La Corte dei Conti boccia su tutta la linea la proposta presentata nel 2025
dalla Commissione europea per la nuova Politica Agricola Comune, che
disciplinerà il settore dal 2028 al 2034. Più complessa, con meno fondi dedicati
e, di conseguenza, per nulla incentrata sulla semplificazione. Secondo i
magistrati contabili, infatti, le complicate modalità di programmazione e
approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa,
rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i
beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi. Non solo. Nella proposta
presentata da Bruxelles con un obiettivo dichiarato di “semplificazione”, la
Corte dei Conti sottolinea che, tutti gli aspetti critici indicati, potrebbero
compromettere proprio questo obiettivo. Molto critico, dunque, il parere fornito
al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue relative alla Pac e
all’organizzazione comune dei mercati (Ocm). Una posizione che trova l’accordo
delle associazioni di categoria, sul piede di guerra da mesi contro alcune
modifiche storiche di una Politica agricola comune che, però, in qualche modo va
modificata se finora ha portato nei Paesi membri alla perdita, tra il 2007 e il
2022, di quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni, con un
calo del 44%. La Pac, finora, ha aiutato più le grandi realtà e l’agroindustria
ma, di fatto, questa volta rischia di non accontentare nessuno. Come dimostrano
le proteste dei trattori in tutta Europa, anche contro il Mercosur.
LA PROPOSTA DI MODIFICA CHE TOGLIE IL FONDO SPECIFICO ALL’AGRICOLTURA
All’interno del progetto di bilancio dell’Ue per il 2028-2034, ossia del Quadro
finanziario pluriennale (QFP), per un ammontare complessivo di 2mila miliardi di
euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente maggiore, con una dotazione
finanziaria di circa 865 miliardi di euro. La Politica agricola comune, che è
attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’Ue, sarebbe
finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima
volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo
specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un
notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a
due pilastri della Pac: uno diretto per gli agricoltori e il settore
agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale. Secondo la Corte, però, per
come è stata disegnata la struttura della Pac è più complessa, tanto da rendere
i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari, con il rischio di ritardi
nell’erogazione dei fondi. Passando alle cifre, la Pac riceverebbe la dotazione
di bilancio minima di 293,7 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli
agricoltori (importo “riservato”), mentre altre misure – come il programma di
sviluppo rurale Leader, il sostegno alle regioni ultraperiferiche e il programma
dell’Ue destinato alle scuole – sarebbero finanziati dall’importo “non
riservato”. Un accordo interistituzionale suggerisce un “obiettivo rurale” del
10 % dell’importo non riservato (almeno 48,7 miliardi di euro a prezzi
correnti). Inoltre, nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur, la Commissione ha
proposto che i paesi dell’Ue abbiano accesso anche a circa 45 miliardi di euro
dell’importo di flessibilità a partire dal 2028, per rispondere alle esigenze
degli agricoltori e delle comunità rurali.
IMPORTI, FLESSIBILITÀ E TRASPARENZA: “TUTELARE REDDITO EQUO E AMBIENTE”
I magistrati contabili, però, sottolineano che con questa impostazione l’importo
complessivo dei finanziamenti della Politica agricola comune sarà noto solo dopo
l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. “Per i destinatari
dei fondi – scrive la Corte dei Conti – ciò potrebbe rendere imprevedibile, in
fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi.
Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la Pac
nell’ambito dell’attuale Quadro finanziario pluriennale e la potenziale
dotazione nell’ambito del prossimo quadro”. Data la portata delle modifiche
proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’Ue nella preparazione dei
rispettivi piani nazionali, poi, risulterebbe difficile formulare stime
realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero
avere sulle dotazioni di spesa nazionali. “La maggiore flessibilità consentita
ai paesi dell’Ue – spiega la Corte dei Conti – non dovrebbe mettere a rischio
gli obiettivi comuni della Pac, quali un reddito equo per gli agricoltori, la
tutela dell’ambiente, l’azione per il clima e la sicurezza alimentare”. Il nuovo
assetto, invece, potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere
negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno.
Per attenuare tale rischio, secondo i magistrati contabili la Commissione dovrà
rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo. I pagamenti
della Pac agli Stati membri possono essere basati sulle realizzazioni oppure sul
conseguimento di traguardi e obiettivi. E questo è un altro motivo di incertezza
a causa della scarsa chiarezza su quali interventi della Pac dovrebbero essere
basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi,
con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’Ue. A tale
riguardo, la Corte sottolinea che la rendicontabilità e la tracciabilità
dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi
e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali,
quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei
conti europea possa svolgere il proprio ruolo.
LE REAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA (DA MESI SUL PIEDE DI GUERRA)
E le reazioni non si sono fatte attendere. “Il parere della Corte dei Conti
europea porti i colegislatori a riflettere su queste preoccupazioni e ad
adattare la proposta della Commissione recependo i suggerimenti necessari a
contrastare i rischi enunciati” commenta Confagricoltura. E aggiunge: “Il fatto
che i governi possano decidere di destinare o meno, al di fuori della ‘riserva
agricola garantita’ una consistente quota di risorse al settore primario o ad
altri àmbiti, crea una conseguente potenziale disparità nella capacità
competitiva delle imprese agricole nell’ambito stesso dell’Ue”. I rilievi della
Corte dei Conti Ue “confermano le perplessità manifestate dalla Coldiretti sulle
criticità della proposta della Commissione Ue, che rischia di snaturare la
Politica agricola comune, complicare le regole per l’accesso ai fondi delle
imprese, andare in direzione opposta alle esigenze di semplificazione e far
venire meno quell’eccezionalismo agricolo che ha garantito la crescita della
produzione agroalimentare europea” sostiene Coldiretti. Sulla stessa linea il
presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini: “Anche la
Corte dei conti europea dà ragione agli agricoltori. Nel suo parere sulla
proposta di riforma della Pac post 2027, l’organo di controllo dell’Ue conferma
tutti i timori avanzati dal settore primario e dà piena legittimazione alle
nostre preoccupazioni”. Secondo il presidente della Copagri, Tommaso Battista,
il parere della Corte de Conti “non fa altro che confermare quanto andiamo
dicendo da tempo, ovvero che l’attuale impostazione della Pac post2027 mostra
più di qualche stortura, sulla quale bisogna intervenire con la massima urgenza
per scongiurare il rischio di incidere sulla redditività dei produttori agricoli
e, di conseguenza, sulla sicurezza alimentare di tutta l’Europa, così come sulla
sostenibilità ambientale e sociale di un comparto che apporta un contributo
insostituibile in termini di tutela e presidio del territorio”.
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Bruxelles: “Più complessità e incertezza su fondi” proviene da Il Fatto
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