Il governo britannico ha annunciato ieri la più grande espansione del sistema di
monitoraggio elettronico (braccialetti GPS e dispositivi per il controllo
dell’alcol) nella storia del Regno Unito. Migliaia di pregiudicati in più
saranno sottoposti a sorveglianza elettronica, con particolare attenzione agli
autori di reati ad alto rischio come violenza domestica, furti, furto in
abitazione, stalking, terrorismo, assassinio e reati sessuali recidivi.
L’obiettivo dichiarato è proteggere meglio le vittime e la collettività,
integrando tecnologie avanzate con un potenziamento del servizio di probation,
cioé la sorveglianza post-detentiva.
Il ministro per le Carceri, la Probation e la Riduzione della Recidiva, Lord
James Timpson, ha dichiarato: “Questa è la più grande espansione del
monitoraggio elettronico nella storia britannica e significa che i criminali più
pericolosi saranno ora sorvegliati più da vicino che mai. Combinando nuove
tecnologie con un aumento degli addetti alla probation ci assicuriamo che chi
rappresenta il rischio maggiore sia sotto controllo costante, con lo scopo di
proteggere meglio vittime e pubblico”.
Tra le principali novità: sorveglianza in tempo reale tramite GPS, monitoraggio
di prossimità per le vittime di violenza domestica e stalking, con alert se
l’autore si avvicina, estensione nazionale del progetto pilota DAPOL (Domestic
Abuse Perpetrators on Licence) entro settembre 2026, e del programma per la
lotta ai reati acquisitivi (furti e rapine) in tutte le 43 aree di polizia prima
della fine della fine della legislatura. È previsto un investimento di 100
milioni di sterline per l’espansione del monitoraggio elettronico, parte di un
pacchetto molto più ampio di finanziamenti per la probation entro il 2028/29,
con almeno 1.300 nuovi addetti reclutati nel prossimo anno.
La decisione è strettamente legata alla crisi di sovraffollamento nelle carceri
in Inghilterra e Galles, mentre Scozia e Irlanda del Nord hanno un ordinamento
indipendente su questo tema. La popolazione carceraria adulta si attestava
intorno agli 87.000–87.500 detenuti a fine 2025, con una capacità operativa di
circa 88.000–89.000 posti. Nel 2024–2025, quasi tre quarti delle prigioni (72%)
risultavano sovraffollate, con oltre 21.600 detenuti in condizioni di
affollamento (circa un quarto della popolazione totale), secondo la Prison
Reform Trust.
Il governo ha ereditato una situazione critica: negli ultimi anni prima del 2024
erano stati aggiunti solo pochi posti netti, mentre la popolazione carceraria è
aumentata notevolmente. Per evitare un collasso del sistema, dal 2024 sono stati
rilasciati anticipatamente decine di migliaia di detenuti – stime giornalistiche
parlano di circa 40.000 rilasci entro metà 2025 nei vari schemi – e si prevede
di ridurre la pressione con riforme del sistema giudiziario che, secondo le
proiezioni ufficiali, mirano a contenere la crescita e ridurre in parte il
numero di detenuti entro la fine del decennio.
Il monitoraggio elettronico permette di gestire molti autori di reati nel
territorio invece che in cella, specialmente per reati di media o bassa gravità
o in fase post-rilascio, liberando posti per i più pericolosi. Parallelamente,
il governo ha promesso fino a 14.000 nuovi posti entro il 2031 attraverso nuovi
istituti e ampliamenti, con circa 2.400–2.900 posti già costruiti entro il 2025,
per un costo complessivo stimato di diversi miliardi di sterline.
Le critiche al provvedimento arrivano da più parti. Organizzazioni come la
Prison Reform Trust e la Howard League for Penal Reform esprimono scetticismo:
il monitoraggio elettronico può essere difficile da controllare, portare a più
violazioni e richiami in carcere, risultare eccessivamente restrittivo e
ostacolare il reinserimento e la riabilitazione.
Pia Sinha, CEO della Prison Reform Trust, ha affermato che il tagging “non è una
panacea per ridurre la recidiva, è difficile da monitorare, potrebbe portare a
più violazioni e richiami, l’attrezzatura non è sempre affidabile e può impedire
un vero reinserimento perché troppo restrittivo”. Alcuni esperti temono che
sposti solo il carico sul servizio di probation, già sotto pressione con carichi
di lavoro elevati (oltre 240.000 casi gestiti nel 2025) e tassi significativi di
appuntamenti mancati, come evidenziato dai dati recent.
Le critiche riguardano anche l’affidabilità dei dispositivi e il rischio che non
riduca realmente la recidiva; espansioni precedenti hanno visto ritardi, ad
esempio nell’installazione dei tag da parte di grandi fornitori privati, che ne
hanno molto ridotto l’efficacia. Il governo replica che, secondo dati del
Ministero della Giustizia, l’efficacia del monitoraggio alcolico supera il 97%,
e che i tag GPS con coprifuoco e quelli applicati a ladri, rapinatori e autori
di furti hanno ridotto la recidiva di circa il 20% nei progetti pilota. Ma il
dibattito su efficacia e proporzionalità resta acceso, e questo rischia di
essere l’ennesimo provvedimento fallito di un governo costellato di marce
indietro.
L'articolo Violenze sessuali, stalking, terrorismo: le carceri scoppiano e il
Regno Unito manda fuori col braccialetto elettronico proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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«Mai vista una cosa del genere prima di oggi. Mai visto un focolaio così
esplosivo per la rapidità di diffusione». A lanciare l’allarme direttamente da
Bruxelles è Matteo Bassetti, docente di Malattie Infettive presso la Clinica di
Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
Un allarme lanciato via Facebook per il focolaio di meningite da meningococco
(MenB) che ha colpito il Kent, nel Regno Unito, comprovato dai numeri. Due
ragazzi morti, un’altra ventina colpita, tenuta sotto stretta osservazione. Uno
di questi in Francia. E circa 30mila persone sottoposta a profilassi. Insomma,
non c’è nulla da scherzare. Si parla, secondo l’Agenzia britannica per la
sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), di “una malattia grave ma rara
causata dal batterio meningococco”. Poi ancora: “L’esordio può essere
improvviso, motivo per cui è fondamentale conoscere i segni e i sintomi e agire
tempestivamente”, spiega l’UKHSA che non nasconde che se non diagnosticata e
curata rapidamente può portare anche alla morte.
Il professor Bassetti con un video di nemmeno un minuto ha cercato di spiegare
che «abbiamo due strumenti per fermare questo contagio che colpisce soprattutto
i giovani: da una parta la profilassi antibiotica dei contagi diretti.
Dall’altra parte la vaccinazione. Vedere questi ragazzi in fila che chiedono di
essere vaccinati è un bel messaggio per il futuro. Grazie alla scienza anche
questo focolaio sarà limitato. Quindi basta parlare male dei vaccini, basta con
i No Vax, hanno stufato!». Poi insiste: «Bisogna fare di più dal punto di vista
della prevenzione, anche in Italia. La meningite B è un’infezione batterica
grave e fulminante causata da Neisseria meningitidis sierogruppo B, che colpisce
le membrane del cervello (meningi) e il sangue (sepsi). Particolarmente
pericolosa per neonati e adolescenti, può causare danni permanenti o il decesso
in poche ore».
Al momento sono coinvolte cinque scuole e due università tra casi sospetti e
confermati. In un nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di
specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di
Milano La Statale ha però cercato di non creare agitazione spiegando che «quello
che osserviamo in questi casi nel Regno Unito non è tanto un’’epidemià nel senso
classico, ma piuttosto un cluster di casi che può verificarsi in contesti
comunitari chiusi o semi-chiusi, come università, dormitori o luoghi di
aggregazione giovanile, dove la trasmissione del batterio è facilitata dal
contatto stretto. È importante ricordare che il meningococco si trasmette per
via respiratoria, ma non è altamente contagioso come virus respiratori quali
influenza o Covid-19. Tuttavia, la sua pericolosità risiede nella rapidità di
progressione della malattia». Ma su una cosa concorda pienamente con Bassetti:
«La vera arma di prevenzione resta la vaccinazione, oggi disponibile per diversi
sierogruppi (A, B, C, W, Y), che ha già dimostrato di ridurre significativamente
i casi nei Paesi dove è stata ampiamente utilizzata». Poi avverte: «E’
fondamentale aumentare la consapevolezza sui sintomi precoci – febbre alta,
rigidità nucale, alterazioni dello stato di coscienza, petecchie – perché una
diagnosi tempestiva può fare la differenza tra la vita e la morte». Che rischi
corre l’Europa? Per il momento «molto basso, data la bassissima probabilità di
esposizione e infezione», almeno secondo il Centro europeo per la prevenzione e
il controllo delle malattie (Ecdc) in una nota. Una certa positività confermata
dai numeri in possesso. Secondo gli ultimi dati dell’Ecdc, nell’Unione Europea e
nello Spazio Economico Europeo, nel 2024 si sono verificati 2.263 casi di
malattia meningococcica invasiva, di cui 202 fatali. Il sierogruppo B ha
rappresentato il 55% dei casi.
L'articolo “Mai visto un focolaio così esplosivo. I No Vax hanno stufato”.
Matteo Bassetti lancia l’allarme per i casi di meningite da meningococco nel
Kent proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è chi al risveglio ha i capelli spettinati, chi ha un po’ di occhiaie e chi,
invece, si ritrova a sembrare il protagonista di un sequel di Avatar. E’
successo a Tommy Lynch, 42 anni, che si è alzato dal letto con tutto il corpo
blu. Si sentiva “estremamente stanco” e un amico, preoccupato, lo ha guardato e
lo ha portato di corsa all’ospedale più vicino. Poi la scoperta esilarante per i
medici e mortificante per il paziente: la pelle era diventata blu a causa di una
tintura proveniente dalle lenzuola. Infatti, Lynch aveva comprato delle lenzuola
blu scuro e ci aveva dormito per due notti, svegliandosi con l’aspetto di un
“Avatar”. Una volta raggiunto in ospedale, è stato subito ricoverato, mentre il
personale, preoccupato, gli ha somministrato ossigeno. Ma quando il dottore gli
ha strofinato sul braccio con una salvietta imbevuta di alcol, la salvietta è
diventata blu e Tommy ha capito che il colpevole erano le lenzuola nuove e non
lavate.
Lynch ha detto di aver fatto fare una bella risata ai medici, ma alla fine se
n’è andato “più rosso che blu”. L’operaio edile, originario di Castle Gresley,
nel Derbyshire, racconta sui social: “Non sapevo che bisognasse lavare le
lenzuola prima di dormirci sopra”. E aggiunge: “Tutti al pronto soccorso mi
fissavano come se avessero visto un fantasma. I medici dissero di non aver mai
visto prima una persona di quel colore. Sembravo un Avatar. Non appena mi hanno
pulito il braccio e la macchia è diventata blu, ho capito. Ero mortificato, ma
mi hanno detto che li avevo fatti ridere di gusto. Di solito al pronto soccorso
non si sentono storie divertenti”.
Le lenzuola erano un regalo che Lynch aveva ricevuto dal suo amico, del dal
valore di poco più di 40 euro. Tuttavia, non si era reso conto che avrebbe
dovuto lavarle prima di evitare che il colorante si trasferisse sulla pelle. La
seconda notte in cui ha dormito in quelle lenzuola, Lynch si è svegliato tardi e
al risveglio era blu. “Il mio amico Del mi ha svegliato bussando alla porta
mentre dormivo da 14 ore, mi ha guardato e ha detto che dovevo andare in
ospedale”, racconta Lynch. “Ho mandato una foto a mia madre e lei si è allarmata
per la mia circolazione sanguigna, mentre io ero piuttosto confuso perché mi ero
appena svegliato da un sonno profondo. Sono salito di sopra, mi sono messo dei
boxer puliti – continua – e ho provato a strofinarmi le mani, ma lo sporco non
veniva via e il sapone non diventava blu”. L’uomo si stava sistemando i capelli
quando il suo amico ha deciso di portarlo in ospedale.
L’amico di Lynch era seriamente preoccupato che potesse sentirsi male e che
potesse soffrire di carenza di ossigeno a causa del suo colorito completamente
bluastro. Lynch, che dorme nudo, si sentiva molto stanco e ha accettato di
recarsi al Queen’s Hospital di Burton il 15 novembre. “Mi hanno portato di
corsa, mi hanno messo subito sotto ossigeno e mi hanno fatto un sacco di
domande”, racconta Lynch. “Ad un certo punto avevo circa dieci medici intorno a
me”, aggiunge. “Mi hanno prelevato il sangue e non appena mi hanno pulito il
braccio, la salvietta è diventata blu. Poi ho capito. Ho detto “Oh mio Dio, mi
dispiace tanto”, prosegue. Lynch ha trascorso la settimana successiva cercando
di lavare via il colore blu, facendo numerosi bagni. Ma la prima cosa che ha
fatto quando è ritornato a casa è stata quella di lavare le lenzuola. “Da allora
non sono più diventato blu”, assicura. “Lavate sempre le lenzuola prima di
dormirci. A meno che non vogliate saltare la fila al pronto soccorso”, conclude.
Credit photo: Tommy Lynch / SWNS
L'articolo “Tutti al pronto soccorso mi fissavano come se avessero visto un
fantasma”. L’incredibile caso dell’uomo che si è risvegliato la mattina con il
corpo tutto blu proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il caso Mandelson resta una mina per Keir Starmer. Nel dicembre 2024 il premier
laburista nomina Peter Mandelson, storico esponente del New Labour ed ex
commissario Ue al Commercio, ambasciatore britannico negli Stati Uniti. La
scelta mira a sfruttare l’esperienza “unrivalled”, senza paragoni, di Mandelson
per gestire il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e rafforzare la “special
relationship” in un momento di protezionismo e tensioni globali. Invece diventa
una ferita aperta che continua a sanguinare, e contribuisce ad indebolire un
governo già con un piede fuori dalla porta di Downing Street.
La vicenda ruota attorno ai legami di Mandelson con Jeffrey Epstein, il
finanziere condannato per reati sessuali su minori e morto in carcere nel 2019.
Rapporti che non si erano interrotti dopo la prima condanna del 2008 per
sollecitazione della prostituzione minorile: documenti e email emersi negli
ultimi mesi mostrano contatti continuati, inclusi soggiorni nella casa di
Epstein a New York nel 2009 (mentre era in carcere) e scambi di informazioni
sensibili, con Mandelson che fa da insider trader di scelte economiche
classificate del governo britannico di Gordon Brown.
Starmer annuncia la nomina il 20 dicembre 2024. Pochi giorni prima, il Cabinet
Office aveva compilato un “due diligence checklist” che segnalava esplicitamente
un “general reputational risk”, un rischio reputazionale, legato alla relazione
di Mandelson con Epstein, citando articoli e report preesistenti. Il premier ha
ammesso di aver saputo di questi legami, ma sostiene di essere stato ingannato
sulla loro profondità e continuità. In Parlamento, il 10 settembre 2025, ha
garantito che era stato seguito un “full due process”, la procedura prevista per
le verifiche dei candidati ad un incarico pubblico. Eppure, documenti rilasciati
di recente dalla Commissione Parlamentare che indaga sui fatti e un’esclusiva
odierna di The Times dipingono un processo decisionale opaco e affrettato.
Starmer non parlò mai direttamente con Mandelson prima della nomina. Delegò il
controllo sui legami con Epstein a due figure fidate e vicine a Mandelson:
Morgan McSweeney (allora chief of staff di Downing Street, amico personale e
pupillo di Mandelson, dimessosi poi nel febbraio 2026 come capro espiatorio del
fiasco) e Matthew Doyle (direttore della comunicazione del premier, che ammise
di aver socializzato con Mandelson proprio in quel periodo). A Mandelson vennero
poste solo tre domande sul rapporto con Epstein. McSweeney non espresse giudizi
sulle risposte; Doyle le giudicò “soddisfacenti”. Il National Security Adviser
Jonathan Powell definì il processo “weirdly rushed”, stranamente affrettato in
conversazioni successive. Riserve vennero espresse anche da Sir Philip Barton
(ex permanent secretary al Foreign Office) e da Dame Karen Pierce (ambasciatrice
uscente a Washington), diplomatica apprezzatissima, che aveva più volte
segnalato il rischio politico negli Usa.
Mandelson è rimasto in carica solo sette mesi: è stato rimosso nel settembre
2025 dopo l’emergere di email che dimostravano legami più stretti di quanto
dichiarato. Ha ricevuto un’indennità di 75.000 sterline dai contribuenti. Ne
aveva chiesto 500mila. Resta sotto indagine della Metropolitan Police per
presunta cattiva condotta in un ufficio pubblico, ma ha affidato la propria
difesa allo studio Mishcon de Reya, noto per la sua aggressività processuale.
Dice di aver risposto con accuratezza e di non aver agito per guadagno
personale, ma il conflitto di interessi sembra palese: durante il viaggio
ufficiale a Washington di Starmer organizzò una visita agli uffici di Palantir,
il colosso della Difesa con cui poco dopo il governo britannico ha firmato
contratti miliardari. Palantir era clienta di Global Counsel, la società di
consulenza fondata da Mandelson e dismessa a febbraio, dopo la sua caduta.
Starmer ha chiesto scusa alle vittime di Epstein, assumendosi la responsabilità
della nomina di Mandelson. Ma le rivelazioni recenti ne erodono ulteriormente la
credibilità. Politicamente, il danno è strutturale. Starmer aveva costruito la
sua immagine, e vinto le elezioni, su un messaggio di cambiamento, rigore,
trasparenza e rottura con gli scandali Tory. Nominare un ambasciatore politico
in una destinazione sensibile, rompendo con la prassi di privilegiare
diplomatici di carriera e minimizzando o non approfondendo i tanti campanelli
d’allarme, appare un errore di giudizio aggravato da una gestione ristretta a
una cerchia personale. I conservatori chiedono dimissioni; voci interne al
Labour parlano di arroganza e di una gestione autoritaria del partito, e le
recenti sconfitte elettorali suggeriscono che il leader laburista possa avere le
settimane contate.
L'articolo Epstein file, Starmer non parlò mai con Mandelson prima della nomina.
E al futuro ambasciatore negli Usa vennero poste solo tre domande proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Dice che non gliene importa nulla, ma allo stesso tempo precisa che gli alleati
“leali sono già dentro”. Donald Trump torna ad attaccare il Regno Unito dopo
aver derubricato la levatura di premier Keir Starmer, definito “non certo
Winston Churchill”. Mai, nella storia tra due i Paesi, storicamente alleati di
ferro nello scacchiere internazionale, si erano vissuti giorni così complicati.
All’inquilino della Casa Bianca non è andato giù che il governo inglese non
abbia concesso all’esercito statunitense il permesso di utilizzare le basi
britanniche per la prima ondata di azioni militari in Iran e ora non risparmia
stoccate a Downing Street.
“Non mi potrebbe importare di meno”, se gli alleati potessero fare di più per
aiutare nella guerra contro l’Iran, ha detto alla Cbs aggiungendo che “possono
fare quello che vogliono”. Quindi ha piazzato la stoccata: “Quelli leali sono
già dentro”. Quanto al Regno Unito che ha approntato la portaerei HMS Prince of
Wales per un possibile dispiegamento in Medio Oriente, Trump ha commentato: “È
un po’ tardi per inviare navi, vero? Un po’ tardi”.
Già sul social Truth, Trump aveva chiarito che gli Stati Uniti non hanno bisogno
delle due portaerei britanniche in Medio Oriente: “Il Regno Unito, un tempo
nostro grande alleato, forse il più grande di tutti, sta finalmente prendendo
seriamente in considerazione l’invio di due portaerei in Medio Oriente. Va bene,
primo ministro Starmer, non ne abbiamo più bisogno. Ma ricorderemo. Non abbiamo
bisogno di persone che si uniscono alle guerre dopo che le abbiamo già vinte”.
Una serie di affermazioni che hanno portato alla reazione di Londra. La
segretaria di Stato per gli Affari esteri britannica, Yvette Cooper, ha
affermato che il suo governo non esternalizzerà la propria politica estera dopo
le nuove critiche mosse dal presidente Usa. È importante “imparare la lezione”
della guerra in Iraq del 2003 e delle sue conseguenze, quando le forze
britanniche combatterono al fianco delle loro controparti statunitensi, ha detto
Cooper a Bbc News. “È nostro compito, come governo del Regno Unito, decidere
cosa sia nell’interesse nazionale, e questo non significa semplicemente
accordarci con altri Paesi o esternalizzare la nostra politica estera ad altri
Paesi”, ha affermato.
L'articolo Trump attacca di nuovo il Regno Unito per i mancati aiuti nella
guerra in Iran. E Londra risponde proviene da Il Fatto Quotidiano.
La vittoria dei Verdi a Gorton and Denton segna un momento storico per il
partito guidato da Zack Polanski. La candidata dei Verdi Hannah Spencer, 34
anni, idraulica e consigliera locale, ha conquistato il seggio con 14.980 voti,
pari al 40,7%, ottenendo una maggioranza di oltre 4.000 preferenze. Reform UK si
è piazzato secondo con 10.578 voti (28,7%), mentre il Labour ha non solo perso
una delle sue roccaforti, ma è arrivato addirittura terzo con 9.364 voti
(25,4%). È una vittoria che ha molte ragioni: la principale è la disaffezione
degli elettori di Sinistra nei confronti del Labour di Keir Starmer. La seconda
è il carisma personale e politico del leader dei Verdi.
Zack Polanski, eletto segretario unico nel settembre 2025 con l’85% dei consensi
interni, ha impresso al partito un’impronta eco-populista: audace nei toni,
anti-elite, ma ancorata a proposte concrete. Sotto la sua guida le iscrizioni
sono schizzate da circa 65.000 a oltre 180.000 membri, superando Conservatori e
Liberal Democrats. Polanski ha da subito rinnovato la comunicazione, attraverso
podcast come Bold Politics e una presenza attiva sui social, dove alterna video
brevi, umorismo e appelli alla speranza contro le divisioni.
Il programma dei Verdi, basato sul manifesto del 2024 e rafforzato dalla linea
di Polanski, intreccia ecologia e giustizia sociale in un piano che ricorda, per
ambizione, il programma di Jeremy Corbyn del 2019 . Propone una wealth tax
dell’1% sui patrimoni individuali oltre 10 milioni di sterline e del 2% oltre il
miliardo, per generare decine di miliardi da destinare a servizi pubblici. Sul
fronte sanitario, prevede un investimento extra di 8 miliardi annui per l’NHS,
con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa, garantire l’accesso a dentisti e
cure mentali entro tempi certi e aumentare gli stipendi del personale. Per
l’housing sociale, l’impegno è costruire 150.000 nuove case all’anno, introdurre
controlli sugli affitti e dare ai consigli locali poteri per requisire immobili
vuoti o inutilizzati.
La transizione energetica punta a decarbonizzare il sistema con 40 miliardi
annui di investimenti. L’obiettivo è il 70% di elettricità da Energia eolica
entro il 2030, l’uscita dal nucleare e la creazione di posti di lavoro
nell’economia sostenibile, con lo scopo di abbassare le bollette. Nel settore
dell’istruzione, i Verdi chiedono l’abolizione delle tasse universitarie, il
ripristino delle borse di studio, pasti scolastici gratuiti per tutti i bambini
e un aumento di fondi per scuole e formazione professionale, con enfasi sulla
sostenibilità e la lotta alla crisi climatica. In politica estera il partito è
l’unico che si è differenziato nettamente dal sostegno ad Israele: Polanski,
ebreo, chiede un embargo immediato sulle armi a Tel Aviv, condanna le azioni a
Gaza come esempi di genocidio, appoggia le indagini internazionali sui crimini
di guerra e promuove il riconoscimento dei diritti dei palestinesi.
Queste proposte hanno allargato rapidamente la sua base elettorale. I Verdi
raccolgono consensi forti tra i giovani (fino al 37-45% tra under-30 e picchi al
45% tra 18-24enni), attratti dal dibattito su temi che finalmente li riguardano,
come il clima, il costo della vita, i diritti LGBTQ+ e l’opposizione
all’austerity. Cresce il sostegno anche tra le classi lavoratrici e I
professionisti urbani, delusi dai dietro fronti laburisti sulle promesse
elettorali e dalla gestione del conflitto a Gaza. A Gorton e Denton circa il 28%
della popolazione è musulmana, con picchi del 60% in alcuni quartieri. Sembrava
essere il terreno ideale per la propaganda islamofoba della destra di Reform,
che si aspettava il trionfo. Invece i Verdi hanno mobilitato la comunità con
posizioni chiare e appelli all’unità contro le divisioni su base religiosa e
razziale, facendo molta leva sulla complicità del governo Starmer nel massacro a
Gaza, con slogan come “make Labour pay”.
La campagna ha puntato al coinvolgimento degli elettori musulmani: volantini in
urdu, presenze alle moschee, endorsement da influenti associazioni musulmane, e
dichiarazioni di Spencer (“Siamo tutti umani, più simili di quanto sembri”)
hanno attivato comunità e spaccato il fronte laburista. Una strategia adattata
al contesto locale, ma che appare premiata anche dalle proiezioni nazionali.
Oggi i Verdi oscillano tra il 13-15% nei sondaggi (con picchi superiori in
alcuni rilevamenti). Alle amministrative di maggio 2026, con oltre 4.800 seggi
in palio in Inghilterra, il partito potrebbe raddoppiare o triplicare i
consiglieri, soprattutto nelle aree urbane e tra i giovani.
In un panorama politico frammentato, i Verdi non rappresentano più una nicchia:
propongono un’alternativa verde, inclusiva e concreta che unisce urgenza
climatica a lotta contro le disuguaglianze, offrendo speranza in un’epoca di
sfiducia diffusa. L’onda partita da Gorton and Denton potrebbe ridisegnare il
futuro britannico, non tanto con un’improbabile vittoria elettorale alle
politiche, ma con l’indebolimento dei laburisti e la conseguente vittoria di
Reform nel 2029.
I dati e le proiezioni recenti suggeriscono un rischio concreto, anche se non
inevitabile, con i Verdi che fungono da catalizzatore per un rimescolamento del
panorama politico britannico. Nel frattempo, Reform UK domina i rilevamenti:
secondo una proiezione di gennaio il partito di Nigel Farage potrebbe ottenere
381 seggi, con una maggioranza assoluta di 112, Labour a 85 e Conservatori a 70,
mentre i Verdi salgono a 9. Il meccanismo è chiaro: i Verdi stanno
cannibalizzando il Labour nei seggi urbani e progressisti, dove temi come la
wealth tax sui miliardari, la transizione energetica e la condanna del
“genocidio” a Gaza hanno grande richiamo. Un diverso sondaggio, di pochi giorni
fa, disegna un quadro ancora più inedito: il partito di Polanski potrebbe
ottenere 56 seggi, tutti sottratti al Labour, lasciando il partito di Keir
Starmer con soli 79 seggi.
L'articolo Regno Unito, come Zack Polanski ha trasformato i Verdi in una
formazione eco-populista che raccoglie consensi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Terremoto politico nel Regno Unito. I Verdi hanno vinto le elezioni parlamentari
suppletive nel collegio di Gorton and Denton, tradizionale roccaforte del
cosiddetto ‘muro rosso’ dell’Inghilterra del nord, nella Greater Manchester. Un
duro colpo per il primo ministro Keir Starmer e per il Partito Laburista,
scivolato addirittura al terzo posto. La candidata dei Verdi Hannah Spencer è
stata dichiarata vincitrice con 14.980 voti. Matthew Goodwin del partito di
estrema destra Reform UK ha ottenuto 10.578 voti. La candidata laburista
Angeliki Stogia ne ha ricevuti 9.364. Il risultato illustra un panorama politico
britannico sempre più frammentato, dominato per decenni dai partiti Laburista e
Conservatore. Il collegio di Gorton and Denton, ha eletto deputati laburisti per
quasi tutto l’ultimo secolo, ma il governo di Starmer ha visto crollare la
propria popolarità da quando ha vinto le elezioni nel luglio 2024. La quota di
voti del Labour si è dimezzata rispetto alle elezioni nazionali del 2024, quando
aveva conquistato facilmente l’area. Spencer ha vinto con un margine
inaspettatamente ampio, assicurando ai Verdi il loro quinto seggio nella Camera
dei Comuni.
LA VITTORIA DEI VERDI E DELL’IDRAULICA SPENCER
“Per le persone qui a Gorton and Denton che si sentono lasciate indietro e
isolate: vi vedo e combatterò per voi”, ha detto Spencer, idraulica e
consigliera locale, nel suo discorso di vittoria. I Verdi hanno battuto non solo
il Labour, ma anche Reform UK, il partito anti-immigrazione guidato da Nigel
Farage, che da mesi guida i sondaggi nazionali. L’esito dell’elezione era
difficile da prevedere in un collegio eterogeneo che comprende quartieri
tradizionalmente operai – un tempo fortemente laburisti, ora orientati verso
Reform – oltre a un gran numero di studenti universitari e residenti musulmani.
Molti di loro si sono sentiti disillusi dalla svolta centrista del Labour sotto
Starmer e dalla percepita lentezza del governo nel criticare la condotta di
Israele nella guerra contro Hamas a Gaza – terreno fertile per i Verdi. Sotto la
guida di Zack Polanski, i Verdi hanno ampliato la loro agenda oltre le questioni
ambientali, concentrandosi anche su temi come il costo della vita, la
legalizzazione delle droghe e il sostegno alla causa palestinese.
LA CRISI DEL PREMIER STARMER
È una batosta per la linea moderata del governo Starmer. L’esito del voto
rappresenta un segnale forse decisivo per il premier, assediato fra l’altro dai
contraccolpi dello scandalo Epstein-Mandelson, oltre che dai fallimenti politici
imputatigli finora. Tanto più sullo sfondo dei malumori generati nel suo
medesimo partito dal veto imposto alla candidatura per il seggio in lizza del
popolare sindaco laburista di Manchester, Andy Burnham, temuto in caso di
ritorno in Parlamento come potenziale sfidante interno alla sua leadership: una
leadership ora considerata ad alto rischio in vista della vasta tornata di
elezioni amministrative del 6 maggio. Per centrare l’obiettivo, il premier aveva
mobilitato negli ultimi giorni le risorse del governo sul territorio locale e i
ministri a lui più fedeli, a costo di sollevare polemiche di concorrenza sleale
da parte degli avversari. Il risultato delle urne dimostra come sia stato uno
sforzo tardivo e inutile. La sconfitta sottolinea la profondità
dell’impopolarità del Labour e la sfida che deve affrontare sia da sinistra sia
da destra. Le prossime elezioni nazionali non dovrebbero tenersi prima del 2029,
pertanto la principale minaccia per Starmer proviene dall’interno del suo stesso
partito, dove i deputati stanno valutando se sostituirlo con un nuovo leader.
L'articolo Elezioni suppletive in Uk: cade il “muro rosso” a Manchester, vincono
i Verdi. Batosta per i laburisti, il premier Starmer in crisi proviene da Il
Fatto Quotidiano.
A partire da oggi, 25 febbraio 2026, cambiano definitivamente le regole per
varcare i confini del Regno Unito. Il periodo di tolleranza iniziato lo scorso
aprile 2025 è giunto al termine: i viaggiatori provenienti da 85 Paesi – tra cui
l’Italia, San Marino, gli altri Stati dell’Unione Europea, gli Stati Uniti e il
Canada – sono ora sottoposti a rigorosi controlli e hanno l’obbligo tassativo di
possedere l’ETA (Electronic Travel Authorisation). Senza questo documento
elettronico, le compagnie aeree sono tenute a bloccare i passeggeri, impedendo
loro l’imbarco già all’aeroporto di partenza. Ecco tutto ciò che c’è da sapere
per non farsi trovare impreparati.
COS’È L’ETA, QUANTO DURA E I DOCUMENTI NECESSARI
L’ETA è un permesso di ingresso e transito obbligatorio per chi intende recarsi
nel Regno Unito per turismo o per soggiorni di breve durata, fino a un massimo
di 6 mesi. Il documento è strettamente associato al passaporto del viaggiatore.
A questo proposito, l’ambasciata britannica ribadisce una regola fondamentale
del post-Brexit: la carta d’identità (sia cartacea che elettronica) non è valida
per l’ingresso nel Paese. L’autorizzazione ha una validità di due anni.
Tuttavia, se il passaporto associato scade prima di questo biennio, anche l’ETA
perderà automaticamente validità e andrà richiesta nuovamente con il nuovo
documento.
COME RICHIEDERLA, COSTI E TEMPISTICHE
La procedura per ottenere l’ETA è interamente digitale . Può essere effettuata
scaricando l’app ufficiale “UK ETA” oppure visitando il sito istituzionale
www.Gov.UK/Eta.
* Il costo: La tariffa ufficiale è di 16 sterline. Le autorità raccomandano di
prestare la massima attenzione a numerosi siti non istituzionali online che
offrono lo stesso servizio applicando forti, e talvolta notevoli,
maggiorazioni di prezzo.
* Le tempistiche: La maggior parte delle richieste viene elaborata da un
sistema automatico che fornisce una risposta in pochi minuti. Tuttavia, il
governo britannico consiglia vivamente di inoltrare la domanda con almeno tre
giorni lavorativi di anticipo rispetto alla partenza, per non rischiare di
perdere il volo nei rari casi in cui siano necessarie verifiche
supplementari.
CHI È ESENTATO DALL’OBBLIGO DELL’ETA
Il provvedimento non si applica a tutti. Sono esentate specifiche categorie di
cittadini italiani che hanno già regolarizzato la propria posizione Oltremanica:
* Titolari di EUSS o Visti: I cittadini italiani con uno status di immigrazione
(come l’EU Settled Status o il Pre-Settled Status) o in possesso di un
regolare visto per motivi di studio o di lavoro non devono richiedere l’ETA
(che è sostituito dal relativo eVisa). Sono però tenuti a creare un account
UKVI (UK Visas and Immigration) per controllare il proprio visto elettronico
e mantenere costantemente aggiornati i dati del passaporto, estendendo
l’obbligo anche ai minori.
* Cittadini con doppia cittadinanza: A partire da oggi, le regole si fanno
molto stringenti per chi possiede la doppia cittadinanza italo-britannica
(inclusi i figli minorenni nella stessa condizione) e per i cittadini
britannici in possesso di altre nazionalità. Questi soggetti non sono idonei
a ottenere l’ETA. Per entrare nel Regno Unito potranno utilizzare
esclusivamente un passaporto britannico in corso di validità, oppure un
passaporto italiano valido accompagnato da un Certificate of Entitlement
(Certificato di diritto di residenza).
L'articolo Viaggi nel Regno Unito, scattano le sanzioni per l’obbligo dell’ETA:
ecco come richiederla, i costi e le tempistiche proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stato rilasciato su cauzione l’ex ministro ed ex ambasciatore britannico a
Washington Peter Mandelson, arrestato ieri con “il sospetto di cattiva condotta
in un incarico pubblico” in relazione ai suoi legami con il finanziere pedofilo
Jeffrey Epstein.
La notizia arriva da Londra, dove nella notte un portavoce della polizia
metropolitana ha riferito che “un uomo di 72 anni è stato rimesso in libertà
sotto cauzione mentre proseguono le indagini”. La conferma ufficiale non cita
direttamente il nome di Mandelson, ma il riferimento all’età e al contesto
dell’inchiesta riguarda l’ex esponente laburista. In una nota, la polizia ha
precisato di non poter fornire ulteriori dettagli “per non pregiudicare
l’integrità” del procedimento nei confronti di Mandelson. Le indagini, dunque,
restano in corso e al momento non sono stati diffusi elementi aggiuntivi sulle
contestazioni specifiche.
Mandelson, già ministro e in passato ambasciatore britannico a Washington,
respinge l’accusa di un reato che, nel sistema britannico, riguarda l’eventuale
abuso o uso improprio delle proprie funzioni istituzionali. L’arresto si
inserisce nel più ampio filone di attenzione e polemiche internazionali legate
alla figura di Epstein, il finanziere statunitense al centro di uno dei più
gravi scandali degli ultimi anni per una rete di abusi e relazioni con
personalità di primo piano della politica e dell’economia.
L'articolo Mandelson rilasciato su cauzione dopo l’arresto: era stato fermato
per il coinvolgimento nel caso Epstein proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il governo laburista britannico ha annunciato la nomina di Doug Gurr, ex
dirigente del colosso americano Amazon, a presidente in via permanente della
Competition and Markets Authority (Cma), l’autorità antitrust del Regno Unito.
Gurr era stato designato ad interim un anno fa e ora l’esecutivo guidato dal
premier Keir Starmer ha deciso di affidargli un mandato pieno.
La scelta conferma la linea dell’attuale governo di apertura verso i giganti
tecnologici statunitensi, almeno sul piano strettamente commerciale. Un
orientamento che si distingue dalla posizione dura assunta nei confronti di Elon
Musk e del suo social network X per la diffusione di deepfake sessuali generati
dall’intelligenza artificiale, ritenuti in violazione dell’Online Safety Act, la
legge britannica a tutela dei minorenni su internet.
Gurr, che è stato presidente di Amazon Cina tra il 2014 e il 2016 e poi
direttore del gruppo nel Regno Unito fino al 2020, “è stato ora scelto per
ricoprire un mandato completo di cinque anni”, si legge in una nota del
ministero del Commercio. Prima della formalizzazione definitiva della nomina,
l’ex top manager dovrà comunque sottoporsi a un’audizione parlamentare di
prassi.
La decisione dell’esecutivo arriva dopo l’annuncio di un periodo di
consultazione volto ad accelerare l’approccio normativo del Paese
nell’approvazione delle fusioni tra grandi società, nel solco dello slogan di un
Labour “aperto al mondo del business” promosso dal moderato Starmer. Il premier,
tuttavia, è già finito sotto accusa per alcune nomine nell’ambito dello scandalo
Mandelson-Epstein ed è stato criticato anche per aver respinto di recente
quattro candidati alla guida dell’autorità garante della Comunicazione, Ofcom.
Intanto crescono le voci su un possibile ritorno sulla scena di una figura
politica del passato come la baronessa laburista Margaret Hodge, finita al
centro di numerose polemiche.
L'articolo Regno Unito, un ex dirigente Amazon come presidente dell’Antitrust:
Starmer dà mandato di cinque anni a Doug Gurr proviene da Il Fatto Quotidiano.