“Ancora aspetto una dimostrazione, soprattutto dai miei colleghi, di quali
vantaggi deriveranno da questa separazione. Vorrei che mi si dicesse “uno, due,
tre, quattro”, come conseguenze dirette. Io ormai ho una lunga carriera alle
spalle, di delusioni ne ho incamerate tante, ma mai una volta sono entrato in
aula pensando che il giudice avrebbe dato ragione a tutti i costi al pubblico
ministero. E non credo che la separazione delle carriere cambierà le cose”.
Franco Coppi, il “principe” dei penalisti italiani, difensore tra gli altri di
Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti, torna a esprimere in pubblico la sua
contrarierà alla riforma Nordio. Ospite di un dibattito organizzato dal
Movimento 5 stelle in Campidoglio, insieme al leader pentastellato Giuseppe
Conte, al direttore del Fatto Marco Travaglio e alla costituzionalista Ines
Cioli (moderatrice la giornalista Valentina Petrini), il professore e avvocato
chiede di uscire dalla “truffa delle etichette“: “Non parliamo di una riforma
della giustizia, ma della magistratura. Così come sarebbe il caso di non parlare
più di separazione delle carriere: si vogliono due magistrature, assolutamente
indipendenti l’una dall’altra”.
Il provvedimento del governo, dice Coppi, “nasce dall’idea che tutti i
magistrati siano intellettualmente disonesti, i giudicanti destinati ad
appiattirsi sul pubblico ministero. Questo, sulla base della mia esperienza, non
è”. Poi spiega col suo stile sardonico: “Io sono un vecchio praticone, quello
che mi interessa è se questa riforma garantirà una sentenza più giusta. Quando
difendo un innocente avrò maggiori garanzie? Non mi sembra, perché ciò che conta
è l’onestà intellettuale del singolo magistrato. Se abbiamo un ciuccio, non è
che con la separazione delle carriere lo facciamo diventare Ribot: rimane un
ciuccio separato. Il giudice intellettualmente onesto apprezzerà le tesi del pm
e quelle del difensore come deve farlo, il giudice che parle dall’idea che il pm
dev’essere privilegiato continuerà a farlo”. E ironizza: “Per orgoglio
professionale non mipiace battagliare ad armi pari, voglio farlo in una
posizione di inferiorità, perché lo sfizio di fottere il pm, se consentite, è
molto più grande”.
Marco Travaglio a sua volta usa l’ironia parlando di Nordio: “È il miglior
testimonial per il No, io lo farei parlare sempre, soprattutto dopo una certa
ora”. Ericorda che il “primato della politica“, citato dal ministro e da tanti
giornalisti come ispirazione della riforma, “non esiste“: “Nella Costituzione
c’è scritto che la legge è uguale per tutti, quindi i politici sono sottoposti
alla legge come tutti gli altri cittadini”. Conte, invece, contrasta la
narrazione del governo secondo cui la modifica alla Costituzione è “tecnica” e
non politica: “Loro stessi hanno affermato che non ci sarà nessuna accelerazione
dei processi, non ci sono investimenti, non c’è alcun rafforzamento degli
organici, ma che c’è solo un intento politico. Come fai allora a dire che non è
una riforma politica?”. E ricorda tutte le occasioni in cui esponenti del
governo hanno ammesso il loro vero obiettivo: “Ricordate il post di Meloni
contro la Corte dei Conti? Scrisse che questa riforma e quella della Corte dei
Conti sarà la risposta piu adeguata contro l’intollerabile invadenza della
magistratura. Nordio ha chiarito anche lui che “l’opposizione se ne
avvantaggerà”. E poi Tajani, che segue la tradizione di Berlusconi e chiede di
togliere ai pm la direzione della polizia giudiziaria”.
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carriere non cambia nulla. Ai miei colleghi chiedo: quali vantaggi porterà?”
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“Con la separazione delle carriere avrò una sentenza più giusta? Perché a me è
questo che interessa. La risposta è che non mi sembra, perché ciò che conta è
l’onestà intellettuale del singolo magistrato. Se abbiamo un ‘ciuccio’, non è
che con la separazione delle carriere lo facciamo diventare Ribot“. Lo ha detto,
suscitando le risate in sala, l’avvocato e professore universitario Franco
Coppi, ospite del convegno Una partita decisiva per democrazia e diritti, in
Campidoglio, in riferimento alla riforma costituzionale della giustizia voluta
dal governo guidato da Giorgia Meloni.
E parlando del maggior potere che avrebbe il pubblico ministero – una sorta di
avvocato dell’accusa – qualora vincesse il sì al referendum del 22-23 marzo, ha
aggiunto: “A me non piace battagliare con uno ad armi pare, voglio farlo in una
posizione di inferiorità. Perché lo sfizio di fottere il pm così è molto più
grande”.
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è che un ‘ciuccio’ diventa Ribot” proviene da Il Fatto Quotidiano.