In Germania ci sono troppe patate tanto che gestirle è diventato un serio
problema. L’anno scorso i produttori tedeschi hanno raccolto circa 13,4 milioni
di tonnellate di patate, un dato pari a circa il 17 per cento in più rispetto
alla media degli anni precedenti. Il risultato è stato un surplus difficile da
vendere e costoso da conservare: una situazione che ha portate molte aziende a
distruggere una parte consistente del raccolto per evitare una svalutazione del
tubero e un calo dei prezzi sul mercato.
Da quest’anomalia è nato il progetto 4.000 Tonnen, letteralmente “4.000
tonnellate”, per regalare patate a Berlino e dintorni. L’iniziativa, secondo
quanto spiegato dal sito ufficiale, è promossa dal quotidiano Berliner
Morgenpost e sostenuta dal motore di ricerca ecologico Ecosia, che finanzia il
trasporto delle patate prodotte dall’azienda agricola Osterland Agrar GmbH
vicino Lipsia. Le patate vengono caricate, spostate, consegnate in città e poi
distribuite gratuitamente attraverso una rete di 174 punti di ritiro a cui
possono rivolgersi in particolare organizzazioni, enti e scuole ma anche singoli
cittadini. Le prime spedizioni sono state di 22 tonnellate e successivamente di
oltre 130, programmate nei giorni successivi per gestire meglio la catena.
Così il gesto del dono collettivo è diventato una risposta pratica allo spreco
alimentare. Tuttavia, gli organizzatori hanno dichiarato che probabilmente il
progetto non sarà in grado di coprire la distribuzione di tutta la partita per
ragioni di costo. Un’operazione che però è stata osteggiata dalle associazioni
di categoria perché, a loro avviso, minerebbe alla stabilità del settore.
In fondo al sito del progetto, vengono ribaditi i valori dell’iniziativa: “4.000
tonnellate di patate hanno lo stesso valore nutrizionale di 1.800 tonnellate di
pollo“, un tipo di allevamento che pesa sull’ambiente per l’alimentazione a base
di soia: “In Brasile – concludono – verrebbero disboscati 350 ettari di foresta
pluviale in meno” se non mangiassimo più pollo.
L'articolo Troppe le patate raccolte quest’anno in Germania: così 4mila
tonnellate verranno regalate (invece di essere distrutte) proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Agricoltura
Venerdì 8 gennaio centinaia di trattori hanno raggiunto il piazzale della
stazione centrale di Milano per protestare contro l’accordo Mercosur. “L’accordo
manderà in crisi centinaia di migliaia di aziende agricole” raccontano gli
agricoltori che hanno rovesciato balle di fieno e latte davanti alla Regione in
segno di protesta che si dicono “traditi dal governo”.
L'articolo Mercosur, gli agricoltori rovesciano il latte per le strade di
Milano: “Traditi dal governo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Milano, su trattori sale anche l’eurodeputata leghista Silvia Sardone. “Noi
abbiamo detto di no in Europa convintamente al Mercosur” racconta dal palco
Sardone raccogliendo alcuni applausi. Ma subito dopo interviene Gabriele
Ponzano, degli agricoltori autonomi italiani, che si rivolge direttamente
all’onorevole: “Lei fa parte di un partito, la Lega, che ha votato no in Europa,
ma adesso il pallino ce l’ha il governo italiano dunque vorrei che questa
determinazione si vedesse anche in Italia. Non basta dire no in Europa, dobbiamo
dire no anche come governo italiano”.
L'articolo Mercosur, a Milano anche la leghista Sardone sale sui trattori. Gli
agricoltori protestano: “State al governo. Non basta dire no in Europa” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Alcuni agricoltori francesi sono entrati a Parigi per protestare contro
l’accordo commerciale Mercosur fra l’Unione europea e i Paesi latino americani.
Un “centinaio” di trattori, secondo gli organizzatori, sono riusciti ad arrivare
alle porte della capitale all’alba ma secondo il ministero dell’Interno “la
maggior parte sono stati bloccati alle porte” della città, mentre una ventina
circolavano verso le 8 in centro.
Nonostante i divieti gli agricoltori hanno raggiunto i principali monumenti
della Capitale, tra cui la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo. “Vogliamo essere
ricevuti oggi dalla presidente dell’Assemblée Nationale – ha dichiarato il
presidente del Coordinamento rurale, secondo sindacato agricolo francese,
Bertrand Venteau – e dal presidente del Senato”.
Mobilitato da settimane, il settore agricolo francese affronta diverse crisi:
l’epidemia di dermatosi nodulare contagiosa che sta decimando i bovini, il calo
dei prezzi del grano, l’aumento dei concimi e la minaccia di una concorrenza più
agguerrita nel caso di firma da parte dell’Unione europea di un accordo di
libero scambio con 4 Paesi del Sudamerica (Argentina, Brasile, Uruguay e
Paraguay) sul quale si stava trattando da 25 anni e che sembra arrivato in
dirittura d’arrivo.
Video @PaulAgriculteurdu62
L'articolo Gli agricoltori entrano a Parigi: trattori davanti all’Arco di
Trionfo e sugli Champs-Élysées – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sull’accordo Ue-Mercosur, al termine della riunione straordinaria tra i ministri
dell’Agricoltura Ue, a Bruxelles, Ursula von der Leyen non incassa ancora il via
libera ufficiale dei Paesi contrari. La Francia resta immobile (e potrebbe
lasciare tutta la responsabilità all’Italia) e Roma prende tempo, ma è
certamente più vicina al sì di quanto non lo fosse pochi giorni fa. L’apertura è
dovuta alla proposta messa sul piatto dalla presidente della Commissione Ue per
avere, anche da Italia e Francia, il via libera per l’accordo Ue-Mercosur, che
apre le porte del mercato europeo a carne bovina, pollo, zucchero e miele in
arrivo senza oneri dall’America Latina. Ma ciò che offre von der Leyen non è un
aumento dell’importo complessivo del bilancio 2028-34 riservato alla Politica
agricola comune e neppure di un dietrofront rispetto alla nuova struttura,
contestatissima, che prevede un fondo unico per Pac e per le risorse destinate
alla Coesione, con cui si finanziano le azioni che mirano a ridurre le disparità
regionali promuovendo lo sviluppo sostenibile. Si tratta perlopiù di risorse già
previste, rese disponibili in anticipo. E questo il Governo Meloni lo sa bene,
così come lo sa bene Macron. “Abbiamo intenzione di discutere e cercare di
prendere una decisione” sull’accordo commerciale con il Mercosur “alla fine di
questa settimana” ha detto la ministra dell’agricoltura di Cipro (che detiene la
presidenza di turno del Consiglio Ue), Maria Panayiotou, in un punto stampa al
termine della riunione straordinaria. Il prossimo step è la riunione degli
ambasciatori dei Paesi Ue è prevista venerdì, 9 gennaio. Se in quella occasione
ci sarà l’intesa, la firma definitiva è prevista per il 12 gennaio, in Paraguay,
dopo un negoziato lungo oltre un quarto di secolo. Alla riunione dei ministri
dell’Agricoltura hanno partecipato anche i commissari Ue all’Agricoltura,
Christophe Hansen, al Commercio, Maros Sefcovic e alle relazioni
interistituzionali, Olivér Varhelyi. E che la riunione sia stata accesa lo si
evince dalle parole del commissario Sefcovic: “Dopo aver avuto molteplici
discussioni, credo che abbiamo affrontato le reali preoccupazioni con soluzioni
reali”.
LA FRANCIA DÀ BATTAGLIA
E le discussioni ci sono state. La ministra dell’Agricoltura francese, Annie
Genevard, ha persino ricordato la conclusione delle trattative, a dicembre 2024
“decisa in modo autoritario dalla presidente della Commissione europea, in un
momento in cui la Francia era in difficoltà”. Parigi è consapevole che
probabilmente “l’Italia voterà a favore del Mercosur”, ma resta sulla sua
posizione e, anzi, annuncia battaglia sostenendo che l’accordo potrebbe essere
bloccato anche dopo l’eventuale firma in Paraguay, qualora il Parlamento europeo
dovesse opporsi. “Finché una battaglia non è conclusa, non è persa” ha
dichiarato, sottolineando che “non è affatto garantito che l’accordo venga
approvato dal Parlamento europeo”. Il commissario Sefcovic, però, dice che la
Commissione non si è limitata ad ascoltare le preoccupazioni, ma è andata “oltre
come mai prima”, mettendo a punto “un pacchetto mirato senza precedenti, con
salvaguardie senza precedenti, reti di sicurezza, controlli e verifiche
rigorose”. Ed ha ricordato che l’accordo Ue-Mercosur dovrebbe “aumentare le
esportazioni agroalimentari dell’Ue verso la regione del 50%, eliminando dazi
che oggi possono arrivare fino al 55%” e che l’intesa includerà “344 indicazioni
geografiche dell’Ue”, a tutela dei prodotti alimentari e delle bevande iconiche
europee.
COSA HA OFFERTO DAVVERO BRUXELLES
Parole che arrivano dopo la mossa principale messa a segno da Bruxelles. Ma che
cosa ha davvero proposto la Commissione Ue? Semplicemente la possibilità di
spendere subito i 293,7 miliardi di euro destinati alla Pac 2028-2035, quindi
già a partire dal primo anno del prossimo ciclo di bilancio settennale, invece
di aspettare per una parte delle risorse le revisioni di metà mandato previste
per il 2032. Una prassi utilizzata per aggiustare il tiro se serve, in quanto i
fondi non ancora spesi (e bloccati) vengono erogate solo se i Paesi soddisfano
alcune condizioni. Questa volta, invece, tutte le risorse potranno essere messe
a disposizione già nel 2028. Una scelta saggia? Sulla proposta di Bruxelles le
opinioni sono molto diverse. Perché se da un lato aumentano i fondi spendibili
da subito, dall’altro il cambio delle regole e il venir meno delle condizioni
per accedere a tutte le risorse crea qualche perplessità. La presidente della
Commissione Ue, inoltre, nella lettera inviata ai presidenti di Consiglio e
Parlamento europeo, ha aperto anche alla possibilità di regole meno stringenti
per avere accesso ai finanziamenti per le zone rurali (per l’Italia si tratta di
circa 5 miliardi complessivamente), normalmente destinati a progetti che seguono
obiettivi precisi, quali connettività delle aree, livelli più alti di
occupazione, qualità del lavoro e sostenibilità ecologica. Come verrebbero ora
destinati questi fondi e con quali criteri non è dato saperlo. Tutto confermato
nella riunione con i ministri dell’Agricoltura: il sostegno al reddito degli
agricoltori sarà salvaguardato attraverso uno stanziamento di 293,7 miliardi di
euro nell’ambito dei Piani di partenariato nazionali e regionali. È stata
inoltre proposta la creazione di una riserva di crisi da 6,3 miliardi destinata
a proteggere il comparto dagli shock di mercato e dagli eventi climatici
avversi. Almeno il 10% di ogni piano nazionale, inoltre, pari a circa 48,7
miliardi di euro, sarà vincolato allo sviluppo rurale, con la possibilità per
gli Stati membri di mobilitare immediatamente fino a due terzi dei fondi
previsti per la revisione di medio termine (circa 45 miliardi di euro) già dal
2028.
IL MINISTRO LOLLOBRIGIDA CHIEDE GARANZIE –
Secondo il ministro per l’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, i 45 miliardi
sbloccati da subito si tradurrebbero in circa 10 miliardi di euro, destinati
direttamente al sostegno degli agricoltori italiani e disponibili da subito. “Se
verranno certificate le premesse di garanzia del mondo produttivo che chiediamo,
noi approveremo la sottoscrizione dell’accordo” ha dichiarato il ministro
dell’Agricoltura Francesco in un incontro stampa precedente alla riunione tra i
ministri dei 27 dell’Agricoltura. “Per noi il Mercosur è un’ottima occasione
come sistema esportatore” ha ricordato, ma “non eravamo disposti e non siamo
disposti a sacrificare alcun settore. Abbiamo chiesto salvaguardia del mondo
produttivo che poteva essere danneggiato da questo tipo di accordo”. Nel corso
della giornata, i partiti di maggioranza hanno continuato a definire la proposta
di Bruxelles come una vittoria italiana. “I 45 miliardi di bilancio europeo in
più destinati alla Pac sono una vittoria dell’Italia, una vittoria di Forza
Italia che, nel Partito Popolare Europeo, ha difeso e sostenuto con forza le
istanze dei nostri agricoltori. Ora ci sono le condizioni per firmare l’accordo
con il Mercosur” ha dichiarato ai microfoni del Tg2 Deborah Bergamini,
responsabile del Dipartimento Esteri e vice segretaria nazionale di Forza
Italia. Per il deputato di Fratelli d’Italia, Antonio Baldelli “il Governo
guidato da Giorgia Meloni dimostra ancora una volta che l’Italia, quando difende
con determinazione i propri interessi, sa farsi rispettare anche in Europa”. E
offre una sua personale lettura: “Da un taglio del 20 per cento inizialmente
previsto, si è giunti invece a un rafforzamento delle risorse destinate alla
Politica agricola comune, con 45 miliardi di euro in più nel prossimo bilancio
pluriennale”. Anche per il senatore leghista Giorgio Maria Bergesio,
vicepresidente della Commissione Attività Produttive del Senato “grazie alla
determinazione del governo, la Commissione europea ha finalmente rivisto i tagli
alla Pac rendendo disponibili ulteriori risorse”. Per Bergesio, però, “se da un
lato è positivo che il fronte guidato dall’Italia abbia ottenuto un cambio di
passo sulla Pac, dall’altro non possiamo accettare che questo diventi una sorta
di compensazione per il via libera all’accordo commerciale con il Mercosur senza
reciprocità. Senza clausole di reciprocità ferree settori strategici come quello
delle carni bovine e avicole, del riso, del mais e dello zucchero subirebbero
una concorrenza sleale insostenibile”.
L’OPPOSIZIONE: “COSÌ GIORGIA MELONI SVENDE L’AGRICOLTURA”
Ma la proposta di Bruxelles non ha convinto tutti. Intanto perché la coperta
resta la stessa. “Con il sempre più probabile sì al Mercosur, Giorgia Meloni si
appresta a svendere l’agricoltura italiana in cambio di un piatto di lenticchie”
commentano gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle (The Left) al Parlamento
europeo. E aggiungono: “Le risorse stanziate per i piani nazionali, infatti,
sono sempre le stesse e questo significa che l’Italia dovrà compensare gli
stanziamenti con ulteriori tagli ai fondi di coesione. Inoltre, i tanto
sbandierati 45 miliardi per gli agricoltori sono solo un anticipo autorizzato
dalla Commissione europea rispetto a pagamenti che già spettano all’Italia”. Un
concetto ribadito anche da Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi/Ale. “Il
governo Meloni accetta promesse vuote da Von der Leyen e cede alla pressione per
sbloccare l’accordo. Altro che nuove risorse per l’agricoltura: siamo davanti a
un’operazione di pura cosmetica politica. È solo un’anticipazione di risorse già
previste, che secondo le proposte sul bilancio 2028-2034 sarebbero state
utilizzabili solo dopo la revisione a metà percorso. Inoltre, la formula fino a
45 miliardi dice tutto: nessuna garanzia, nessun automatismo. Ancora una volta
tutto è rimesso alla discrezionalità degli Stati membri. Gli agricoltori non
ottengono certezze, solo annunci”.
L'articolo Mercosur, la promessa di Bruxelles sulla Pac ammorbidisce l’Italia.
Ma la Francia non ci casca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Bruxelles accontenta l’Italia e aumenta le risorse per la politica agricola
comune, spianando così la strada all’accordo commerciale tra l’Europa e i paesi
sudamericani riuniti nel Mercosur. La Commissione europea ha in pratica offerto
un incentivo agli agricoltori indignati per l’ipotesi di un’intesa con il blocco
sudamericano e per i piani di revisione dei sussidi agricoli europei,
promettendo fondi aggiuntivi per il settore. Come ha scritto la presidente
Ursula von der Leyen in una lettera indirizzata al presidente della presidenza
di turno del Consiglio Ue, Nikos Christodoulides, e alla presidente del
Parlamento europeo, Roberta Metsola, Bruxelles intende modificare la sua
proposta di bilancio per il periodo 2028-2034 per consentire agli agricoltori un
accesso anticipato a circa 45 miliardi di euro, misura che si somma ad altre
riforme a sostegno dell’industria agricola europea.
La promessa era attesa ed è particolarmente rilevante perchè dopo la clamorosa
fumata nera dello scorso dicembre, i ministri dell’Agricoltura dei 27 si
riuniranno eccezionalmente a Bruxelles mercoledì 7 gennaio, per valutare “i
progressi” registrati dalla Commissione per arrivare al quorum richiesto per il
via libera all’intesa con il Mercosur. E così proprio all’indomani del terremoto
Trump sul continente sudamericano, si profila un’apertura rispetto allo stallo
con la caduta del veto dell’Italia, che sarebbe decisiva per arrivare al sì
della maggioranza qualificata dei Paesi membri.
La svolta è maturata nei primissimi giorni del 2026, proprio mentre gli Usa
attaccavano Caracas. Lo schema dell’intesa, di fatto, resta invariato. Le
concessioni richieste dall’Italia al settore agricolo, all’interno dell’accordo
negoziato dalla Commissione e dal Mercosur, erano già presenti e ora arriva il
potenziamento. “Posso confermare che ci sono state discussioni, lavoro e
progressi nelle ultime due settimane. Siamo sulla buona strada”, aveva
sottolineato la portavoce dell’esecutivo Ue Paula Pinho nel primo briefing con
la stampa dell’anno nuovo, dicendosi fiduciosa che la firma “possa avvenire
abbastanza presto”.
Se il via libera dei 27 arrivasse questa settimana, lunedì la presidente della
Commissione potrebbe volare in Sudamerica per la firma proprio nel periodo di
passaggio della presidenza di turno del Mercosur dal Brasile al Paraguay. La
riunione dei ministri dell’Agricoltura dei Paesi membri convocata d’urgenza per
mercoledì per “fare il punto della situazione nel settore agricolo” e discutere
delle “principali preoccupazioni sollevate dagli agricoltori” in merito
all’intesa con il Mercosur, è quindi cruciale. Per la Commissione ci saranno
Maros Sefcovic, l’uomo dei negoziati commerciali, il commissario
all’Agricoltura, Christophe Hansen e il suo omologo con delega alla Salute,
Olivér Várhelyi. Per l’Italia sarà presente Francesco Lollobrigida.
Se alla riunione ci sarà la fumata bianca, il sì formale dei 27 potrebbe
arrivare all’incontro dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) di venerdì 9
gennaio. L’accelerazione a livello dei 27 avrebbe un suo corrispettivo anche
all’Eurocamera, sull’iter per l’ok al regolamento sulle salvaguardie agli
agricoltori. Il sì dell’Ue, salvo colpi di scena, arriverebbe comunque con il
voto contrario della Francia, che ha già annunciato la messa a punto di misure
nazionali per limitare l’import di prodotti sudamericani contenenti teoricamente
sostanze proibite in Europa.
Dopo il blitz degli Usa in Venezuela, la possibile firma tra Ue e Mercosur
acquisirebbe un’importanza geoeconomica ancora maggiore rispetto allo scorso
dicembre. Il Mercosur abbraccia Paesi amici di Donald Trump, come l’Argentina o
il Cile del neopresidente José Antonio Kast, ma anche potenze regionali ben
distanti da Washington, il Brasile di Inacio Lula su tutti. Per l’Ue e per
Ursula von der Leyen, sempre più alle prese con un alleato americano non più
ritenuto affidabile, si tratterebbe di una boccata d’ossigeno.
Segnali più che incoraggianti da Roma. “Accolgo con soddisfazione la decisione
della Commissione Europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta
di nuovo quadro finanziario pluriennale per rendere disponibili, già dal 2028,
ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica Agricola Comune”, ha commentato in
una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Assieme alle risorse
aggiuntive assegnate lo scorso novembre per venire incontro alle richieste del
Parlamento Europeo, quest’iniziativa non solo raggiunge l’obiettivo di
confermare anche per il futuro il livello attuale di finanziamento, come
richiesto dagli agricoltori italiani ed europei, ma mette a disposizione risorse
aggiuntive. Si tratta di un passo in avanti positivo e significativo nel
negoziato che porterà al nuovo bilancio UE, che dimostra che la linea di buon
senso a sostegno dell’agricoltura europea portata avanti con determinazione dal
governo italiano – sottolinea la premier – trova sempre maggiore ascolto a
Bruxelles”.
Per l’Italia, secondo Lollobrigida “il conto segna dunque +10 miliardi di euro
all’agricoltura, mentre a livello di Unione europea l’aumento potenziale delle
risorse può segnare un +94 miliardi di euro per le Politiche agricole e un
budget complessivo di circa 387 miliardi di euro in sette anni”. Secondo il
ministro, ora “l’agricoltura e gli agricoltori italiani potranno svolgere la
loro funzione di garanti della sovranità alimentare e di custodi del territorio
vedendo riconosciuto un giusto reddito”.
L'articolo L’Ue stanza 45 miliardi in più per gli agricoltori e punta al sì
dell’Italia al Mercosur. Meloni canta vittoria proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dobbiamo introdurre un’ora di agricoltura alla settimana fin dalla scuola
primaria perché prendersi cura della terra è il primo modo per prendersi cura
del futuro”. A fare questa proposta che arriverà presto in maniera ufficiale sul
tavolo del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è il
presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella. Il numero uno dell’associazione
che raggruppa la maggior parte degli enologi e enotecnici del nostro Paese è
anche professore universitario di viticoltura alla “Tuscia” di Viterbo, un
osservatorio privilegiato che gli ha permesso di arrivare a lanciare questa
iniziativa a ragion veduta: “In un’epoca – spiega a “Il Fatto Quotidiano.it” –
in cui la tecnologia ci ha semplificato la vita ma ci ha allontanato dalle
nostre radici, dovremmo tornare a parlare di agricoltura sui banchi di scuola.
Dalle elementari. Non come attività occasionale, ma come parte integrante della
formazione. Immagino una scuola in cui, accanto a italiano e matematica, ci
siano alcune ore dedicate all’agricoltura e alla viticoltura: vedere e poi
magari imparare come cresce una vite, come si pota, cosa significa attendere un
raccolto, quanto rispetto serve per l’ambiente e per il lavoro dell’uomo.
Sarebbe un modo per insegnare valori fondamentali: la pazienza, la
responsabilità, la conoscenza del territorio e delle sue risorse”.
La preoccupazione di Cotarella deriva dal fatto che tocca con mano l’ignoranza
che c’è oggi tra le nuove generazioni ma anche il loro desiderio di conoscere:
“I nostri ragazzi devono sapere fin da piccoli da dove vengono i prodotti che
finiscono sulla tavola diversamente continueremo a crescere persone che non
distinguono un albero da frutto. Alla primaria non dev’essere un insegnamento di
biologia e chimica ma un ritorno alle origini, alla bellezza della campagna.
Esiste già un lavoro fatto dalla fondazione “Campagna amica” che va
valorizzato”.
Cotarella non s’accontenta degli orti didattici, delle visite alle fattorie dei
tanti progetti educativi e laboratori già presenti in centinaia di plessi in
Italia: “Restano iniziative isolate. Serve invece una visione nazionale che
riconosca all’agricoltura un ruolo formativo vero, al pari delle altre
discipline. Potremmo chiamarla “educazione agroalimentare”, e al suo interno la
viticoltura avrebbe naturalmente uno spazio importante, perché la vite e il vino
sono parte dell’identità profonda dell’Italia. Far conoscere ai bambini la vite
non significa solo insegnare a coltivarla. Significa far capire che ogni frutto
nasce da equilibrio, cura e attesa. Educare alla terra vuol dire riaccendere la
curiosità verso un mondo che non è fatto solo di fatica, ma anche di scienza, di
tecnica e di creatività”.
Nulla che abbia a che fare con le 33 ore di educazione civica ma una vera e
propria disciplina con voto finale in pagella. Per il presidente di Assoenologi
non esiste luogo in Italia dove non ci sia questa necessità e sarebbe un falso
problema dire che nel capoluogo lombardo, o nella capitale, non serve perché “le
due province agricole più importanti d’Italia sono proprio Roma e Milano” dove
ci sono decine di cascine attive a pochi minuti dal centro. In queste ore il
presidente è già al lavoro per creare un gruppo formato da docenti ed esperti di
tutt’Italia: “Conoscere l’agricoltura ergo la natura significa rispettarla e
prendersi cura anche di chi la abita”, sottolinea al nostro giornale, Cotarella.
L'articolo La proposta di Cotarella (Assoenologi): “Un’ora di agricoltura alla
settimana a partire dalle elementari” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Disordini e scontri durante la marcia attraverso le strade di Bruxelles di
migliaia di agricoltori venuti da tutta Europa per protestare contro le
politiche europee, a iniziare dalla Politica agricola europea. Proprio mentre il
Consiglio Ue discute anche l’accordo di libero scambio previsto tra l’Unione e i
cinque paesi attivi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e
Bolivia), che eliminerebbe progressivamente i dazi su quasi tutti i beni
scambiati tra i due blocchi nei prossimi 15 anni. Discute, ma senza trovare un
accordo, almeno nel primo giorno di Consiglio. L’Ue spera ancora nell’intesa
entro sabato. La presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen ribadisce
che è “di enorme importanza” dare il via libera. Ma la Francia frena e l’Italia
la segue. Gli agricoltori che protestano vogliono maggiori garanzie, anche
rispetto a quelle contenute nel testo approvato dall’Europarlamento. L’Italia
aveva già manifestato l’intenzione di non firmare subito (e lo ha ribadito nelle
ultime ore), ascoltando anche le istanze di Coldiretti che, a Bruxelles,
manifesta anche contro i tagli previsti con la nuova Pac. Sarebbero circa 8mila
i manifestanti (e un migliaio i trattori) che hanno dato partecipato alle
protese nel quartiere europeo.
PATATE, UOVA E PIETRE CONTRO LE RECINZIONI DELLA POLIZIA
Dalle prime ore del mattino, decine di trattori si sono riversati per le strade,
ma è partito alle 12.30 il corteo che dal quartiere della stazione Gare du Nord
di Bruxelles – all’incrocio tra Boulevard Albert II e Boulevard Jardin Botanique
– si è chiuso nei pressi della stazione della metropolitana Arts-Loi nel
pomeriggio. Alla manifestazione, guidata dal Copa-Cogeca, l’unione delle due
principali organizzazioni agricole europee, hanno preso parte anche Coldiretti e
Cia-Agricoltori Italiani. Poco dopo la partenza, però, la manifestazione è
degenerata in violenze nei pressi del Parlamento europeo. Oltre un centinaio i
manifestanti adunati a Place du Luxembourg, decine i trattori parcheggiati
nell’area. La polizia è intervenuta inizialmente con l’uso di idranti per
disperdere i manifestanti, per poi avanzare lanciando fumogeni. I manifestanti
hanno lanciato patate, barbabietole, uova, pietre, bottiglie e petardi. Le
vetrate dell’edificio della Stazione Europa, che si affaccia sulla piazza, sono
state danneggiate. Le forze dell’ordine sono arretrate lungo la recinzione di
filo spinato installata per impedire l’accesso all’Eurocamera e alle abitazioni
circostanti. Nella piazza sono stati appiccati diversi piccoli roghi ed è stato
incendiato l’albero che domina lo spazio centrale, oltre ad alcuni copertoni..
Dopo diverse ore di tensione la polizia belga è riuscita a far sgomberare gli
agricoltori da Place du Luxembourg. Una persona è rimasta ferita durante gli
scontri per lo sgombero. Tra le sigle sindacali presenti nella piazza, la
federazione nazionale dei sindacati degli agricoltori francese (Fnsea), la
federazione dipartimentale dei sindacati degli agricoltori dell’Ile-de-France
(Fdsea) e il sindacato agricolo dei giovani agricoltori, Jeunes agriculteurs
(Cnja).
UNA DELEGAZIONE DI AGRICOLTORI INCONTRA LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE
Nel frattempo, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e
il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa hanno incontrato una prima
delegazione dell’unione delle due grandi organizzazioni ombrello agricole
europee Copa e Cogeca. Un incontro definito “proficuo e produttivo” lo hanno
definito von der Leyen e Costa. “I nostri agricoltori hanno bisogno di
affidabilità e supporto. E l’Europa – hanno aggiunto al termine dell’incontro –
sarà sempre al loro fianco. Con un sostegno forte e duraturo nel bilancio
dell’Ue. Aiuti mirati per le piccole aziende agricole a conduzione familiare e
per i giovani agricoltori. E una semplificazione per semplificare la vita
quotidiana degli agricoltori”. Ma la tensione è alta. Il segretario generale di
Coldiretti, Vincenzo Gesmundo accusa: “Possiamo essere felici di un’Europa che
sottrae 90 miliardi ai contadini per darli alla Germania, per costruire nuovi
carri armati e per finanziare la riconversione industriale?”. Così si è rivolto
alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Siamo in
piazza per dire no a un’Europa che svende l’agricoltura, mette le armi davanti
al cibo, compromette la sicurezza alimentare dell’Unione e rischia di far
chiudere, solo in Italia, oltre 270mila aziende del settore, un terzo del
totale” è l’appello del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani,
Cristiano Fini.
MERCOSUR AL PALO. E MELONI RASSICURA LULA
Nel frattempo, nulla di fatto rispetto agli ultimi giorni sul fronte Mercosur.
Nonostante le parole della presidente della Commissione Ue: “È di enorme
importanza il via libera. Svolge un ruolo centrale nei nostri accordi
commerciali”. In una nota di Palazzo Chigi, Roma ribadisce: “Il Governo italiano
è pronto a sottoscrivere l’intesa non appena verranno fornite le risposte
necessarie agli agricoltori, che dipendono dalle decisioni della Commissione
europea e possono essere definite in tempi brevi”. E il presidente brasiliano,
Luiz Inacio Lula da Silva, in una conferenza stampa racconta di una
conversazione avuta con la premier Meloni: “Mi ha spiegato che non è contraria
all’accordo, ma che sta solo vivendo un certo imbarazzo politico a causa degli
agricoltori italiani, ma che è sicura di riuscire a convincerli ad accettare
l’accordo”. Tra i maggiori sostenitori di un accordo il premier spagnolo, Pedro
Sanchez, secondo cui “sarebbe molto frustrante se l’Europa non riuscisse a
raggiungere un accordo con il Mercosur dopo essere riuscita ad approvare nel
Parlamento europeo le clausole di salvaguardia per il settore primario europeo”.
Ma, a mostrare che il tema sia caldo anche in Spagna, ci sono le parole di
Andoni García, responsabile organizzativo della Coag, la principale
organizzazione professionale agricola della Spagna: “Tutti gli agricoltori
europei, senza distinzioni, rifiutano l’accordo commerciale tra Ue e Mercosur
che, se dovesse essere approvato, avrebbe conseguenze molto dure e inaccettabili
per il settore in Europa”.
L'articolo Consiglio Ue fermo sul Mercosur, la protesta dei trattori infiamma
Bruxelles. Meloni rassicura Lula. “Ma risposte agli agricoltori” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Al Consiglio Europeo di giovedì e venerdì la premier italiana Giorgia Meloni
chiederà il rinvio del voto sul Mercosur, l’accordo di libero scambio tra Unione
Europea e America Latina, perché non tutela gli agricoltori italiani e per
evitare una “débâcle della Commissione Europea”. A poche ore dall’arrivo della
presidente del Consiglio italiano a Bruxelles, suona minaccioso nei confronti di
Bruxelles la nota informativa dell’ufficio studi di Fratelli d’Italia sul
Mercosur. L’Italia ha già annunciato che, nel caso di voto sull’accordo, metterà
il veto insieme alla Francia di Emmanuel Macron risultando decisivi al Consiglio
Europeo e bloccando l’accordo.
A spiegare le ragioni è l’ufficio studi di Fratelli d’Italia in un dossier
riservato, che Il Fatto ha letto, inviato a parlamentari e dirigenti di partito.
Una nota informativa di 5 pagine dal titolo emblematico: “L’Italia chiede il
rinvio della firma dell’accordo Ue-Mercosur”. Nella premessa si spiega che al
Consiglio Europeo che inizia giovedì i leader si confronteranno di nuovo “in
virtù delle sempre più evidenti divergenze di posizione tra i 27,
sull’opportunità di procedere alla firma dell’intesa o posticiparla”. “Secondo i
piani iniziali – si legge ancora – la Presidente della Commissione Ursula von
der Leyen avrebbe dovuto recarsi in Brasile sabato 20 per formalizzare l’accordo
ma il viaggio è molto in bilico”.
Poi nel dossier a uso interno viene illustrata la posizione italiana su un
accordo che dovrebbe essere “accompagnato da alcuni elementi di garanzia per la
produzione agroalimentare italiana ed europea”. Pur premettendo che il testo è
già cambiato “grazie all’Italia” con un fondo da 6,3 miliardi di risarcimenti
per eventuali danni agli agricoltori, una clausola per frenare l’aumento dei
prezzi e più controlli sul cibo, al governo questo non basta: “Sono risultati
importanti che l’Italia ha ottenuto ma che non possono essere considerati
sufficienti a siglare l’accordo adesso in quanto manca l’elemento fondamentale
della reciprocità”, scrivono i vertici di Fratelli d’Italia.
Poi la spiegazione sulla contrarietà del governo italiano d’accordo con la
Coldiretti: “Non si può continuare a imporre agli agricoltori europei regole
ferree sul rispetto dei diritti dei lavoratori e sui diritti dell’ambiente senza
che esse vengano rispettate anche dagli altri Paesi con cui tali accordi vigono.
Il risultato sarebbe un arretramento generalizzato nelle giuste battaglie che
l’Europa si intesta e la desertificazione del nostro tessuto produttivo
agroalimentare. Se noi riteniamo delle regole valide per i nostri agricoltori e
pescatori devono valere anche per i nostri concorrenti. Soprattutto perché
quando è in gioco la qualità del cibo è in gioco la salute dei cittadini
europei”.
L’ufficio studi di Fratelli d’Italia spiega che, rispetto alla Francia, l’Italia
“non ha una posizione oltranzista per il no ma è orientata a un sì
condizionato”, soprattutto dall’introduzione di “clausole a specchio” con i
Paesi del Sud America e a garanzia del tessuto agricolo italiano.
Da qui la conclusione. Visto che il Mercosur “è in discussione da 26 anni” e ci
sono “posizioni divergenti” l’Italia chiede il rinvio del voto: “Ostinarsi a
procedere senza tenere conto della verosimile débâcle che la Commissione
potrebbe incontrare al Consiglio europeo, il 19 e 20 dicembre, non sembra una
scelta saggia”. E dunque “il rinvio permetterebbe di lavorare assieme, evitando
spaccature che non fanno il bene dell’UE e della sua immagine nel mondo”.
L'articolo Mercosur, il dossier riservato di FdI: “L’Italia per il rinvio, se si
vota l’Ue rischia la debacle” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una vera Scuola Contadina. Per apprendere saperi come l’olivicoltura, la
viticoltura, l’apicoltura, l’orticoltura ma anche la panificazione naturale, i
laboratori di ceramica, di cesteria e di autocostruzione. Il tutto senza
spendere nulla. È un progetto realizzato dall’area Ecologia dell’Unione
Buddhista Italiana e dall’associazione Mondeggi Bene Comune con il sostegno dei
fondi 8xmille dell’Unione Buddhista Italiana. Parte nel fine settimana del 13 e
14 dicembre – è la sesta edizione – presso la comunità di Mondeggi in Toscana.
Di che si tratta, più in particolare e a chi è rivolto? “È un percorso di
formazione aperto e gratuito per acquisire strumenti e conoscenza di
coltivazione della terra, dedicato a chi lavora nei campi ma anche a chiunque
desideri conoscere meglio un’agricoltura attenta agli aspetti ecologici e
sociali del territorio”, spiega Silvia Francescon, responsabile del settore
Ecologia dell’Unione Buddhista, che ne è co-ideatrice. “Gli incontri”, precisa,
“sono nel fine settimana, fino a maggio, si può aderire anche a un singolo
modulo, oppure sceglierli tutti. L’unico contributo è piccolo ed è per i pasti,
tutti fatti con prodotti locali. L’obiettivo non è solo quello di insegnare
pratiche, ma anche creare relazioni, comunità ecologiche. E liberare il sapere
agricolo dalle logiche del profitto, diffondendo pratiche sostenibili, etiche e
condivise, per un’agricoltura al servizio delle persone e dell’ambiente”.
Ma come si arriva da una laurea in Giurisprudenza a ideare una Scuola Contadina?
Francescon racconta come galeotta sia stata una famiglia contadina veneta, con
un papà che narrava ricordi di guerra, mentre le mucche riscaldavano la stalla.
Un padre che portava pomodori dall’orto e che a sei anni le dice “coltiva da
sola il tuo pezzo di terra”. Nasce da lì per Silvia un amore per il mondo
contadino, per la biodiversità e per il suolo, ma anche per la montagna. La vita
successiva è stata una carriera nel mondo del diritto ambientale. Dopo una
laurea in giurisprudenza e una specializzazione in diritto internazionale
dell’ambiente a Londra, Francescon si muove in varie organizzazioni
internazionali come il Wto. Poi passa alla Commissione europea dove si occupa di
agricoltura, Ogm e principio di precauzione, poi all’Ocse a Parigi, quindi il
ritorno in Italia, al ministero dell’Ambiente per occuparsi di biodiversità e
biosicurezza. Ancora, di nuovo, due anni all’Onu, in seguito a Palazzo Chigi,
chiamata a coordinare la task force del G8. Non basta: lavora nove anni allo
European Council on Foreign Relation e infine, oggi, come Esperta senior di
politica estera presso ECCO, il think tank italiano per il clima. Oggi è anche
ricercatrice sul tema dell’ecologia profonda e dei diritti della natura
all’Università Ca’ Foscari di Venezia, presso The New Institute Center for
Environmental Humanities (NICHE).
Accanto a questa vita c’è, però, sempre l’altra, ed è quella della pratica
buddhista tibetana, presente da sempre. Silvia riesce a unire meditazione e
ambiente, e infatti cinque anni fa viene chiamata a occuparsi di ecologia
all’interno dell’Unione Buddhista Italiana. “Il buddhismo spiega che tutto è
interdipendente”, dice. “E che anche una sola foglia esiste grazie a un insieme
di fattori, sole, luce, terra, acqua. Noi stessi respiriamo per un terzo grazie
agli alberi per altri due terzi grazie agli oceani. L’altro elemento è quello
della compassione, non a caso noi lavoriamo molto per una moratoria sugli
allevamenti intensivi. Infine, lavoriamo sul tema dell’agricoltura rigenerativa,
e anche sulla questione del sostegno alle comunità. Ecco perché abbiamo lanciato
questa Scuola contadina gratuita”.
Tra le novità di quest’anno, c’è la collaborazione con la Rete Italiana
MicroFarmer, con cui è organizzato un intero fine settimana di scambio di
esperienze e pratiche sull’agricoltura di piccola scala e la partecipazione
degli studenti del percorso “Coltivare Gaia”, che portano all’interno della
Scuola un lavoro condiviso di riflessione e sperimentazione sulle pratiche
agroecologiche e comunitarie. Spiega Francescon: “La scuola c’è ogni due anni,
però tengo a precisare che non restiamo fermi. Nell’anno in cui non c’è la
Scuola Contadina, c’è una scuola di formazione che si chiama, appunto,
‘Coltivare Gaia’, che ha il patrocinio dell’Università di Firenze, a numero
chiuso con selezione, abbiamo quaranta posti. Si tratta di una vera e propria
scuola di ecologia politica che va a formare alcuni formatori della Scuola
Contadina”. Insomma, un circuito virtuoso, in cui negli anni si alternano
“Coltivare Gaia” e Scuola Contadina, teoria e pratica. E adesso, appunto,
riparte la seconda. Per consultare il calendario completo e iscriversi si può
andare qui: https://gategate.it/ecologia-scuolacontadina/ e
www.mondeggibenecomune.org.
L'articolo Una Scuola Contadina gratuita sui saperi dell’agricoltura:
l’iniziativa dell’Unione Buddhista e di Mondeggi Bene Comune proviene da Il
Fatto Quotidiano.