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Ascolti tv referendum, La7 ‘pigliatutto’: Mentana, Gruber e Bianchi tris da record. RaiUno non modifica la sua programmazione, lo speciale del Tg2 fa flop
Quasi il 60% degli italiani si sono recati alle urne ma per conoscere l’esito del voto referendario sulla giustizia non hanno scelto in massa, come accade per i grandi eventi, la prima rete del servizio pubblico. A volare sono stati gli ascolti di La7 con un tris di record per Enrico Mentana, Lilli Gruber e Diego Bianchi. Con ascolti molto tiepidi per Rete 4 e per gli speciali Rai, con una copertura ridotta su Rai1. LA MARATONA MENTANA BATTE IL TG1. RECORD PER OTTO E MEZZO (TRA GLI OSPITI MARCO TRAVAGLIO) L’ormai famosa Maratona Mentana, in onda dalle 14.46 alle 19.52, ha ottenuto numeri record con ben 1.543.000 spettatori e il 12,9% di share. Lo speciale del TgLa7, che ha raggiunto picchi del 19%, ha battuto in sovrapposizione lo speciale realizzato dal Tg1, in onda fino al 17.14, che ha ottenuto un tiepido 13,1% di share con 1.391.000 spettatori. Considerando, dunque, lo stesso periodo di messa in onda il notiziario diretto da Mentana ha ottenuto il 14,2% di share posizionandosi sopra quello diretto da Gianmarco Chiocci fermo al 13,1% di share. Dopo l’edizione del telegiornale delle 20, che pure ha sfiorato l’11%, il pubblico è accorso in massa su La7 per assistere alla puntata di “Otto e mezzo“. Il programma condotto da Lilli Gruber ha ottenuto il suo record stagionale sfiorando i 3 milioni di telespettatori con il 13,1%. Tra gli ospiti anche Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano e sostenitore del No fin dalla prima ora. Numeri record in prime time per Diego Bianchi e il gruppo di “Propaganda Live“, in onda eccezionalmente di lunedì e visto da 1.357.000 con il 9,8% di share. VESPA SOLO PER CINQUE MINUTI, NESSUN PRIME TIME SU RAI1. LO SPECIALE DEL TG2 FA FLOP Lo speciale del Tg1 del primo pomeriggio ha poi lasciato spazio alla normale programmazione e ad una staffetta con le altre reti, nessuno speciale informativo su Rai1 con Bruno Vespa in onda solo con i suoi “Cinque minuti”, a panino tra il Tg1 e Affari Tuoi, visti da 4.707.000 spettatori con il 22,2%. In seconda serata, dopo la messa in onda della fiction “Guerrieri”, spazio a Francesco Giorgino e a XXI Secolo (10,9% e 6,8%). Se Rai1 non ha modificato la sua programmazione in prime time, l’azienda ha deciso di puntare sull’informazione sulle altre due reti generaliste del gruppo. Uno speciale del Tg2 è approdato nella fascia più prestigiosa ma con un responso auditel flop, è stato visto da soli 500 mila spettatori con il 2,5% di share (al pomeriggio il Tg2 aveva ottenuto il 4,9% dalle 17). Rai3 ha trasmesso regolarmente Massimo Giletti e il suo “Lo Stato delle Cose” che pure ha risentito dell’onda record di La7 fermandosi al 6,1%. Lo speciale realizzato dal Tg3 ha conquistato 600 mila spettatori e il 5,5% di share. MEDIASET SI AFFIDA A NICOLA PORRO IN ONDA PER ORE. IN PRIME TIME SI FERMA AL 4% Mediaset ha limitato il suo impegno sulle altre reti con la messa in onda delle edizioni standard dei tg e ha puntato su Rete 4, emittente informativa del Biscione, per garantire una copertura più vasta. Affidata di fatto solo a Nicola Porro che ha guidato al pomeriggio un lungo speciale di “Quarta Repubblica” durato quasi quattro ore e visto da 539.000 spettatori con il 5% di share e con un lungo prime time, sempre dello stesso titolo, che ha ottenuto un deludente 4% di share. L'articolo Ascolti tv referendum, La7 ‘pigliatutto’: Mentana, Gruber e Bianchi tris da record. RaiUno non modifica la sua programmazione, lo speciale del Tg2 fa flop proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Travaglio avverte M5s, Pd e Avs: “Quel popolo del No non si travasa nei vostri partiti, ma aspetta un segnale”. Su La7
“Giorgia Meloni, oltre alla sconfitta del referendum sulla giustizia, ha pagato tutto insieme una serie di ambiguità e di errori che riguardano il riarmo, la posizione su Gaza, l’Iran, l’energia. Errori che un po’ derivano da lei, un po’ dagli amici che l’hanno rovinata”. Così il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta a caldo a Otto e mezzo (La7) la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia. Una sconfitta netta per il governo Meloni col No che si è attestato intorno al 53-54% e con un’affluenza record vicina al 59%. Il flop per il governo Meloni, sottolinea Travaglio, non si spiega solo con la riforma Nordio sonoramente bocciata, ma con un malcontento più ampio. Il direttore del Fatto premette di voler evitare di infierire su Italo Bocchino nella giornata della sconfitta, ma riprende una sua osservazione: “È vero, il popolo che ha votato No per il 54% non collima con i partiti del centrosinistra. Intanto perché c’è un pezzo di quel fantomatico campo largo che ha votato Sì, e poi perché c’è gente che era invisibile nei sondaggi, perché sfuggiva anche al voto del 2022. È per questo che non li hanno visti arrivare e sono arrivati al 15% in più rispetto alle previsioni di affluenza”. Chi sono questi elettori “invisibili”? “Sono giovani, sono persone che non votano più, e però sono politiche perché hanno partecipato alle manifestazioni contro il riarmo, contro la complicità del governo Meloni con Israele su Gaza, contro la complicità del governo con Trump nella guerra dell’Iran. E c’è anche una parte che è delusa, quindi che ha votato a destra e che non ci ricasca più“. Per Travaglio si tratta di un segnale chiaro per l’opposizione: “M5s, Pd e Avs hanno una sfida: parlare a quella gente, che però non è che si travasa nei partiti attuali del centrosinistra dopo aver votato oggi e ieri, ma continua a restare abbastanza in attesa di qualche segnale”. E cita con favore l’atteggiamento de leader del M5s: “Ho sentito per fortuna che Conte ha detto che dobbiamo tornare nella società a parlare, far scrivere il programma con la società civile”. Sulla segretaria del Pd Elly Schlein, Travaglio nota cautela: “La Schlein non ha detto che questa vittoria del No è solo roba del Pd, perché lo sa benissimo che non è roba sua, o non è tutta roba sua”. Il direttore del Fatto conclude sottolineando la complessità del fenomeno emerso dalle urne: “È una roba molto complicata, che nemmeno i sondaggisti che sono più attenti hanno captato, e quindi per captarla e addirittura per portare quella gente a votare per i partiti ci vorrà un grande sforzo di fantasia“. L'articolo Referendum, Travaglio avverte M5s, Pd e Avs: “Quel popolo del No non si travasa nei vostri partiti, ma aspetta un segnale”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Travaglio a La7: “I delinquenti potenti si rassegnino. Per il momento, la legge rimane uguale per tutti”
“Ha vinto innanzitutto la Costituzione, che ha evidentemente dei santi in paradiso, perché ogni volta che viene minacciata scatta una specie di valvola di sicurezza”. Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, commenta così a Otto e mezzo, su La7 la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia che ha respinto la riforma Nordio. Travaglio spiega che il risultato premia innanzitutto la Carta: “La maggioranza silenziosa degli italiani, quando qualcuno cerca di stravolgere i principi della Costituzione, si precipita a votare e a difenderla“. Il No ha prevalso nonostante i sondaggi e le previsioni indicassero un esito incerto o addirittura favorevole al Sì, dimostrando per il direttore del Fatto l’esistenza di una “provvidenza laica” che sfugge ai radar degli istituti demoscopici. I veri vincitori, prosegue Travaglio, sono “i cittadini che sarebbero stati le principali vittime di questa schiforma, anche quelli che hanno votato Sì perché non l’avevano capito: anche loro hanno scampato un bel pericolo”. Un riconoscimento va poi a “quella parte dei magistrati, non tutti, che non solo predicano l’indipendenza ma la praticano”. Travaglio cita espressamente Nicola Gratteri, “uno dei principali protagonisti di questa campagna”, Nino Di Matteo “e quelli come loro che si sono esposti e che quindi si sono presi insulti, attacchi di ogni genere”. Aggiunge con ironia: “E poi ci sono altri vincitori che non cito, perché sono una persona elegante”. Sul fronte politico, il direttore del Fatto attribuisce il successo ai partiti di centrosinistra: “Hanno vinto ovviamente i partiti di opposizione che hanno fatto opposizione e che sono attaccati proprio perché fanno opposizione, quindi sicuramente il Pd di Schlein, sicuramente il M5s di Conte, sicuramente Avs“. Travaglio non risparmia staffilate ai centristi: “Renzi non ha detto per chi ha votato, molti dei suoi hanno votato Sì. Calenda ha detto di votare Sì e quindi due terzi dei suoi elettorati sono corsi subito a votare No, segno che ormai non gli dà retta nemmeno chi lo vota“. Sul versante delle sconfitte, Travaglio è tranchant: “Ha perso naturalmente la Meloni per conto terzi: è una cosa che io non ho mai capito, e cioè per quale motivo si sia imbarcata in una riforma che non appartiene alla storia del suo partito, alla tradizione della destra italiana. Meloni ha perso per conto di Forza Italia e per dar retta a Nordio, che è la principale iattura insieme a tutto quello che si porta dietro al ministero della Giustizia“. E aggiunge: “Al ministero della Giustizia, infatti, non bastando Nordio, c’è pure Del Mastro, c’è pure la Bartolozzi, ci sono pure gli altri dirigenti che andavano a cena alla bisteccheria d’Italia che era di proprietà sia Del Mastro, sia del prestanome del clan Senese“. Forza Italia, osserva il direttore, “ha perso ovviamente” per aver “rivendicato questa riforma convincendo gli altri alleati del centrodestra a sposarla e ad andarsi a schiantare”. Non mancano riferimenti agli eredi Berlusconi: “Hanno perso Marina e Pier Silvio Berlusconi che si sono battuti con le loro televisioni violando ogni regola di par condicio“. Infine, l’affondo più duro: “Hanno perso i delinquenti potenti, quelli che speravano che la legge non fosse più uguale per tutti e invece si devono rassegnare: per il momento, la legge rimane uguale per tutti“. L'articolo Referendum, Travaglio a La7: “I delinquenti potenti si rassegnino. Per il momento, la legge rimane uguale per tutti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Delmastro, Travaglio sul Nove: “Meloni chiese le dimissioni di Idem per 3000 euro. Delmastro ha nascosto la società con la figlia di Caroccia”
“Stiamo parlando di una cosa gravissima… l’ha nascosta al Parlamento, ha messo tutto tranne quella società perché perché è ovvio che se uno va a vedere “5 forchette” dice ‘guarda un po’, andiamo a vedere chi sono le altre quattro’. Delmastro se ne sarebbe dovuto andare alla prima pubblicazione dei suoi redditi, delle sue proprietà, se avesse scritto “5 Forchette S.r.l.” in Biella, e invece è sopravvissuto altri due anni e mezzo perché non l’ha scritta e adesso dicono che non è grave”. Così il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ad Accordi&Disaccordi, il programma sul Nove condotto da Luca Sommi, commentando le dichiarazioni della Presidente Meloni sulle dimissioni del sottosegretario Delmastro. “La Meloni ha chiesto e secondo me giustamente le dimissioni di Josefa Idem, ministra di Letta, perché con il trucchetto sull’Imu aveva risparmiato 3.000€ in cinque anni scambiando una palestra per una residenza. Se chiedi le dimissioni per una pagliuzza come quella qui c’è una trave gigantesca, che cosa chiedi? Non sto dicendo che Delmastro deve andare in galera, ma deve andare a casa”. Lo ha detto il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ad Accordi&Disaccordi, il programma sul Nove condotto da Luca Sommi. L'articolo Delmastro, Travaglio sul Nove: “Meloni chiese le dimissioni di Idem per 3000 euro. Delmastro ha nascosto la società con la figlia di Caroccia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Cara bugiarda…”, la risposta di Marco Travaglio all’intervista di Giorgia Meloni da Mentana
Giorgia Meloni è una bugiarda. Non che sia una novità, ma l’altra sera, approfittando del non avere l’ultima parola prima del silenzio elettorale da Mentana, ha esagerato. Oltre alle varie balle sulla riforma della giustizia, tirato dentro anche me e Il Fatto Quotidiano nella sua indecente campagna elettorale. Ha detto “molti di quelli oggi schierati per il NO in passato sostenevano questa riforma”. Non ha spiegato come facevamo in passato a sostenere una riforma che lei ha fatto in fretta e furia l’anno scorso e che quindi prima dell’anno scorso nessuno poteva avere letto né condiviso né osteggiato. E poi “il Pd era per la separazione delle carriere”. È vero. “I Cinque Stelle e Gratteri sostenevano il sorteggio”. Vedremo se è vero. “Marco Travaglio sosteneva tutti e due, cioè sia il sorteggio sia la separazione delle cariche. Adesso sono tutti per il no”. Ora, io capisco che chi è abituato a mentire ogni volta che respira (accise, blocco navale, tagli alle tasse, legge Fornero asili nido gratis, rete Tim in Italia, ITA in Italia, governo in Europa con i socialisti, mai patto di stabilità, spese militari, Putin, sanzioni alla Russia, vittorie militari dell’Ucraina, Usa, Gaza, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Cina, Pnrr, dimissioni dei ministri degli altri, dazi zero, superbonus, chiusure per il webtax, agenzie di rating, tasse sugli extraprofitti, trivelle in mare, regioni, elezione diretta del Capo dello Stato, legge elettorale con le preferenze e così via) ci prenda gusto e non capisca più la differenza fra la verità e la menzogna. Ma finché i suoi elettori glielo permettono, meglio per lei e peggio per noi. Però Giorgia Meloni si rassegni. Noi non siamo bugiardi come lei, non sono tutti bugiardi come lei e rarissime volte in cui le è capitato di avere ragione, gliel’abbiamo data perché non siamo nemmeno in malafede e quindi non giudichiamo le persone. I politici dalle appartenenze, li giudichiamo dai fatti. Però non si deve permettere di dire che abbiamo cambiato idea sulla sua riforma, chiamiamola così, solo perché l’ha proposta lei tanto Perché è falso e poi perché noi non ci comportiamo così. I suoi e lei si comportano così. Il Fatto, da quando è nato, nel 2019, è sempre stato contrario alla separazione delle carriere.Ogni volta che ricevo articoli di collaboratori favorevoli lo precisano. In fondo, oltre ad averlo scritto in decine e decine di pezzi, abbiamo proposto e continuiamo a sostenere il sorteggio per i membri del Csm, a una condizione che valga per tutti membri togati e membri laici o meglio ancora che si aboliscano i laici, cioè gli emissari dei partiti, per fare un vero organo di autogoverno formato solo da magistrati. E a quel punto sì, li si può sorteggiare. Invece che cosa fa la riforma, lo sapete? Io non so più come spiegarlo. Sorteggio vero per i togati magistrati estratti a sorte da un bussolotto dove ci sono i nomi di tutti e 9400 gli attuali magistrati in servizio. Sorteggio truffa per i politici. Il Parlamento si fa una lista di amici dei partiti della maggioranza in gran parte o in toto vedremo dalla legge attuativa che farà la Meloni e tra quelli estrae chi? Tutti amici dei partiti in gran parte o in toto della maggioranza, possono fare anche una lista di 300 nomi, ma se sono tutti amici loro chiunque tirino su sarà un amico. Loro. Quindi questo non è il sorteggio che abbiamo proposto noi non è nemmeno quello dei cinque Stelle e nemmeno quello di Gratteri, anche perché non ne avevamo quando parlavamo letto questo finto sorteggio truffa che hanno inventato questi signori ma ancora di più la Meloni mente sul fatto che io fossi favorevole alla separazione delle carriere è sempre stato contrarissimo cominciato a scrivere contro questa idea sciagurata di Gelli, Craxi e Berlusconi nel 94 sulla voce di Montanelli quando lei era appena entrata in politica al seguito delle idee di Borsellino salvo poi passare a quelle di Berlusconi di Gelli e scambiare e barattare Borsellino con Nordio su Micromega, di Paolo Flores d’Arcais quando è nata la Bicamerale. E la separazione non delle carriere ma delle funzioni. L’ha proposta il centrosinistra insieme a Forza Italia 1997-98. Presidente D’Alema. Io ho demolito la bozza che prevedeva la separazione delle funzioni tra pm, giudici e un solo Csm, ma biforca in due sezioni per il Csm, per i pm, per i giudici. Perché? Perché io sono per rendere obbligatori i passaggi fra pm e giudici quindi è sempre stato contrario anche quando lo proponeva la sinistra insieme al centrodestra se la Meloni vuole documentarsi c’è un. Tra i vari articoli che ho scritto nella mia lunga carriera ce n’è uno intitolato la bozza Boato tradotta in italiano che può trovare sul numero cinque di Micromega del 1997 così capisce che sono sempre stato contrario alla separazione delle carriere chi era contrario come me alla separazione delle carriere Gianfranco Fini il leader del partito in cui la Meloni all’epoca militava. Che fu l’artefice della esplosione della Bicamerale perché Berlusconi ha detto di trasformare la separazione delle funzioni in separazione delle carriere e fu stoppato dal Presidente Scalfaro dalla NM da Mattarella che all’epoca era capogruppo del PP e da Gianfranco Fini, affiancato da Larussa e da Mantovano, che gli scrisse il discorso contro la separazione delle carriere. Persino Delmastro è sempre stato contrario, come tutti gli attuali separazione delle carriere, a cominciare da Nordio e da Di Pietro. Quindi io, diversamente da tutti questi voltagabbana, non ho mai cambiato idea. Se la Meloni cerca dei voltagabbana prenda uno specchio, ci si guardi dentro e poi guardi tutti quelli che la circondano. Quelli sono i voltagabbana. Sulla separazione delle carriere, non Travaglio e non il Fatto, qui non ce ne sono. Ma l’altra sera, sempre approfittando del fatto che aveva l’ultima parola prima del silenzio elettorale, la signora Meloni ha sparato un’altra menzogna e cioè che lo scandalo del suo amico e sottosegretario alla Giustizia del Delmastro, socio della figlia del prestanome del clan camorristico senese, sia uscito sul nostro giornale per una manina che dice tiriamo fuori la cosa peggiore sul governo. Negli ultimi giorni di campagna sul Referendum. Qui l’unica manina, a parte quella di Delmastro che ha firmato la società con la figlia del prestanome dei Senese, è la firma di Alberto Nerazzini, giornalista investigativo che lavora a un libro sui clan e la politica a Roma, e ha scoperto la società Delmastro-Caroccia, i prestanome dei Senese. E la fuga un mese fa di Delmastro da quella società fuori tempo massimo. Ha verificato la notizia ce l’ha proposta, noi l’abbiamo pubblicata quando l’abbiamo avuta quindi noi non teniamo dossier nei cassetti come fanno i giornalisti amici della Meloni, e soprattutto pubblichiamo le notizie vere tant’è che questa notizia non ha avuto una virgola di smentita. Ma la Meloni dice “i fatti che conosciamo ora io li conosco dalla stampa”. Dal Fatto! Quindi dovrebbe ringraziare il Fatto e Nerazzini di averli raccontati anche perché Delmastro non le aveva mica raccontato niente, non aveva nemmeno segnalato nella dichiarazione delle proprietà che i parlamentari – e tanto più i membri del Governo, tanto più se stanno alla giustizia, devono depositare alla Camera e al Senato – quella società, quella figlia del prestanome dei Senese. Quindi se la Meloni l’ha saputo è grazie a noi, e adesso spetterebbe a lei prendere decisioni. Invece lei lascia Delmastro al suo posto e ci fa la lezioncina di deontologia professionale. Forse ci dovremmo interrogare su un certo modo di fare giornalismo atteso che io l’ho appreso dalla stampa. Cioè siamo noi che dobbiamo spiegare a lei perché abbiamo pubblicato una notizia vera anziché lei spiegare a noi perché Delmastro continua a stare al ministero della Giustizia, con la Bartolozzi e con altri cinque dirigenti del ministero della Giustizia che banchettano nel ristorante di Delmastro e della figlia del prestanome dei Senesie Almeno fino a quando il prestanome dei Senese non è stato condannato in Cassazione e l’hanno portato via. Dove adesso risiede, cioè nelle carceri gestite da quei dirigenti del ministero della Giustizia che parcheggiavano nel suo ristorante. Allora presto o tardi, anche in Italia i bugiardi e i voltagabbana fanno una brutta fine. Comprereste una riforma usata da gente così? Ecco, noi abbiamo un’ottima occasione per rispondere di No al Referendum di domenica e lunedì. Andiamoci in massa a votare NO. Convinciamo più gente possibile a votare no anche per dire no a chi prende, a chi pensa di prenderci in giro con menzogne di questo livello dozzinale. Buon voto a tutti. L'articolo “Cara bugiarda…”, la risposta di Marco Travaglio all’intervista di Giorgia Meloni da Mentana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum Giustizia
Nerazzini a Travaglio e Oliva: “All’estero non capiscono perché Delmastro non si sia ancora dimesso, per i giornalisti stranieri è incredibile”
“Come siamo messi all’estero? I giornalisti stranieri non capiscono la storia di Delmastro. Per loro è incredibile. A loro basterebbe la sua dichiarazione del primo giorno, quella strepitosa e spocchiosa in cui si dice ‘simbolo dell’antimafia’, e la foto che la smentisce dopo poche ore, per le dimissioni“. Lo ha raccontato il giornalista Alberto Nerazzini, autore dello scoop su Delmastro, durante la serata conclusiva del La settimana del No organizzata dal Fatto Quotidiano. Intervistato dal direttore Marco Travaglio e dalla vicedirettrice Maddalena Oliva, il cronista ha spiegato come è nata l’inchiesta pubblicata dal Fatto e ha messo a confronto il panorama mediatico italiano, caratterizzato da scarsa collaborazione e plagi tra testate, con il giornalismo investigativo internazionale, dove simili notizie porterebbero a richieste di dimissioni immediate. L'articolo Nerazzini a Travaglio e Oliva: “All’estero non capiscono perché Delmastro non si sia ancora dimesso, per i giornalisti stranieri è incredibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Travaglio: “Questa è la riforma della casta che non vuole essere assoggettata alla legge” – Video
“Togliamoci dalla testa che questa sia una riforma di destra, perché è una riforma di casta. E infatti Meloni dice che ci sono anche ‘papaveri’ del centrosinistra che votano a favore, e peggio mi sento, è un’aggravante. È la dimostrazione che è una riforma di casta, una casta che non vuole essere soggetta alla legge in barba all’articolo 3 della Costituzione”. Lo ha detto il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, intervenendo alla serata organizzata dal Movimento 5 stelle, intitolata “La risposta è No”, al Centro dei congressi di Roma. “Al cittadino cosa converrebbe separare? Intanto la giustizia da Nordio, sarebbe un grosso vantaggio – ha continuato ironicamente Travaglio – Poi al cittadino converrebbe separare la giustizia da tutte le lobby, da quelle mafiose, della massoneria, affaristiche, corrotte, le lobby degli avvocati parlamentari, che al mattino difendono in tribunale i clienti e al pomeriggio vanno in Parlamento a sistemargli il processo per legge”. L'articolo Referendum, Travaglio: “Questa è la riforma della casta che non vuole essere assoggettata alla legge” – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Travaglio smonta le balle del “Sì” raccontate da governo, giornali e pregiudicati vari. “I padri nobili? Berlusconi e Gelli”
“Per Meloni se vince il No i magistrati mettono in libertà stupratori e pedofili in libertà. Le faccio notare che avevamo arrestato uno stupratore e pedofilo, per di più assassino, ma lo stesso governo Meloni lo ha rilasciato, permettendogli di tornare in Libia con un volo di Stato. Si chiama Almasri“. Ha aperto così il suo intervento il direttore de il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ieri sera alla fine della serata “La Costituzione è nostra” al Teatro Italia di Roma. Il direttore del Fatto ha smontato le balle del Sì, a partire dalla supposta – e poi negata – “migliore efficienza della giustizia” – fino al caso Garlasco e alla famiglia nel bosco. Alla fine del proprio intervento, Travaglio ha citato alcuni dei padri costituenti della nostra Costituzione, compreso uno dei discorsi di Benedetto Croce, e in un secondo momento i “ricostituenti” della riforma Nordio, il cui Pantheon (o “padri nobili”) è costituito da: “Licio Gelli, Bettino Craxi, Silvio Berlusconi”. I politici (da Meloni e Nordio fino a Delmastro e Donzelli), i pregiudicati, vale a dire “Dell’Utri, Cuffaro, Previti, Formigoni, Palamara, Lacerenza”, gli indagati e i giornalisti. E ha concluso: “E poi si meravigliano se c’è chi dice No”. L'articolo Referendum, Travaglio smonta le balle del “Sì” raccontate da governo, giornali e pregiudicati vari. “I padri nobili? Berlusconi e Gelli” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Settimana del No
Montanari, Orsini, Fabbri e Iacchetti ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 21 marzo. Con Travaglio e Scanzi
Nuova puntata sul Nove del talk di approfondimento “Accordi & Disaccordi”, condotto da Luca Sommi in prima serata sabato 21 marzo alle 21:30. Ospiti in studio il rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari, il direttore della rivista di geopolitica Domino Dario Fabbri, il professore di Sociologia del Terrorismo Alessandro Orsini e l’attore e conduttore Enzo Iacchetti. Al centro della discussione la guerra in Iran che si è allargata ormai a tutti i Paesi del Golfo con risvolti che toccano direttamente l’Europa per quanto riguarda soprattutto il prezzo della benzina. Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana. L'articolo Montanari, Orsini, Fabbri e Iacchetti ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 21 marzo. Con Travaglio e Scanzi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Travaglio e i 15 motivi per votare No: “Padri ricostituenti semi-analfabeti riscrivono la Costituzione. Vi piace farvi prendere per il culo?”
Al Teatro Italia di Roma, nell’ambito della maratona “La Costituzione è nostra”, organizzata per mobilitare il No al referendum sulla giustizia, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio interviene con un discorso argomentato contro la riforma costituzionale Nordio-Meloni. L’evento, che riunisce artisti, intellettuali e giornalisti, rappresenta uno degli ultimi appuntamenti pubblici prima del voto del 22 e 23 marzo sul referendum confermativo della legge che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il doppio Csm e l’Alta Corte disciplinare. Travaglio, dal palco, elenca in modo sistematico i 15 motivi per bocciare la riforma, definendola un’operazione che indebolisce l’indipendenza della magistratura a vantaggio della politica. Ecco la trascrizione integrale: “Per sempre No. Votiamo No alla riforma Nordio-Meloni, perché, dividendo le carriere dei magistrati, i pubblici ministeri diventeranno, come dice Nordio, avvocati dell’accusa, verranno educati separatamente dai giudici ad accusare e incastrare più gente possibile, trascurando gli elementi a favore dell’indagato che oggi sono obbligati a cercare, perdendo l’imparzialità e l’attenzione alla verità processuale che li accomuna ai giudici. Così saranno più giustizialisti, più autoreferenziali, avranno addirittura un Csm tutto per sé e si promuoveranno in autonomia assoluta, commetteranno più errori, indurranno anche i giudici a sbagliare di più. Infatti i migliori magistrati negli ultimi 50 anni sono stati sia pm sia giudici: Falcone, Borsellino, Livatino, Caselli, Borrelli, D’Ambrosio, Davigo, Colombo, Turone, Maddalena, Galli, Occorsio, Sansa, Almerighi, Gratteri e tanti altri. Due: votiamo No perché la riforma, come ammette lo stesso Nordio, non c’entra niente con l’efficienza e la rapidità della giustizia. In compenso, affida il lavoro che oggi svolge un Csm a ben tre organi costituzionali: Csm dei giudici, Csm dei pm e Alta corte disciplinare, moltiplicando i posti da 33 a 78 e i costi della casta da circa 50 milioni a circa 150 milioni di euro l’anno, senza risolvere nessuno dei gravi problemi che affliggono la giustizia. Tre: No perché la riforma, lo confessa Nordio, riequilibra i poteri fra politica e magistratura a favore della politica e a discapito della magistratura, per restituire alla politica il suo primato costituzionale che però nella Costituzione non esiste. Nella Costituzione all’articolo 3 c’è il primato della legge che è uguale per tutti, politici in primis. Quattro: No perché nei paesi con le carriere separate, escluso il Portogallo, i pm dipendono dal governo. Cinque: No, perché Nordio, Tajani, Bartolozzi hanno già dichiarato che, dopo aver incassato da noi cittadini ignari l’assegno in bianco del Sì, completeranno l’opera con leggi ordinarie e impediranno che un ministro sia indagato. Nordio cita il caso di Mastella nel governo Prodi 2, spiegando alla Schlein che la svolta converrà anche al centrosinistra quando tornerà al governo. Toglieranno ai pm (lo promette Tajani) la direzione della polizia giudiziaria, che così rientrerà sotto il governo, Viminale, Difesa, Ministero dell’Economia e addio indagini sul potere. E poi faranno decidere alla maggioranza parlamentare, cioè al governo, i criteri di priorità sui reati da perseguire e da tralasciare (vedi legge Cartabia, proposta di Bartolozzi), così sottoporranno le procure al governo senza neppure il fastidio di cambiare un’altra volta la Costituzione. Sei: No, perché nei due Csm e nell’Alta Corte disciplinare i membri togati verranno scelti a caso col sorteggio secco fra i magistrati in servizio, mentre quelli laici continueranno a essere nominati dai partiti tra i loro fedelissimi, estratti da una lista (non sappiamo quanto lunga, ce lo diranno dopo), approvata dalla maggioranza, cioè dal governo. Sette: No, perché l’Alta Corte, 15 membri, 9 togati e 6 laici, avrà una percentuale di membri scelti dai politici superiore rispetto a quella prevista attualmente dalla Costituzione. Nel Csm attuale sono un politico su tre, con la riforma saranno due politici su cinque: i politici passano dal 33 al 40%. Otto: No, perché l’Alta Corte disciplinare è scritta coi piedi. Del resto, basta vedere chi l’ha scritta. Resta l’articolo 107 della Costituzione, che lascia al Csm il potere esclusivo di radiare, trasferire o sospendere i magistrati per gravi infrazioni disciplinari, ma l’articolo 4 affida il potere disciplinare all’Alta Corte, che così, paradossalmente, non solo non sarà più severa, ma non potrà più infliggere ai magistrati che sbagliano nessuna delle tre sanzioni più pesanti: solo buffetti, come dice Nordio. Nove: No, perché oggi i magistrati condannati dal Csm possono ricorrere, come ogni cittadino, in Cassazione, ma la riforma lo vieta. Contro le sanzioni dell’Alta Corte i magistrati potranno ricorrere solo davanti alla stessa Alta Corte che li ha appena puniti. Gli chiederanno se per caso vuole cambiare idea: bella terzietà di giudizio. Dieci: No, perché l’Alta Corte non serve a nulla se non a intimidire i magistrati. Oggi il Csm in Italia è il più severo fra quelli dei paesi europei, paragonabili al nostro. Sanziona in media lo 0,5% dei magistrati ogni anno contro lo 0,2% della Spagna, lo 0,1% della Francia e lo 0,002% della Germania. Se Nordio lo volesse ancora più severo, gli basterebbe impugnare più assoluzioni di quelli che impugna e promuovere più azioni disciplinari di quelle che promuove. Invece attiva la metà delle azioni disciplinari di quelle che attiva il procuratore generale della Cassazione: Nordio il 33% e il pg della Cassazione il 67%. Fa un decimo delle impugnazioni che fa il pm,: su 184 sentenze del Csm, Nordio in questi tre anni ne ha appellate sei e il pg 54. Invece di blaterare di giustizia domestica, facesse il suo mestiere. Undici: No, perché non sono i magistrati che non pagano. I magistrati in Italia non hanno alcuna immunità, vengono indagati, arrestati, intercettati, perquisiti e condannati come ogni altro cittadino. Sono i politici che non pagano mai. In tre anni e mezzo con questo governo le destre, spesso unite ad Azione e Italia Viva, hanno negato 54 autorizzazioni a procedere su 59 per parlamentari indagati anche per gravissimi reati. Dodici: No, perché i casi di cronaca citati da quelli del Sì, cioè Garlasco, migranti in Albania, Sea Watch, i bambini nel bosco, sarebbero stati identici anche se fosse stata in vigore la riforma Nordio, che non tocca né le norme penali, né quelle civili, né quelle minorili, né quelle processuali, che hanno originato quelle decisioni. Tredici: No, perché gli errori giudiziari non sono le fisiologiche valutazioni differenti dei magistrati nei vari gradi di giudizio, che fra l’altro smentiscono la leggenda dell’appiattimento dei giudici sui pm per via della loro colleganza attuale. Oltre il 50% delle decisioni dei giudici contraddicono le richieste dei pubblici ministeri. Sono rari i casi di errore giudiziario, perché gli errori giudiziari sono gli scambi di persona, solo quando si prende per vera una prova falsa, quando si capisce male un’intercettazione, quando si prende per vero un testimone falso. E non si risolvono questi errori cambiando la Costituzione, ma con gli innumerevoli gradi di giudizio che abbiamo e dopo la condanna definitiva si risolvono con il processo di revisione, che è rarissimo anch’esso. Sette condanne annullate all’anno, lo 0,12% ogni milione di abitanti. In Inghilterra sono lo 0,3%, quindi il triplo, negli Stati Uniti lo 0,44%, cioè il quadruplo, e sono paesi con le carriere separate. Idem per le ingiuste detenzioni, cioè per le custodie cautelari subite da indagati che poi anni dopo vengono assolti. Ogni anno ne vengono accertate l’1,15% dei casi di arresto contro il 4% della Francia, che ha le carriere separate. Quindi la riforma non c’entra niente neppure con questo: il problema si risolve ovviamente con lo Stato che risarcisce e poi si rivale sul magistrato se ha sbagliato per dolo o colpa grave. Quattordici: No, perché il voto è unico domenica e lunedì, in blocco: basta avere un dubbio su uno solo dei punti che fin qui abbiamo toccato per bocciare la riscrittura praticamente irreversibile di ben sette articoli della Costituzione, per giunta per mano di questi padri ricostituenti semi-analfabeti. Quindici,: No alle bugie sparate dal governo e dai suoi complici per convincerci a votare Sì, trattandoci da idioti. La vera domanda a cui dobbiamo rispondere domenica e lunedì nel segreto dell’urna è molto semplice: vi piace farvi prendere per il culo? La risposta mi pare ovvia.. L'articolo Referendum, Travaglio e i 15 motivi per votare No: “Padri ricostituenti semi-analfabeti riscrivono la Costituzione. Vi piace farvi prendere per il culo?” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Marco Travaglio
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