“Trump pensi a casa sua senza voler andare a comandare in casa d’altri”. Lo
dicono gli agricoltori che sono scesi in piazza oggi a Milano chiamati a
raccolti da Coldiretti Lombardia. Sono arrivati con trattori e campanacci
davanti alla stazione Centrale per denunciare la situazione di difficoltà che
sta vivendo il settore agricolo e per dire no alla guerra in Iran. L’attacco
lanciato dal presidente statunitense è visto con grande freddezza dagli
agricoltori lombardi. “Le guerre portano solo distruzione e fame” dicono alcuni
agricoltori che puntano il dito sull’aumento dei costi dei carburanti. Un
incremento “fino al 50 per cento in una sola settimana”. Se si pensa che per
fare il pieno di un trattore servono due quintali di gasolio, l’impatto sulle
aziende è immediato. E si unisce alla difficoltà di reperire i concimi. Il vice
presidente della Coldiretti Lombardia Alessandro Rota stima un aumento in media
di “diecimila euro per ogni azienda”. Questo avviene all’inizio della stagione
agricola quando la richiesta di carburante è maggiore. E tra gli agricoltori
serpeggia il malumore. Se si chiede se si sentono tutelati dal governo c’è chi
risponde “in parte però ci dovrebbe aiutare di più soprattutto in questi
momenti”.
L'articolo L’allarme della Coldiretti: “Con la guerra aumenteranno carburante e
concimi. Governo Meloni? Ora ci tuteli” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Agricoltura
di Matteo Pagliuso
Siccità, frane, aumento delle temperature: le conseguenze del cambiamento
climatico sono già una realtà in Italia, lo dimostrano i 376 eventi recensiti
nel 2025 dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente. Di fronte a questa
realtà, l’agricoltura moderna dovrà adattarsi a queste nuove sfide cambiando i
suoi metodi.
Per anni, il modello dominante nell’agricoltura fu rappresentato da aziende che
coltivano grandissime aree intensivamente con la monocultura (cultura di una
specie su grandi aree). La poca diversità di piante che di conseguenza si
trovano su queste aree permette agli insetti nocivi di proliferare nei frutteti
e nelle altre colture provocando anche una perdita di biodiversità. La
proliferazione di questi nocivi in questo modello si combatte spesso con
pesticidi nocivi sia per noi che per la biodiversità. Per mantenere un suolo
fertile, necessario per produrre grandi quantità di cibo, si usano concimi
chimici che arricchiscono, in breve termine, molto il suolo, ma provocano a
lungo termine il suo inquinamento. I problemi derivanti da questo metodo di
coltura sono l’erosione e l’impoverimento nel suolo e la perdita di
biodiversità.
A questo modello si oppongono oggi diversi modelli alternativi che si ispirano
sia a idee nuove sia a metodi usati all’epoca. Vediamo, per esempio, alcuni
agricoltori utilizzare nuovamente la rotazione delle colture, altri invece
cercano di fare agricoltura rigenerativa per aumentare la biodiversità e la
qualità del suolo, altri ancora promuovono un’agricoltura in cui non si lavora
il suolo. Le idee sono tante e permettono di pensare diversamente l’agricoltura
del futuro che dovrà affrontare nuove sfide climatiche. La fattoria del Bec
Hellouin, in Francia, può essere un modello di ispirazione da seguire.
L’agricoltura di domani dovrà per forza adattarsi al cambiamento climatico per
essere sostenibile e redditizia. È una necessità pensare all’agricoltura di
domani perché dovremmo, in un mondo di crisi e instabilità, cercare di essere un
paese sovrano dal punto di vista alimentare. Dovrebbe essere una priorità
nazionale quella di assicurare l’autonomia alimentare del paese, cercando di
favorire i produttori locali. È una scelta personale quella di recarsi
direttamente, se si può, dal produttore per acquistare la frutta e verdura di
cui abbiamo bisogno. Questo favorirebbe anche l’agricoltore che può incassare
direttamente il suo profitto senza passare dagli intermediari che prendono gran
parte del suo guadagno, ma è anche una scelta ecologica perché evitiamo di
consumare un prodotto che viene da lontano.
Oltre alla scelta personale ci dovrebbe anche essere un’azione politica che
cerchi di aiutare i nostri agricoltori. Si dovrebbe, per esempio, evitare di
importare prodotti esteri che fanno concorrenza ai nostri prodotti italiani. Il
Ceta è, per esempio, un accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il
Canada che andrebbe rivisto sull’agricoltura perché gli agricoltori canadesi
possono usare prodotti chimici vietati da noi, come il glufosinato (erbicida),
su cibo che verrà importato nel nostro Paese. Sono sostanze che si ritrovano
dopo nel cibo che mangiamo in Europa come dimostrato da GreenMe o il giornalista
francese Hugo Clément. È dunque un problema per il consumatore che mangia un
prodotto tossico, ma anche per il produttore che non può competere di fronte a
questa concorrenza.
Per un’agricoltura più sostenibile, tutti dobbiamo fare degli sforzi. Noi
consumatori dovremmo cercare di comprare dai nostri agricoltori locali per
favorire le filiere corte e migliorare le loro condizioni. Gli agricoltori
dovrebbero cerca di adottare, per alcuni, metodi più rispettosi dell’ambiente
mentre la politica dovrebbe cercare di aiutarli per poter essere un paese
autonomo a medio e lungo termine. La scelta è sia personale che politica.
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L'articolo Siccità, frane, climate change: l’agricoltura moderna dovrà adattarsi
a queste nuove sfide proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Corte dei Conti boccia su tutta la linea la proposta presentata nel 2025
dalla Commissione europea per la nuova Politica Agricola Comune, che
disciplinerà il settore dal 2028 al 2034. Più complessa, con meno fondi dedicati
e, di conseguenza, per nulla incentrata sulla semplificazione. Secondo i
magistrati contabili, infatti, le complicate modalità di programmazione e
approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa,
rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i
beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi. Non solo. Nella proposta
presentata da Bruxelles con un obiettivo dichiarato di “semplificazione”, la
Corte dei Conti sottolinea che, tutti gli aspetti critici indicati, potrebbero
compromettere proprio questo obiettivo. Molto critico, dunque, il parere fornito
al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue relative alla Pac e
all’organizzazione comune dei mercati (Ocm). Una posizione che trova l’accordo
delle associazioni di categoria, sul piede di guerra da mesi contro alcune
modifiche storiche di una Politica agricola comune che, però, in qualche modo va
modificata se finora ha portato nei Paesi membri alla perdita, tra il 2007 e il
2022, di quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni, con un
calo del 44%. La Pac, finora, ha aiutato più le grandi realtà e l’agroindustria
ma, di fatto, questa volta rischia di non accontentare nessuno. Come dimostrano
le proteste dei trattori in tutta Europa, anche contro il Mercosur.
LA PROPOSTA DI MODIFICA CHE TOGLIE IL FONDO SPECIFICO ALL’AGRICOLTURA
All’interno del progetto di bilancio dell’Ue per il 2028-2034, ossia del Quadro
finanziario pluriennale (QFP), per un ammontare complessivo di 2mila miliardi di
euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente maggiore, con una dotazione
finanziaria di circa 865 miliardi di euro. La Politica agricola comune, che è
attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’Ue, sarebbe
finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima
volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo
specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un
notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a
due pilastri della Pac: uno diretto per gli agricoltori e il settore
agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale. Secondo la Corte, però, per
come è stata disegnata la struttura della Pac è più complessa, tanto da rendere
i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari, con il rischio di ritardi
nell’erogazione dei fondi. Passando alle cifre, la Pac riceverebbe la dotazione
di bilancio minima di 293,7 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli
agricoltori (importo “riservato”), mentre altre misure – come il programma di
sviluppo rurale Leader, il sostegno alle regioni ultraperiferiche e il programma
dell’Ue destinato alle scuole – sarebbero finanziati dall’importo “non
riservato”. Un accordo interistituzionale suggerisce un “obiettivo rurale” del
10 % dell’importo non riservato (almeno 48,7 miliardi di euro a prezzi
correnti). Inoltre, nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur, la Commissione ha
proposto che i paesi dell’Ue abbiano accesso anche a circa 45 miliardi di euro
dell’importo di flessibilità a partire dal 2028, per rispondere alle esigenze
degli agricoltori e delle comunità rurali.
IMPORTI, FLESSIBILITÀ E TRASPARENZA: “TUTELARE REDDITO EQUO E AMBIENTE”
I magistrati contabili, però, sottolineano che con questa impostazione l’importo
complessivo dei finanziamenti della Politica agricola comune sarà noto solo dopo
l’adozione dei piani nazionali nell’ambito del Fondo unico. “Per i destinatari
dei fondi – scrive la Corte dei Conti – ciò potrebbe rendere imprevedibile, in
fase di pianificazione, l’importo dei finanziamenti che possono attendersi.
Inoltre, diverrebbe problematico anche confrontare la spesa per la Pac
nell’ambito dell’attuale Quadro finanziario pluriennale e la potenziale
dotazione nell’ambito del prossimo quadro”. Data la portata delle modifiche
proposte e la flessibilità concessa ai paesi dell’Ue nella preparazione dei
rispettivi piani nazionali, poi, risulterebbe difficile formulare stime
realistiche riguardo all’impatto che le proposte della Commissione potrebbero
avere sulle dotazioni di spesa nazionali. “La maggiore flessibilità consentita
ai paesi dell’Ue – spiega la Corte dei Conti – non dovrebbe mettere a rischio
gli obiettivi comuni della Pac, quali un reddito equo per gli agricoltori, la
tutela dell’ambiente, l’azione per il clima e la sicurezza alimentare”. Il nuovo
assetto, invece, potrebbe creare disparità tra gli agricoltori e incidere
negativamente sulla concorrenza leale e sul funzionamento del mercato interno.
Per attenuare tale rischio, secondo i magistrati contabili la Commissione dovrà
rafforzare ed esercitare efficacemente il proprio ruolo direttivo. I pagamenti
della Pac agli Stati membri possono essere basati sulle realizzazioni oppure sul
conseguimento di traguardi e obiettivi. E questo è un altro motivo di incertezza
a causa della scarsa chiarezza su quali interventi della Pac dovrebbero essere
basati sulle realizzazioni e quali sul raggiungimento di traguardi e obiettivi,
con conseguenti possibili incoerenze tra i diversi paesi dell’Ue. A tale
riguardo, la Corte sottolinea che la rendicontabilità e la tracciabilità
dovrebbero essere garantite anche quando gli interventi sono basati su traguardi
e obiettivi. In particolare, la tracciabilità dai conti ai beneficiari finali,
quali gli agricoltori, è una condizione imprescindibile affinché la Corte dei
conti europea possa svolgere il proprio ruolo.
LE REAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA (DA MESI SUL PIEDE DI GUERRA)
E le reazioni non si sono fatte attendere. “Il parere della Corte dei Conti
europea porti i colegislatori a riflettere su queste preoccupazioni e ad
adattare la proposta della Commissione recependo i suggerimenti necessari a
contrastare i rischi enunciati” commenta Confagricoltura. E aggiunge: “Il fatto
che i governi possano decidere di destinare o meno, al di fuori della ‘riserva
agricola garantita’ una consistente quota di risorse al settore primario o ad
altri àmbiti, crea una conseguente potenziale disparità nella capacità
competitiva delle imprese agricole nell’ambito stesso dell’Ue”. I rilievi della
Corte dei Conti Ue “confermano le perplessità manifestate dalla Coldiretti sulle
criticità della proposta della Commissione Ue, che rischia di snaturare la
Politica agricola comune, complicare le regole per l’accesso ai fondi delle
imprese, andare in direzione opposta alle esigenze di semplificazione e far
venire meno quell’eccezionalismo agricolo che ha garantito la crescita della
produzione agroalimentare europea” sostiene Coldiretti. Sulla stessa linea il
presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini: “Anche la
Corte dei conti europea dà ragione agli agricoltori. Nel suo parere sulla
proposta di riforma della Pac post 2027, l’organo di controllo dell’Ue conferma
tutti i timori avanzati dal settore primario e dà piena legittimazione alle
nostre preoccupazioni”. Secondo il presidente della Copagri, Tommaso Battista,
il parere della Corte de Conti “non fa altro che confermare quanto andiamo
dicendo da tempo, ovvero che l’attuale impostazione della Pac post2027 mostra
più di qualche stortura, sulla quale bisogna intervenire con la massima urgenza
per scongiurare il rischio di incidere sulla redditività dei produttori agricoli
e, di conseguenza, sulla sicurezza alimentare di tutta l’Europa, così come sulla
sostenibilità ambientale e sociale di un comparto che apporta un contributo
insostituibile in termini di tutela e presidio del territorio”.
L'articolo Politica agricola comune, la Corte dei Conti Ue boccia la proposta di
Bruxelles: “Più complessità e incertezza su fondi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
In Germania ci sono troppe patate tanto che gestirle è diventato un serio
problema. L’anno scorso i produttori tedeschi hanno raccolto circa 13,4 milioni
di tonnellate di patate, un dato pari a circa il 17 per cento in più rispetto
alla media degli anni precedenti. Il risultato è stato un surplus difficile da
vendere e costoso da conservare: una situazione che ha portate molte aziende a
distruggere una parte consistente del raccolto per evitare una svalutazione del
tubero e un calo dei prezzi sul mercato.
Da quest’anomalia è nato il progetto 4.000 Tonnen, letteralmente “4.000
tonnellate”, per regalare patate a Berlino e dintorni. L’iniziativa, secondo
quanto spiegato dal sito ufficiale, è promossa dal quotidiano Berliner
Morgenpost e sostenuta dal motore di ricerca ecologico Ecosia, che finanzia il
trasporto delle patate prodotte dall’azienda agricola Osterland Agrar GmbH
vicino Lipsia. Le patate vengono caricate, spostate, consegnate in città e poi
distribuite gratuitamente attraverso una rete di 174 punti di ritiro a cui
possono rivolgersi in particolare organizzazioni, enti e scuole ma anche singoli
cittadini. Le prime spedizioni sono state di 22 tonnellate e successivamente di
oltre 130, programmate nei giorni successivi per gestire meglio la catena.
Così il gesto del dono collettivo è diventato una risposta pratica allo spreco
alimentare. Tuttavia, gli organizzatori hanno dichiarato che probabilmente il
progetto non sarà in grado di coprire la distribuzione di tutta la partita per
ragioni di costo. Un’operazione che però è stata osteggiata dalle associazioni
di categoria perché, a loro avviso, minerebbe alla stabilità del settore.
In fondo al sito del progetto, vengono ribaditi i valori dell’iniziativa: “4.000
tonnellate di patate hanno lo stesso valore nutrizionale di 1.800 tonnellate di
pollo“, un tipo di allevamento che pesa sull’ambiente per l’alimentazione a base
di soia: “In Brasile – concludono – verrebbero disboscati 350 ettari di foresta
pluviale in meno” se non mangiassimo più pollo.
L'articolo Troppe le patate raccolte quest’anno in Germania: così 4mila
tonnellate verranno regalate (invece di essere distrutte) proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Venerdì 8 gennaio centinaia di trattori hanno raggiunto il piazzale della
stazione centrale di Milano per protestare contro l’accordo Mercosur. “L’accordo
manderà in crisi centinaia di migliaia di aziende agricole” raccontano gli
agricoltori che hanno rovesciato balle di fieno e latte davanti alla Regione in
segno di protesta che si dicono “traditi dal governo”.
L'articolo Mercosur, gli agricoltori rovesciano il latte per le strade di
Milano: “Traditi dal governo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Milano, su trattori sale anche l’eurodeputata leghista Silvia Sardone. “Noi
abbiamo detto di no in Europa convintamente al Mercosur” racconta dal palco
Sardone raccogliendo alcuni applausi. Ma subito dopo interviene Gabriele
Ponzano, degli agricoltori autonomi italiani, che si rivolge direttamente
all’onorevole: “Lei fa parte di un partito, la Lega, che ha votato no in Europa,
ma adesso il pallino ce l’ha il governo italiano dunque vorrei che questa
determinazione si vedesse anche in Italia. Non basta dire no in Europa, dobbiamo
dire no anche come governo italiano”.
L'articolo Mercosur, a Milano anche la leghista Sardone sale sui trattori. Gli
agricoltori protestano: “State al governo. Non basta dire no in Europa” proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Alcuni agricoltori francesi sono entrati a Parigi per protestare contro
l’accordo commerciale Mercosur fra l’Unione europea e i Paesi latino americani.
Un “centinaio” di trattori, secondo gli organizzatori, sono riusciti ad arrivare
alle porte della capitale all’alba ma secondo il ministero dell’Interno “la
maggior parte sono stati bloccati alle porte” della città, mentre una ventina
circolavano verso le 8 in centro.
Nonostante i divieti gli agricoltori hanno raggiunto i principali monumenti
della Capitale, tra cui la Tour Eiffel e l’Arco di Trionfo. “Vogliamo essere
ricevuti oggi dalla presidente dell’Assemblée Nationale – ha dichiarato il
presidente del Coordinamento rurale, secondo sindacato agricolo francese,
Bertrand Venteau – e dal presidente del Senato”.
Mobilitato da settimane, il settore agricolo francese affronta diverse crisi:
l’epidemia di dermatosi nodulare contagiosa che sta decimando i bovini, il calo
dei prezzi del grano, l’aumento dei concimi e la minaccia di una concorrenza più
agguerrita nel caso di firma da parte dell’Unione europea di un accordo di
libero scambio con 4 Paesi del Sudamerica (Argentina, Brasile, Uruguay e
Paraguay) sul quale si stava trattando da 25 anni e che sembra arrivato in
dirittura d’arrivo.
Video @PaulAgriculteurdu62
L'articolo Gli agricoltori entrano a Parigi: trattori davanti all’Arco di
Trionfo e sugli Champs-Élysées – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sull’accordo Ue-Mercosur, al termine della riunione straordinaria tra i ministri
dell’Agricoltura Ue, a Bruxelles, Ursula von der Leyen non incassa ancora il via
libera ufficiale dei Paesi contrari. La Francia resta immobile (e potrebbe
lasciare tutta la responsabilità all’Italia) e Roma prende tempo, ma è
certamente più vicina al sì di quanto non lo fosse pochi giorni fa. L’apertura è
dovuta alla proposta messa sul piatto dalla presidente della Commissione Ue per
avere, anche da Italia e Francia, il via libera per l’accordo Ue-Mercosur, che
apre le porte del mercato europeo a carne bovina, pollo, zucchero e miele in
arrivo senza oneri dall’America Latina. Ma ciò che offre von der Leyen non è un
aumento dell’importo complessivo del bilancio 2028-34 riservato alla Politica
agricola comune e neppure di un dietrofront rispetto alla nuova struttura,
contestatissima, che prevede un fondo unico per Pac e per le risorse destinate
alla Coesione, con cui si finanziano le azioni che mirano a ridurre le disparità
regionali promuovendo lo sviluppo sostenibile. Si tratta perlopiù di risorse già
previste, rese disponibili in anticipo. E questo il Governo Meloni lo sa bene,
così come lo sa bene Macron. “Abbiamo intenzione di discutere e cercare di
prendere una decisione” sull’accordo commerciale con il Mercosur “alla fine di
questa settimana” ha detto la ministra dell’agricoltura di Cipro (che detiene la
presidenza di turno del Consiglio Ue), Maria Panayiotou, in un punto stampa al
termine della riunione straordinaria. Il prossimo step è la riunione degli
ambasciatori dei Paesi Ue è prevista venerdì, 9 gennaio. Se in quella occasione
ci sarà l’intesa, la firma definitiva è prevista per il 12 gennaio, in Paraguay,
dopo un negoziato lungo oltre un quarto di secolo. Alla riunione dei ministri
dell’Agricoltura hanno partecipato anche i commissari Ue all’Agricoltura,
Christophe Hansen, al Commercio, Maros Sefcovic e alle relazioni
interistituzionali, Olivér Varhelyi. E che la riunione sia stata accesa lo si
evince dalle parole del commissario Sefcovic: “Dopo aver avuto molteplici
discussioni, credo che abbiamo affrontato le reali preoccupazioni con soluzioni
reali”.
LA FRANCIA DÀ BATTAGLIA
E le discussioni ci sono state. La ministra dell’Agricoltura francese, Annie
Genevard, ha persino ricordato la conclusione delle trattative, a dicembre 2024
“decisa in modo autoritario dalla presidente della Commissione europea, in un
momento in cui la Francia era in difficoltà”. Parigi è consapevole che
probabilmente “l’Italia voterà a favore del Mercosur”, ma resta sulla sua
posizione e, anzi, annuncia battaglia sostenendo che l’accordo potrebbe essere
bloccato anche dopo l’eventuale firma in Paraguay, qualora il Parlamento europeo
dovesse opporsi. “Finché una battaglia non è conclusa, non è persa” ha
dichiarato, sottolineando che “non è affatto garantito che l’accordo venga
approvato dal Parlamento europeo”. Il commissario Sefcovic, però, dice che la
Commissione non si è limitata ad ascoltare le preoccupazioni, ma è andata “oltre
come mai prima”, mettendo a punto “un pacchetto mirato senza precedenti, con
salvaguardie senza precedenti, reti di sicurezza, controlli e verifiche
rigorose”. Ed ha ricordato che l’accordo Ue-Mercosur dovrebbe “aumentare le
esportazioni agroalimentari dell’Ue verso la regione del 50%, eliminando dazi
che oggi possono arrivare fino al 55%” e che l’intesa includerà “344 indicazioni
geografiche dell’Ue”, a tutela dei prodotti alimentari e delle bevande iconiche
europee.
COSA HA OFFERTO DAVVERO BRUXELLES
Parole che arrivano dopo la mossa principale messa a segno da Bruxelles. Ma che
cosa ha davvero proposto la Commissione Ue? Semplicemente la possibilità di
spendere subito i 293,7 miliardi di euro destinati alla Pac 2028-2035, quindi
già a partire dal primo anno del prossimo ciclo di bilancio settennale, invece
di aspettare per una parte delle risorse le revisioni di metà mandato previste
per il 2032. Una prassi utilizzata per aggiustare il tiro se serve, in quanto i
fondi non ancora spesi (e bloccati) vengono erogate solo se i Paesi soddisfano
alcune condizioni. Questa volta, invece, tutte le risorse potranno essere messe
a disposizione già nel 2028. Una scelta saggia? Sulla proposta di Bruxelles le
opinioni sono molto diverse. Perché se da un lato aumentano i fondi spendibili
da subito, dall’altro il cambio delle regole e il venir meno delle condizioni
per accedere a tutte le risorse crea qualche perplessità. La presidente della
Commissione Ue, inoltre, nella lettera inviata ai presidenti di Consiglio e
Parlamento europeo, ha aperto anche alla possibilità di regole meno stringenti
per avere accesso ai finanziamenti per le zone rurali (per l’Italia si tratta di
circa 5 miliardi complessivamente), normalmente destinati a progetti che seguono
obiettivi precisi, quali connettività delle aree, livelli più alti di
occupazione, qualità del lavoro e sostenibilità ecologica. Come verrebbero ora
destinati questi fondi e con quali criteri non è dato saperlo. Tutto confermato
nella riunione con i ministri dell’Agricoltura: il sostegno al reddito degli
agricoltori sarà salvaguardato attraverso uno stanziamento di 293,7 miliardi di
euro nell’ambito dei Piani di partenariato nazionali e regionali. È stata
inoltre proposta la creazione di una riserva di crisi da 6,3 miliardi destinata
a proteggere il comparto dagli shock di mercato e dagli eventi climatici
avversi. Almeno il 10% di ogni piano nazionale, inoltre, pari a circa 48,7
miliardi di euro, sarà vincolato allo sviluppo rurale, con la possibilità per
gli Stati membri di mobilitare immediatamente fino a due terzi dei fondi
previsti per la revisione di medio termine (circa 45 miliardi di euro) già dal
2028.
IL MINISTRO LOLLOBRIGIDA CHIEDE GARANZIE –
Secondo il ministro per l’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, i 45 miliardi
sbloccati da subito si tradurrebbero in circa 10 miliardi di euro, destinati
direttamente al sostegno degli agricoltori italiani e disponibili da subito. “Se
verranno certificate le premesse di garanzia del mondo produttivo che chiediamo,
noi approveremo la sottoscrizione dell’accordo” ha dichiarato il ministro
dell’Agricoltura Francesco in un incontro stampa precedente alla riunione tra i
ministri dei 27 dell’Agricoltura. “Per noi il Mercosur è un’ottima occasione
come sistema esportatore” ha ricordato, ma “non eravamo disposti e non siamo
disposti a sacrificare alcun settore. Abbiamo chiesto salvaguardia del mondo
produttivo che poteva essere danneggiato da questo tipo di accordo”. Nel corso
della giornata, i partiti di maggioranza hanno continuato a definire la proposta
di Bruxelles come una vittoria italiana. “I 45 miliardi di bilancio europeo in
più destinati alla Pac sono una vittoria dell’Italia, una vittoria di Forza
Italia che, nel Partito Popolare Europeo, ha difeso e sostenuto con forza le
istanze dei nostri agricoltori. Ora ci sono le condizioni per firmare l’accordo
con il Mercosur” ha dichiarato ai microfoni del Tg2 Deborah Bergamini,
responsabile del Dipartimento Esteri e vice segretaria nazionale di Forza
Italia. Per il deputato di Fratelli d’Italia, Antonio Baldelli “il Governo
guidato da Giorgia Meloni dimostra ancora una volta che l’Italia, quando difende
con determinazione i propri interessi, sa farsi rispettare anche in Europa”. E
offre una sua personale lettura: “Da un taglio del 20 per cento inizialmente
previsto, si è giunti invece a un rafforzamento delle risorse destinate alla
Politica agricola comune, con 45 miliardi di euro in più nel prossimo bilancio
pluriennale”. Anche per il senatore leghista Giorgio Maria Bergesio,
vicepresidente della Commissione Attività Produttive del Senato “grazie alla
determinazione del governo, la Commissione europea ha finalmente rivisto i tagli
alla Pac rendendo disponibili ulteriori risorse”. Per Bergesio, però, “se da un
lato è positivo che il fronte guidato dall’Italia abbia ottenuto un cambio di
passo sulla Pac, dall’altro non possiamo accettare che questo diventi una sorta
di compensazione per il via libera all’accordo commerciale con il Mercosur senza
reciprocità. Senza clausole di reciprocità ferree settori strategici come quello
delle carni bovine e avicole, del riso, del mais e dello zucchero subirebbero
una concorrenza sleale insostenibile”.
L’OPPOSIZIONE: “COSÌ GIORGIA MELONI SVENDE L’AGRICOLTURA”
Ma la proposta di Bruxelles non ha convinto tutti. Intanto perché la coperta
resta la stessa. “Con il sempre più probabile sì al Mercosur, Giorgia Meloni si
appresta a svendere l’agricoltura italiana in cambio di un piatto di lenticchie”
commentano gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle (The Left) al Parlamento
europeo. E aggiungono: “Le risorse stanziate per i piani nazionali, infatti,
sono sempre le stesse e questo significa che l’Italia dovrà compensare gli
stanziamenti con ulteriori tagli ai fondi di coesione. Inoltre, i tanto
sbandierati 45 miliardi per gli agricoltori sono solo un anticipo autorizzato
dalla Commissione europea rispetto a pagamenti che già spettano all’Italia”. Un
concetto ribadito anche da Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi/Ale. “Il
governo Meloni accetta promesse vuote da Von der Leyen e cede alla pressione per
sbloccare l’accordo. Altro che nuove risorse per l’agricoltura: siamo davanti a
un’operazione di pura cosmetica politica. È solo un’anticipazione di risorse già
previste, che secondo le proposte sul bilancio 2028-2034 sarebbero state
utilizzabili solo dopo la revisione a metà percorso. Inoltre, la formula fino a
45 miliardi dice tutto: nessuna garanzia, nessun automatismo. Ancora una volta
tutto è rimesso alla discrezionalità degli Stati membri. Gli agricoltori non
ottengono certezze, solo annunci”.
L'articolo Mercosur, la promessa di Bruxelles sulla Pac ammorbidisce l’Italia.
Ma la Francia non ci casca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Bruxelles accontenta l’Italia e aumenta le risorse per la politica agricola
comune, spianando così la strada all’accordo commerciale tra l’Europa e i paesi
sudamericani riuniti nel Mercosur. La Commissione europea ha in pratica offerto
un incentivo agli agricoltori indignati per l’ipotesi di un’intesa con il blocco
sudamericano e per i piani di revisione dei sussidi agricoli europei,
promettendo fondi aggiuntivi per il settore. Come ha scritto la presidente
Ursula von der Leyen in una lettera indirizzata al presidente della presidenza
di turno del Consiglio Ue, Nikos Christodoulides, e alla presidente del
Parlamento europeo, Roberta Metsola, Bruxelles intende modificare la sua
proposta di bilancio per il periodo 2028-2034 per consentire agli agricoltori un
accesso anticipato a circa 45 miliardi di euro, misura che si somma ad altre
riforme a sostegno dell’industria agricola europea.
La promessa era attesa ed è particolarmente rilevante perchè dopo la clamorosa
fumata nera dello scorso dicembre, i ministri dell’Agricoltura dei 27 si
riuniranno eccezionalmente a Bruxelles mercoledì 7 gennaio, per valutare “i
progressi” registrati dalla Commissione per arrivare al quorum richiesto per il
via libera all’intesa con il Mercosur. E così proprio all’indomani del terremoto
Trump sul continente sudamericano, si profila un’apertura rispetto allo stallo
con la caduta del veto dell’Italia, che sarebbe decisiva per arrivare al sì
della maggioranza qualificata dei Paesi membri.
La svolta è maturata nei primissimi giorni del 2026, proprio mentre gli Usa
attaccavano Caracas. Lo schema dell’intesa, di fatto, resta invariato. Le
concessioni richieste dall’Italia al settore agricolo, all’interno dell’accordo
negoziato dalla Commissione e dal Mercosur, erano già presenti e ora arriva il
potenziamento. “Posso confermare che ci sono state discussioni, lavoro e
progressi nelle ultime due settimane. Siamo sulla buona strada”, aveva
sottolineato la portavoce dell’esecutivo Ue Paula Pinho nel primo briefing con
la stampa dell’anno nuovo, dicendosi fiduciosa che la firma “possa avvenire
abbastanza presto”.
Se il via libera dei 27 arrivasse questa settimana, lunedì la presidente della
Commissione potrebbe volare in Sudamerica per la firma proprio nel periodo di
passaggio della presidenza di turno del Mercosur dal Brasile al Paraguay. La
riunione dei ministri dell’Agricoltura dei Paesi membri convocata d’urgenza per
mercoledì per “fare il punto della situazione nel settore agricolo” e discutere
delle “principali preoccupazioni sollevate dagli agricoltori” in merito
all’intesa con il Mercosur, è quindi cruciale. Per la Commissione ci saranno
Maros Sefcovic, l’uomo dei negoziati commerciali, il commissario
all’Agricoltura, Christophe Hansen e il suo omologo con delega alla Salute,
Olivér Várhelyi. Per l’Italia sarà presente Francesco Lollobrigida.
Se alla riunione ci sarà la fumata bianca, il sì formale dei 27 potrebbe
arrivare all’incontro dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) di venerdì 9
gennaio. L’accelerazione a livello dei 27 avrebbe un suo corrispettivo anche
all’Eurocamera, sull’iter per l’ok al regolamento sulle salvaguardie agli
agricoltori. Il sì dell’Ue, salvo colpi di scena, arriverebbe comunque con il
voto contrario della Francia, che ha già annunciato la messa a punto di misure
nazionali per limitare l’import di prodotti sudamericani contenenti teoricamente
sostanze proibite in Europa.
Dopo il blitz degli Usa in Venezuela, la possibile firma tra Ue e Mercosur
acquisirebbe un’importanza geoeconomica ancora maggiore rispetto allo scorso
dicembre. Il Mercosur abbraccia Paesi amici di Donald Trump, come l’Argentina o
il Cile del neopresidente José Antonio Kast, ma anche potenze regionali ben
distanti da Washington, il Brasile di Inacio Lula su tutti. Per l’Ue e per
Ursula von der Leyen, sempre più alle prese con un alleato americano non più
ritenuto affidabile, si tratterebbe di una boccata d’ossigeno.
Segnali più che incoraggianti da Roma. “Accolgo con soddisfazione la decisione
della Commissione Europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta
di nuovo quadro finanziario pluriennale per rendere disponibili, già dal 2028,
ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica Agricola Comune”, ha commentato in
una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Assieme alle risorse
aggiuntive assegnate lo scorso novembre per venire incontro alle richieste del
Parlamento Europeo, quest’iniziativa non solo raggiunge l’obiettivo di
confermare anche per il futuro il livello attuale di finanziamento, come
richiesto dagli agricoltori italiani ed europei, ma mette a disposizione risorse
aggiuntive. Si tratta di un passo in avanti positivo e significativo nel
negoziato che porterà al nuovo bilancio UE, che dimostra che la linea di buon
senso a sostegno dell’agricoltura europea portata avanti con determinazione dal
governo italiano – sottolinea la premier – trova sempre maggiore ascolto a
Bruxelles”.
Per l’Italia, secondo Lollobrigida “il conto segna dunque +10 miliardi di euro
all’agricoltura, mentre a livello di Unione europea l’aumento potenziale delle
risorse può segnare un +94 miliardi di euro per le Politiche agricole e un
budget complessivo di circa 387 miliardi di euro in sette anni”. Secondo il
ministro, ora “l’agricoltura e gli agricoltori italiani potranno svolgere la
loro funzione di garanti della sovranità alimentare e di custodi del territorio
vedendo riconosciuto un giusto reddito”.
L'articolo L’Ue stanza 45 miliardi in più per gli agricoltori e punta al sì
dell’Italia al Mercosur. Meloni canta vittoria proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dobbiamo introdurre un’ora di agricoltura alla settimana fin dalla scuola
primaria perché prendersi cura della terra è il primo modo per prendersi cura
del futuro”. A fare questa proposta che arriverà presto in maniera ufficiale sul
tavolo del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è il
presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella. Il numero uno dell’associazione
che raggruppa la maggior parte degli enologi e enotecnici del nostro Paese è
anche professore universitario di viticoltura alla “Tuscia” di Viterbo, un
osservatorio privilegiato che gli ha permesso di arrivare a lanciare questa
iniziativa a ragion veduta: “In un’epoca – spiega a “Il Fatto Quotidiano.it” –
in cui la tecnologia ci ha semplificato la vita ma ci ha allontanato dalle
nostre radici, dovremmo tornare a parlare di agricoltura sui banchi di scuola.
Dalle elementari. Non come attività occasionale, ma come parte integrante della
formazione. Immagino una scuola in cui, accanto a italiano e matematica, ci
siano alcune ore dedicate all’agricoltura e alla viticoltura: vedere e poi
magari imparare come cresce una vite, come si pota, cosa significa attendere un
raccolto, quanto rispetto serve per l’ambiente e per il lavoro dell’uomo.
Sarebbe un modo per insegnare valori fondamentali: la pazienza, la
responsabilità, la conoscenza del territorio e delle sue risorse”.
La preoccupazione di Cotarella deriva dal fatto che tocca con mano l’ignoranza
che c’è oggi tra le nuove generazioni ma anche il loro desiderio di conoscere:
“I nostri ragazzi devono sapere fin da piccoli da dove vengono i prodotti che
finiscono sulla tavola diversamente continueremo a crescere persone che non
distinguono un albero da frutto. Alla primaria non dev’essere un insegnamento di
biologia e chimica ma un ritorno alle origini, alla bellezza della campagna.
Esiste già un lavoro fatto dalla fondazione “Campagna amica” che va
valorizzato”.
Cotarella non s’accontenta degli orti didattici, delle visite alle fattorie dei
tanti progetti educativi e laboratori già presenti in centinaia di plessi in
Italia: “Restano iniziative isolate. Serve invece una visione nazionale che
riconosca all’agricoltura un ruolo formativo vero, al pari delle altre
discipline. Potremmo chiamarla “educazione agroalimentare”, e al suo interno la
viticoltura avrebbe naturalmente uno spazio importante, perché la vite e il vino
sono parte dell’identità profonda dell’Italia. Far conoscere ai bambini la vite
non significa solo insegnare a coltivarla. Significa far capire che ogni frutto
nasce da equilibrio, cura e attesa. Educare alla terra vuol dire riaccendere la
curiosità verso un mondo che non è fatto solo di fatica, ma anche di scienza, di
tecnica e di creatività”.
Nulla che abbia a che fare con le 33 ore di educazione civica ma una vera e
propria disciplina con voto finale in pagella. Per il presidente di Assoenologi
non esiste luogo in Italia dove non ci sia questa necessità e sarebbe un falso
problema dire che nel capoluogo lombardo, o nella capitale, non serve perché “le
due province agricole più importanti d’Italia sono proprio Roma e Milano” dove
ci sono decine di cascine attive a pochi minuti dal centro. In queste ore il
presidente è già al lavoro per creare un gruppo formato da docenti ed esperti di
tutt’Italia: “Conoscere l’agricoltura ergo la natura significa rispettarla e
prendersi cura anche di chi la abita”, sottolinea al nostro giornale, Cotarella.
L'articolo La proposta di Cotarella (Assoenologi): “Un’ora di agricoltura alla
settimana a partire dalle elementari” proviene da Il Fatto Quotidiano.