I principali colossi bancari del Regno Unito si riuniscono questa settimana per
accelerare i tempi per lanciare un nuovo sistema di pagamento nazionale, che
possa contrastare il predominio dei circuiti americani di Mastercard e Visa.
L’iniziativa, di cui dà conto il Guardian, nasce dal timore che il Paese possa
rimanere finanziariamente isolato, nel caso in cui l’amministrazione Trump
decida di “staccare la spina” ai sistemi di pagamento globali. Giovedì i
rappresentanti di Barclays, NatWest, Lloyds, Santander e Nationwide si
incontreranno per studiare una piattaforma capace di gestire i 50 miliardi di
transazioni effettuate ogni anno nel Regno. Il progetto nasce sulla scia
dell’iniziativa nell’Ue sull’euro digitale.
Il forum tecnico, presieduto da Vim Maru, amministratore delegato di Barclays
UK, ha l’obiettivo di mantenere autonomo e operativo il sistema di transazioni
in caso di interferenze dagli Stati Uniti. A influenzare la scelta britannica ci
sono i timori sul piano geopolitico, scaturiti dalle dure posizioni del
presidente Trump nei confronti del Vecchio Continente. Gli istituti bancari e le
authority sperano che il nuovo sistema possa ridurre drasticamente la dipendenza
dalle infrastrutture finanziarie degli Stati Uniti, che attualmente sostengono
la maggior parte dei circuiti di pagamento mondiali. Un top manager del sistema
britannico ha dichiarato al Guardian che “se i circuiti di Mastercard e Visa
venissero disattivati, torneremmo agli anni ’50”, tornando al periodo in cui i
contanti venivano utilizzati per la maggior parte dei pagamenti.
L'articolo Il Regno Unito cerca un’alternativa ai circuiti Usa Mastercard e
Visa: giovedì l’incontro tra i colossi bancari UK proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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È la versione elettronica della moneta emessa dalla Banca Centrale Europea: una
forma di contante digitale, garantita direttamente dall’Eurotower, che
affiancherebbe banconote, monete e circuiti di pagamento private. L’euro
digitale, che se tutto va bene potrebbe essere sperimentato dal 2027 per
arrivare alla prima emissione ufficiale nel 2029, punta ad offrire a cittadini,
imprese e istituzioni un modo sicuro, pubblico e diretto di effettuare pagamenti
nel futuro digitale.
Oggi, quando paghiamo con una carta di credito o con un’app, il valore che
trasferiamo arriva da un deposito presso una banca o un intermediario privato.
Siamo quindi ancora fortemente dipendenti da infrastrutture di pagamento e
sistemi finanziari privati, che hanno costi, regole proprie e, in alcuni casi,
limitazioni nei servizi offerti. L’euro digitale punta a colmare questa lacuna:
è un’alternativa neutrale, garantita dalla Bce stessa, da usare per scambi
quotidiani, sia online sia offline, in modo più semplice, immediato e
potenzialmente più economico. Ma è anche uno strumento di “sovranità monetaria”
che sfida la privatizzazione dei pagamenti tramite le stablecoin sponsorizzate
da Donald Trump.
LE TAPPE
Dopo una lunga fase di indagine e consultazione con banche, imprese e cittadini,
la Bce – sotto la guida di un italiano ex Bankitalia, Piero Cipollone – ha
avviato una fase di preparazione tecnica che include anche progetti pilota con
tecnologie, infrastrutture e casi d’uso concreti. L’obiettivo è avere un sistema
pronto per test approfonditi nel 2027 e, se il quadro normativo europeo lo
consentirà, avviare una diffusione più ampia nei due anni successivi. Il
calendario effettivo dipenderà dall’approvazione di regole precise a livello
europeo, che definiscano come l’euro digitale deve funzionare, quali diritti e
obblighi avranno gli utenti e come si integrerà con i sistemi di pagamento
esistenti.
COME FUNZIONERÀ
Se tutto andrà come previsto, i cittadini avranno un ‘wallet‘ di denaro digitale
su una app nel telefonino o su una card, con cui effettueranno pagamenti al
punto vendita, si scambieranno soldi semplicemente avvicinando i telefonini o le
card. Oppure pagheranno all’estero, sia online che fisicamente, attingendo al
loro wallet, senza dover ricorrere – come accade oggi – a operatori stranieri
come Visa, Mastercard, Amex o PayPal.
I VANTAGGI PER GLI UTENTI E PER L’EUROZONA
Prima di tutto, l’euro digitale offre sicurezza e stabilità perché è moneta
della banca centrale, non un credito verso un intermediario privato. Questo
significa che, anche in caso di fallimento di una banca o di una società di
pagamento, i fondi in euro digitale rimarrebbero sempre disponibili e garantiti,
senza limiti di importo. Inoltre, l’euro digitale potrebbe ridurre i costi di
transazione, favorendo pagamenti più economici per consumatori e imprese, senza
dover passare per costose reti di carte internazionali o commissioni su servizi
online.
Un altro elemento importante riguarda la sovranità dei sistemi di pagamento
europei. Oggi Visa e Mastercard gestiscono quasi due terzi delle transazioni con
carta nell’Eurozona e in tredici Paesi membri un’alternativa nazionale non
esiste. “I player stranieri dominanti controllano sempre più dati sulle
transazioni europee”, ha ricordato venerdì Cipollone, membro del Comitato
esecutivo della Bce, parlando all’Accademia Nazionale dei Lincei a Roma, il che
dà loro “un vantaggio competitivo” nell’offrire servizi finanziari e di
pagamento, approfondendo ulteriormente le dipendenze. Parallelamente, “la
perdita di commissioni rende i fornitori europei di servizi di pagamento
finanziariamente più deboli”, riducendo la loro capacità di competere. E domani
“le banche europee potrebbero perdere commissioni, dati e depositi a favore
delle stablecoin”, che stanno già collaborando con circuiti internazionali per
offrire alternative ai depositi bancari”.
Disporre di un’infrastruttura pubblica digitale rafforzerebbe l’autonomia
dell’Europa, rendendo i pagamenti meno vulnerabili a pressioni esterne o
interruzioni nei servizi globali. L’euro digitale inoltre potrebbe permettere a
chi non ha accesso a servizi bancari tradizionali di partecipare pienamente
all’economia digitale, attraverso portafogli elettronici semplici da usare,
senza necessità di avere conto corrente.
RISCHI E TIMORI DELLE BANCHE
A temere ripercussioni sono soprattutto le banche commerciali. Che, se gli
utenti spostassero una parte significativa dei loro depositi verso conti
digitali presso la Bce, avrebbero meno fondi da utilizzare per prestiti e
investimenti nell’economia reale. Con effetti negativi sul credito e sulla
crescita, lamentano. Bce e legislatori stanno studiando limiti di detenzione e
altri meccanismi che possano evitare spostamenti massicci di liquidità dai
sistemi bancari tradizionali. Nei documenti tecnici si ipotizza un tetto di
3mila euro, ma la soglia non è ancora definitiva.
C’è poi il tema della privacy. L’euro digitale non offrirà l’anonimato totale
tipico del contante, perché le transazioni digitali lasciano tracce per motivi
di sicurezza e di prevenzione del riciclaggio. La sfida è trovare un equilibrio
tra la tutela dei dati personali degli utenti e l’esigenza di contrastare frodi,
finanziamento illecito e reati economici. Infine, anche dal punto di vista
tecnologico, creare un sistema robusto, sicuro e utilizzabile da milioni di
persone in tutta l’Eurozona è una sfida: richiede investimenti, standard
condivisi e un alto livello di resilienza contro attacchi informatici e
malfunzionamenti.
L'articolo Euro digitale, come funziona lo strumento di pagamento pubblico che
può affrancarci dai circuiti stranieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Via libera della plenaria dell’Europarlamento a due emendamenti chiave sull‘euro
digitale, inseriti nella risoluzione sulla relazione annuale della Bce. I testi,
a prima firma dell’eurodeputato del M5S Pasquale Tridico, rafforzano il sostegno
politico al progetto, indicato come strumento “essenziale” per la “sovranità
europea” nei pagamenti in un contesto di crescente incertezza geopolitica e di
forte dipendenza da infrastrutture di Paesi terzi. Ma di cosa si parla? In
concreto, l’euro digitale è la versione elettronica della moneta emessa dalla
Banca Centrale Europea: una forma di contante digitale, garantita direttamente
dall’Eurotower, che affiancherebbe banconote e monete. L’Aula sostiene inoltre
la creazione di un euro digitale che offra parità d’accesso ai servizi di
pagamento, mettendo in guardia dal rischio di nuove forme di esclusione per
cittadini ed esercenti se la digitalizzazione fosse affidata solo ad attori
privati.
“Fra i primi dieci sistemi di pagamento più utilizzati in Europa nessuno è
europeo”, nota Tridico. Visa e Mastercard gestiscono quasi due terzi delle
transazioni con carta nell’Eurozona e in tredici Paesi membri un’alternativa
nazionale non esiste. “Questa dipendenza dai provider extra-europei non è solo
fattore di instabilità, ma rappresenta anche un costo occulto per i cittadini”.
Un euro digitale online e offline dovrebbe contribuire a “salvaguardare
l’accesso universale ai pagamenti nel pieno rispetto degli standard di privacy e
protezione dei dati”. Il pentastellato invita il relatore del Ppe, lo spagnolo
Fernando Navarrete, a prendere atto del voto del Parlamento europeo e
“accelerare con l’approvazione del regolamento”, perché “ulteriori ritardi e
boicottaggi del provvedimento sono inaccettabili e sono contrari agli interessi
dell’Unione europea e dei suoi cittadini”. Lunedì la presidente Bce Christine
Lagarde aveva “implorato” il Parlamento di andare avanti perché senza la nuova
moneta l’Europa resterà sulle “infrastrutture offerte da fornitori non europei”.
L’emendamento che rafforza il sostegno politico all’euro digitale – richiamando
la necessità di ridurre la dipendenza da Paesi terzi – ha raccolto un consenso
trasversale di 438 eurodeputati. Quello dedicato alla parità di accesso ai
pagamenti, per evitare nuove forme di esclusione, è stato approvato con 420 voti
favorevoli. Sul fronte italiano, il passaggio in Aula ha offerto un allineamento
che non è passato inosservato: dopo gli stracci volati la scorsa settimana,
Roberto Vannacci – ormai tra i non iscritti – e la Lega si sono ritrovati a
essere gli unici italiani schierati contro il progetto. Sull’altro emendamento,
il partito di Matteo Salvini ha scelto la via dell’astensione, mentre il
generale è rimasto il solo italiano a esprimere voto contrario. In entrambe le
votazioni, il resto della maggioranza di governo – Fratelli d’Italia e Forza
Italia – si è invece schierato con convinzione a favore, così come
l’opposizione, compatta con M5S, Pd e Avs.
Il primo atto della partita che dovrebbe portare l’euro digitale a vedere la
luce nel 2029 è arrivato dopo settimane di tensione. L’11 gennaio, 68 esperti e
accademici (tra cui il francese Thomas Piketty) avevano chiesto agli
eurodeputati di non cedere alle pressioni “miopi della lobby finanziaria“,
incrociando le lame con le grandi banche – Deutsche Bank, Bnp Paribas e Ing su
tutte – in allerta su depositi e margini. A rafforzare il fronte si è aggiunta
anche la voce della European payments initiative (Epi), madre di Wero,
l’alternativa continentale ad Apple Pay nata nel 2024 e già forte di 48,5
milioni di utenti tra Belgio, Francia e Germania. Nella visione promossa
dall’Eurocamera, l’euro digitale diventa l’ultima rete di sicurezza nei
confronti dell’assertività di Washington. “Vogliamo evitare di dipendere da
sistemi che non sono nelle nostre mani”, ha spiegato di recente Piero Cipollone,
membro del board Bce e responsabile del progetto. Ma il rischio percepito è
soprattutto quello del tempo: per molti, attendere ancora tre anni per la prima
emissione potrebbe rivelarsi un lusso che l’Europa non può permettersi.
L'articolo Ok del Parlamento Ue all’euro digitale come “strumento essenziale per
la sovranità europea” nei pagamenti proviene da Il Fatto Quotidiano.