente a Confindustria, in questi giorni si è dovuto far fronte a due emergenze: “Quella dei clienti presenti nei paesi del Golfo Persico – e che stanno via via rientrando o attendono di poter rientrare – e quella che include clienti che stanno trascorrendo o hanno già terminato la propria vacanza in un altro paese, non oggetto della crisi, ma che, volando con vettori del golfo, non possono rientrare in Italia”. Sono stati cancellati centinaia di voli. La Farnesina, infatti, proprio in queste ore, ha seguito la partenza di due aerei da Mascate, in Oman, diretti a Fiumicino, con a bordo un totale di circa 350 passeggeri e quella, prevista, da Malé, capitale delle Maldive, di altri due voli diretti rispettivamente a Fiumicino e Malpensa. Il ministero degli Esteri invita quindi alla massima cautela, anche nella scelta delle destinazioni e questa è una realtà che non si cancella con l’arrivo di primavera, vacanze di Pasqua e una serie di ponti da sempre occasione per viaggiare. Si potrà farlo ancora? Probabilmente sì, ma molti Paesi sono off limits, altri comportano dei rischi, nel migliore dei casi della cancellazione del volo. I PAESI A RISCHIO E QUELLI COLLEGATI CON LE AREE ‘CALDE’ Tra i paesi praticamente più monitorati (e a rischio) ci sono Iran, Iraq, Israele e Cisgiordania, Iraq, Libano, Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Qatar e Bahrain. Soprattutto nelle grandi città e, ancora di più, nelle vicinanze di aree militari. Oltre alla questione della sicurezza, poi, c’è quella logistica, legata ai voli. Molti collegamenti aerei con i Paesi del Sud-est asiatico, infatti, hanno scali proprio nell’area interessata alle rappresaglie dell’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Quindi negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, Bahrein, Kuwait, dove si moltiplicano le cancellazioni dei voli in programma. Attraverso l’Unità di Crisi, la Farnesina invita a registrarsi sull’App Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it, non solo i cittadini che si trovano nelle aree del Medio Oriente, ma anche quelli in partenza o che stanno pensando di partire dall’Italia, perché si abbia un quadro della situazione, prima ancora di prenotare. L’eventualità di ritrovarsi con un volo cancellato va presa in considerazione non solo se si è diretti in Paesi coinvolti che si trovano nelle aree più a rischio, ma anche se si vuole viaggiare alla volta di Maldive, India, Australia, Bangladesh, Singapore, Malesia, Sri Lanka, Filippine, Seychelles e Vietnam. APP E PORTALI DELLA FARNESINA CON AGGIORNAMENTI E RACCOMANDAZIONI Il portale Viaggiare Sicuri, accessibile anche con l’omonima App, raccoglie gratuitamente le informazioni sulla situazione in 222 Paesi e territori nel mondo. “Ricordatevi di controllarlo prima della vostra partenza e durante il viaggio in un Paese estero. La situazione di sicurezza e le misure normative e amministrative possono variare rapidamente” si legge sul sito istituzionale. Tra gli ultimi aggiornamenti quelli sull’Azerbaigian, dopo gli attacchi dei droni: “È altamente sconsigliato recarsi nel territorio della Repubblica Autonoma del Nakhchivan”. Ma si sconsigliano viaggi anche “nelle aree del sud est della Turchia, ai confini con Iran, Iraq e Siria” e, a qualsiasi titolo, anche in Iraq. “Si invitano i connazionali a rinviare tutti i viaggi” in Libano, mentre a chi già si trova lì è consigliato “di lasciare il Paese con i primi voli commerciali disponibili”. Così come “si invitano gli italiani ancora presenti in Afghanistan ad andare via il prima possibile”. La Farnesina fornisce le indicazioni per attraversare la frontiera via terra tra Qatar e Arabia Saudita (“risulta aperta”) con un visto e informazioni sui collegamenti aerei dall’Arabia Saudita all’Italia, ma si consiglia la massima attenzione anche per l’Egitto. E si danno indicazioni anche per i turisti. “Alla luce degli ultimi sviluppi nella regione in relazione all’Iran – si ribadisce ai connazionali che si trovino nella penisola del Sinai che le aree di confine con Israele, così come le altre località della penisola – ad eccezione dei resort turistici di Sharm el Sheikh e le escursioni al Monastero di Santa Caterina – sono sconsigliate”. Dalla stessa App è accessibile anche il portale Dove siamo nel mondo, che consente a chi viaggia di segnalare il proprio itinerario nel rispetto della riservatezza dei dati, che vengono cancellati 48 ore dopo il rientro e sono utilizzati esclusivamente in caso d’emergenza per facilitare un intervento da parte dell’Unità di Crisi. Alle situazioni legate ai conflitti in corso, poi, si aggiungono quelle di tutt’altra natura, pure presenti sul sito e da consultare prima di prenotare un viaggio: si va dalle epidemie alle tensioni politiche interne. A PASQUA IL SETTORE TURISTICO RISCHIA LA DÉBÂCLE “L’escalation del conflitto in Medio Oriente, con le conseguenti chiusure degli spazi aerei e sospensioni dei collegamenti, produce effetti rilevanti non solo sul traffico aereo e sul turismo internazionale, ma anche sul piano giuridico, attivando le specifiche tutele previste dall’ordinamento eurocomunitario” spiega Assoviaggi Confesercenti, sottolineando che l’attuale scenario rientra pienamente tra le “circostanze inevitabili e straordinarie” previste dalla normativa europea e in cui, in base all’articolo 41 del Codice del Turismo, “il viaggiatore ha diritto di recedere dal contratto di pacchetto turistico”. Senza il pagamento di penali quando, prima della partenza, sopravvengano circostanze inevitabili e straordinarie nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze, tali da incidere in modo sostanziale sull’esecuzione del viaggio o sul trasporto verso la destinazione”. Il problema è proprio l’instabilità della situazione, con un Paese oggi sicuro che domani potrebbe essere sconsigliato per precauzione e dopodomani assolutamente off limits. “Se l’instabilità dovesse persistere, le festività pasquali sono considerate a rischio ‘bagno di sangue’ per il settore turistico. La preoccupazione principale riguarda proprio il blocco dei voli e l’incertezza che scoraggia le nuove prenotazioni” ha spiegato all’AdnKronos Luana De Angelis, vice presidente vicario Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio di Confcommercio. L'articolo La lista di Paesi resi off limits dalla crisi (allargata) in Medio Oriente. Turisti nell’incertezza: dalla sicurezza alla logistica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Contro i troppi turisti il Giappone corre ai ripari: nel 2026 tasse più alte e alberghi più cari
La contraddizione emerge ormai in maniera significativa: è meglio contrastare il “troppo turismo” e l’immigrazione, o continuare a far entrare nelle tasche del Paese molto denaro grazie a chi qui arriva, proveniente dal resto del mondo? La maggioranza di governo, capeggiata dalla tanto amata quanto criticata Takaichi Sanae, si trova a dover risolvere una notevole quantità di interrogativi. E non solo rispetto alla gestione di turisti e turiste, ma anche per quanto riguarda la crescente ondata di diffidenza che sfiora l’avversità verso chi, non essendo giapponese, nel Paese vive e lavora. Dai dati disponibili sul turismo del 2025 si scopre che, mentre il settore dei viaggi e il governo godono dei benefici economici post-pandemia, il malcontento tra cittadine e cittadini continua a crescere a causa del gran numero di turisti concentrati nelle principali destinazioni. Quest’anno si sta rivelando davvero impegnativo per il Giappone, dal punto di vista della proverbiale accoglienza. Gran parte dell’impennata del turismo continua ad essere alimentata in maniera significativa dalla debolezza dello yen, e come risposta le autorità stanno intervenendo con misure severe. Da luglio verrà triplicata e portata a 3.000 yen la “Sayonara tax” (tassa di partenza dal Giappone), con ulteriori piani per il 2028 che prevedono l’aggiunta di spese di ispezione e un sistema di preselezione per i viaggiatori esenti da visto. Dal primo novembre invece entrerà in vigore la riforma di tax-free, per cui si pagherà sempre il 10% d’imposta sugli acquisti, in una sorta di anticipo, salvo poi venire rimborsati in aeroporto al momento della partenza, mostrando le relative ricevute. Questo per non permettere più di abusare casualmente dell’esenzione fiscale. Già dallo scorso anno era necessario avere con sé il passaporto per lo shopping, così da permettere ai negozi di scannerizzarlo e verificare l’idoneità della persona. Il sistema è ora più controllato e trasparente, così che esportare merci esenti da imposte potrà comportare sanzioni: da multe fino a 500.000 yen alla reclusione fino a un anno . Sarà sempre più importante avere una documentazione digitale, e ci saranno più controlli sull’immigrazione, anche se il governo assicura che “i turisti sono ancora i benvenuti, e non c’è alcun divieto di ingresso”. Pure i costi di hotel e ryokan stanno aumentando: a Kyoto, ad esempio, è stata approvata la tassa alberghiera più alta mai applicata in precedenza, e Tokyo potrebbe presto seguirne l’esempio, dato che il governo metropolitano sta valutando la possibilità di rivedere la tassa alberghiera e applicare un’imposta fissa del 3% sulle tariffe delle camere. Nel frattempo la presenza di turisti cinesi per il mese di gennaio è drasticamente diminuita, con un tonfo del 60% se paragonata a gennaio 2025. Questo a seguito delle affermazioni pro Taiwan della prima ministra Takaichi, e al conseguente avviso cinese che sconsiglia fortemente i viaggi in Giappone, riducendo tra l’altro la frequenza dei voli verso Tokyo. Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero il sentimento di crescente “ostilità” verso chi non è “nihonjin”(giapponese), le ragioni potrebbero essere da addebitare alle poche interazioni diversificate e al cadere preda della disinformazione online, cavalcata dal partito conservatore al potere e dal nuovo partito “Sanseito” di estrema destra. Tutti elementi che contribuiscono a creare un contorto “melting pot”, alimentando i crescenti timori che alcuni giapponesi nutrono nei confronti dei cittadini stranieri. Korekawa Yu, direttore del Dipartimento di Ricerca e Cooperazione Internazionale presso l’Istituto Nazionale di Ricerca sulla Popolazione e la Previdenza Sociale, e specializzato in politiche della migrazione sostiene: “Molti giapponesi sviluppano tali preoccupazioni a causa della diffusione sui social media di post relativi a reati commessi da stranieri.” Tronchi dei bambù rovinati dai graffiti nel bosco Arashiyama di Kyoto, rifiuti gettati per terra lungo i bordi delle strade, foto non autorizzate, parlare ad alta voce, parlare al telefono e ascoltare musica ad alto volume sono “maniere” mal tollerate, seppure gli stessi giapponesi comincino a rientrare nel gruppo di “maleducati”. Secondo Korekawa, i notiziari e i post sui social media spesso enfatizzano tali azioni negative e questo, unito a speculazioni e affermazioni infondate, ha creato una spirale negativa in cui le paure si amplificano a dismisura. Certamente la nuova e popolarissima Takaichi non si dimostra né più, né meno conservatrice dei sui predecessori, sebbene dichiari molto decisa di voler rafforzare la “sicurezza nazionale”, il che includerebbe non solo importanti revisioni alla Costituzione pacifista del Giappone, ma anche più restrizioni all’immigrazione, e a chi non giapponese vive già nell’arcipelago. L'articolo Contro i troppi turisti il Giappone corre ai ripari: nel 2026 tasse più alte e alberghi più cari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Truffa da 10 milioni su biglietti e visite guidate tra Louvre e Versailles: nove fermati
Nove persone sono state fermate dalla Polizia francese con l’accusa di truffa ai danni del museo del Louvre e della reggia di Versailles, con un danno stimato di oltre 10 milioni di euro. A rendere nota la retata avvenuta due giorni fa è stata la Procura di Parigi, svelando una vasta rete illegale che lucrava sui biglietti e sulle visite guidate. Tra coloro che sono stati colpiti dalla misura giudiziaria ci sono anche due dipendenti del museo, almeno una guida turistica e il presunto organizzatore della truffa. Durante l’operazione, gli agenti hanno sequestrato oltre 957mila euro in contanti e 486mila di diversi conti bancari. La truffa andava avanti dal molto tempo: secondo gli inquirenti, i proventi illeciti sono stati investiti nel mercato immobiliare tra Francia e Dubai. L’inchiesta era scattata nel dicembre 2024 in seguito a una denuncia presentata dalla direzione del Louvre. Allertati anche gli uffici della lotta all’immigrazione irregolare per il coinvolgimento di due guide turistiche cinesi, finite nel mirino della sicurezza. A quanto sembra, la coppia era abilissima nel far entrare al museo interi gruppi di connazionali senza far pagare il biglietto a nessuno di loro. Secondo il procuratore, “le guide riutilizzavano parecchie volte gli stessi biglietti per persone diverse”. Altre guide del museo sono state sorprese a truffare “con gli stessi metodi”, ha continuato la procura, rivelando che le autorità hanno disposto sorveglianze speciali e intercettazioni che hanno confermato i sospetti della direzione del museo sullo schema utilizzato: i biglietti venivano acquistati una volta e poi riutilizzati a più riprese. Le indagini hanno portato a individuare dei complici all’interno del Louvre che venivano corrotti in contanti e chiudevano gli occhi sui controlli. Continuano i guai per l’importante sito turistico. Dopo la rapina avvenuta lo scorso 19 ottobre – con gioielli della Corona rubati per 88 milioni di euro, bottino non ancora ritrovato – ci sono stati scioperi ad oltranza tra i dipendenti per chiedere condizioni di lavoro migliori. Oltre alle carenze come strutture vecchie e pochi bagni a disposizione del pubblico. L'articolo Truffa da 10 milioni su biglietti e visite guidate tra Louvre e Versailles: nove fermati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cuba non se la passa bene a livello turistico. Ma meglio inseguire la rivoluzione che svegliarsi sotto Trump
Cuba non se la passa bene. Non che non lo sapessimo, però la lettura degli ultimi dati sugli arrivi turistici nell’ex perla dei Caraibi preoccupa molto. I numeri – diffusi da Onei, l’Istituto nazionale cubano di statistica e ripresi da Ttg Italia – sono sconfortanti: nel 2025 gli arrivi internazionali sull’isola hanno registrato un calo del 18% rispetto all’anno precedente, con soli 1,8 milioni di visitatori accolti, cifra lontana dai 2,6 milioni fissati dal governo e lontanissima dai 4,7 milioni del 2018. Si tratta del peggior dato dal 2002, fatta eccezione per gli anni della pandemia. Lo scorporo del dato aggregato fa luce su chi siano i mercati più in contrazione ovvero Canada (-12,4%), Russia (-29%), Stati Uniti (-22,8%) e Messico (-10,2%). Per quanto riguarda i Paesi europei, la Germania ha registrato l’anno scorso 33.056 turisti (-49,5%), mentre Spagna e Francia hanno segnato rispettivamente un -28,5% e un -26%. Gli unici visitatori in crescita, conclude l’Onei, sono quelli provenienti da Argentina (+13,6%) e Colombia (+8%). I motivi che stanno spingendo i turisti di tutto il mondo a volare meno su L’Avana sono tanti: dai numerosi blackout energetici alle infrastrutture degradate che scoraggiano le prenotazioni; dall’instabilità della rete Internet alla concorrenza di altre mete caraibiche come Giamaica e Porto Rico. Bisogna poi considerare — anche se, come in un meccanismo inquietante alla Dark, è difficile distinguere tra cause ed effetti — le conseguenze devastanti dell’embargo americano. È noto che se si visita Cuba si perde l’idoneità all’Esta per futuri viaggi negli Stati Uniti, obbligando i turisti a richiedere il più costoso visto cartaceo presso l’ambasciata per mettere piede negli States. Anche chi non ha intenzione di visitare gli Usa ma utilizza per prenotare hotel e voli piattaforme come Booking.com o Kayak si troverà in grosse difficoltà. Su Booking.com L’Avana non compare tra le possibili destinazioni raggiungibili; su Kayak, se nella query di ricerca si digita HAV – il codice che identifica l’aeroporto della capitale cubana – compare in sovraimpressione un messaggio che dice: “per questioni di regolamentazione, non ci è possibile mostrare voli per questa località”. Entrambe le piattaforme sono di proprietà della multinazionale americana Booking Holdings. Dal 2025 la situazione si è complicata anche su Airbnb. Prenotare casas particulares – stanze o interi appartamenti privati che i proprietari cubani affittano legalmente ai turisti, come alternativa agli hotel – è ancora possibile, soprattutto se lo si fa dall’Europa e non dagli Usa, visto che i cittadini americani non possono visitare Cuba per turismo ricreativo. I problemi, come spiega il sito web CiberCuba, si manifestano per gli host al momento del pagamento: durante il secondo mandato presidenziale di Donald Trump ci sono state centinaia di segnalazioni di mancati accrediti per i proprietari che operavano su circuiti come American Express, Visa e Mastercard. Il problema riguarda anche le cosiddette “esperienze”, le attività proposte da Airbnb che contribuiscono al sostentamento delle attività locali. Insomma, per Cuba non tira una buona aria, ed è un’amarezza anche per noi italiani, che abbiamo sempre amato l’isola della rivoluzione. Il Paese non sarà presente alla prossima Borsa Internazionale del Turismo (Bit) di Milano e, al momento, sembra difficile immaginare iniziative significative di comunicazione o promozione turistica. Ricordo un post su Instagram di un’influencer che è stata a L’Avana di recente e raccontava le sue frustrazioni: la connessione Wi-Fi instabile, lo stato di manutenzione del suo hotel, l’atmosfera decadente della roccaforte castrista. Queste limitazioni, purtroppo, scoraggiano chi sarebbe disposto a tornare a Cuba o a visitare lo stato per la prima volta. Eppure, nonostante tutto, io sono certo che un viaggio organizzato con attenzione possa gratificare i viaggiatori italiani. Su Skyscanner, motore di ricerca viaggi di proprietà cinese – tra i due Stati comunisti esiste una sorta di cooperazione sotto traccia – i voli sono prenotabili; su Airbnb c’è una buona disponibilità di alloggi; secondo il sito Viaggiare Sicuri, infine, Cuba non presenta rischi particolari per i turisti. Forse è davvero l’occasione giusta per rivolgersi a un’agenzia di viaggio affidabile che dia certezze su hotel, logistica ed escursioni in loco. Una postilla finale. Qualche tempo fa il primo ministro cubano Manuel Marrero Cruz ha dichiarato: “È ingiusto che ai cittadini statunitensi sia proibito, per legge, di viaggiare liberamente come turisti a Cuba”. Gli Usa si considerano padroni del Centroamerica e hanno colonizzato destinazioni come il Costa Rica. Forse, allora, per Cuba è meglio continuare a inseguire il sogno della rivoluzione che svegliarsi sotto l’ombra di Donald Trump. L'articolo Cuba non se la passa bene a livello turistico. Ma meglio inseguire la rivoluzione che svegliarsi sotto Trump proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ticket per la Fontana di Trevi, la presidente delle guide turistiche: “Stanno vendendo ai turisti un bene patrimonio Unesco”
“Sia ben chiaro: il problema non sono i 2 euro in sé, anzi 2 euro sono nulla per chi programma un soggiorno a Roma, avrebbero potuto anche essere 5. Il problema fondamentale del ticket introdotto per la Fontana di Trevi è che si tratta di un luogo pubblico e aperto. Per questo non è affatto vero che il biglietto gioverà ai romani (che non pagano), al contrario sono i romani che stanno rinunciando a una piazza che sarà completamente deturpata e snaturata. È un precedente pericolosissimo, si chiude uno spazio pubblico in funzione dei turisti, cioè si ragiona sugli spazi pubblici in funzione dei turisti e non dei romani. Ce ne rendiamo conto?”. Isabella Ruggiero è presidente di AGTA, Associazione Guide Turistiche Abilitate, il più grande sindacato di guide turistiche a Roma e critica aspramente la decisione del Comune di Roma. “Inoltre”, aggiunge, “quella è un’opera barocca, che si regge sulla compenetrazione tra la piazza e la fontana, se tu le dividi uccidi l’opera stessa. La magia del barocco sta proprio in questo, nel fatto che tu cammini e quasi entri dentro la fontana, è questa la meraviglia, l’assenza del confine tra realtà e opera d’arte, il rapporto tra natura e artificio. Di questo passo allora potranno chiudere la scalinata di piazza di Spagna o Piazza Navona e chissà se poi rimarranno sempre gratuite per i romani”. Anzitutto: ci sono aspetto positivi in questa scelta? Se avessimo un zoom e potessimo vedere solamente la parte vicina alla fontana e l’invaso, escludendo tutto il resto, vedremmo meno persone di quando la fontana era completamente aperta al pubblico. Ma – al di là del fatto che la limitazione non è necessariamente sinonimo di vera tutela – questo “fermo immagine” non rispecchia la realtà del luogo. Da quando esiste il contingentamento per l’accesso all’invaso, introdotto già da un anno, la situazione è peggiorata: gli spazi si sono ulteriormente ristretti ed è diventato estremamente complicato anche solo attraversare la piazza. E si sono create file lunghissime per accedere alla fontana, file che non erano mai esistite. E l’aspetto economico? Ovviamente, che il Comune abbia più soldi è un fatto positivo. Non è quello però il modo e il luogo da cui ricavarli. E poi bisogna vedere a cosa serviranno. A mio avviso vengono date dal Comune informazioni fuorvianti su cosa questi milioni andranno a finanziare. Innanzitutto, l’apertura gratuita di alcuni musei per i romani, hanno detto. Invece già prima tutti i musei comunali erano gratuiti per i residenti di Roma e dell’area metropolitana e per gli studenti universitari grazie a una tessera, la Mic card, che costa solo 5 euro l’anno. In sostanza, al di là delle parole, non cambia quasi nulla. E poi vorrei ricordare un’altra cosa. Quale? Quando fu introdotta e poi aumentata la tassa di soggiorno, il Comune assicurò che i soldi sarebbero stati usati per migliorare i servizi per il turismo. In realtà, l’impiego delle risorse è rimasto sempre un’incognita e da tante parti si lamenta la mancanza di informazioni precise. Il Comune dice che si useranno gli incassi dalla Fontana di Trevi per la tutela e la manutenzione del nostro patrimonio. Ci auguriamo che per tali entrate il Comune renda poi nota la destinazione con totale trasparenza. Cosa pensa invece della tassa introdotta per il Pantheon, 5 euro? Su quella anche all’interno della nostra categoria c’erano opinioni diverse. In quel caso il museo è statale, i soldi finiscono al ministero della Cultura, quindi si suppone li usino per finanziare il restauro e la gestione dei monumenti; e se pure li usassero per assumere storici dell’arte o custodi per lavorare nelle soprintendenze andrebbe benissimo, vista la cronica mancanza di personale. Comunque il Pantheon era già un sito con orari di apertura e chiusura, con una entrata e uscita: un luogo quindi che non è stato stravolto dall’obbligo del biglietto. Ben più grave è sdoganare l’idea che una piazza diventi un sito a bigliettazione. Sui social network le persone sostengono che all’estero i siti si paghino e di più che in Italia. Mi faccia rispondere a questa obiezione perché non ne posso più di sentirla. A parte il fatto che non è sempre vero – il British Museum per esempio è gratuito – ma comunque all’estero si paga per entrare dentro chiese, case storiche, luoghi ben delimitati già di per sé. Non mi viene in mente una situazione analoga a Trevi che sia a pagamento. Se le amministrazioni vogliono trarre maggiori introiti dal patrimonio culturale, ci sono vari strumenti di cui si può discutere, ma studiando una programmazione e una strategia su vari fronti, cosa per la quale abbiamo offerto ampia disponibilità da tempo e mai raccolta. C’è poi un altro aspetto preoccupante e aberrante. Il fenomeno del “secondary ticketing”. Di che si tratta? Del proliferare immediato di tutti quei soggetti, tour operator, agenzie etc, che guadagnano su questi fenomeni. Infatti già da qualche giorno sul web si vendono i biglietti per Trevi a 10 euro. Un prezzo che magari include il servizio di accoglienza di una persona che ti aspetta lì, ma comunque il biglietto è sempre lo stesso, quello da 2 euro. Si creeranno poi fenomeni di “skip the line” ovviamente non regolari e contro le norme, che già abbiamo in piazza del Pantheon e al Colosseo. E ancora un altro problema: il biglietto è ‘open’. In che senso è un problema? Se avessero davvero voluto contrastare gli assembramenti non avrebbero dovuto mettere un biglietto aperto, che vuol dire che si può andare in qualunque giorno e qualunque orario. Per limitare i numeri serve la bigliettazione a numero chiuso, altrimenti non sai quante persone arriveranno. E siccome lo staff dovrà limitare comunque i numeri, in alta stagione si creeranno file terribili anche per i possessori di biglietto. Su altri elementi sospendo il giudizio e aspetto di vedere come andrà. Quali? Nell’ultimo anno, durante la sperimentazione, le transenne venivano tolte la sera e così la Fontana era completamente libera. Nelle comunicazioni è stato detto che la sera l’accesso sarà libero. Speriamo che la sera vengano lasciati aperti i varchi e che ci si possa riavvicinare naturalmente alla Fontana come era una volta. Anche sulla “estetica” e sull’impatto della recinzione non posso esprimermi perché quella che vediamo ora non è quella definitiva, che sarà fissa. Però si tratta in ogni caso di una delimitazione fisica all’interno di un bene Unesco. Insomma, a suo parere questa misura limita o no il cosiddetto overtourism? No. Anzitutto, se si limita l’invaso nella parte bassa, vuol dire che si avrà un caos maggiore nella parte di sopra, potrebbe essere un inferno peggio di adesso. Ma soprattutto se si vuole fronteggiare quello che viene definito eccesso di turismo – che secondo me non esiste: esistono solo le città ben governate e quelle mal governate – allora serve una politica più complessa. Siamo nel 2026 e ancora ci sono i tavolini in mezzo alle strade autorizzati dall’emergenza Covid, inoltre non si fanno politiche di limitazione degli affitti brevi e tanto altro. Perché? Forse per non fare fastidio a tante categorie di romani che votano? Molto più facile, allora, fare cassa sulle spalle dei turisti. Il prezzo da pagare però mi sembra troppo alto: stanno “vendendo” una parte di città per legittimarne la trasformazione in uno sfondo per foto ad uso e consumo dei turisti. L'articolo Ticket per la Fontana di Trevi, la presidente delle guide turistiche: “Stanno vendendo ai turisti un bene patrimonio Unesco” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Santanché al Forum del turismo: “Orgogliosi del Made in Italy”. Ma i gadget dell’evento sono fabbricati in India
La terza edizione del forum internazionale del turismo di Milano si apre poco dopo le 14. Un video emozionale e poi l’inno d’Italia cantato in prima fila dalla padrona di casa, la ministra Daniela Santanché e dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma basta andare oltre le prime file e si vede che la sala fatica a riempirsi. Le sedie delle ultime fila del palazzo del Ghiaccio rimangono vuote. Riempite solo dai gadget dell’evento, una borsa con una rivisitazione moderna della Venere di Botticelli con giubbotto in jeans e fascia tricolore. “Siamo orgogliosi del Made in Italy” dice la ministra dal palco. Eppure quelle stesse borse marchiate con i loghi Italia.it, Ministero del Turismo ed Enit, sono Made in India. Altro che italianità. L'articolo Santanché al Forum del turismo: “Orgogliosi del Made in Italy”. Ma i gadget dell’evento sono fabbricati in India proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ladra, dimettiti”. La ministra Santanché contestata all’apertura del forum sul turismo
“Grazie”. La ministra del turismo Daniela Santanché non fa in tempo a iniziare il discorso d’apertura del terzo forum internazionale del turismo a Milano che dalla platea si alza un contestatore. “Ladra, dimettiti” grida prima di essere allontanato dalla sala dalla polizia. “D’altra parte questa è la democrazia” commenta la ministra dal palco. L'articolo “Ladra, dimettiti”. La ministra Santanché contestata all’apertura del forum sul turismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Daniela Santanchè
Al concorso per guide turistiche solo 230 idonei: perché non me la sento di demonizzare la selezione
“Dopo tredici anni di attesa, rinvii, ricorsi e riforme annunciate, lo Stato italiano ha finalmente rimesso mano al dossier delle guide turistiche. Il suo tassello più visibile – e decisivo – è il primo bando nazionale di abilitazione” si legge sul Corriere della Sera, in un pezzo che riprende l’articolo de Il Fatto Quotidiano in cui si anticipa che, nella prova preselettiva tenutasi lo scorso novembre in 8 sedi sparse per il paese, su 12mila candidati arrivati da ogni regione solo 230 sono risultati idonei. I promossi, in sostanza, sono stati lo 0,7 percento del totale degli iscritti (quasi 30mila) e appena l’1,8 percento di chi si è presentato in aula per svolgere il test – 80 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 90 minuti, con una soglia di idoneità fissata a 25 punti. Le proteste di alcuni di coloro che non hanno passato la prova preselettiva non hanno tardato ad arrivare sui social. Il senso del malcontento è così riassumibile: ma come, tu Stato finalmente introduci una prova che ha anche l’obiettivo di rimediare a un vuoto normativo decennale e poi la rendi così difficile da decimare il numero di idonei, continuando ad alimentare quello che è l’attuale sistema gravato da abusivismo e da abilitazioni prese all’estero ed esercitate in Italia? Interpellato dal Corriere, il Mitur ha rivendicato di aver messo in piedi un esame “serio e rigoroso”. In realtà, la struttura della prova – i quiz vertevano su molte materie diverse tra cui archeologia, storia dell’arte e legislazione dei beni culturali – ha creato un sottile collo di bottiglia lungo il quale sono riuscite a transitare pochissime persone rispetto a quelle che si sono prima iscritte e poi presentate alla selezione. La domanda sorge legittima: in un mercato come quello attuale, dove la specializzazione conta spesso più della cultura generale, aveva senso realizzare un impianto selettivo di questo tipo? Da osservatore esterno alla vicenda non sono in grado di rispondere a questa domanda. Né voglio, però, andare contro a priori a quello che è stato l’esito del concorso. La selezione per – usando le parole del Mitur – “garantire professionisti qualificati, tutelare i turisti e far emergere il sommerso” è stata stringente? Sì, magari un po’ troppo. Però non possiamo sempre lamentarci: lo facciamo quando alcuni sindacati permettono a gente senza arte né parte di fare carriera nelle pubbliche amministrazioni, continuiamo a farlo quando vengono allestiti bandi pubblici superati solo da un numero esiguo di persone. Io non voglio giustificare più di tanto l’esito di questo concorso ma al contempo mi chiedo: le potenziali nuove guide turistiche dispongono di un bagaglio culturale personale che permette loro di rispondere a richieste generiche dei turisti stranieri in un inglese fluente? Possono dire, in alternativa, di essere davvero iper-specializzate? In 15 anni di lavoro come giornalista di viaggi mi è capitato di rado di incontrare una guida poco competente. Al momento in Italia ci sono “solo” 14mila guide turistiche registrate: pochissime, certo, a confronto dei circa 130 milioni di arrivi turistici registrati nel 2024. Questo però non significa che dobbiamo permettere a chiunque di esercitare una professione che richiede studio, preparazione continua, conoscenza approfondita del territorio, capacità di mediazione culturale e una grande responsabilità verso il patrimonio storico e artistico del Paese. Un commento finale sulla notizia che il ministero abbia di recente rivolto alle guide iscritte all’elenco nazionale la richiesta di diventare anche content creator, pubblicando sui social contenuti da cedere gratis ai canali ufficiali dello Stato – Italia.it su tutti – in cambio di visibilità istituzionale. Non ho voluto fare dietrologia sull’esito del concorso e non voglio farla in questo caso. Dico solo che forse è meglio tenere separate le due cose. Anche a noi giornalisti di viaggio (e non solo) capita di ricevere ogni tanto dalle redazioni con cui collaboriamo richieste di creare contenuti per i social ausiliari agli articoli che scriveremo. Riceviamo un pagamento per questo? No. Quello arriva per il lavoro principale, i reportage da realizzarsi al ritorno dal viaggio, che devono incentivare il lettore ad apprezzare quella certa destinazione, proprio come dovrebbe fare una guida seria e preparata. L'articolo Al concorso per guide turistiche solo 230 idonei: perché non me la sento di demonizzare la selezione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti”: arrivano le sbarre anti-selfie in Val di Funes
Fino a tre o quattro anni fa la Val di Funes era un luogo per pochi. Le immagini della chiesetta incorniciata dalle Odle comparivano sulle riviste di montagna, sulle cartoline o nei racconti degli appassionati che conoscevano la valle e sapevano che proprio da lì partiva un sentiero capace di risalire i boschi fino a una delle malghe più panoramiche delle Dolomiti. Arrivarci significava attraversare tutta la valle, conoscere i tempi, i luoghi, le stagioni. Oggi, invece, quelle stesse immagini sono diventate uno degli scatti più ambiti di Instagram. E la Val di Funes è l’ultimo degli “hotspot” del turismo altoatesino di tendenza sui social. Le chiesette di Santa Maddalena e San Giovanni di Ranui, con le cime frastagliate del gruppo delle Odle alle spalle, sono diventate i nuovi simboli visivi delle Dolomiti. Scenari da fotografare in fretta, spesso senza fermarsi davvero. Un fenomeno che negli ultimi anni ha cambiato radicalmente l’equilibrio della valle, fino a spingere prima i proprietari dei terreni e ora il Comune a intervenire. Già nel 2022, come ricorda il Corriere della Sera, il proprietario del prato su cui sorge la chiesetta di San Giovanni di Ranui, Gerhard Runggatscher, aveva deciso di installare un tornello a pagamento per fermare l’assalto dei visitatori che invadevano il suo terreno per una foto. La scorsa estate una scelta simile è stata adottata anche dai proprietari dei prati sul Seceda, a poche centinaia di metri in linea d’aria. Ora tocca al Comune di Funes. Il sindaco Peter Pernthaler spiega al Corriere le ragioni di una decisione che segna un cambio di passo nella gestione dei flussi turistici. “Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle, parcheggiano ovunque e si fermano giusto il tempo di fare un paio di foto. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti“, afferma il primo cittadino. Dopo una serie di riunioni con l’associazione turistica, l’amministrazione ha deciso di sbarrare le strade che conducono alla frazione di Santa Maddalena nei momenti di maggiore afflusso. Il modello non sarà quello di Braies, precisa Pernthaler. “Non ci sarà la prenotazione: quando il parcheggio in centro sarà pieno, allora autobus e macchine dovranno tornare indietro e parcheggiare più in basso”. Potranno proseguire solo i residenti e chi soggiorna nelle strutture alberghiere della zona. L’obiettivo dichiarato è fermare il turismo mordi e fuggi che, secondo il Comune, sta mettendo sotto pressione il territorio senza portare benefici reali alla comunità: “I residenti non ne possono più e quindi abbiamo deciso di intervenire. A maggior ragione ci faremo trovare pronti: quest’anno non ci sarà l’invasione”, dice il sindaco, annunciando anche un rafforzamento dei controlli in collaborazione con il Comune di Chiusa e un possibile potenziamento del trasporto pubblico. Tra le misure previste c’è anche l’aumento delle tariffe dei parcheggi del paese, finora fissate a 4 euro per l’intera giornata. Un costo giudicato troppo basso per scoraggiare l’assalto dei visitatori che arrivano, scattano una foto e ripartono. L'articolo “Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti”: arrivano le sbarre anti-selfie in Val di Funes proviene da Il Fatto Quotidiano.
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