“Sia ben chiaro: il problema non sono i 2 euro in sé, anzi 2 euro sono nulla per
chi programma un soggiorno a Roma, avrebbero potuto anche essere 5. Il problema
fondamentale del ticket introdotto per la Fontana di Trevi è che si tratta di un
luogo pubblico e aperto. Per questo non è affatto vero che il biglietto gioverà
ai romani (che non pagano), al contrario sono i romani che stanno rinunciando a
una piazza che sarà completamente deturpata e snaturata. È un precedente
pericolosissimo, si chiude uno spazio pubblico in funzione dei turisti, cioè si
ragiona sugli spazi pubblici in funzione dei turisti e non dei romani. Ce ne
rendiamo conto?”. Isabella Ruggiero è presidente di AGTA, Associazione Guide
Turistiche Abilitate, il più grande sindacato di guide turistiche a Roma e
critica aspramente la decisione del Comune di Roma. “Inoltre”, aggiunge, “quella
è un’opera barocca, che si regge sulla compenetrazione tra la piazza e la
fontana, se tu le dividi uccidi l’opera stessa. La magia del barocco sta proprio
in questo, nel fatto che tu cammini e quasi entri dentro la fontana, è questa la
meraviglia, l’assenza del confine tra realtà e opera d’arte, il rapporto tra
natura e artificio. Di questo passo allora potranno chiudere la scalinata di
piazza di Spagna o Piazza Navona e chissà se poi rimarranno sempre gratuite per
i romani”.
Anzitutto: ci sono aspetto positivi in questa scelta?
Se avessimo un zoom e potessimo vedere solamente la parte vicina alla fontana e
l’invaso, escludendo tutto il resto, vedremmo meno persone di quando la fontana
era completamente aperta al pubblico. Ma – al di là del fatto che la limitazione
non è necessariamente sinonimo di vera tutela – questo “fermo immagine” non
rispecchia la realtà del luogo. Da quando esiste il contingentamento per
l’accesso all’invaso, introdotto già da un anno, la situazione è peggiorata: gli
spazi si sono ulteriormente ristretti ed è diventato estremamente complicato
anche solo attraversare la piazza. E si sono create file lunghissime per
accedere alla fontana, file che non erano mai esistite.
E l’aspetto economico?
Ovviamente, che il Comune abbia più soldi è un fatto positivo. Non è quello però
il modo e il luogo da cui ricavarli. E poi bisogna vedere a cosa serviranno. A
mio avviso vengono date dal Comune informazioni fuorvianti su cosa questi
milioni andranno a finanziare. Innanzitutto, l’apertura gratuita di alcuni musei
per i romani, hanno detto. Invece già prima tutti i musei comunali erano
gratuiti per i residenti di Roma e dell’area metropolitana e per gli studenti
universitari grazie a una tessera, la Mic card, che costa solo 5 euro l’anno. In
sostanza, al di là delle parole, non cambia quasi nulla. E poi vorrei ricordare
un’altra cosa.
Quale?
Quando fu introdotta e poi aumentata la tassa di soggiorno, il Comune assicurò
che i soldi sarebbero stati usati per migliorare i servizi per il turismo. In
realtà, l’impiego delle risorse è rimasto sempre un’incognita e da tante parti
si lamenta la mancanza di informazioni precise. Il Comune dice che si useranno
gli incassi dalla Fontana di Trevi per la tutela e la manutenzione del nostro
patrimonio. Ci auguriamo che per tali entrate il Comune renda poi nota la
destinazione con totale trasparenza.
Cosa pensa invece della tassa introdotta per il Pantheon, 5 euro?
Su quella anche all’interno della nostra categoria c’erano opinioni diverse. In
quel caso il museo è statale, i soldi finiscono al ministero della Cultura,
quindi si suppone li usino per finanziare il restauro e la gestione dei
monumenti; e se pure li usassero per assumere storici dell’arte o custodi per
lavorare nelle soprintendenze andrebbe benissimo, vista la cronica mancanza di
personale. Comunque il Pantheon era già un sito con orari di apertura e
chiusura, con una entrata e uscita: un luogo quindi che non è stato stravolto
dall’obbligo del biglietto. Ben più grave è sdoganare l’idea che una piazza
diventi un sito a bigliettazione.
Sui social network le persone sostengono che all’estero i siti si paghino e di
più che in Italia.
Mi faccia rispondere a questa obiezione perché non ne posso più di sentirla. A
parte il fatto che non è sempre vero – il British Museum per esempio è gratuito
– ma comunque all’estero si paga per entrare dentro chiese, case storiche,
luoghi ben delimitati già di per sé. Non mi viene in mente una situazione
analoga a Trevi che sia a pagamento. Se le amministrazioni vogliono trarre
maggiori introiti dal patrimonio culturale, ci sono vari strumenti di cui si può
discutere, ma studiando una programmazione e una strategia su vari fronti, cosa
per la quale abbiamo offerto ampia disponibilità da tempo e mai raccolta. C’è
poi un altro aspetto preoccupante e aberrante. Il fenomeno del “secondary
ticketing”.
Di che si tratta?
Del proliferare immediato di tutti quei soggetti, tour operator, agenzie etc,
che guadagnano su questi fenomeni. Infatti già da qualche giorno sul web si
vendono i biglietti per Trevi a 10 euro. Un prezzo che magari include il
servizio di accoglienza di una persona che ti aspetta lì, ma comunque il
biglietto è sempre lo stesso, quello da 2 euro. Si creeranno poi fenomeni di
“skip the line” ovviamente non regolari e contro le norme, che già abbiamo in
piazza del Pantheon e al Colosseo. E ancora un altro problema: il biglietto è
‘open’.
In che senso è un problema?
Se avessero davvero voluto contrastare gli assembramenti non avrebbero dovuto
mettere un biglietto aperto, che vuol dire che si può andare in qualunque giorno
e qualunque orario. Per limitare i numeri serve la bigliettazione a numero
chiuso, altrimenti non sai quante persone arriveranno. E siccome lo staff dovrà
limitare comunque i numeri, in alta stagione si creeranno file terribili anche
per i possessori di biglietto. Su altri elementi sospendo il giudizio e aspetto
di vedere come andrà.
Quali?
Nell’ultimo anno, durante la sperimentazione, le transenne venivano tolte la
sera e così la Fontana era completamente libera. Nelle comunicazioni è stato
detto che la sera l’accesso sarà libero. Speriamo che la sera vengano lasciati
aperti i varchi e che ci si possa riavvicinare naturalmente alla Fontana come
era una volta. Anche sulla “estetica” e sull’impatto della recinzione non posso
esprimermi perché quella che vediamo ora non è quella definitiva, che sarà
fissa. Però si tratta in ogni caso di una delimitazione fisica all’interno di un
bene Unesco.
Insomma, a suo parere questa misura limita o no il cosiddetto overtourism?
No. Anzitutto, se si limita l’invaso nella parte bassa, vuol dire che si avrà un
caos maggiore nella parte di sopra, potrebbe essere un inferno peggio di adesso.
Ma soprattutto se si vuole fronteggiare quello che viene definito eccesso di
turismo – che secondo me non esiste: esistono solo le città ben governate e
quelle mal governate – allora serve una politica più complessa. Siamo nel 2026 e
ancora ci sono i tavolini in mezzo alle strade autorizzati dall’emergenza Covid,
inoltre non si fanno politiche di limitazione degli affitti brevi e tanto altro.
Perché? Forse per non fare fastidio a tante categorie di romani che votano?
Molto più facile, allora, fare cassa sulle spalle dei turisti. Il prezzo da
pagare però mi sembra troppo alto: stanno “vendendo” una parte di città per
legittimarne la trasformazione in uno sfondo per foto ad uso e consumo dei
turisti.
L'articolo Ticket per la Fontana di Trevi, la presidente delle guide turistiche:
“Stanno vendendo ai turisti un bene patrimonio Unesco” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Turismo
La terza edizione del forum internazionale del turismo di Milano si apre poco
dopo le 14. Un video emozionale e poi l’inno d’Italia cantato in prima fila
dalla padrona di casa, la ministra Daniela Santanché e dal presidente del Senato
Ignazio La Russa. Ma basta andare oltre le prime file e si vede che la sala
fatica a riempirsi. Le sedie delle ultime fila del palazzo del Ghiaccio
rimangono vuote. Riempite solo dai gadget dell’evento, una borsa con una
rivisitazione moderna della Venere di Botticelli con giubbotto in jeans e fascia
tricolore. “Siamo orgogliosi del Made in Italy” dice la ministra dal palco.
Eppure quelle stesse borse marchiate con i loghi Italia.it, Ministero del
Turismo ed Enit, sono Made in India. Altro che italianità.
L'articolo Santanché al Forum del turismo: “Orgogliosi del Made in Italy”. Ma i
gadget dell’evento sono fabbricati in India proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Grazie”. La ministra del turismo Daniela Santanché non fa in tempo a iniziare
il discorso d’apertura del terzo forum internazionale del turismo a Milano che
dalla platea si alza un contestatore. “Ladra, dimettiti” grida prima di essere
allontanato dalla sala dalla polizia. “D’altra parte questa è la democrazia”
commenta la ministra dal palco.
L'articolo “Ladra, dimettiti”. La ministra Santanché contestata all’apertura del
forum sul turismo proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dopo tredici anni di attesa, rinvii, ricorsi e riforme annunciate, lo Stato
italiano ha finalmente rimesso mano al dossier delle guide turistiche. Il suo
tassello più visibile – e decisivo – è il primo bando nazionale di abilitazione”
si legge sul Corriere della Sera, in un pezzo che riprende l’articolo de Il
Fatto Quotidiano in cui si anticipa che, nella prova preselettiva tenutasi lo
scorso novembre in 8 sedi sparse per il paese, su 12mila candidati arrivati da
ogni regione solo 230 sono risultati idonei.
I promossi, in sostanza, sono stati lo 0,7 percento del totale degli iscritti
(quasi 30mila) e appena l’1,8 percento di chi si è presentato in aula per
svolgere il test – 80 quesiti a risposta multipla a cui rispondere in 90 minuti,
con una soglia di idoneità fissata a 25 punti.
Le proteste di alcuni di coloro che non hanno passato la prova preselettiva non
hanno tardato ad arrivare sui social. Il senso del malcontento è così
riassumibile: ma come, tu Stato finalmente introduci una prova che ha anche
l’obiettivo di rimediare a un vuoto normativo decennale e poi la rendi così
difficile da decimare il numero di idonei, continuando ad alimentare quello che
è l’attuale sistema gravato da abusivismo e da abilitazioni prese all’estero ed
esercitate in Italia?
Interpellato dal Corriere, il Mitur ha rivendicato di aver messo in piedi un
esame “serio e rigoroso”. In realtà, la struttura della prova – i quiz vertevano
su molte materie diverse tra cui archeologia, storia dell’arte e legislazione
dei beni culturali – ha creato un sottile collo di bottiglia lungo il quale sono
riuscite a transitare pochissime persone rispetto a quelle che si sono prima
iscritte e poi presentate alla selezione.
La domanda sorge legittima: in un mercato come quello attuale, dove la
specializzazione conta spesso più della cultura generale, aveva senso realizzare
un impianto selettivo di questo tipo? Da osservatore esterno alla vicenda non
sono in grado di rispondere a questa domanda. Né voglio, però, andare contro a
priori a quello che è stato l’esito del concorso.
La selezione per – usando le parole del Mitur – “garantire professionisti
qualificati, tutelare i turisti e far emergere il sommerso” è stata stringente?
Sì, magari un po’ troppo. Però non possiamo sempre lamentarci: lo facciamo
quando alcuni sindacati permettono a gente senza arte né parte di fare carriera
nelle pubbliche amministrazioni, continuiamo a farlo quando vengono allestiti
bandi pubblici superati solo da un numero esiguo di persone.
Io non voglio giustificare più di tanto l’esito di questo concorso ma al
contempo mi chiedo: le potenziali nuove guide turistiche dispongono di un
bagaglio culturale personale che permette loro di rispondere a richieste
generiche dei turisti stranieri in un inglese fluente? Possono dire, in
alternativa, di essere davvero iper-specializzate?
In 15 anni di lavoro come giornalista di viaggi mi è capitato di rado di
incontrare una guida poco competente. Al momento in Italia ci sono “solo” 14mila
guide turistiche registrate: pochissime, certo, a confronto dei circa 130
milioni di arrivi turistici registrati nel 2024. Questo però non significa che
dobbiamo permettere a chiunque di esercitare una professione che richiede
studio, preparazione continua, conoscenza approfondita del territorio, capacità
di mediazione culturale e una grande responsabilità verso il patrimonio storico
e artistico del Paese.
Un commento finale sulla notizia che il ministero abbia di recente rivolto alle
guide iscritte all’elenco nazionale la richiesta di diventare anche content
creator, pubblicando sui social contenuti da cedere gratis ai canali ufficiali
dello Stato – Italia.it su tutti – in cambio di visibilità istituzionale. Non ho
voluto fare dietrologia sull’esito del concorso e non voglio farla in questo
caso. Dico solo che forse è meglio tenere separate le due cose.
Anche a noi giornalisti di viaggio (e non solo) capita di ricevere ogni tanto
dalle redazioni con cui collaboriamo richieste di creare contenuti per i social
ausiliari agli articoli che scriveremo. Riceviamo un pagamento per questo? No.
Quello arriva per il lavoro principale, i reportage da realizzarsi al ritorno
dal viaggio, che devono incentivare il lettore ad apprezzare quella certa
destinazione, proprio come dovrebbe fare una guida seria e preparata.
L'articolo Al concorso per guide turistiche solo 230 idonei: perché non me la
sento di demonizzare la selezione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Fino a tre o quattro anni fa la Val di Funes era un luogo per pochi. Le immagini
della chiesetta incorniciata dalle Odle comparivano sulle riviste di montagna,
sulle cartoline o nei racconti degli appassionati che conoscevano la valle e
sapevano che proprio da lì partiva un sentiero capace di risalire i boschi fino
a una delle malghe più panoramiche delle Dolomiti. Arrivarci significava
attraversare tutta la valle, conoscere i tempi, i luoghi, le stagioni. Oggi,
invece, quelle stesse immagini sono diventate uno degli scatti più ambiti di
Instagram. E la Val di Funes è l’ultimo degli “hotspot” del turismo altoatesino
di tendenza sui social.
Le chiesette di Santa Maddalena e San Giovanni di Ranui, con le cime
frastagliate del gruppo delle Odle alle spalle, sono diventate i nuovi simboli
visivi delle Dolomiti. Scenari da fotografare in fretta, spesso senza fermarsi
davvero. Un fenomeno che negli ultimi anni ha cambiato radicalmente l’equilibrio
della valle, fino a spingere prima i proprietari dei terreni e ora il Comune a
intervenire.
Già nel 2022, come ricorda il Corriere della Sera, il proprietario del prato su
cui sorge la chiesetta di San Giovanni di Ranui, Gerhard Runggatscher, aveva
deciso di installare un tornello a pagamento per fermare l’assalto dei
visitatori che invadevano il suo terreno per una foto. La scorsa estate una
scelta simile è stata adottata anche dai proprietari dei prati sul Seceda, a
poche centinaia di metri in linea d’aria.
Ora tocca al Comune di Funes. Il sindaco Peter Pernthaler spiega al Corriere le
ragioni di una decisione che segna un cambio di passo nella gestione dei flussi
turistici. “Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la
valle, parcheggiano ovunque e si fermano giusto il tempo di fare un paio di
foto. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti“, afferma il primo cittadino.
Dopo una serie di riunioni con l’associazione turistica, l’amministrazione ha
deciso di sbarrare le strade che conducono alla frazione di Santa Maddalena nei
momenti di maggiore afflusso. Il modello non sarà quello di Braies, precisa
Pernthaler. “Non ci sarà la prenotazione: quando il parcheggio in centro sarà
pieno, allora autobus e macchine dovranno tornare indietro e parcheggiare più in
basso”. Potranno proseguire solo i residenti e chi soggiorna nelle strutture
alberghiere della zona.
L’obiettivo dichiarato è fermare il turismo mordi e fuggi che, secondo il
Comune, sta mettendo sotto pressione il territorio senza portare benefici reali
alla comunità: “I residenti non ne possono più e quindi abbiamo deciso di
intervenire. A maggior ragione ci faremo trovare pronti: quest’anno non ci sarà
l’invasione”, dice il sindaco, annunciando anche un rafforzamento dei controlli
in collaborazione con il Comune di Chiusa e un possibile potenziamento del
trasporto pubblico. Tra le misure previste c’è anche l’aumento delle tariffe dei
parcheggi del paese, finora fissate a 4 euro per l’intera giornata. Un costo
giudicato troppo basso per scoraggiare l’assalto dei visitatori che arrivano,
scattano una foto e ripartono.
L'articolo “Siamo stufi, abbiamo comitive di cinesi e giapponesi che invadono la
valle. Non lasciano nulla se non i loro rifiuti”: arrivano le sbarre anti-selfie
in Val di Funes proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il Castello Sforzesco, la magia della Sicilia, ma anche le Dolomiti, la culla
dell’arte Firenze, i sassi di Matera e molto altro nel libro “Negli occhi la
bellezza – 16 esperienze tra arte e natura da vivere prima dei 16 anni” (ed.
Mondadori), scritto dall’Assessore alla Cultura della città di Milano, Tommaso
Sacchi con le illustrazioni di Elisa Macellari.
Nel volume non è descritta solo l’esperienza privata dell’Assessore, che ha
raccontato molto dei suoi viaggi con la famiglia, ma a seguire, tappa per tappa,
ci sono tutte le informazioni e le curiosità dei luoghi che hanno segnato non
solo Sacchi, ma che sicuramente saranno tappe fondamentali della crescita
culturale e personale degli Under 16.
“Ero ragazzino i miei genitori facevano un lavoro meraviglioso, – ha scritto
Sacchi – occupandosi di guide turistiche. Papà scattava le foto e mamma si
occupava dei testi (…) ma il potere della cultura è proprio questo: accende
domande, mostra quanto il mondo si spinga oltre ciò che possiamo comprendere,
ispira”.
Sono molti i viaggi fatti “in giro per l’Italia, insieme alla mia famiglia. Ho
avuto la fortuna di avere un papà fotografo e una mamma geografa, entrambi
curiosi. Ricordo ancora in maniera limpida le vacanze alle isole Eolie, la gita
sotto i portici di Bologna, un giugno a Paestum, tra i templi della Magna
Grecia”.
Tra le tante tappe del “romanzo di formazione” c’è la Sicilia: “La prima volta
ci sono arrivato accompagnando mio padre, che doveva scattare un reportage
fotografico dell’isola. Avevo quattordici anni ed era il primo viaggio che
facevamo noi due soli”.
Spicca nel racconto anche la presenza di Don Gallo ed è il caso della tappa in
Liguria. “Per coinvolgerlo non si poteva mandare un’e-mail o fare una
telefonata, era necessario presentarsi alla chiesa di San Benedetto al Porto a
Genova – ha ricordato Sacchi -. Poi mi ha detto che non poteva scusarsi per il
ritardo: ‘a volte dedicare tempo e ascolto può salvare una vita’ mi ha detto,
benché mai mi sarei sognato di lamentarmi per l’attesa. Il resto della notte
l’ho trascorsa con lui, ascoltandolo parlare e seguendolo nei vicoli di Genova,
dove si dedicava a chiunque avesse bisogno. È stata un’esperienza immensamente
emozionante, in cui ho visto l’altra faccia della città, quella di chi al porto
fa i lavori più umili. Ho ascoltato Don Gallo inveire contro le mediocrità
della politica e non solo. Di mediocrità, quel giorno a Genova, non ne ho vista
neppure un po’, e la città mi è completamente entrata nel cuore”.
Le tappe descritte del viaggio sono sedici: Milano, Val Camonica, Dolomiti,
Venezia, Ivrea, Genova, Sardegna, Bologna, Firenze, Roma, Faggete, Castel del
Monte, Matera, Sicilia, Paestum e Napoli.
L'articolo Sedici esperienze tra arte e natura da vivere prima dei sedici anni:
la guida pratica per scoprire l’Italia da Nord a Sud dell’assessore Tommaso
Sacchi proviene da Il Fatto Quotidiano.
E alla fine, dopo le indagini antitrust, è scattata la multa per Ryanair.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha condannato la compagnia
aerea a pagare oltre 255 milioni di euro per abuso di posizione dominante
dall’aprile del 2023 ad almeno l’aprile del 2025. Una constatazione che deriva
anche dalle quote di mercato di Ryanair, la quale trasporta circa il 40% dei
passeggeri nelle rotte da e per l’Italia. Una dominanza che, nella visione
dell’autorità, ha consentito – secondo l’authority – alla compagnia di agire in
modo indipendente da concorrenti e consumatori.
L’accusa principale era che Ryanair attuasse una strategia per ostacolare alle
agenzie di viaggio l’acquisto di voli sul sito ryanair.com: tutti ostacoli che
favoriscono l’acquisto di biglietti direttamente dai passeggeri, a discapito
dell’intermediazione offerta dalle agenzie.
Prima di tutto, secondo l’Antitrust, Ryanair ha imposto delle procedure di
riconoscimento facciale ai consumatori che compravano i biglietti tramite
agenzie fisiche. Successivamente, ha bloccato le prenotazione delle agenzie
digitali – come Booking ed Expedia – con il blocco dei metodi di pagamento e la
cancellazione degli account riconducibili a esse.
Infine, Ryanair ha imposto delle partnership alle agenzie di viaggio digitali e
l’utilizzo della piattaforma Travel Agent Direct alle agenzie fisiche: ostacoli
che hanno impedito alle agenzie di offrire i voli in combinazione con altri
servizi legati al turismo. Come armi, Ryanair ha utilizzato il blocco
intermittente delle prenotazioni e una campagna di comunicazione aggressiva nei
confronti delle agenzie.
Secondo l’Antitrust, tutte queste condotte hanno comportato una diminuzione
della vendita di biglietti per le agenzie tradizionali e del traffico internet
per quelle digitali. Una situazione che penalizza l’offerta nel mercato del
turismo e riduce la concorrenza tra le agenzie, peggiorando la quantità e la
qualità dei servizi offerti ai consumatori.
L'articolo Ryanair, multa dell’Antitrust da 255 milioni: “Abuso di posizione
dominante” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un prezzo medio di oltre 100 euro a notte, ma il personale non riceve lo
stipendio. Ecco perché le lavoratrici e i lavoratori del Rome Marriot Park Hotel
hanno indetto uno sciopero: la mobilitazione è cominciata nel primo mattino di
venerdì 19 dicembre per chiedere il pagamento immediato degli stipendi, il
rispetto dei contratti lavorativi e l’apertura di un confronto sindacale. Da
diversi mesi, lo staff dell’hotel riceve gli stipendi in ritardo e sono anche
mancati i pagamenti delle mensilità aggiuntive: come il ritardo nel pagamento
della quattordicesima, avvenuto solo a settembre inoltrato.
Hotel Revolution, la società che gestisce la struttura, nella serata di giovedì
18 dicembre ha mandato un comunicato al personale del Marriot per avvisarli che
il pagamento della tredicesima fosse slittato da dicembre a gennaio: una
decisione che viola la legge e il contratto di lavoro. In che modo l’azienda ha
giustificato il ritardo? Con le “esigenze di cash flow“, una formulazione vaga
che scarica le difficoltà gestionali sul personale.
Non si tratta di un caso isolato, secondo i sindacati: “È l’ennesima
dimostrazione di una condizione strutturale che colpisce i lavoratori del
turismo a Roma: grandi catene alberghiere e marchi internazionali continuano a
produrre profitti, mentre chi garantisce ogni giorno il funzionamento delle
strutture non riceve nemmeno lo stipendio nei tempi dovuti”. Mentre il personale
sciopera, l’account Facebook dell’hotel pubblica la foto di una ricca colazione
con cornetto, muffin, muesli e spremuta d’arancia. “Luce del mattino, profumo di
dolcezza e un momento che sa di calma. Al Rome Marriott Park Hotel, la giornata
inizia con gusto e armonia”.
L'articolo Sciopero del personale al Marriot Park Hotel di Roma: stipendi e
tredicesima in ritardo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Daniela Santanchè, ministra del turismo del governo Meloni, ha presentato la
“versione umana” della Venere di Botticelli, protagonista della campagna ‘Open
to meraviglia’. Doveva farlo attraverso una breve intervista introduttiva, che
causa un ritardo dell’intervistatrice, è diventato un monologo, dove la Ministra
ha fatto un resoconto dell’anno turistico in Italia. “Noi siamo l’Italia degli
8000 campanili”. E ancora: “Il turismo non è né di destra né di sinistra”.
Obiettivo “turismo in Italia 12 mesi l’anno perché” spiega Santanchè “noi
italiani abbiamo una fortuna: non ci manca niente”. Non manca un’altra frase
fatta come “c’è tantissima voglia di Italia nel mondo”. E aggiunge: “Noi
dobbiamo aver una capacità di essere sempre più attrattivi con offerte
turistiche che devono essere sempre più sexy”. Poi arriva Francesca Faccini, la
‘Venere’ in carne ed ossa. Lo scopo della giovane attrice è quella di dare
visibilità ai luoghi turistici meno noti del Paese. Ma come è stata scelta la
ragazza? “Io non ho partecipato, hanno fatto un casting al ministero e io devo
ringraziare IG Italia e penso che la Venere l’abbiano scelta loro” spiega
Santanchè. “No, non l’abbiamo scelta noi, l’ha scelta il ministero” afferma
Pierluigi Pataleoni di IG Italia. “Noi abbiamo scelto le prime venti dopo una
selezione di circa trecento ragazze”. Ma poi aggiunge: “Siamo arrivati a un
casting finale di 50 persone, per arrivare fino a 10, ne sono rimaste 5 e poi
Francesca è quella che è stata scelta”.
L'articolo Santanchè presenta la ‘Venere’ in carne e ossa: “Servono offerte
turistiche sempre più sexy. Chi l’ha scelta? Casting al ministero” proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Il bonus affitto riservato ai lavoratori del settore del turismo potrà essere
richiesto fino al prossimo 19 dicembre 2025. Il contributo potrà essere
richiesto direttamente dalle aziende, che dovranno utilizzare i fondi ottenuti
per mettere a disposizione dei propri dipendenti delle soluzioni abitative
agevolate.
Le regole per accedere all’agevolazione sono state definite attraverso un
apposito decreto del ministero del Turismo datato 13 novembre. Il contributo ha
un duplice obiettivo: dare supporto alle imprese che devono sostenere le spese
per affittare gli alloggi da destinare ai dipendenti e garantire a questi ultimi
delle condizioni abitative stabili ed accessibili.
COME FUNZIONA IL BONUS AFFITTI
Il bonus affitti per il settore del turismo è un contributo diretto alle
aziende. Attraverso i fondi ricevuti dovranno coprire parte dei costi dei canoni
di locazione degli alloggi destinati ai lavoratori.
L’impresa, per ottenere il sostegno economico, si deve impegnare a garantire un
alloggio a canone ridotto – rispetto a quello di mercato deve essere più basso
del 30% – per un periodo che va da un minimo di cinque anni ad un massimo di 10.
È previsto un tetto massimo di spesa pari a 3.000 euro per posto letto.
I contributi possono essere utilizzati per una singola unità immobiliare o per
più unità, purché siano ubicate nella stessa provincia nella quale insiste la
struttura turistico-ricettiva a cui gli alloggi sono collegati. La distanza tra
il luogo di lavoro e l’alloggio, ad ogni modo, non deve superare i 40
chilometri.
Perché l’azienda possa accedere al bonus affitto, gli immobili devono essere
nella disponibilità del beneficiario, che ne deve essere il proprietario o deve
aver sottoscritto un contratto di locazione (che deve essere regolarmente
registrato).
L’immobile deve essere destinato ai lavoratori del comparto turistico-ricettivo,
compresi quanti sono impegnati negli esercizi di somministrazione di alimenti e
bevande. Per poter fare richiesta del contributo le imprese devono avere il
codice Ateco nelle seguenti macro categorie: I, attività dei servizi di alloggio
e ristorazione; T, altre attività di servizi; S, attività artistiche, sportive e
di divertimento.
I CRITERI PER EROGARE IL CONTRIBUTO
Il bonus affitto viene concesso sulla base di una serie di criteri di
valutazione che danno valore alla disponibilità effettiva delle unità
immobiliari e alla reale capacità di mettere a disposizione dei lavoratori un
alloggio.
Le spese sostenute, per essere ammissibili, devono essere pertinenti,
tracciabili e documentate attraverso dei contratti o delle fatture quietanzate.
E, soprattutto, devono essere coerenti con il piano dei costi che è stato
presentato.
Il contributo viene erogato in una o più quote, fino ad esaurimento delle
risorse stanziate, che sono pari a 22 milioni all’anno per il 2025, per il 2026
e per il 2027.
COME PRESENTARE LA DOMANDA
La domanda deve essere presentata telematicamente, accedendo al portale di
Invitalia (il gestore del contributo): il richiedente deve accedere all’area
dedicata utilizzando lo Spid, la Cie o la Cns.
Per trasmettere l’istanza c’è tempo fino alle 17 del 19 dicembre 2025. Fino a
questa data lo sportello telematico è attivo dalle 10 alle 17 dal lunedì al
venerdì.
Eventuali domande per le quali non c’è copertura finanziaria nelle risorse
disponibili saranno sospese, in attesa che si liberino dei fondi dalle
istruttorie in corso (perché sono state respinte o non utilizzate) o da un
eventuale rifinanziamento della misura.
L'articolo Bonus affitto per i lavoratori del turismo: chi può riceverlo e fino
a quando si può fare domanda proviene da Il Fatto Quotidiano.