Scintille a Otto e mezzo (La) tra il direttore del Fatto Quotidiano Marco
Travaglio e l’ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti, portavoce del
Comitato per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia.
Il tema dello scontro è la riforma Nordio, sulla quale Travaglio osserva: “È
strano che quelli che si ritengono vittime dei pm giustizialisti votino tutti
Sì, perché così pensano di vendicarsi. C’è un solo condannato di Tangentopoli
tra quelli famosi che ha detto che vota No ed è Cirino Pomicino. Secondo me, è
il più intelligente e il più sveglio della categoria dei condannati – spiega il
direttore del Fatto – perché ha capito che il pm creato dalla riforma Nordio è
un pm molto più giustizialista di quanto non vengano accusati di esserlo oggi i
pm. Si tratta, infatti, di un pm che non viene più educato, insieme al giudice,
a cercare la verità in maniera imparziale, ma viene educato ad accusare“.
Travaglio ricorda: “È lo stesso ministro della Giustizia Nordio, autore di
questa legge, ripetere che il pm nella sua visione è come quello americano: lo
chiama proprio ‘l’avvocato dell’accusa’. Al contrario, il nostro pm non lo è
affatto, altrimenti io, Sallusti, Annalisa Cuzzocrea saremmo tutti in galera da
anni, perché i pm, invece di archiviare tutte le querele temerarie che ci
vengono fatte, porterebbero a termine tutte le accuse. La loro fissa, infatti,
non sarebbe quella di cercare la verità, e cioè di vedere chi tra il denunciato
e il denunciante ha ragione: farebbero, invece, collezione di rinvii a giudizio
e di condanne”.
E sottolinea: “Noi dovremmo aspettare ogni volta il processo per essere assolti,
mentre adesso, per fortuna, la gran parte delle querele temerarie viene
archiviata perché il pm le butta via dopo aver scoperto che sono farlocche”.
“Le tue vengono archiviate, non le mie – ribatte Sallusti – Tu scambi le querele
che fanno a te con le querele che fanno agli altri giornalisti”.
“Sono uguali le querele”, replica Travaglio.
L’ex direttore del Giornale ribatte: “A te la maggior parte delle querele viene
chiusa in istruttoria, ma non è così per tutti”.
“Ma dipende da quello che hanno scritto”, insorge la conduttrice Lilli Gruber.
Sallusti rilancia: “Quello che scrive Travaglio viene giudicato con grande
attenzione”.
“Quindi Travaglio è coccolato dai ‘magistrati rossi’?”, chiede sarcasticamente
Gruber.
Sallusti rievoca la sua vicenda giudiziaria, quando nel 2012 fu sottoposto a
misura cautelare per l’esecuzione di una condanna definitiva a 14 mesi di
reclusione per diffamazione aggravata a mezzo stampa e omesso controllo come
direttore responsabile. I fatti risalgono al febbraio 2007, quando Sallusti era
direttore di Libero: il giornale pubblicò due articoli su un caso delicato,
riguardante una tredicenne di Torino incinta che aveva interrotto
volontariamente la gravidanza con autorizzazione del giudice tutelare, perché i
genitori erano separati e il padre non era informato.
Uno degli articoli, firmato da Renato Farina con lo pseudonimo Dreyfus,
presentava la vicenda in modo falso e aggressivo, descrivendo un aborto coattivo
imposto dal giudice Giuseppe Cocilovo, definendo i protagonisti (genitori,
medico e magistrato) come ‘assassini’ e auspicando per loro ‘la pena di morte’.
Il giudice tutelare querelò per diffamazione aggravata; Sallusti fu imputato
anche per omesso controllo. Dopo i gradi di giudizio, la Cassazione confermò la
pena detentiva senza sospensione condizionale.
Grazie al decreto svuota-carceri, la pena fu convertita in arresti domiciliari
nel novembre 2012, scontati per circa 21 giorni. Successivamente Sallusti
ottenne la grazia parziale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
che commutò la parte detentiva residua in pena pecuniaria.
Nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per violazione
del diritto alla libertà d’espressione, ritenendo la pena detentiva
sproporzionata per un giornalista in un caso di diffamazione, pur confermando la
responsabilità per le falsità pubblicate. Sallusti ricevette 12mila euro di
risarcimento, a fronte di 100mila euro richiesti.
“Io per una querela di un magistrato – afferma Sallusti – sono stato condannato
e arrestato”.
“Sì, perché era stato scritto un grave falso”, commenta Travaglio.
Sallusti ribatte che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato
l’Italia a risarcirlo per ingiusta detenzione e aggiunge: “Quindi, non era vero.
Io sono uno degli italiani che ogni 8 ore viene ingiustamente arrestato”.
“No, no – replica Travaglio – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non è
intervenuta sul merito della condanna”.
L'articolo Lite Sallusti-Travaglio. “Io arrestato per la querela di un
magistrato”. “Sul tuo giornale fu scritto un grave falso”. Su La7 proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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“Non credo affatto che la stragrande maggioranza delle persone che hanno
manifestato pacificamente a Torino abbia dato copertura ai violenti. Anzi,
probabilmente sarebbe stata felice se un servizio d’ordine più efficace, come
quello di una volta del Partito Comunista o della Cgil, avesse tenuto fuori i
violenti dal corteo”. Così a Otto e mezzo (La7) il direttore de Il Fatto
Quotidiano, Marco Travaglio, commenta le parole del ministro dell’Interno Matteo
Piantedosi, il quale, nella sua informativa alla Camera, ha attaccato chi
nell’opposizione era alla manifestazione per il centro sociale Askatasuna (“Chi
sfila con i delinquenti offre prospettive di impunità”).
Travaglio ricorda come a Torino abbiano sfilato moltissime persone pacifiche,
accanto a una minoranza di delinquenti: “Alcuni li importiamo dall’estero a ogni
manifestazione, infatti fra i denunciati ci sono anche dei francesi e degli
inglesi. Altre volte c’erano i belgi, come al G8. Insomma c’è una internazionale
di specialisti della violenza che coglie tutte le occasioni per mettersi in
mostra”.
“Ma il ministero dell’Interno avrebbe potuto evitare questi tafferugli e questi
scontri?”, chiede la conduttrice Lilli Gruber.
“No, io non credo che si possa evitare al 100% – risponde il direttore del Fatto
– Quell’episodio dell’aggressione al poliziotto è stato gravissimo e
sconvolgente e io mi auguro che i responsabili di questo atto inqualificabile si
becchino la pena che si meritano, fermo restando che non c’è bisogno di nuove
leggi, perché nel nostro codice penale è già tutto previsto. Lo ha scritto
Alfredo Rocco, che era ministro di Mussolini, non certo Madre Teresa di
Calcutta. Il nostro, quindi, è un codice penale rigoroso, che ha già tutti gli
strumenti per colpire“.
Travaglio poi precisa: “Io, proprio perché sono torinese e ho fatto il
giornalista per tanti anni a Torino, ho vissuto la stagione dove l’antagonismo e
l’anarco-insurrezionalismo hanno prodotto scontri di piazza infinitamente più
gravi di quelli di oggi. E allora nessuno si sognava di parlare di Brigate
Rosse, nemmeno quando tentarono di fare l’assalto al Palazzo di Giustizia nel
1998“.
Il direttore del Fatto ricorda la manifestazione nazionale del 4 aprile 1998
indetta dai centri sociali e dall’area autonoma-anarchica, in seguito al
suicidio in carcere di Edoardo Massari “Baleno”, arrestato il 5 marzo 1998,
insieme a Maria Soledad Rosas (“Sole”) e a Silvano Pelissero, con l’accusa di
far parte del gruppo anarchico i Lupi Grigi, legato ad azioni contro l’Alta
Velocità in Val Susa. L’11 luglio dello stesso anno si suicidò anche Sole mentre
si trovana agli arresti domiciliari in una comunità a Bene Vagienna (Cuneo).
“Torino quel giorno fu messa a ferro e fuoco, altro che quello che è successo
l’altro giorno – spiega Travaglio – Bisogna quindi sapere che i professionisti
della violenza ci sono e che quanto accaduto sabato a Torino è acqua fresca
rispetto a tutto ciò che abbiamo visto non solo negli anni del terrorismo ma
anche gli anni ’90 e i primi anni 2000 fino al G8, quando cioè sono avvenuti
fatti infinitamente più gravi”.
Infine, l’appello conclusivo del giornalista: “Io inviterei tutti, ovviamente, a
perseguire i reati e chi li ha commessi, ma allo stesso tempo a evitare
isterismi o l’invenzione di nuovi articoli del codice penale che non servono a
niente. Abbiamo sconfitto il terrorismo con lo Stato di diritto, senza fare
leggi speciali o straordinarie. A maggior ragione, oggi abbiamo tutte le
possibilità di sconfiggere queste frange, che, per quanto pericolose, sono
infinitamente più limitate rispetto al passato”.
L'articolo Travaglio a La7: “Scontri a Torino? Acqua fresca rispetto agli anni
’90 e al G8. Evitare isterismi e articoli penali inutili” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano,
Marco Travaglio, e Alessandro Sallusti, direttore della testata online
politicoquotidiano.it e portavoce del Comitato per il Sì al referendum
costituzionale sulla giustizia.
A sollevare il caso è la conduttrice Lilli Gruber, che chiede conto a Sallusti
della card diffusa sui social dal Comitato “Sì Riforma”, nella quale compare
l’immagine dell’aggressione al poliziotto durante gli scontri di Torino del 31
gennaio 2026, accompagnata dalla scritta “Loro votano no”.
“Voi scrivete che gli autori delle violenze di Torino votano No al referendum –
domanda ironicamente la giornalista – Allora mi è venuta questa curiosità: li
avete identificati e intervistati questi violenti?“.
Sallusti risponde: “Il fatto che chi ha organizzato quella manifestazione vota
No è ufficiale”.
Travaglio scoppia a ridere e interviene: “Sì certo, Askatasuna”
L’ex direttore del Giornale prosegue, confondendo il direttore del Fatto con
Roberto Saviano: “La nostra era una risposta a Marco Travaglio il quale ha
scritto e sostenuto che chi vota sì è complice della mafia. O era anche una
risposta a Saviano, se vuoi”.
Travaglio replica, sbigottito: “E vabbè, ma ci sarà anche una differenza tra me
e Saviano“.
Sallusti rilancia: “Allora spiegami perché il No può fare questi accostamenti
paradossali e il Sì non può farli. Tu hai sostenuto che chi vota no è un nemico
della democrazia e addirittura favorisce la mafia”.
Il direttore del Fatto ribatte: “Mi hai confuso con Saviano, che ha parlato dei
danni per le indagini di mafia. Saviano peraltro non ha detto che chi vota Sì
sta con la mafia, e quindi è complice della mafia. Ha scritto un articolo di
un’intera pagina su Repubblica per spiegare come mai, secondo lui, questa
riforma indebolirebbe le indagini di mafia. Io non l’ho mai scritto”.
E aggiunge: “In ogni caso, credo che quelli di Askatasuna non vadano a votare.
Credo anche che quelli che hanno menato in piazza siano in gran parte stranieri
e vengano tutti da paesi dove le carriere sono già separate e dove probabilmente
non si fanno referendum come il nostro. Ma, comunque, il No al referendum non
c’entra proprio niente con quello che è successo a Torino“.
Sallusti insiste: “Ma neanche la mafia c’entra niente”.
“Ma perché continui a chiedermi conto di un articolo di Saviano? – controbatte
Travaglio – Quando sarà presente Roberto Saviano, che ha scritto delle cose
secondo me condivisibili, ma che non dicono che chi vota Sì è con la mafia,
glielo dirai”.
L'articolo Referendum, Travaglio smonta la tesi di Sallusti e la card del
Comitato Sì: “Il No non c’entra niente con Torino”. Su La7 proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Qualche pistola ha detto che Travaglio difende Fabrizio Corona, non è vero
niente io ho parlato di un principio che prescinde dalle persone. Ho scritto un
pezzo perché un giudice di Milano aveva sequestrato tutta una puntata del suo
talk su Youtube, Falsissimo, su Alfonso Signorini e un altro giudice aveva
ordinato con urgenza a corona di ritirare dai social ogni video e contenuto
audio, scritto diffamatorio su Signorini. Il giudice aveva stabilito che quello
che aveva già pubblicato era diffamatorio e violava la privacy. E fin qui ci
sta. Il problema è che poi il giudice è andato oltre e ha anche preventivamente
ordinato di non rifarlo. Cioè di non trasmettere altri contenuti lesivi della
privacy di Signorini perché Corona dice cerca solo la morbosa curiosità del
pubblico per fare soldi. E qui secondo me non ci siamo più. Uno può decidere se
una cosa è diffamatoria dopo averla vista e letta, non prima che venga diffusa
altrimenti si chiama censura preventiva e con quel pericoloso precedente oggi
può toccare a Corona e domani a chiunque altro”. Così Marco Travaglio ad
Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi in onda ogni sabato sul Nove
con la partecipazione di Andrea Scanzi, commenta quanto accaduto con il
programma di Corona, Falsissimo, e le puntate dedicate all’ex conduttore del Gf,
messe “offline”.
Il direttore del Fatto Quotidiano quindi, spiega di aver “difeso il principio” e
non l’ex re dei paparazzi “di cui non me ne importa niente”. “Mi sono domandato,
ma se al posto di Signorini e dei figli di Berlusconi ci fosse stato un
passante, avrebbe ottenuto lo stesso? Ne dubito. Poi è uscito il comunicato di
Mediaset che applaudiva il giudice e per poco non cadevo dalla sedia per le
risate”.
Travaglio spiega quindi il paradosso della nota stampa, leggendone alcune parti.
“A me sembra l’autoritratto di Mediaset, cioè di 35 anni di Fininvest, tg talk,
giornali, Chi, il settimanale di gossip diretto per 17 anni da Signorini.
Cos’altro fa Chi se non cerare la morbosa curiosità del pubblico per monetizzare
violando la privacy di centinaia di vip o presunti tali? E ora invocano la
privacy per se e da 30 anni la calpestano per gli altri. Voi direte, ma dov’è
l’interesse pubblico sulle abitudini sessuali di Signorini, Marina Berlusconi,
Piersilvio Berlusconi, Gerry Scotti, Letterine eccetera? – continua il direttore
– assolutamente d’accordo. E dov’è l’interesse pubblico per tutti i baci
furtivi, gli amori e le corna di tutti i vip sputtanati da Chi, magari con le
foto fornite da Corona?”.
“Quindi torniamo al punto di partenza – conclude – chi si sente diffamato
querela chi ha già parlato di lui. Vogliamo stabilire nuovi strumenti contro
queste nuove forme di diffamazione così immediate? Facciamolo, ci vuole una
legge però. Nessuno può pretendere che qualcuno non parli mai più di lui. E
comunque anche qui, tutte le testate del gruppo Berlusconi da anni non fanno che
diffamare chiunque dia fastidio alla real casa di Arcore, esattamente come ora
la real casa di Arcore accusa Corona di fare contro se stessa”.
L'articolo “Corona? Si può decidere se una cosa è diffamatoria dopo, altrimenti
si chiama censura preventiva. È un pericoloso precedente”. Così Marco Travaglio
sul Nove proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Tra la Costituzione fatta dai padri costituenti e quella fatta da questi
ricostituenti, di solito, all’ultimo momento le persone si preoccupano e dicono:
teniamoci quelli là che forse sapevano scrivere le Costituzioni meglio di
questi”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore de Il
Fatto Quotidiano Marco Travaglio, rispondendo alle osservazioni del filosofo
Massimo Cacciari, che taccia la magistratura di non aver mai prodotto “uno
straccio di riforma autonoma sua per sistemare la giustizia”.
Travaglio spiega che il voto referendario va letto dentro una dinamica ormai
consolidata nella storia recente del paese: “È il quinto referendum
costituzionale che facciamo negli ultimi vent’anni: abbiamo fatto quello sul
Titolo V, quello sulla Devolution, quello su Renzi, quello sulla riduzione dei
parlamentari e adesso questo. Se il trend elettorale dei referendum, come delle
elezioni politiche, è popolo contro casta, gente contro élite, establishment
contro popolo, la maggioranza di governo deve preoccuparsi”.
Il direttore del Fatto riconosce il logoramento dell’immagine della
magistratura, ma ne contesta la narrazione dominante: “È vero che la
magistratura ha perso molto consenso, dopo 30 anni di campagne di sputtanamento
a reti unificate e di inefficienza della giustizia, causata da leggi assurde che
però poi vengono attribuite alla magistratura perché poi è il giudice che tu
vedi quando ti rinviano il processo per dieci anni”.
Tuttavia, aggiunge subito un elemento decisivo nel confronto con la politica:
“C’è sempre una categoria che è infinitamente meno reputata della magistratura
ed è la politica”.
E sottolinea: “Se passa l’idea, che poi è la verità, che questa riforma premia
la casta politica a danno della magistratura, la gente non ci sta. Infatti il
referendum più plebiscitario è stato quello contro la casta, quello che tagliava
il numero dei parlamentari, un referendum che modificava una piccola cosa. Di
solito – continua – i referendum che vogliono cambiare tutto, anche se poi non
cambiano niente, vanno male perché la gente si spaventa”. Una diffidenza che,
secondo Travaglio, riaffiora puntualmente quando il confronto è tra l’eredità
dei costituenti e l’iniziativa politica contemporanea.
Travaglio ribadisce: “Il governo Meloni si deve preoccupare di questo
referendum. E infatti cos’è che li ha fatti infuriare? Il manifesto dell’Anm che
diceva: volete la magistratura sotto la politica? Perché la magistratura sarà
anche screditata, ma mai quanto la politica. L’idea che la politica vada da
sopra alla magistratura fa incazzare anche quelli che sulla magistratura hanno
dei dubbi e cominciano a capire che c’è un terzo soggetto, che non è la guerra
fra politici e magistrati, siamo noi cittadini”.
La conclusione è una domanda secca, rivolta direttamente all’opinione pubblica e
al futuro della giustizia: “Ci conviene il pm che hanno in mente questi? Non
credo”.
L'articolo Referendum, Travaglio a La7: “Quando la politica prova a mettersi
sopra la magistratura, i cittadini si incazzano” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Come cambia la Costituzione con la riforma Nordio-Meloni? Cosa comporta la
separazione delle carriere? Come saranno composti – e come funzioneranno – i due
nuovi Consigli superiori della magistratura e l’Alta Corte disciplinare? Marco
Travaglio parla di questo nella prima puntata di Perché No, la guida pratica al
referendum (il libro del direttore del Fatto, intitolato “Perché No, guida al
referendum su magistratura e politica in poche semplici parole”, è in vendita da
oggi 31 gennaio): cinque video-spiegazioni pubblicate a cadenza settimanale,
ogni venerdì alle 15, sul canale YouTube del direttore e sul sito del Fatto. Il
voto del 22 e 23 marzo, ricorda innanzitutto Travaglio, è senza quorum: la
consultazione sarà valida a prescindere dall’affluenza alle urne. Poi passa a
descrivere i contenuti della riforma costituzionale: la separazione delle
carriere, che dividerà i concorsi e la formazione di giudici e pm; lo
sdoppiamento dei Csm, in cui i magistrati saranno scelti per sorteggio e la
politica, invece, continuerà di fatto a nominare i propri rappresentanti; la
creazione dell’Alta Corte, nuovo giudice disciplinare dei magistrati, contro le
cui sentenze non si potrà più fare ricorso in Cassazione. Con i prossimi video,
invece, capiremo perché votare No conviene (ai cittadini ancor prima che ai
magistrati).
(Iscriviti a “Preferirei di No”, la newsletter settimanale gratuita del Fatto
Quotidiano sui temi del referendum a cura di Paolo Frosina)
L'articolo Perché No, la guida pratica al referendum di Marco Travaglio. Il
primo video: come cambia la Costituzione? Cosa comporta la separazione delle
carriere? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il 22 e 23 marzo ci sarà il referendum costituzionale sulla magistratura e la
politica. E sabato 31 gennaio uscirà il nuovo libro, edito da PaperFirst, del
direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, intitolato Perché no – Guida
al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole, coi
contributi del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, e l’introduzione del
giurista e costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. “Fino a 24 ore dal referendum,
dirò No a questa controriforma che apre la strada al controllo del governo sul
pm – ha detto Gratteri – Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia.
Perché per noi magistrati dal lato pratico non cambia nulla: ciò che cambia, e
in peggio, è il servizio giustizia per i cittadini”. “Quella che è presentata
subdolamente come la riforma della giustizia è tutt’altra cosa: una rivalsa di
certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri
costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell’autonomia
dell’indipendenza della seconda” è l’analisi, in sintesi, di Zagrebelsky.
Le parole di Travaglio: “Il 22 e 23 di marzo ci sarà il referendum
costituzionale. Ma esattamente su cosa andiamo a votare? Per spiegarlo ho
scritto questo libro: ‘Perché NO. Guida al referendum su magistratura e
politica. In poche e semplici parole’. C’è una bellissima prefazione di Gustavo
Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale, e una chiacchierata
con il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che spiega le ragioni del no e le
proposte alternative a questa riforma. Una riforma che, come scoprirete leggendo
il libro, non c’entra assolutamente nulla con i veri problemi della giustizia:
la lentezza, la farraginosità, la complessità e la delusione che spesso il
processo penale genera in chi ha la fortuna o la sfortuna di imbattercisi. È un
libro di servizio, di pronto intervento, perché parliamo di una materia tecnica
che viene fatta passare come incomprensibile ai cittadini. Con uno strumento
come questo, invece, credo ci siano ottime possibilità di capire davvero su cosa
andiamo a votare e quali sono i moventi di questa riforma costituzionale che il
governo ha imposto al Parlamento. Dopo l’introduzione di Zagrebelsky c’è una
ricostruzione del referendum — quando, come e perché si vota — e poi una
spiegazione di come funziona la giustizia penale in Italia: chi è il pubblico
ministero, chi è l’avvocato difensore, chi è l’avvocato di parte civile, chi
sono i giudici e perché hanno ruoli e gradi diversi. E poi cosa cambia se passa
questa riforma, cioè se vince il sì, e perché secondo me conviene a noi
cittadini votare no. Le bugie raccontate da chi spinge per il sì, i modelli
stranieri spesso evocati e come funzionano davvero, gli errori giudiziari
continuamente chiamati in causa — che questa riforma non risolve affatto, anche
perché molti cosiddetti errori giudiziari non sono tali. E ancora: i
voltagabbana del sì e del no, quelli che fino a ieri dicevano una cosa e oggi
sostengono l’esatto opposto. Infine, la chiacchierata a cuore aperto con Nicola
Gratteri, che racconta perché è importante che chi fa il pubblico ministero
abbia fatto esperienza da giudice e viceversa.
Il libro è disponibile in edicola con il Fatto Quotidiano, oltre che in tutte le
librerie e negli store online.
L'articolo “Perché NO, guida al referendum su magistratura e politica”: il nuovo
libro di Travaglio coi contributi di Gratteri e Zagrebelsky proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Intelligenza artificiale e algoritmi dei proprietari delle piattaforme social.
Il giornalismo è attraversato da una rivoluzione digitale dalla portata e dalle
conseguenze ancora difficili da analizzare. Nel pomeriggio di approfondimento
dedicato al tema alla camera dei Deputati, su impulso della presidente della
Commissione di parlamentare di Vigilanza RAI, la pentastellata Barbara Floridia,
tanti i volti e le firme di rilievo che hanno preso la parola. All’evento oltre
Giovabnni, Floris, Luisella Costamagna, Veronica Gentili, c’erano anche i
direttori Peter Gomez e Marco Travaglio. “Il giornalista deve continuare a
cercare e dare notizie possibilmente esclusive come l’ultima che abbiamo dato
sul Fatto Quotidiano, grazie a Stefania Maurizi, come l’irruzione dell’ICE alle
Olimpiadi invernali di Milano-Cortina” afferma Travaglio che aggiunge “e poi
seguendo la cronaca cercando di non adagiarsi al mainstream che è assecondato
dagli algoritmi che tendono a considerare vero e giusto quello che dicono tutti
e sbagliato e da cancellare le voci stonate, invece io credo che l’informazione
si salvi proprio a stonare nel coro dei pecoroni”.
L'articolo Travaglio: “L’informazione per sopravvivere deve fregarsene di
algoritmi e piattaforme” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La guerra ibrida è sempre esistita, l’hanno sempre praticata tutti. Uno dei
trucchi più riusciti della nostra guerra ibrida è far credere alle persone che
la facciano sempre gli altri. La fanno tutti in tutti le guerre, già
dall’antichità. Il problema è che la nostra la scambiamo per verità, mentre
quando la fanno gli altri la scambiamo per fake news”. È uno dei passaggi
dell’intervento del direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite
alla Camera al convegno organizzato da Barbara Floridia, presidente della
Commissione Vigilanza Rai, dal titolo Le sfide dell’informazione. Travaglio ha
parlato proprio di informazione, di conflitti e politica estera, oltreché – nel
secondo intervento – di querele temerarie e censura.
L'articolo Travaglio: “Guerra ibrida? La fanno tutti. Il problema è che la
nostra la scambiamo per verità, quella degli altri per fake news” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Giovedì 29 gennaio alle 15, su iniziativa della senatrice Barbara Floridia,
presidente della Commissione di Vigilanza Rai, alla Camera si terrà l’incontro
“Le sfide dell’informazione”, sono previsti gli interventi di Gian Marco Chiocci
(Direttore TG1), Marco Travaglio (Direttore Il Fatto Quotidiano), Giovanni
Floris (Conduttore diMartedì, LA7), Veronica Gentili (Conduttore Le Iene, Italia
1), Giorgio Lauro (Conduttore Un Giorno da Pecora, Radio 1), Peter Gomez
(Conduttore La confessione, Rai 3), Francesco Oggiano (Giornalista e creator),
Francesca Fialdini (Conduttrice Da noi… a ruota libera, Rai 1) e Luisella
Costamagna (Giornalista, conduttrice, autrice)
L'articolo Le sfide dell’informazione: la diretta dalla Camera con Peter Gomez e
Marco Travaglio proviene da Il Fatto Quotidiano.