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Ticket per la Fontana di Trevi, la presidente delle guide turistiche: “Stanno vendendo ai turisti un bene patrimonio Unesco”
“Sia ben chiaro: il problema non sono i 2 euro in sé, anzi 2 euro sono nulla per chi programma un soggiorno a Roma, avrebbero potuto anche essere 5. Il problema fondamentale del ticket introdotto per la Fontana di Trevi è che si tratta di un luogo pubblico e aperto. Per questo non è affatto vero che il biglietto gioverà ai romani (che non pagano), al contrario sono i romani che stanno rinunciando a una piazza che sarà completamente deturpata e snaturata. È un precedente pericolosissimo, si chiude uno spazio pubblico in funzione dei turisti, cioè si ragiona sugli spazi pubblici in funzione dei turisti e non dei romani. Ce ne rendiamo conto?”. Isabella Ruggiero è presidente di AGTA, Associazione Guide Turistiche Abilitate, il più grande sindacato di guide turistiche a Roma e critica aspramente la decisione del Comune di Roma. “Inoltre”, aggiunge, “quella è un’opera barocca, che si regge sulla compenetrazione tra la piazza e la fontana, se tu le dividi uccidi l’opera stessa. La magia del barocco sta proprio in questo, nel fatto che tu cammini e quasi entri dentro la fontana, è questa la meraviglia, l’assenza del confine tra realtà e opera d’arte, il rapporto tra natura e artificio. Di questo passo allora potranno chiudere la scalinata di piazza di Spagna o Piazza Navona e chissà se poi rimarranno sempre gratuite per i romani”. Anzitutto: ci sono aspetto positivi in questa scelta? Se avessimo un zoom e potessimo vedere solamente la parte vicina alla fontana e l’invaso, escludendo tutto il resto, vedremmo meno persone di quando la fontana era completamente aperta al pubblico. Ma – al di là del fatto che la limitazione non è necessariamente sinonimo di vera tutela – questo “fermo immagine” non rispecchia la realtà del luogo. Da quando esiste il contingentamento per l’accesso all’invaso, introdotto già da un anno, la situazione è peggiorata: gli spazi si sono ulteriormente ristretti ed è diventato estremamente complicato anche solo attraversare la piazza. E si sono create file lunghissime per accedere alla fontana, file che non erano mai esistite. E l’aspetto economico? Ovviamente, che il Comune abbia più soldi è un fatto positivo. Non è quello però il modo e il luogo da cui ricavarli. E poi bisogna vedere a cosa serviranno. A mio avviso vengono date dal Comune informazioni fuorvianti su cosa questi milioni andranno a finanziare. Innanzitutto, l’apertura gratuita di alcuni musei per i romani, hanno detto. Invece già prima tutti i musei comunali erano gratuiti per i residenti di Roma e dell’area metropolitana e per gli studenti universitari grazie a una tessera, la Mic card, che costa solo 5 euro l’anno. In sostanza, al di là delle parole, non cambia quasi nulla. E poi vorrei ricordare un’altra cosa. Quale? Quando fu introdotta e poi aumentata la tassa di soggiorno, il Comune assicurò che i soldi sarebbero stati usati per migliorare i servizi per il turismo. In realtà, l’impiego delle risorse è rimasto sempre un’incognita e da tante parti si lamenta la mancanza di informazioni precise. Il Comune dice che si useranno gli incassi dalla Fontana di Trevi per la tutela e la manutenzione del nostro patrimonio. Ci auguriamo che per tali entrate il Comune renda poi nota la destinazione con totale trasparenza. Cosa pensa invece della tassa introdotta per il Pantheon, 5 euro? Su quella anche all’interno della nostra categoria c’erano opinioni diverse. In quel caso il museo è statale, i soldi finiscono al ministero della Cultura, quindi si suppone li usino per finanziare il restauro e la gestione dei monumenti; e se pure li usassero per assumere storici dell’arte o custodi per lavorare nelle soprintendenze andrebbe benissimo, vista la cronica mancanza di personale. Comunque il Pantheon era già un sito con orari di apertura e chiusura, con una entrata e uscita: un luogo quindi che non è stato stravolto dall’obbligo del biglietto. Ben più grave è sdoganare l’idea che una piazza diventi un sito a bigliettazione. Sui social network le persone sostengono che all’estero i siti si paghino e di più che in Italia. Mi faccia rispondere a questa obiezione perché non ne posso più di sentirla. A parte il fatto che non è sempre vero – il British Museum per esempio è gratuito – ma comunque all’estero si paga per entrare dentro chiese, case storiche, luoghi ben delimitati già di per sé. Non mi viene in mente una situazione analoga a Trevi che sia a pagamento. Se le amministrazioni vogliono trarre maggiori introiti dal patrimonio culturale, ci sono vari strumenti di cui si può discutere, ma studiando una programmazione e una strategia su vari fronti, cosa per la quale abbiamo offerto ampia disponibilità da tempo e mai raccolta. C’è poi un altro aspetto preoccupante e aberrante. Il fenomeno del “secondary ticketing”. Di che si tratta? Del proliferare immediato di tutti quei soggetti, tour operator, agenzie etc, che guadagnano su questi fenomeni. Infatti già da qualche giorno sul web si vendono i biglietti per Trevi a 10 euro. Un prezzo che magari include il servizio di accoglienza di una persona che ti aspetta lì, ma comunque il biglietto è sempre lo stesso, quello da 2 euro. Si creeranno poi fenomeni di “skip the line” ovviamente non regolari e contro le norme, che già abbiamo in piazza del Pantheon e al Colosseo. E ancora un altro problema: il biglietto è ‘open’. In che senso è un problema? Se avessero davvero voluto contrastare gli assembramenti non avrebbero dovuto mettere un biglietto aperto, che vuol dire che si può andare in qualunque giorno e qualunque orario. Per limitare i numeri serve la bigliettazione a numero chiuso, altrimenti non sai quante persone arriveranno. E siccome lo staff dovrà limitare comunque i numeri, in alta stagione si creeranno file terribili anche per i possessori di biglietto. Su altri elementi sospendo il giudizio e aspetto di vedere come andrà. Quali? Nell’ultimo anno, durante la sperimentazione, le transenne venivano tolte la sera e così la Fontana era completamente libera. Nelle comunicazioni è stato detto che la sera l’accesso sarà libero. Speriamo che la sera vengano lasciati aperti i varchi e che ci si possa riavvicinare naturalmente alla Fontana come era una volta. Anche sulla “estetica” e sull’impatto della recinzione non posso esprimermi perché quella che vediamo ora non è quella definitiva, che sarà fissa. Però si tratta in ogni caso di una delimitazione fisica all’interno di un bene Unesco. Insomma, a suo parere questa misura limita o no il cosiddetto overtourism? No. Anzitutto, se si limita l’invaso nella parte bassa, vuol dire che si avrà un caos maggiore nella parte di sopra, potrebbe essere un inferno peggio di adesso. Ma soprattutto se si vuole fronteggiare quello che viene definito eccesso di turismo – che secondo me non esiste: esistono solo le città ben governate e quelle mal governate – allora serve una politica più complessa. Siamo nel 2026 e ancora ci sono i tavolini in mezzo alle strade autorizzati dall’emergenza Covid, inoltre non si fanno politiche di limitazione degli affitti brevi e tanto altro. Perché? Forse per non fare fastidio a tante categorie di romani che votano? Molto più facile, allora, fare cassa sulle spalle dei turisti. Il prezzo da pagare però mi sembra troppo alto: stanno “vendendo” una parte di città per legittimarne la trasformazione in uno sfondo per foto ad uso e consumo dei turisti. L'articolo Ticket per la Fontana di Trevi, la presidente delle guide turistiche: “Stanno vendendo ai turisti un bene patrimonio Unesco” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Santanché al Forum del turismo: “Orgogliosi del Made in Italy”. Ma i gadget dell’evento sono fabbricati in India
La terza edizione del forum internazionale del turismo di Milano si apre poco dopo le 14. Un video emozionale e poi l’inno d’Italia cantato in prima fila dalla padrona di casa, la ministra Daniela Santanché e dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma basta andare oltre le prime file e si vede che la sala fatica a riempirsi. Le sedie delle ultime fila del palazzo del Ghiaccio rimangono vuote. Riempite solo dai gadget dell’evento, una borsa con una rivisitazione moderna della Venere di Botticelli con giubbotto in jeans e fascia tricolore. “Siamo orgogliosi del Made in Italy” dice la ministra dal palco. Eppure quelle stesse borse marchiate con i loghi Italia.it, Ministero del Turismo ed Enit, sono Made in India. Altro che italianità. L'articolo Santanché al Forum del turismo: “Orgogliosi del Made in Italy”. Ma i gadget dell’evento sono fabbricati in India proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ladra, dimettiti”. La ministra Santanché contestata all’apertura del forum sul turismo
“Grazie”. La ministra del turismo Daniela Santanché non fa in tempo a iniziare il discorso d’apertura del terzo forum internazionale del turismo a Milano che dalla platea si alza un contestatore. “Ladra, dimettiti” grida prima di essere allontanato dalla sala dalla polizia. “D’altra parte questa è la democrazia” commenta la ministra dal palco. L'articolo “Ladra, dimettiti”. La ministra Santanché contestata all’apertura del forum sul turismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Al concorso per guide turistiche solo 230 idonei: perché non me la sento di demonizzare la selezione
“Dopo tredici anni di attesa, rinvii, ricorsi e riforme annunciate, lo Stato italiano ha finalmente rimesso mano al dossier delle guide turistiche. Il suo tassello più visibile – e decisivo – è il primo bando nazionale di abilitazione” si legge sul Corriere della Sera, in un pezzo che riprende l’articolo de Il Fatto Quotidiano in cui si anticipa che, nella prova preselettiva tenutasi lo scorso novembre in 8 sedi sparse per il paese, su 12mila candidati arrivati da ogni regione solo 230 sono risultati idonei. I promossi, in sostanza, sono stati lo 0,7 percento del totale degli iscritti (quasi 30mila) e appena l’1,8 percento di chi si è presentato in aula per svolgere il test – 80 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 90 minuti, con una soglia di idoneità fissata a 25 punti. Le proteste di alcuni di coloro che non hanno passato la prova preselettiva non hanno tardato ad arrivare sui social. Il senso del malcontento è così riassumibile: ma come, tu Stato finalmente introduci una prova che ha anche l’obiettivo di rimediare a un vuoto normativo decennale e poi la rendi così difficile da decimare il numero di idonei, continuando ad alimentare quello che è l’attuale sistema gravato da abusivismo e da abilitazioni prese all’estero ed esercitate in Italia? Interpellato dal Corriere, il Mitur ha rivendicato di aver messo in piedi un esame “serio e rigoroso”. In realtà, la struttura della prova – i quiz vertevano su molte materie diverse tra cui archeologia, storia dell’arte e legislazione dei beni culturali – ha creato un sottile collo di bottiglia lungo il quale sono riuscite a transitare pochissime persone rispetto a quelle che si sono prima iscritte e poi presentate alla selezione. La domanda sorge legittima: in un mercato come quello attuale, dove la specializzazione conta spesso più della cultura generale, aveva senso realizzare un impianto selettivo di questo tipo? Da osservatore esterno alla vicenda non sono in grado di rispondere a questa domanda. Né voglio, però, andare contro a priori a quello che è stato l’esito del concorso. La selezione per – usando le parole del Mitur – “garantire professionisti qualificati, tutelare i turisti e far emergere il sommerso” è stata stringente? Sì, magari un po’ troppo. Però non possiamo sempre lamentarci: lo facciamo quando alcuni sindacati permettono a gente senza arte né parte di fare carriera nelle pubbliche amministrazioni, continuiamo a farlo quando vengono allestiti bandi pubblici superati solo da un numero esiguo di persone. Io non voglio giustificare più di tanto l’esito di questo concorso ma al contempo mi chiedo: le potenziali nuove guide turistiche dispongono di un bagaglio culturale personale che permette loro di rispondere a richieste generiche dei turisti stranieri in un inglese fluente? Possono dire, in alternativa, di essere davvero iper-specializzate? In 15 anni di lavoro come giornalista di viaggi mi è capitato di rado di incontrare una guida poco competente. Al momento in Italia ci sono “solo” 14mila guide turistiche registrate: pochissime, certo, a confronto dei circa 130 milioni di arrivi turistici registrati nel 2024. Questo però non significa che dobbiamo permettere a chiunque di esercitare una professione che richiede studio, preparazione continua, conoscenza approfondita del territorio, capacità di mediazione culturale e una grande responsabilità verso il patrimonio storico e artistico del Paese. Un commento finale sulla notizia che il ministero abbia di recente rivolto alle guide iscritte all’elenco nazionale la richiesta di diventare anche content creator, pubblicando sui social contenuti da cedere gratis ai canali ufficiali dello Stato – Italia.it su tutti – in cambio di visibilità istituzionale. Non ho voluto fare dietrologia sull’esito del concorso e non voglio farla in questo caso. Dico solo che forse è meglio tenere separate le due cose. Anche a noi giornalisti di viaggio (e non solo) capita di ricevere ogni tanto dalle redazioni con cui collaboriamo richieste di creare contenuti per i social ausiliari agli articoli che scriveremo. Riceviamo un pagamento per questo? No. Quello arriva per il lavoro principale, i reportage da realizzarsi al ritorno dal viaggio, che devono incentivare il lettore ad apprezzare quella certa destinazione, proprio come dovrebbe fare una guida seria e preparata. L'articolo Al concorso per guide turistiche solo 230 idonei: perché non me la sento di demonizzare la selezione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti”: arrivano le sbarre anti-selfie in Val di Funes
Fino a tre o quattro anni fa la Val di Funes era un luogo per pochi. Le immagini della chiesetta incorniciata dalle Odle comparivano sulle riviste di montagna, sulle cartoline o nei racconti degli appassionati che conoscevano la valle e sapevano che proprio da lì partiva un sentiero capace di risalire i boschi fino a una delle malghe più panoramiche delle Dolomiti. Arrivarci significava attraversare tutta la valle, conoscere i tempi, i luoghi, le stagioni. Oggi, invece, quelle stesse immagini sono diventate uno degli scatti più ambiti di Instagram. E la Val di Funes è l’ultimo degli “hotspot” del turismo altoatesino di tendenza sui social. Le chiesette di Santa Maddalena e San Giovanni di Ranui, con le cime frastagliate del gruppo delle Odle alle spalle, sono diventate i nuovi simboli visivi delle Dolomiti. Scenari da fotografare in fretta, spesso senza fermarsi davvero. Un fenomeno che negli ultimi anni ha cambiato radicalmente l’equilibrio della valle, fino a spingere prima i proprietari dei terreni e ora il Comune a intervenire. Già nel 2022, come ricorda il Corriere della Sera, il proprietario del prato su cui sorge la chiesetta di San Giovanni di Ranui, Gerhard Runggatscher, aveva deciso di installare un tornello a pagamento per fermare l’assalto dei visitatori che invadevano il suo terreno per una foto. La scorsa estate una scelta simile è stata adottata anche dai proprietari dei prati sul Seceda, a poche centinaia di metri in linea d’aria. Ora tocca al Comune di Funes. Il sindaco Peter Pernthaler spiega al Corriere le ragioni di una decisione che segna un cambio di passo nella gestione dei flussi turistici. “Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle, parcheggiano ovunque e si fermano giusto il tempo di fare un paio di foto. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti“, afferma il primo cittadino. Dopo una serie di riunioni con l’associazione turistica, l’amministrazione ha deciso di sbarrare le strade che conducono alla frazione di Santa Maddalena nei momenti di maggiore afflusso. Il modello non sarà quello di Braies, precisa Pernthaler. “Non ci sarà la prenotazione: quando il parcheggio in centro sarà pieno, allora autobus e macchine dovranno tornare indietro e parcheggiare più in basso”. Potranno proseguire solo i residenti e chi soggiorna nelle strutture alberghiere della zona. L’obiettivo dichiarato è fermare il turismo mordi e fuggi che, secondo il Comune, sta mettendo sotto pressione il territorio senza portare benefici reali alla comunità: “I residenti non ne possono più e quindi abbiamo deciso di intervenire. A maggior ragione ci faremo trovare pronti: quest’anno non ci sarà l’invasione”, dice il sindaco, annunciando anche un rafforzamento dei controlli in collaborazione con il Comune di Chiusa e un possibile potenziamento del trasporto pubblico. Tra le misure previste c’è anche l’aumento delle tariffe dei parcheggi del paese, finora fissate a 4 euro per l’intera giornata. Un costo giudicato troppo basso per scoraggiare l’assalto dei visitatori che arrivano, scattano una foto e ripartono. L'articolo “Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la valle. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti”: arrivano le sbarre anti-selfie in Val di Funes proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sedici esperienze tra arte e natura da vivere prima dei sedici anni: la guida pratica per scoprire l’Italia da Nord a Sud dell’assessore Tommaso Sacchi
Il Castello Sforzesco, la magia della Sicilia, ma anche le Dolomiti, la culla dell’arte Firenze, i sassi di Matera e molto altro nel libro “Negli occhi la bellezza – 16 esperienze tra arte e natura da vivere prima dei 16 anni” (ed. Mondadori), scritto dall’Assessore alla Cultura della città di Milano, Tommaso Sacchi con le illustrazioni di Elisa Macellari. Nel volume non è descritta solo l’esperienza privata dell’Assessore, che ha raccontato molto dei suoi viaggi con la famiglia, ma a seguire, tappa per tappa, ci sono tutte le informazioni e le curiosità dei luoghi che hanno segnato non solo Sacchi, ma che sicuramente saranno tappe fondamentali della crescita culturale e personale degli Under 16. “Ero ragazzino i miei genitori facevano un lavoro meraviglioso, – ha scritto Sacchi – occupandosi di guide turistiche. Papà scattava le foto e mamma si occupava dei testi (…) ma il potere della cultura è proprio questo: accende domande, mostra quanto il mondo si spinga oltre ciò che possiamo comprendere, ispira”. Sono molti i viaggi fatti “in giro per l’Italia, insieme alla mia famiglia. Ho avuto la fortuna di avere un papà fotografo e una mamma geografa, entrambi curiosi. Ricordo ancora in maniera limpida le vacanze alle isole Eolie, la gita sotto i portici di Bologna, un giugno a Paestum, tra i templi della Magna Grecia”. Tra le tante tappe del “romanzo di formazione” c’è la Sicilia: “La prima volta ci sono arrivato accompagnando mio padre, che doveva scattare un reportage fotografico dell’isola. Avevo quattordici anni ed era il primo viaggio che facevamo noi due soli”. Spicca nel racconto anche la presenza di Don Gallo ed è il caso della tappa in Liguria. “Per coinvolgerlo non si poteva mandare un’e-mail o fare una telefonata, era necessario presentarsi alla chiesa di San Benedetto al Porto a Genova – ha ricordato Sacchi -. Poi mi ha detto che non poteva scusarsi per il ritardo: ‘a volte dedicare tempo e ascolto può salvare una vita’ mi ha detto, benché mai mi sarei sognato di lamentarmi per l’attesa. Il resto della notte l’ho trascorsa con lui, ascoltandolo parlare e seguendolo nei vicoli di Genova, dove si dedicava a chiunque avesse bisogno. È stata un’esperienza immensamente emozionante, in cui ho visto l’altra faccia della città, quella di chi al porto fa i lavori più umili. Ho ascoltato Don Gallo inveire contro le mediocrità della politica e non solo. Di mediocrità, quel giorno a Genova, non ne ho vista neppure un po’, e la città mi è completamente entrata nel cuore”. Le tappe descritte del viaggio sono sedici: Milano, Val Camonica, Dolomiti, Venezia, Ivrea, Genova, Sardegna, Bologna, Firenze, Roma, Faggete, Castel del Monte, Matera, Sicilia, Paestum e Napoli. L'articolo Sedici esperienze tra arte e natura da vivere prima dei sedici anni: la guida pratica per scoprire l’Italia da Nord a Sud dell’assessore Tommaso Sacchi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ryanair, multa dell’Antitrust da 255 milioni: “Abuso di posizione dominante”
E alla fine, dopo le indagini antitrust, è scattata la multa per Ryanair. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha condannato la compagnia aerea a pagare oltre 255 milioni di euro per abuso di posizione dominante dall’aprile del 2023 ad almeno l’aprile del 2025. Una constatazione che deriva anche dalle quote di mercato di Ryanair, la quale trasporta circa il 40% dei passeggeri nelle rotte da e per l’Italia. Una dominanza che, nella visione dell’autorità, ha consentito – secondo l’authority – alla compagnia di agire in modo indipendente da concorrenti e consumatori. L’accusa principale era che Ryanair attuasse una strategia per ostacolare alle agenzie di viaggio l’acquisto di voli sul sito ryanair.com: tutti ostacoli che favoriscono l’acquisto di biglietti direttamente dai passeggeri, a discapito dell’intermediazione offerta dalle agenzie. Prima di tutto, secondo l’Antitrust, Ryanair ha imposto delle procedure di riconoscimento facciale ai consumatori che compravano i biglietti tramite agenzie fisiche. Successivamente, ha bloccato le prenotazione delle agenzie digitali – come Booking ed Expedia – con il blocco dei metodi di pagamento e la cancellazione degli account riconducibili a esse. Infine, Ryanair ha imposto delle partnership alle agenzie di viaggio digitali e l’utilizzo della piattaforma Travel Agent Direct alle agenzie fisiche: ostacoli che hanno impedito alle agenzie di offrire i voli in combinazione con altri servizi legati al turismo. Come armi, Ryanair ha utilizzato il blocco intermittente delle prenotazioni e una campagna di comunicazione aggressiva nei confronti delle agenzie. Secondo l’Antitrust, tutte queste condotte hanno comportato una diminuzione della vendita di biglietti per le agenzie tradizionali e del traffico internet per quelle digitali. Una situazione che penalizza l’offerta nel mercato del turismo e riduce la concorrenza tra le agenzie, peggiorando la quantità e la qualità dei servizi offerti ai consumatori. L'articolo Ryanair, multa dell’Antitrust da 255 milioni: “Abuso di posizione dominante” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sciopero del personale al Marriot Park Hotel di Roma: stipendi e tredicesima in ritardo
Un prezzo medio di oltre 100 euro a notte, ma il personale non riceve lo stipendio. Ecco perché le lavoratrici e i lavoratori del Rome Marriot Park Hotel hanno indetto uno sciopero: la mobilitazione è cominciata nel primo mattino di venerdì 19 dicembre per chiedere il pagamento immediato degli stipendi, il rispetto dei contratti lavorativi e l’apertura di un confronto sindacale. Da diversi mesi, lo staff dell’hotel riceve gli stipendi in ritardo e sono anche mancati i pagamenti delle mensilità aggiuntive: come il ritardo nel pagamento della quattordicesima, avvenuto solo a settembre inoltrato. Hotel Revolution, la società che gestisce la struttura, nella serata di giovedì 18 dicembre ha mandato un comunicato al personale del Marriot per avvisarli che il pagamento della tredicesima fosse slittato da dicembre a gennaio: una decisione che viola la legge e il contratto di lavoro. In che modo l’azienda ha giustificato il ritardo? Con le “esigenze di cash flow“, una formulazione vaga che scarica le difficoltà gestionali sul personale. Non si tratta di un caso isolato, secondo i sindacati: “È l’ennesima dimostrazione di una condizione strutturale che colpisce i lavoratori del turismo a Roma: grandi catene alberghiere e marchi internazionali continuano a produrre profitti, mentre chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle strutture non riceve nemmeno lo stipendio nei tempi dovuti”. Mentre il personale sciopera, l’account Facebook dell’hotel pubblica la foto di una ricca colazione con cornetto, muffin, muesli e spremuta d’arancia. “Luce del mattino, profumo di dolcezza e un momento che sa di calma. Al Rome Marriott Park Hotel, la giornata inizia con gusto e armonia”. L'articolo Sciopero del personale al Marriot Park Hotel di Roma: stipendi e tredicesima in ritardo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Santanchè presenta la ‘Venere’ in carne e ossa: “Servono offerte turistiche sempre più sexy. Chi l’ha scelta? Casting al ministero”
Daniela Santanchè, ministra del turismo del governo Meloni, ha presentato la “versione umana” della Venere di Botticelli, protagonista della campagna ‘Open to meraviglia’. Doveva farlo attraverso una breve intervista introduttiva, che causa un ritardo dell’intervistatrice, è diventato un monologo, dove la Ministra ha fatto un resoconto dell’anno turistico in Italia. “Noi siamo l’Italia degli 8000 campanili”. E ancora: “Il turismo non è né di destra né di sinistra”. Obiettivo “turismo in Italia 12 mesi l’anno perché” spiega Santanchè “noi italiani abbiamo una fortuna: non ci manca niente”. Non manca un’altra frase fatta come “c’è tantissima voglia di Italia nel mondo”. E aggiunge: “Noi dobbiamo aver una capacità di essere sempre più attrattivi con offerte turistiche che devono essere sempre più sexy”. Poi arriva Francesca Faccini, la ‘Venere’ in carne ed ossa. Lo scopo della giovane attrice è quella di dare visibilità ai luoghi turistici meno noti del Paese. Ma come è stata scelta la ragazza? “Io non ho partecipato, hanno fatto un casting al ministero e io devo ringraziare IG Italia e penso che la Venere l’abbiano scelta loro” spiega Santanchè. “No, non l’abbiamo scelta noi, l’ha scelta il ministero” afferma Pierluigi Pataleoni di IG Italia. “Noi abbiamo scelto le prime venti dopo una selezione di circa trecento ragazze”. Ma poi aggiunge: “Siamo arrivati a un casting finale di 50 persone, per arrivare fino a 10, ne sono rimaste 5 e poi Francesca è quella che è stata scelta”. L'articolo Santanchè presenta la ‘Venere’ in carne e ossa: “Servono offerte turistiche sempre più sexy. Chi l’ha scelta? Casting al ministero” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bonus affitto per i lavoratori del turismo: chi può riceverlo e fino a quando si può fare domanda
Il bonus affitto riservato ai lavoratori del settore del turismo potrà essere richiesto fino al prossimo 19 dicembre 2025. Il contributo potrà essere richiesto direttamente dalle aziende, che dovranno utilizzare i fondi ottenuti per mettere a disposizione dei propri dipendenti delle soluzioni abitative agevolate. Le regole per accedere all’agevolazione sono state definite attraverso un apposito decreto del ministero del Turismo datato 13 novembre. Il contributo ha un duplice obiettivo: dare supporto alle imprese che devono sostenere le spese per affittare gli alloggi da destinare ai dipendenti e garantire a questi ultimi delle condizioni abitative stabili ed accessibili. COME FUNZIONA IL BONUS AFFITTI Il bonus affitti per il settore del turismo è un contributo diretto alle aziende. Attraverso i fondi ricevuti dovranno coprire parte dei costi dei canoni di locazione degli alloggi destinati ai lavoratori. L’impresa, per ottenere il sostegno economico, si deve impegnare a garantire un alloggio a canone ridotto – rispetto a quello di mercato deve essere più basso del 30% – per un periodo che va da un minimo di cinque anni ad un massimo di 10. È previsto un tetto massimo di spesa pari a 3.000 euro per posto letto. I contributi possono essere utilizzati per una singola unità immobiliare o per più unità, purché siano ubicate nella stessa provincia nella quale insiste la struttura turistico-ricettiva a cui gli alloggi sono collegati. La distanza tra il luogo di lavoro e l’alloggio, ad ogni modo, non deve superare i 40 chilometri. Perché l’azienda possa accedere al bonus affitto, gli immobili devono essere nella disponibilità del beneficiario, che ne deve essere il proprietario o deve aver sottoscritto un contratto di locazione (che deve essere regolarmente registrato). L’immobile deve essere destinato ai lavoratori del comparto turistico-ricettivo, compresi quanti sono impegnati negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Per poter fare richiesta del contributo le imprese devono avere il codice Ateco nelle seguenti macro categorie: I, attività dei servizi di alloggio e ristorazione; T, altre attività di servizi; S, attività artistiche, sportive e di divertimento. I CRITERI PER EROGARE IL CONTRIBUTO Il bonus affitto viene concesso sulla base di una serie di criteri di valutazione che danno valore alla disponibilità effettiva delle unità immobiliari e alla reale capacità di mettere a disposizione dei lavoratori un alloggio. Le spese sostenute, per essere ammissibili, devono essere pertinenti, tracciabili e documentate attraverso dei contratti o delle fatture quietanzate. E, soprattutto, devono essere coerenti con il piano dei costi che è stato presentato. Il contributo viene erogato in una o più quote, fino ad esaurimento delle risorse stanziate, che sono pari a 22 milioni all’anno per il 2025, per il 2026 e per il 2027. COME PRESENTARE LA DOMANDA La domanda deve essere presentata telematicamente, accedendo al portale di Invitalia (il gestore del contributo): il richiedente deve accedere all’area dedicata utilizzando lo Spid, la Cie o la Cns. Per trasmettere l’istanza c’è tempo fino alle 17 del 19 dicembre 2025. Fino a questa data lo sportello telematico è attivo dalle 10 alle 17 dal lunedì al venerdì. Eventuali domande per le quali non c’è copertura finanziaria nelle risorse disponibili saranno sospese, in attesa che si liberino dei fondi dalle istruttorie in corso (perché sono state respinte o non utilizzate) o da un eventuale rifinanziamento della misura. L'articolo Bonus affitto per i lavoratori del turismo: chi può riceverlo e fino a quando si può fare domanda proviene da Il Fatto Quotidiano.
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