Un post improvviso, durissimo, contro il potere che fino a pochi giorni prima
sosteneva. Poi il ricovero in una struttura psichiatrica. È la parabola di Ilya
Remeslo, figura fino a poco tempo faconsiderata vicina al Cremlino, ora al
centro di un caso che sta facendo discutere dentro e fuori la Russia. Martedì
sera Remeslo ha pubblicato sul suo canale Telegram, seguito da circa 90mila
persone, un lungo messaggio intitolato “Cinque motivi per cui ho smesso di
sostenere Vladimir Putin”. Un cambio di posizione netto, in cui ha definito
quella in Ucraina una “guerra fallimentare”, accusando il presidente russo di
aver causato enormi perdite umane e gravi danni all’economia del Paese.
Parole ancora più dure sono arrivate nel passaggio in cui ha messo in
discussione la legittimità dello stesso presidente, chiedendone le dimissioni e
un processo come “criminale di guerra e ladro”. Un attacco frontale che ha
sorpreso tanto i sostenitori della linea governativa quanto gli ambienti
dell’opposizione. Poche ore dopo la pubblicazione del post, secondo quanto
riferito da media russi e internazionali, Remeslo è stato ricoverato
nell’Ospedale psichiatrico n. 3 di San Pietroburgo, come riportato anche dal
quotidiano locale Fontanka. Una decisione che richiama alla memoria pratiche già
utilizzate in epoca sovietica, quando il ricovero psichiatrico veniva talvolta
impiegato nei confronti dei dissidenti.
Avvocato di 42 anni ed ex membro di un organismo consultivo vicino al Cremlino,
Remeslo aveva costruito la sua notorietà proprio attaccando i critici del
governo russo. In passato si era espresso duramente contro Alexei Navalny, il
principale oppositore di Putin, morto nel febbraio 2024 in una colonia penale
nell’Artico. E per la sua morte la famiglia e cinque stati accusano direttamente
l’inquilino del Cremlino.
Resta ora da chiarire cosa sia accaduto nelle ore successive al post e quali
siano le condizioni del blogger. Il caso riaccende i riflettori sul clima
politico russo e sullo spazio, sempre più ristretto, per il dissenso.
L'articolo “Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Putin”, dopo il post
l’ex sostenitore Ilya Remeslo finisce in un ospedale psichiatrico proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Alexei Navalny
I governi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi accusano
apertamente lo Stato russo di aver assassinato l’oppositore Alexei Navalny
utilizzando una “rara tossina letale”. Si tratta della epibatidina, una tossina
presente nelle rane freccia velenose del Sud America. La presa di posizione è
arrivata con una dichiarazione congiunta diffusa a margine della Conferenza
sulla sicurezza di Monaco, a due anni dalla morte del principale dissidente del
Cremlino in un carcere del Circolo Polare Artico, il 16 febbraio 2024.
Secondo quanto affermato dai cinque Paesi europei, Navalny sarebbe stato colpito
deliberatamente con una sostanza tossica, nel quadro di una strategia volta a
eliminare una delle figure più rilevanti dell’opposizione politica russa.
“Sappiamo che lo Stato russo ha usato questa tossina letale per colpire Navalny,
temendo la sua opposizione»” ha dichiarato il Ministero degli Esteri britannico,
parlando di un’azione diretta e consapevole. Sei mesi fa era stata Yulia
Navalnaya, vedova del dissidente, a denunciare l’avvelenamento dopo le analisi
di due laboratori internazionali.
LA DENUNCIA INTERNAZIONALE
La dichiarazione congiunta segna un ulteriore inasprimento delle tensioni
diplomatiche tra Mosca e diverse capitali europee. Londra ha annunciato di aver
segnalato formalmente la Russia all’Organizzazione per la proibizione delle armi
chimiche (OPCW), l’organismo internazionale con sede all’Aia incaricato di
vigilare sul rispetto della Convenzione sulle armi chimiche. L’iniziativa
britannica punta ad attivare i meccanismi di controllo e verifica previsti dal
diritto internazionale, con possibili conseguenze sul piano sanzionatorio e
politico. Le analisi dei campioni prelevati da Navalny, “ha confermato in modo
definitivo la presenza di epibatidina“. I cinque Paesi hanno dichiarato che
“solo lo stato russo aveva i mezzi, il movente e il disprezzo per il diritto
internazionale” per portare a termine l’azione.
IL CONTESTO
Alexei Navalny era morto due anni fa in una colonia penale russa, dove stava
scontando una lunga condanna. La sua detenzione aveva suscitato forti critiche
da parte delle organizzazioni per i diritti umani e dei governi occidentali, che
avevano più volte chiesto la sua liberazione. La nuova accusariporta
l’attenzione sulle precedenti denunce relative all’avvelenamento dell’oppositore
avvenuto nel 2020, episodio che aveva già provocato un duro scontro diplomatico
tra Russia e Paesi occidentali.
La tesi delle autorità russe è che Navalny sia morto per una serie di fattori,
una “combinazione di malattie”. Il 15 agosto 2024 il Comitato investigativo
aveva elaborato il suo dossier, messo a disposizione della vedova, in cui
scriveva: “Secondo la conclusione dell’esame forense del Comitato, la causa
della morte del condannato Navalny è stata una malattia combinata: ipertensione
con danno vascolare e agli organi, miocardiosclerosi diffusa, complicata dallo
sviluppo di edema cerebrale, fibrillazione ventricolare, edema polmonare”.
Discrepanze con ciò che avevano pubblicato i media di Stato russi, che avevano
parlato di un “coagulo di sangue”, fattore che nel rapporto del Comitato non
veniva citato
La vedova era partita all’attacco e parlando del marito aveva dichiarato: “È
stato ucciso e ora stanno cercando di coprire le loro tracce il più possibile.
Per questo non mostrano i filmati delle telecamere, per questo non consegnano
gli effetti personali, per questo scrivono una diagnosi che non significa nulla.
Se Putin pensa che scrolleremo le spalle e ci rassegneremo, si sbaglia di
grosso. Gli avvocati faranno ricorso contro ogni documento di questo tipo.
Chiederemo l’apertura di un procedimento penale. Chiedo che ci vengano
consegnati tutti i documenti medici, compreso il rapporto dell’autopsia. Chiedo
che non si limitino a tre parole generiche sulle presunte analisi chimiche, ma
che ci consegnino le analisi degli esperti stessi: cosa cercavano, come, quali
tossine sono state testate, su quali apparecchiature. E anche di consegnare
tutti gli effetti personali di Alexei. E soprattutto, potete vedere da soli e
capire perfettamente che finché Putin sarà al potere, il Comitato Investigativo
e l’Fsb non svolgeranno alcuna indagine. Il loro unico compito ora è quello di
nascondere tutto, mentire e coprire il loro capo. Pertanto, continueremo a
indagare da soli”.
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l’epibatidina”. È una tossina presente nelle rane freccia velenose proviene da
Il Fatto Quotidiano.