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Arriva PokePark Kanto, il primo parco divertimenti a tema Pokemon: biglietti già sold out per i prossimi mesi, ecco dov’è, quali sono le attrazioni e quanto costa
A Tokyo, in Giappone, manca sempre meno all’apertura del primo parco a tema Pokémon permanente, il PokePark Kanto. L’inaugurazione è prevista per domani, 5 febbraio, e sono attesi in città centinaia di migliaia di appassionati provenienti da ogni parte del mondo. Gli organizzatori hanno creato un evento che prevede una full immersion nel mondo Pokémon. Il parco si compone di una foresta da esplorare, statue e installazioni in scala reale, habitat ricostruiti, piccoli dettagli nascosti nell’erba. Il PokePark Kanto occupa 26 mila metri quadrati e si divide principalmente in due aree: Pokémon Forest, dove i turisti possono passeggiare al fianco di oltre 600 personaggi, e Sedge Town, una piazza con un luna park a tema Pokémon. Inoltre, è stata allestita un’area ristoro con cibo a forma di vari Pokémon e un’arena dove si potrà assistere a battaglie dal vivo tra performers. Chi, leggendo questo articolo, volesse acquistare un biglietto per lo smisurato parco a tema resterà deluso: i tagliandi sono esauriti. I ticket sono stati venduti tramite una lotteria. Il prezzo dei biglietti standard parte da circa 7900 yen (circa 43 euro), mentre il pass prioritario arriva a costare fino a 76 euro. > Take a look at PokéPark KANTO, the first permanent outdoor Pokémon facility > located inside Yomiuriland in Tokyo, featuring an Eevee-themed carousel, a > Pokémon Center, and much more! pic.twitter.com/uc58MuEKU7 > > — IGN (@IGN) January 27, 2026 L'articolo Arriva PokePark Kanto, il primo parco divertimenti a tema Pokemon: biglietti già sold out per i prossimi mesi, ecco dov’è, quali sono le attrazioni e quanto costa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lo zaino si blocca nella seggiovia di un impianto sciistico: una 22enne muore per arresto cardiaco. L’azienda sotto accusa: “Collaboriamo con la polizia”
Una giornata di vacanza e spensieratezza si è trasformata in tragedia su una pista da sci in Giappone. Domenica 1 febbraio, Brooke Day, una ragazza australiana di 22 anni, è morta perché il suo zaino è rimasto impigliato nella seggiovia dell’impianto sciistico. La giovane stava andando a fare snowboard allo Tsugaike Mountain Resort di Otari, quando la fibbia dello zaino è rimasta incastrata nel carrello della seggiovia in risalita. Secondo le ricostruzioni della polizia, la vittima è rimasta bloccata a mezz’aria ed è stata trascinata mentre la seggiovia proseguiva il suo percorso. Un membro dello staff, non appena ha notato la ragazza, ha subito premuto il pulsante d’emergenza arrestando la corsa della seggiovia. Per Brooke, però, era ormai troppo tardi. Quando l’ambulanza è arrivata sul posto la giovane era ancora viva. Secondo la stampa locale, la ragazza sarebbe morta in ospedale a causa di un arresto cardiaco. L’azienda che gestisce l’impianto sciistico ha pubblicato un comunicato in cui afferma di collaborare con le indagini della polizia e di migliorare la sicurezza delle sue strutture. Brooke lavorava in Giappone da circa un anno, come receptionist in una clinica di Hakuba, non lontana da dove la 22enne ha perso la vita. L'articolo Lo zaino si blocca nella seggiovia di un impianto sciistico: una 22enne muore per arresto cardiaco. L’azienda sotto accusa: “Collaboriamo con la polizia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giappone, la premier Takaichi cerca il voto bulgaro, ma alle elezioni anticipate dell’8 febbraio ci sarà un nuovo partito di opposizione
Le elezioni anticipate per la Camera Bassa della Dieta nipponica (la Camera dei Rappresentanti, è quella con più potere rispetto alla Camera Alta, ovvero la Camera dei Consiglieri), indette più o meno a sorpresa dalla prima ministra giapponese Takaichi Sanae, sono previste l’8 febbraio. Questa la notizia d’inizio settimana più rilevante, seguita dalla formazione di un nuovo partito di opposizione, composto da Komeito (Soka Gakkai ed ex alleato LDP) e il DCP (Partito Costituzionale Democratico) unitosi nella sigla CRA, ovvero Alleanza Riformista Centrista. Questa nuova formazione è stata ufficialmente battezzata ieri, e si propone – con i 227 candidati che si presenteranno alle elezioni generali dell’8 febbraio – di diventare il partito più numeroso della Camera Bassa. Quando lunedì Takaichi ha annunciato di voler dissolvere la Camera dei Rappresentanti e deciso la data delle elezioni anticipate, ha anche riconosciuto quanto questa mossa sia per lei rischiosa. Ma approfittando dell’altissimo consenso di cittadini e cittadine (il quotidiano di destra Sankei Shimbun e la TV Fuji hanno rivelato i dati di un sondaggio secondo cui gode del sostegno del 92,4% dei giovani tra i 18 e i 29 anni e dell’83,1% dei trentenni), ha ritenuto che “il gioco vale la candela” e un eventuale un successo elettorale consentirebbe alla sua coalizione di poter agire liberamente, attuando i propri obiettivi. Ovvero ciò che risulta dal manifesto messo a punto dal partito LiberalDemocratico, denominato “Rendere forte e prospero l’arcipelago giapponese”. Si basa su cinque pilastri: economia, rivitalizzazione regionale, diplomazia e sicurezza nazionale, sicurezza sociale e revisione costituzionale. Incorpora inoltre le politiche definite nell’accordo di coalizione concluso con il Nippon Ishin (Partito dell’Innovazione Giapponese) nel mese di ottobre, che ha la sua base di sostenitori a Osaka e nel Kansai. Un inizio di 2026 bello dinamico, sebbene nuovamente instabile per la scena politica nipponica, che grazie alla sua prima premier donna (anche se storicamente il Giappone ha avuto ben otto imperatrici) esercita fin troppa irruenza e spontaneità nel portare avanti la propria linea dentro e fuori l’arcipelago. Linea che piace agli elettori ed elettrici conservatrici che sono d’accordo con l’atteggiamento assertivo verso la Cina, la quale insiste con divieti alle esportazioni e importazioni dal Giappone, restrizioni sul turismo e presenza minacciosa militare sui cieli e mare di confine. Il successo popolare di Takaichi si è constatato sia con le immagini insieme al presidente sud coreano Lee Jae Myung, che a Nara (la città di origine della presidente del Consiglio) lo scorso 13 gennaio si dilettano nel suonare alla batteria due pezzi di successo KPop, sia con quelle che la ritraggono insieme alla presidente italiana Giorgia Meloni. Nei tre giorni in Giappone di Meloni – dal 15 al 18 gennaio – il più ampiamente seguito è stato il “SanaMelo Summit”, tra le due prime ministre molto vicine ideologicamente al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’incontro del 16 ha rappresentato l’occasione per Takaichi Sanae di festeggiare il 49mo compleanno di Giorgia Meloni, con tanto di torta e accompagnamento canoro, tra sorrisi, abbracci e uno scambio culturale attraverso il pop giapponese, anime compreso, che è parso svolgere il ruolo simbolico più significativo dell’intero incontro diplomatico. Certo, nei trenta minuti di summit, le due leader hanno formalmente parlato di difesa nazionale e sicurezza, deciso di intensificare la collaborazione per costruire catene di approvvigionamento resilienti, così come hanno concordato di istituire un organismo per discutere della cooperazione nel settore spaziale. La prima ministra Takaichi ha ricordato che quest’anno ricorre il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, e detto di cogliere l’occasione della visita di Meloni per rafforzare ulteriormente le relazioni bilaterali, al punto da elevarle a un “partenariato strategico speciale”. Chiamandosi l’un l’altra per nome, hanno confermato che le forze di autodifesa giapponesi e l’esercito italiano condurranno addestramenti congiunti, e ricordato il progetto con la Gran Bretagna per lo sviluppo congiunto di jet da combattimento di nuova generazione. Nella conferenza stampa finale, Takaichi ha affermato: “Il contesto strategico della regione indo-pacifico sta diventando sempre più difficile, e una stretta collaborazione tra Paesi che condividono gli stessi principi è diventata più importante che mai per la pace e la prosperità”. L'articolo Giappone, la premier Takaichi cerca il voto bulgaro, ma alle elezioni anticipate dell’8 febbraio ci sarà un nuovo partito di opposizione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Japanese cheesecake”, la ricetta giapponese con solo due ingredienti diventa virale su Tiktok. Ecco come si prepara il dolce del momento
Su Tiktok spopola una nuova moda culinaria: la “Japanese cheesecake”. La ricetta virale promette risultati simili a una classica cheesecake, utilizzando solo due ingredienti, yogurt greco e un pacchetto di biscotti. Il nuovo trend ha avuto origine in Giappone, spopolando successivamente negli Stati Uniti. La ricetta ha già attirato milioni di visualizzazioni e altrettante polemiche. La “Japanese cheesecake” prevede solo due ingredienti, mentre i content creators degli Usa aggiungono zucchero, salse e condimenti. Dunque, come si prepara la vera cheesecake giapponese? Basta un qualsiasi yogurt greco, purché il contenitore sia abbastanza grande da contenere i biscotti senza zucchero. La versione statunitense prevede l’uso dei biscotti Lotus Biscoffs. Dopo averli inseriti nello yogurt bisogna lasciar riposare il composto in frigorifero per circa sei ore. Il risultato è un dessert o una colazione sfiziosa e povera di zuccheri, una cheesecake priva di formaggio più grasso rispetto allo yogurt. Il tiktoker @explorewithtaka ha consigliato di aggiungere miele o succo di limone per insaporirlo. Oltre 19.600 video pubblicati su Instagram e Tiktok riportano l’hashtag #japanesecheesecake. > @explorewithtaka The Viral Japanese Yogurt Cheesecake! Honestly really good. > Give it a try! #fypシ゚viral #fypシ #cheesecake #greekyogurt ♬ Old Film – Kairo > Vibe L'articolo “Japanese cheesecake”, la ricetta giapponese con solo due ingredienti diventa virale su Tiktok. Ecco come si prepara il dolce del momento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le località più belle al mondo dove sciare: dalle montagne delle Olimpiadi al Giappone
L’effetto Olimpiadi si avvicina: c’è chi punta tutto sulla performance sportiva, chi invece non perde l’occasione per sfoggiare gli outfit di tendenza. E se la lana d’alpaca è un must per le baite e gli chalet d’alta quota, i colori fluo si abbinano con le candide piste che scendono a valle. Scopriamo quelle più belle e adrenaliniche del mondo, ma allo stesso tempo i luoghi dove la natura è magnifica e sovrana, per definizione “ascensionale”, non solo per altitudine ma anche per beatitudine. Come narra il romanticismo ottocentesco, la montagna è un luogo emozionale da vivere senza frenesia, contemplando il paesaggio e lasciandosi attrarre dalla bellezza che ci circonda. Le strutture con spa e i ristoranti gourmet fanno il resto. Scopriamo quali sono le destinazioni delle Olimpiadi Invernali 2026, le mete d’oltralpe francesi più affascinanti, la destinazione top premiata da Expedia, per poi volare in Giappone e in Nuova Zelanda, dove vivere l’inverno australe nel cuore dell’estate. Ecco le località sciistiche da appuntare per godere la neve, rilassarsi e divertirsi con qualche après ski alla moda. L'articolo Le località più belle al mondo dove sciare: dalle montagne delle Olimpiadi al Giappone proviene da Il Fatto Quotidiano.
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È morta a 49 anni Ai, la scimpanzé “geniale”: sapeva l’alfabeto, era capace di riconoscere oltre 100 caratteri cinesi, i numeri e i colori
Ai è morta. La scimpanzé “geniale”, come era stata ribattezzata, era stata al centro degli studi condotti dal Centro per le origini evolutive del comportamento umano dell’Università di Kyoto, in Giappone. La scimmia, 49enne, era capace di riconoscere oltre 100 caratteri cinesi e l’alfabeto inglese, oltre ai numeri arabi da zero a nove e undici colori. L’animale è scomparso lo scorso venerdì 9 gennaio a causa di un’insufficienza multiorgano e disturbi legati alla sua età. Ai – il cui nome non ha a che fare con l’Intelligenza artificiale ma con la parola giapponese che si traduce come “amore” – era stata sottoposta ad alcuni test che avevano fatto emergere la sua genialità. In uno studio, gli scienziati hanno mostrato ad Ai il carattere cinese corrispondente al colore rosa insieme a un quadrato rosa e uno viola. La scimmia ha scelto correttamente il quadrato con il colore associato alla parola proiettata su uno schermo. E ancora, quando le veniva mostrata una mela selezionava un cerchio, un rettangolo e un punto sullo schermo per disegnare lo stesso frutto in maniera virtuale. Gli studi su Ai sono stati pubblicati anche sulla prestigiosa rivista scientifica Nature. LA VITA DI AI Con i suoi 49 anni, Ai era considerata una delle scimmie più longeve al mondo. La scimpanzé era originaria dell’Africa occidentale. Nata nel 1976 e trasferita un anno dopo in Giappone, l’esemplare è stata la protagonista di uno dei primi programmi scientifici giapponesi dedicati allo studio della mente dei primati non umani. Il primo test fu eseguito quando Ai aveva appena 18 mesi. Alla scimpanzé fu affidata una tastiera collegata a un computer, utile per l’apprendimento e la percezione simbolica. Gli studi condotti dal primatologo Tetsuro Matsuzawa avevano rivelato che la scimmia era in grado di riconoscere numeri, colori e caratteri. Nel 1989 evase dalla gabbia in cui si trovava con un altro scimpanzé, utilizzando una chiave per aprire il lucchetto. In occasione del 40esimo anniversario del “Progetto Ai”, nel 2017, a Jane Goodall, uno dei luminari nel campo dello studio dei primati, fu donata una sciarpa ispirata a uno dei dipinti dell’animale “geniale”. L'articolo È morta a 49 anni Ai, la scimpanzé “geniale”: sapeva l’alfabeto, era capace di riconoscere oltre 100 caratteri cinesi, i numeri e i colori proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le relazioni pericolose tra Cina e Giappone: da Pechino arriva una stretta all’export dei prodotti a duplice uso, civile e militare
Con la tradizionale prima visita al santuario shintōista preferito dove pregare i kami (le divinità, gli spiriti, animali, e in genere l’intera natura) perché assicurino fortuna e prosperità, è iniziato il 2026. Cosa porterà al Giappone l’Anno del Cavallo di Fuoco? Il Paese appare come un cavallo che galoppa verso un futuro caratterizzato da cambiamenti nel modo in cui le persone socializzano, lavorano, spendono i loro soldi, e su ciò a cui decidono di dedicare attenzione. Ma forse è più un timido puledro quello che muove passi cauti fuori dalla stalla, sul lato delle relazioni diplomatiche. Nel nuovo anno appena iniziato e secondo alcuni analisti politici, il percorso dell’amministrazione Takaichi Sanae appare sì solida, ma con evidenti sfide all’orizzonte. La capacità dell’attuale governo di durare nel tempo dipenderà dall’abilità della prima ministra di trasformare i positivi indici di gradimento in duraturi risultati legislativi, diplomatici ed economici. Per riuscirci dovrà badare meglio a ciò che fa e dice pubblicamente, nello specifico stare molto attenta all’acciaccata comunicazione con la vicinissima Cina. Proprio lunedì Takaichi ha affermato: “Il nostro Paese è aperto a varie opportunità di dialogo con la Cina e non ha mai chiuso le porte”. Alla colazione di governo però, serve una base più allargata e stabile, e così martedì 6 gennaio – primo giorno di lavoro del partito Liberal Democratico – il segretario generale Shunichi Suzuki ha suggerito che un tripartito che includa anche il DPP (Partito Democratico per il Popolo) al momento all’opposizione, sarebbe preferibile all’attuale coalizione di governo tra LDP e il Nippon Ishin (Partito dell’Innovazione Giapponese). Per ora tuttavia, la richiesta non ha ancora ricevuto una risposta. Le relazioni con la Cina continuano a essere molto tese e alle precedenti richieste di Pechino ai propri cittadini di evitare viaggi in Giappone e la sospensione delle importazioni di prodotti ittici giapponesi, si sono aggiunti in settimana ulteriori divieti. Questa volta le restrizioni, conseguenti ai giudizi “errati” rilasciati a novembre dalla premier sulla questione Taiwan, riguardano le esportazioni in Giappone di prodotti a duplice uso, che possono essere utilizzati sia in ambito militare che civile, tra cui chimici, minerali, elettronica, sensori, sistemi di navigazione, software e tecnologie aerospaziali, divieto potenzialmente più dannoso rispetto alle precedenti misure di ritorsione. Il segretario capo gabinetto Kihara Minoru ha reagito con un: “Assolutamente inaccettabile”, mentre la camera di commercio giapponese a Pechino ha dichiarato che presenterà una petizione al governo cinese se le attività delle aziende giapponesi saranno ostacolate. Chiaramente uno dei punti chiave dell’elenco è quello delle terre rare, di cui la Cina detiene quasi il monopolio sia per quanto riguarda l’estrazione che la raffinazione. Ci si chiede tuttavia se il divieto di esportazione dei prodotti a duplice uso entrerà davvero in vigore, anche perché negli ultimi tempi il Giappone ha ridotto la sua dipendenza dalle terre rare cinesi, dal 90% al 60%, mentre la Cina rischia di essere soggetta a misure di ritorsione da parte del Giappone e di vedersi negato l’accesso a materiali e tecnologie di cui necessita. E il rapporto 2026 con gli Stati Uniti, anche in seguito agli ultimi eventi in Venezuela e alle mire trumpiane sulla Groenlandia? Si vedrà, per il momento Takaichi Sanae ha evitato di rispondere alla domanda se ritiene che il sequestro del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti abbia violato il diritto internazionale, ma intende recarsi a Washington all’inizio della primavera per dare seguito alla visita di Trump in Giappone dello scorso ottobre. L'articolo Le relazioni pericolose tra Cina e Giappone: da Pechino arriva una stretta all’export dei prodotti a duplice uso, civile e militare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Dopo i Labubu, arriva il Mirumi: ecco come funziona (e quanto costa) il robot da borsetta che tiene compagnia e spopola sui social
Cerchi qualcuno che ti tenga sempre compagnia? Compra un Mirumi. La nuova moda arriva dal Giappone, dove la startup Yukai Engineering ha creato un piccolo robot-charm che si aggancia alla borsa o allo zaino. Mirumi non fornisce assistenza né ha funzioni smart. Dunque che cosa fa? Gira la testa, osserva chi passa, reagisce ai suoni, si ritrae con timidezza o si sporge con curiosità. L’ultima moda tecnologica è stata presentata durante la scorsa edizione del Ces (Consumer Electronics Show) a Las Vegas. I colori disponibili sono tre: grigio, rosa e avorio. Il prezzo di un Mirumi è di circa 100 euro e, al momento, sono in numero limitato. La start-up “madre” dei gadget ha prodotto 100 unità che stanno andando a ruba. I primi clienti riceveranno il loro Murimi dal 22 gennaio 2026. Il nuovo gadget ha sostituito i Labubu, gli enormi portachiavi a forma di strani animaletti con un sorriso abbastanza inquietante. L’azienda che ha creato i Labubu, Pop Mart, ha acquistato i diritti per creare i pupazzi nel 2019 da Kasing Lung, artista di Hong Kong. Gli animaletti hanno spopolato grazie alla cantante Lisa, membro del gruppo k-pop Blackpink, che ha condiviso la sua passione per i Labubu su Tiktok. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da mirumi (@mirumi_tokyo) L'articolo Dopo i Labubu, arriva il Mirumi: ecco come funziona (e quanto costa) il robot da borsetta che tiene compagnia e spopola sui social proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Non importa la mia età, scriviamo la storia”: Miura firma con un nuovo club, a febbraio compirà 59 anni
Kazuyoshi Miura non ne vuole sapere di smettere. Il calciatore giapponese, che compirà 59 anni a febbraio ed è il giocatore professionista più anziano del mondo, ha firmato un contratto fino a giugno in prestito con il Fukushima United, squadra giapponese di terza divisione. L’ex attaccante del Giappone, che ha cominciato la sua carriera con il Santos nel 1986 ed è passato anche dalla Serie A con la maglia del Genoa, non è riuscito a segnare nei 69 minuti giocati nelle sette partite della scorsa stagione in prestito all’Atletico Suzuka, club di quarta divisione. “La mia passione per il calcio non è cambiata, non importa quanti anni abbia”, ha dichiarato poco prima di iniziare la 41esima stagione da calciatore professionista. “Sono molto grato di aver avuto questa opportunità. Prometto che darò tutto me stesso per dare il mio contributo. Scriviamo la storia insieme!”. Conosciuto in Giappone come “King Kazu”, questo sarà il quarto prestito di Miura dal 2022 dallo Yokohama FC, squadra della J2 League (seconda serie giapponese). Miura ha firmato per il club nel 2005, ma non ha mai giocato per loro dal 2020. In passato è stato anche una bandiera della nazionale giappponese, con cui ha segnato 55 gol in 89 partite fino al 2000 – anno della sua ultima partita con il Giappone – due anni dopo la sua eccellente esclusione dal Giappone ai Mondiali del 1998, alla prima volta in una fase finale della Coppa del Mondo. Miura, che ha dichiarato di voler giocare fino a 60 anni, ha affermato di essere pronto ad “accettare una nuova sfida” dopo essere retrocesso la scorsa stagione nei campionati regionali giapponesi. Il Fukushima – suo nuovo club – si è classificato al decimo posto in terza divisione nella passata stagione. La sua carriera si è svolta per larga parte in Giappone, ma Miura ha anche un’esperienza in Italia, una in Portogallo e una in Australia. In Italia ha indossato la maglia del Genoa in Serie A nel 1994/95, mentre in Portogallo quella della Oliveirense – seconda serie portoghese – tra il 2022 e il 2024. Meno recente e più breve l’esperienza australiana, con il Sidney Fc, nel 2006. L'articolo “Non importa la mia età, scriviamo la storia”: Miura firma con un nuovo club, a febbraio compirà 59 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Per la fine dell’anno la domanda giusta da farsi è: cos’ho imparato a lasciare andare?
Una sera, diversi anni fa, mi trovavo sul Monte Kōya, in Giappone. Era inverno, in questo periodo dell’anno, e stava nevicando. Camminavo lentamente nel cimitero di Okunoin, tra lanterne di pietra, alberi secolari e monumenti immersi in un silenzio denso, quasi abitato. Non c’era nulla di spaventoso in quel luogo: solo una presenza costante della morte, profondamente integrata nella vita. Ebbi subito la sensazione che quello spazio non chiedesse di essere attraversato in fretta. Ogni passo aveva un peso, un ritmo. Non stavo “passando oltre”: stavo sostando. E in quella sosta ho compreso qualcosa che ritorna ogni volta che un ciclo si chiude. La fine dell’anno è un tempo ambiguo. Da un lato è una convenzione: un numero che cambia sul calendario. Dall’altro è una soglia simbolica potente, che ci costringe a guardare indietro e avanti nello stesso istante. Siamo abituati a concentrarci sui nuovi inizi — progetti, obiettivi, promesse — ma più raramente ci chiediamo se sappiamo davvero finire, magari anche ringraziare. Viviamo in una cultura che invita a voltare pagina senza calma. La fine diventa qualcosa da archiviare in fretta. Eppure ogni inizio autentico ha bisogno di una fine riconosciuta. Non tutto ciò che termina è un fallimento: alcune cose finiscono perché hanno compiuto il loro senso. E non tutto ciò che lasciamo andare lo facciamo per scelta. A volte è la vita a chiudere, senza chiederci il permesso. Riconoscere una fine non significa giustificarla, ma smettere di opporle resistenza quando è già avvenuta. La death education non riguarda solo la morte biologica. Interroga il nostro rapporto con il limite, con la perdita, con l’impermanenza che attraversa tutte le fasi della vita. Parla di ciò che finisce, ma anche di ciò che cambia, si trasforma, ci costringe a rinegoziare il nostro modo di stare al mondo. In questo senso, Okunoin non corrisponde alla nostra idea occidentale di cimitero come spazio di chiusura e separazione. È piuttosto un confine permeabile. La presenza di chi “non è più qui” non si esaurisce nel gesto della sepoltura: continua a risuonare nella relazione con chi attraversa quel luogo, con chi prega, con chi si ferma in silenzio. Qui la fine non è una rottura netta, ma una trasformazione. Ciò che è stato non scompare: cambia forma. Ed è proprio questa tensione tra presenza e assenza che la fine dell’anno ci chiede di contemplare: non solo ciò che si è concluso, ma il modo in cui ciò che finisce continua, spesso in modo invisibile, a nutrire ciò che viene dopo. Forse, allora, la domanda giusta non è “com’è stato questo anno?”, ma “che cosa ho imparato a lasciare andare?”. Non per voltare pagina in fretta, ma per capire che tipo di spazio stiamo creando per ciò che verrà. L'articolo Per la fine dell’anno la domanda giusta da farsi è: cos’ho imparato a lasciare andare? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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