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La riverenza giapponese: la premier Takaichi e le domande mai poste al presidente Usa Trump
“La pace e la stabilità globali sono minacciate, sia per quanto riguarda la protezione della navigazione nello Stretto di Hormuz, sia per la sicurezza energetica”. Queste le parole della prima ministra Takaichi Sanae mercoledì sera, appena prima di salire sull’aereo che da Tōkyō l’ha condotta a Washington, dove ieri ha incontrato il presidente Donald Trump. “La cosa più importante è riportare immediatamente la situazione alla calma”, ha aggiunto, intendendo di voler discutere la questione dal punto di vista del Giappone. La visita di tre giorni era stata programmata da tempo, prima che gli Stati Uniti e Israele aggredissero l’Iran, dunque Takaichi si trova ad affrontare un contesto più complicato, nonostante la personale e ottima relazione con il presidente degli Stati Uniti. “Se l’attuale situazione di instabilità dovesse protrarsi, le cose diventeranno ancora più difficili per il Giappone, gli Stati Uniti, e il resto del mondo”, ha anche commentato. Nella colazione di lavoro tenutasi alla Casa Bianca giovedì come primo evento della visita, Takaichi ha sottolineato che l’alleanza tra Giappone e Stati Uniti costituisce un pilastro fondamentale per la sicurezza del paese, così come della pace e stabilità di una regione indo-pacifica libera e aperta. Ha dunque riaffermato ciò che tutti i precedenti primi ministri hanno sempre detto ai vari presidenti degli Stati Uniti. E certamente non è andata all’incontro per contestare la posizione del presidente Trump, nonostante la domanda postale da Yamazoe Taku del Nihon Kyōsan-tō (Partito Comunista del Giappone) durante la sessione parlamentare appena prima della partenza per la capitale U.S. circa la sua “vaghezza” nel dichiararsi contro l’aggressione statunitense all’Iran. Come ha risposto al riguardo la premier? Commentando seccamente che ne avrebbe parlato con Trump, e facendo “spallucce”, una delle sue caratteristiche espressioni non convenzionali. Da quanto si è appreso dalla conferenza stampa nell’Ufficio Ovale seguita alla colazione, Takaichi ha discusso di diversi argomenti tra cui la situazione in Iran, chiarendo diplomaticamente con Trump che ci sono misure che il Giappone può adottare e altre che invece non può, in accordo con la legislazione giapponese. La premier ha poi glissato su alcune affermazioni fuori luogo di Trump, tra cui il riferimento all’attacco a sorpresa del Giappone a Pearl Harbour del 1941. Negli interventi ha inoltre ribadito che i due Paesi continueranno a mantenere stretti contatti per garantire la pace e la stabilità in Medio Oriente, assicurando la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e la stabilità dell’approvvigionamento energetico, mettendosi a disposizione a tal fine insieme a Olanda, Regno Unito, Francia, Germania e Italia. Quindi la premier ha convenuto con Trump e gli altri 5 Paesi firmatari una moratoria immediata e totale sugli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e del gas, esprimendo la disponibilità “a contribuire agli sforzi opportuni per garantire il libero transito attraverso lo stretto”. Takaichi che ha cercato di non urtare in alcun modo Trump, mantenendo un atteggiamento disponibile e a tratti persino ossequioso: “Donald, solo tu puoi riportare la pace in Asia Centrale”. La visita negli Stati Uniti si concluderà con il raggiungimento degli obiettivi pianificati da Takaichi e dalla coalizione di maggioranza, tra cui il concordato rafforzamento della cooperazione, investimenti giapponesi fino a 73 miliardi di dollari in progetti energetici statunitensi e un piano d’azione volto a sviluppare alternative alla Cina per quanto riguarda i minerali critici e le terre rare. Così come ha raggiunto un’intesa per l’istituzione di un gruppo di lavoro giapponese-statunitense finalizzato allo sviluppo delle risorse minerarie in acque profonde. Questo comporterà la condivisione di informazioni sulla ricerca scientifica e sui progetti relativi alle risorse minerarie dei fondali marini, compreso quello giapponese sui fanghi di terre rare dell’isola di Minami Torishima, un piccolo atollo disabitato del Giappone nel mezzo dell’oceano Pacifico. L'articolo La riverenza giapponese: la premier Takaichi e le domande mai poste al presidente Usa Trump proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Trump spiazza la premier giapponese Takaichi: “Perché non ho avvisato gli alleati dell’attacco? Anche voi a Pearl Harbor…”
“Chi sa meglio di sorprese del Giappone? Perché non mi avete detto di Pearl Harbor? Voi credete nelle sorprese molto più di noi “. Così Donald Trump, rispondendo alla domanda di un giornalista giapponese sul fatto che Washington non abbia avvisato gli alleati dell’imminente attacco all’Iran, non esita a scherzare, con al fianco Sanae Takaichi, sull’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 in cui furono uccisi 2400 americani e spinse gli Stati Uniti ad entrare nella Seconda Guerra Mondiale. Takaichi, alleata di ferro del tycoon, non ha nascosto un certo disagio di fronte alla battuta con cui Trump ha toccato un tasto che tradizionalmente i presidente americani hanno evitato nel celebrare l’attuale alleanza con Tokio. Nel giustificare quindi il fatto di non aver avvisato il Giappone e gli altri alleati, Trump ha detto che “per prima cosa non si volevano dare troppi segnali, quando siamo entrati, lo abbiamo fatto in modo duro e noi non abbiamo detto niente a nessuno perché volevamo la sorpresa“. L'articolo Trump spiazza la premier giapponese Takaichi: “Perché non ho avvisato gli alleati dell’attacco? Anche voi a Pearl Harbor…” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Giappone verso la revoca del divieto di esportazione di armi letali: così il Paese perde la sua vocazione alla pace
Molto esplicito il titolo di un editoriale del quotidiano Asahi Shimbun, pubblicato ieri: “Le esportazioni incontrollate di armi letali minacciano l’identità pacifista del Giappone”. In questi anni, mesi e caldissimi giorni di guerra, la fondamentale identità del Giappone come nazione orientata alla pace, è messa a forte rischio dal governo nuovo di zecca, i cui ministri e le solo due ministre sono freschi di nomina della prima ministra Takaichi Sanae. Ed è proprio questa amministrazione che sta procedendo alla completa revoca del divieto di esportazione di armi letali. Come giustificazione, il governo cita la necessità di approfondire la cooperazione in materia di difesa con gli alleati e i partner che condividono gli stessi principi, affermando inoltre di voler rafforzare la produzione e la base tecnologica della difesa giapponese. A cosa si ridurrebbero dunque i “Tre Principi giapponesi sul trasferimento di attrezzature e tecnologie per la difesa” stabiliti nel 2014? Principi secondo i quali esiste il divieto di trasferimenti che violano gli accordi internazionali o verso zone di conflitto, la limitazione dei trasferimenti consentiti a quelli che contribuiscono alla pace/sicurezza, e infine sarebbe necessaria la garanzia di un esame rigoroso, e di un controllo adeguato non da parte di terzi. Di conseguenza si limiterebbero le esportazioni a cinque categorie di attrezzature, non destinate a scopi letali: soccorso, trasporto, vigilanza, sorveglianza e sminamento. In questi giorni invece, il Partito Liberal Democratico ha chiesto l’abolizione delle restrizioni, e l’autorizzazione alle esportazioni di armi tra cui aerei da combattimento, cacciatorpediniere e sottomarini, e per raggiungere lo scopo il governo intende rivedere le linee guida di attuazione durante l’attuale sessione della Dieta. Se il tutto fosse approvato, il rischio che il Giappone venga coinvolto direttamente nei conflitti crescerebbe in maniera inevitabile. L’editoriale citato si conclude con una richiesta: “È essenziale che il Giappone introduca per l’esportazione di armi come minimo procedure che richiedano l’approvazione da parte della Dieta, che rappresenta il popolo.” A Okinawa nel frattempo, l’isola più a sud ovest del Giappone, sono presenti oltre 30 basi militari statunitensi, e i campi principali del Corpo dei Marines sono circa 9 sparsi in 700 sedi. Negli ultimi mesi sull’isola, grazie ad armi altamente tecnologiche, unità riorganizzate e una più profonda integrazione con le Forze di Autodifesa del Giappone (SDF), la forza di spedizione schierata in prima linea dal Corpo dei Marines degli Stati Uniti sta modificando il proprio assetto ed equipaggiamento per rispondere alle nuove sfide alla sicurezza che stanno emergendo nella regione indo-pacifica, secondo quanto dichiarato dal tenente generale Roger Turner in un’intervista rilasciata al quotidiano Japan Times. L’obiettivo, ha affermato il militare, è quello di trasformare la forza con sede a Okinawa in una in grado di proiettare il proprio potere non solo in senso tradizionale, dal mare alla terraferma, ma anche nell’aria, nello spazio e nel cyberspazio. A bilanciare questi venti pericolosi, la popolazione sta preparandosi allo sbocciare dei fiori di ciliegio, grazie al recente calendario uscito il 5 marzo redatto dall’Agenzia meteorologica del Giappone, con la previsione delle date in cui i ciliegi inizieranno a fiorire “kaika” e quelle in cui raggiungeranno la piena fioritura “mankai”, così da consentire la pianificazione di Hanami (osservare i fiori) in ogni angolo dell’arcipelago, da sud a nord. Altra notizia che compare quotidianamente da settimane, e non solo in Giappone, riguarda le sorti di un cucciolo di macaco ormai famoso ovunque, il piccolo orfano Panchi kun (Punch) dello zoo di Ichikawa. Punch era stato abbandonato dalla madre subito dopo la nascita avvenuta a luglio del 2025, probabilmente a causa della stanchezza, o chissà per quale altro motivo. I guardiani dello zoo lo hanno allattato, e in seguito uno di loro ha avuto l’idea di donargli un peluche “macaco”. Il piccolo non solo si era ritrovato senza la madre biologica, ma pure privo della cura dei suoi simili, che anzi lo bullizzavano e isolavano. Grazie al “peluche sostituto materno” Punch ha raggiunto l’abilità di aggrapparsi, necessaria per la sopravvivenza dei cuccioli, e sono diventate virali le immagini che lo mostrano attaccato alle gambe dei due ragazzi addetti alla somministrazione del cibo, e i brevi filmati in cui si aggira trascinando, abbracciando e dormendo tra le braccia del morbido pupazzo. Punch è diventato così popolare che lo zoo ha stabilito delle regole per i visitatori e limitare la visione a 10 minuti. Pian piano Punch sta abbandonando il giocattolo, si relaziona agli altri e viene sempre più ammesso nel gruppo. L'articolo Giappone verso la revoca del divieto di esportazione di armi letali: così il Paese perde la sua vocazione alla pace proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Takaichi piace ai giovani, monogamia e diritti umani: un riassunto
E ora, per la rubrica Stop the Scroll!, riassunti commentati per chi non ha tempo da perdere, ma vuole approfondire lo stesso. Ai giovani giapponesi piace la premier Takaichi. Perché? (Karin Kaneko, The Guardian Weekly) – Takaichi, una politica conservatrice contraria ai matrimoni omosessuali, si distingue dai predecessori per uno stile comunicativo moderno; abile sui social, genera video virali, come quello in cui suona la batteria col presidente sudcoreano, che rafforzano la sua immagine di leader sicura, efficace sul piano diplomatico. Gode di un consenso altissimo tra i 18–29enni (92% secondo un sondaggio); ha persino una “fandom”, fenomeno raro per un primo ministro. Il motivo principale è economico: salari stagnanti, aumento del costo della vita, pressione fiscale crescente e incertezza sul futuro delle pensioni pesano molto sulle nuove generazioni. Takaichi promette sgravi fiscali e maggior reddito disponibile. Le critiche riguardano la sostenibilità delle sue misure, il possibile aumento del debito pubblico e l’aver indetto elezioni anticipate per opportunismo. Inoltre, scandali finanziari hanno coinvolto membri del suo partito. Resta incerto se la sua leadership saprà tradursi in risultati duraturi o se il suo successo sia legato soprattutto alla forza della sua immagine. COMMENTO: Tullio De Piscopo ha un futuro in Giappone. La monogamia è in crisi (Elle Hunt, The Guardian Weekly) – Negli ultimi anni si osserva un calo delle relazioni tradizionali e un aumento di fenomeni come il “quiet divorce” (restare sposati ma emotivamente distaccati) e la non-monogamia etica (poli-amore). Anche i sondaggi mostrano un crescente scetticismo verso la monogamia, soprattutto tra i giovani. Alcuni fatti: 1) Fra le specie mammifere più monogame, gli umani non sono al primo posto. 2) Storicamente, il matrimonio è un’istituzione recente (circa 4.300 anni) e ha avuto funzioni sociali ed economiche, come garantire la paternità e consolidare la linea maschile, rafforzate poi dalla religione e dallo Stato. 3) Solo una minoranza delle società nel mondo è strettamente monogama (il 17%): esiste una grande varietà di modelli relazionali, dalla monogamia seriale alla poligamia stabile. 4) Mentre altri primati, come gorilla e scimpanzé, sono poco monogami, negli umani la monogamia è un tratto marcato; ma non è mai stata statica, poiché influenzata da politica, religione, economia e tecnologia; e continuerà a trasformarsi nel tempo. 5) In cima alla lista c’è il topo cervino della California: è monogamo per tutta la vita, ma la sua vita dura meno di due anni. COMMENTO: Il topo cervino della California è un romanticone! Gli Usa senza legge (Peter Wehner, ex speechwriter di Reagan, Bush Sr e Bush Jr, The Atlantic) – Nel Grand Old Party degli anni ’70 la realpolitik di Henry Kissinger confliggeva con la visione di Ronald Reagan, che considerava i diritti umani e la libertà al centro della politica estera americana. Trump ha invertito questa tradizione, affermando che l’unico limite alla sua azione è la propria morale. COMMENTO: Diritti umani e libertà che Reagan difendeva sostenendo i regimi repressivi in Guatemala e Nicaragua (omicidi politici, torture, sparizioni). Trump invece non finge di non essere un terrorista. L'articolo Takaichi piace ai giovani, monogamia e diritti umani: un riassunto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Uomo fa bere 32 shot di tequila a una donna, tenta di abusarla ma lei muore. L’imputato si dichiara innocente, via al processo
In Giappone fa discutere un caso di cronaca. Un uomo si è dichiarato non colpevole di aver causato la morte di una donna facendole bere 32 shot di tequila, “presumibilmente con l’intenzione di abusare di lei”. Il processo a Itaya Hiroki si è aperto lunedì 2 marzo, al Tribunale distrettuale di Nagoya, nel Giappone centrale. Itaya è accusato di aver incoraggiato una donna di 25 anni a bere molto e di averla poi portata in un hotel tre anni fa. La donna, secondo il referto del medico legale, “è morta di encefalopatia ipossica dovuta a un’intossicazione alcolica acuta”. L’imputato, che ha 44 anni, ha dichiarato alla corte di non avere mai avuto intenzioni sessuali. L’accusa ha sostenuto una versione che non combacia con quella dell’imputato: “Itaya ha incoraggiato la donna a bere 32 shot di tequila nell’arco di 90 minuti. La donna ha rifiutato di seguirlo in albergo, non voleva assolutamente”. L’avvocato dell’imputato ha affermato che Itaya ha ordinato la tequila perché, quando ha chiesto alla donna se poteva bere alcolici, lei ha annuito. Quindi era consenziente. Il processo determinerà come sono andati i fatti. L'articolo Uomo fa bere 32 shot di tequila a una donna, tenta di abusarla ma lei muore. L’imputato si dichiara innocente, via al processo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Paga 20 anni di affitto nella vecchia casa per scoprire chi ha ucciso sua moglie (e ci riesce): “Non era ossessione, ma voglia di farle giustizia”
Dal Giappone arriva una storia di speranza e di dolore. Un uomo, Takaba Satoru, viveva con sua moglie Takaba Namiko in un appartamento nel quartiere Nishi situato a Nagoya, capoluogo della prefettura di Aichi. Secondo quanto riportato da Tgcom24, il 13 novembre 1999 la signora fu uccisa con una coltellata all’interno dell’abitazione e, per 20 anni, il caso è rimasto irrisolto. Il marito ha sacrificato i soldi per la verità. L’uomo, infatti, si è trasferito con il figlio in un nuovo appartamento e ha pagato 2 decenni di affitto anche della casa dov’è stata uccisa la moglie, affinché nessuno alterasse le tracce sulla scena del crimine. Una storia di coraggio e di tenacia, ma anche di dolore e sofferenza. Takaba Satoru ha speso per l’affitto 22 milioni di yen (circa 120 mila euro). Come riportato da Rai News, il signore sperava che i progressi della tecnologia potessero aiutare a risolvere un caso senza risposta. LA SVOLTA NELLE INDAGINI Intanto, ha continuato a distribuire volantini e rilasciare interviste alle tv giapponesi per mantenere viva l’attenzione. La giustizia ha ripagato lo sforzo economico del signore. Nel 2023, la polizia giapponese ha riaperto le indagini identificando come colpevole Kumiko Yasufuku, ex compagna di classe Takaba Satoru. Il Dna estratto dal sangue presente sulla scena del crimine corrispondeva a quello della 69enne. Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe ucciso Namiko per gelosia. Yasufuku, infatti, era innamorata dell’uomo fin dall’adolescenza. Satoru si è detto sorpreso e ha aggiunto che non avrebbe mai immaginato che l’ex compagna di classe potesse spingersi fino al gesto estremo. Durante un’intervista rilasciata a un’emittente giapponese, Takaba Satoru aveva motivato la decisione di pagare 20 anni d’affitto. L’uomo aveva dichiarato: “Non l’ho fatto per ossessione, ma perché un giorno mio figlio non mi domandasse perché non avessi fatto il possibile per far catturare l’assassino di sua madre. Qualunque fosse stato il risultato, era importante che lui sapesse che suo padre ce l’aveva messa tutta e che si era impegnato al massimo per farle giustizia”. L'articolo Paga 20 anni di affitto nella vecchia casa per scoprire chi ha ucciso sua moglie (e ci riesce): “Non era ossessione, ma voglia di farle giustizia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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In trent’anni i Pokemon sono diventati un impero. E forse il senso stesso del gioco s’è perso
Nelle campagne giapponesi degli anni Settanta, un ragazzino di nome Tajiri Satoshi passa le sue spensierate ore giovanili andando a caccia di insetti da catturare. Come nei pressi della via Gluck però, anche nel paese del Sol Levante l’urbanizzazione riduce sempre più drasticamente prati, laghetti e foreste, sostituendoli con palazzi e cemento. Senza più insetti, Satoshi si consola coi videogiochi; è poco più di un ragazzo quando fonda la rivista per appassionati Game Freak e, un giorno, quando ormai è un uomo, qualcuno gli mette in mano un Gameboy. È lì che gli torna in mente la vecchissima idea di un gioco con cui trasmettere alle nuove generazioni le emozioni di quando era piccolo, e tornare a catturare creature nascoste nell’erba alta, sui rami o nell’acqua. Non insetti, bensì Pokémon, bizzarre creature da collezionare e addestrare per battere tutti gli altri allenatori con la stessa passione. Sono passati 30 anni esatti dal giorno dell’uscita di Pokémon Rosso e Pokémon Blu, i primi due titoli con cui il mondo entrò in contatto coi personaggi destinati a dar vita al secondo brand più redditizio del mondo videoludico dopo Super Mario. Si partì con 151 esemplari tra cui Bulbasaur, Pikachu e Charizard per arrivare ai 1025 di oggi. Il mondo dei Pokémon, in questi trent’anni, è cresciuto oltre ogni immaginazione, permeando l’immaginario con videogiochi, film, fumetti, anime, ogni genere di merchandising e, soprattutto tramite il gioco di carte collezionabili, con picchi di vendite da milioni di euro. Oggi tutti conoscono i Pokémon, e il mondo si divide in chi scopre di avere un album da parte del valore di un anticipo per una casa e chi si mangia le mani per aver snobbato il prodotto o, peggio, buttato o regalato un capitale. Ma questo successo inarrestabile, che fa percepire le carte come veri e propri asset finanziari, ha finito per incidere sul senso stesso del gioco con effetti che, forse, si concretizzeranno tra dieci o vent’anni. Negli ultimi tempi infatti il mercato è stato sorretto da un complesso mix di elementi quali collezionismo, curiosità, hype e ludopatia ma, soprattutto, sul fatto che i ragazzini di ieri, oggi hanno la disponibilità economica per partecipare, aggiungendo al tutto la componente nostalgica. Una tempesta perfetta di elementi di successo che impatta a ogni livello. Pochi giorni fa il performer Paul Logan ha rivenduto il suo Pikachu Illustrator gradato PSA10, acquistato alcuni anni fa per 4 milioni di dollari, a una cifra quattro volte superiore, mentre alla frontiera Svizzera hanno fermato un collezionista con decine di migliaia di euro in carte non dichiarate. Tutte le piattaforme di commercio online brulicano di annunci, aste e offerte con carte da tutto il mondo, con la conseguente diffusione di truffe, falsificazioni, manomissioni di pacchi da parte dei corrieri e rischi di ogni genere. A consolidare ulteriormente il fenomeno hanno contribuito la nascita delle case di gradazione, che certificano lo stato delle carte secondo precisi criteri, e il nuovo interesse non solo per la rarità del pezzo ma verso l’appeal dell’illustratore, implementi che dovrebbero garantire al mercato un ulteriore incremento della longevità del brand. Ma resta difficile immaginare come possa evolvere un mercato collezionistico che ha superato ogni record, soprattutto perché si parla sempre di prodotti il cui valore è inevitabilmente vincolato all’interesse del pubblico. Es e questo viene meno? Così, mentre tutti investono per collezionare, quasi nessun bambino sembra più interessato al gioco competitivo vero e proprio. Il proliferare di video tematici a tema spacchettamento ha inferto un colpo fatale al suo percepito, con le carte comuni, fondamentali per la formazione dei mazzi da battaglia, trattate al pari di cartaccia. Che ne sarà di questo mercato se i potenziali fan del futuro non manterranno un interesse profondo tramite il naturale sviluppo della passione? Del resto trovare dei semplici pacchetti in edicola o nei negozi specializzati non è più facile come prima. Tra furti, bustine risigillate, distribuzioni manipolate e professionisti della rivendita, o scalper, in fila di fronte alle edicole ancora prima dell’apertura pronti ad acquistare per rivendere a prezzo maggiorato ogni novità, i collezionisti della prima ora e quelli che vorrebbero solo divertirsi un po’, si trovano spesso a fare i conti con la totale assenza di prodotti a prezzo di listino. Se quindi tutto il mondo festeggia il traguardo dei trent’anni del brand, con iniziative, lanci di nuovi set, implementi nel mondo virtuale e tornei in ogni dove, viene da chiedersi se fosse proprio questo il piano di Satoshi. Un successo impareggiabile in cui però il divertimento viene sottratto ai destinatari originali del progetto. In un certo senso proprio quello che successe al piccolo cacciatore di insetti quando gli portarono via la campagna per far crescere immense città. Anche l’erba alta in cui si andava a caccia di Pokémon sembra quindi avere lasciato il posto alla speculazione, portando il mercato a essere “così confuso da colpirsi da solo”. Acchiappali tutti dunque, finché puoi… L'articolo In trent’anni i Pokemon sono diventati un impero. E forse il senso stesso del gioco s’è perso proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Contro i troppi turisti il Giappone corre ai ripari: nel 2026 tasse più alte e alberghi più cari
La contraddizione emerge ormai in maniera significativa: è meglio contrastare il “troppo turismo” e l’immigrazione, o continuare a far entrare nelle tasche del Paese molto denaro grazie a chi qui arriva, proveniente dal resto del mondo? La maggioranza di governo, capeggiata dalla tanto amata quanto criticata Takaichi Sanae, si trova a dover risolvere una notevole quantità di interrogativi. E non solo rispetto alla gestione di turisti e turiste, ma anche per quanto riguarda la crescente ondata di diffidenza che sfiora l’avversità verso chi, non essendo giapponese, nel Paese vive e lavora. Dai dati disponibili sul turismo del 2025 si scopre che, mentre il settore dei viaggi e il governo godono dei benefici economici post-pandemia, il malcontento tra cittadine e cittadini continua a crescere a causa del gran numero di turisti concentrati nelle principali destinazioni. Quest’anno si sta rivelando davvero impegnativo per il Giappone, dal punto di vista della proverbiale accoglienza. Gran parte dell’impennata del turismo continua ad essere alimentata in maniera significativa dalla debolezza dello yen, e come risposta le autorità stanno intervenendo con misure severe. Da luglio verrà triplicata e portata a 3.000 yen la “Sayonara tax” (tassa di partenza dal Giappone), con ulteriori piani per il 2028 che prevedono l’aggiunta di spese di ispezione e un sistema di preselezione per i viaggiatori esenti da visto. Dal primo novembre invece entrerà in vigore la riforma di tax-free, per cui si pagherà sempre il 10% d’imposta sugli acquisti, in una sorta di anticipo, salvo poi venire rimborsati in aeroporto al momento della partenza, mostrando le relative ricevute. Questo per non permettere più di abusare casualmente dell’esenzione fiscale. Già dallo scorso anno era necessario avere con sé il passaporto per lo shopping, così da permettere ai negozi di scannerizzarlo e verificare l’idoneità della persona. Il sistema è ora più controllato e trasparente, così che esportare merci esenti da imposte potrà comportare sanzioni: da multe fino a 500.000 yen alla reclusione fino a un anno . Sarà sempre più importante avere una documentazione digitale, e ci saranno più controlli sull’immigrazione, anche se il governo assicura che “i turisti sono ancora i benvenuti, e non c’è alcun divieto di ingresso”. Pure i costi di hotel e ryokan stanno aumentando: a Kyoto, ad esempio, è stata approvata la tassa alberghiera più alta mai applicata in precedenza, e Tokyo potrebbe presto seguirne l’esempio, dato che il governo metropolitano sta valutando la possibilità di rivedere la tassa alberghiera e applicare un’imposta fissa del 3% sulle tariffe delle camere. Nel frattempo la presenza di turisti cinesi per il mese di gennaio è drasticamente diminuita, con un tonfo del 60% se paragonata a gennaio 2025. Questo a seguito delle affermazioni pro Taiwan della prima ministra Takaichi, e al conseguente avviso cinese che sconsiglia fortemente i viaggi in Giappone, riducendo tra l’altro la frequenza dei voli verso Tokyo. Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero il sentimento di crescente “ostilità” verso chi non è “nihonjin”(giapponese), le ragioni potrebbero essere da addebitare alle poche interazioni diversificate e al cadere preda della disinformazione online, cavalcata dal partito conservatore al potere e dal nuovo partito “Sanseito” di estrema destra. Tutti elementi che contribuiscono a creare un contorto “melting pot”, alimentando i crescenti timori che alcuni giapponesi nutrono nei confronti dei cittadini stranieri. Korekawa Yu, direttore del Dipartimento di Ricerca e Cooperazione Internazionale presso l’Istituto Nazionale di Ricerca sulla Popolazione e la Previdenza Sociale, e specializzato in politiche della migrazione sostiene: “Molti giapponesi sviluppano tali preoccupazioni a causa della diffusione sui social media di post relativi a reati commessi da stranieri.” Tronchi dei bambù rovinati dai graffiti nel bosco Arashiyama di Kyoto, rifiuti gettati per terra lungo i bordi delle strade, foto non autorizzate, parlare ad alta voce, parlare al telefono e ascoltare musica ad alto volume sono “maniere” mal tollerate, seppure gli stessi giapponesi comincino a rientrare nel gruppo di “maleducati”. Secondo Korekawa, i notiziari e i post sui social media spesso enfatizzano tali azioni negative e questo, unito a speculazioni e affermazioni infondate, ha creato una spirale negativa in cui le paure si amplificano a dismisura. Certamente la nuova e popolarissima Takaichi non si dimostra né più, né meno conservatrice dei sui predecessori, sebbene dichiari molto decisa di voler rafforzare la “sicurezza nazionale”, il che includerebbe non solo importanti revisioni alla Costituzione pacifista del Giappone, ma anche più restrizioni all’immigrazione, e a chi non giapponese vive già nell’arcipelago. L'articolo Contro i troppi turisti il Giappone corre ai ripari: nel 2026 tasse più alte e alberghi più cari proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La madre lo rifiuta dopo il parto e lui cresce con un peluche: “Gli fa da mamma surrogata, gli dà un senso di protezione”: il macaco Punch-kun conquista il web
La storia di Punch-kun è diventata virale sul web e ha fatto breccia nel cuore di molti. Negli scorsi giorni, alcuni visitatori dello zoo giapponese di Ichikawa hanno ripreso un piccolo macaco rifiutato dalla madre. Ma perché un simile gesto da parte di una mamma? Come riporta il Corriere della Sera, la madre sarebbe stata provata dal primo parto e dal caldo estivo. In natura l’animale sarebbe stato condannato alla morte, nello zoo, invece, Punch-kun potrà continuare a vivere. Lo staff della struttura sta allevando il cucciolo nutrendolo e mantenendolo vicino ai suoi simili e agli odori del gruppo. Inoltre, l’animale ha ricevuto in regalo un peluche a forma di scimmietta. Il gesto ha una finalità ben precisa: alleviare il peso dell’isolamento e regalargli un senso di protezione. Inoltre, le scimmie iniziano ad aggrapparsi alla pelliccia della mamma subito dopo la nascita per essere protette e sviluppare la muscolatura. Punch, almeno per il momento, non potrà farlo. Per ovviare alla problematica lo staff dello zoo gli ha dato asciugamani arrotolati e vari pupazzi. Tra i tanti ricevuti, la scimmietta ha già scelto il suo morbidissimo migliore amico. COME STA PUNCH Kosuke Shikano, uno dei custodi, ha raccontato ai media locali l’adozione e lo sviluppo della scimmia. Ha dichiarato: “Il peso della prima nascita potrebbe essere stato un fattore determinante nell’abbandono. Dato che Punch era sano, lo abbiamo temporaneamente separato dal gruppo e abbiamo iniziato ad allattarlo a mano“. E ancora: “La pelliccia dell’animale di peluche è facile da afferrare e anche il suo aspetto che ricorda quello di una scimmia ha dato un senso di sicurezza al piccolo, che lo usava anche per dormire. Il pupazzo, insomma, è stato una sorta di madre surrogata”. Dopo mesi di difficoltà e solitudine, un macaco si è avvicinato a Punch-kun. I video dell’animale sono andati virali. Sulla questione è intervenuto anche Takashi Yasunaga, responsabile della divisione zoo e giardini botanici del Comune di Ichikawa e creatore dell’hashtag tradotto in italiano #TieniduroPunch. Yasunaga ha detto al Mainichi Shimbun: “Sono contento che la gente stia iniziando a conoscere Punch. La sua storia ha fatto anche crescere il numero di visitatori presso la nostra struttura”. La strada del macaco verso l’autonomia è ancora lunga. Il piccolo, infatti, non riesce ancora a mangiare da solo e spesso trascorre il tempo isolato dal gruppo. Gradualmente, però, sta aumentando i momenti d’interazione con i suoi simili. > Punch kun really strong ???? ???? #がんばれパンチ pic.twitter.com/kgOGuwLRiY > > — Jojo ???? (@theJoJoBlue) February 16, 2026 L'articolo La madre lo rifiuta dopo il parto e lui cresce con un peluche: “Gli fa da mamma surrogata, gli dà un senso di protezione”: il macaco Punch-kun conquista il web proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lame rovinate dal podio di Milano Cortina: il Giappone presenta una protesta ufficiale. E fa riparare i pattini in Svizzera
Le medaglie brillano, ma le lame no. Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina esplode un caso dopo la cerimonia di premiazione della gara a squadre di pattinaggio artistico e che ha visto brillare una storica medaglia di bronzo al collo dei pattinatori dell’Italia. Alcuni atleti si sono ritrovati con le lame dei pattini scheggiate dopo essere saliti sul podio. A denunciare l’accaduto è stata ufficialmente la squadra del Giappone, che ha presentato una protesta agli organizzatori olimpici. I nipponi hanno conquistato uno splendido argento, dietro gli Usa che hanno in squadra il fenomeno Ilia Malinin. Secondo quanto riportato dall’agenzia Afp, il problema sarebbe stato causato dalla superficie del podio, definita “ruvida” dagli stessi atleti. Il dirigente della squadra giapponese, Yosuke Takeuchi, ha spiegato che il podio di Milano era realizzato con “una sostanza ruvida, simile all’asfalto, fatta di pietra tagliata”, un materiale che avrebbe danneggiato le lame dei pattinatori nel momento in cui vi sono saliti per la cerimonia di premiazione. Le riparazioni sarebbe state immediatamente affidate a esperti svizzeri, mentre gli statunitensi avrebbero provveduto con i tecnici che accompagnano la squadra. Proprio Takeuchi ha confermato che la protesta ufficiale è stata presentata al comitato organizzatore olimpico, sottolineando come il problema non abbia riguardato soltanto la squadra nipponica. “Le riparazioni alle lame scheggiate sono state effettuate questa mattina presso un’officina specializzata”, ha dichiarato il dirigente in un comunicato, aggiungendo che i pattini di ciascuna delle tre squadre salite sul podio hanno riportato danni. Un inconveniente tutt’altro che marginale in una disciplina dove la precisione dell’attrezzatura può influire direttamente sulle prestazioni. “Continueremo a prendere le misure necessarie in merito a questa questione”, ha concluso Takeuchi. Intanto il programma olimpico prosegue: martedì il pattinaggio artistico torna protagonista ai Giochi di Milano-Cortina con il programma corto maschile. L'articolo Lame rovinate dal podio di Milano Cortina: il Giappone presenta una protesta ufficiale. E fa riparare i pattini in Svizzera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Olimpiadi Milano-Cortina 2026
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